Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Pagamenti tra settore privato non bancario e settore estero.

La valuta in cui viene regolato un pagamento in moneta bancaria tra due soggetti del

SPNB appartenenti a giurisdizioni diverse con valute nazionali diverse è diversa dalla

valuta nazionale per almeno una delle due controparti. Se la banca A e B

intrattengono una relazione di corrispondenza e un soggetto residente chiede alla

propria banca A di eseguire un pagamento in valuta estera a beneficio di un soggetto

che ha il deposito nella banca B all’estero, allora il beneficiario riceve l’accredito

solamente a conclusione del pagamento internazionale in moneta bancaria tra le due

banche. Eseguito tale passo La banca A addebita il deposito in valuta nazionale del

cliente che ha ordinato il pagamento e la banca B accredita il deposito del cliente

beneficiario nella propria valuta nazionale.

Può accadere che una banca acquisisca un deposito di valuta estera non come

conseguenza di una vendita di beni o servizi all’estero, ma anche prendendo a prestito

sul mercato delle valute.

Quando avviene una compravendita di valute ciascuna banca accredita la propria

valuta sul conto dell’altra: la banca A inglese acquista dollari contro sterline, o in altri

termini acquisisce un deposito di dollari presso la banca B americana.

Contestualmente la banca B americana compra sterline contro dollari ovvero

acquisisce un conto di deposito di sterline presso la banca A inglese. La transazione

avviene ad un tasso di cambio negoziato tra le parti a che competono a loro volta con

altri compratori nel mercato: la banca A cede sterline indebitandosi con la banca B in

dollari, e la banca B cede dollari indebitandosi con la banca A in sterline.

La tecnica di regolamento è differente quando le due banche non sono corrispondenti

e fanno parte di sistemi bancari diversi da quelli di UK e USA: in questo caso generale,

la banca A acquisisce un deposito in dollari presso la propria banca corrispondente

americana, la quale riceve i fondi in dollari dalla banca corrispondente americana della

banca B. Contestualmente la banca B acquisisce un deposito in sterline presso la

corrispondente inglese che riceve i fondi in sterline dalla banca A.

Una transazione sul mercato dei cambi non modifica lo stock di moneta bancaria

all’interno di una giurisdizione, ma si limita a trasferirne la disponibilità da una banca

ad un’altra. Il trasferimento di fondi in dollari dalla disponibilità della banca

corrispondente di B alla banca corrispondente di A avviene con un regolamento di MBC

della banca centrale USA. Tuttavia il regolamento in dollari negli Usa può avvenire in

un momento diverso da quello del regolamento in sterline in UK e si manifesta il

RISCHIO DI REGOLAMENTO.

Le operazioni sul mercato delle valute sono esposte quindi al rischio di regolamento.

se l’addebito della valuta non avviene simultaneamente all’accredito della valuta una

delle due parti è soggetta al rischio di non acquisire la disponibilità della valuta

acquistata e avendo già ceduta la propria. Questo tipo di rischio è nominato Herstatt

dal nome di una banca tedesca che perse la licenza bancaria a fine giornata. Nel

momento in cui aveva venduto dollari contro marchi e a fine giornata i conti di

Herstatt negli USA furono chiusi provocando perdite ingenti alle controparti. Per

eliminare questo rischio le banche ricorrono a sistemi di regolamento Payment versus

payment in cui un terzo soggetto riceve gli ordini di acquisto e vendita delle due

controparti e acquisisce la disponibilità di entrambe le valute grazie all’accesso alla

MBC delle due banche centrali e accredita in ciascuna delle due parti

simultaneamente. La CSL bank è una società creata a tale scopo nel 2002 con il

capitale di numerose grandi banche internazionali attive nel mercato dei cambi. Il

regolamento dei pagamenti non avviene più in tempi diversi. Grazie al sistema

payment versus payment la CLS bank acquisisce per ciascuna operazione ricorrendo a

conteggi netti rispetto a ciascuna banca partecipante le somme di chi vende valuta e

solo in un secondo momento procede all’accredito sui conti di chi compra la valuta.

Quindi le banche corrispondenti non regolano più i pagamenti in moneta della banca

centrale ed eliminano il rischio di credito determinato dal fatto che i due regolamenti

sono eseguiti da circoscrizioni diverse in tempi diversi, questo è possibile grazie alla

CLS che ha la possibilità di accedere alla MBC di diverse banche centrali.

GLI STRUMENTI DI PAGAMENTO ECB 2010

Gli strumenti di pagamento sono un set di procedure in grado di trasferire fondi dal

pagante al beneficiario. Esiste una varietà di differenti strumenti di pagamento,

ognuno dei quali con specifiche caratteristiche che dipendono dal tipo di relazione e

dal tipo di transazione tra pagante e beneficiario. La più grande distinzione si trova tra

cash payments e non cash payments.

CASH PAYMENTS: come banconote e monete sono associate tipcamente ad una

 transazione face to face di poco valore tra individui o tra individui e

commercianti. Questo tipo di pagamento è anonimo se nessuna delle due parti

conosce l’altra. Il pagamento è immediato e la valuta è direttamente trasferita,

il ricevente può immediatamente utilizzare le banconote ricevute in un’altra

transazione. Tipicamente non ci sono limiti nell’uso di questo tipologia di

pagamento anche se per transazioni di elevato valore il contate può necessitare

di essere rintracciato per poter contrastarne il riciclaggio.

NON CASH PAYMENTS: richiedono il trasferimento di fondi tra due conti. È uno

 strumento che si avvale del rapporto di autorizzazione dato alla banca da un

soggetto di trasferire fondi o uno strumento con il quale il beneficiario da

istruzioni alla banca per i fondi che deve ricevere da un pagante. I depositi dei

due soggetti possono essere collocati presso la stessa banca o anche su due

banche diverse. Questi strumenti si possono sottoclassificare in :

Strumenti scritturali oppure elettronici : il trasferimento di fondi viene

 eseguito attraverso registrazioni contabili sui libri degli emittenti dei

mezzi di regolamento.

Credit based o credit push: con istruzione impartita dal pagante

 Debit based o debit push: con istruzione impartita dal beneficiario previa

 autorizzazione del pagante

MONETA ELETTRONICA: è diversa da carte pre-pagate, è un valore monetario

 rappresentato da una richiesta nei confronti dell’emittente memorizzato da un

device elettronico e accettato come strumento di pagamento da tutte le

imprese oltre che da quella emittente. Può essere basato in due mezzi di

pagamento:

-hardware based : in una carta ad esempio

-software based: in un server

Le modalità di regolamento possono essere :

1. Interno tra banche residenti

2. Tramite banche corrispondenti: attraverso relazioni bilaterali o servizi forniti da

una banca terza

3. Attraverso il sistema dei pagamenti, ovvero regolamento via trasferimento

interbancario di MBC.

Le regole e procedure sono: presentazione-convalida- ammissione all’elaborazione

Per quanto riguarda la finalità del regolamento, un pagamento è considerato finale

quando diventa irrevocabile e incondizionato. Le regole di ogni sistema dei pagamenti

definiscono il momento finale in cui avviene. La fine avviene nel momento in cui le

istruzioni del pagamento sono registrate dal sistema e tecnicamente validate. Nel

momento in cui le istruzioni sono processate e il saldo finale è regolato.

I vantaggi della MBC come mezzo di regolamento:

Elimina il rischio di credito quindi (sicura)

 L’emittente assicura che non ci siano interruzioni del servizio,( continua)

 Rende sempre disponibile l’accesso al finanziamento ( liquidità)

 Non c’è discriminazione tra operatori ( neutralità)

 È unica piattaforma di regolamento che consente di economizzare la liquidità

 (efficienza)

ANALISI REALE E ANALISI MONETARIA +DESAN 2015

Dal documento di Schumpeter “ history of economic analysis” 1954 sappiamo che:

l’analisi reale proviene dal principio che tutti i fenomeni essenziali della vita

economica sono capaci di essere descritti in termini di beni e servizi, decisioni , e

relazioni su questi.

La moneta rientra nell’analisi solo nel ruolo modesto di device tecnico che è stato

adottato per facilitare le transazioni. Questo strumento senza dubbio non può essere

fuori dall’analisi. Finchè funziona normalmente, questo non influenza il processo

economico che si comporta allo stesso modo come in una economia di baratto: questo

è essenzialmente quello che la moneta neutrale implica. Così la moneta è stata

chiamata velo o abbigliamento delle cose che veramente importano. Sia dalle famiglie

sia dalle imprese nelle loro pratiche quotidiane sia dall’analista che li osserva.

Non solo può essere messa da parte quando stiamo analizzando le caratteristiche

fondamentali dei processi economici ma deve essere scartata proprio come se

tirassimo il velo sopra di essa per poterne vedere il volto. I prezzi monetari devono

permettere lo scambio di merci. Questa è la vera cosa nascosta importante dei prezzi

monetari.

La formazione del reddito deve essere guardata come uno scambio di lavoro e mezzi

fisici di sussistenza. Il risparmio e l’investimento devono essere interpretati come

mezzi di risparmio di fattori di produzione e la loro conversione in un valore di capitale

reale come costruzioni, macchine, materiali. Anche se nella forma della moneta non

sono questi beni fisici capitali che realmente sono prestati al mutuatario industriale

che chiede un prestito. I specifici problemi monetari possono essere trattati

separatamente.

L’analisi monetaria in primo piano esprime il rifiuto della proposizione che, con

l’eccezione di quello che può essere chiamato disturbo monetario, l’elemento della

moneta è secondariamente importante nella spiegazione del processo economico

reale. Necessitiamo infatti di osservare solamente il corso degli eventi durante e dopo

la scoperta dell’oro in California per soddisfare noi stessi e che queste scoperte sono

responsabili per molto più di un cambiamento nel significato dell'unità in cui i valori

sono espressi.

Non abbiamo nessuna difficoltà nel realizzare come Adam Smith che lo sviluppo di un

efficiente sistema bancario può fare molta differenza allo sviluppo la ricchezza di un

paese.

Potremmo sostenere anche teorie monetarie del ciclo economico oppure dell’interesse

senza lasciare il suo velo. Il lettore dovrebbe osservare che he non si può andare molto

lontano su questa strada senza rendersi conto del fatto che i processi monetari che

spiegano i disturbi di cospicuo ammontare non cessano di agire anche nel corso più

normale della vita economica.

Così siamo spinti, passo dopo passo, ad ammettere elementi monetari nell’analisi

reale e senza dubbi la moneta non potrà mai essere neutrale in ogni senso

significativo.

In secondo luogo l’analisi monetaria introduce elementi della moneta alla base della

nostra struttura analitica e abbandona l’idea che tutte le caratteristiche essenziali

della vita economica possono essere rappresentate da un modello di economia di

baratto.

Decisioni su Prezzi monetari, reddito , risparmi e investimenti sono supportate dai

redditi monetari: acquistano importanza e devono essere riconosciute che le

caratteristiche dei processi dell’economia capitalistica possono dipendere dal velo che

copre la faccia della moneta.

Va detto una volta per tutte che, in effetti, questo è quasi universalmente riconosciuto

dagli economisti moderni, almeno in linea di principio, e , presa in questo senso che

l'analisi monetaria si è affermata

Quindi la moneta non è mai neutrale nella storia economica, la moneta è:

Unità di denominazione del corrispettivo monetario contrattualmente negoziato

 Mezzo di regolamento

 Unità di denominazione delle attività finanziarie utilizzate per conservare potere

 di regolamento di debiti nella valuta nazionale

La tradizionale visione occidentale liberale rappresentata da John Locke nel suo

iconico conto della moneta, descrive la moneta come elemento che è emerso dal

baratto prima che lo stato esistesse.

Secondo Locke la moneta ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo delle

società europee.

La diffusione di contratti con regolamento in corrispettivo monetario, secondo John

Locke, la visione che il denaro serve per conservare valore in qualcosa di durevole,

che consente di produrre oltre i bisogni senza nessuno spreco grazie alla vendita. Tutto

ciò favorisce lo stimolo alla produttività e alla specializzazione.

La moneta quindi si afferma come consenso sociale, poiché divena un oggetto

attraente per tutti i soggetti di una comunità in quanto stabilito da un mutuo

consenso.

Quindi in un primo momento la moneta è un mezzo di pagamento che consente un

uso efficiente delle risorse riducendo i costi del baratto, e il ci valore dipende dal

valore intrinseco di ciò che la garantisce. La moneta merce è la soluzione di mercato al

problema della minimizzazione dei costi di transazione, quindi la moneta ad un certo

punto diventa l’equivalente universale delle altre merci. L’economia monetaria si

costituisce sulla base di una convergenza di convenienze e non è frutto di invenzione,

è frutto naturale dell’economia umana.

Il metallismo da Locke a Merger:

Lettura DESAN 2015

I pagamenti e la moneta sono registrazioni contabili, ma allora dietro alla moneta cosa

c’è? Non è vero che dietro alla moneta non ci sta nulla, l’espressione inglese Fiat, vuol

dire ordine, non ha un valore intrinseco. Quindi può essere creata all’infinito in quanto

registrazione contabile, proprio a tale scopo facciamo la lettura di DESAN.

In questa lettura vediamo più di una visione del tema, anche se in molti libri di testo

ne viene presentata solo una. Seguendo più o meno lo sviluppo dell’articolo si parla di

quanto sia essenziale la moneta nello sviluppo economico.

