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Appunti Culture dei media digitali

Appunti per l'esame di Culture dei media digitali
+ 3 interventi esterni:
- Ecosistema digitale per la cultura del Piemonte;
- Industria 4.0;
- Smart Data Net: l’ecosistema digitale pubblico privato.
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Esame di Lingue, culture e mass media docente Prof. G. Lughi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Un concetto importante in questo ambito è quello di trasparenza delle tecnologie in quanto si

tende sempre più a non vedere lo strato tecnologico che si frappone tra noi e gli oggetti

rappresentati (libro di riferimento: Remediation, Bolter & Grusin). Inoltre, la cultura degli anni

’80 faceva sì che per accedere ai contenuti mediatici bisognava avere competenze tecniche

adeguate, oggi invece non è più così oltre al fatto che lo strato tecnologico sta affondando

sempre più nell’inconscio.

- Verrà adottata una definizione ristretta di media digitali, considerati come diretti eredi dei

media industriali e quindi con forti caratteristiche di organizzazione produttiva

professionale, di progettualità testuale, di prodotti orientati ad un largo pubblico;

- Verranno invece tralasciate molte tematiche che sono presenti nell’universo della

comunicazione, ma che rientrano piuttosto nel campo delle relazioni interpersonali (mail,

chat, sms, forum, blog, social network, ecc.) benché queste vengano comunemente

comprese entro una definizione generica di media digitali.

Il videogioco rappresenta, ad esempio, una struttura produttiva complessa organizzata

industrialmente anche se presenta modalità che non sono più quelle sequenziali della catena di

montaggio (no produzione lineare sì organizzazione stellare/reticolare). Il videogioco è costituito da

una testualità innovativa in quanto noi non abbiamo esperienza di cose precedenti simili al

videogioco stesso, quindi si tratta di una realtà produttiva che ha inciso fortemente sull’immaginario

delle persone, creando un altro mondo, di fiction e non solo.

Nuovi player mediatici

Il ruolo svolto fino a ieri dalla BBC, da Hachette, dalla Fox, da Bertelsmann, dalla Sony, dalla Rai,

dal New York Times…e oggi?

Tutti questi player hanno avuto la forza di gestire il nostro immaginario ed alcuni di essi sono

transitati solamente in parte, altri sono transitati in modalità avanzate e altri ancora sono restati

sostanzialmente gli stessi. Esempi di nuovi player mediatici: Google, Facebook, Amazon.

Google non è solo un motore di ricerca ma contiene, tra le sue tante cose, la mappatura completa di

tutto il pianeta e, oltre a creare il nostro immaginario geografico, ha anche la capacità di mappare

tutte le strade attraverso Google Street View. Esempi:

- Google Arts & Culture: scopri storie e collezioni di tutto il mondo . Uno dei progetti possibili

è ad esempio la mappatura di artisti, mezzi espressivi, movimenti artistici, eventi storici,

personaggi storici, luoghi, eccetera. Importante in questo caso è l’incrocio fra dati e potenza

del motore di ricerca: Google ci racconta storie per mezzo di una progettualità che si basa su

strumenti digitali che sono intrecciati tra loro (sinergia), di conseguenza cambia anche la

dimensione produttiva sia esterna che interna. In questo esempio i dati sono organizzati

semanticamente per corrente letteraria, per epoca, luogo, eccetera.

- Google Night Walk (in Marseille) : io seguo questa ragazza che esplora di notte la città

francese e quello che vediamo sullo schermo è in questo caso uno strato narrativo che viene

sovrapposto a quel che potremmo vedere e trovare di fronte a noi se ci trovassimo lì in quel

momento con lei. Vi è quindi un cambio di mentalità creativa rispetto a Google Street View

perché qui la testualità viene articolata in profondità in quanto il digitale consente non solo

di inserire uno strato sopra l’altro, ma anche di variare le trasparenze in base a ciò che

Google ci vuole mostrare. Abbiamo una mappa con le varie localizzazioni e interviene la

dimensione esplorativa e ludica, oltre al fatto che vi sono collegamenti diretti con Wikipedia

e con Google Search. Ci sono anche dei sistemi di orientamento per potersi spostare a

proprio piacimento, oltre che video che si aprono una volta che si clicca su un punto

determinato (si tratta di piccoli episodi incastonati tra loro). Ci troviamo qui di fronte ad un

prodotto che non ha precedenti (novità) ed il livello di complessità è molto elevato: non si

tratta comunque di un prodotto di fiction in quanto il tutto si svolge in un luogo reale ed i

media digitali recuperano qui una modalità di approccio con il mondo fisico che i mass

media avevano perso con il passare del tempo. Il dispositivo mobile in questo caso

mediatizza il luogo sia fisico che reale per cui cambia la dimensione sociale grazie alla

presenza del corpo mediato e del fatto che i luoghi fisici diventano sempre più luoghi di

spettacolo.

