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International accounting 2 - Modulo 1

IAS 2 – Rimanenze

Lo IAS 2 è il principio riguardo le rimanenze. I principi sono suddivisi in diversi paragrafi: le finalità, gli ambiti di applicazioni, le definizioni. Poi si va nel dettaglio. Ci saranno informazioni sulla rilevazione e delle analisi sulla valutazione. Qual è il valore con il quale registro la voce? L’obiettivo dello IAS 2 è identificare i costi da rilevare delle rimanenze e tutti gli altri costi sostenuti per portare le rimanenze nel luogo e nelle condizioni attuali. Poi la determinazione del costo è il valore, che è il minore tra il costo e il valore netto realizzabile.

Scopo dello IAS 2

Qual è lo scopo dello IAS 2? C’è un criterio generale ed è il principio di competenza. Cosa è il principio di competenza? Qual è l’obiettivo? Attribuire nell’esercizio, nel periodo del bilancio, i ricavi di quel periodo e i costi di quel periodo. Se io ho durante l’anno prodotto prodotti finiti che a fine anno non ho venduto, lo scopo dello IAS 2 è che i costi che ho sostenuto per la produzione di questi prodotti che non vengono considerati costi di quel periodo. Rilevo in magazzino i prodotti che mi neutralizzano i costi che ho sostenuto per questi prodotti. Rilevo le rimanenze, le valuto tra il minore del costo e il valore netto realizzabile. L’anno dopo vendo questi prodotti, cosa succede? Alla fine di quell’anno ho nelle rimanenze un valore pari a 0.

Il principio si applica a tutte le rimanenze tranne: IAS 11, IAS 32, IAS 41, ED6. Si applica a tutte le società che abbiano un magazzino, tranne chi ha scorte di prodotti agricoli che sono valutati in modo diverso. Non si applica il principio a produttori agricoli e forestali, minerari e miniere che sono valutati al valore netto di realizzo. Invece, agli intermediari e distributori di merci sono valutati al fair value al netto dei costi di vendita. Le variazioni di valore sono contabilizzate a CE nell’esercizio in cui si sono verificate.

Definizione di rimanenze

Cosa sono le rimanenze? Sono beni posseduti per la vendita nel corso normale dell’attività (prodotti finiti); impiegati nel processo produttivo, (una materia prima che va a far parte poi del prodotto finito, es. legno da Ikea); materiali o forniture consumate nel processo di produzione o nella prestazione di servizi (materiali che uso per produrre).

Correlazione di ricavi e costi

Quando si contabilizza il ricavo? Quando i rischi e benefici connessi alla proprietà si sono trasferiti, il controllo sui beni è effettivo, il costo può essere determinato attendibilmente e i benefici economici fluiranno all’azienda. Qual è il valore a cui le iscrivo in bilancio? Come abbiamo visto, il principio ci dice che vanno valutate al minore tra il costo e il valore netto di realizzo. Ma il costo che cosa è? Quali voci devo inserire?

Determinazione del costo di acquisto

Nel costo di acquisto inserisco il prezzo di acquisto al netto di sconti commerciali e abbuoni. Quindi, posso avere due casi di sconti: ho una fattura prezzo di listino 100, sconto 20 = 80. Qui è facile determinare il prezzo di acquisto che è pari a 80. Alcune volte ho dei casi più complicati. Ma quando? A volte, negli accordi commerciali tra cliente e fornitore, il prezzo di acquisto può essere 100, ma al raggiungimento di 1.000 di fatturato, il fornitore dà uno sconto, un premio del 15%. E quindi nel momento in cui raggiungo 1000, la merce che ho comprato ha un prezzo di 1000 – 150. Quindi devo valutare il costo di acquisto anche tenendo di sconti di quantità che mi arrivano solo a fine anno. Se arrivo a 999 non ho diritto allo sconto, per esempio. Il problema c’è quando le aziende devono fare il bilancio, quando non sanno se il diritto di sconto si è maturato.

