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Introduzione alla scienza economica

Ci sono varie concezioni e definizioni di scienza economica:

  • Lionel Robbins nel suo "Saggio sulla natura e sul significato della scienza economica" del 1932 la definisce come la scienza che studia i comportamenti umani di fronte alle scelte da prendere per raggiungere degli obiettivi (scelta tra mezzi scarsi applicabili a più situazioni). Si tratta dunque di una scienza sociale in quanto studia i comportamenti umani; però:
    • Da un lato la definizione di Robbins risulta troppo ristretta in quanto si occupa del rapporto tra mezzi e fini non considerando questi ultimi, gli obiettivi vi è un distacco tra economia ed etica, è una definizione avalutativa.
    • Dall’altro lato la definizione è troppo ampia in quanto considera tutti i comportamenti umani, include anche la decisione di Abramo di sacrificare Isacco.
  • Platone offre un’altra interpretazione all’interno della Repubblica, secondo cui la scienza economica è la scienza della produzione, dello scambio, della distribuzione e del consumo di quei beni e servizi che contribuiscono al benessere materiale.
    • Si tratta ancora di una definizione troppo ampia in quanto, ad esempio, il cantante ha un’attività economica ma contribuisce davvero al benessere materiale?

Cenni storici

  1. Da Platone fino al Medioevo l’economia faceva parte della filosofia morale, ci si chiedeva se fosse giusta l’esistenza della proprietà privata, se fosse giusto chiedere prestiti (condanna interessi, considerati come usura) e quale fosse il giusto prezzo. Vi era, quindi, un giudizio negativo sull’economia + lo scopo della riflessione economica era quello di dare prescrizioni, e non capire il funzionamento del sistema economico.

  2. Nel Medioevo si diffonde l’unipolarismo teologico-giuridico che considerava l’economica il primo dei vizi capitali a causa dell’avarizia, per cui veniva condannata questo tipo di attività (scambio a scopo lucrativo, profitto dalle operazioni finanziarie,...) + si diffondono anche visioni antitetiche come quelle dei Francescani, che pongono le radici dell’umanesimo civile (l’uomo prende il controllo del proprio destino)

  3. Dal '600 al '700, con la nascita degli stati nazionali, dei mercati e delle compagnie commerciali, si diffonde il mercantilismo, il cui fine era quello di aumentare la ricchezza aumentando le esportazioni rispetto alle importazioni si considera lo scambio fonte di ricchezza, ma per fare ciò è necessario l’appoggio dello Stato e il suo intervento per assicurarsi posizioni di monopolio (con il ministro delle finanze di Luigi XIV, Colbert + oppure, ad esempio, Trump e i suoi dazi per favorire la produzione nazionale, andando però a sfavore dei consumatori che avranno prezzi più alti). Genera un divario tra paesi ricchi e paesi poveri oltre che il rischio della sovra-produzione; tra le figure principali vi è Galliani. Si tratta sempre di economia normativa, che dà indicazioni su come operare e non spiega il comportamento del mondo economico (no scienza positiva)

  4. Nella seconda metà del '700 [nel pieno dell’Illuminismo] si diffondono i fisiocratici, il cui maggiore esponente è F. Quesnay che, nella sua opera "Tableau Economique", introduce il concetto di lavoro produttivo, secondo cui la classe esponente è quella degli agricoltori; mentre, il lavoro improduttivo è rappresentato dalla classe sterile dei lavoratori manifatturieri e la classe dei proprietari terrieri. Da qui deriva anche un nuovo concetto di ricchezza, che non deriva più dall’accumulazione di metalli preziosi, ma dal prodotto netto (output-input). Inoltre, si diffonde l’idea di interdipendenza tra i vari processi produttivi del sistema economico.

  5. Dalla fine del '700 agli inizi dell'1800 si diffondono i classici [Smith, Ricardo, Malthus e Marx]; questi ultimi trovano nell’individualismo di Hobbes, nell’utilitarismo e nella teologia protestante di Max Weber [rivedi appunti filosofia] le proprie radici filosofiche: per cui, la motivazione economica è l’interesse personale. Ora, il fine è la massimizzazione del tasso di crescita economica, quindi l’aumento dei redditi, con una forte attenzione alla distribuzione della ricchezza tra salari e profitti. Smith è considerato il padre della scienza economica, grazie alla sua opera "Ricerca sopra la natura e la cause della ricchezza delle nazioni" del 1776; l’economia diventa una scienza positiva, si tratta di un’analisi, cerca la razionalità interna al sistema economico, e non dice più cosa fare. Ciò avviene in seguito alla rivoluzione industriale, in cui si diffonde il concetto fondamentale della divisione del lavoro e dell’equilibrio naturale tra domanda e offerta, intrinseco e naturale al mercato [meccanismo concorrenziale]. Il mercato si autoregola, in base al teorema della "mano invisibile"; ed è per questo che Smith è considerato il fautore del libero mercato.

