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Bioetica

Etica della cura

Particolare concezione filosofica della morale, sviluppata in età moderna, di derivazione statunitense, in stretta relazione con la riflessione della morale femminista. Natura della morale (meta-etica) → regole che determinano i nostri giudizi di approvazione o disapprovazione.

Bioetica

Ambito di riflessione sul comportamento da tenere in merito a questioni vitali, quali nascere, curarsi, morire. Non si interroga solo sui criteri morali su cui basare le decisioni ma anche intorno all'ampiezza degli spazi di libertà da lasciare agli individui. Occorre riflettere prima sulla dimensione privata per poi ridefinire una dimensione pubblica.

Morale

Sfera discorsiva/esperienziale che rimanda a questioni riguardanti la vita e il comportamento (come si deve vivere, come si deve agire in relazione agli altri, animali o esseri umani). Il primo che si chiede come dobbiamo vivere è Socrate, nella storia della filosofia si sono avute più risposte:

  • Seguendo la virtù, la massima virtù è il bene, che corrisponde anche alla giustizia;
  • In relazione a delle norme, a delle leggi morali (i comandamenti). Si passa dal binomio virtù/bene al binomio dovere/obbligo → Cristianesimo;
  • Con la riforma protestante e l'arrivo dell'età moderna nasce una nuova visione etica. Al bene viene sostituito il giusto, il rispetto, il rispetto verso la libertà e i diritti dell'altro. Il teorico di questa moralità è Kant. Egli teorizza una moralità procedurale, priva di contenuti, fondata su massime universali, astratte. Non c'è più l'idea platonica di bene, occorre la giustizia. Le sue massime sono astratte dagli interessi individuali, sono procedure generali, universali, imparziali perché rette da criteri razionali;
  • In opposizione alla morale kantiana abbiamo l'etica della cura.

Carol Gilligan e l'etica della cura

Carol Gilligan, psicologa morale, ha scritto il libro Con voce di donna, il titolo originario era Con voce diversa (1983), voce diversa perché legata alla voce femminile, infatti nonostante la cura sia un tema umano, è rintracciabile con più forza nella voce delle donne. L'etica della cura tuttavia è per tutti, non è una questione femminile, ma “femminista”, cioè anti-patriarcale, non è l'etica delle donne ma è l'etica che combatte contro le ingiustizie del patriarcato. Questo libro è un risultato di vari studi sulla concezione della moralità delle donne in età adolescenziale, riprendendo quanto fatto da Kohlberg.

Introduzione all'etica della cura

Gilligan fissa i punti principali dei temi che tratterà:

  • Un nuovo paradigma di moralità, che mette in discussione la progressione stadiale-evolutiva fissata da tempo in diverse concezioni morali (“non potrebbe darsi che l'incapacità della donna a rientrare nei modelli esistenti della crescita umana sia indice di una carenza di una visione monca della condizione umana?”)
  • Questo nuovo paradigma morale da lei proposto si riferisce in particolare alla femminilità, a quanto sia di riferimento per i suoi studi la voce femminile. (“Mi resi conto di come nell'interpretazione dello sviluppo femminile si riproponessero sempre gli stessi problemi e incominciai a collegare tali problemi con la ripetuta esclusione della donna come soggetto specifico della ricerca su cui si fonda la teorizzazione psicologica”).

Principi dell'etica della cura

L'etica della cura è una concezione della morale che impone di essere attenti nei confronti dei bisogni particolari di chi ci è vicino, prescindendo dall'astrazione, dall'impersonalità e dall'universalità. Si tratta quindi di un'etica che non mette al centro la ragione ma un'altra serie di capacità umane (simpatia, empatia, compassione, capacità immaginativa...), che pongono quindi come punto fondamentale la disposizione dell'animo umano.

Bisogna mettere in equilibrio le capacità di prendersi cura degli altri e le posizioni personali. Non vi sono principi procedurali (massime kantiane) ma pratiche relazionali, è dunque una riflessione sentimentalista all'interno dell'etica, “i dati divergenti dell'esperienza femminile possono costituire la base di una nuova teoria, capace di fornire una visione più completa e unitaria dell'esistenza di entrambi i sessi”.