Esempio: periodo di analisi 1 luglio 2016, 30 luglio 2017. Se faccio il bilancio del 31.12.2016 come valuto il prezzo di acquisto? Tengo conto dello sconto o meno? Devo includere i dazi d’importazione, è un costo. Devo includere le tasse che non sono deducibili, eventuali accise. Se sono un’azienda “normale” l’Iva non è un costo di acquisto, però se io sono un’azienda per cui ho un’Iva che non posso far pagare al cliente finale e quindi la mia produzione è senza Iva e non ho diritto a incassare l’eventuale Iva credito, l’Iva è un costo. Sono casi molto limitati, potrebbe accadere nei holding o nelle società finanziarie. Poi devo considerare i costi di trasporto, perché devo tenere conto degli altri costi sostenuti per portare le rimanenze nel luogo e nelle condizioni attuali. Tengo conto di altri costi direttamente attribuibili all’acquisto. L’ultimo punto importante è che sono escluse le differenze di cambio espressione di conversione di fatture denominate in valuta estera. Quando compro in Dollari faccio la conversione nel giorno in cui mi arriva la materia prima. Se poi la conversione cambia dalla data in cui mi arriva la materia prima finché faccio il bilancio, questa differenza va rilevata come oneri/proventi finanziari. La fattura che ho in Dollari avrà poi un valore differente. 100 Dollari all’acquisto. In un mese l’Euro perde valore e in un mese 100 Dollari diventano 110 Euro, devo andare a pagare 110 e non più 100. Questi 10 Euro sono un onere finanziario. Tengo conto poi anche dei sconti commerciali e abbuoni. Tengo poi anche conto dei costi di trasformazione, e quindi dei costi che ho sostenuto per trasformare le mie materie prime in semilavorati, prodotti finiti. Devo tenere conto dei costi direttamente imputabili alle unità di prodotto, cioè la materia prima e il lavoro diretto. Non ho solo costi diretti, ma ci sono costi che dovrò imputare indirettamente, lì devo attribuire in maniera sistematica, sulla base di ipotesi di capacità produttiva normale, di spese generali fisse di produzione, spese generali variabili di produzione. Va imputato sulla base di ipotesi di capacità produttiva normale. Nel caso in cui un anno è inferiore rispetto a quella norma, questo minor utilizzo deve essere considerato un costo di esercizio e quindi non deve andare a imputare al costo di trasformazione.

Imputazione costi di ammortamento

Cosa significa questo?

Esempio: l’ammortamento di un macchinario. Come devo imputare l’ammortamento? Ho 1000 come costi ammortamenti macchinario, la capacità produttiva è di 2000 unità, la quota parte di costi ammortamento sarà dato da 1000/2000 = 0,5. La quota parte di costi di trasformazione è di 0,5. Questo sempre, indipendentemente dalla quantità di prodotti che io produco in quell’esercizio. Nell’anno 1 produco 1000 invece di 2000, che faccio? Quanto imputo? Sicuramente è 1000/1000, ma devo fare 1000/2000 che fa 0,5. Questo perché? Cosa succede se valuto in maniera non corretta i costi di trasformazione, quindi non imputo l’ammortamento sulla base di 2000 ma di 1000? Avrò delle rimanenze che la quota parte di costo ammortamento non ha 0,5 ma 1. Valuto la rimanenza con i costi di trasformazioni 0,5 in più, e questo fa sì che non consideri quel 0,5 in più come costo di periodo ma lo andrei a rinviare negli esercizi futuri tramite una maggiore valutazione di 0,5 delle rimanenze.

Esempio pratico:

  • Ammortamento = 1000
  • Capacità produttiva normale = 2000
  • Quota parte di costi ammortamento come costo di trasformazione = 1000/2000 = 0,5
  • Prodotti effettivi = 1000

Ho tutti i 1000 in magazzino. 1000 * 0,5 = 5000 (con la normale capacità produttiva). Conto economico -1000 ammortamenti, +500 variazione positiva di rimanenze = -500 perdita di esercizio.

Cosa succederebbe se non facessi così, se valutassi in maniera non corretta il costo dell’ammortamento? 1000/1000 = 1. 1000 * 1 = 1000. Ho rimanenze per 1000, e in CE -1000 di ammortamenti e una variazione positiva di 1000 = ho un risultato pari a 0. Non ho rilevato nessuna perdita. Lo scopo e la ratio di utilizzare la capacità produttiva normale è quella di evitare una valutazione delle rimanenze che includa un sottoutilizzo della capacità produttiva del macchinario. Il 500 di perdita è un costo di periodo.

Costi esclusi dalla valutazione

Poi ho altri costi, nei limiti in cui sono sostenuti per portare le rimanenze nell’attuali sito e condizione. Poi abbiamo delle esclusioni:

  • Costi di produzione per consumi di materiali e lavoro eccedenti la normalità.
  • Costi di deposito, a meno che inevitabili nel processo produttivo (se ho un processo produttivo dove devo tenere il prodotto depositato, è fermo, allora quel costo deve andare a aumentare i costi di trasformazione; esempio: Whisky di 12 anni. Il Whisky viene depositato, i costi che ho per mantenerlo fermo è un costo di trasformazione. Ogni anno aumento il valore del costo di deposito. Una volta che arriva ai 12 anni non posso più aumentare il valore dei costi di deposito).
  • Spese generali amministrative.
  • Costi di vendita.

