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Anatomia

Anatomia è un termine che significa tagliare, sezionare, poiché è attraverso questo processo che è stato possibile comprendere come era fatto e come funzionava il corpo umano. Per anatomia umana normale sistematica (o descrittiva) si intende l’anatomia dell’individuo umano in buona salute (statisticamente parlando) e lo studio della morfologia di ogni singolo apparato o sistema che lo descrive. L’anatomia funzionale spiega come è fatto un organo per la funzione che deve svolgere e la fisiologia spiega come funziona l’organo.

Terminologia anatomica

Con "sistema" si intende l’insieme di organi omogenei tra loro, cioè formati dallo stesso tipo di tessuto. Con "apparato" si intende l’insieme di organi non omogenei tra loro, cioè formati da tessuti di tipo diverso. Entrambi, però, comprendono organi che cooperano tra loro per svolgere una funzione specifica. In anatomia, si prendono in considerazione tre piani dello spazio per orientarci nello studio, disposti in modo perpendicolare tra loro:

  • Piano trasversale, che seziona il corpo in modo orizzontale.
  • Piano frontale, che seziona il corpo in modo verticale laterale.
  • Piano sagittale ("Freccia") che è disposto nel piano di una freccia, che seziona il corpo in modo verticale, e rappresenta il piano sagittale mediano che divide il corpo umano in due parti simmetriche, cosa che gli altri piani non fanno.

Inoltre, la terminologia anatomica è formata da termini antitetici, presi a coppia. Ognuna di queste terminologie, però, non si può usare in maniera assoluta, ma vanno messe in relazione a un punto di riferimento.

  • Craniale, cioè la parte superiore, e caudale, cioè la parte inferiore.
  • Distale, cioè lontano dal tronco, e prossimale, cioè vicina al tronco. Si usa soprattutto per gli arti.
  • Mediale, vicino alla linea mediana, e laterale, cioè lontana dalla linea mediana. Se la struttura è vicina alla linea mediana ma sola viene detta paramediana.

Organizzazione strutturale degli organi

Gli organi si dividono in due tipologie, organi pieni e cavi. Gli organi pieni sono formati da due elementi:

  • Stroma, l’impalcatura, di natura solitamente connettivale che definisce fisicamente l’organo. Essa produce alcune lamine che penetrano nell’organo dividendolo in più spazi, spesso definiti lobi.
  • Parenchima, la sostanza che occupa lo stroma, di natura epiteliale ma che può essere anche muscolare, linfoide o nervosa. È la parte dell’organo più colpita da patologie.

Gli organi cavi presentano un lume e sono formati da strati concentrici di diverso tipo:

  • Tonaca mucosa. È la tonaca più interna, ed è direttamente a contatto con il contenuto dell’organo. Si può ulteriormente dividere in più tessuti.
    • Epitelio di rivestimento, che riveste la superficie interna che poggia su una membrana basale di natura connettivale.
    • Tonaca propria della mucosa, è di natura connettivale densa poiché dà supporto.
    • Muscolaris mucosae, sottile strato di muscolatura liscia, non sempre presente.
  • Tonaca sottomucosa. È un tessuto connettivo lasso che si trova sotto la mucosa, ed è irrorata da vasi e nervi.
  • Tonaca muscolare. È formata da tessuto muscolare liscio. Anch’essa è divisibile secondo il modo in cui le fibre sono disposte:
    • Strato circolare, strato più interno poiché deve esercitare la pressione per propagare il contenuto.
    • Strato longitudinale, più esterno, che mingia il contenuto dell’organo.
  • Tonaca avventizia. È lo strato più esterno, ed è denso e fibroso.
  • Talvolta si presenta anche la tonaca sierosa, che contiene un liquido, come nel peritoneo.

Spazi del corpo

  • Cavità toracica. È un grande spazio delimitato da gabbia toracica, formata da colonna vertebrale, coste e sterno, muscoli intercostali, dal muscolo diaframma, che ha forma a cupola e si inserisce sulle coste nel lato inferiore, che delimita cavità toracica e cavità addominale, e nel lato superiore troviamo un’apertura, lo iato esofageo. Nella cavità toracica, ai lati, troviamo i polmoni, che espansi occupano quasi tutta la cavità toracica, che delimitano uno spazio chiamato mediastino, cavità centrale, sulla linea mediana. In cavità toracica troviamo una pressione negativa.
  • Cavità addominale. È delimitata superiormente dal muscolo diaframma, che delimita cavità toracica e addominale e inferiormente dal piano che passa sopra l’osso del bacino. In cavità addominale c’è una pressione positiva, vantaggiosa perché il rapporto tra gli organi consente agli stessi di rimanere in sede, aiutati anche dai legamenti.
  • Cavità pelvica. È delimitata superiormente dal piano che passa sopra l’osso del bacino e inferiormente dalle ossa del bacino stesse.

