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Appunti di analisi della politica. Parte 2.

Democrazia e regimi democratici.

Cosa si intende per democrazia studiandola empiricamente? Democrazia significa, come definizione

etimologica, governo del popolo. G. Sartori ci dice che dovremmo cercare, parlando di democrazia, di

evitare due definizioni eccessive. Non bisogna rimanere sulla definizione etimologica e dall’altra parte

ripiegare o rimanere solo su definizioni di democrazie intese come un ideale, di voler in qualche modo

adottare delle definizioni iper-realistiche della democrazia. Parlare di democrazia significa innanzitutto

evitare alcuni trabocchetti, dei rischi impliciti sui quali potremmo scivolare che ci impediscono di formulare

dei ragionamenti più complessi. Parlare di democrazia e concettualizzarla significa fare i conti sia con degli

ideali e con la realtà allo stesso tempo. Ragionare intorno al funzionamento concreto dei regimi

democratici non ci deve far perdere di vista la pratica concreta della democrazia. G. Sartori distingue 6

differenti eccezioni di popolo.

• Popolo come tutti.

• Popolo come i più (plurità appossimativa).

• Popolo come populace (proletariato).

• Popolo come totalità organica e indivisibile.

• Popolo come principio maggioritario assoluto.

• Popolo come principio maggioritario temperato.

L’espressione governo del popolo, dal popolo e per il popolo (A. Lincoln) è una nobile definizione ma più che

aiutarci a comprendere il fenomeno, ci dice G. Sartori, questa definizione rischia di confonderci. La stessa

espressione in bocca a un dittatore può essere usata per descrivere il modo di governare in un regime

anche non democratico. Nelle democrazie c’è una relazione complessa e circolare dove il popolo è soggetto

e oggetto dell’azione di governare. Il popolo non viene distino tra oggetto e soggetto e non è possibile

cogliere le interazioni tra le due dimensioni, si rischia di nascondere agli occhi dell’analista un aspetto

rilevante, i meccanismi di trasmissione del potere cioè i 2 aspetti che pongono in relazione il popolo e il

governo (accountability e responsiveness). Accountability è la responsabilità dei governanti di fronte

all’elettorato. I governanti sono responsabili e devono rispondere delle loro azioni, le elezioni sono un

meccanismo attraverso il quale si può rendere accountable chi ci governa. Allo stesso tempo non bisogna

dimenticare la rispondenza, cioè prestare ascolto ai cittadini e agli interessi, bisogni e richieste che

provengono dal popolo, bisogna mantenere l’equilibrio tra i due concetti. Si raccolgono le diverse istanze

ma certe decisioni devono essere assunte con responsabilità perché poi verranno giudicate dal popolo.

Spesso si richiama anche la definizione ateniese di democrazia o democrazia degli antichi, un concetto che

risale ad almeno 25 secoli fa, concetti carichi di valori e ideali che vengono descritti in un testo di Pericle

scritto per i caduti ateniesi. In questo manifesto si propone una concettualizzazione di democrazia sul

modello della polis, sulla partecipazione e uguaglianza difronte alla legge. L’idea stessa della cittadinanza

implica il diritto e dovere di partecipare alla vita politica e alla cosa pubblica. L’idea è però quella di

prendere le distanze dalle concezioni classiche della democrazia, concezioni importanti ma concezioni

duramente idealistiche. Le democrazie nel corso dei secoli si affermano come democrazie rappresentative

e non dirette. In uno dei suoi testi, G. Sartori inizia a smontare alcuni concetti di democrazia che possono

rappresentare quello che lui chiama con il termine trabocchetti, ossia attenersi alla definizione etimologica

del termine, rischiare una semplificazione perfezionistica basata su ideali o dare una definizione

iperrealistica di democrazia. La democrazia non può essere solo realismo eccessivo o solo un ideale

Appunti di analisi della politica. Prof. Patrik Vesan, UniVda, Valle d’Aosta. A cura di Daniele Cucinotta.