Analisi psicologica del rapporto madre/figlio

Nel primo capitolo fa una descrizione psicologica del rapporto madre/figlio a partire da Freud, il quale “costruì la sua teoria dello sviluppo psicosessuale attorno alle esperienze del maschio”, in questo modo la donna risultava un Super-io menomato. Poi passa alla Chodorow, che ipotizzò: “Dato che per entrambi i sessi la persona che si prende cura del bambino nei primi tre anni è tipicamente una donna, le dinamiche interpersonali che presiedono alla formazione dell'identità di genere sono diverse per il maschietto e la bambina (...). La mascolinità si definisce attraverso la separazione e la femminilità si definisce attraverso l'attaccamento, l'identità di genere maschile risulta minacciata dall'intimità, mentre l'identità di genere femminile è minacciata dalla separazione. Perciò i maschi tendono ad avere problemi di rapporto, e le femmine problemi di individuazione.”

Fasi di sviluppo secondo Piaget

In seguito si rifà a Piaget che parlava di tre fasi in età scolare, analizzando il gioco dei bambini:

  • Egoistica;
  • Convenzionale (dove si formano le categorie bene/male, che ci vengono dettate da qualcuno, dall'alto);
  • Autonoma (o post-convenzionale).

“I maschietti si sentono sempre più attratti dall'elaborazione formale di regole e procedure giuridiche per dirimere i conflitti, le bambine hanno un atteggiamento più pragmatico” → “il senso di legalità nelle bambine è molto meno sviluppato che nei maschietti”. Questo è il valore centrale nel mondo odierno, mentre la sensibilità, tipica delle bambine, “ha scarso valore di mercato.”

Critica di Gilligan a Kohlberg

Gilligan problematizza nel suo testo tale risultato ed indaga sul motivo per cui le ragazze non giungano alla terza fase e siano apparentemente incapaci di possedere un pensiero morale maturo. “Gli psicologi si sono lasciati bendare gli occhi dal pregiudizio. Assumendo come norma la vita del maschio, hanno preteso di ritagliare la sagoma della donna da panni maschili”.

L'autrice si chiede cosa sia la moralità matura ed indaga sulle ragazze al fine di provare a riprodurre nuove fasi:

  • Egoistica;
  • Altruistica;
  • Della cura… (sapersi prendere cura degli altri tenendo conto dei propri limiti) → per rompere con lo schema tradizionale Piaget/Kohlberg.

Gilligan critica Kohlberg anche perché lei ha una riflessione non solo morale ma anche indirizzata al come pensiamo gli esseri umani, invece in Kohlberg c'è una concezione prefissata del soggetto che non si costituisce in relazione all'altro. Kohlberg studia ottantaquattro soggetti maschi e studia il loro giudizio morale dall'infanzia all'età adulta, da questo studio emerge che le donne non possono essere prese in considerazione e “solo con l'ingresso nelle tradizionali arene dell'attività maschile la donna potrà riconoscere l'inadeguatezza della propria ottica morale e progredire versi gli stadi più avanzati”.

Contributo di McClelland e Horner

Da una fase iniziale e scolare si è passato ad analizzare quella più matura grazie anche all'apporto di McClelland e Horner, i quali riscontrano nel concetto di motivazione al successo un concetto tipicamente maschile, in quanto alla donna appartiene la “paura del successo”, per due conseguenze principali: il confronto con gli uomini ha sempre un esito negativo e il successo porta un alto prezzo emotivo da pagare.

Opera di contrappunto di Gilligan

La Gilligan compone un'opera di contrappunto e non di critica, un'opera che mette in luce voci diverse e molteplici, riguardanti l'ambito della morale, mettendo in luce soprattutto le voci femminili. Tuttavia essa si preoccupa anche di svincolare la sua nuova morale dall'ambito prettamente femminile. Nel primo capitolo l'analisi si svolge solo al femminile, sullo studio della voce delle ragazze e della loro morale.

Secondo la concezione tradizionale le donne non erano capaci di giudizio e di regole morali perché governate dai sentimenti e dalle emozioni che privavano della criticità e della capacità di giudizio, propria degli uomini che possedevano la ragione. Gilligan dunque mette in discussione la tradizionale divisione uomo/donna, non negando la loro diversità ma rivendicando la capacità di giudizio morale anche da parte delle donne.