La moneta entra nel capitalismo in modo essenziale tramite tre modi:

* Mezzo di regolamento

* Corrispettivo monetario

* Accumulazione di atttività finanziarie nella valuta nazionale

L’autrice richiama la visione di John Locke, filosofo, politico e anche medico, esponente

del pensiero politico liberare. DESAN ritiene che l’introduzione del denaro sia

essenziale, in quanto si conserva un valore durevole e si consente di produrre oltre i

nostri bisogni, senza sprechi, favorendo la specializzazione e stimolando la

produttività. Se quindi la moneta ha cambiato l’economia la seconda domanda da

porci è come è nata e come si è diffusa.

Secondo Locke l’uso di qualcosa di durevole, è il risultato di un consenso sociale, ci

troviamo d’accordo nell’utilizzo di questa moneta (oggi dollari allora monete d’oro, o

d’argento). DESAN nella 3 pagina usa una parola di raro uso in inglese “BUBBLES” che

in italiano indicano qualcosa di poco valore, questo perché c’è un consenso sociale

nell’uso. I teorici puristi di bitcoin se avessero in testa una tesi di questo tipo,e se alla

base del funzionamento della moneta c’è il consenso sociale allora bitcoin poteva

funzionare, ma in realtà questa tesi del consenso sociale si è evoluta in una

spiegazione che ha cercato di stabilire perché quella cosa lì ha generato consenso

sociale.

Dall’idea del consenso sociale di Locke fino alla teoria metallista. Questa è la

spiegazione più comune che si trova nei libri, l’economia monetaria è il continuo

dell’economia di baratto. In questa tesi si contrappone l’economia di baratto e quella

monetaria è si dice che l’uso della moneta è l’esito spontaneo del comportamento

economico delle persone che hanno l’interesse di ridurre i costi di transazione.

La moneta è una merce moneta, quindi consente un uso più efficiente delle risorse, c’è

un consenso sociale dettato da un processo economico, e non è frutto di una

invenzione ma è il prodotto naturale dell’economia umana. A questa spiegazione viene

data una veste teorica: la teoria metallista va intesa nel senso che è una merce che

si presta meglio allo scambio, è un qualche metallo che sia durevole, divisibile, con

valore di trasporto basso, fungibilità cioè che non ci importa un particolare pezzo di

metallo a partità di qualità del materiale.

Il punto di partenza è Problema della doppia coincidenza dei bisogni, ed il modellino

serve per capire il costo di transazione. Si definisce costo di transazione, tramite il

numero di incontri che si possono effettuare prima di ultimare lo scambio. La

probabilità di incontrare o di trovare una persona con quel bisogno si definisce

probabilità combinata, che indica il numero atteso degli incontri da effettuare, che è il

primo modo di calcolare il costi di transazione. Ma in ipotesi di minimizzazione dei

costi, se trovare una persona che accetti argento ha una probabilità più alta, questa

merce k, cioè una merce per la quale la probabilità che la accetti è più elevata e quindi

fare meno incontri questo fa sì che possiamo usare la merce come intermediario degli

scambi.

In questo modo riduco il numero di incontri da fare perché ho trovato una merce che è

più accettata. Quella merce k, quando le persone convergono su questa e finché tutta

la società converge sull’uso di quella merce k come mezzo di regolamento. Allora la

merce diventa Moneta, quindi se si dovesse ricalcolare la probabilità di trovare

qualcuno che accetta l’offerta è altissima.

Quindi si è trovato una merce con le caratteristiche di fungibilità, divisibilità,

durevolezza, facilità di trasporto e custodia e queste proprietà trovano espressione

completa nei metalli preziosi. Questo spiega la convergenza è il consenso sociale che

proviene da una evoluzione, esiste già un mercato che poi diventa monetario.

Perché si basa su una merce di valore intrinseco e in base alla evidenza storica della

moneta ( esempio moneta nel nostro portafoglio che vale 15 centesimi) se seguiamo

questa tesi la moneta deve avere un valore intrisero e se non lo ha, si trova un

problema.

Il problema riguarda lo stato, che si appropria di questa funzione, e che parte da una

moneta di valore intrinseco fino a poi svilirla ad arrivare a non avere un valore

intrinseco.

Se è vero che la moneta ha questa origine, è quella che usiamo noi è svuotata del

valore intrinseco, allora qualsiasi altra merce può avere consenso sociale? Pagina 5

dell’articolo di DESAN, si affronta un elenco dei limiti di questa spiegazione metallista

e consenso sociale:

1.è difficile accettare l’idea che ci sia una merce così tanto accettata ma che ancora

non sia moneta, finché non è moneta la moneta merce non è accettato, allora si ha un

problema circolare.

2. Problema di costi di identificazione, che richiede la standardizzazione, ma nessun

privato ha l’incentivo a farlo finché non è moneta

3. L’economia prima di monetarizzarsi non presuppone che scambi tramite contratto,

invece nell’idea che lo scambio presupponga un corrispettivo deve prevedere un

contratto e quindi deve presupporre condizioni di ordine e di legge, ovvero una

organizzazione.

4.problema di continuità, se qualcuno usa la merce e la accumula alla fine scomparirà

dalla circolazione.

5. Non spiega affatto la moneta contemporanea Fiat, diventa una moneta non

convertibile in un’attività reale.

Teoria centrale del saggio di DESAN

Tesi la cui differenza fondamentale è che l’inizio della teoria parte dal gruppo e non

più dall’individuo. E’ vero che tra gli economisti antichi la visione metallista era la

visione più accettata e trasmessa. Mentre i sociologi e antropologi, propone una idea

di moneta che parte dal gruppo, arriveremo a concludere che non è corretto pensare

al mercato senza moneta e che diventa monetario ma bensì nasce la moneta è questa

favorisca lo sviluppo del mercato. La parola chiave è stakeholder, nonché il

responsabile della comunità.

Un modo di acquisire le risorse per la società è quello di tassare gli individui in modo

reale, in altre parole le tasse sono pagate solo da chi produce cose di interesse per la

comunità anche se non è il modo più efficiente. Ma un altro modo è acquistare le

risorse è acquistarle tramite un titolo di credito verso la comunità al soggetto che ha

prodotto la risorsa, questo credito identifica un documento di fornimento alla

comunità. In altre parole il credito che viene utilizzato per acquisire le risorse

rappresenta il valore di risorse fornite, e tutti gli individui riconoscono a quel

documento un valore.

Questo titolo di credito può diventare moneta, ma con una struttura politico

istituzionale: la seconda finalità è quello di diventare oggetto di valore che consente lo

sviluppo dell’economia monetaria. È una iniziativa privata della comunità che soddisfa

due finalità:

* Fornire un mezzo di pagamento

* Ricevuta per il valore di conferimento degli obblighi fiscali.

A Sparta si usavano dei token, moneta di nessun valore intrinseco. In qualche modo

questa tesi deve dare conto che le monete d’oro e argento sono davvero esistite.

Nella teoria metallista ci porta ad una merce con determinate caratteristiche, ma se il

sovrano deve dare una merce o una ricevuta del pagamento degli oneri, e per farlo già

di per se il token è divisibile fungibile, durevole, è difficile da contraffare.

Il fatto di scegliere oro e argento come materiale del token diventa una scelta dettata

dalle caratteristiche di durevolezza e difficoltà da contraffare. Il fenomeno di free

minting, ovvero il sovrano incentiva gli individui a fornire i materiali, che conia la

moneta è si intrattiene parte del metallo come diritto di signoraggio.

Una volta coniati i metalli hanno valore e possono essere usati nello scambio, però il

contenuto d’oro e di argento non è così importante, infatti nasce una competizione tra

i sovrani d’Europa per il conio delle moneta quando scarseggiavano i metalli preziosi

per questo motivo storicamente iniziano a svilire la quantità di metallo all’interno della

moneta. Il passaggio dalla moneta alla carta è un grande progresso.

Quindi il conio da valore alle unità, è non è la quantità contenuta che conta. Nel saggio

non si fa cenno al cartalismo, la moneta non è più una merce ma un documento.

Mentre knap ha coniato la parola cartalismo, promuovendo la tesi che la moneta

debba essere un documento emesso dallo stato, il punto di arrivo della tesi di DESAN

è che il valore del denaro non è intrinseco, né simbolico o astratto ma un obbligo a cui

il sovrano si impegna.

Collegamento al documento ICB 2010, si parla dei mezzi di regolamento in cui si

riconoscono i pre-praid instrument, ovvero una carta prepagata, che può essere

utilizzata solo nel negozio che la ha emessa. Questo credito nei confronti di chi lo ha

emesso allora non è moneta, invece se è riconosciuto dallo stato allora è

generalmente accettato ed è moneta. Per la DESAN il token è il pagamento delle

tasse, che ha un valore e gli consente di essere scambiato.

La tesi metallista ha poca evidenza storica e qualche contraddizione logica: la tesi

della convergenza spontanea degli individui verso l’uso dei metalli non spiega questi

due punti, n spiega i casi di regresso al baratto e di declinio economico in seguito al

collasso del poter centrale

* Non è il mercato che da Luogo all’esistenza della moneta ma il contrario, la moneta

ha portato allo svilupparsi dei mercati.

* Non spiega i casi di regresso al baratto e di declino economico in seguito al collasso

del poter centrale, bensì c’è Coincidenza storica tra affermazione degli Stati sovrani e

moneta: come ad esempio il Crollo dell’ unione sovietica e la decisione di emettere da

ogni stato una moneta, mentre la unificazione della Germania ha portato prima

dell’unificazione all’emissione della moneta con una conversione uno ad uno dei

marchi dell’est e dell’ovest per una decisione politica riporta all’idea di politica e

moneta che sono collegate. Un altro caso interessante di cui parla DESAN, è l’evidenza

storica del ritorno al baratto di alcune società dove collassa il potere politico, come ad

esempio il collasso dell’impero romano che ha portato al declino economico dei

territori inglesi. Questo contraddice la teoria metallista. Tornare al baratto non precede

la moneta, ma li segue perché la moneta politica ovvero lo stato collassa, quindi la

moneta dello stato è quella più facilmente accettata, se lo stato collassa, collassa

anche il sistema economico. Poiché l’utilizzo di una moneta riconosciuta da tutti

declina tornando al baratto aumentano i costi di transazione e si riducono gli scambi.

------------------------------------------------------------------------------------------------

I TASSI DI INTERESSE SULLA VALUTA NAZIONALE

Il monopolio della banca centrale sull’emissione di valuta nazionale: la moneta della

banca centrale è un titolo di credito denominato in unità in cui lo stato definisce gli

obblighi contrattuali nei confronti del settore pubblico ed è il mezzo di regolamento di

questi obblighi. La somma delle compontenti della MBC ( banconote in circolazione, in

giacenza, liquidità bancaria e saldo a disposizione del tesoro) aumenta solo in

conseguenza di acquisto-pagamento-prestito da parte della BC mentre diminuisce in

conseguenza di una vendita-rimborso-pagamento di un interesse alla BC.

La diffusione come valuta nazionale della MBC dipende dalla scelta dei residenti che

trovano conveniente sottoscrivere impegni contrattuali con corrispettivo monetario in

unità di MBC, che si regolano in via definitiva con il trasferimento al beneficiario di

MBC o al massimo con MB. La banca centrale è monopolista dell’offerta di valuta

nazionale quindi non è tenuta a negoziare il prezzo a termine nelle transazioni

finanziarie in valuta nazionale con la controparte. Quindi gode del potere di fissare i

tassi di interesse in modo unilaterale, ovvero fissa il costo dei prestiti in valuta

nazionale e la remunerazione dei saldi in valuta nazionale. Il potere di decisione dei

tassi di interesse è affidato allo stato che però delega alla banca centrale il potere di

decisione conferendogli potere di indipendenza dal governo dello stato.

La banca centrale può finanziare direttamente solo le banche, stabilendo il prezzo a

termine ovvero il tasso di interesse sulla liquidità messa a disposizione. Le banche

centrali fissano tanti tassi di interesse quanti sono i canali di finanziamento.

-Il tasso overnight 24 ore, è il tasso di interesse che viene applicato ai prestiti di

breve durata per regolare lo scoperto giornaliero. Tipicamente con garanzia

collaterale e rinnovabile. Il costo per la banca è fissato da un tasso di interesse

annuale applicato pro quota alla durata del prestito.

Numerose banche centrali fissano altri tassi di interesse per prestiti concessi a

condizioni o durate differenti. Possono essere concesse sia singolarmente alla banca

che ne fa richiesta sia in modo periodico secondo un calendario annunciato.

-sono dette operazioni di mercato aperto, operazioni rivolte al sistema bancario per

l’aggiudicazione di prestiti alle banche che prevedono fabbisogno di liquidità. Il livello

del tasso può essere positivo, negativo o zero. Inoltre la banca centrale può applicare

ad un livello minimo di saldo giornaliero di LB ad di sotto del quale scatta un tasso di

interesse penalizzante.