Valutazione delle rimanenze

Abbiamo detto che le rimanenze vengono valutate al minore tra il costo e il valore netto di realizzo. Ora dobbiamo vedere come determino il costo. Il prezzo di acquisto come lo valuto? Compro una materia a un prezzo, la tengo in magazzino, guardo come va e valuto tutto al costo specifico della materia. Questo in aziende di grande dimensioni non è praticabile e gestibile e quindi ci sono dei metodi per determinare il costo. I metodi contabili utilizzati sono diversi e alcuni sono consentiti dallo IAS, altri no. Per lo IAS, le rimanenze del costo devono essere calcolate o con il FIFO o con il costo medio ponderato. Il FIFO è first in first out. Se la 1 è entrata come prima, il costo di acquisto di 1 considero come prima che esce. Ho 10 prodotti con 10 prezzi diversi. La fascia 1 (prezzo 1) la fascia 2 (prezzo 1,10) eccetera. Per me esce contabilmente prima la fascia 1, poi la fascia 2 eccetera. L’altro metodo è il costo medio ponderato e cosa faccio? Prendo le quantità che ho in magazzino, il costo moltiplicato per le quantità di ciascuna merce entrata e considero uscita tutta la merce definita a quel determinato costo medio ponderato. Il LIFO che è consentito dai principi contabili italiani è vietato dallo IAS. Lo IAS chiede che ci sia coerenza di applicazione dei criteri e quindi che si utilizzi lo stesso metodo di determinazione del costo per rimanenze di natura e utilizzo similare. Ci può essere una presenza sia del FIFO che del CMP, ma per rimanenze di natura e utilizzo similare devo utilizzare lo stesso metodo. Il LIFO invece è vietato.

Valorizzazione delle rimanenze

Ci sono casi in cui il prezzo indicato nella fattura non corrisponde al valore di valutazione della rimanenza. Esempio: ho acquistato acciaio, che ha un termine di pagamento di 60 giorni dalla data di arrivo in magazzino. Se ho una fattura che ha un termine di pagamento pari a 1 anno, nella sostanza devo tener conto dell’interesse implicito nel prezzo. Devo tener conto di un tasso di attualizzazione. L’interesse implicito è contabilizzato come onere finanziario lungo la durata del finanziamento, se la dilazione di pagamento eccede le normali condizioni di vendita. Pago 100 tra 1 anno, in realtà c’è un onere implicito per il finanziamento che mi viene dato dal fornitore. Gli oneri finanziari non sono capitalizzabili se riferibili a rimanenze che sono prodotte: in un breve periodo di tempo o in grande quantità su base ripetitiva. Solo a determinate condizioni sono capitalizzabili.

Valore netto di realizzo

Ora vediamo la seconda parte della valutazione. La valutazione è al minore tra il costo e il valore netto di realizzo. Il valore netto di realizzo non è il fair value al netto del costo di vendita, questo è importante. Il VN di realizzo è un valore specifico per la società che redige il bilancio. Una stessa materia prima può avere valori netti di realizzo diversi. Valuto le rimanenze al costo e devo verificare che il valore di merce non sia superiore al valore netto di realizzo. Se è maggiore, devo svalutare la rimanenza e allinearla al valore netto di realizzo, che non è uguale al fair value!! È il prezzo di vendita stimato meno costi stimati di completamento meno costi stimati della vendita. Esempio: magazzino materia prima dove uso il valore del costo pari a 10. Faccio bilancio a fine anno e questa materia la posso vendere a 9. Io la svaluto. Sono sicura di aver fatto una cosa corretta? Non lo so. Il 9 è il valore di mercato in quel momento. In realtà, devo vedere se tramite un processo produttivo ho un margine tale che mi permetta di recuperare il costo di 10 della materia prima.

Se il prezzo stimato è 15, costi stimati di completamento di 1, costi stimati di vendita di 1, ho un valore netto di realizzo di 13. La materia è iscritta a 10. Riesco a realizzare un valore superiore rispetto al valore iscritto in bilancio. Io la tengo a 10, anche se a fine anno la posso comperare a 9. Il valore netto di realizzo non è il fair value, ed è un valore specifico dell’azienda.

Calcolo del valore netto di realizzo:

  • Prezzo di vendita stimato
  • Costi di completamento stimati
  • Costi stimati di vendita
  • Valore netto di realizzo

Il valore netto di realizzo fa riferimento al valore che un ente ritiene di realizzare dalla vendita delle rimanenze nell’ordinaria attività imprenditoriale, ed è un valore specifico per la società. Il fair value rappresenta invece il valore cui le stesse rimanenze potrebbero essere scambiate tra controparti consapevoli e motivate in un mercato, e non è un valore specifico per la società. Il valore netto di realizzo potrebbe essere di difficile determinazione:

  • È stimato sulla base della conoscenza più attendibile al momento della valutazione.
  • Tali stime considerano le oscillazioni dei prezzi e dei costi direttamente connessi a fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio nella misura in cui tali fatti confermano le condizioni esistenti al termine dell’esercizio.
  • Valutazioni di ogni singolo elemento o di gruppo omogenei di rimanenze.
  • Svalutazioni delle materie prime solo quando i prodotti finiti sono venduti sotto costo.
  • Aggiornamento della valutazione negli esercizi successivi.