- Potsdamer platz Berlin : la componente tecnologica e digitale è molto forte anche per la

presenza incombente dell’edificio della Sony. Qui siamo ad un livello di spettacolarità

passiva anche se con il medium mobile si può entrare nell’evento in maniera partecipativa in

quanto gli utenti hanno a disposizione mappe e strumenti attraverso i quali potersi muovere.

Google inizialmente non viene riconosciuto come sistema culturale anche se col passare del

tempo comincia a capire che le sue competenze tecnologiche possono anche diventare

sistemiche.

Facebook nasce come social network all’interno del quale gli utenti possono costruire la propria

identità. Facebook è però anche il luogo dove i grandi soggetti mediatici sono ben presenti grazie

alla creazione di pagine, di eventi e di tutta una serie di programmi. Facebook è dunque un buon

esempio di qualcosa che potremmo definire sempre meno sociale e sempre più media, oltre al fatto

che sta diventando anche un browser attraverso il quale poter aprire articoli, testi, pubblicità e

quant’altro (l’articolo ora non sta più dentro il New York Times bensì dentro Facebook stesso).

Anche qui viene data molta importanza ai diversi strati testuali.

Amazon non nasce come soggetto mediatico in quanto si basa su di un magazzino fisico di libri che

vengono venduti Online. Oggi Amazon vende di tutto e nonostante continui ad avere i suoi

magazzini fisici, tutta l’infrastruttura rimane digitale. Gran parte delle ricerche di oggetti da parte

degli utenti non vengono più fatte su Google ma proprio su Amazon perché su questa piattaforma si

possono trovare maggiori informazioni sull’aspetto merceologico degli oggetti stessi: importanza

fondamentale dei feedback e dei commenti degli utenti per influenzare i possibili futuri acquirenti

(ad esempio pensiamo alla storia di Rebecca Johnson, appassionata di romanzi rosa). Amazon

stabilisce quindi i bordi del nostro immaginario aprendoci una porta di dialogo e l’idea di sistema è

qui molto forte (libro di riferimento: Il sistema dell’arte contemporanea di F. Poli) come nei media

industriali.

Lezione 2

Cultura

Geertz Clifford, Interpretazioni di culture, Bologna, Il Mulino, 1987, cita (p. 40) uno dei suoi

maestri, Clyde Kluckhohn, e critica le sue definizioni di cultura come “frantumazione teoretica”.

Lo sguardo che l’antropologo ha nei confronti delle culture non è + di tipo valutativo in quanto

l’obiettivo diventa quello di considerarle come sistemi che lavorano in maniera ottimale per far

funzionare l’intera società. Cultura quindi non come deposito di cose di valore ma come un sistema

funzionale. L’osservatore si sente estraneo al sistema osservato e per questo tenta di entrarvi ma non

riesce a causa della visione limitata del suo sguardo. È però grazie a tale distanza che si crea il

presupposto per il contatto in quanto l’estraneità diventa condizione di negoziazione e di

conseguenza processo interpretativo.

Kluckhohn definisce la cultura come:

- Il complessivo modo di vivere di un popolo;

- L’eredità sociale che un individuo acquisisce dal suo gruppo;

- Un modo di pensare, sentire e credere;

- Un’astrazione derivata dal comportamento;

- Una teoria formulata dall’antropologo sul modo in cui effettivamente si comporta un gruppo

di persone;

- Un deposito del sapere posseduto collettivamente;

- Una serie di orientamenti standardizzati nei riguardi di problemi ricorrenti;

- Un comportamento appreso;

- Un meccanismo per la regolazione normativa del comportamento;

- Una serie di tecniche per adeguarsi sia all’ambiente sia agli altri uomini.

