Informazioni sul corso e sul recupero delle lezioni
6/11 lezione che si recupererà il 15 dicembre (primo mercoledì della settimana di recupero). Si recuperano altri 2 giorni nella sesta settimana.
Materiale per l'esame
Materiale per l'esame: dispensa sui materiali I.S.A., immagini e antologia di testi (tutto sui materiali I.S.A.). Gli approfondimenti basta leggerli. IL. = illustrazione, vedi file immagini. Studiare i testi fatti in classe che si trovano tra l'antologia.
Esame
Esame scritto il 18 dicembre ore 16:00 aula 4 San Sebastiano, 2 ore, 15 domande a risposta breve + 3 domande aperte. 20 e 21 no lezione e neanche una della settimana prossima.
Il Medioevo
Medioevo: concetto indefinito, etichetta che gli storici utilizzano per dare un nome al periodo, però significa "millennio". Diverse periodizzazioni: il tradizionale 476 d.C. (caduta dell'Impero Romano d'Occidente) - 1492 (scoperta dell'America); ma se si individua il Medioevo in base a un criterio di storia istituzionale 476 – 1453 (caduta dell'Impero Romano d'Oriente) o se prendiamo come criterio quello della storia cristiana 313 (editto di Costantino) – 1517 (tesi di Lutero), se si prende in considerazione la storia economica 7mo secolo (conquista araba del Mediterraneo) – 1492.
Medioevo: il termine viene dagli umanisti, gruppo di intellettuali vissuti attorno al 15mo secolo che si fanno promotori della scoperta del mondo classico e definiscono il Medioevo l'età di mezzo tra loro stessi e gli antichi. Questo termine ha mantenuto un valore negativo, e nel Medioevo c'è chi riteneva di trovarsi in un'epoca di mezzo. Media etas era un termine utilizzato da Gioacchino da Fiore che riteneva che la media etas fosse quella in cui lui e i suoi contemporanei stessero vivendo, un'età di mezzo che coincideva con l'età del Figlio. Secondo lui la storia si divideva in età del Padre, Figlio e Spirito Santo. La terza età dello Spirito Santo doveva essere un'età di ritorno allo splendore che si sarebbe quindi contrapposta all'età del Figlio.
Fenomeni particolari del Medioevo
All'interno del Medioevo, per indicare fenomeni particolari, si ricorre ad ulteriori etichette come la “rinascita carolingia” (rinascita dell'attenzione per gli studi dei quali si fa promotore Carlo Magno) o “rinascimento” (sotto periodo del Medioevo). Nel Medioevo vi è continuità, non c'è una rottura netta tra prima e dopo, ma un processo lungo che fa sì che si succedano diverse epoche. La distinzione che si è abituati a fare è quella tra Alto Medioevo (prima metà fino anno 1000) e Basso Medioevo (periodo seguente). In area tedesca si indica come grande Medioevo quel periodo in cui si affermano le potestà della Chiesa e dell'Impero.
Il Medioevo si caratterizza anche per una grande varietà di culture, lingue di diversi popoli. La lingua del Medioevo è principalmente il latino ma vi erano anche greco, arabo e lingue volgari.
Epoca carolingia e autori studiati
In questo corso ci soffermiamo dall'epoca carolingia fino alla fine del 200 perché in questo periodo si colloca una serie di autori che viene studiata poco. Vedremo testi poco conosciuti e anche perché in questo arco cronologico si individua una certa continuità tra le opere.
Stili e retorica nel Medioevo
Gli stili e la retorica: fin dalle opere classiche si parla dell'esistenza dei diversi stili come quello alto, medio e umile (scrivere qualcosa che ha una dignità minore rispetto a ciò che viene narrato negli altri due stili). Ad esempio: vedi i tre stili su antologia, le “variae” di Cassiodoro, raccolta di lettere, e in questo passo si fa riferimento ai tre stili. “Quanto al titolo di questi libri....”: linguaggio comune = un linguaggio non particolarmente aulico, il medio e l'alto. A seconda del destinatario del nostro scritto bisogna saper scegliere uno stile adeguato, tutti gli stili devono essere maneggiabili da tutti gli autori, da coloro che scrivono, poi sarà l'opportunità a far decidere quale stile adoperare. L'esempio più grande è la Commedia di Dante dove lo stile cambia a seconda della cantica, lo stile, il lessico e la sintassi si adattano alla narrazione. Principio della retorica che si chiama convenientia: necessità che ciò che viene detto sia adeguato al contenuto e anche al destinatario. Dante quando usa lo stile umile, scrive in stile basso. Questo principio varrà per tutto il Medioevo. Necessità di adeguare la forma al contenuto e al destinatario.