Definizioni generali

Quando una ghiandola esocrina si sviluppa fuori dalla parete dell’organo che l’ha generata viene definita extramurale, se invece si sviluppa all’interno della parete dell’organo, viene definita intramurale.

Se una struttura dell’organismo (organo, vaso, nervo..) è singola, la struttura si definisce impari, se sono un numero dispari (tre, cinque..) viene definita dispari, se sono un numero pari (due, quattro..) viene definita pari.

Per zimogeno si intende un enzima generico inattivo, che si attiverà in presenza di condizioni particolari.

  • Per insufficienza di un organo si intende l’incapacità di un organo di svolgere la sua funzione.
  • Rima è un termine che indica uno spazio delimitato da labbra.
  • Pneumo toracico è un aggettivo che significa presenza di aria in cavità toracica.

Sistema cardiocircolatorio

Il sistema cardiocircolatorio è l’insieme di organi e strutture che hanno il compito di portare il sangue, ricco di ossigeno e nutrienti, a tutti i distretti nel nostro organismo, per nutrire le cellule, e assorbire i loro rifiuti metabolici. Il nostro sistema circolatorio è un sistema chiuso, cioè il sangue scorre in vasi sanguigni e camere, cioè le cavità del cuore, a doppia circolazione, perché formata da una piccola circolazione, che va dal cuore ai polmoni e dai polmoni al cuore, e una grande circolazione, che va dal polmone al cuore e dal cuore ai polmoni.