indipendentemente dal tutto il resto. Il punto di approdo di G. Sartori è che ragionare di democrazia

significa arrivare a una concettualizzazione che tenga in equilibrio queste due esigenze. G. Sartori ci dice

che dobbiamo evitare di tenere assieme la fede democratica e la visione realistica della democrazia e

analizza il concetto di poliarchia selettiva o meritocrazia elettiva. Si tratta di sistemi che attraverso la

competizione libera dovrebbero essere volti a selezionare i migliori, sono metodi competitivi per selezionare

in base alle competenze e i meriti. Pierre Rosanvallon parla della duplice funzione del voto, l’atto di

eleggere è allo stesso tempo indirizzato da due principi, la prossimità da una parte e la competenza

dall’altra. Io voto colui che mi è prossimo e che possa essere responsive e comprendere le mie richieste,

voto anche chi per me è più bravo e competente.

Definizioni procedurali di democrazia.

Alcuni altri autori hanno sviluppato un diverso modo di concettualizzare la democrazia, guardavano la

democrazia come dei metodi o procedure, come metodi per assumere determinate decisioni. Le definizioni

procedurali più importanti sono state prese da Schumpeter, Kelsen e Bobbio.

Schumpeter propone una riflessione teorica sulla democrazia, uno dei punti di partenza è la

contrapposizione tra quella che è chiamata dottrina classica della democrazia fondata sul bene comune e la

volontà popolare, parliamo di accorgimenti istituzionali per giungere a decisioni politiche con le quali si

realizza il bene comune permettendo al popolo di esprimere la sua volontà. Questo è bersaglio di critica da

parte di Schumpeter il quale sostiene che sono proprio questi due concetti a non dover esistere. Esistono

valori plurimi e contrastanti che rendono impossibile la determinazione univoca del bene comune valido per

tutti. Esistono interessi contrastanti che si confrontano per arrivare ad un compromesso. Schumpeter

considera i valori della democrazia classica come illusioni e ci fornisce un criterio pratico per individuare i

processi democratici. Il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni

politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso la competizione che

ha per oggetto il voto popolare. Joseph Schumpeter critica le concezioni classiche della democrazia basate

sull’idea dell’esistenza di un bene comune e di una volontà popolare, critica la democrazia intesa come un

sistema di governo volto a promuovere il bene comune. Schumpeter ci dice che il bene comune non esiste,

esistono invece interessi e valori plurimi all’interno delle varie comunità politiche e che la democrazia deve

permettere una sana e libera competizione tra valori plurimi. Per questo motivo, criticando le concezioni

classiche, Schumpeter ci dice che per definire la democrazia è opportuno identificare degli aspetti che ci

consentono di distinguere i metodi democratici da quellli che democratici non sono. Schumpeter ci fornisce

una definizione di democrazia che identifica la democrazia come modus operandi, come un metodo

specifico, conosciuta anche come definizione procedurale di democrazia. La democrazia è quel metodo che

si fonda e si basa sulla competizione che ha per oggetto il voto popolare, definizione che sposta l’accento

dall’inseguimento del bene comune al modus operandi che si identifica in correnti libere e competitive. Ci

allontaniamo quindi da un idea classica e settecentesca di volontà popolare, in questa definizione di

democrazia non è presente un richiamo ad alcuni valori, è una definizione asciutta da questo punto di vista.

La democrazia è un metodo che consente una libera e corretta competizione e lotta per le cariche politiche e

le posizioni di autorità, riguarda la libera concorrenza tra i candidati, questa è la teoria competitiva della

democrazia.

Un altro autore è Hans Kelsen che analizza il termine democrazia. Kelsen sviluppa anche lui una concezione

procedurale di democrazia, fa riferimento in maniera esplicita ad alcuni valori fondamentali della

democrazia. L’essenza della democrazia consiste nell’eguale libertà, i destinatari delle norme della

democrazia possono partecipare in prima persona alla creazione delle medesime norme. E’ una concezione

di democrazia come un sistema principalmente rappresentativo, la democrazia finisce con l’essere un

sistema di governo rappresentativo, cioè concede diritti politici che consentono ai cittadini di eleggere i

propri rappresentati. La democrazia è soprattutto un sistema rappresentativo. Il candidato nel sistema