Geertz

“Il concetto di cultura che esporrò è essenzialmente un concetto semiotico. Ritenendo, insieme con

Max Weber, che l’uomo è un animale impigliato nelle reti di significati che egli stesso ha tessuto,

credo che la cultura consista in queste reti e che perciò la loro analisi non sia una scienza

sperimentale in cerca di leggi, ma una scienza interpretativa in cerca di significato. È una

spiegazione quella che sto cercando quando analizzo delle espressioni sociali enigmatiche in

superficie”.

Una società è come se fosse un’opera letteraria/un’opera d’arte che ha un significato complesso e

non unico per cui importante qui è il ruolo dell’interprete.

Dobbiamo comunque distinguere due diversi piani di indagine:

- Piano superficiale;

- Piano profondo.

Freud, ad esempio, lavora sul piano superficiale che è quello tra paziente e analista ma che non è

propriamente il piano grazie al quale vengono scoperte le cose in quanto bisogna far riferimento in

questo caso anche al piano profondo. Stessa cosa vale per Chomsky che distingue in linguistica tra

strutture profonde e strutture superficiali. Idem anche per ciò che concerne la fisica.

Due idee

- La prima è che la cultura è vista meglio non come complesso di modelli concreti di

comportamento (costumi, usi, tradizioni, gruppi di abitudini) com’è accaduto grossomodo

finora, ma come una serie di meccanismi di controllo (progetti, prescrizioni, regole,

istruzioni, quello che gli ingegneri informatici chiamano “programmi”) per orientare il

comportamento. La cultura secondo Geertz è quindi un programma di istruzioni che serve ad

orientare i diversi comportamenti

(Comportamento: piano superficiale/Struttura culturale: piano profondo).

- La seconda è che l’uomo è proprio l’animale più disperatamente dipendente da simili

meccanismi di controllo extra-genetici ed extra-corporei, come i programmi culturali, per

dare ordine al suo comportamento.

Capacità simbolica

La concezione della cultura come meccanismo di controllo inizia con l’assunto che il pensiero

umano è fondamentalmente sia sociale sia pubblico - che il suo habitat naturale è il cortile di casa, il

mercato, e la piazza principale della città. Il pensare non consiste in avvenimenti nella testa (benché

gli avvenimenti lì e altrove sono necessari perché il pensare abbia luogo), ma nel traffico di simboli

significativi - per lo più parole, ma anche gesti, disegni, suoni musicali, congegni meccanici come

gli orologi od oggetti naturali come i gioielli - qualunque cose che sia avulsa dalla sua semplice

realtà e usata per conferire significato all’esperienza. Quindi: se l’uomo è fuori dai meccanismi di

condivisione simbolica si trova escluso socialmente.

Fisico e simbolico

L’uomo ha bisogno di queste fonti simboliche di illuminazione per trovare la sua strada nel mondo,

perché quelle di tipo non simbolico, inserite nel suo corpo costituzionalmente, gettano una luce

troppo soffusa. Negli animali inferiori i modelli di comportamento si danno insieme alla loro

struttura fisica, o almeno in gran parte: le fonti di informazione genetiche ordinano le loro azioni

entro possibilità di variazione sempre più ristrette e conchiuse via via che il livello dell’animale

scende.

Sistema essenziale

… non diretto da modelli culturali, sistemi organizzati di simboli significanti, il comportamento

dell’uomo sarebbe praticamente ingovernabile, un puro caos di azioni senza scopo e di emozioni in

tumulto, la sua esperienza sarebbe praticamente informe. La cultura, la totalità accumulata di

questi modelli, non è un ornamento dell’esistenza umana ma, base principale della sua specificità,

una condizione essenziale per essa.

Cultura ed evoluzione

Questo significa che la cultura, invece di essere aggiunta, per così dire, ad un animale ormai

completo, o virtualmente completo, fu un ingrediente, e il più importante, nella produzione di

questo stesso animale. La lenta, quasi impercettibile, crescita della cultura nell’era glaciale modificò

l’equilibrio delle pressioni selettive a favore dell’homo che si evolveva, in modo tale da svolgere un

importante ruolo direttivo nella sua evoluzione.

Arte, mito, rituale

Il perfezionamento degli attrezzi, l’adozione delle pratiche organizzate della caccia e della raccolta,

gli inizi della vera organizzazione familiare, la scoperta del fuoco e, cosa assai importante benché

ancora molto difficile dal rintracciare in ogni particolare, il crescente affidamento a sistemi di

simboli significanti (il linguaggio, l’arte, il mito, il rituale) per l’orientamento, la comunicazione e

l’autocontrollo crearono tutti per l’uomo un nuovo ambiente a cui egli fu quasi obbligato ad

adattarsi.

