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Azienda: impresa agricola di terreno che fa capo a un proprietario e ha un conduttore.

Può essere o a corpo unico (terreni uno vicino all’altro) e in più corpi (terreni distaccati

ma gestiti come se fosse unico). Le superfici aziendali sono divise in campi (superficie

di terreno normalmente rettangolare con una strada campereccia su uno dei lati più

corti; sui lati più lunghi ci sono le fosse camperecce o scoline, servono a mandar via

l’acqua, che crea asfissia e quindi problemi all’accrescimento delle piante). Nella fase

di semina se il terreno pieno di acqua si compatta, si perde il 90% del seme. Nella fase

matura si perde il 50% della pianta. Per evitare il ristagno idrico la forma del campo è

baulata in modo che l’acqua scorra nelle fosse. Il capo fossa raccoglie l’acqua che

affluisce dalle fosse camperecce. La strada serve per far si che i mezzi meccanici

arrivino a tutti i campi.

Dimensione campo: maggiore è la pendenza minore è la lunghezza. Maggiore è la % di

sabbia maggiore è la sua dimensione. Più argillosi invece campi più piccoli. Per terreni

2

di medio impasto abbiamo campi di circa 4000m (100mX40m). tramite la lavorazione

meccanica si può limitare la profondità (50 cm in media) es. con piante con radici

fittonanti come l’erba medica si va a 40 cm di profondità.

Le piante vivono immerse nell’atmosfera di cui ci interessano molti fattori.

Fattori relativi al terreno:

nutrienti: concentrazione e disponibilità (entrambe non vanno di pari passo)

o reazioni: PH

o caratteristiche fisiche: temperatura, umidità, composizione aria (CO /O )

o 2 2

fattori relativi all’aria:

1. radiazione solare: ha effetti diretti dovuti alla T, è la quantità di energia dirett.

Prop. Alla crescita della pianta. Comprende fotoperiodo (la quantità di tempo

in cui il sole compare o può comparire all’orizzonte ) e eliofania (durata del

tempo in cui il sole brilla all’orizzonte).

2. temperatura: fluttuazioni giornaliere e stagionali

3. umidità: relativa (rapporto tra quantità di acqua come vapore contenente

quell’atmosfera e quella che potrebbe invece contenere). Se è quasi 100 si ha

un impedimento della traspirazione.

4. vento: movimento di una massa d’aria con una sua velocità e direzione.

Trasporta ossigeno. Ha effetti positivi e negativi.

5. precipitazioni: pioggia; neve e rugiada (effetti positivi); grandine e brina (eff

negativi).

Fase di accestimento: È quel processo per cui si ha la comparsa del culmo (in

questo caso il grano) il quale è in forte dipendenza dalla temperatura.

La fase di accestimento ha inizio il 1 dicembre e prosegue fino al 1 di marzo, periodo

in cui avremo temperature medie intorno ai 10°C. dopodiché, una volta che avremo

superato tale soglia, avrà inizio la fase di levata in cui il culmo si innalza,

allungandosi a cannocchiale fino a 1 metro di altezza, arrivando poi alla spigatura il 1

maggio (richiesta temperatura elevata >10°).

Fase riproduttiva: si creano i fiori. Piena maturazione si raggiunge l’1 luglio e bisogna

avere la piena certezza che ci entri nelle migliori condizioni climatiche possibili onde

evitare perdite contingenti.

AGROCLIMATOLOGIA

La meteorologia, è la scienza che studia le leggi che regolano i fenomeni atmosferici.

La meteorologia è suddivisa in due principali rami:

1) Climatologia.

2) Meteorologia propriamente detta.

La climatologia è quella disciplina che studia il clima, analizzando i valori atmosferici medi

(temperatura, precipitazioni ecc.) di un ambiente circoscritto nel periodo che va dai 40 ai 50 anni

(minimo) cioè, ottenere valori decifrabili dalla comunità.

La meteorologia propriamente detta invece ha l’obiettivo della previsione del tempo meteorologico,

a breve o a lungo termine e quindi la possibile intensità e frequenza dei fenomeni fisici atmosferici

che avverranno in un dato luogo, nella fascia della troposfera.

L’agroclimatologia è la materia che mette in relazione gli elementi climatici, con lo spazio

atmosferico destinato alle coltivazioni agricole.

Tale approccio, ha permesso agli agricoltori di gestire le possibili impervie meteorologiche tramite

tecniche agronomiche, permettendo così alle piante, di rimanere in condizioni ambientali ottimali (o

più vicine possibili alle necessità richieste), per tutto il loro ciclo colturale.

