Appunti di archeologia e storia dell'arte classica
Lezione 1 - 2 ottobre 2018
Lo scritto non è obbligatorio, non è richiesta conoscenza dei manuali ma solo dei capitoli che integrano le informazioni date in classe. Bisogna però portare Il linguaggio figurativo dell'arte romana o Arte romana. Dall'età arcaica fino all'età imperiale romana serve per comprendere la committenza opere d’arte e per avere un immaginario reale e fisico di quelli che erano i palazzi descritti nei testi degli autori antichi.
Le tranquille dimore degli dei
Con il termine palazzi regali generalmente si pensa a un determinato periodo storico. La residenza regale come la immaginiamo noi nasce nel mondo antico a partire dal IV secolo a.C. Il palazzo reale nasce con l’avvento della dinastia macedone di Filippo il Grande e poi di Alessandro Magno. In questo momento storico vengono a formarsi nel mondo mediterraneo quei grandi imperi che comandano vasti territori e popolazioni di origine e cultura diversa. Questo comporta che la sede del sovrano debba espletare tutte le funzioni che questo nuovo grande impero richiede. Deve quindi dotarsi di ambienti di rappresentanza, di stanze per accogliere ambasciatori e avere un aspetto architettonico che sia in grado di colpire lo spettatore e manifestare la potenza del sovrano. Esempio: palazzo di Vergina, palazzo macedone.
Accanto al palazzo, un altro elemento regale sono le tombe dei sovrani che hanno funzione di mostrare potere del sovrano e che di solito si trovano vicino alle dimore. Anche la tomba deve manifestare la potenza del committente. Costituiscono un elemento caratterizzante della cultura greca.
Lo schema del palazzo: Vergina
Non esiste un’unica tipologia di palazzo, le soluzioni sono diversificate. Questo per il fatto che una volta che l’impero di Alessandro Magno si disgrega, i generali prendono il potere e l'impero viene diviso in regni minori, ciascuno dei quali avrà un sovrano che sentirà l'esigenza di avere un proprio palazzo con caratteristiche particolari. Su questi palazzi incidono le condizioni economiche del sovrano, le condizioni geografiche e climatiche (spazio in cui è costruito). Uno degli schemi più adottati è lo schema a peristilio, come per il palazzo di Vergina. Il peristilio è un cortile colonnato, cuore del palazzo macedone. Si dispongono una vicina all’altra tutta una serie di stanze, più o meno delle stesse dimensioni e della stessa pianta, che svolgono tutte le funzioni richieste al palazzo: quella di residenza del sovrano e di luogo di ricevimento degli ospiti. Il peristilio viene recepito da una tipologia delle case private. La differenza con queste ultime è la dimensione che nelle case è modesta, nei palazzi è gigantesca, sia per mettere in collegamento più stanze, ma soprattutto per destare lo stupore dei visitatori. Nel caso del palazzo di Vergina i cortili colonnati (=peristili) sono ben due, il secondo è destinato a mettere in relazione tra di loro gli ambienti più intimi, dove il sovrano conduceva la vita privata lontano da affari di Stato. È quindi un palazzo di rappresentanza. Il pianoro su cui costruire il palazzo è ampio, quindi non ha avuto problemi nel costruire palazzo esteso.
Lo schema del palazzo: Pergamo
Altri palazzi regali sono invece condizionati dalla situazione geomorfologica e hanno quindi dimensioni e proporzioni più ridotte: è il caso della città di Pergamo, città della Turchia, in Asia Minore. Si trova poco lontano dalla costa e da lì si vede isola di Lesmo. È su una collina con pendii scoscesi e questa caratteristica ha fatto sì che a partire dal III secolo a.C. divenisse sede degli Attali. Le condizioni del terreno impediscono la costruzione di grandi palazzi, quindi le dimore sono di dimensioni ridotte ma non sono meno importanti. L'aspetto interessante è che la zona del palazzo imperiale si sviluppa nel punto più alto della collina, la città invece si svilupperà alle pendici; si ha così una cesura tra abitazione dei sovrani e cittadini. Si ha una soluzione in cui il palazzo reale è separato dalla città capitale del regno, è addirittura chiuso da mura.