Devo vedere se il prezzo di vendita al netto dei costi di completamento e di vendita è tale da coprirmi il valore di magazzino. Devo indicare il valore totale e il valore distinto per classi significative. Poi devo indicare se ci sono eventuali rimanenze rilevate al fair value al netto di costi di vendita stimati, per quanto riguarda gli intermediari e le aziende di distribuzione. Che informativa devo dare rispetto allo IAS 2 in Nota Integrativa? Devo indicare il valore delle rimanenze imputato come costo nell’esercizio; il valore delle svalutazioni (o reversal) delle rimanenze; il valore delle rimanenze date in pegno (garanzie) a fronte di una passività.

Concetti fondamentali dello IAS 2

Quali sono i concetti fondamentali dello IAS 2? In primo luogo, le finalità e a quali tipologie di attività si applica. Dobbiamo sapere la metodologia di valutazione. Ora andiamo a vedere l’esempio -> Elementi di costo. Se ho un prodotto a 100 e ho uno sconto di 20, il mio costo di acquisto è 80. Dobbiamo scegliere nell’esercizio sottostante i costi che dovrebbero essere inclusi nella determinazione del “costo d’acquisto”.

Elementi di costo d'acquisto

Prezzo d’acquisto

  • Sconti/abbuono sul prezzo d’acquisto: Sì
  • Penali per ritardi nel pagamento: No
  • Spese di viaggio dell’ufficio acquisti: Non sono spese di trasporto, allora no.
  • Tasse
  • IVA: No, perché per l’azienda che ha un regime normale di IVA, l’IVA non è un costo.
  • Tassa sul trasferimento di proprietà: Sì
  • Tasse d’importazione: Sì

Trasporto

  • Costi di trasporto esterno: Sì
  • Assicurazione sul trasporto: Sì
  • Canone d’affitto per immagazzinaggio intermedio: Sì, perché questo canone è un costo non evitabile e quindi un costo necessario ai fini di avere la merce nel luogo e nelle condizioni attuali
  • Costo interno dello stoccaggio dopo il ricevimento dei beni: No, questo non è un costo necessario, potrebbe essere anche evitato.
  • Costo interno del trasporto tra diversi magazzini: No, questo non è un costo necessario, potrebbe essere anche evitato.

Altri costi

  • Costi per certificati di qualità: Sì
  • Costi per commissioni, “brokeraggio”: Sì

Costi di trasformazione

Segnalare, tra le voci di costo sotto riportate, quelle che dovrebbero essere iscritte come costi di trasformazione.

  • Oneri sociali per dipendenti del reparto fornitori: No
  • Salari e stipendi del dipartimento costruzioni: Sì
  • Costi di tredicesima, ferie: Sì
  • Ricambi e materiali di consumo: Sì, per esempio se il gas che utilizzo per un determinato processo produttivo va incluso
  • Consulenze esterne: No
  • Ammortamenti d’impianti e macchinario: Sono impianti e macchinari che utilizzo per produrre il determinato bene, quindi la risposta è sì
  • Costi d’assistenza legale (protezione del brevetto): No, perché è del brevetto. Cosa diversa sarebbe i costi di ammortamento del brevetto. Se utilizzassi il brevetto per il processo produttivo lo includerei
  • Canoni leasing impianti e macchinari: Sì, la logica dal punto di vista funzionale sono simili agli ammortamenti, impianti e macchinari
  • Costi di scarti di produzione (eccedenti il normale livello): La parte eccedente non la devo considerare.
  • Costi di sviluppo di nuovi processi produttivi: Sono costi per vedere se ci sono modi per produrre un bene in modo più efficace. Finché non c’è il nuovo processo produttivo, questi costi non vanno considerati che sono simili alla ricerca per nuovi prodotti. La risposta è no.
  • Imposte di registro: No
  • Rilavorazione di prodotti finiti (dovuta a bassa qualità): No. Si tratta di una inefficienza nel processo produttivo. Se lavoro bene di solito non ho rilavorazioni.
  • Salari e stipendi del dipartimento commerciale: No. Il dipartimento commerciale non ha nulla a vedere con la produzione.
  • Costi di manutenzione della mensa aziendale di Sì
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milano.cattolica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di International accounting e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gozzetti Mario.
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