FRANE E STABILITA’ DEI
PENDII
Appunti del Corso del prof. Venanzio Greco
Iovine Maria Teresa
CdL Magistrale in Scienze Geologiche
A.A. 2020/2021
Corso di Frane e Stabilità dei pendii, A.A. 2020/2021
Introduzione al corso
Il corso di Frane e Stabilità dei Pendii risulta in alcuni casi riferito a Geotecnica, in
altre annate è stato incluso nel settore Geo/05, settore della Geologia Applicata: la
questione di appartenenza a questo ramo è lecita, in quanto delinea il taglio che deve
essere dato al corso. Questo ne esalta gli aspetti geologici, a dispetto di quelli
prettamente computazionali. La geologia applicata è quella disciplina che affronta le
problematiche geologiche connesse alla progettazione e alla realizzazione delle opere
di ingegneria civile, architettura e ing. ambientale. Non a caso, il nome originario era
Geologia applicata all’ingegneria. Il nostro corso di Frane e Stabilità dei Pendii costa
6CFU e analizza le questioni connesse al dissesto idrogeologico, dal punto di vista
geologico, ed introduce alle tematiche inerenti ai metodi di analisi di stabilità dei
pendii.
Il corso, dunque, tratta aspetti specialistici della geologia applicata: la nostra disciplina
va intesa come una geologia applicata alle frane e alla stabilità dei pendii. Le frane
possono forse essere intese come una questione inerente alla geomorfologia; tuttavia,
il modo di approcciarsi alle frane da parte di un geomorfologo è diverso da quello di
un geologo applicato o da un ingegnere geotecnico:
Per il geomorfologo, una frana è un processo di modellamento della crosta terrestre;
Per il geologo applicato, la frana è un evento la cui pericolosità ed effetti vanno
contenuti o annullati, ed è questo il fine dei suoi studi attraverso l’adozione di opportuni
provvedimenti. Le finalità dello studio sono dunque fondamentalmente diverse da
quelle del geomorfologo.
Fondamentali per lo sviluppo di questo corso, sono le conoscenze di geognostica: non
può essere condotto uno studio serio di una frana se non sono note le caratteristiche
geotecniche dei materiali, che vanno indagate con adeguati indagini geognostiche. Il
corso di geognostica attualmente è di tre CFU, inglobato nel corso di geologia tecnica:
avremo quindi necessità di approfondire i concetti di meccanica dei terreni, di
geotecnica, soprattutto per quanto concerne la resistenza a rottura dei terreni in prove
di laboratorio.
La frana non è altro che un fenomeno di rottura in grande scala, che in qualche modo
può essere simulato in laboratorio in piccola scala. Sulla stabilità dei pendii, importanti
sono anche gli effetti sismici: i carichi sismici e i connessi processi di variazione delle
pressioni neutre, ossia delle pressioni delle acque contenute nei terreni (le falde idriche)
sono responsabili della maggior parte delle frane. Ancora più frequenti, sono le frane
provocate dalle pressioni neutre dovute alle variazioni delle condizioni idrologiche del
e dalla connessa distribuzione delle pressioni dell’acqua: quest’ultima
sottosuolo
problematica non è di carattere idrogeologico, come potrebbe sembrare.
L’idrogeologia è una disciplina anch’essa facente parte del gruppo di geologia
applicata, ma che studia gli acquiferi con altri fini, per poterli sfruttare ad uso antropico.
In idrogeologia, l’acqua è vista in modo positivo. Per noi, l’acqua provoca uno stato di
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pressione idrica, riduce la resistenza del terreno e avvicina le sue condizioni a quelle
di collasso: la gran parte delle frane è infatti dovuta agli effetti dell’acqua.
Oggi, lo studio delle frane non può essere portato avanti se non impiegando strumenti,
che vanno da quelli semplici di carattere meccanico e idraulico, a strumentazioni più
sofisticate che impiegano apparecchiature elettroniche, sensori per rilevare eventi o
misurare spostamenti, reti di comunicazione e preallarme per preannunciare eventi
calamitosi, e così via.
Argomenti del corso Le rocce sciolte
La prima parte del corso sarà dedicata ad approfondimento nel campo della meccanica
dei terreni, che è la condizione essenziale per affrontare la questione di stabilità dei
pendii, in termini di geologia tecnica e non in termini naturalistici. Partiamo con
l’esame prima generale e poi sempre più particolareggiato delle rocce sciolte, che in
meccanica dei terreni si preferisce chiamare terre o terreni.
