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Consigli supplementari del docente

  • La civiltà della forchetta di Massimo Montanari
  • Il paese della fame, La carne impassibile, Il sugo della vita... di Piero Camporesi
  • Il vangelo secondo Matteo, film di Pasolini
  • Maurizio Marini, Michelangelo da Caravaggio pictor praestantissimus
  • Rossella Vodret, Caravaggio, Silvana Editoriale, 2010
  • M - L'enigma Caravaggio (la versione inglese è più completa)
  • La casa di Caravaggio si trova nel Vicolo del Divino amore, dietro a Piazza Firenze, a Roma
  • Scuola di San Rocco a Venezia
  • A Varallo Sesia vi sono il Sacro Monte e la parete affrescata di Maria delle Grazie: entrambe sono state affrescate da Gaudenzio Ferrari. Su YouTube c'è una lezione del professore su questi affreschi.

Rinascimento e Filippo Brunelleschi

Cosa intendiamo per arte moderna?

Secondo i programmi ministeriali, si parla di arte moderna a partire dagli anni che vanno dalla scoperta dell’America (1492) alla Rivoluzione Francese (1789). Ovviamente, questa è una scansione fittizia; la vera frattura artistica e culturale avvenne a Firenze, agli inizi del ‘400.

Giorgio Vasari fu il pittore e storiografo che scrisse Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, una raccolta di biografie che partendo da Cimabue si concludono nel 1568, con Michelangelo. Fu lui il primo a individuare la vera grande frattura tra quello che chiamava il “Medioevo” e il “Rinascimento”.

Questa rinascita, il Vasari la fa risalire innanzi tutto alle invenzioni di Filippo Brunelleschi, un uomo che era stato “donato dal cielo per dare nuova forma all’architettura, che da cent’anni si era ormai persa”.

Per il Vasari, l’architettura gotica era senza ordine né proporzioni, e si componeva di “stranissime invenzioni” come i gargoyle. Con Brunelleschi avvenne invece la “rinascita delle arti”: si tornò a guardare all’architettura romana, all’epoca più conosciuta di quella greca, in quanto più vicina alla tradizione italiana. Egli si formò a Roma per recuperare e rivisitare i canoni di proporzione italiani, abbandonando invece quelli stranieri.

Con Brunelleschi si tornò a parlare di rapporti matematici e di proporzioni (quasi assenti nelle chiese gotiche; troppo slanciate verso l’alto per essere equilibrate): la larghezza andava rapportata alla lunghezza, il modulo doveva essere la misura dell’intera costruzione, gli ornamenti andavano utilizzati solo in caso di necessità, poiché la bellezza sta nell’armonia, e non nell’eccesso.

Il recupero della cultura classica

La vera novità consisteva quindi nel recupero della cultura classica. Ciò non significa che prima non si conoscesse, ma vi erano numerose lacune culturali, tra cui la conoscenza della lingua greca. Con la caduta di Costantinopoli, invece, molti studiosi greci andarono in Italia, diffondendo la loro cultura.

Nasce infatti all’inizio del 1400 il Neoplatonismo, filosofia su cui si baserà Botticelli; esso consisteva in un connubio tra la filosofia platonica e quella cristiana, in generale concepita come liberazione dell’anima con forte accentuazione degli interessi etici e religiosi. Temi ricorrenti del neoplatonismo furono:

  • Una dottrina dell’Uno come principio assoluto, identificato con il Bene, ma al di là dell’essere e delle sue determinazioni concettuali
  • La teoria dell’emanazione del molteplice dal primo principio (l’Uno, il Bene)
  • Una visione vitalistica e organicistica della realtà
  • Una teoria della conoscenza legata alla dottrina platonica delle idee e dell’illuminazione

Questa riscoperta della classicità si fece strada insieme a molte idee nuove, tra cui la consapevolezza delle diversità tra la società del ‘400 e quella antica. La cultura latino-romana doveva essere un modello a cui ispirarsi, ma rappresentava anche una sfida, ovvero quella di superare gli antichi. Per almeno 200 anni, in Italia l’antico sarà il modello di riferimento con cui confrontarsi.

Brunelleschi e Donatello fecero insieme un viaggio a Roma per studiare le antichità romane. All’epoca non vi era ancora una cultura archeologica: il Foro Romano, ad esempio, veniva chiamato “Foro vaccino”, perché era adibito al pascolo delle vacche. Tra le poche opere conosciute all’epoca (tolte le grandi costruzioni, come gli archi e il Colosseo) vi erano numerosi sarcofagi. Loro due furono i primi a diffondere una coscienza archeologica, con un grande interesse per la struttura delle architetture per riproporre ad esempio le chiese a pianta centrale.