Brano tratto dal De vulgari eloquentia di Dante: attorno al 1304, trattato che doveva essere in 4 libri ma alla fine fu interrotto a un certo punto del II libro. Testo che spiega cos'è il volgare illustre. “Inoltre ciò che è ottimo....”
Ci sono gli stessi principi che Dante definisce per il volgare illustre che valgono anche per il latino. Si fa riferimento al concetto della convenientia: anche il migliore dei poeti non deve usare sempre lo stile alto che è adatto solo a certi contesti. Una delle critiche è che Dante ha utilizzato elementi non dello stile alto per parlare di santi, madonna e Dio in volgare che non era il latino, la lingua propria dello stile alto.
“Ora poiché la lingua è strumento necessario... convenientia”. “Poiché abbiamo mostrato che non tutti....degnissimi”: concetto della dignitas: Dante parla del volgare illustre ma è lo stesso concetto che vale per il latino, lo stile alto richiede una dignitas: se siamo nell'ambito dello stile alto dobbiamo utilizzare uno stile, lessico adeguato. Es. vi è una vasta trattatistica medievale che ci dice che se io sto descrivendo una donna nobile deve avere i capelli biondi ecc.. e se si vuole descrivere la donna bella ma non nobile deve avere altre caratteristiche fisiche. Nel Medioevo c'è una forte attenzione alla classificazione: il cavaliere andrà a dorso del cavallo, il pastore sarà quello che avrà il mulo... vi è una classificazione che rientra nel concetto di convenienza. È conveniente, adeguato il cavallo al cavaliere e il mulo al pastore.
Il latino è ritenuto la lingua dei dotti, a Roma in epoca classica era la lingua che si parlava con il passare del tempo diventa la lingua usata dai dotti in forma scritta ma poi nel periodo dell'università 13mo secolo in avanti e lingua parlata all'università.
Innovazioni e scrittura nel Medioevo
Esempio: “Poetra nova” opera di Goffredo di Minosaldo: lezione uni: c'era un maestro che leggeva un testo e lo commentava e il commento è il latino: parte principale il testo letto e a margine il commento a sinistra. La lezione era in latino, quindi il latino era la lingua della scuola e vi erano diversi tipi di commento dipende dalla sua estensione. Lo possiamo trovare a margine o a forme di glosse dove troviamo una nota a margine solo a un certo punto del testo oppure vi poteva essere il commento alternato al testo commentato. Di solito la porzione di testo che viene commentato è sottolineato. Oppure solo il commento senza il testo.
Mercoledì 15 niente lezione, neanche 20 e 21. “Medioevo pieno” area tedesca. Una delle innovazioni dell'età carolingia è la nascita della scrittura carolina = scrittura particolarmente leggibile. Grafia promossa grazie all'impulso di Carlo Magno, promuovere un nuovo tipo di scrittura che andasse a sanare il particolarismo grafico = precedentemente c'erano diverse grafie diverse a seconda di diverse delle aree geografiche.
Anche gli umanisti promuovono un nuovo tipo di scrittura anche per questioni biologiche = la scrittura più utilizzata prima della scrittura umanistica era quella detta gotica, scrittura difficile da leggere. Introduciamo una scrittura caratterizzata da minor abbreviazioni e inoltre promuoviamo una scrittura nostra. Con l'invenzione della stampa il modello sarà quello della scrittura umanistica perché si capisce che quello è il modello più facilmente leggibile e proponibile al pubblico. Parla delle regole da rispettare se bisogna parlare di determinati amori, con determinati animali, piante ecc...
Questione linguistica
Il De vulgari eloquentia di Dante parla del volgare illustre con il latino perché Dante si rivolge a un pubblico di dotti = ci introduce alla questione linguistica.
Le lingue del Medioevo
Il Medioevo nella sua massima parte è latino, la lingua è in massima parte quella latina tuttavia vi erano anche l'ebraico, l'arabo, il greco e i volgari. Però dati che parliamo di un tempo esteso e spazi differenti queste lingue le troviamo in certi momenti del Medioevo e certe aree del Medioevo = in arabo ci sono alcuni testi medievali che si collocano in area iberica dopo la conquista da parte degli arabi.