I tassi di remunerazione della liquidità bancaria:oltre ai tassi di finanziamento la BC

fissa anche un rendimento in rapporto al credito del saldo a fine giornata di LB ( fissato

a zero in assenza di decisioni). La misura del tasso di interesse è fissata con un tasso

di interesse annuale applicato pro quota ai saldi di fine giornata. Se è un tasso

negativo si configura come una tassa da pagare per il deposito. Il versamento di una

remunerazione consiste in una sorta di spesa pubblica che genera reddito per le

banche. Se la BC fissa un livello minimo del saldo di LB che ogni banca è tenuta ad

avere, la componente di liquidità che eccede il requisito minimo è remunerata ad un

tasso inferiore rispetto alla liquidità minima obbligatoria. Inoltre la liquidità che eccede

il requisito minimo può essere remunerata diversamente a seconda della durata del

deposito ( che accade quando la BC offre l’opzione di deposito a termine sul quale

sposta liquidità dal conto di riserva)

La remunerazione fissata dalla BC verso le banche è inferiore al costo del

finanziamento: la BC non ha necessità di finanziare la propria attività, ma il motivo è

che se il costo del finanziamento fosse inferiore alla remunerazione le banche

riscuoterebbero una sovvenzione per ottenere un prestito dalla banca centrale.

I tassi negativi: la BC ha il potere di imporre un’imposta. In questo caso la tassazione

riguarda solo la liquidità che eccede il livello minimo ed è fissata con un tasso di

interesse annuale negativo applicato pro quota ai saldi di fine giornata. La banca paga

il rendimento negativo sul deposito con un addebito diretto sul saldo di liquidità

bancaria. In questi casi si applica il tasso negativo anche ai saldi del tesoro.

Nell’attuale assetto istituzionale il possesso di banconote non produce rendimenti ne

sono oggetti di imposta. Le banconote conservano il valore nominale in modo intatto

con sola eccezione nel caso di emissione di nuove banconote. In questo caso i

possessori per sostituire le vecchie banconote con le nuove devono riferirsi alle

banche. Inoltre le banche possono alleggerire il saldo della liquidità bancaria

convertendolo in banconote.

Il finanziamento del regolamento dei pagamenti interbancari: il pagamento di una

banca ad un’altra può essere regolato attraverso una relazione di corrispondenza

grazie alla quale il deposito della banca beneficiaria presso la banca pagante viene

accreditato, ciò però espone la banca beneficiaria ad un rischio di credito. Invece al

contrario il pagamento tra le due banche è definitivo quando è regolato in MBC e cioè

quando la banca beneficiaria acquisisce un credito contabile verso la banca centrale.

Per fornire alle banche un mezzo di regolamento la BC emette MBC nella forma di un

accredito nei conti di riserva, e le banche possono accedere alla Liquidità Bancaria

solo attraverso operazioni con la banca centrale. Quindi la spesa del tesoro deve

essere finanziata dalle banche e non dalla BC direttamente. Il tesoro è l’autorità che

ha il potere di spendere per l’acquisto di beni, servizi per conto dello stato ma non ha

accesso al credito della BC. Quindi la BC è l’unico fornitore di MBC che le banche

impiegano nel regolamento finale di un pagamento interbancario.

Ad esempio nel regolamento interbancario tra due banche il cui saldo presso la BC sia

zero, la BC eroga liquidità addebitandola alla banca pagante e accredita la banca

beneficiaria. Se la banca centrale dispone di :

-la banca pagante è solvibile

-informazioni complete sull’entità della banca destinataria

-dispone dell’accesso ai bilanci delle banche

Quindi potrebbbe non imporre costi e limitazioni allo scoperto della banca pagante in

quanto l’operazione non comporta alcun costo di finanziamento.

Il mercato interbancario di Liquidità Bancaria: l’assetto istituzionale attuale vieta alle

banche uno scoperto a fine giornata che viene punito con un tasso penalizzante. In tal

modo si incentiva la formazione di un mercato interbancario della liquidità bancaria.

Una banca che si trovi a fine giornata con uno scoperto di conto ha due opzioni:

Rifinanziarsi presso la banca centrale con un prestito overnight con garanzia

 collaterale ad un tasso minore rispetto a quello penalizzante

Rifinanziarsi con un prestito di credito della banca B presso la banca Centrale.

 La banca B aumenta il rendimento del proprio attivo, la banca A si rifinanzia la

restituzione del prestito alla BC riducendo gli oneri del passivo e a fine giornata

la liquidità bancaria complessiva è zero di nuovo.

Questo avverrà se la banca B riceve una remunerazione del prestito effettuato alla

banca A ad un tasso superiore alla remunerazione che la BC offre sul saldo a credito

della liquidità bancaria. Dall’altra parte la banca a non vorra pagare alla banca B un

tasso superiore al tasso overnight della BC.

Il tasso di interesse negoziato dalle banche per un prestito interbancario overnight è

tale che:

Il costo del prestito per la banca in fabbisogno non sia maggiore a quello del

 tasso overnight della BC

Il rendimento del prestito per la banca che dispone di liquidità sia maggiore o

 uguale alla remunerazione della MBC più un premio per il rischio di credito.

Il tasso overnight interbancario fluttua all’interno del corridoio dei tassi delimitato

inferiormente dalla remunerazione overnight del saldo MBC e limitato superiormente

dal costo del finanziamento overnight della bc.

Tasso rem overnight < tasso overnight interbancario> tasso di rifinanziamento presso la BC

Per molte banche centrali il saldo minimo di LB al di sotto del quale scatta la penalità è il livello

zero. La penalità è calcolata applicando il tasso penalizzante alla differenza tra il saldo minimo

e il saldo effettivo. Il saldo minimo noto come riserva obbligatoria è calcolato come aliquota

della consistenza di una categoria di depositi bancari al passivo della banca. Tipicamente la

banca non è tenuta ad osservare ogni giorno il saldo minimo, infatti per rispettare il requisito

occorre che solo il saldo medio di LB nel corso di un periodo di mantenimento non sia inferiore

al minimo. Questo consente alle banche in modo occasionale di scendere al di sotto del livello

minimo del saldo e mitiga la necessità di dovere accedere al mercato interbancario per ogni

scoperto giornaliero, e quindi contribuisce a stabilizzare il tasso di interesse sul mercato

interbancario.

Il fabbisogno di liquidità Bancaria per regolare i pagamenti con il settore pubblico.

Le banche sono in grado di finanziare i regolamenti interbancari sul mercato della

Liquidità bancaria, tuttavia questo non è possibile quando il sistema bancario deve

regolare un pagamento con il settore pubblico o con il tesoro. Quando il settore

bancario compra banconote dalla BC, la controparte beneficiaria del pagamento è la

banca centrale quindi il regolamento del pagamento determina una condizione di

fabbisogno di LB per il settore bancario. Le banche possono soddisfare questo bisogno

immobilizzando liquidità bancaria attraverso il mercato interbancario. Tuttavia se non

rientra nel periodo di mantenimento, il fabbisogno può essere soddisfatto solamento

con un finanziamento da parte della BC.

Una situazione di questo tipo emerge quando il settore bancario deve estinguere un

pagamento nei confronti del tesoro o del settore pubblico in generale.

In questi casi detti fattori operativi, in assenza di operazioni su iniziativa della BC, il

tasso interbancario riflette l’eccesso di fabbisogno di LB fino a raggiungere il limite

superiore al quale le singole banche in deficit di LB si rifinanzieranno accedendo al

prestito overnight. Alternativamente la BC fornisce la liquidità finanziando il sistema

bancario con il metodo delle operazioni di mercato aperto: lasciando alle banche che

domandano LB di finanziarsi attingendo al mercato interbancario.

La condizione di fabbisogno di LB è alleviata quando il tesoro spende la MBC ricevuta

dalle banche, o quando queste restituiscono l’eccesso di contante alla BC. Quindi le

banche hanno la possibilità di restituire alla banca centrale i prestiti ottenuti allo scopo

di poter fare affluire MBC nelle casse del Tesoro. Infatti in un periodo temporale lungo

la somma dei fondi ottenuti dal tesoro attraverso la tassazione equivale la somma

della spesa pubblica. In modo analogo il prelievo e il versamento di banconote è

soggetto nel corso dell’anno a variazioni casuali, occasionali e stagionali.

-in qualche periodo il settore bancario è venditore di banconote alla banca centrale,

oppure il tesoro accresce le spese pubbliche, rimborso di titoli o versa interessi e

quindi in entrambi i casi la LIQUIDITA’ BANCARIA accresce, il che fa scendere il tasso

interbancario fino al limite inferiore

-in qualche periodo il settore bancario sia acquirente di banconote, oppure il tesoro

regoli transazioni per cui è creditore delle banche, come quando riscuote imposte o

emette titoli). Tali situazioni fanno accrescere il fabbisogno di Liquidità bancaria e il

tasso interbancario sale al limite superiore.

Quindi la variabilità della disponibilità di LIQUIDITA’ BANCARIA nei saldi delle banche

dovuta a fattori operativi influenza il tasso di interesse nel mercato interbancario

facendolo salire quando si crea maggiore bisogno di liquidità e facendolo scendere in

condizioni di eccesso di liquidità bancaria. Per stabilizzare le oscillazioni del tasso

interbancario la banca centrale interviene sulla LB con operazioni di mercato aperto,

quindi rende disponibile LB al tasso desiderato in periodi di fabbisogno insoddisfatto e

assorbe LB al tasso desiderato quando c’è eccesso di LB.

Il tasso di interesse che una banca paga ad un’altra per ottenere un presito di liquidità

bancaria è negoziato liberamente e risponde alla logica di domanda e offerta. È

evidente che il tasso di interesse che le banche negoziano sul mercato debba finire

per trovarsi nell’intervallo definito dalla BC e scritto precedentemente:

tasso remunerazione LB in eccesso< tasso interbancario overnight > tasso di

rifinanziamento overnight

Anche quando il rendimento della LB in eccesso è negativo può essere conveniente

per la banca che ha LB in eccesso prestare la LB ad un tasso negativo ma in valore

assoluto inferiore a quello applicato dalla banca centrale.

La negoziazione del tasso interbancario è libera ma allo stesso tempo strettamente

condizionata dai tassi ufficiali che ne fissano i limiti di variazione. Le decisioni di tasso

interbancario a sua volta si spostano all’interno del corridoio in base al fabbisogno di

liquidità bancaria. Quest’ultima a sua volta è determinata dalle operazioni del tesoro,

dalla domanda di banconote e dalle operazioni di mercato aperto della BC.

Se la BC stabilisce il livello obiettivo per il tasso interbancario la scelta può

 ricadere su un tasso intermedio ( sistema a corridoio). In questo caso la banca

centrale mantiene il tasso interbancario stabile a livello desiderato attraverso

operazioni di mercato aperto che regolano il saldo complessivo di liquidità

bancaria ad un livello tale da non creare ne fabbisogno ne eccesso.

In alternativa la banca centrale può anche fissare il limite inferiore uguale al

 livello obiettivo ( sistema a pavimento). In questo caso la banca centrale deve

determinare una situazione di eccesso netto strutturale di LB attraverso

operazioni di acquisto definitivo di attività finanziarie e titoli pubblici

I motivi del fabbisogno strutturale di Liquidità bancaria:

1. Domanda di banconote: richiesta da parte del settore privato di banconote

2. Domanda di LB: richiesta di LB per rispettare i requisiti minimi.

In questo caso il sistema bancario è strutturalmente indebitato con la BC.

Il motivo contingente di fabbisogno di LB: le banche sono riluttanti a prestare LB e il

regolamento dei pagamenti è finanziato dalla BC. Per cui le banche in eccesso

domandano un tasso di interesse maggiore del tasso per cui LB è ottenibile dalla BC.

Solamente la banca centrale riesce a condizionare e modificare il fabbisogno

strutturale e contingente di LB: attraverso operazioni di acquisto di attività finanziarie.

Le banche azzerano l’indebitamento con la BC e il tasso di mercato interbancario

diminuisce fino al limite inferiore.

BCE 2004: L’ATTUAZIONE DELLA POLITICA MONETARIA

La strategia di politica monetaria della BC prevede le decisioni sui tassi di interesse a

breve termine del mercato monetario coerenti con l’obiettivo finale ovvero la stabilità

dei prezzi nel medio periodo. Per il conseguimento dell’obiettivo primario l’eurosistema

dispone di strumenti e procedure che costituiscono l’assetto operativo della BC:

strumenti e procedure finalizzati alla stabilizzazione del tasso di interesse sul mercato

interbancario a livello strategico. La BCE fissa amministrativamente tre tassi ufficiali:

1. Tasso deposit facility

2. Tasso delle operazioni di rifinanziamento principale

3. Tasso sul rifinanziamento marginale

L’Eurosistema comprende BCE e 19 Banche Centrali. L’attivo è composto da RIF+OMA-

DF= passivo =LB+DF+C+ST: La politica monetaria è coordinata dalla BCE e condotta

dalle banche centrali nazionali BCN.

OPERAZIONI ATTIVABILI SU INIZIATIVA DELLE BANCHE:

 Operazioni di rifinanziamento marginale ovvero credito overnight a fronte di

 un collaterale alle singole banche che ne fanno richiesta RIF : la bce regola

con successo l’entità delle operazioni di rifinanziamento in modo che la

liquidità fornita al settore bancario non comporti sbilanci residui di liquidità.

Fino al 2008 l’Euro sistema ha stabilizzato la LB sulla base di stime e

previsioni dei fattori operativi e del fabbisogno di liquidità decidendo l’entità

delle operazioni di rifinanziamento. Se lo squilibrio tra liquidità fornita e

fabbisogno bancario il ricorso netto a queste operazioni è fatto in ricordo

agregato.