Confronto fra architettura gotica e rinascimentale

Nel 1386 a Milano venne edificato il duomo; chiaramente si ragionava ancora in termini gotici. Confrontandolo con la Cappella dei Pazzi di Brunelleschi, si possono infatti notare delle sostanziali differenze: il recupero e la rielaborazione dell’antico (Brunelleschi inventò le doppie lesene e recuperò l’arco a tutto sesto romano – e non a sesto acuto, che invece era greco), i rapporti proporzionali, la geometria della composizione...

Leonardo Da Vinci e la nuova concezione dell'uomo

Con il Medioevo si era perso l’interesse per la rappresentazione della realtà; basti pensare al fondo dorato delle tavole religiose. Con il Rinascimento cambiò anche il modo di concepire l’uomo: se nel ‘400 era considerato soltanto come semplice emanazione di Dio, nel ‘500 l’uomo diventa misura di tutte le cose (Umanesimo): le chiese iniziano ad avere come modulo le parti del corpo umano.

Si ricomincia a raffigurare anche il mondo così com’è, passando dal fondo oro alla rappresentazione naturalistica della natura, sia nei paesaggi che nei ritratti (che nascono infatti in questo periodo, proprio perché prima l’uomo era considerato “poco importante”).

In questo clima di rinnovamento, non c’è da stupirsi se venne ristudiata anche la prospettiva, un’illusione che ci consente di percepire la tridimensionalità su una superficie bidimensionale. All’epoca, essa era considerata come il modo per rappresentare la realtà; tuttavia, questa consisteva piuttosto nella creazione di una seconda realtà. Percorrendo una strada, infatti, essa non si chiude attorno ad un punto di fuga. Alcuni artisti come Giotto elaborarono una prospettiva empirica, che Brunelleschi studiò con grande interesse.

In questo clima di grande interesse per l’uomo, si spiega anche l’attenzione per l’archeologia (che per ora è soltanto uno studio dell’antico, e non una disciplina vera e propria): l’uomo è importante per quello che fa. Questo modello verrà poi messo in crisi dalle grandi scoperte scientifiche, che dimostrarono con le loro invenzioni che l’universo non è in funzione dell’uomo. Se la Terra non è al centro (rivoluzione copernicana), allora forse neanche l’uomo lo è. Si creerà quindi una società nuova, basata su delle nuove convinzioni.

La frattura con la riscoperta del mondo classico

Abbiamo visto quindi che la grande frattura avvenne con la riscoperta del mondo classico e dei canoni proporzionali: basta studiare Fidia, Policleto o i canoni architettonici del Partenone per rendersene conto. Il tentativo è quindi quello di riappropriarsi della propria cultura classica, precedentemente contaminata dall’arrivo dei goti (popolazione di origine nordeuropea che era subentrata dopo la caduta dell’Impero Romano).

Il concorso per le porte del battistero di Firenze

Brunelleschi nel 1401 partecipò a un concorso per le porte del battistero di Firenze: la formella da realizzare aveva come tema il sacrificio di Isacco. Insieme a lui partecipava anche Lorenzo Ghiberti, che vinse. Possiamo quindi analizzare i motivi per cui la commissione ha deciso di assegnare la vittoria a lui e non a Brunelleschi.

Innanzi tutto, quella di Ghiberti è una struttura molto semplice: la composizione si legge da sinistra a destra, i suoi panneggi sono molto morbidi, le muscolature sono di ispirazione antica, i gesti fluidi... Quella di Brunelleschi, invece, è una struttura più faticosa da leggere in quanto sperimentale: egli cercò infatti di applicare una sorta di prospettiva con il punto di fuga al centro. La scena è molto più drammatica, e vi è per la prima volta uno schema piramidale; questo comportò una lettura meno lineare. Brunelleschi fa inoltre una citazione dello Spinario nella figura in basso a sinistra, sottolineando la sua conoscenza del mondo antico. Forse anche questo è stato motivo di svalutazione, poiché quella figura non ha niente a che fare con la narrazione di Isacco. La commissione, non abituata a questo modus operandi, decise probabilmente di premiare Ghiberti e punì l’eccessiva sperimentazione di Brunelleschi.