Lo schema del palazzo: Alessandria d'Egitto
Altro caso di palazzo reale è quello di Alessandria d’Egitto, fondata da Alessandro. Le fonti letterarie greche ci raccontano di questo palazzo che è stato costruito all'interno della città, quindi in una situazione diversa da Pergamo, e che di questo palazzo facevano parte strutture porticate, giardini, templi che costituivano il palazzo stesso. È il palazzo in cui opera Cleopatra ad esempio. Dicono che chi entrava qui rimaneva stupito dal alabastro, tessuti con ricami in oro, era tutta una esibizione di lusso della dinastia tolemaica che ha preso il potere post Alessandro.
Un elemento molto importante dei palazzi è che sono composti da tanti elementi giustapposti, funzionali all'espletamento di molteplici attività. Nel palazzo, oltre a appartamenti e sale ricevimento, si trovano:
- Edifici di culto: costruire un edificio di culto vicino ad una residenza condizionava la mentalità dei sudditi perché la casa della divinità stava accanto a quella del sovrano e spesso il tempio era dedicato a una divinità cara al sovrano.
- Tombe
- Arsenali militari: importanti per difendere il palazzo
- Tutto ciò che serve a pratiche ricreative: attività ginniche, attività legate alla cultura, teatro e musica
- Luoghi della cultura: biblioteche; i sovrani ellenistici capiscono per la prima volta l'importanza di creare centri di cultura che permettono di formare personale in grado di governare territori così estesi.
- Giardini estesissimi per esercitare l'arte della caccia: erano considerati la materializzazione in terra del Paradiso, un luogo di delizie, di piante, fiori e animali in cui il re poteva esercitare la sua supremazia.
Leggendo fonti greche si vede che questi complessi venivano chiamati dagli antichi con il termine basilea, luogo del re (basileus = re). È un termine molto generico. In latino si usa il termine regia solo per la dinastia dei Tarquini, con la Repubblica non ci sarà più la casa per sovrano, mentre dopo Augusto fino ai Severi si avranno palazzi per ospitare l'imperatore. Nelle fonti più antiche come l'Iliade e l'Odissea, i palazzi vengono identificati come megaron, quindi grande stanza. Il sostantivo oikos, oikema si ritrova spesso e significa stanza: fa riferimento alle stanze private delle abitazioni, ambienti dove viveva il re con la sua famiglia. I palazzi hanno una duplice funzione, pubblica e privata, e i termini lo ricalcano. Con il termine andron ci si riferisce alla zona di rappresentanza dove avvenivano i banchetti che il re offriva ai suoi ospiti. Nel mondo greco il banchetto rappresenta un altro strumento di autoaffermazione del potere reale. Essere ammessi al banchetto significa infatti partecipare al gruppo elitario, è un'occasione per far politica. Con il termine basilea si indica il quartiere occupato dal re in una città, peristilio e andron indicano ambienti di rappresentanza, oikos le stanze private.
Prime residenze del potere nel mondo greco
In età geometrica o proto arcaica c’erano delle strutture molto semplici che non si differenziavano dal punto di vista della planimetria da altre case. Lo schema era molto semplice: un’stanza a pianta rettangolare, al centro era collocato il focolare e 4 colonne avevano la funzione di sorreggere il tetto. La stanza era preceduta da un modesto portico con due colonne che sorreggevano la tettoia per proteggere l'ingresso dalle intemperie.
Questo tipo di reggia è ben diversa dai palazzi dei re di Creta: la loro pianta era costituita da tanti vani, creavano una struttura architettonica molto estesa per superficie ed erano più antichi dei modelli di palazzi della Grecia continentale. Questo uso di superfici ridotte per il Medioevo ellenico è perché i palazzi riflettono le dimensioni dei regni posseduti dal sovrano. Creta era un centro molto importante anche per i commerci, quindi doveva esserci una corrispondenza di questo anche nel palazzo. Anche le dimensioni regie riflettono dimensione del territorio di pertinenza.
Nei territori conquistati dai greci lungo le coste della Turchia troviamo a Smirne, con caratteristiche simili a quelle della Grecia continentale. Si è visto che le case costruite dopo la fondazione della città sono abbastanza semplici e modeste. Lo stesso varrà anche per le residenze dei Tiranni.
Per quanto riguarda l'interno di questi palazzi, le fonti che ci consentono di capire la decorazione degli interni sono ad esempio l'Odissea o la pittura vascolare greca. Una delle conquiste del mondo greco e una delle arti considerata importantissima era la pittura su vasi. Nelle scene possiamo cogliere gli echi della vita che si svolgeva nelle abitazioni greche e nelle grandi case aristocratiche.