  6. Nella seconda metà '800 si diffondono i neoclassici/scuola marginalista, tra cui si ricordano Pareto, Walras e Jevons (positivismo + concezioni utilitaristiche), secondo cui il fine della società è la massimizzazione dell’utilità dei singoli, consumatori e produttori, in quanto il benessere collettivo era visto come la somma del benessere dei singoli visione ottimistica del mercato in cui bisogna lasciare libere le sue forze. Però, il mercato non è benevolo, va regolato o almeno corretto e bisogna tenere conto di agenti esterni, come l’inquinamento, ad esempio.

  7. Nella prima e nella seconda metà del '900 si diffondono i keynesiani, dal principale teorico J. M. Keynes e la sua "Teoria Generale dell’occupazione" del 1936. Questa visione prende visione in seguito al contesto storico, ovvero la Grande Depressione del 1929. Il fine della società diventa la massimizzazione dell’occupazione e la stabilizzazione della produzione/reddito, attraverso l’intervento pubblico, il moltiplicatore keynesiano. Ciò evidenzia un eccesso di ottimismo nello Stato, senza tenere conto l’aumento del debito pubblico. Si passa da Y = f (X,W) a X = f ( Y*,W), ovvero quale spesa pubblica bisogna sostenere per ottenere tot. Reddito. Il nucleo della teoria di Keynes pone l’enfasi sulla domanda effettiva, ovvero nel breve periodo è quest’ultima che determina la produzione.

  8. Nei primi anni ‘50 si diffonde la sintesi neoclassica, basata sull’integrazione del pensiero di Keynes con le idee di alcuni economisti di epoca precedente.

  9. Con la scuola di Chicago negli anni ‘70-‘80 si diffondono i monetaristi, essenzialmente neoclassici ma a livello macroeconomico, secondo cui non bisogna aumentare G (spesa pubblica) ma puntare sulla privatizzazione, con il rischio, però, di aumentare la povertà nei paesi sottosviluppati.

  10. Sempre negli anni ‘70 si diffondono anche i neo-istituzionalisti, che si occupano di economia, sociologia e storia e sottolineano l’importanza delle istituzioni e il concetto di governance (enti relativamente autonomi all’interno dello Stato).

Capitolo 1

L’economia è la scienza che si occupa dell’allocazione di risorse scarse al fine di soddisfare i bisogni infiniti degli esseri umani, ossia tutti i beni e servizi che gli individui desiderano al fine di migliorare la loro qualità della vita. Proprio perché ciascuno pensa a migliorare sempre il proprio benessere i nostri bisogni sono illimitati, mentre le risorse sono scarse, visto che l’offerta è limitata; perciò, siamo vincolati nelle scelte possibili circa i beni e servizi da produrre e le esigenze da soddisfare ecco perché l’economia è spesso descritta come la scienza della scelta vincolata.

Branche dell'economia

  • Microeconomia: studia le scelte economiche degli individui, dei singoli agenti economici, siano essi consumatori, lavoratori, imprese, e analizza anche il comportamento delle singole famiglie, delle industrie, dei mercati, dei sindacati e delle associazioni commerciali. Riguarda lo studio delle modalità cin cui questi soggetti allocano risorse scarse tra usi alternativi; scegliere come allocare le loro limitate risorse.
  • Macroeconomia: studia l’andamento generale dell’economia di una nazione; si analizza il comportamento degli aggregati economici quali reddito e occupazione, livello dei tassi di interesse e prezzi, tasso di inflazione, e la natura dei cicli economici nell’economia di una nazione.