Questi materiali sono prodotti della degradazione chimica e fisica delle rocce lapidee
e ricoprono la superficie della Terra, per cui quasi tutte le opere da edificare vengono
costruite su queste formazioni.
Le terre e i terreni sono formate da granuli solidi cristalli di forma, dimensione e
composizione mineralogica molto varia, e talvolta da sostanze organiche.
➔ Si dice terra il materiale formato da granuli o da particelle di roccia non legato
tra loro o, se apparentemente legati, separabili per mezzo di modeste azioni o
dopo una prolungata immersione in acqua. Viene definito anche roccia sciolta
in quanto si disgrega.
➔ Il terreno è la terra nella sua sede naturale, quindi ritrovata in posto. Se rimosso
per farne un rilevato, viene chiamato terra.
I due termini sono però confusi tra loro, ad esempio nei termini di spinta di terra/di
terreno sui muri di sostegno. 2
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L’insieme dei granuli viene spesso detto “scheletro termine proprio della
solido”,
Geotecnica.
I granuli sono separati tra loro da vuoti intergranulari, riempiti da aria, acqua o
entrambe e spesso l’aria contiene vapore acqueo. In generale, i granuli di una terra non
sono legati tra loro o cementati: se ci sono questi legami, parliamo di rocce lapidee.
Queste considerazioni sono specifiche dell’ingegneria civile e ambientale e non
coincidono con quelle che si danno in altre discipline teoriche e applicate.
l’argilla e i terreni
I materiali della geotecnica: le ghiaie, le sabbie, il limo,
organici.
• La ghiaia ha dimensioni superiori a 2mm e inferiore di 6 cm. I granuli in foto
hanno subito un trasporto, che ha smussato le asperità e li ha resi di forma
grossolanamente sferica. Sono composti da minerali e rocce di vario tipo, da
quarzo, gneiss, granito, calcare o altre rocce.
• Se questo materiale subisce una frantumazione, quindi i granuli si riducono di
dimensione, diventano una sabbia, con diametro inferiore ai 2mm fino a sabbie
più sottili di diametro di 62 micron. Le sabbie sono in genere composte
prevalentemente da quarzo, per il fatto che nelle vicissitudini che hanno subito,
gli altri materiali ad eccezione del quarzo, hanno subito processi di alterazione
che li hanno fatti scomparire. Ci sono però delle eccezioni:
- Sulla costa tirrenica calabrese, dove le sabbie si sono formate ad opera di fiumi
che hanno avuto un breve percorso e quindi una ridotta capacità di rielaborazione
delle sabbie, queste sulla costa contengono frammenti di gneiss, filladi e in
misura minore quarzo.
- Ci sono poi le sabbie calcaree che provengono dalla disgregazione di ammassi
calcarei come la sabbia nella foto.
• Se la sabbia subisce un’ulteriore frammentazione forma il limo, che ha diametro
minore di 62 micron fino a 4/5 micron. Da un punto di vista mineralogico, non
c’è molta differenza tra sabbie e limi, tuttavia questi ultimi per le loro dimensioni
alquanto minori rispetto alle sabbie, posseggono proprietà differenti e hanno un
aspetto saponoso.
• Con dimensioni minori vi sono le argille, che però non provengono dalla
frammentazione del limo, ma hanno tutta altra origine, in quanto costituite da
minerali di fillosilicati.
• Ci sono poi i terreni organici (torbe) molto ricchi di materia organica e con la
capacità di assumere e trattenere grandi quantitativi di acqua e risultano molto
cedevoli, riducendosi anche del 50% quando viene sottoposta a carico. Da un
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punto di vista applicativo e della costruzione di opere civili, le torbe sono
materiali complessi e pericolosi.
Entriamo nel dettaglio: contatto tra i granuli
Il quarzo costituisce gran parte delle sabbie:
nell’immagine è illustrata la superficie di contatto tra
due granuli, di dimensioni molte ridotte. Le forze che si
scambiano avvengono quindi su superfici piccole, il che
determina delle notevoli pressioni che a volte superano
la resistenza a rottura del materiale: le asperità vengono
quindi tranciate e i granuli assumono rapidamente
forma rotorndeggiante, che li ripara da ulteriori rotture.
