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ANTROPOLOGIA CULTURALE E DELLO SVILUPPO

Prof. Ivan Bargna

Etnocentrismo → porre al centro i nostri costumi.

Cercare di indebolire il nostro etnocentrismo, possiamo cambiare.

L’etnocentrismo resta ma muta → i nostri punti di vista possono ampliarsi a contatto con le diversità

culturali.

E. B. Taylor → la cultura in senso antropologico:

«È quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la

morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine che l’uomo

acquisisce come membro di una società».

Primitive culture, 1871.

Il termine cultura si applica in senso antropologico anche agli analfabeti che sono portatori di cultura → vi

sono delle culture orali.

La cultura non è semplicemente il prodotto di grandi pensatori, ma è un prodotto collettivo e anonimo.

La lingua è fatta dalle persone che la parlano.

- Costruzione collettiva e non individuale.

La cultura non è necessariamente razionale e tuttavia sono alla base dei modi di vita collettiva.

Quello che definisce la cultura sono elementi di acquisizione → è una costruzione e un’invenzione umana.

La cultura non è iscritta nei geni, è qualcosa che si apprende vivendo.

Il concetto di cultura oggi è:

«Un complesso di idee, di simboli, di azioni e di disposizioni storicamente

tramandati, acquisiti, selezionati e largamente condivisi da un certo numero di

individui, mediante i quali questi ultimi si accostano al mondo in senso pratico ed

intellettuale».

Ugo Fabietti.

Anche il corpo per avendo una dimensione naturale è una natura rimodellata.

Non basta il corpo che ci portiamo dalla nascita, ma occorre che sia un corpo bello.

Dobbiamo distinguere tra culture dominanti e subalterne, tra culture di genere diverse all’interno della

società.

I comportamenti umani di cui la specie umana è dotata non sono sufficienti → quindi è necessaria la cultura.

Tutte le culture sono “uguali fra loro”.

Acquisizione delle tecniche del corpo → imparare a camminare e a camminare in molteplici modalità che si

differenziano in base alla cultura.

La scarpa è uno strumento che differenzia il nostro modo di camminare → dovuto alle molteplici tipologie

di scarpe.

Oggetti che incorporano una certa visione → esempio, il tacco alto che non è un semplice mezzo di

locomozione più o meno utile ma che dona alla donna una certa visione soprattutto da parte del genere

maschile.

Ciò determina ciò che siamo → non esiste una società priva di cultura.

Ogni società è una determinazione universale della specie → le culture hanno sempre un carattere

arbitrario.

Questo comporta il fatto che i nostri giudizi, i nostri modi di vedere siano sempre etnocentrici. 1

Possiamo indebolire il nostro etnocentrismo ma non possiamo mai disfarcene.

Esempio: un conto è mangiare cinese fin dall’infanzia e un conto è da adulto mangiare cinese quando siamo

cresciuti con la pasta.

Anche se mangiamo lo stesso cibo, siamo comunque distanti perché le nostre esperienze sono diverse.

Ciascuna cultura mette in atto delle strategie per naturalizzare quel carattere arbitrario e convenzionale.

Anche il potere politico è una forma culturale → una strategia del potere politico è quella di legittimare su

qualcosa di irrevocabile, che non può essere messo in dubbio su base culturale.

Il senso della nostra identità culturale → quello che noi siamo → nasce in rapporto sempre a qualcos’altro

→ i nostri genitori/ avi.

Posso avere senso di me stesso per assimilazione → faccio esattamente uguale.

Tra la differenza e l’assimilazione vi sono mille sfumature.

Il riportarsi agli antenati è importante. La cultura implica un’eredità culturale. Il rapporto con gli antenati è

un carattere costitutivo della cultura.

Gli antenati sono “scelti” → scelta collettiva, culturale.

Esempio, il senso di italianità sono costruiti sulla base del Rinascimento e della civiltà romana.

Quello che noi siamo, dipende dalla distanza che poniamo con i nostri antenati che in parte ereditiamo e in

parte scegliamo e dal nostro rapporto con gli altri.

Noi siamo quello che non siamo perché non siamo quello là!

Non è che noi siamo fissi, questo NOI si muove continuamente o nel senso della differenza o

dell’assimilazione.