Il greco è una lingua che ritroviamo nel momento iniziale del Medioevo e alla fine del Medioevo ma a partire dal 14mo secolo in Italia ci saranno i primi tentativi di riportare in vita la conoscenza del greco con Petrarca e Boccaccio che cercheranno di portare in Italia dei monaci (Calabro e Leonzio Pilato) che conoscevano il greco e che Boccaccio e Petrarca invitano in Italia perché insegnassero l'alfabeto del greco. In realtà i risultati che otterranno non saranno particolarmente considerevoli, il vero rilancio del greco si ha a partire dal 15mo secolo, con l'umanesimo in cui si sommano 2 fattori: riscoperta del mondo e della cultura classica + la caduta dell'impero romano d'Oriente e il trasferimento degli intellettuali greci in occidente insieme a codici in greco. La conoscenza del greco prima era mediata dalla traduzione in latino da testi greci ma con il 1400 torna ad essere conosciuto e studiato il greco in Occidente. C'è il fiorire di nomi fondamentali come Guarino Veronese, Barzizza.... personaggi che vivono un po' in Italia e un po' in Oriente e creano questo rimescolamento della cultura.
Il latino è la lingua principale, poi con la nascita delle lingue volgari vi sono diverse lingue che si collocano in aree differenti: provenzale e francese antico nelle aree sud e nord dell'attuale Francia... Ma durante il Medioevo il latino c'è sempre.
Vi è la contrapposizione del latino rispetto al volgare: proprio perché era la lingua di cultura il latino, la gran parte della produzione letteraria del Medioevo erano in latino. Per secoli il latino era considerato come l'unica lingua in grado di tradurre il pensiero nello scritto, prima come unica possibilità e poi come unico veicolo indispensabile di contenuti di impegno alto e intellettuale: prima quando esisteva solo il latino questo era l'unica lingua poi con la nascita del volgare di fatto diventa una scelta. In realtà tutto ciò che il Medioevo e l'umanesimo misero per iscritto fu in latino per quanto riguarda le arti del trivio e del quadrivio oppure i sermoni, i trattati ecc....
Inoltre il latino era la lingua della chiesa = aspetto determinante e in quanto tale era la lingua della liturgia e dell'apparato amministrativo della chiesa = anche tutti i documenti della chiesa erano in latino. Inoltre era la lingua delle istituzioni laiche. (Quando nasceranno le università verrà usato il latino come lingua scritta e parlata).
Anche la creazione artistica poteva riscuotere apprezzamento da parte del pubblico se fosse stata scritta in latino.
Struttura scolastica e lingua nel Medioevo
Una volta caduta la struttura amministrativa e istituzionale dell'impero romano d'occidente, viene meno la struttura scolastica che a Roma esisteva: al posto di queste strutture dove si imparava sono le scuole legate alla chiesa, scuole monastiche, episcopali, parrocchiali e saranno anche scuole laiche e università. Queste strutture garantivano la trasmissione e la continuità del latino (il greco invece si perse). La chiesa inoltre istituiva scuole perché da un lato chi intraprendeva la carriera monastica doveva conoscere i testi sacri che erano in latino e anche perché aveva necessità di formare laici che conoscessero il latino. Però così si garantisce sì la conoscenza e trasmissione del latino ma è un latino che man mano che passa il tempo si allontana dal latino classico.
Proprio perché la lingua cambia anche nello spazio, il latino a seconda delle aree geografiche assume alcune differenze sia a livello di ortografia e pronuncia ma anche a livello sintattico. Con il passare del tempo c'è questo progressivo allontanarsi dal latino classico.
Il latino si imparava sui testi che il Medioevo aveva ereditato dalla scuola romana e i due testi principali di grammatica erano di Donato e quelli di Prisciano e quando non venivano utilizzati questi, i nuovi testi prodotti riproponevano quanto Donato e Prisciano avevano detto e scritto. E poi c'era la lettura diretta dei testi in latino. La scuola abitava anche a parlare il latino, abbiamo varie testimonianze che ci ricordano il caso di Umberto d'Arromans che cita un aneddoto in cui (1270) racconta come chi non parlasse il latino in classe subiva delle conseguenze fisiche con punizioni corporali. (Scuola che insegna a parlare il latino = continuità linguistica).
Altra caratteristica della scuola = insegnava oltre che dai manuali e dalla lettura, anche attraverso testi in latino che parlavano della quotidianità. Per avere padronanza del latino e rendere meno ostico l'accesso di una lingua sentita distante dalla realtà del giorno, alcuni esercizi erano rappresentati dal tentativo di parlare delle cose della quotidianità in latino.