Ogni istituzione, indipendentemente dal sistema di mercato, deve rispondere alle seguenti domande: quali beni e servizi produrre, e in quali quantità? Chi produrrà i beni e i servizi, e come? Chi fruirà dei beni e servizi prodotti? L’analisi microeconomica tenta di rispondere a queste domande studiando il comportamento di singoli agenti economici, così da comprendere anche le singole parti che congiuntamente danno luogo a un modello economico completo. L’analisi microeconomica fornisce anche le fondamenta per esaminare il ruolo del Governo nell’economia e gli effetti delle azioni governative.

Per studiare i fenomeni reali di un mondo complesso, si usano i modelli economici che sono delle semplificazioni e forniscono una rappresentazione più chiara della realtà, evidenziando le forze fondamentali alla base di un fenomeno, andando, però, a trascurare molti dettagli. Qualsiasi modello deve specificare quali variabili saranno prese come date nell’analisi e quali invece devono essere determinate dal modello. Bisogna, quindi distinguere tra:

  • Variabili esogene, se il valore è dato in un certo modello, ossia se il suo valore è determinato da processi esterni al modello;
  • Variabili endogene, se il valore è determinato internamente al modello.
    • Ad esempio, volendo realizzare un modello per predire a che distanza cadrà una palla lanciata da un edificio, si possono ipotizzare alcune variabili prese come date, come la forza di gravità e la densità dell’aria (esogene); date queste il nostro modello descriverà la relazione tra la distanza percorsa dalla palla e il tempo trascorso dal momento del lancio; per cui, la distanza e il tempo previsto dal modello costituiscono le variabili endogene.

Quasi tutti i modelli microeconomici si basano su tre strumenti analitici chiave:

  • Ottimizzazione vincolata: si tratta di uno strumento d’analisi per attuare scelte ottimali, migliori, prendendo in esame qualsiasi limitazione o restrizione nella scelta. Per tanto possiamo considerare il problema dell’ottimizzazione vincolata come formato da due parti:
    • Una funzione obiettivo, ovvero la funzione che il soggetto decisore deve ottimizzare, cioè massimizzare o minimizzare. Ad esempio, un produttore potrebbe voler pianificare la propria attività produttiva in modo da minimizzare i costi di produzione; in questo caso la funzione obiettivo mostra come i costi totali di produzione dipendano dalle varie possibilità produttive a disposizione dell’impresa.
    • E un insieme di vincoli, che rappresentano le restrizioni o i limiti imposti ai decisori; ad esempio, il tempo, il budget, il mercato, leggi e regolamenti, ecc.

Esempio: il recinto del pastore

Supponiamo che un pastore stia decidendo di realizzare un recinto rettangolare per le sue pecore. Dispone di F metri di steccato e non può permettersi di acquistarne altro. Può invece scegliere le dimensioni del recinto che avrà una lunghezza di L metri e un’ampiezza di W metri. Vorrebbe scegliere le W in modo da massimizzare l’area del recinto, assicurandosi anche che la quantità totale di recinto utilizzato non ecceda gli F metri.

  • Qual è la funzione obiettivo? È la relazione che il pastore sta cercando di massimizzare, ovvero l’area L*W.
  • Qual è il vincolo? Il vincolo descrive le restrizioni imposte al pastore, ovvero il perimetro non deve superare F metri. Per cui 2L + 2W deve essere minore o al massimo coincidere con F.
  • Quali tra le variabili presenti nel modello (L, W e F), sono esogene? quali endogene? F è una variabile esogena perché nel modello è una quantità nota; mentre le W sono endogene perché i loro valori possono essere scelti dal pastore (determinati all’interno del modello).

Esempio: scelta del consumatore

Supponiamo che un consumatore acquisti solo due tipi di beni, cibo e vestiario. Il consumatore deve scegliere quante unità di ciascun bene acquistare ogni mese. Sia F la quantità di cibo acquistata al mese e C il numero di vestiti, avendo come obiettivo la massimizzazione del proprio benessere. Supponiamo che il livello di soddisfazione del consumatore quando acquista F unità di cibo e C vestiti sia pari al prodotto FC. Ogni mese può, però, acquistare solo una quantità limitata di ciascun bene perché ha un vincolo di bilancio da rispettare. Per avere i beni occorre moneta e il consumatore ha un reddito limitato. Per semplicità ipotizziamo che il consumatore abbia un reddito fisso mensile pari a I e non possa spendere più di tanto al mese. Ciascun bene ha un prezzo, e precisamente assumiamo che sia Pf il prezzo del cibo e Pc il prezzo dei vestiti.