Una coppa, contenitore per bere utilizzato nel simposio, ci mostra una scena emblematica per capire vita. Si data nel VI secolo a.C., 575-555 a.C. Su questa coppa si riconosce una scena di simposio in cui l'azione principale era il bere e il mangiare. Si nota che si mangiava sdraiati su letti con caratteristiche particolari e ben lavorati, i clinia. Nelle vicinanze dei letti ci sono dei tavolini su cui sono riposti i cibi che verranno consumati, come pane e dolci. Appesi alle pareti si trovano strumenti musicali. Prima di iniziare il banchetto si faceva una libagione agli dei. Era un aspetto sacro fondamentale. Il momento successivo era il deipnon in cui si mangiava, poi si passava al vero e proprio simposio, ovvero si beveva. Venivano portati nella sala i grandi contenitori in cui era riposto il bere. Veniva eletto poi il simposiarca, ovvero colui che doveva gestire le varie fasi del banchetto. A conclusione del banchetto si dava libero sfogo alle gioie della vita: musica o azioni erotiche.
In questo banchetto rappresentato sulla coppa manca la presenza femminile, questo perché certe categorie di donne, le spose e le figlie di chi partecipa, non erano ammesse. Partecipano solo le suonatrici di strumenti musicali, le prostitute.
Nell’ottavo libro dell’Odissea troviamo una descrizione del banchetto che si tiene alla reggia di Alcinoo, re dei Feaci, e ci viene detto come si svolgeva e chi c’era. Il banchetto quindi era un momento conviviale e anche di cultura per certi versi. In un altro componimento del IV secolo notiamo degli elementi in più: al banchetto possono partecipare solo i filoi, gli amici. La partecipazione al banchetto è una connotazione di appartenenza a classi alte. I letti erano disposti sui lati lunghi, funzionale a far sì che si rinsaldasse tra di loro anche a livello ottico l’appartenenza ad un unico gruppo sociale.
Nei palazzi sarà molto importante lo spazio per il banchetto. In alcuni palazzi erano presenti anche 100 letti. Quella di mangiare sui letti non è una abitudine greca ma la derivano dal mondo assi-europeo. Esempio: rilievo di Ninive dove il re Assurbanipal viene allietato da una compagnia di musici. È il mondo orientale che viene assorbito dal mondo greco nel VII VI secolo.
Ma i greci consumavano i pasti sdraiati? Leggendo l'Odissea si nota che mangiavano su sgabelli, scranni, o su sedie un po’ reclinate. Le stanze non prevedono la presenza di letti in quanto le colonne interrompevano il contatto ottico. Al centro della stanza era presente il focolare e lì venivano preparati i cibi, mentre nei secoli successivi il cibo verrà preparato in un’altra sede.
Nell’Italia meridionale, in Basilicata, ritroviamo due residenze di VI secolo a.C. che hanno restituito informazioni.
Lezione 2 – 4 ottobre 2018
L'italia meridionale
In Italia meridionale sono stati scoperti due complessi palaziali databili tra VII e VI secolo a.C. che hanno permesso di capire come erano strutturati i palazzi dell’epoca. Il palazzo apparteneva al re di popolazioni nomadi. Il Mediterraneo antico, la Grecia e l’Italia meridionale vivono tratti comuni, quindi è possibile fare paragoni.
Il sito di Torre di Satriano, nella parte interna della Basilicata, vicino a Potenza, si trova in una posizione strategica per le comunicazioni e i commerci del periodo in quanto è vicina ai maggiori fiumi che attraversano il territorio sia verso il mar Tirreno che verso lo Ionio. Dal punto di vista culturale a sud confinava con la Calabria e i territori che cominciano a conoscere la colonizzazione greca, a est con la Puglia settentrionale. C’è una collinetta che domina le valli. Su questa collina dal VIII secolo a.C. sono state trovate tracce di insediamento umano.
La struttura absidata è un vero e proprio luogo di amministrazione del potere. Questo edificio o residenza ad abside che ha sul lato breve l’ingresso principale, viene costruita a fine VIII secolo ma subisce una ristrutturazione nel 500 a.C. e riprende la pianta dell’edificio dell’VII secolo. Si trattava di dimora di una persona di alto rango all’interno di una comunità indigena. L’edificio aveva diverse funzioni: residenziale, domestica e sede di attività politiche amministrative e religiose. In queste comunità antiche chi deteneva potere politico aveva anche quello religioso.