Quindi: man mano che aumenta la complessità del vissuto aumenta la complessità del simbolico.

Uomo e cultura

… non esiste una cosa come una natura umana indipendente dalla cultura. Senza uomini

certamente non c’è cultura e allo stesso modo, e cosa più importante, senza cultura non ci

sarebbero uomini.

Si tratta in questo caso di una visione relativistica secondo la quale ogni gruppo sociale e ogni

struttura funzionante elabora la propria cultura. Non esisterebbe quindi una cultura acquisita e

certificata.

Edgar Morin 1

Si può asserire che una cultura costituisce un corpo complesso di norme, simboli, miti e

immagini che penetrano l’individuo nella sua intimità, ne strutturano gli istinti, ne orientano

le emozioni. Tale penetrazione si attua secondo rapporti mentali di proiezione e di identificazione

polarizzati sui simboli, sui miti e le immagini della cultura come sulle personalità mitiche o reali

che ne incarnano i valori (gli antenati, gli eroi, gli dei).

La cultura viene intesa non come un rapporto tra interno ed esterno, bensì come una elaborazione

esclusivamente interna. La costruzione mitologica ad esempio nasce molto presto e se ci pensiamo

prima delle fonti scritte possiamo trovare tantissime narrazioni che costituiscono l’universo

immaginativo che oggi chiamiamo di fiction. Quello che sappiamo da Omero o Eschilo in poi

rappresenta la formulazione scritta di un patrimonio immenso che esisteva già prima. Attualmente

gli studiosi di scienze sociali diventano sempre più antropologi di se stessi e quindi si interpretano:

analizzano non più tanto popoli lontani ma società nelle quali essi stessi vivono.

Edgar Morin 2

Una cultura fornisce dei punti di appoggio immaginari alla vita pratica e dei punti d’appoggio

pratici alla vita immaginaria; alimenta l’essere fra reale e immaginario che ciascuno secerne

all’interno di sé (la propria anima) e l’essere fra reale e immaginario che ciascuno secerne

all’esterno di sé e di cui si ammanta (la propria personalità).

Noi trasferiamo qualcosa che viene dalla fiction direttamente nel nostro vissuto in quanto noi

risentiamo molto dei format immaginativi che provengono dai media, come ad esempio il cinema. Il

percorso è però ciclico e bidirezionale per cui, d’altra parte, autori, registi ed artisti rendono

complessi quelli che in realtà sono gli atteggiamenti tipici della vita di ogni giorno (i personaggi dei

film spesso sono persone esattamente come noi che hanno i nostri stessi desideri, i nostri stessi

programmi narrativi e le nostre stesse abitudini).

Edgar Morin 3

… occorre in un certo senso amare il cinema, aver piacere ad introdurre una moneta in un juke-

box, divertirsi con le macchine a gettone, seguire gli incontri sportivi, alla radio e alla televisione,

canticchiare l’ultima canzonetta. La cultura di massa va seguita nel suo perpetuo moto dalla

tecnica dell’anima umana, da questa a quella navicella fluttuante lungo tutto il processo sociale.

Tutte queste sono attività di cui Morin rivendica la dimensione culturale in quanto pensa che non

bisogna essere osservatore esterni per capire e comprendere le cose di cui facciamo esperienza

quotidianamente. Lui studia i fenomeni relativi alla società di massa, soprattutto in relazione al

cinema, alla televisione, ai miti contemporanei, al divismo, eccetera.

La culture nasce e si sviluppa da una parte in base a determinati contesti sociali, geografici e storici,

dall’altra ha però anche la capacità di andare oltre e superare queste limitazioni e definizioni e tale

aspetto lo dimostra il fatto che il concetto stesso di cultura non è mai unitario e monolitico ma anzi

dipende anche e soprattutto dalla volontà delle diverse persone.

Lezione 3

Il mondo digitale ha introdotto una dimensione che è di tipo ipertestuale, labirintica, reticolare, e

tutto questo significa dover acquisire una progettualità che non è più legata ad un testo lineare e

sequenziale come lo era in precedenza. Non si tratta più oggi di competenza informatica ma di

prodotti che si collocano a metà strada tra l’hardware ed il software. Grazie ai media digitali

abbiamo a disposizione oggetti che sono pre-confezionati e che io utente devo essere abile

solamente a spostarli, montarli e rimontarli in base alle mie esigenze operative. Per ciò che riguarda

il mercato del lavoro, un umanista che ha competenze di questo genere è, ad esempio, già in grado

di elaborare una particolare testualità ed inserirla facilmente in rete.