Cupola di Santa Maria del Fiore

Nella seconda metà del ‘300, Firenze aveva attraversato una terribile crisi, anche a causa dell’epidemia di peste che uccise circa 700.000 persone. Questo distrusse l’economia e mise in ginocchio diverse generazioni di artisti. In seguito a questa disgrazia, vi fu un nuovo fervore economico che portò al concorso per creare una cupola per la chiesa di Santa Maria del Fiore. L’architetto del duomo era stato Arnolfo di Cambio, grande artista che però non fece in tempo a studiare una soluzione per la grande cupola.

Brunelleschi partecipò al concorso, e risultò in parità assieme a Ghiberti. Tuttavia, Brunelleschi si impose e riuscì a portare avanti il progetto da solo. Per il progetto era costretto ad ideare una cupola a base ottagonale invece che rotonda – una tipologia di cui invece esistono diversi esempi classici come il Pantheon. Egli riprese i costoloni gotici impiegandoli per creare una sorta di “gabbia di contenimento” per la cupola, che appare quasi tonda nonostante la base ottagonale. Questa forma rigonfia, che sembra essere bloccata dalla lanterna posta sulla sua sommità, è ben distante dalle linee gotiche, poiché non vi è alcuno slancio verso l’alto. Per reggere l’enorme peso era stata costruita una doppia cupola: quella interna era portante, e quella esterna si “appoggiava” su di essa grazie a dei tiranti e ad un sistema di incastro dei mattoni disposti a spina di pesce. Buona parte della realizzazione avvenne tra il 1420 e il 1436, ma Brunelleschi morì prima di vedere il suo lavoro ultimato.

La cupola venne immediatamente percepita come il simbolo della rinascita di Firenze. Leon Battista Alberti disse che era una cupola “tanto ampia da coprire con la sua ombra tutti i popoli toscani”; la capitale sovrastava – metaforicamente e politicamente – tutti i popoli circostanti. Da questo fenomeno possiamo studiare le mire espansionistiche della signoria medicea, che mantenne la sua egemonia politica per circa 300 anni.

Nel 1400 molte grandi città vennero assoggettate a una sola famiglia oltre a Firenze. La famiglia De Medici si estinguerà con Gian Gastonio, dopo tre secoli di dominio politico, culturale e militare.

Lo Spedale degli Innocenti

Lo Spedale degli Innocenti si occupava di accudire i bambini che venivano “esposti” nei conventi, ovvero abbandonati in una culla esterna all’edificio che veniva fatta ruotare, in modo che il bambino si ritrovasse all’interno senza mostrare il volto di chi lo stava abbandonando. Con esso, Brunelleschi recuperò l’arco a tutto sesto. In questo modo viene completamente abolito lo slancio verticale, tipico del capolavoro del Duomo di Colonia: Brunelleschi reinventa il classico e crea una struttura lineare e rigorosa, dall’andamento fortemente orizzontale.

La costruzione si basa sui multipli del numero 3, ovvero quello della Santa Trinità: i bambini privi di una famiglia sono protetti da una simbologia divina, come se Dio li prendesse in custodia attraverso i simboli. Ogni arcata può essere divisa in un quadrato sul quale viene posto un semicerchio, e in generale l’intero edificio si struttura completamente sulle forme del quadrato, del cerchio e del triangolo. Lo Spedale è realizzato in pietra serena, una pietra grigiastra di origine toscana: essa viene impiegata per sottolineare tutte le parti portanti dell’edificio, come la cornice e gli archi. In questo modo, Brunelleschi evita delle decorazioni eccessivamente sfarzose evidenziando solo le zone fondamentali, con l’unica eccezione dei tondi di terracotta invetriata di Della Robbia (che tuttavia rimandano comunque a una delle tre forme geometriche principali, ovvero il cerchio). Per Brunelleschi, l’architettura è geometria, e non fantasia: completamente diversa da quella che sarà invece la cultura barocca.

Sagrestia Vecchia di San Lorenzo

San Lorenzo a Firenze è la chiesa medicea per eccellenza. La pianta della Sagrestia Vecchia ci mostra nuovamente i volumi principali impiegati da Brunelleschi. Essa ha una “cupola a ombrello”, cioè fatta a spicchi. Brunelleschi si arrabbiò molto con Donatello che inserì due grandi tondi all’interno della Sagrestia, poiché li riteneva superflui.

Chiesa di San Lorenzo

Nella chiesa vera e propria, invece, Brunelleschi lavora invece sulla prospettiva: per sottolineare il punto di fuga, sul pavimento inserisce una lunga linea longitudinale che segue in parallelo le arcate.