Depositi overnight presso la banca centrale, detto anche deposit facility per

 l’assorbimento della LB del mercato interbancario DF

OPERAZIONI DI MERCATO APERTO

 Operazioni di finanziamento su iniziativa dell’Eurosistema che ne fissa

 temrini e condizioni, sono condotte periodicamente e con procedura ad asta.

OMA.

Sono le operazioni che operano come canale principale di immissione di liquidità

bancaria tra cui troviamo:

-ORP( operazioni di rifinanziamento principali) di immissione temporanea, cadenza e

scadenza settimanale, decentralizzazione e liquidità assegnata per asta ,a tasso fisso

o variabile, competitiva ad ammontare fisso oppure a piena aggiudicazione

-ORLT( operazioni di rifinanziamento a più lungo termine): di temporanea immissione a

cadenza mensile a tre mesi anche a cadenza irregolare con scadenze fino a 4 anni.

-FINE TUNING: di immissione o assorbimento, sia temporanee che definitive ed in

valuta a procedure d’asta o bilaterali.

-OPERAZIONI STRUTTURALI: di immissione o assorbimento, temporanee e definitive

con emissione di certificati di debito e procedure d’asta e bilaterali.

Aliquota minima sul conto di riserva obbligatoria: fissazione di una aliquota

 applicabile su un aggregato di passività bancarie che determina per ciascuna

banca il livello minimo del saldo medio di fine giornata calcolato su un periodo

di mantenimento.

Misure non convenzionali di politica monetaria condotte a partire dal 2008 in poi

 come il quantitative easing.

Il tasso di rifinanziamento principale è stato di fatto il livello obbiettivo del tasso sul

mercato interbancario fino al 2008, questo è stato il target del mercato interbancario.

Dal 2008 non è più riuscito ad essere il target ovvero mantenerlo nella parte centrale

del corridoio anche se sembra che dal 2012 anche se la BCE non ha annunciato il

tasso è stato lasciato scendere fino al pavimento, infatti dal 2012 ha iniziato il

quantitative easing, con l’acquisto definitivo di titoli che a scadenza saranno

ricomprati ,questo meccanismo fornisce liquidità e ovviamente il tasso interbancario

non può trovare stabilità ma rimane nel pavimento dei tassi.

La tavola 4.2 si divide in parte A e parte B, raccoglie le passività di riserva obbligatoria

dividendole in quelle con aliquota 0 e con l’aliquota è 1%. Queste aliquote

ovviamente possono cambiare.

L’obbligo di riserva, va osservato come media, il rispetto dell’aliquota viene calcolato

alla fine di un certo periodo di mantenimento, e sé ciascuna banca ha rispettato

l’obbligo di riserva, calcolando la media dei saldi di fine giornata dei conti di riserva,

nel grafico si vede l’inizio del periodo di mantenimento e la fine del periodo di

mantenimento. A fine periodo si cerca sempre di alzare la media dei saldi.

La prima nota da fare è che un effetto della riserva obbligatoria è quello di accrescere

il fabbisogno di liquidità delle banche, è possibile anche la situazione in cui la RIS

obbligatoria ha poco effetto sulla LB ovvero quando c’è assenza di obbligo.

Negli usa le banche possono soddisfare la riserva obbligatoria contando il valore delle

banconote in giacenza mente non vale in Europa. Facendo ciò riduce il fabbisogno di

liquidità, e quindi siamo andati spesso vicini al fatto che la riserva obbligatoria non

aggiunge nulla al fabbisogno delle banche.

Perché la BCE è interessata a tenere la riserva maggiore ? Le aliquote sono molto

basse in tutti i paesi sviluppati. Accrescere il fabbisogno delle banche dovrebbe far sì

che la BCE abbia maggior controllo sui tassi di interesse, ovvero effetto di trasmissione

di politica monetaria. Anche se esistono tanti altri modi di trasmissione di politica

monetaria.

Un altro aspetto della riserva obbligatoria è la mobilizzazione della riserva

obbligatoria. Vuol dire che ciascuna banca sa di poter tenere un saldo maggiore o

minore della riserva a secondo della convenienza. A cosa serve la mobilizzazione?

Quali conseguenze porta?

Rende la domanda giornaliera di liquidità bancaria più elastica al tasso interbancario,

se dovessero rispettare la riserva, la domanda di liquidità non sarebbe elastica al

tasso interbancario, e se tuttavia non rispettano la riserva devono pagare la penalità

ovvero 2,5 punti base sopra il tasso delle Operazioni di Rifinanziamento Principale.

Quindi le banche avrebbero elasticità zero, mentre il poter usare la media rende la

domanda più elastica: la logica di una banca è quella per cui se oggi il tasso di

interesse è insolitamente alto allora sfrutto l’opportunità e riduco il saldo ma

recupererò nei giorni successivi con saldi più positivi. Se invece il tasso è basso le

banche prendono a prestito, mentre prestano liquidità quando il tasso è più alto,

ovvero le banche concorrono ad offrire liquidità al mercato.

La volatilità è giornaliera molto pronunciata che è effetto della mobilizzazione della

riserva obbligatoria. Nell’articolo si parla del problema riscontrato dalla BCE, che è un

dettaglio ma utile per approfondire i meccanismi di liquidità bancaria, ovvero

l’esigenza di far coincidere le aste delle ORP con l’inizio di un periodo di

mantenimento: le aspettative hanno un effetto su questo, e sinteticamente l’idea è

che se ho un periodo di mantenimento che si sovrappone con la ORP di 2 settimane e

nel corso di questo finisce ed inizia un periodo di mantenimento questo può mettere in

moto delle aspettative sull’aumento dei tassi, creando degli effetti di underbidding o

overbidding delle ORP.

Ovvero viene chiesta minore o maggiore liquidità di quanto in realtà ne abbiano

bisogno, quindi la soluzione è stata la maggiore brevità delle ORP, e poi far coincidere

inizio e fine di mantenimento con la definizione di ORP.

La remunerazione della liquidità che fa parte della riserva obbligatoria, non ha una

regola, ma tipicamente è maggiore della remunerazione sulle riserve in eccesso, che

invece era pari a zero.

Nel caso dell’Eurosistema la riserva obbligatoria è remunerata al tasso delle ORP o

meglio alla media dei tassi marginali di aggiudicazione delle ORP: è vero che sono a

tasso fisso oggi, ma per un lungo periodo sono a tasso minimo e quindi il tasso

marginale di aggiudicazione è quello più basso a cui ho dato liquidità alle banche. La

banca ultima che riceve liquidità ha un tasso marginale di aggiudicazione che è

prossimo al tasso delle ORP.

Le funzioni della riserva obbligatoria sono

1.accrescere il fabbisogno strutturale di liquidità bancaria a condizione che il

fabbisogno determinato dall’aliquota minima sia superiore a quello in assenza di

obbligo.

2.ridurre la volatilità dei tassi di interesse del mercato interbancario.

Tema su cui c’è troppa confusione, la finalità dell’aliquota non è quella di difendere i

risparmiatori, ne quella di regolare l’ampiezza del moltiplicatore dei depositi.

La riserva obbligatoria non è la tutela dei correntisti. E cambiare l’aliquota della riserva

serve a contrarre la domanda è l’offerta di moneta, ma ciò non rientra nello scopo. Il

tasso interbancario schizza sul soffitto del corridoio e le banche chiedono un

rifinanziamento marginale.

M= mB con

M aggregato depositi

m moltiplicatore dei depositi

B liquidità bancaria

È sbagliato pensare che posso agire sul l’aggregato di depositi agendo su m e su B

ma in realtà è che in base ad M poi dovrò avere B. il volume del credito bancario non è

vincolato dalla base monetaria ovvero dalla liquidità bancaria a disposizione delle

banche ne dall’aliquota di riserva obbligatoria.

Alla luce di quanto abbiamo detto l’effetto di mettere la liquidità di moneta è quello di

far scendere il tasso interbancario al pavimento. In un sistema basato su moneta non

convertibile il volume del credito non dipende dalla disponibilità di riserve ovvero di

liquidità bancaria ma dal costo della stessa liquidità bancaria, ovvero dal costo di

rifinanziamento della banca e poi degli spread del rischio del debitore, il costo degli

accantonamenti nel bilancio della banca a copertura del prestito:

tasso sul prestito concesso da una banca= costo della liquidità bancaria+ spread

dovuto al rischio del debitore+ costo degli accantonamenti a copertura

dell’esposizione al rischio della banca.

Nel momento in cui la banca concede un prestito il fatto che abbia in riserva o che non

c’è la abbia quella liquidità costa uguale.

Il moltiplicatore delle moneta e l’effetto del quantitative easing:le banche centrali

hanno immesso molta liquidità nel sistema e la liquidità è cresciuta in maniera

eccezionale, se dovessimo accettare l’idea che il moltiplicatore dei depositi incrementa

la liquidità bancaria e quindi anche il volume del credito, allora dovremmo registrare

molti più concessione di credito.

Negli usa i quantitative easing sono stati tre 3 i cui la linea rossa sono i conti di ogni

banca preso la federal reserve del proprio distretto.Linea blu è una proxy per il credito,

non c’è esplosione del tasso di crescita ma addirittura situazioni inverse.

Per l’Euro sistema la situazione è diversa, la linea blu è aumentata ma con QE dal

2015 in poi, ciò che era accaduto prima era che le banche del nord non prestavano più

alle banche del sud, è quindi alcune banche accumulavano e le altre dovevano

rifinanziarli presso BC.

Con l’inizio del QE non ha accresciuto il credito: le riserve in eccesso sono cresciute in

maniera eccezionale e senza che ciò corrispondesse ad una crescita del credito

bancario altrettanto eccezionale. La conseguenza di immissione di liquidità bancaria

nel settore bancario al di sopra della domanda di riserve è quella di far diminuire il

tasso interbancario verso il pavimento del corridoio dei tassi ufficiali e non quella di

dare impulso al credito.

Le banche devono finanziare l’acquisto netto di banconote a beneficio dei clienti, e poi

finanziare il saldo del tesoro poiché la liquidità del tesoro viene prima concessa alle

banche che ad esempio Acquistano titoli dal tesoro oppure Pagano le tasse verso il

tesoro.

DISTINZIONE TRA OBIETTIVI FINALI E OBIETTIVI OPERATIVI

La scelta strategica di politica monetaria della BC sono finalizzate al perseguimento

degli obiettivi finali fissati dal proprio statuto: ad esempio la BCE ha come obiettivo

finale la stabilità dei prezzi e come obiettivi secondari la piena occupazione e la

crescita economica equilibrata, mentre la Fed ha come obiettivi principali la massima

occupazione, i prezzi stabili e i tassi di lungo termine moderati. Generalmente le

banche centrali fanno riferimento al tasso interbancario come obiettivo operativo. Le

variazioni al tasso interbancario si trasmettono al resto del mercato monetario.

In nessuna delle due banche centrali è fissato un tasso target quantitativo, ma

indipendentemente se lo sono dato al 2% per la FED e intorno e vicino al 2% per la

BCE (mentre all’inizio era compreso tra lo 0% e il 2%).

Il tasso di interesse interbancario che in Europa è chiamato EONIA è l’obiettivo

operativo. È il tasso con cui le banche a fine giornata che non possono chiudere in

rosso prendono a prestito liquidità. Il tasso interbancario è quindi un tasso a 24 h a

brevissimo termine. Visto che sono le banche riescono a immettere liquidità nel

sistema, la BCE attraverso il controllo del tasso interbancario ha un forte grado di

controllo. Il tasso interbancario quindi funge da meccanismo di trasmissione di politica

monetaria è un obiettivo operativo della BC affinchè riesca a raggiungere gli obiettivi

finali. Infatti le variazioni impresse sul tasso interbancario influiscono sul mercato

monetario che ha sua volta ha impatto sul mercato finanziario.

Quali assetti operativi possono esssere utilizzati per fare politica monetaria? O meglio

come fanno le banche centrali a stabilizzare il tasso interbancario a livello target? Si

devono distinguere due sistemi:

a) SISTEMI SENZA REMUNERAZIONE DELLE RISERVE IN ECCESSO

b) SISTEMI CON REMUNERAZIONE DELLE RISERVE IN ECCESSO

La remunerazione sulle riserve in eccesso è uno dei tassi ufficiali ma è ben diverso

dal tasso di remunerazione di riserva obbligatoria in eccesso.

Nei sistemi della prima tipologia a) la banca centrale fornisce al sistema bancario un

volume di liquidità pari a quello che le banche richiedono in corrispondenza del tasso

interbancario obiettivo. Questo sistema è stato utilizzato dalla FED fino al 2008. Dove

l’offerta di riserve è verticale e modificata dalla banca centrale, mentre la domanda di

riserve( ROB+LB) è in funzione del tasso interbancario target. L’elasticità della

domanda è bassa o prossima a zero poiché le banche possono reagire al tasso

interbancario con la mobilità ovvero se il tasso interbancario attuale è maggiore del

target le banche domandano meno liquidità mentre se il tasso interbancario è minore

di quello target le banche domandano più liquidità.