Compresenza di volgare e latino
La compresenza del volgare e del latino per lungo tempo non creò alcun problema perché naturalmente si sentiva l'appartenenza dell'una e dell'altra lingua ad ambiti ben distinti. Fra 9mo e 10mo secolo i volgari sono strumento della lingua quotidiana: sono la lingua della predicazione (814) concilio di Tur, la chiesa stabilisce che i sermoni possono essere espressi in lingua volgare e il fatto che ci sia stata decisione è indice del fatto che in questa epoca doveva essere forte il problema che ormai non tutti erano in grado di comprendere il latino.
Nello scritto il volgare comincia a farsi vedere, tra 9mo e 10mo secolo ci sono le prime attestazioni in testi non letterari di volgare italiano ad esempio i placidi capuani (documenti, in cui vi è la testimonianza di una persona in volgare che deve testimoniare che un certo appezzamento di terreno apparteneva al convento San Benedetto e lo fa attraverso il volgare, poi il resto del documento è in latino).
Nel 12mo e 13mo secolo: epoca in cui emergono alcune nuove classi sociali legate al mondo del commercio, tecnica che non usano il latino ma usano il volgare, anzi i testi che loro producono sono in volgare che diventa un mezzo di comunicazione per questo ambito sociale e in questo momento il latino diventa una scelta perché di fronte al tentativo di espandere sempre di più il volgare i difensori del latino (la classe conservatrice che volevano mantenere la distinzione di ambiti tra latino e volgare) si mettono sulla difensiva e come fare a mantenere sta distinzione? Attraverso l'imposizione di alcune norme: il latino è la lingua dei testi alti, la scuola insegnerà sta cosa. (Ora il latino quindi diventa una scelta, quindi il latino viene definito la lingua dei dotti, di cultura, che i dotti devono utilizzare per comunicare tra di loro e per produrre testi non solo quelli con ambizione artistica ma anche quelli che hanno come destinatari dotti = il De vulgari eloquentia ne è un esempio).
Quindi si parlerà di res publicam clericorum = società dei chierici = coloro i quali sanno il latino. (slide power point nei materiali I.S.A).
Vantaggi del volgare
Vantaggi del volgare = era una lingua naturale, secondo la concezione dell'epoca medievale, il latino era una lingua inventata il volgare era una lingua naturale. Il latino era stato inventato dai grammatici opporitores, coloro che pongono le basi della grammatica, cioè del latino. Ed essendo considerato una lingua naturale, più vicina alla natura, poteva essere ritenuto più importante del latino in quanto lingua non artificiale.
Latino: al pari del greco ed ebraico era una delle 72 lingue che il Medioevo riteneva si erano originati a seguito dell'episodio della torre di Babele. Secondo il Medioevo quando Gesù fu messo in croce il cartiglio era espresso in queste 3 lingue, in cui si esprimeva la motivazione della condanna di Cristo. E la prova che queste 3 lingue fossero preminenti era che quelle 3 erano le lingue che erano state scelte per dire perché Gesù era stato messo in croce. (Latino, greco ed ebraico).
Nel tempo il latino divenne una delle lingue per cui fu tradotta la Bibbia e ciò bastava definire il latino come lingua sacra.
Casi esemplari
- Etimologie di Isidoro: in questo libro vengono affrontati diversi ambiti del sapere e qui vengono date determinate definizioni all'interno di questi ambiti. Dice che sono 3 le lingue sacre, greco, ebraico e latino (condanna di Cristo).
- Brunetto Latini “Il Tesoro”: dice la stessa cosa.
Latino come lingua immutabile
Altro elemento a sostegno della posizione conservatrice: il latino è una lingua immutabile nello spazio e nel tempo: l'idea del latino come lingua artificiale si va a consolidare a partire dal 200, si considera il latino come un qualcosa che alcuni dotti avevano creato per consentire gli uomini di superare gli ostacoli che la diversità linguistica poneva. L'idea era che ci doveva essere stato qualcuno di inventare la lingua che consentisse di superare l'episodio di Babele e tornare al momento in cui tutti potessero comunicare con un unico strumento, ovvero il latino. Ma questo va contro alla legge della linguistica in cui ogni lingua muta nello spazio e nel tempo, ma dato che il latino è una lingua artificiale ciò non può avvenire.
Esempio: Dante, Convivio: “lo latino è perpetuo....transmuta”. “Anche lo latino... e altri”. Avrebbe potuto commentare quelle canzoni anche in lingua latina e questo gli avrebbe consentito di parlare a gente di altra lingua. “da qui sono partiti....diversi da noi”.
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