L’aspetto culturale è qui rilevante perché va a toccare il concetto stesso di testo che, come dice

Morin, ha permesso la trasmissione culturale e la diffusione del sapere. Morin cita in particolare la

dimensione narrativa che sembra essere per lui connaturata allo sviluppo umano (racconti come

testualità complesse).

La cultura dei media digitali è onnivora e se da una parte in qualche modo essa riprende la stabilità

della dimensione classica, d’altra parte tale struttura è diventata sempre labile e sempre meno fissa

in quanto risulta essere mobile e modificabile numerevoli volte (es. le pagine web che cambiano da

un giorno all’altro). Questo meccanismo spiega alcuni fenomeni tipici della dimensione social e

solamente per il fatto di essere scritti essi si basano da una parte su una autorità molto forte mentre

d’altra parte si basano su quella che possiamo definire una “scrittura orale” ovvero una scrittura

pronta a cambiare da un momento all’altro. Importante la logia del database ovvero l’idea di avere

dei magazzini contenenti elementi già pronti da dover combinare e montare insieme.

Atavist

Obiettivi:

- Acquisire uno strumento semi-professionale, professionale, pre-professionale;

- Ragionare su una testualità interattiva e multimediale complessa.

Questo software offre diverse possibilità a pagamento ed una possibilità free.

Viene adottato in questo caso l’html5 che è auto-configurante ed interviene qui la dimensione di

mobilità totale grazie all’accesso a Internet da mobile.

Ci sono campi fissi da riempire: titolo, sottotitolo, autore, descrizione, eccetera.

Io utente posso decidere quando il progetto verrà pubblicato, posso aggiungere una colonna sonora

ed una copertina a mio piacere. Il testo digitale è qui multistrato e quindi la possibilità di perdersi,

come all’interno dei labirinti, è molto alta per cui fondamentali sono i riferimenti di

posizionamento: c’è infatti la possibilità di inserire le mappe tramite Google Maps.

Possiamo anche inserire video copiando ed incollando il link direttamente da Youtube, oltre che gif

animate, riproduzioni audio, canzoni e testi sovrapposti alle immagini. Importante è anche la

suddivisione del tutto in capitoli in base alla lunghezza del proprio progetto.

Lezione 4

Altre visioni culturali

Rispetto alla visione di Geertz e Morin, esistono altri approcci al concetto di cultura:

- Cultura classicista;

- Cultura popolare;

- Alto/basso, industria culturale.

Cultura classicista

Si basa sull’identificazione di un canone, ovvero di un elenco esplicito o implicito di opere di

particolare rilevanza che vengono considerate come veicoli e garanti della riproduzione del sistema

di valori che regola una determinata civiltà. Uno dei motivi della forza di questi canoni è la loro

durata (se ci pensiamo Dante continua ad essere letto e Shakespeare continua ad essere re-

interpretato).

- Cultura classicista come garanzia di stabilità: la società ha bisogno della riproduzione di

questi valori di riferimento, anche a livello inconscio.

- I Classici: in particolare nel settore delle arti questo approccio trova la possibilità di

individuare opere e autori che assumono l’etichetta di “classici” (Omero, Virgilio, Dante,

Leonardo, Michelangelo, Shakespeare, Mozart, ecc), caratterizzati dalla distanza temporale:

man mano che ci si avvicina all’oggi, l’identificazione dei “classici” diventa

progressivamente più difficile, tanto da escludere quasi sempre i contemporanei. La distanza

temporale mette quindi insieme tempo e spazio, nonostante questi due parametrici siano

completamente differenti. Man mano che mi allontano nel tempo mi allontano anche

spazialmente in quanto col passare del tempo si verificano moltissimi mutamenti non solo a

livello paesaggistico.

- L’opera d’arte: dietro questa posizione c’è la convinzione che l’opera d’arte rappresenti

una sorta di condensato del sapere - e abbia una potenza comunicativa, diversa da quella

della comunicazione quotidiana, fatta di forte coesione al suo interno e di grandi capacità

operative aperte verso l’esterno - che la mette in grado di funzionare nei contesti più diversi

al di là dello spazio e del tempo. L’esempio più chiaro è quello di Dante che fa un’opera che

contemporaneamente è una storia d’amore, una storia di fantascienza, una presa di posizione

di Firenze, un discorso di alto livello teologico sul rapporto con l’ultraterreno, eccetera.