Esempio: tatuaggi → a tatuarsi prima erano solo gli aborigeni, i galeotti ed i marinai che rappresentavano il

qualcos’altro. Oggi, il tatuaggio è una moda → è uno dei segni con cui costruiamo il senso della nostra

corporeità.

RICERCA → ARTE AFRICANA

L’idea di essere al centro del mondo non è una prerogativa occidentale → ma tutte le comunità non

possono che pensarsi a partire sa se stessi.

Tutte le comunità si considerano “l’ombelico del mondo”.

L’ombelico del mondo è un piccolo villaggio del Camerun, Bamileke.

La nozione di arte europea non è così come viene concepita nel resto del mondo.

 Gli edifici monumentali sono abbastanza rari in Africa.

 È molto difficile creare una storia dell’arte africana → poiché in un clima tropicale in cui non

dura nemmeno il cemento, le opere d’arte in legno non possono essere tramandate.

 È difficile, quindi, farsi un’idea di quale sia stata l’evoluzione di una cultura africana nella storia.

L’edificio sta al centro del mondo e viene chiamato ventre di Banjour → comunità di Bamileke.

Negli anni ’70 → costruzione molto tradizionale fatta di legno e paglia con le figure degli antenati.

Nel 2001 → la costruzione era stata demolita e ricostruita → ma insieme alle figure degli antenati abbiamo:

calciatori, musicisti, presidente della banca.

Quando parliamo di globalizzazione dobbiamo pensare al senso della località in relazione agli altri luoghi →

determinante per capire. È sempre una questione di relazione.

Non posso capire una cultura se non mettendola in relazione con le altre, prima quelle confinanti e poi

anche quelle lontane.

La forma del Camerun è stretta e allungata, molto simile a quella dell’Italia.

Tipico atteggiamento dell’antropologia è quello di aprire nuove possibilità → rendere familiare ciò che è

simile.

I Bamileke sono i più aperti dal punto di vista economico, ma anche i più attaccati alla loro cultura. 2

Quell’edificio è ciò che consente di non perderci → di ristabilire un punto comune che è l’origine → il senso

comune dello stare insieme.

Hanno un rapporto forte con i morti perché fanno costantemente parte della vita dei vivi.

 Atto di stregoneria;

 Antenato che ci punisce perché non ci siamo comportati bene → per loro non esiste l’incidente ma

c’è una causa in tutto.

Fanno sacrifici (capre, polli) perché gli antenati vanno nutriti.

- Statua → fatta di materiali riciclati (metalli).

Occupa un posto preciso che assume altre valenze, sta nel quartiere delle popolazioni autoctone.

Quando è stata istallata questa statua è stata vista come un cavallo di Troia → mela avvelenata dei

Bamileke per conquistare il territorio di Sawa.

Questa statua sta tra più mondi: la modernità ed il passato degli antenati, figura di stregoneria e brand di

Douala → per promuovere l’immagine globale della città.

Anche il paesaggio cosiddetto “naturale” è invece, profondamente culturale.

Se lì si produce caffè e cacao → è perché è stato portato dagli europei dall’America per essere prodotti per

l’Europa.

Nessuno lì consuma caffè o cacao.

- Più tetti a punta ci sono → tanto più nobile sono le persone che risiedono → non usano più la paglia

per i tetti ma le lamiere → che quando arrivano negli anni ’50 fanno ricchezza perché ci vogliono i

soldi.

Per l’occidente è molto più bella la paglia perché fa molto Africa mentre le lamiere non è un materiale

nobile.

Mentre in Africa la paglia è simbolo di povertà.

Quindi la percezione esterna di bellezza non corrisponde a quella interna.

La figura del re → discendente dei cacciatori → arrivati nel ‘700 si sono imposti alle popolazioni di

agricoltori e le hanno sottomesse.

Obiettivo del re è quello di dimostrare la propria regalità → crea così una scena → in questo modo il

contesto serve a richiamare e sottolineare il fatto che lui è il re.

Anche il re sta fra due mondi → modernità e tradizione.

È la reincarnazione del proprio antenato → ha anche un ruolo religioso → a lui è attribuito il potere di

rendere la terra e la donna fertile.

Allo stesso tempo, è anche uomo d’affari.