Tasso interbancario > tasso di rifinanziamento marginale => la domanda di liqudità si

azzera

Tasso interbancario < tasso di rifinanziamento marginale => la domanda di liquidità

cresce

Quando il tasso interbancario ovvero il costo opportunità di tenere riserve bancarie è

uguale a zero, per le banche non è costoso tenere liquidità in eccesso, quindi sono

indifferenti circa l’ammontare di riserve.

La FED sosteneva tuttavia che esistessero costi nascosti detti costi di STIGMA ovvero

costi aggiuntivi oltre al tasso di rifinaziamento.

Nel sistema senza remunerazione delle riserve non esiste un vero e proprio tasso

target, ma ci sono condizioni che spostano il tasso target sopra o sotto il tasso

interbancario.

Al contempo nei sistemi con remunerazione delle risorse si deve distinguere:

-sistemi a corridoio: per cui la banca centrale limita la volatilità del tasso interbancario

intorno ai tassi ufficiali di lending rate e deposit rate.

-sistemi a pavimento: per cui la banca centrale fornisce al settore bancario un volume

di liquidità superiore a quello che le banche richiedono in corrispondenza del tasso

interbancario obiettivo.

Il sistema a corridoio è adottato dall’eurosistema dal 1999. Quando il tasso

interbancario è uguale a quello della remunerazione delle riserve in eccesso, il costo

opportunità delle riserve è zero, quindi le banche sono indifferenti sull’ammontare di

riserve. Nel sistema a corridoio, il tasso interbancario obiettivo è situato in una

posizione mediana o intermedia tra i due tassi ufficiali di lending rate e deposit rate.

L’obiettivo è raggiunto quando la quantità domandata di liquidità è la stessa che è

immessa dalla banca centrale. Le operazioni di mercato aperto immettono o

rimuovono liquidità bancaria in modo da mantenere il tasso di mercato il più possibile

prossimo all’obiettivo. Nel calibro dello operazioni di mercato aperto la banca centrale

deve disporre di previsioni sulla domanda di riserve e sui fattori operativi.

Il sistema con remunerazione a pavimento è adottato dalla FED a partire dal 2008. I

massicci acquisti di attività finanziarie da parte della FED dal 2008 al 2014 ha fatto

crescere la LB oltre il fabbisogno delle banche ovvero oltre la liqudità domandata e la

riserva obbligatoria. Il tasso interbancario di mercato si stabilizza a un livello prossimo

alla remunerazione. Ed in condizioni di liqudità abbondante il tasso obiettivo sul

mercato interbancario non può coincidere con la remunerazione delle riserve in

eccesso. Per ripristinare il corridoio servirebbe:

-drenare molta liquidità bancaria, attraverso operazioni di vendita di titoli

-aumentare in maniera rilevante l’aliquota e le passività soggette a riserva

obbligatoria.

Con questo sistema la banca centrale arriva ad avere maggiore liquidità senza

cambiare il tasso di interesse al di sotto del livello target. Ovvero consente alla BC si

non vincolare il raggiungimento dell’obiettivo operativo (tasso interbancario) a una

determinata quantità di LB e di evitare il conflitto che si presenta tra obiettivo

operativo e fabbisogno di liquidità da parte del SB. Ovvero separa la gestione di LB per

il raggiungimento dell’obiettivo operativo dalla gestione di LB finalizzata a soddisfare

una domanda eccezionale di LB.

Il sistema a pavimento porta le seguenti conseguenze:

-riduce il costo di gestione della liquidità

-riduce la necessità di ricorrere a liqudità infragiornaliera che anche se finalizzata allo

stesso scopo può non essere sufficiente e comporta costi per le banche e rischio di

credito per la BC.

- riduce il volume delle attività sul mercato interbancario: a tal riguardo si distinguono

due posizioni per cui, il mercato interbancario è frutto di informazioni, dall’altra

posizione il mercato esprime quanto la BC riesce a controllare il tasso, il mercato è

conseguenza di decisioni istituzionali.

Come si spiega l’influenza del tasso interbancario sui tassi del mercato finanziario? Il

livello dei tassi ufficiali influenza l’intera struttura dei rendimenti delle attività

finanziarie che dipende dalle caratteristiche dei titoli negoziati. Quindi due titoli con

caratteristiche identiche hanno in equilibrio lo stesso prezzo di mercato. La differenza

di prezzo tra due titoli con differenti caratteristiche dipende da:

Rischio di credito o insolvenza: lo spread tra titoli con stesse caratteristiche ma

 diverso emittente dipende dalla differente qualità del creditore ovvero dal

premio per rischio.

Durata residua: lo spread di rendimento tra titoli con stesse caratteristiche e

 stesso emittente dipende dalla diversa scadenza dei titoli.

Trattamento fiscale: la differenza di tassazione può incidere su differenze di

 rendimento.

La liquidità di mercato dove è negoziato il titolo influisce sui prezzi ai quali i titoli

 sono venduti prima della scadenza. Ovvero influisce sulla negoziabilità, un

mercato amplio e spesso incide sui prezzi.

La banca centrale agisce sui tassi a breve ma come fanno ad influenzare quelli a

medio-lunga scadenza? Attraverso la scadenza per questo è importante la durata

residua.

LA STRUTTURA DEI RENDIMENTI ATTESI NEL MERCATO MONETARIO E FINANZIARIO

Fissando il costo della liquidità bancaria, la BC determina per una durata il prezzo a

termine della valuta nazionale. A sua volta questo condiziona il livello e la struttura dei

prezzi delle attività finanziarie denominate in valuta nazionale. I titoli pubblici sono

un’attività finanziaria prossima alla LB che le banche sono disposte ad acquistare ad

un prezzo che corrisponde ad un rendimento non inferiore al costo della LB necessaria

per finanziarne l’acquisto.

La scadenza residua del titolo è generalmente più lunga della durata del

finanziamento della banca centrale che invece è limitata a scadenza brevi. Ovvero la

banca sa che il tasso di interesse al quale finanzia l’acquisto è variabile, in quanto

soggetto a variazioni imponibili dalla BC. Il prezzo del titolo dovrà essere tale da

garantire un rendimento atteso non inferiore all’aspettativa dei futuri tassi a breve fino

alla scadenza. E l’incertezza delle aspettative ovvero la consapevolezza che

l’evoluzione dei tassi possa essere diversa da quanto previsto riduce il prezzo dei titoli

a scadenza lunga facendone salire il rendimento.

Un altro elemento che fa capire la differenza nel prezzo di una attività finanziaria è il

diverso rischio di credito dell’emittente che ha emesso il titolo. Di solito i titoli pubblici

sono soggetti a minore rischio di credito a seconda che la banca centrale sia sempre

disposta a comprare tali titoli in modo incondizionato.

Da una parte il livello dei tassi di interesse nel mercato della liquidità bancaria

influiscono sui rendimenti delle attività finanziarie, dall’altro lato la struttura dei

rendimenti per scadenza riflette le aspettative dei futuri tassi nel mercato della LB e il

grado di fiducia nelle aspettative.

Il passaggio da obbiettivi operativi a obiettivi finali passa tramite il mercato finanziario.

Il punto di partenza è il mercato monetario con il successivo passaggio al mercato

finanziario.

C’è un forte elemento di arbitraggio tra asset finanziari a scadenza 1 anno e tutto il

mercato finanziario si muove in quel modo, come anche tutte le scadenze brevi come

ad 1 mese titoli pubblici. Per i titoli sono presenti nel grafico le serie di titoli con

scadenze più lunghe ovvero a scadenza 5 anni e prendendo titoli pubblici federali e

titoli privati con medesima scadenza. ( titoli federali, sono diversi da titoli governativi

dei più piccoli stati)

La differenza tra i titoli a scadenza 5 anni è che sono divisi per fasce di rating ( triplo a

e triplo b). Dal grafico è evidente come i tassi del mercato monetario si muovono

insieme ma anche che i tassi tra 2006 e 2007: il rendimento a 5 anni è minore del

rendimento a breve, contrariamente agli altri periodi. Non solo i titoli pubblici ma tutto

il mercato finanziario in quel periodo presenta quell’anomalia. È un periodo breve dal

punto di vista della storia perché riguarda solo 10 anni. Ma andando indietro nel tempo

si vedrebbero altre anomalie.

Un’altra osservazione se guardiamo solo il mercato finanziario: intorno al 2008-2009 si

allarga il divario tra rendimenti su titoli pubblici e privati, anche il differenziale tra

triplo a e triplo B, inoltre la linea blu sta sempre più bassa della linea rossa ovvero la

differenza sta nel premio per il rischio.

Il rischio del credito sembre essere stato stabile fino al 2007, con uno schiacciamento

nel 2004, ovvero gli investitori vedono poco differenziale di rischio trai titoli anche di

diverso rating o titoli pubblici.

Il divario nel premio per il rischio si apre durante la crisi: dove si registra la tendenza

flight to quality, volare verso la qualità, ovvero che gli investitori disinvestono dalle

società a rischio e investono in titoli pubblici osservando che è vero se il tasso dei

titoli pubblici il loro prezzo sale poiché hanno minor rischio e sono più appetibili e chi

disinveste vende quindi c’è qualcuno che compra gli altri asset più rischiosi, si

stabilisce quindi un diverso prezzo di equilibrio, ovvero ci sono caratteristiche diverse

che spiegano le differenze di prezzo di equilibrio, la media del mercato che si osserva

dalla serie grafica, ovvero la media delle aspettativa è aumentata quindi il premio per

il rischio è mutato e si allarga il differenziale.

Lo spread registrato tra titoli pubblici e titoli privati è spiegato dalla diversa qualità dei

titoli e dal diverso rischio di credito degli emittenti. Nel 2008 è visibile come si

incrementa lo spread di rischio tra strumenti del mercato monetario e lo stesso

incremento di spread tra strumenti si registra anche nel mercato finanziario.

Passato il picco della crisi il rendimento delle attività rischiose bbb scende ma il divario

dei tassi rimane comunque molto più ampia rispetto al periodo prima della crisi.

Struttura dei rendimenti sulle attività di medio lungo periodo è meno compatta di

quella del mercato monetario e meno prossima all’obiettivo della fed. Lo spread tra

titoli privati e pubblici dipende dalle diverse caratteristiche dei titoli, come la liquidità

del mercato che per il mercato dei titoli pubblici è più amplia, anche dal diverso rischio

di credito, e dalla durata residua diversa.

(Il Rendimento effettivo a scadenza: è il tasso di interesse che eguaglia la somma dei

flussi di cassa attesi al suo prezzo di mercato.)

-Rendita perpetua e zero copuon Bond -Definizione di tasso di interesse reale-

Definizione di rischio di tasso di interesse

Il legame concettuale tra capitolo 3 di matematica finanziaria e i paragrafi 1.14 e 1.15

il governo della moneta, dove c’è una spiegazione concettuale di tasso di interesse è

del perché vale la relazione descritta. M=M’/1+i° ovvero il confronto tra moneta spot

pagata oggi è la moneta a termine pagata in futuro sono uguali al tasso i temporale.

A cosa ci serve il rendimento a scadenza?

Per ricordare la relazione prezzi-rendimento. Cosa determina la struttura dei

rendimenti nel mercato finanziario? Da una parte sicuramente il rischio di credito

diverso influisce a fare una differenza nella struttura dei rendimenti. Ma che rapporto

c’è tra rendimenti a scadenza e trasmissione di politica monetaria? Come mai il

rendimento a 5 anni è sempre superiore di quelli a scadenza breve diversamente da

quanto successo durante la crisi?

La BC emette una valuta nazionale senza vincoli di parità è tecnicamente in grado di

fissare amministrativamente la remunerazione e il costo di finanziamento per ogni

scadenza temporale lasciando al mercato il compito di determinare il premio per il

rischio. Ma allora come mai il rendimento a 5 anni è sempre superiore di quelli a

scadenza breve diversamente da quanto successo durante la crisi?

È una pratica consolidata che le banche centrali si concentrino solo sul brevissimo

termine e lasciando il mercato la possibilità di formulare non solo il premio per il

rischio ma anche la struttura dei rendimenti intera. In primo luogo questa scelta delle

banche si basa sul concetto è sulla tesi che sia bene lasciare al mercato la

formulazione della struttura dei rendimenti poiché aggiunge informazioni. Nota bene

che le operazioni di rifinanziamento a 3 e 4 anni effettuate durante la crisi nel 2012

costituiscono un’eccezione alla pratica di non fissare tassi a lunga scadenza. Poiché la

BCE facendo prestiti alle banche a 3 anni ha imposto un rendimento a lunga scadenza

che ha poi influito sulla struttura a scadenza.

Se guardiamo ai redimenti dei titoli federali americani:

La distanza fra i tassi è aumentata progressivamente. Anche se c’è una sorta di

ciclicità dovuta alla politica monetaria. La linea blu è determinata dalla politica

monetaria. Nel 79-80-81 i tassi sono aumentati in modo significativo, la motivazione al

fatto che i tassi sono aumentati in modo significativo è poiché è aumentata

l’inflazione.

Il movimento che domina nei rendimenti è dovuto alla politica monetaria. Mentre nella

differenza tra i singoli titoli nel corso del tempo si apre il divario: sono esattamente

ordinati per scadenza quasi sempre nella serie, subito prima del 1980 sono tutti sopra

la linea blu mentre dopo sono sopra: le variazioni dei rendimenti sono generalmente

correlati. Dal 2001 in poi, mentre dal 200 la politica monetaria abbassa il tasso di

interesse, ed i tassi sono meno volatili.