Il cuore

Il cuore può essere considerato una doppia pompa, poiché ne esiste una per ogni circolazione sanguigna, la piccola circolazione, che va dal cuore ai polmoni e poi torna indietro, e una grande circolazione, che va dal cuore a tutti i distretti dell’organismo e torna indietro. Il cuore si trova in cavità toracica, per la precisione in cavità mediastinica, come altri organi quali esofago, trachea, timo, bronchi e aorta, in posizione paramediana, spostato leggermente verso sinistra, con forma a tronco di piramide, con apice che guarda in basso, in avanti e lateralmente. Poggia sul diaframma, la base guarda verso dietro, a livello della quale c’è ingresso e uscita di grossi vasi. Il cuore si trova all’interno di una struttura chiamata pericardio, membrana connettivale che circonda il cuore. Il pericardio può essere di due tipi. Il pericardio fibroso si trova esternamente e serve a circondare e fissare il cuore sulla cupola diaframmatica. Tra il pericardio fibroso e il cuore troviamo il pericardio sieroso, un epitelio sottile formato da un solo strato di cellule, molto importante perché riduce per quanto possibile l’attrito inevitabile tra la parete del cuore e la parete del pericardio fibroso. Il pericardio sieroso è una doppia membrana, in cui un lato prosegue nell’altro, che contiene al suo interno un liquido. I due foglietti che costituiscono la doppia membrana hanno nomi diversi. Il foglietto a contatto con il cuore prende il nome di foglietto viscerale, e viene detto anche epicardio, poiché sta sopra la parete del cuore, mentre quello a contatto con il pericardio fibroso prende il nome di foglietto parietale, poiché aderisce alla parete del pericardio fibroso. La parete del cuore, oltre che dall’epicardio, è formata da un’ampia e spessa parete di natura muscolare, il muscolo cardiaco, detto miocardio, e dall’endocardio, il rivestimento interno, tessuto analogo all’endotelio. All’esterno del cuore possiamo vedere dei solchi importanti. Il solco coronario, in cui scorrono le coronarie, avvolge tutto il cuore e divide gli atri dai ventricoli, mentre il solco interventricolare anteriore si trova sulla parte anteriore e delimita anteriormente i due ventricoli. L’arteria che decorre nel solco interventricolare anteriore è omonima. Dal ventricolo di destra origina il tronco polmonare, che si divide nelle due arterie polmonari di destra e sinistra, giunge ai polmoni per ossigenarsi, e torna al cuore all’atrio di sinistra, a cui arrivano quattro vasi, due vene polmonari destre e due sinistre. Il ventricolo di sinistra origina l’aorta mentre all’atrio di destra arrivano le vene cave, superiore e inferiore, che portano rispettivamente al cuore il drenaggio venoso degli organi che stanno al di sopra del cuore e al di sotto del cuore, e in cui troviamo il seno coronario, sbocco della circolazione coronaria, cioè circolazione del cuore. Le cavità del cuore sono diverse tra loro e non comunicano fra loro. Il ventricolo sinistro ha la parete molto spessa, mentre la parete del ventricolo destro è più sottile, con profilo più a semiluna, perciò la faccia posteriore si vede poco. Ciò è dovuto al fatto che nel ventricolo sinistro la pressione che deriva dalla grande circolazione è circa, in media, 120 mmHg, corrispondente alla pressione massima, mentre il ventricolo di destra possiede una pressione derivante dalla piccola circolazione di circa 30 mmHg, perché deve spingere contro una pressione molto minore. Nel cuore le cavità, atri e ventricoli, comunicano fra di loro tramite l’ostio atrio ventricolare, apertura, che è provvista di una valvola atrioventricolare. La valvola di destra è diversa da quella di sinistra per il numero di lembi. La valvola atrioventricolare di destra è detta tricuspide, poiché dotata di tre lembi, mentre quella di sinistra è detta bicuspide o mitrale, perché dotata di due lembi. Le valvole atrioventricolari hanno il compito di impedire il reflusso di sangue dal ventricolo all’atrio, che si verifica in caso di insufficienza valvolare. Le valvole si aprono e si chiudono per differenza di pressione. Quando la pressione dell’atrio supera quella del ventricolo, poiché esso si deve riempire e quindi si trova di diastole, la valvola risulta aperta e il sangue passa dall’atrio al ventricolo, favorito inoltre dalla sistole atriale, che con la contrazione dell’atrio spreme il sangue nel ventricolo. Quando la pressione del ventricolo aumenta, poiché esso si sta contraendo, durante la sistole ventricolare, si ha la chiusura della valvola atrioventricolare e l’apertura della valvola aortica o polmonare, per andare verso la circolazione sistemica o polmonare. Ciascun lembo valvolare presenta un margine aderente alla parete e un margine libero, che entra in contatto con gli altri lembi. Nel margine libero di ciascun lembo valvolare si inseriscono le corde tendinee, strutture connettivali, che a loro volta si inseriscono all’apice dei muscoli papillari, così chiamati perché presentano dei rilievi. Le corde tendinee si inseriscono nei muscoli papillari poiché quest’ultimi, contraendosi, impediscono il ribaltamento negli atri dei lembi valvolari durante la sistole ventricolare. Le valvole alla base dei grossi vasi sono le valvole polmonari, tra ventricolo destro e tronco polmonare, e la valvola aortica, tra ventricolo sinistro e aorta. Ciascuna di queste valvole è costituita da tre lembi, ognuno dei quali è detto anche valvola semilunare, poiché le superfici dei lembi sono concave verso il vaso e convesse verso il cuore. Presentano un ispessimento che ne garantisce la chiusura ermetica e fanno in modo che i margini di ciascuna combacino perfettamente e non c’è necessità di altri dispositivi, come le corde tendinee, poiché qui la parete non si accorcia. I lembi sono disposti uno a destra, uno a sinistra e poi, per quanto riguarda l’aortica, il terzo lembo si trova in posizione posteriore (Mercedes), per la polmonare, il terzo lembo si trova ruotato, in posizione anteriore. Il cuore è formato da un tessuto particolare, poiché è un tessuto muscolare a se stante, poiché istologicamente presenta striature simili a quelle dei muscoli volontari, ma è un tessuto muscolare involontario, cioè è governato dal sistema nervoso, sebbene possa generare e propagare l’impulso elettrico. Ciò viene fatto da alcune delle cellule miocardiche, quelle del miocardio specifico, che hanno perso le capacità contrattili. L’impulso elettrico viene trasmesso alle altre cellule miocardiche, che saranno in grado di generare una contrazione. L’impulso viene generato da un gruppo di cellule chiamate nodo seno atriale, che si trovano nella parete dell’atrio destro, vicino allo sbocco della vena cava superiore, che rappresentano il pacemaker fisiologico dell’organismo. Queste cellule sono in grado di generare ritmicamente un impulso elettrico, poiché tra due scariche c’è un periodo refrattario, in cui non possono generare un altro impulso elettrico. In alcuni casi patologici, altre cellule del miocardio specifico generano un impulso elettrico autonomamente creando situazioni anomale, come extrasistole, e talvolta mortali, come le fibrillazioni ventricolare o l’arresto cardiaco. Dal nodo seno atriale l’impulso si è diffuso a tutta la parete atriale, generando la sistole atriale, con apertura della valvole atrioventricolari e riempimento dei ventricoli. Nel frattempo l’impulso viene accolto dal nodo atrioventricolare, posto tra atri e ventricoli, gruppo di cellule che non sono capaci in condizioni fisiologiche di generare uno stimolo elettrico. L’impulso accolto a questo punto inizia a decorrere nel fascio atrio ventricolare o di His, durante il quale non si ha ancora la sistole ventricolare. L’impulso poi procede nel setto interventricolare, ma prende due vie diverse, la branca destra e sinistra, con queste fibre l’impulso giunge all’apice del cuore e da qui le vie si snodano a costituire le fibre del Purkinje, che portano l’impulso a tutta la parete ventricolare, generando la sistole ventricolare, che parte dall’apice del cuore. Tutta l’attività cardiaca, ovvero forza di contrazione degli atri, frequenza cardiaca, velocità di trasmissione, forza di contrazione dei ventricoli e il tempo che intercorre nella trasmissione tra atri e ventricoli, è sotto il controllo del sistema nervoso.