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democratico rappresentativo deve essere responsive cioè ricettivo e accountable poichè deve rispondere

agli elettori. La democrazia è un governo di elitè di rappresentanti. Kensen in una sua lettura elabora un

raffronto tra atteggiamenti democratici autoritari e concezioni della vita dall’altra. Sostanzialmente Kensen

dice che chi sviluppa una concezione assolutistica della vita e pensa che ci siano dei valori e delle verità

indiscutibili e assolute, tende a sviluppare atteggiamenti di tipo autoritario. Chi riconosce l’importanza dei

valori plurimi tende invece ad assumere un atteggiamento democratico. La democrazia infatti non richiede

fede nella presenza o esistenza di un bene comune, tale bene comune non esiste, esiste semmai una

pluralità di valori in conflitto. Da qui una concezione relativistica di Kelsen, la democrazia non puo esistere

dove vi sia la condivisione di valori oggettivi, passibili di fede ma non di discussione. La democrazia non può

esistere nemmeno nella situazione opposta, quella in cui difronte alla incommensurabilità dei valori non si

decide con il dialogo ma con la forza. Nella democrazia è importante che ci sia uno sfondo di valori comuni

cioè condivisi tra le parti. Con potere del popolo si intende che la fonte e la legittimità del potere deriva dal

popolo, il popolo è il fondamento di legittimità del potere. Questo fondamento va inteso come un diritto e

non come una verità assoluta, il popolo ha il diritto di eleggere i propri rappresentanti. Il popolo ha sempre

ragione è un espressione pericolosa e non sta a significare che il popolo non sbaglia mai o che possiede

sempre la verità, significa invece riconoscere che la scelta popolare possa essere sbagliata.

In una lettura del Prof. Michelangelo Bovero, allievo di N. Bobbio, dal nome “Democrazia al crepuscolo?”,

viene intesa la democrazia come un gioco cioè definita sulla base di determinate regole. Vengono

identificate due tipi di regole, regole regolative e regole costitutive. Quelle costitutive creano ex novo

attività e comportamenti, senza queste regole verrebbe meno il gioco costituito. Poi ci sono regole che si

limitano a disciplinare comportamenti che possono esistere ed esserci perché c’è il gioco stesso (esempio

del calcio), sono le regole costitutive. In riferimento al termine “regole costitutive della democrazia”, N.

Bobbio parla di “universali procedurali”:

• Principio di eguaglianza. Tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età senza distinzione di

razza, di religione, di condizione economica, di sesso, debbono godere di diritti politici e avere la

possibilità di esprimere la propria opinione e di scegliere chi la esprima per loro.

• Principio di equivalenza. Il voto di tutti i cittadini deve avere uguale peso.

• Condizione di pluralismo politico. Tutti coloro che godono dei diritti politici debbono essere liberi

di poter votare secondo la propria opinione formatasi il più liberamente possibile cioè una libera

gara tra gruppi politici organizzati in concorrenza fra loro.

• Condizione di pluralismo dell’informazione. Debbono essere liberi anche nel senso che debbono

essere posti in condizione di scegliere tra soluzioni diverse, cioè tra partiti che abbiano programmi

diversi e alternativi.

• Principio di maggioranza e condizione di efficienza. Sia per le elezioni, sia per le decisioni

collettive, deve valere la regola della maggioranza numerica, nel senso che si consideri eletto il

candidato o si consideri valida la decisione che ottiene il maggior numero di voti.

• Principio di salvaguardia delle minoranze. Nessuna decisione presa a maggioranza deve limitare i

diritti della minoranza, particolarmente il diritto di diventare a sua volta maggioranza a parità di

condizioni.

Queste sono le condizioni necessarie e sufficienti affinchè vi sia un regime democratico, ma solo se

considerate tutte insieme. Queste condizioni possono essere utilizzate come una sorta di metro attraverso il

quale poter valutare il livello o il grado di democraticità di un regime, ci permettono di misurare la qualità

della democrazia. Se queste condizioni non sono rispettate non vi è il gioco della democrazia, una volta

rispettate possono essere invece utilizzate come metro di valutazione. Freedom House, già analizzato in

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precedenza, fa proprio questo, analizza e valuta. Alcuni universali procedurali non fanno riferimento al

contenuto delle decisioni, sono delle regole di procedura di come occorrerebbe agire. L’unico universale

procedurale che da indicazioni generiche sul contenuto delle decisioni è l’ultimo. Quelli che adottano

definizioni procedurali della democrazia coniugano la forma e la sostanza al tempo stesso; queste regole

costitutive implicano dei riferimenti valoriali che sono quelli segnati in grassetto. Le procedure

democratiche escludono quelle decisioni che in qualche modo contribuirebbero a rendere vane le regole

stesse del gioco della democrazia.