[Nel passato, gli aspetti climatologici presi in considerazione erano quelli capaci di nuocere alla

salute del raccolto, secondo danni diretti, quali le gelate, brinate, grandinate ecc. Oppure, attraverso

danni indiretti come lo sviluppo di agenti patogeni (vedi peronospora vite). Scopo

dell’agrometeorologia era di prevenire tali conseguenze, secondo delle tecniche di difesa

(irrigazione antibrina, trattamenti antiperonosporici ecc.).

In seguito, gli agronomi iniziarono a considerare anche l’aspetto climatologico, e mettendolo in

relazione alle colture, si delinearono diversi punti fondamentali, quali:

1) Tipo di coltivazioni secondo l’area climatologica interessata, onde prevenire possibili

perdite di rendimento per sviluppo di agenti patogeni e altro.

2) Scelta varietale della specie da coltivare (se resistente o no alla tipologia di clima).

3) Pianificazione degli interventi agronomici.

4) Interventi per contrastare l’effetto negativo dei fenomeni atmosferici (irrigazione antibrina,

frangivento ecc).]

ATMOSFERA

L’atmosfera è un involucro gassoso, dove al suo interno avvengono diversi fenomeni fisici e chimici

che trasformano la crosta terrestre (per erosione, sedimentazione ecc.) e avviano i cicli dell’acqua,

azoto e carbonio. Inoltre tramite i processi chimico-fisici, hanno influenza sulle azioni fisiologiche

degli esseri viventi.

L’atmosfera ha una composizione costante nei primi 8-18 km di altezza tranne che per quanto

riguarda valori come temperatura, densità. L’atmosfera è classificata in diversi strati, quali:

Troposfera, stratosfera, mesosfera e termosfera.

Ovviamente, la troposfera ricopre un ruolo fondamentale perché è proprio qui, che si concentrano i

fenomeni meteorologici. A causa dello schiacciamento della terra, la troposfera assume altezze

diverse sulla superficie terrestre, passa dagli 8 km dei poli, fino ai 18 dell’equatore con conseguenze

non trascurabili per quanto riguarda la pressione atmosferica, che a livello del mare sarà massima

nella zona in precedenza citata e minima ai poli.

Un altro elemento di somma importanza è la variazione di temperatura in funzione all’altezza, che

diminuisce di circa 0.6°C ogni 100 metri Tale parametro, ovviamente è relativo perché varia

secondo le condizioni meteorologiche e dalla latitudine (a parità di altezza, all’equatore la T sarà

maggiore rispetto ai poli).

Clima

Il clima è definito come l’insieme dei fenomeni meteorologici (insieme dei fenomeni fisici che

avvengono nell’atmosfera) di una regione nel loro avvicendamento stagionale.

Gli elementi climatici quali pressione, temperatura, vento, umidità e precipitazioni atmosferiche

subiscono continue variazioni nel tempo, dove alcune sono periodiche e regolari mentre altre,

irregolari e sporadiche. Il clima si suddivide in Macroclima e microclima.

Il microclima fa riferimento a una zona ristretta nel quale i valori medi degli elementi climatici,

differiscono dagli altri limitrofi, per differenze locali o più fattori climatici (bacini idrici, rilievi,

esposizione ecc.) Esso è fondamentale per la gestione delle coltivazioni agricole. Vi sono casi in cui

tale differenza è dovuta solo alla presenza della vegetazione. In questo caso il microclima prende il

nome di bioclima.

Il macroclima, definisce un vasto territorio in cui la variazione degli elementi climatici non sono

altro che la media dei diversi microclimi componenti, sommati fra loro.

Fattori climatici

L’elemento scatenante della circolazione atmosferica e conseguenza dei fenomeni fisici, è il sole.

L’energia solare, infatti ha un ruolo fondamentale sul clima insieme ai fenomeni di rotazione e di

rivoluzione della terra (per diversa inclinazione dell’asse terrestre, i raggi solari colpiranno

diversamente la superficie terrestre a seconda della latitudine), contribuiscono in maniera perspicace

alla varianza dei climi presenti sulla terra, articolati in cinque climi o zone differenti quali:

1) Una zona tropicale Compresa tra i due tropici del cancro e capricorno.

2) Due zone temperate Comprea tra un tropici e i circoli polari.

3) Due zone polari Al di sopra dei circoli polari artici/antartici.

Queste diverse zone sono in realtà riassumibili in tre parti diverse, se consideriamo un solo emisfero

della terra (perché uno è immagine speculare dell’altro).