Circolazione fetale

Durante la vita fetale, la circolazione sanguigna è diversa perché il sangue non deve seguire il tragitto che segue quando l’individuo nasce (cioè atrio destro, ventricolo destro, polmoni, atrio sinistro, ventricolo sinistro, periferia e ritorno all’atrio destro), poiché non c’è necessità di far giungere il sangue ai polmoni, tanto che prima della nascita i polmoni non sono espansi e sono privi d’aria. Questo perché il sangue elimina le sostanze di rifiuto e accoglie i nutrienti e ossigeno tramite la placenta, in cui vi è scambio di sostanze ma non mescolanza di sangue materno e fetale. Nella vita prenatale, il setto interventricolare, che separa i ventricoli, è completo, come nella vita postnatale, mentre il setto interatriale, che separa gli atri non è completo, ma presenta un’apertura, il forame di Botallo. In questo modo, quindi, le due cavità comunicano e il sangue che arriva all’atrio di destra può andare sia al ventricolo di destra che all’atrio di sinistra, a cui arriva grazie alla differenza di pressione. Nella vita prenatale l’orifizio atrioventricolare destro è aperto e fa passare sangue senza reflusso, e viene pompato nel tronco polmonare, ma non andrà a riossigenarsi ai polmoni, poiché nel tronco polmonare, vicino all’arco dell’aorta, troviamo un vaso che li congiunge, il dotto arterioso di Botallo. La situazione cambia drasticamente e in maniera irreversibile quando il neonato compie il primo atto respiratorio, poiché si modificano drasticamente le pressioni tra atrio destro e atrio sinistro. Fino a quel momento la pressione dell’atrio destro superava la pressione dell’atrio sinistro, ecco perché poteva passare, ma dopo la prima respirazione i polmoni sono idonei a ossigenare il sangue. A questo punto, nell’atrio sinistro, in cui è presente lungo il foro di Botallo un lembo di tessuto, si sviluppa una pressione superiore rispetto all’atrio destro e per questo il lembo si chiude e nei giorni successivi si fonde completamente e in maniera irreversibile con la parete. Con la chiusura del setto interatriale, la nascita e la variazione di pressione, il sangue smette di passare nel dotto arterioso di Botallo, e tende a obliterarsi, diventando in alcuni casi un sottile legamento a testimonianza della sua esistenza.

Vasi sanguigni

Tutti i vasi sanguigni, di qualsiasi calibro, sono dotati di un rivestimento interno, che può essere continuo o fenestrato, chiamato endotelio, che caratterizza tutti gli spazi in cui è contenuto sangue, come appunto i vasi sanguigni ma anche i seni venosi della dura madre, nella scatola cranica, che non sono considerabili vasi, poiché è un tessuto che in condizioni fisiologiche non induce il sangue a coagulazione. I vasi sanguigni che originano e portano sangue dal cuore alla periferia sono detti arterie, mentre i vasi che portano sangue dalla periferia al cuore sono detti vene, e non si considera l’ossigenazione sanguigna. I vasi più importanti sono le arterie elastiche, che hanno un calibro che varia tra i 3 cm.

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rachi253 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Ruffoli Riccardo.
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