Il tasso operativo è stato prossimo allo zero per molti anni, mentre tra 2008 e 2015 il

rendimento ad un anno ci ha messo un po’ per scendere a zero e poi per risalire

rimanendo comunque stabile.

In sintesi le osservazioni empiriche sulla curva dei rendimenti per scadenze sono le

seguenti e le sintetizziamo prima di poter analizzare quale teoria sta alla base dei

movimento dei tassi.

La curva è una foto in un istante nel tempo ( quindi non una serie temporale)

 mettendo sul grafico il rendimento per ogni scadenza.

A parità di altre caratteristice la durata residua di un titolo influenza il prezzo e

 quindi anche il rendimento: i rendimenti di titoli federali con scadenze residue

differenti sono generalmente differenti.

La variazione dei rendimenti di titoli con scadenza residue differenti sono

 generalmente correlate

Il rendimento di titoli più lunghi è maggiore di solito del rendimento di titoli più

 corti.

Quando cambia il rendimento dei titoli più corti, la variazione del rendimento sui

 titoli più lunghi sono meno amplie.

Quando il rendimento dei titoli più corti è stabile per molto tempo le variazioni

 di rendimento dei titoli più lunghi sono meno contenute.

Le informazioni sulla struttura dei rendimenti per scadenza si possono riassumere

nella curva dei rendimenti, possono esserci tipologie di curva come :

1. Curva crescente o curva normale.

2. Curva ascendente

3. Curva piatta

Quali tassi di interesse le banche centrali controllano direttamente? Il tasso di

rifinanziamento delle banche e la remunerazione sui tassi di riserva delle banche.

Oppure il tasso di rifinanziamento marginale e il deposit facility. Quali altri tassi di

interesse le banche centrali potrebbero controllare direttamente con la stessa

previsione ma che normalmente non fanno? Potrebbero fissare una remunerazione

diversa per scadenze diverse. Ci sono alcuni esempi di remunerazione superiore alle

24 h. ad Esempio il rifinanziamento marginale a 3 anni, che tuttavia era una

operazione straordinaria. Quali tassi di interessi le banche ritengono tassi obiettivo? Le

BC considerano il tasso obbiettivo solitamente il tasso di interesse del mercato

interbancario.

Teorie alla base dei movimenti dei tassi

(Cap. 3 e 5 di Mishkin e ultimi paragrafi libro governo della moneta)

Titoli emessi da emittenti diversi e scadenze diverse hanno rendimenti diversi. Se il

titolo che rende il 3% è considerato superiore da tutti, la domanda dei titoli si

sposterebbe completamente e modificherebbe il prezzo dei titoli (relazione prezzo Su

rendimento giù) significa che i soggetti considerano indifferenti tra i due titoli con

rendimenti diversi. La causa di questo è la scadenza? Principalmente si. La differenza

di prezzo tra due titoli con diversa scadenza residua e stesso emittente riflette la

condizione di indifferenza del sentimento medio del mercato rispetto ai due titoli: se la

condizione non è rispettata, aggiustamenti di portafoglio farebbero crescere il prezzo

dei titoli più appetibili e diminuire i prezzi di quelli meno appetibili finchè i rendimenti

tornino a rispecchiare la condizione di indifferenza.

La differenza di prezzo tra un titolo a breve ed uno a lunga scadenza può essere

spiegato da:

1.Le attese sui tassi futuri a breve termine e influiscono sulla politica monetaria, ciò

che gli operatori si aspettano sulla dinamica futura è un fattore che influenza la

struttura dei rendimenti.

2. Eventuali fattori di habitat preferito riconducibili alla preferenza di genere all’attivo

titoli con scadenza conforme alla scadenza del passivo. Alcuni operatori hanno

caratteristiche per cui preferiscono titoli con determinate caratteristiche come titoli di

lungo termine con possibile effetto di habitat preferito.

3. L’holding period dipende da quando tempo detengo il titolo e a quale prezzo vendo

il titolo detenuto, quindi il prezzo diverso può essere determinato da un premio per la

liquidità che valuta l’impatto sul prezzo di una variazioni delle condizioni di mercato

durante la vita residua del titolo.

Fattore sulle aspettative 1. Per comprendere l’effetto delle aspettative dobbiamo

costruire un modello interpretativo con varie ipotesi, di cui quella fondamentale è

l’ipotesi di perfetta sostituibilità tra titoli con scadenze residue diverse ,

ovvero che a parità di rendimento atteso e dato l’orizzonte temporale previsto, gli

investitori sono indifferenti rispetto alla durata dei titoli.

Le altre ipotesi sono:

- ogni operatore tende a massimizzare il proprio investimento nel periodo di

detenzione

- Non ha preferenza tra orizzonti temporali

- Gli investitori hanno risorse liquide illimitate serve per eliminare il problema

delle aspettative

- il rischio di credito è escluso dicendo che il titolo non ha rischio di credito per

nessuna scadenza oppure che ogni titoli ha rischio di credito identico per

tutte le scadenze.

- i costi di transazione non esistono

- tutti gli investitori sono degli arbitraggisti del mercato finanziario

quindi scelta tra due titoli con scadenza a 1 anno e 2 anni, in cui l’investitore si trova

a scegliere tra i due titoli. Con le due opzioni con orizzonte temporale di 2 anni

1. Acquistare il titolo a 2 anni

2. Acquistare il titolo a 1 anno e reinveste il titolo per un altro anno

Se gli investitori sono arbitri e vale la condizione di indifferenza porta ad equivalere e

rendere indifferenti i due titoli. Questa condizione di indifferenza si realizza se i

rendimenti di queste due opzioni sono identici.

Il rendimento sui 2 è il 4% annuo. Il rendimento totale è 8.16% Se ipotizziamo che il

titolo a un anno ha un rendimento 4% e che reivenstendolo per un altro anno al 4%, il

rendimento totale è comunque 8.16%. quindi vale la condizione di indifferenza.

Mentre se il titolo rende al 4% annuo e il tasso di reivenstimento atteso è il 3% allora il

rendimento totale è 7.12%. L’operatore che va in cerca di reinvestimento non

sceglierà l’opzione inferiore quindi non vale la condizione di indifferenza. Quindi gli

operatori compreranno i titoli a 2 anni poiché rendono l’8.16%. di conseguenza il cui

prezzo sale e ne modifica il rendimento del titolo finché i due titoli non rendono lo

stesso. Infatti la condizione di indifferenza impone che le opzioni diano un rendimento

uguale.Quale è il rendimento sul titolo a 2 anni che resituisce la condizione di

indifferenza? 3.5% dato da 1.0315^2-1.

Formulario:

rendimento del titolo a 2 anni: (1+i2)^2-1

rendimento del titolo a 1 anni reinvestendolo un altro anno: (1+i1)(1+ie)-1

per la condizione di indifferenza: (1+i2)^2-1=(1+i1)(1+ie)-1

da cui si ottiene che i2=i1+ie/2 nell’ipotesi di perfetta sostituibilità tra titoli con

diversa scadenza il rendimento del titolo a 2 anni è la media tra il rendimento del titolo

ad un anno e il rendimento atteso dello stesso titolo emesso l’anno dopo.

Analizziamo adesso la seconda ipotesi 2.Eventuali fattori di habitat preferito :a parità

di rendimento atteso e dato l’orizzonte temporale previsto per l’investimento gli

investitori preferiscono detenere titoli con scadenze più brevi. Questo costituisce la

seconda ipotesi di imperfetta sostituibilità tra titoli di diversa durata.

La preferenza è dovuta al fatto che i titoli con scadenze più brevi comportano un minor

rischio di variazione del prezzo del titolo nel caso l’investimento debba essere

liquidato prima della scadenza naturale. Infatti si deve notare che la variazione del

prezzo di un titolo in risposta ad una variazione dei rendimenti di mercato è tanto più

marcata quanto è più lunga la durata residua del titolo. Quindi il prezzo dei titoli a più

lunga scadenza è relativamente più sensibile a una variazione dei tassi di mercato.

Quindi il rendimento di equilibrio del titolo a due anni dipende anche da un altro

fattore che noi chiamiamo h, o premio di liquidità che gli investitori richiedono per

sostenere il rischio di variazioni di tasso di interesse nel corso della vita del titolo.

La condizione di indifferenza tra titolo a scad 2 anni e titolo a scad a 1 anno è

rispettata quando il rendimento del titolo a 2 anni è uguale al rendimento del titolo ad

1 anni reinvestito alla scadenza per un altro anno più il premio di liquidità ( che

rispecchia lo spred che il sentimento medio del mercato richiede per compensare il

rischio di tasso di interesse. Nonché i2=i1+ie/2+ h

Le tipologie di curva dei rendimenti e le sottostanti aspettative:

1. Curva dei rendimenti con forte inclinazione positiva: prevede un aumento dei

tassi di interesse a breve termine

2. Curva dei rendimenti con modesta inclinazione positiva: prevede che i tassi di

interesse a breve termine rimangano invariati

3. Curva dei rendimenti piatta: prevede che i tassi a breve termine diminuiscano

moderatamente

4. Curva dei rendimenti ascendente o inclinata negativamente, prevede che i tassi

a breve termine diminuiscano notevolmente.

La forma ,gli spostamenti e l’inclinazione della curva dei rendimenti nel tempo sono

spiegati dall’effetto combinato delle aspettative della futura politica

monetaria( ovvero sulle aspettative sui tassi di policy) e dal premio per la liquidità.

Quest’ultimo cresce all’allungarsi della scadenza del titolo e spiega perché la curva dei

rendimenti è generalmente inclinata positivamente (crescente). Il premio di liquidità è

tanto maggiore quanto è più elevata l’incertezza sulla politica monetaria futura.

Quando la BC agisce modificando i tassi a breve, i tassi a lunga scadenza tendono ad

essere più stabili quanto più il mercato ha anticipato questa variazione e la ritiene

consistente con le aspettative. Mentre quando la BC lascia invariati i tassi a breve per

lungo tempo, i tassi a luna tendono a fluttuare maggiormente in risposta alle mutevoli

aspettative sulla futura politica monetaria.

2.1 METODI E PROBLEMI DI MACROECONOMIA MONETARIA

2.1.1 Teoria, modelli e paradigmi nelle scienze economiche

L’oggetto di studio delle scienze economiche (e ciò vale anche per tutte le altre

scienze sociali) è il complesso sistema di relazioni tra individui che formano la società,

e che l’economista analizza avvalendosi di un procedimento di astrazione. Ciò

consente la costruzione di una spiegazione teorica e la formulazione di un modello

interpretativo finalizzato a ridurre la complessità del fenomeno oggetto dell’indagine. Il

fine è quello di disporre, innanzitutto, di una descrizione sintetica della realtà oggetto

di analisi, compresa la scelta dei “fatti stilizzati”, e cioè delle regolarità di cui il modello

si propone di spiegare le cause.

La fase preliminare della costruzione di un modello interpretativo si fonda su un

paradigma che consiste nel quadro di riferimento interpretativo all’interno del quale

organizziamo il nostro pensiero in relazione a ciò che osserviamo. In questa fase,

definiamo le domande e gli obiettivi della ricerca, le ipotesi semplificatrici

fondamentali (ivi comprese le ipotesi di comportamento dei soggetti che fanno parte

del sistema), il criterio metodologico, nonché i fatti stilizzati sui quali concentrare

l’attenzione teorica.

Ogni modello è dunque, per definizione, una rappresentazione parziale della realtà che

esso si propone di indagare, utile tuttavia se ci aiuta a migliorare la nostra

comprensione del fenomeno esaminato, anche offrendo delle indicazioni prescrittive

indirizzate a conseguire determinati obiettivi. La sua utilità, rispetto agli scopi per i

quali è stato formulato, si manifesta grazie al confronto tra le sue conclusioni e le

osservazioni empiriche.

La verifica empirica può irrobustire o indebolire la validità delle conclusioni del

modello. Quando le conclusioni di un modello sono ritenute sbagliate, e le conclusioni

prescrittive del modello sono reputate inefficaci, è possibile migliorare il modello

interpretativo ripensando alcune delle ipotesi semplificatrici, oppure rielaborarlo

all’interno di un diverso paradigma. Ciò in quanto il paradigma scelto come quadro di

riferimento teorico inevitabilmente condiziona l’analisi dell’economista, e può

indirizzarne la visione al punto da arrivare a trascurare aspetti così rilevanti da

compromettere la validità delle conclusioni.

2.1.2 Il campo di indagine dell’economia monetaria

Le scienze economiche si articolano in diversi settori di indagine, come la storia delle

idee, la storia economica, la geografia economica, la microeconomia, la

macroeconomia, l’economia internazionale, industriale, dello sviluppo e

dell’innovazione, delle politiche pubbliche, del lavoro, dell’ambiente, l’economia

finanziaria e l’economia monetaria. Quest’ultima viene comunemente intesa come

area di ricerca indirizzata principalmente alla teoria della moneta e della politica

monetaria.