Nell’immagine a sinistra vediamo invece delle particelle
di caolino, fillosilicato che si origina per alterazione
dell’ortoclasio, formato da foglietti di spessore di 0.7
nm, ognuno costituito da uno strato di ottaedri ed uno di
tetraedri. I foglietti sono disposti in pacchetti dello
spessore di 1/10 di micron
e la larghezza di 0.5-1
micron, fino anche a 5
micron.
l’illite
Anche è un fillosilicato, le cui particelle sono più
sottili, così come lo sono le particelle di
montmorillonite, ache appartengono alle smectiti e che
sono originate da ceneri vulcaniche alterate da fenomeni
idrotermali, oppure dal disfacimento di rocce eruttive
povere di silice. L’acqua
Nel terreno è quasi sempre presente l’acqua, formata da molecole composte da due
atomi di idrogeno e da uno di ossigeno. Gli atomi di idrogeno si dispongono in modo
tale che le loro congiungenti con l’atomo di
ossigeno formino un angolo di circa 104°.
La molecola dell’acqua è elettricamente
ma poiché l’ossigeno è
neutra,
maggiormente elettronegativo rispetto
all’idrogeno, gli elettroni si spostano dalla
parte di O, venendo a formare un dipolo, in
cui la carica elettrica positiva è spostata
dalla parte degli idrogeni e quella negativa
dalla parte dell’ossigeno. Di conseguenza, la 4
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molecola d’acqua viene schematizzata come un dipolo, ossia un corpo in cui la carica
–
+ è su un capo della molecola, la carica al capo opposto.
Differenti vesti dell’acqua nel sottosuolo
Consideriamo un granulo di terreno costituito da un frammento di roccia, ad esempio
ghiaia, sabbia o limo.
• Sulla sua superficie vi è sempre una distribuzione (seppur tenue) di cariche
elettriche. A queste cariche, si legano le molecole dipolari di acqua, formando
uno strato dello spessore di circa 0.1 micron, che dipende dalla densità di carica
superficiale del granulo e dal grado di umidità dell’aria. Quest’acqua, che si
chiama acqua igroscopica o di adsorbimento è legata a granuli con tensioni
2
medie di 50/100 kg/cm , ma che possono arrivare anche ad alcune centinaia di
. L’acqua di adsorbimento, pertanto, non può essere spostata
2
migliaia di kg/cm
allo stato liquido e, per essere eliminata, deve essere sottoposta a riscaldamento,
trasformandola in vapore.
• Lo strato igroscopico è circondato da uno strato di acqua pellicolare, dello
spessore di 1-2 micron. Le molecole di questo strato sono più lontane dalla
superficie del granulo e perciò sono legate meno saldamente e possono scorrere
sulla superficie del granulo, ad esempio per attrazione di altre molecole dello
strato pellicolare. Tale strato pellicolare non può essere rimosso dalla gravità,
ma può essere eliminato per centrifugazione, come se si applicasse una forza di
gravità molto maggiore rispetto quella reale.
Lo strato di adsorbimento o igroscopico e quello pellicolare, insieme sono definiti
acqua di ritenzione, che è quella parte di acqua non rimovibile e che non consente di
L’acqua di ritenzione non è biologicamente
trasmettere tensioni idrostatiche.
utilizzabile dall’apparato radicale della vegetazione.
• Se consideriamo un insieme di grani vicini tra loro, vediamo che in prossimità
dei punti di contatto si stabilisce l’acqua capillare, che occupa le fessure di
spessore da 1-2 micron fino a circa 2,5 mm, ed è trattenuta da forze di natura
elettrica dovute alla tensione superficiale. Tale acqua, pur non risentendo delle
forze gravitazionali, trasmette le pressioni idrostatiche all’interno del mezzo
poroso. Può inoltre evaporare per riscaldamento e parzialmente essere assorbita
dagli apparati radicali delle piante.
• All’aumentare del diametri dei micropori, diminuiscono le forze di tensione
superficiale, per cui l’acqua non viene trattenuta per capillarità ma risulta
tale volume d’acqua viene chiamata
soggetta alla forza di gravità: acqua
e può essere liberata per sgocciolamento, rappresentano l’acqua
gravifica
mobilizzabile che circola negli acquiferi sotto l’azione dei carichi piezometrici.
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La superficie specifica
L’acqua di ritenzione si posiziona, dunque, sulla superficie del granello. Ovviamente,
terreni con maggiore superficie a parità di volume, hanno una maggiore quantità di
acqua di ritenzione. Possiamo quindi fare riferimento alla superficie specifica,
rapporto tra la superficie S ed il volume del granulo V.
Facendo riferimento ad una sfera e sostituendo ad S e V le sue espressioni, dove r è il
raggio del granulo, avremo che s = 6/D dove D è il diametro del granulo.