Le principali accuse di stregoneria sono rivolte ai ricchi e potenti → poiché non si riesce a capire come siano

riusciti a fare i soldi e quindi si crede che abbiano ricorso alla stregoneria.

Il re considerato un essere sovrannaturale, non ha bisogno di mangiare.

Quindi nelle vesti ufficiali non verrà mai visto mangiare in pubblico.

Vedere il re mangiare potrebbe creare un incidente e far perdere di sacralità la sua figura.

Lo stare seduti è simbolo di potere → solo il re può sedere su quei seggi. Non sono oggetti belli ma oggetti

forti → sono strumenti di potere.

Anche il crocifisso di Giotto non è un’opera d’arte ma un simbolo religioso.

Ma nella chiesa è visto come tale, mentre nel museo è un’opere d’arte.

Ciò fa si che un oggetto pur non mutando materialmente, cambiandogli luogo assume un significato diverso.

Dopo la demolizione dell’edificio e la ricostruzione:

 Gli antenati continuano ad esserci; 3

 I due musicisti hanno nome e cognome → sono nativi del Camerun → connessione del villaggio con

il Camerun e di quest’ultimo con il mondo.

Per capire come mai in quelle figure tradizionali ci siamo dei segni di modernità bisogna avere una visione

più ampia.

Il calcio è una sorta di rito collettivo, religione civile, come in Italia.

Figura del calciatore di profilo, in movimento → questo è un frame televisivo (immagine dei media).

Il calciatore stringe una bottiglia che è una bottiglia di birra Guinness → simbolo di forza.

La presenza del calciatore è solo stato un incidente ed a posteriori si è data un’interpretazione.

In seguito, il calcio è stato mantenuto e anzi, ampliato ma è stato messo di lato nella zona meno visibile.

Non è facile separare ciò che è moderno e ciò che è tradizionale.

IL METODO ETNOGRAFICO

Come costruire relazioni che consentono di costruire un sapere. Per l’antropologo c’è la necessità di

costruire relazioni sapendo qual è la specificità delle relazioni.

L’antropologia è si una raccolta di studi a se ma è anche una serie di studi tra loro confrontabili, che danno

un qualcosa in più.

L’antropologo che si occupa di religione deve mettere da parte quelle che sono le sue credenze religiose.

Devono decidere qual è la vera e la falsa religione → quanta verità c’è in ognuna delle religioni.

A l’antropologo non interessano queste questioni, l’antropologo non deve dimostrare l’esistenza di Dio.

Alfred Gell → l’antropologo deve praticare l’ateismo metodologico.

Andare a vedere come gli oggetti circolano, anche se nessuno li chiama arte.

Nell’800, i musei venivano concepiti come laboratori.

Louvre, British Museum → sono considerati dei templi custodi della nostra cultura → luoghi dove la civiltà

si riconosce.

Nell’800 queste opere stavano nei musei di storia naturale.

Uno dei problemi dell’antropologia soprattutto all’origine → è stato quello di dare una collocazione

ordinata a tutte quelle cose così diverse che gli antropologi portavano a “casa”.

Quindi obiettivo → fare ordine!

Altrimenti questo senso di appartenenza diventava più labile.

Il museo serve a dare ordine → prima che teorico, pratico.

Il museo consente di piazzare queste culture così diverse in modo ordinato.

Attraverso quell’oggetto posso capire una parte se non la totalità della cultura a cui appartiene l’oggetto.

La vetrina serve a dare visibilità all’opera che altrimenti non noteremmo.

Gli esseri umani nascono e abbandonano i loro istinti e diventano umani tanto più si sviluppa la tecnologia

→ questa è l’evoluzione.

Ci si evolve quanto più abbiamo progresso scientifico → il progresso è lo sviluppo tecnico.

La società più progredita è quella inglese → quindi si tratta di una riflessione di un antropologo inglese sulla

sua società.

Gli aborigeni australiani sono solo apparentemente a noi contemporanei → perché se li confrontiamo alle

nostre capacità tecniche → loro sono indietro → sono contemporanei all’uomo del neolitico.

È come se in alcune zone della Terra il tempo fosse passato mentre in altre parti si sia fermato.

Questo è un paradigma estremamente forte → ma praticamente debole.