Gilligan sostiene che i risultati di Piaget e Kohlberg siano sbagliati in virtù di uno stato naturale che ha portato le donne a rispondere in ambito morale in un certo modo per l'asservimento a cui sono da sempre state sottoposte, isolandole dalla vita pubblica e sociale, riconosce che le differenze uomo/donna esistono, tuttavia non esiste una gerarchia interna a queste differenze, non possono essere ordinate gerarchicamente. La condizione degli uomini, le loro attitudini e capacità non possono essere ritenute superiori a quelle delle donne; Gilligan quindi parla di diversi modelli di sviluppo che però non sono gerarchizzabili.

Giochi e visioni morali secondo Gilligan

I giochi della bambina differiscono da quelli del bambino, i bambini preferiscono giochi fatti di regole, le bambine invece giochi più relazionali, affettivi, in cui emerge la prerogativa sentimentale della donna a prendersi cura dell'altro, risultando così per la società inadatta alla vita sociale. Irigaray sosteneva che le donne erano considerate uno specchio della soggettività maschile e dunque come un soggetto completamente vuoto.

Il compito della Gilligan non sarà evidenziare cosa le donne non ottengono non raggiungendo il livello di autonomia raggiunto dagli uomini, ma cosa le donne ottengono nel livello da loro raggiunto, nella cura. Quindi non considera di cosa le donne vengono private, ma cosa esse danno, vede l'aspetto positivo, vede che cosa si genera in loro con questa mancanza di autonomia.

Gilligan non cerca solamente di mostrare il dato di fatto delle diverse concezioni morali ma tenta di far emergere le diverse visioni, le diverse voci riguardanti la morale. Il capitolo si conclude facendo riferimento al mito di Demetra e Persefone, in cui “il narcisismo conduce alla morte, la fertilità della terra si fonda su un qualche oscuro legame con la continuazione del rapporto madre-figlia, il ciclo stesso della vita nasce da un'alternanza tra il mondo delle donne e quello degli uomini.”

Immagini del rapporto: studio di Jake e Amy

Nel secondo capitolo Gilligan mostra i risultati degli studi effettuati a dei bambini. “I due bambini frequentavano la stessa classe, la prima media... Amy e Jake, i due bambini in questione, erano entrambi dotati di intelligenza pronta e di buona abilità dialettica, e non erano facilmente inseribili nelle più comuni categorie della stereotipizzazione sessuale, in quanto Amy voleva fare la scienziata, e Jake preferiva la letteratura alla matematica.”

L'analisi riguarda due bambini: Jake e Amy, con diverse aspirazioni, perché uno è di sesso maschile uno femminile. Il test è ideato da Kohlberg e si tratta di narrare una storia e sottoporre vari quesiti. La storia narrata è la storia di un uomo Heinz con una moglie malata che ha bisogno di un farmaco troppo costoso. Ai bambini viene chiesto se l'uomo sia legittimato a rubare il farmaco. Il bambino risponde che deve rubarlo a prescindere dall'etica così da salvare la moglie dal momento che la vita umana vale più del denaro e il farmacista senza il denaro di quel farmaco non muore a differenza della moglie del signor Aims. Il bambino sostiene che così andrebbe fatto per qualsiasi essere umano non solo per un essere in particolare; la bambina invece risponde che l'uomo non deve rubare ma trovare un modo per acquistare il farmaco (tale risposta, secondo la scala di Kohlberg, risulta confusa e per questo la bambina approda a una situazione di blocco).

Risultati dell'analisi di Gilligan

“Jake, a undici anni, è sicuro fin dall'inizio che Heinz farebbe bene a rubare la medicina. Interpretando come avrebbe fatto anche Kohlberg, il problema come un conflitto tra i due valori del rispetto della proprietà privata e del rispetto della vita umana, il ragazzo sa cogliere il fatto che, da un punto di vista logico, la vita ha un valore prioritario, e in base a questa logica giustifica la sua scelta... si basa sul presupposto della convenzione, dell'accordo consensuale della società circa i valori morali, che permette a ciascuno di sapere qual è la cosa giusta da fare e di aspettare che gli altri la riconoscano... chiunque segua la ragione debba arrivare alla medesima conclusione.”

L'analisi della Gilligan va oltre questo quesito di Kohlberg, infatti domanda alla bambina il perché non lo dovrebbe rubare; la bambina non risponde facendo riferimento all'ambito morale, sull'ingiustizia connessa all'atto del furto, ma risponde facendo riferimento al fatto che rubando il farmaco l'uomo finirebbe in prigione e, qualora la moglie si dovesse riammalare, egli non potrebbe più procurarle il farmaco. Ma ciò che più incuriosisce e stupisce è il fatto che la risposta della bambina sia basata sull'elemento relazionale tra l'uomo e il farmacista, sul fatto cioè che l'uomo dovrebbe spiegare al farmacista la situazione e a sua volta questi dovrebbe aiutare l'uomo o regalandogli il farmaco o agevolandone il pagamento.