Parlando del comportamento dei raggi solari in queste tre diverse zone, possiamo riassumere che

nella fascia equatoriale, essi arrivano al terreno perpendicolarmente due volte l’anno (alle ore 12:00

del 21 settembre e 21 marzo equinozi) mentre nella seconda fascia (zona temperata) solo una volta

(ore 12:00 21 dicembre x emisfero nord, 21 giugno emisfero sud). Per quanto riguarda il circolo

polare artico invece, i raggi non sono mai perpendicolari e una volta l’anno, vi è almeno un giorno di

buio.

Tale processo origina quello che prende il nome di clima matematico o solare che, essendo periodico

e immutabile nel tempo sarebbe sempre lo stesso, senza alcuna variazione e se ciò fosse reale, a ogni

punto diverso di latitudine, avremo sempre gli stessi valori atmosferici.

La differenza è data dai fattori geografici che sono in stretta relazione con i caratteri fisici e biologici

della superficie terrestre.

I fattori climatici sono divisi in:

1) Fattori climatici cosmici Dipendono dalla forma e della posizione della terra rispetto al

sistema solare. Fra i fattori cosmici troviamo:

a) Moto di rivoluzione.

b) Eccentricità dell’orbita.

c) Moto di rotazione.

d) Angolo incidenza raggi solari.

I fattori climatici cosmici rimangono invariati nel tempo.

2) Fattori climatici geografici Possono essere considerati fissi per un determinato ambiente e

sono:

a) Latitudine definita come la distanza angolare di un punto dall’equatore. La latitudine è

importante per comprendere al meglio la tipologia di clima che potremmo riscontrare sulla

zona presa in considerazione, infatti, man mano che ci allontaneremo dalla fascia

equatoriale, la temperatura media tenderà a diminuire per via della maggior inclinazione

dei raggi solari sulla superficie terrestre e quindi, un minor apporto di radiazione al

terreno. 

b) Altitudine È definita come l’altezza di un punto rispetto al livello del mare.

L’altitudine influisce fortemente sulla temperatura dell’aria (-0,6°C/100 m) e

conseguentemente sulle precipitazioni (a quote più elevate è maggiore la possibilità che si

formino nubi che originino pioggia). Per spiegare il perché di queste due conseguenze,

dobbiamo fare riferimento al processo di riscaldamento della terra:

1) Raggi solari colpiscono il terreno. (Radiazione).

2) Il calore si trasferisce alle particelle dell’atmosfera circostante (Conduzione).

3) Il riscaldamento provoca l’innalzamento dell’aria calda verso l’altro,

richiamandone altra più fredda, originando i moti dell’atmosfera.

c) Esposizione Nel nostro emisfero, l’esposizione a sud avendo un periodo d’insolazione

maggiore rispetto a quella nord, avrà valori di temperatura nettamente maggiori.

Anche fra est e ovest vi è differenza. La parte esposta a est, sarà sempre più fredda poiché

sarà la prima a scaldarsi al mattino (il sole sorge in quella direzione) avviando una serie di

moti atmosferici che porteranno le masse d’aria riscaldate, nella parte non ancora irradiata

(ovest), aumentandone così la temperatura iniziale. In seguito, man mano che il sole si

alzerà all’orizzonte, scalderà tutte le aree non ancora colpite dal sole, aumentando così

ancor di più la temperatura dell’aria che già in precedenza aveva subito un aumento.

In generale, per ogni cardinale vi è circa 1°C di differenza.

Inoltre l’esposizione sulle pendici, può annullare l’inclinazione dei raggi solari, facendoli

arrivare perpendicolari al terreno, con conseguente temperatura dell’aria più alta.

d) Distanza dal mare/bacini idrici(*) Influisce fortemente su temperatura e umidità. A

causa del diverso calore specifico della terraferma rispetto all’acqua, durante il

giorno/notte e la stagione estiva/invernale, la terraferma si scalderà e raffredderà in

maniera molto più repentina rispetto all’acqua per il semplice fatto che essendo molto più

opaca rispetto all’acqua, durante il processo di riscaldamento/raffreddamento sarà

coinvolto un volume di materia nettamente inferiore. Ne deriva una maggiore escursione

termica dell’aria circostante durante il giorno e durante l’anno, che aumenterà, tanto più

quanto sarà maggiore la distanza da qualunque bacino idrico. Inoltre, a ridosso delle

costiere, a causa di una maggiore evaporazione dell’acqua marina, avremo una più alta

percentuale di umidità relativa dell’aria, aumentando il rischio di foschie e nebbie con

conseguente sviluppo di malattie fungine. L’evaporazione dell’acqua non dipende dalla

temperatura ma bensì per l’84% dalla radiazione solare.