Perché gli aborigeni non sono rimasti per niente fermi. 4

Gli aborigeni australiani sembrano essere rimasti allo stato di natura → in realtà, in quelle praterie in cui

vivevano avevano praticato ampie opere di disboscamento → cosa che gli inglesi quando sono arrivati sul

territorio australiano non avevano compreso.

Dominare la natura attraverso la tecnologia → il fine degli ultimi secoli.

E pensiamo che il nostro fine sia quello anche di altre civiltà → in realtà, non è così!

Quindi l’aborigeno non sta più indietro rispetto a noi → va semplicemente in un’altra direzione.

Se vado a prendere un altro elemento di comparazione, la religione → entrano in gioco altri valori.

Se prendiamo un altro elemento → quello della complessità, queste religioni non sono meno o più

complesse di quella che conosciamo.

Se parliamo dell’arte → ciò che sta prima rispetto a quella che viene dopo la considero meno progredita?

In realtà, è difficile affermare e soprattutto è difficile che una è più arte di un’altra.

MALINOWSKI E LA RICERCA SUL CAMPO

La ricerca sul campo è il momento in cui vengono raccolti i dati.

«L’antropologia che lavora sul terreno deve, con serietà ed equilibrio, percorre

l’intera estensione dei fenomeni in ogni aspetto della cultura tribale studiata,

senza distinguere fra ciò che è banale, incolore o comune e ciò che lo colpisce

come straordinario e fuori dal consueto. (…) Un etnografico che si concentri sullo

studio della sola religione o della sola organizzazione sociale ritaglia un campo

d’indagine artificiale e incontrerà seri ostacoli nel suo lavoro.»

Se dobbiamo costruire un’azione → l’intera nostra persona, non solo la parte più razionale, la mettiamo in

gioco alcuni elementi ci saranno utili altri ci saranno d’ostacolo alla nostra relazione.

Le persone che ci vedono → ci vedono portatrici di un corpo (che ha delle sensazioni, emozioni).

Campo dell’antropologo → il campo in cui l’antropologo va a studiare non è qualcosa che posso progettare

nonostante sia necessario partire da delle ipotesi.

In realtà, il campo non è qualcosa che preesiste alla sua venuta ma è qualcosa che prende forma durante il

suo entrare in contatto con le persone.

Nessuno può vedere tutto → tu vedi sempre solo qualcosa.

Vedo solo una parte, quella che mi interessa → tante cose che sono sotto gli occhi non “le vedo” perché le

trascuro.

Se vado a studiare l’arte, tendenzialmente, poso il mio sguardo su cose che non conosco ma che mi

sembrano essere delle opere d’arte.

Vedo quello che voglio vedere dentro il mio progetto di ricerca → ma se voglio vedere solo quello,

nascondere ai miei occhi tutto ciò che può smentire quell’ipotesi → ma costruisci una falsa verità.

I genere, la realtà è complicata, si muove → devo andare a cercare la gente. Non sempre si vogliono far

trovare, se si mostrano fanno vedere una certa parte di te (ad esempio, farsi belli, mostrare la migliore

parte di se) oppure vogliono qualcosa da te ( in Africa, l’europeo è visto come qualcuno a cui estorcere

denaro: onestamente o disonestamente).

In molti luoghi, per partecipare alla vita di relazione deve essere presentato.

Relazioni finalizzate ad ottenere delle informazioni → informatore per l’antropologo.

Ci sono tutta una serie di problemi nel costruire queste relazioni.

Un antropologo americano dice che farà la migliore ricerca chi ha più soldi.

In parte questa’informazione è vera perché gli informatori vengono generalmente pagati. 5

È giusto, però, pagare per ottenere informazioni?

C’è una diffusa convinzione che nel resto del mondo, le persone siano disposte ad una apertura per il puro

scopo di condividere, per puro piacere.

E quando, ci chiedono dei soldi restiamo delusi e mettiamo in discussione la sua disponibilità e la sua

amicizia → e mettiamo in discussione le informazioni ricevute perché pensiamo che quella persona ci

avrebbe detto qualunque cosa pur di ottenere denaro.

Non è che l’antropologo deve essere ateo ma deve saper distinguere tra la vita privata e quella

professionale.

La dimensione soggettiva non è

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia Culturale e dello Sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Bargna Ivan.
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