“Alla domanda se Heinz farebbe bene a rubare il farmaco, la bambina risponde in un modo che appare evasivo e incerto... Amy non cita né il diritto di proprietà né la legge, ma, parla degli effetti che il furto potrebbe avere sui rapporti tra Heinz e la moglie... Considerando il problema non come un problema di matematica con esseri umani al posto dei numeri, bensì come narrazione di rapporti che si protrarranno nel tempo, Amy immagina che la moglie continuerà ad avere bisogno del marito e il marito continuerà a occuparsi della moglie e, cercando di tenere conto anche delle esigenze del farmacista, si sforza di trovare una soluzione che eviti di stroncare tutti questi legami... per lei il nocciolo del dilemma è la risposta negativa del farmacista.”

Insomma mentre il bambino basa la risposta sulla legittimità e l'impersonalità, la bambina fonda la sua risposta tutta su un fatto interpersonale e sulle responsabilità individuali. Mentre il bambino ha fiducia nel fatto che la vita valga più del denaro e che quindi la giustizia non condannerà l'azione sbagliata se connessa per tale scopo, la bambina ha fiducia nelle relazioni umane, per cui se si chiede aiuto l'uomo riesce a ottenere il farmaco.

Conclusioni di Gilligan

Il sistema di moralità del bambino e della bambina sono entrambi completi, ma completamente differenti, si tratta di un sistema che passa attraverso l'empatia e la relazione, l'altro attraverso la legittimità.

“Entrambi i bambini riconoscono la necessità del mutuo consenso, ma lo vedono attuabile con strumenti diversi, lui impersonalmente, mediante sistemi di logica e di leggi, lei in modo interpersonale, attraverso la comunicazione all'interno del rapporto.” Dunque nel secondo capitolo Gilligan passa a dare conto dei risultati empirici dei suoi studi, per Jake i problemi morali sono una sorta di problemi matematici, risolvibili in modo razionale con l'ausilio della logica e dell'astrazione, mentre la posizione di Amy è tutta fondata su basi relazionali ed affettive. Amy dunque non considera il problema in modo matematico né come relazione di rapporti che si protrarranno nel tempo; in entrambe le posizioni, nonostante siano totalmente diverse, emerge una base di fiducia (nella giustizia, nell'aiuto reciproco).

Gilligan cerca di delineare e dar corpo al punto di vista espresso da Amy, della sua etica della responsabilità, ossia della cura. Gilligan insomma coglie un modo diverso da parte della donna di concepire la moralità, una morale non della bontà, ma una morale fondata su relazioni interpersonali, sull'affettività, sull'altruismo puro. “Ma il mondo che Amy conosce è un mondo diverso da quello che ci viene riflesso dall'impostazione di Kohlberg. Il mondo di Amy è un mondo di rapporti e di verità psicologiche, dove la consapevolezza del legame esistente tra le persone fa nascere il riconoscimento della reciproca sensibilità, la percezione della necessità di rispondere ai bisogni dell'altro.” Gilligan afferma che non ci si prende semplicemente cura dell'altro ma si coglie l'importanza delle relazioni, c'è un prendersi cura delle relazioni stesse, dei rapporti umani, in modo che tutti possano fiorire e stare meglio senza che nessuno venga lasciato solo.

Jake vede un conflitto tra proprietà privata e il bene della vita. Amy invece vede come punto centrale del problema la questione delle relazioni, quindi della cura, che però non deve essere rivolta solo verso gli altri ma anche verso se stessi.

Gilligan poi cita un altro studio su altri due bambini in cui il bambino pone attenzione sulla gerarchia dei valori mentre la bambina si riferisce sempre alle relazioni, agli affetti.

Interrogato su un conflitto tra se stessi e gli altri Jake risponde che bisogna guardare ¼ agli altri e ¾ a se stessi, mentre Amy risponde più vagamente, dice che dipende dalla situazione. Gilligan parla in questa sezione della limitazione del proprio egocentrismo come un fattore chiave nell'approccio morale.

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Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziafabrizio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Botti Caterina.
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