La superficie specifica è quindi inversamente proporzionale al diametro della
particella: da qui anche l’acqua di ritenzione è inversamente proporzionale al diametro
del granulo.
Se passiamo da un D = 10mm, che corrisponde a una ghiaia, a uno di D = 10 micron,
possiamo dire che la superficie specifica e, quindi, l’acqua
corrispondente a un limo,
di ritenzione aumenta di 1000 volte. Ne consegue che le forze elettriche di superficie
derivanti dalla presenza dell’acqua di ritenzione influenzano molto fortemente il
comportamento delle terre a grana fine, come limi e argille, con granuli di dimensioni
microscopiche, mentre sono generalmente trascurabili nelle terre a grana grossa,
ghiaie e sabbie. 6
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I minerali argillosi
Per i minerali argillosi, l’acqua di ritenzione che avvolge le particelle di terreno gioca
un ruolo estremamente importante. Contrariamente a ghiaia, sabbia e limo i cui granuli
hanno una forma grossolanamente sferica o ellissoidale, i minerali argillosi hanno una
forma appiattita, con spessori variabili da qualche decimo ad alcuni centesimi della
dimensione media del piano di sviluppo.
Se consideriamo una singola particella di argilla, rileviamo che la disposizione
geometrica dei vari ioni che compongono i pacchetti di argilla conferisce una forte
-
carica negativa alla sua superficie. Infatti, i piani reticolari sono costituiti da ioni O o
+
ossidrili OH , mentre gli ioni metallici Silicio e Alluminio carichi positivamente
occupano posizioni interne. Inoltre, in alcuni minerali argillosi si possono avere
sostituzioni isomorfe di ioni metallici con altri a più bassa valenza: le più frequenti
sono Al al posto di Si ed Mg al posto di Al. Ciò determina un aumento della carica
negativa. Al contrario, i bordi della particella, dove vi è un’interruzione del reticolo
cristallino, sono carichi positivamente.
Le cariche elettriche esistenti sulla
superficie e sui bordi delle
particelle conferiscono alle
particelle stesse la capacità di
interagire sia fra loro che con
l’acqua interstiziale e con gli ioni
in essa disciolti. Tutto questo ha
come conseguenza importanti modi
di aggregazione tra particelle e si
riflette sulle caratteristiche
meccaniche dei minerali argillosi.
Complessi di ritenzione delle argille
Lo spessore dell’acqua di ritenzione che avvolge le particelle di argille è
approssimativamente lo stesso per tutti i minerali argillosi. Tuttavia, a causa delle
dimensioni dei vari cristalli di fillosilicati,
l’effetto è completamente diverso. Nello
schema vediamo una particella di caolinite,
che tipicamente possiede una larghezza di
1000nm e uno spessore di circa 100nm,
avvolta dal suo strato di acqua di ritenzione
e una particella di montmorillonite che
mediamente ha una larghezza di 100nm e
uno spessore di 1nm, anch’essa avvolta nel
suo strato di acqua di ritenzione. 7
Corso di Frane e Stabilità dei pendii, A.A. 2020/2021
A sinistra in basso abbiamo uno schema di assembramento di particelle di caolinite e a
destra un analogo assembramento di montmorillonite.
Come è evidente, nel caso della montmorillonite le particelle sono mantenute a
maggiore distanza tra loro, per la presenza dei complessi di ritenzione che, in questo
caso, assumono maggiore rilevanza relativa: come conseguenza, la montmorillonite
risulta maggiormente compressibile rispetto alla caolinite, si gonfia maggiormente
e ha un minore angolo di attrito, in quanto le particelle hanno maggiore facilità a
scorrere tra di loro.
Strutture elementari delle argille
Nella formazione della microstruttura di un’argilla, l’aggregazione dei granuli dipende
non tanto dalle dimensioni, ma soprattutto dalle mutuazioni di natura chimica e, quindi,
caratteristiche dell’ambiente.
dalle
Durante la deposizione, i granuli argillosi si scambiano delle azioni repulsive, la cui
entità dipende dalla quantità di carica negativa diffusa sulla superficie e in vicinanza
di essa. Forti azioni repulsive determinano la formazione di una struttura dispersa, in
cui le particelle non sono in contatto ed interagiscono solo tramite i complessi di
adsorbimento. La struttura dispersa è tipica delle argille che si formano per
depos
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Appunti di Stabilità dei pendii
-
Introduzione Stabilità dei Pendii
-
Stabilità dei Pendii (Parte 2)
-
Stabilità dei Pendii (Parte 1)