Cappella de Pazzi

Nel cortile della basilica di Santa Croce si trova la Cappella de Pazzi. Essa costituisce un’eccezione, poiché sia la pianta che la facciata sono rettangolari e non quadrate. Al suo interno vi è nuovamente una cupola a ombrello, dove si nota la solita insistenza sull’elemento circolare.

Tutti i grandi architetti del Rinascimento si basarono sulle invenzioni di Brunelleschi: Palazzo Spada di Borromini, San Satiro di Bramante, Santa Maria Novella di Leon Battista Alberti...

Donatello

Donato di Niccolò di Betto Bardi, comunemente noto come Donatello, è stato un artista profondamente emotivo e drammatico, atteggiamento che contrastava nettamente con quello di Brunelleschi. Nel suo viaggio a Roma insieme al maestro studiò le armonie, le torsioni e il movimento nell’arte romana, a differenza di Brunelleschi che si concentrò sulle architetture.

San Giorgio

Si può dire che sulla parete esterna della chiesa di Orsanmichele nasca effettivamente la scultura rinascimentale. Insieme al San Giorgio di Donatello, vi sono i Quattro Santi Coronati di Nanni Di Banco: la disposizione dei personaggi all’interno della nicchia segue delle precise logiche prospettiche, che tengono anche conto della luce (le figure più esterne sono più illuminate, e dunque più “pesanti” visivamente).

Le quattro statue si ispirano alla statuaria classica, soprattutto a quella romana: sia gli abiti che gli sguardi sono tipici delle sculture dei grandi condottieri, ma vengono qui impiegati per delineare i tratti di alcuni santi. Analogamente, il San Giorgio di Donatello diventa addirittura una statua loricata, con tanto di postura fiera, scudo e mantello. Il leggero disassamento delle spalle rispetto al bacino riprende il chiasmo di Policleto, citando nuovamente un autore classico. Lo studio dei classici fa inoltre sì che vengano riprese le proporzioni fondamentali del corpo umano, che nella cultura greca di basavano sulla proporzione della testa come di 1/8 del corpo. Nanni Di Banco fu il principale rivale di Donatello, ma purtroppo morì troppo giovane per poter sviluppare una sua poetica.

Nella predella del San Giorgio, sullo sfondo, vi è uno stiacciato (ovvero “schiacciato” in fiorentino; indica un bassorilievo poco aggettante) che crea dunque un effetto più pittorico. Ai lati, due architetture in prospettiva delimitano lo spazio entro il quale si sviluppa la scena.

Profeta Abacuc

La scultura del profeta Abacuc doveva ornare il campanile di Giotto di Santa Maria del Fiore. Nella sua vecchiaia, tuttavia, la statua diventa paradossalmente anticlassica: l’idea di una bellezza atemporale viene qui drasticamente smentita. Il profeta è inoltre calvo, altro elemento “tabù” della poetica antica. Non è la prima volta che Donatello indugia sulla malinconia della vecchiaia, sulla sofferenza. Ci pone di fronte all’idea della morte imminente.

Bassorilievo per il fonte battesimale di Siena

Bassorilievo poco aggettante che si basa su più livelli, da leggere in prospettiva. Quest’ultima viene sottolineata da dei mattoni aggettanti sulla rappresentazione nella fascia più alta, nonché dalle linee del pavimento. Viene raffigurata la consegna della testa di San Giovanni Battista a Erode, che causa naturalmente spavento e disgusto tra i commensali.

David

Il David di Donatello, pur essendo passato alla storia come tale, è in realtà un Mercurio. Non è la testa di Golia quella che ha ai suoi piedi, bensì quella di Argo. La storia di Mercurio e Argo è molto simile a quella di David e Golia, ma quello che ci fa capire che questo è un Mercurio è il cappello che indossa. Tuttavia, la statua è ormai passata alla storia come “il David di Donatello”.

A contribuire l’equivoco vi è il fatto che né il copricapo né le calzature hanno le ali. Donatello recupera anche la tecnica degli antichi, ovvero il bronzo, materiale che era andato in disuso da diversi anni; ristudia le tecniche di lavorazione che erano andate perse, aprendo la strada a numerosi artisti. Allo stesso tempo, si discosta dalla poetica antica, inserendo dei capelli lunghi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Torino - Accademia Albertina o del prof Cottino Alberto.
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