In realtà, l’ambito della disciplina deve considerarsi più ampio. Nella sua seconda

accezione, il termine “economia monetaria” indica uno specifico sistema di

organizzazione economica in cui i trasferimenti di valore avvengono all’interno di un

libero rapporto contrattuale che include l’obbligo di corrispondere un corrispettivo

monetario. Definendone in tal modo l’oggetto di studio, l’economia monetaria si

estende anche al modo in cui il carattere monetario del sistema influenza le scelte

degli agenti economici e, in ultima analisi, la crescita, l’occupazione, la distribuzione

del reddito e il ciclo economico.

Nella storia dell’analisi economica, l’interesse per il carattere monetario dell’economia

si è sviluppato nel più ampio contesto dell’analisi delle modalità con le quali le azioni e

le interazioni di una molteplicità di soggetti decisionali, legati da una rete di relazioni

economiche, producono un risultato complessivo. Benché la macroeconomia si sia

affermata soltanto nella seconda metà del XX secolo, numerosi contributi analitici

avevano precedentemente affrontato il problema del funzionamento e della dinamica

generale del sistema economico. Ed è per l'appunto con la diffusione dell’uso della

moneta, che stabilisce un nuovo tipo di legame tra gli agenti economici, che si afferma

l’interesse per l’analisi dei sistemi economici nel loro insieme.

2.1.3 Lo studio della dimensione monetaria nella storia del pensiero

L’interesse per il carattere monetario delle relazioni economiche è parte integrante di

una molteplicità di paradigmi interpretativi. Nella storia del pensiero economico

occidentale dell’era moderna si afferma col pensiero mercantilista nell’epoca

dell’espansione del commercio internazionale. Nel XVIII secolo, gli economisti

fisiocratici studiano la circolazione dei flussi monetari e delle merci tra settori

economici, ciascuno caratterizzato da una diversa funzione nel sistema.

Il metodo di rappresentare le relazioni economiche come interazioni fra settori

giungerà fino alla macroeconomia contemporanea, in cui le varie unità decisionali

sono suddivise a seconda dei diversi ruoli e obiettivi (come, ad esempio, produttori e

consumatori, banche e imprese). Ciascun settore, pur conservando un certo grado di

eterogeneità al proprio interno, riunisce unità decisionali associate da una comune

funzione economica. È il metodo che fu fatto proprio dagli economisti appartenenti

all’economia politica classica (compreso il suo massimo critico, Karl Marx). Questi

dedicarono principalmente la propria ricerca al tema della crescita e della distribuzione

del prodotto in un sistema nazione, analizzando i fattori che spiegano la produzione e

lo scambio di merci riproducibili, tipiche dello sviluppo industriale, nonché i conflitti

distributivi tra le nuove classi sociali.

L’attenzione per il carattere monetario dell’economia si attenua con il tentativo della

scuola marginalista di costruire un modello del sistema economico in cui gli attori

economici non sono più divisi per settori o classi sociali, ma ciascuno è “agente

economico” interessato a massimizzare la propria utilità. Nel paradigma marginalista,

la teoria intende innanzitutto spiegare il sistema dei prezzi relativi in un’economia di

puro scambio sotto un vincolo di risorse scarse, dove il processo produttivo è descritto

come un processo di trasformazione delle risorse produttive in beni finali. Sviluppando

un metodo che è alla base dell’economia neoclassica, quantità e prezzi sono spiegati

dall’equilibrio di mercato che rende compatibili le diverse scelte individuali, ciascuna

delle quali è l’esito di un processo di massimizzazione vincolata.

La condizione di equilibrio economico generale è quella in cui il mercato di ogni

prodotto e di ogni fattore produttivo è in equilibrio. La dimensione monetaria è qui del

tutto secondaria, dal momento che la soluzione del modello vale a prescindere dal

fatto che gli scambi avvengano per via diretta (baratto) oppure grazie

all’intermediazione di una merce-moneta.

Quando però, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nei paesi relativamente più avanzati, si

ripetono episodi di instabilità dell’attività economica, di improvvise e violente cadute

dei redditi e dei prezzi, e del nuovo fenomeno della disoccupazione di massa, il

rinnovato interesse per la dimensione monetaria dell’economia porta all’elaborazione,

nei primi anni del XX secolo, di una serie di teorie del ciclo economico, la gran parte

delle quali indicano nelle fluttuazioni dei flussi monetari e del credito bancario le cause

principali delle crisi ricorrenti.

Le teorie del ciclo confluiscono nella costruzione dei modelli della macroeconomia, che

si concentrano su un numero ristretto di variabili aggregate come il prodotto e il

reddito complessivo, il livello generale dei prezzi, l’occupazione, la domanda per

consumi e per investimenti in capitale fisso. Un profondo rinnovamento nel metodo si

deve a John Maynard Keynes, il quale assegna all’analisi monetaria un ruolo centrale e

primario nella comprensione della dinamica dei sistemi economici. In questo senso, si

può affermare che la macroeconomia nasce come teoria applicabile esclusivamente a

un’economia monetaria.

2.1.4 Economia monetaria e macroeconomia

I modelli macroeconomici si affermano dopo che, negli anni ’30, l’economia mondiale

viene colpita da una crisi (la “Grande Depressione”) che si trascina fino allo scoppio

del conflitto della Seconda Guerra Mondiale. Essi si propongono di sviluppare un nuovo

metodo di analisi “aggregata” in grado di spiegare le cause di fondo delle frequenti

crisi economiche e di proporre rimedi, sia di carattere ciclico (per neutralizzare o

limitare i danni delle fluttuazioni dell’attività economica), sia di carattere strutturale

(per irrobustire il sistema allo scopo di prevenire l’instabilità).

La macroeconomia si sviluppa attorno a tre aspetti fondamentali. Il primo è

l’attenzione per il valore aggregato delle transazioni. Ciò consente di studiare i modi in

cui la dimensione monetaria influenza il funzionamento complessivo del sistema,

benché a scapito del contenuto reale delle singole transazioni. Il valore aggregato

degli stock (ad esempio, il valore delle attività finanziarie in essere a un dato punto del

tempo) e dei flussi (ad esempio il Pil) è un valore nominale (e cioè misurato in unità

della valuta nazionale). Ad esso può essere assegnato un ‘valore relativo reale’

soltanto confrontandolo a d un altro valore nominale in un tempo differente, dopo

averne opportunamente ricalcolato il valore al livello dei prezzi del tempo di

riferimento. È ciò che è comunemente descritto come il procedimento finalizzato a

‘deflazionare’ un valore nominale, e cioè depurarlo dall’inflazione.

Il secondo aspetto è quello dell’analisi delle interrelazioni tra diversi settori

dell’economia, principalmente tra settore pubblico e settore privato e, all’interno del

settore privato, tra famiglie, imprese e banche, nonché tra settore dei residenti e

settore estero. Tener conto delle interrelazioni tra diversi settori economici consente di

osservare ed esaminare i flussi e le relazioni finanziarie sia dal punto di vista del

creditore che da quello del debitore (un’analisi agevolata dalla contabilità settoriale) e

di indagare gli effetti di retroazione (e cioè gli effetti che il settore A esercita sul

settore B e che a loro volta si riflettono ancora su A).

Il terzo aspetto è il contenuto prescrittivo dei modelli macroeconomici. Questi si

propongono di studiare la dinamica del sistema. Di conseguenza, se il sistema

economico non è in grado di raggiungere una posizione ottimale, l’analisi intende

fornire ricette di politica economica nel senso più ampio (cicliche e strutturali).

2.1.5 Due paradigmi per lo studio della macroeconomia

Se è vero che la macroeconomia nasce come teoria monetaria, e se è comunemente

riconosciuto che i fenomeni monetari esercitano una formidabile influenza sui processi

decisionali delle unità economiche e quindi sulla dinamica del sistema (una

convinzione ulteriormente corroborata dall’osservazione dei caratteri della crisi

finanziaria globale del 2008), resta aperta la questione dell’impatto dei fenomeni

monetari e finanziari sulle caratteristiche fondamentali (di “lungo periodo”) del

sistema economico.

Se il carattere monetario delle società contemporanee è incontestabile, resta

controversa la natura dell’interazione tra fenomeni monetari e reali. Alla domanda se

un modello macroeconomico che intende spiegare il volume complessivo della

produzione e dell’occupazione debba partire dal riconoscimento della natura

monetaria dell’economia, oppure possa prescinderne per evidenziare più

efficacemente le dinamiche fondamentali delle scelte individuali vengono fornite due

risposte, fondate su due diverse impostazioni metodologiche.

Secondo il paradigma dell’analisi reale, è legittimo studiare un’economia monetaria

evidenziando in primo luogo i fenomeni fondamentali del processo economico di

mercato, a prescindere dall’impiego pratico della moneta come mezzo di pagamento.

Si ipotizza dunque che il comportamento e i processi decisionali degli agenti economici

rispondano ad obiettivi di produzione e di consumo che si misurano in quantità reali e

in prezzi relativi, e non ai valori puramente nominali dettati dall’unità di conto scelta

per i mezzi di pagamento. Secondo questo paradigma, agenti economici le cui scelte

fossero condizionate dai valori nominali soffrirebbero di un comportamento non

razionale, detto “illusione monetaria”. Dunque, le variabili che contano in

macroeconomia, sia come causa che come effetto, sono misurabili come quantità

reali. Queste comprendono sia i fattori reali (il volume della produzione, il numero

degli occupati, il capitale fisico, la tecnologia, le preferenze degli attori economici), sia

i valori nominali depurati dall’effetto dei prezzi (il tasso d’interesse reale, i saldi

monetari reali, i salari reali).

Con questa impostazione metodologica, la dimensione monetaria dell’economia può

avere ripercussioni sulla dimensione reale quando un suo cattivo funzionamento (ad

esempio, un aumento del livello dei prezzi) comporta dei costi misurabili in termini

reali (ad esempio, una riduzione del PIL reale) comportando una perdita di benessere

sociale. Allo stesso modo, l’eventuale diffusione di comportamenti non razionali può

rendere le variabili monetarie elementi di disturbo (di “breve periodo”) del sistema

economico.

Secondo il paradigma dell’analisi monetaria, la dinamica macroeconomica è a tal

punto condizionata dalle relazioni monetarie e finanziarie che queste incidono

direttamente sullo svolgimento del processo della produzione e del consumo di merci.

Se questo è vero, qualsiasi modello interpretativo che non tenga conto in maniera

essenziale della sfera monetaria è logicamente inadeguato. Secondo questa

impostazione, le caratteristiche essenziali del sistema economico non possono essere

rappresentate da un modello fondamentalmente indistinguibile da quello applicabile

ad un’economia senza moneta (di baratto). Flussi e consistenze monetarie, attività e

passività finanziarie, crediti e debiti, influenzano la formazione delle scelte.

Non si tratta, in questo caso, della conseguenza della formulazione di un’ipotesi di

“illusione monetaria”. Al contrario, la rilevanza delle grandezze monetarie nello studio

della dinamica del sistema si basa sulla logica dei rapporti contrattuali, e cioè della

necessità che i flussi di cassa in entrata siano sufficienti a finanziare gli esborsi in

valuta nazionale previsti. In tal modo, prezzi assoluti, redditi nominali, flussi monetari

e consistenze di attività finanziarie assumono un’importanza che va al di là dei valori

deflazionati di queste variabili.

2.1.6 Due diverse idee del ruolo sociale della moneta

La valuta nazionale nelle società contemporanee è emessa dalla banca centrale, a cui

lo Stato delega la funzione di autorità di emissione. Essa è contemporaneamente un

bene privato (il cui valore appartiene al suo possessore) e un oggetto sociale (il cui

valore trae origine da un determinato contesto istituzionale). Comprendere i motivi

della sua affermazione nelle società umane significa innanzitutto comprendere quali

esigenze soddisfa l’uso della moneta. Così come l’uso del linguaggio soddisfa

l’esigenza di comunicare, è evidente che l’uso del denaro rende possibile un

complesso sistema di relazioni contrattuali che sarebbe difficilmente concepibile senza

di esso. Ciò che nel pensiero economico contemporaneo rimane controverso, tuttavia,

è il rapporto tra moneta e Stato.

Secondo la tesi metallista, l’invenzione della moneta si deve all’azione di individui che,

praticando un’attività di scambio in cui chi cede un oggetto di valore lo fa a condizione

di riceverne in cambio un altro, scoprono che l’uso di una merce che funge da

intermediario degli scambi riduce i costi di transazione. Senza l’ausilio della moneta, la

possibilità di scambiare una merce con un’altra si limita alle occasioni di incontro tra

controparti la cui volontà di acquisto e cessione di merci sia perfettamente speculare:

L’individuo A deve essere disposto a cedere una quantità del bene X identica a quella

che l’individuo B intende acquistare a fronte della cessione di una certa quantità del

bene Y, che a sua volta deve essere identica a quella che A intende acquistare. La

soluzione per ridurre gli elevati costi di transazione è quella di scegliere una merce con

determinate caratteristiche di non deteriorabilità (come i metalli preziosi) come merce-

moneta.

L’uso di una merce-moneta trasforma un’economia di baratto in un’economia

monetaria, moltiplicando le occasioni di scambio e fornendo un’unità di misura del

valore di tutte le altre merci, il cui prezzo sarà espresso in termini della merce-moneta.

L’invenzione della moneta è dunque un fenomeno privato, che incontra lo Stato

soltanto in un secondo momento, quando lo Stato ne diventa il gestore e il beneficiario

(e non sempre anche a vantaggio dei cittadini).