  • Qual è la funzione obiettivo? È la relazione che il consumatore cerca di massimizzare; sceglierà la quantità di cibo e vestiario che massimizza il suo benessere, rappresentata da FC.
  • Qual è il vincolo? Il vincolo rappresenta la quantità di cibo e di vestiti che possono essere scelti in funzione del reddito. Pf * F (spesa per il cibo data da F unità di cibo al prezzo unitario Pf) + Pc*C minore o al massimo uguale a I.
  • Le variabili esogene sono quelle che per il consumatore sono già date al momento in cui effettua le sue scelte d’acquisto: I, la sua entrata mensile fissa e il prezzo del cibo e del vestiario, poiché non possono essere controllati dal consumatore. Le variabili endogene sono F e C, le uniche scelte che riguardano il consumatore consistono nelle quantità di beni da acquistare.

N.B. Impatto marginale: la soluzione di un qualsiasi problema di ottimizzazione vincolata dipende da un impatto marginale delle variabili decisionali sul valore della funzione obiettivo. L’impatto marginale del cambiamento di una variabile esogena è l’impatto incrementale dell’ultima unità della variabile esogena sulla variabile endogena. L’aggettivo marginale in microeconomia indica come una variabile dipendente cambia come il risultato di un incremento unitario di una variabile indipendente.

Esempio: impresa e pubblicità

Un’impresa ha un budget di un milione di euro da spendere in pubblicità, da distribuire tra TV (T) e radio (R), per massimizzare le nuove vendite di birra (in barili per anno). I risultati riassunti nella tabella stimano le nuove vendite di birre in funzione dell’investimento pubblicitario fatto in TV e in radio. A questo punto ci si chiede come investire il budget per massimizzare le nuove vendite di birra: si tratta di un classico problema di ottimizzazione vincolata; si vuole investire in pubblicità televisiva e radiofonica in maniera tale che si massimizzi le vendite, con la condizione che l’investimento totale speso non superi il milione di euro.

  • Max B (T, R) sotto il vincolo T + R = 1000000

Una rapida lettura della tabella potrebbe suggerire di investire tutto il budget in spot televisivi e niente radio, in quanto la pubblicità televisiva genera molte più nuove vendite di quella fatta in radio. Questa soluzione, tuttavia, non è corretta; ad esempio, se spendessimo 800.000 euro per la TV e 200.000 per la radio, avremmo un incremento totale di vendite pari a 25 800 ettolitri annui. Questo illustra quanto ogni problema di ottimizzazione vincolata dipenda da un impatto marginale delle variabili decisionali sul valore della funzione obiettivo.

  • L’impatto marginale del denaro speso in pubblicità televisiva consiste in quanto crescono le vendite di birra per ogni ulteriore euro speso in questo tipo di spot (idem per la radio). Per cui, si vuole investire in pubblicità radiofonica poiché, una volta investiti 800.000 euro in TV, l’impatto marginale di ulteriori 100.000 euro in TV è minore dell’impatto marginale che si avrebbe investendo in pubblicità radiofonica.

Analisi dell'equilibrio

L’equilibrio di un sistema è uno stato o una condizione che permane indefinitamente finché un fattore esogeno al sistema rimane costante, ovvero fintanto che un agente esterno non sposta il sistema dall’equilibrio.

  • Prendiamo l’esempio di una palla in una buca: la forza di gravità spinge giù la palla, verso il fondo della buca. Una palla inizialmente ferma al punto A, non rimarrà in quella posizione una volta lasciata libera, ma farà su e giù fino a quando non si fermerà nel punto B. Dunque, il sistema fisico è in equilibrio quando la palla è a riposo nella posizione B, al fondo della buca; la palla può rimanere indefinitamente in quella posizione. Il sistema non è in equilibrio quando la palla si trova in A; poiché la forza di gravità la spingerebbe verso il basso.

L’equilibrio di un mercato competitivo è il punto nel quale la domanda eguaglia l’offerta, cioè il punto nel quale le curve di domanda e offerta si intersecano.

Esempio: l'equilibrio del mercato del caffè

La curva di domanda ci dice la quantità di caffè che verrebbe comprata a ogni dato prezzo in questo mercato; invece, la curva dell’offerta ci mostra la quantità di caffè che nel mercato sarebbe disponibile per la vendita a un dato prezzo.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiaghiggi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e politiche microeconomiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rizzi Paolo.
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