e) Correnti marine tali correnti marine influiscono molto sulle condizioni

meteorologiche dell’ambiente in questione, alterando il normale andamento del clima in

corrispettiva alla latitudine, basti pensare che il clima norvegese, è più mite rispetto a

quello della Groenlandia, per il semplice fatto che è attraversato dalla corrente del golfo

(corrente calda di origine messicana che attraversa tutto l’atlantico fino al nord Europa)

mentre la Groenlandia da una più fredda (Labrador, proveniente dal Canada).

f) Presenza di catene montuose Le catene montuose hanno la proprietà di far salire le

masse d’aria, facendo così aumentarne la loro umidità relativa, formando così le piogge.

g) Presenza di venti dominanti La presenza di venti che durante l’anno, essendo

periodici, influisce sulla temperatura, umidità e piovosità. In genere, i versanti esposti

verso il mare, tenderanno a essere più umidi e freschi mentre quelli esposti verso terra,

caldi e umidi.

h) Caratteristiche del terreno tessitura, colore e presenza di sostanza organica.

i) Caratteristiche della vegetazione presenza di colture, pascoli, alberi di alto fusto ecc.

j) Interventi antropici.

Elementi climatici

Per poter dare una corretta definizione di clima, dobbiamo prima considerare gli elementi che lo

elementi climatici.

identificano: gli

Gli elementi climatici sono grandezze misurabili dell’atmosfera e s’identificano in:

1) Pressione atmosferica.

2) Radiazione solare.

3) Temperatura.

4) Vento.

5) Umidità atmosferica.

6) Precipitazione atmosferica.

Possiamo quindi dire che gli elementi climatici sono in stretta relazione fra essi e dipendenti dai

fattori climatici. In definitiva, il clima è determinato dai fattori climatici e caratterizzati dagli

elementi climatici.

RADIAZIONE SOLARE

La radiazione solare è il principale motore della biosfera, essa è responsabile della fotosintesi della

temperatura e di tutti i fenomeni fisici che regolano l’atmosfera.

Solo l’1% della radiazione totale è utilizzata dagli essere viventi (trasformazione in energia chimica

latente attraverso la fotosintesi) e la maggior parte di tale radiazione, viene assorbita dal sistema

sotto forma di calore, in modo tale da poterlo riutilizzare per l’evaporazione dell’acqua (ciclo

dell’acqua) e per un mantenimento della temperatura terreno-atmosfera-biomassa costante, il che va

ad influire sull’economia della sostanza organica degli esseri viventi.

Tale processo avviene mediante le onde elettromagnetiche.

Le varie forme di radiazione si articolano secondo le seguenti variabili:

λ.

1. Lunghezza d’onda Messe in relazione

2. v.

Frequenza dalla

c.

3. Velocità di propagazione della luce C v λ

Relazione: = x

L’energia della radiazione, è trasferita sotto forma di fotoni quali h v

possiedono un’energia che è definita nella relazione di Planck, nel seguente modo: E = x

1

ne deriva che l’apporto energetico della radiazione è direttamente proporzionale alla frequenza (v) e

λ ).

inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda (

Secondo la legge di Stefan-Bolzmann, qualsiasi corpo che abbia una temperatura superiore allo zero

assoluto (-273°C), è capace di emettere radiazioni.

COSTANTE SOLARE

Il sistema energetico del nostro pianeta è in equilibrio poiché emette la stessa quantità di radiazioni

che riceve dal sole.

Se considerassimo una superficie piana, posta al limite superiore dell’atmosfera in modo tale che i

raggi solari incidenti siano perpendicolari, vedremmo che la quantità di energia ricevente su unità di

superficie sarà pari a 1,98 calorie su centimetro quadro in un minuto. Tale valore rimane invariato

nel tempo e per questo parliamo di costante solare. Paragonato alla quantità effettiva che arriva

sulla superficie terrestre, tale valore si dimezza circa 2 volte poiché la terra è sferica e non piana.

Quindi, la quantità di radiazione che arriva sulla superficie terrestre è ridotta del 75% e sarà pari a

circa 0,5 calorie su centimetro quadro in un minuto.

Inoltre, l’atmosfera non è perfettamente trasparente perché è essendo un sistema no

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/02 Agronomia e coltivazioni erbacee

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucagasperetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Agronomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Masoni Alessandro.
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