Sono stati rinvenuti frammenti ceramici che servivano per la tavola: da un lato ci sono vasi prodotti in loco, dall’altro importazioni da colonie greche o direttamente dal mondo greco. Ciò dimostra il fatto che il proprietario fosse un facoltoso. Le coppe servivano per il consumo del vino e rimandano al simposio. È la dimostrazione che l’aristocrazia lucana assimilasse lo stile di vita greco.
Occupava un’area di circa 200mq, la pianta ricorda un ferro di cavallo e si apre a settentrione su un cortile antistante, mentre internamente è diviso in tre settori tramite delle pareti lignee, dei tramezzi che non hanno funzione portante ma servono come divisori; sono molto importanti perché permettono di capire che le zone avevano funzioni diverse, erano destinate a diverse attività.
Il primo ambiente occupava superficie di 74 mq e risultava accessibile da un ingresso che dava sul cortile antistante, quello principale. Lungo il lato meridionale esisteva un ingresso secondario. È un ambiente destinato a più attività: oltre a essere spazio di transizione tra esterno e interno, alcuni reperti gettano luce sulle attività. Nella parte più settentrionale sono stati trovati crani di bovini e corna di cervo con a fianco un’ascia in bronzo. Questo ci dice che qui si procedeva alla macellazione della carne consumata in occasione dei banchetti. Accanto alla zona in cui sono stati trovati questi resti si sono trovati fornelli in terracotta (tipo quelli da campeggio) che servivano non per cuocere cibi, ma per riscaldare i cibi che venivano cotti altrove. Sempre all’interno di questo ambiente sono stati trovati molti elementi pertinenti ad attività domestiche diverse: strumenti usati nella filatura e tessitura. Quindi in questo grande ambiente le attività erano diversificate.
L’ambiente 4, quello intermedio, ruotava intorno al focolare centrale dove sono stati trovati resti di fornelli, quindi qui si cucinava.
Il secondo ambiente aveva superficie di 46mq ed era la sede del focolare che serviva per illuminare e riscaldare.
Superato questo ambiente si entrava nell’ultima componente dell’edificio, la terza, di 41 mq, che era caratterizzato dalla parete dell’unità all’abside. All’interno c’è una buca con un palo verticale che aveva funzione di reggere parte del tetto che stava sopra abside. Le pareti erano fatte in terra pressata o mattoni crudi, era una fase in cui i muri non sono magniloquenti.
Se i resti della struttura permettono di ricostruire lo spazio dell’edificio, è grazie al rinvenimento di reperti archeologici e manufatti che è stato possibile capire la funzione degli ambienti. Più in alto, a sudest, si apriva la stanza absidata caratterizzata dal rinvenimento di un gran numero di vasi in ceramica, divisibili in due grandi gruppi:
- Vasi prodotti in loco, caratterizzati da disegni geometrici dipinti sopra
- Frammenti riferibili a coppe prodotte negli atelier delle botteghe del mondo greco.
Questo luogo più lontano si connotava come luogo importante dove si conservava il vasellame e si disponevano le derrate alimentari. Il proprietario era quindi di alto rango perché poteva permettersi ceramiche da lontano e aveva grosse riserve di cibo.
Nel portico sono stati portati in luce una grande quantità di scorie di ferro. In questa parte esterna il metallo veniva lavorato per ottenere gli strumenti destinati alle varie funzioni che si svolgevano nella casa e destinati a produrre vasellame e armi. Il rinvenimento della macina per grano segnala che venissero trattate e lavorate le materie prime. Sempre fuori, quasi vicino a ingresso sono stati trovati resti di un fornello, usato o per cuocere alimenti o come concia delle pelli o per attività che non potevano essere fatte in casa.
L’organizzazione spaziale dà l’idea delle funzioni e delle attività. Ogni zona era frequentata da persone di rango differente, nell’ambiente circolare c’era il personale addetto alla preparazione cibi. Alla filatura e alla tessitura stavano moglie e figlie del proprietario; filare non era considerata una attività secondaria, di fatti Penelope tesse la tela.
Gli ingressi non sono casuali: quello a nord permette di accedere al vano di 74mq a cui si può continuare. I palazzi, oltre alle funzioni abitative, avevano un ruolo di rappresentanza politica e sociale, testimoniando il potere e la ricchezza del proprietario.
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