La tesi cartalista è sostanzialmente opposta. Non è il mercato che attraverso una

convergenza spontanea di interessi individuali crea la moneta: è la moneta che pone

le condizioni per lo sviluppo del mercato. E non è lo Stato a sottrarre la moneta

all’iniziativa privata. È invece lo Stato stesso che pone le fondamenta del concetto di

moneta.

Ciò avviene grazie ad un processo evolutivo attraverso il quale il gruppo, la comunità,

cessa di acquisire risorse con il trasferimento forzato di beni e servizi in natura (e cioè,

imposte in forma reale) e inizia ad acquisire risorse per il bene pubblico in cambio di

un segno di riconoscimento, destinato a tutti coloro che hanno conferito risorse alla

comunità. Nel distribuire l’onere fiscale, i responsabili della comunità obbligano i suoi

membri ad esibire e restituire periodicamente un attestato di credito (imposte in forma

monetaria). Il titolo di credito nei confronti dello Stato ha dunque un valore in quanto

consente di saldare i propri obblighi fiscali. Esso si presta dunque anche ad essere

accettato come mezzo di pagamento rendendo possibile lo sviluppo del mercato. Il

valore che i privati riconoscono al titolo di credito, dunque, non è né intrinseco, né

puramente astratto: esso deriva dalla natura di credito nei confronti della comunità

verso la quale tutti i membri del gruppo sono fiscalmente debitori.

A differenza di quella cartalista, la tesi metallista ipotizza che la propensione allo

scambio prevalga spontaneamente su altri modi di cessione del valore e non richieda

l’esistenza dello Stato, fornendo in tal modo una giustificazione all’approccio

metodologico dell’analisi reale. Lo scambio monetario, in questo caso, non è che un

riflesso di uno scambio originario di beni reali contro beni reali.

La tesi metallista non fornisce, tuttavia, una spiegazione esauriente di come si afferma

una scelta condivisa di una singola merce come intermediario degli scambi; né spiega

come l’uso di metalli preziosi come merce-moneta si sia potuto fondare su un valore

intrinseco estremamente difficile da accertare. Non spiega come un sistema di scambi

di baratto si possa affermare senza un’infrastruttura istituzionale (e quindi di uno

Stato) che ne garantisca il regolare funzionamento; né è in grado di spiegare il

fondamento del valore della moneta non convertibile, tipica dell’era contemporanea.

2.1.7 Equilibrio economico generale e moneta

Nella teoria dell’equilibrio economico generale (EEG), la natura monetaria delle

transazioni è una caratteristica non essenziale del modello interpretativo. La teoria

affronta il problema dell’allocazione di risorse scarse tra usi alternativi e spiega come

si forma il vettore dei prezzi relativi ai quali gli individui che fanno parte del sistema

economico sono disposti a scambiare con altri la propria dotazione iniziale di risorse

allo scopo di migliorare la propria posizione iniziale secondo le proprie preferenze. La

moneta ha un ruolo subordinato al processo produttivo. Essa è soltanto “l’olio

lubrificante” di un’attività che è, e resta, un’attività di scambio di merce contro merce.

L’ipotesi di comportamento (“axiom of reals”) è che gli agenti economici formulano le

proprie scelte di produzione, consumo e investimento allo stesso modo in cui le

effettuerebbero in un’ipotetica economia di scambi diretti di merce contro merce (o di

“baratto”), e cioè sulla base di obiettivi reali quali la disponibilità di risorse produttive

e il proprio benessere. Non soffrono, dunque, di illusione monetaria. Se è pur vero che

gli agenti economici percepiscono un reddito monetario che poi spendono in beni di

consumo, il loro comportamento è assimilabile a quello di uno scambio diretto tra

prestazioni lavorative e beni di consumo. Alla stessa stregua, le imprese trasformano

servizi produttivi in beni di consumo e di investimento. In questo senso, comprendere

la formazione della ricchezza reale significa andare al di là del fenomeno puramente

monetario, avendo piena cognizione della differenza tra valori nominali espressi in

unità monetarie e valori reali che esprimono quantità di prodotti utili.

Il fatto che gli scambi siano mediati o meno da una merce-moneta non modifica le

preferenze, i vincoli, gli obiettivi e quindi le scelte reali degli individui, né le conclusioni

del modello. Dietro l’apparenza dei prezzi nominali c’è la realtà dei prezzi relativi.

Dietro il reddito nominale c’è la realtà delle risorse reali a disposizione, delle ore di

lavoro, e delle conoscenze tecnologiche che determinano il volume del prodotto.

Dietro a un prestito monetario c’è la rinuncia a consumare beni e servizi oggi per

ottenere una maggiore disponibilità di beni e servizi domani, grazie al tasso

d’interesse reale ottenuto dal prestito. La moneta, dunque, svolge solo la funzione di

assegnare dei valori nominali in un’economia di scambio i cui partecipanti agiscono

sulla base di una logica di costi e benefici misurabili in termini reali, non meramente

nominali.

Allo stesso modo in cui la moneta non è essenziale al modello, altrettanto si può dire

per la presenza del settore pubblico. Le caratteristiche essenziali del modello non

comprendono lo Stato, ma solo un insieme di individui, ciascuno animato da una

propensione allo scambio finalizzata a massimizzare la propria utilità. La non

essenzialità dello Stato nel modello è coerente con la visione metallista della moneta

(per la quale l’uso del denaro nasce da un’iniziativa privata finalizzata alla riduzione

dei costi di transazione) e rispecchia una corrente di pensiero delle scienze sociali, e

cioè una concezione individualistica (invece che organicistica) della società,

affermatasi in economia con il paradigma marginalista nel XIX secolo.

2.1.8 Stock di moneta e prezzi nella teoria quantitativa

La teoria quantitativa della moneta (TQM) fornisce la dimensione monetaria al

modello dell’EEG. Essa mette in relazione la consistenza di moneta in essere (misurata

come “stock”, ovvero come consistenza a un dato punto del tempo, o come

consistenza media nel periodo considerato) con il flusso di pagamenti che hanno luogo

in un dato periodo di tempo. Valore del flusso dei pagamenti= somma del prodotto tra

prezzi e quantità oggetto di transazione

Poiché, in ogni periodo di tempo, il contenuto reale delle transazioni, e cioè le

quantità di beni e servizi scambiati, è spiegato a prescindere dalla moneta, ne

consegue che il livello dei prezzi e lo stock di moneta sono legati da una relazione che

sarà tanto più stabile quanto più il rapporto tra flusso dei pagamenti e stock di moneta

(chiamato “velocità di circolazione”, V) è stabile. In altre parole, si definisce V il

rapporto tra il valore dei pagamenti effettuati in un certo periodo di tempo (uguali al

prodotto delle quantità scambiate, T, per i loro prezzi unitari, P) e lo stock di moneta

(M) che ha reso possibili quei pagamenti.

V= PT/M

dove:

�� = �� ����.

Poiché il valore al numeratore è un flusso e quello al denominatore è uno stock

(tipicamente misurato come consistenza media nel periodo), la dimensione del

rapporto sarà tanto più elevata quanto più lungo è il periodo considerato

(comunemente, un anno).

-Se lo stock di moneta (M) è quello che gli agenti economici considerano necessario e

sufficiente per consentire il flusso dei pagamenti (PT),

- se le quantità (T) scambiate siano determinate al di fuori di questa relazione (sono

cioè esogene al modello),

- se ipotizziamo che il rapporto tra lo stock desiderato di moneta e il flusso dei

pagamenti sia costante,

allora il livello (nominale) dei prezzi è determinato esclusivamente dal valore

(nominale) dello stock di moneta in circolazione. Ciò significa che un aumento

dell’offerta di merce-moneta ne riduce il prezzo relativo rispetto a tutte le altre merci,

facendo quindi crescere proporzionalmente i prezzi nominali di tutte le altre merci nei

confronti della merce-moneta che è l’unità di misura dei prezzi.

Il fenomeno contrario ha luogo in caso di riduzione dello stock di moneta. Tali

variazioni influiscono esclusivamente sulla misura dei prezzi nominali e non intaccano

l’equilibrio generale del sistema: al variare dello stock di moneta, quantità prodotte e

prezzi relativi e tutte le altre variabili reali (compreso il tasso d’interesse reale) restano

invariati.

Si viene così a stabilire, all’interno di questo preciso paradigma teorico, una relazione

causale tra “stock di moneta” e livello generale dei prezzi.

2.1.9 Offerta di moneta, reddito reale, velocità e prezzi nella teoria quantitativa

La TQM fornisce una spiegazione del livello generale dei prezzi (dunque, una

grandezza “macroeconomica”) che dipende da tre fattori:

a) la politica monetaria;

b) il volume complessivo del prodotto reale;

c) la domanda di moneta per transazioni.

Consideriamo ciascuno di questi tre fattori nel contesto teorico della TQM.

La politica monetaria è l’offerta di moneta decisa dall’autorità pubblica che emette la

moneta di Stato in regime di monopolio. Poiché è definita al di fuori del modello,

l’offerta di moneta è detta “esogena”, e poiché si ipotizza che essa sia controllata

direttamente dall’autorità emittente (banca centrale), l’offerta di moneta è anche una

variabile strumentale della politica monetaria.

Il volume complessivo del prodotto reale (y) misura la produzione di beni e servizi

finali (prodotto interno lordo) nel periodo di riferimento. Vale qui l’ipotesi dell’EEG che

esso sia determinato esclusivamente da fattori reali, e cioè dalle risorse iniziali del

sistema economico, dalle conoscenze tecnologiche e dalle preferenze degli agenti

economici. Poiché non comprende le transazioni relative ai beni intermedi e ai servizi

produttivi, esso è una grandezza inferiore a quella delle quantità complessivamente

scambiate (T).

La domanda di moneta esprime la necessità di mezzi di pagamento in circolazione per

soddisfare il buon funzionamento dei pagamenti. Ipotizzando che il rapporto tra y e T

sia costante, se il rapporto tra PT e M è stabile, anche il rapporto tra Py e M sarà

stabile.

Il livello dei prezzi è dunque definito da:

� =�� �

/ y

Se la domanda di moneta come mezzo di pagamento è una funzione stabile di Py (e

quindi V è stabile), il livello dei prezzi (P) dipende da come la banca centrale regola lo

stock di moneta (M) relativamente a y (il prodotto interno lordo):

M+Vy=P+y, in cui la banca fissa M, y è esogeno e Vy stabile: allora il tasso di

variazione dei prezzi è spiegato come differenza tra: P=M-y

se M cresce più rapidamente di y, i prezzi cresceranno;

 se M cresce di pari passo con y, i prezzi saranno stabili;

 se invece M cresce più lentamente di y, i prezzi scenderanno.

La teoria quantitativa spiega perciò l’inflazione come un fenomeno esclusivamente

legato alla gestione dello stock di moneta. Se lo stock di moneta in circolazione viene

aumentato, mentre V e y sono costanti, gli agenti economici si trovano a disporre di

una quantità di moneta eccessiva rispetto alle proprie necessità di pagamento.

L’aumentato stock di moneta indurrà chiunque ritenga di possederne una quantità

eccessiva a liberarsene, sebbene lo stock complessivo possa soltanto essere ridotto da

una decisione dell’autorità emittente.

Nel tentativo (vano) di liberarsene, gli agenti economici fanno lievitare i prezzi. E

poiché prezzi maggiori richiedono pagamenti nominali maggiori, e quindi uno stock di

moneta maggiore, la crescita dei prezzi riporta equilibrio tra stock di moneta in

circolazione e domanda di moneta.

Poiché la soluzione reale del sistema (quantità prodotte e prezzi relativi) non dipende

dalla quantità di moneta, la crescita dei prezzi si distribuisce in modo uniforme, tale da

lasciare invariata la struttura dei prezzi relativi.

Lo stock di moneta è il valore nominale ad uno specifico momento temporale dei

mezzi di regolamento complessivamente in circolazione. Nella definizione ristretta, M1,

i mezzi di regolamento comprendono: M1=C+D

-circolante: C, banconote emesse dalla banca centrale e monete metalliche emesse

dal tesoro.

-saldi dei depositi a vista D: o moneta bancaria.

Invece lo stock di moneta nelle definizioni più amplie come M2 e M3, la voce D

comprende anche altre passività emesse dalle banche, che tipicamente non sono

coperte dall’assicurazione sui depositi, comportando costi di transazione più elevati e

con elevati rendimenti.

Se quindi M è convertibile in un’attività di riserva a una parità fissa, le banche sono

vincolate a tenere uno stock di valuta nazionale ovvero le riserve uguale a una certa

frazione k dei depositi dei propri clienti. Ovvero Riserva=kD D=R/k

L’autorità monetaria controlla la base monetaria o MBC che è compsta da B=C+R

Quindi lo stock di moneta M risulta: M=C+D= C(1+c)= R/k(1+c)

2.1.10 Offerta di moneta e tasso nominale d’interesse


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

79

PESO

151.93 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia delle imprese e dei mercati (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martyrossy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia monetaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Terzi Andrea.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia monetaria

Economia Monetaria
Appunto
Esercitazione per l'esame di economia monetaria svolta  e commentata
Esercitazione
Politica Economica - Appunti (primo parziale)
Appunto
Appunti di Economia Internazionale
Appunto