Anche Robert Dahl dà una sua definizione di poliarchia. La poliarchia è la garanzia reale di partecipazione

e il diritto al dissenso. Anche Dahl analizza un elenco di garanzie costituzionali che poi sono simili agli

universali procedurali.

Sono necessarie 8 garanzie costituzionali:

1. Libertà di formare organizzazioni e di aderirvi.

2. Libertà di pensiero e di espressione.

3. Diritto di voto.

4. Possibilità di essere eletti a pubblici uffici.

5. Diritto per i leader politici di competere per il sostegno.

6. Fonti alternative di informazione.

7. Elezioni libere, periodiche e corrette.

8. Le istituzioni che producono politiche governative devono dipendere dal voto e da altre

espressioni di preferenza quali i referendum, le petizioni o proposte di inziativa polare.

Condizioni culturali e socio-economiche favorevoli allo sviluppo della democrazia.

Con il crescere del PIL pro capite aumenta lo sviluppo dei sistemi democratici. Seymour Martin Lipset

spiega che più un paese è opulento, tanto maggiori sono le possibilità che vi sia un regime democratico. Vi

è una correlazione positiva tra il livello di benessere e un sistema democratico. Occorre considerare anche

altre misure e indicatori che ci aiutano ad analizzare i sistemi democratici poiché possono esserci profonde

disiguaglianze nella redistribuzione della ricchezza. Una società fortemente diseguale può essere

democratica ma anche più in pericolo di altre in termini di manutenzione e consolidamento. La

disuguaglianza quando è elevata può portare a forti tensioni. Una crisi economica ha la possibilità concreta

di mettere a rischio questi paesi dove la situazione finanziaria è relativamente fragile. Un paese più solido,

ricco o opulente, che è in grado di redistribuire la sua ricchezza, è un paese che tende ad essere un paese

più robusto, in grado di parare meglio eventuali shock esterni. Il welfare state e le politiche sociali sono

elementi costitutivi della cittadinanza e possono permettere di incrementare e innalzare il livello di

eguaglianza tra le persone perché dovrebbe permettere maggiore redistribuzione della ricchezza. I paesi al

più alto livello di democrazia sono i paesi scandinavi con regimi di welfare più maturi. Da tenere in

considerazione è anche l’indice di sviluppo umano che si scompone in 3 dimensioni: salute, educazione e

standard di vita, dove è più alto questo indice siamo più facilmente in presenza di regimi democratici (L.

Diamond). Lipset ci dice che i paesi democratici tendono ad essere anche regimi socio-economicamente

sviluppati. Di norma, i regimi autoritari tendono ad essere meno sviluppati. I regimi democratici possono

comunque fare la loro comparsa a diversi stadi dello sviluppo socio-economico (più o meno avanzato) ed in

maniera casuale, ovvero non necessariamente legata ad un dato livello di sviluppo. La capacità di

consolidamento di un regime democratico e la sua durata sono piu elevati nei paesi piu ricchi. I regimi

democratici dei paesi più poveri sono al contrario più vulnerabili alle crisi economichee hanno minore

Appunti di analisi della politica. Prof. Patrik Vesan, UniVda, Valle d’Aosta. A cura di Daniele Cucinotta.

opportunità di sopravvivenza. A livello culturale, le società nelle quali sono presenti potenziali ingredienti

esplosivi o elementi divisivi, come è possibile siano più democratiche di altre? In questi paesi la costituzione

fa in modo che queste condizioni vengano rispettate perché vi è molto rispetto per le differenze. Si tratta di

un sistema istituzionale di regole politiche che protegge e tutela le minoranze, ogni minoranza ha il diritto di

voce. Emerge così la

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maylo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Valle d'Aosta o del prof Vesan Patrik.
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