Dante grazie a quest’opera che rappresenta un condensato di sapere, non si limita a

raccontare ma si obbliga di dire queste cose attraverso versi endecasillabi legati da un

sistema di terzine e rime baciate (incatena quindi il suo contenuto all’interno di una forma di

altissima complessità ed elaborazione). Dante, forse anche per questi motivi, continua

ancora oggi ad essere letto anche in contesti geografici molto diversi (dal Giappone

all’America Latina).

- Persistenza del classicismo: l’approccio concettuale contemporaneo adotta una visione

dinamica della cultura, di taglio antropologico, ma tuttavia la visione classicistica della

cultura permane ancora oggi nei nostri scenari mentali. La cultura si pone come un sistema

all’interno del quale svolgono un ruolo fondamentale anche le istituzioni.

- I musei: nelle istituzioni culturali come musei, biblioteche, teatri, sale da concerto, l’attività

culturale si esplicita attraverso una selezione di opere che vengono considerate

rappresentative. Nascono col tempo anche musei, ad esempio, antropologici e etnografici

che valorizzano opere che sono rimaste fuori dagli altri musei di tipo tradizionale.

- Scuole: le istituzioni scolastiche sono basate sulla trasmissione di diversi programmi e sulla

verifica del loro apprendimento.

- Vintage nei media: ciò che resta nei media, che viene ricordato, che regge all’usura del

tempo. Ad esempio i grandi film (Via col vento), le canzoni di Bob Dylan, l’attività

multiforme di Walt Disney, i romanzi gialli di Chandler o di Le Carré, Coco Chanel, ecc.

Man mano che ci avviciniamo al contemporaneo questo processo si sfrangia a causa del

fatto che noi tendiamo a inserire in questo sistema un po’ ciò che vogliamo (es. i tormentoni

estivi).

- L’età dell’oro: si tratta di un processo scalare all’indietro in quanto, man mano che il tempo

passa, i media più antichi si nobilitano, mentre quelli più recenti vengono disprezzati per il

loro essere di serie B. L’idea è che la contemporaneità sia troppo multiforme e troppo

difficile da comprendere per essere analizzata in tutte le sue diverse forme.

Il classicismo ha dunque una sua forte potenza anche se però messo a confronto con il fluire della

storia mostra le sue fragilità. La cultura, se ci pensiamo, è anche la negazione dei classici.

Cultura popolare

Un altro approccio concettuale riguarda la cultura popolare, che va collocata in un ambito di

studi che nel corso dell’Ottocento e del Novecento si è interessato soprattutto di riti, tradizioni

e materiali narrativi tramandati oralmente in contesti preindustriali e non metropolitani.

Liberandosi da qualsiasi ipotesi idealistica e religiosa si registra e si scopre che la cultura non è una

ma vi sono tante culture quanti sono i popoli presso cui vengono raccolti i dati e i materiali da

analizzare, oltre al fatto che si scopre soprattutto la valenza anche estetica di oggetti che non sono

considerati “classici”. Si riscopre così anche l’autonomia dell’oralità in quanto la cultura orale

presenta delle sue caratteristiche specifiche che vengono perdute nel momento in cui vengono

messe per iscritto.

- Persistenza: è un ambito di studi orientato a porre l’accento sui fenomeni di invarianza, di

continuità, di persistenza, di tradizione, e che quindi cerca di individuare, catalogare e dare

statuto teorico a quegli elementi relativamente stabili, soprattutto nella narrazione, che sono

i tòpoi, le costanti tematiche, i tipi di personaggi, i motivi, i generi letterari.

- Estetica dell’imitazione: questi studi muovono dal rifiuto, o meglio dal superamento

dell’idea romantica della creazione come atto originale e insistono sulla permanenza di

forme astratte sotto il fluire delle occorrenze concrete, saldandosi quindi piuttosto a

quell’estetica dell’imitazione che ha dominato nella poetica classicistica dall’antichità a tutto

il Seicento. Nella storia dell’arte abbiamo decine (se non di più) esempi del dipinto “San

Sebastiano” ognuno dei quali cita e riprende i quadri precedenti e qui sta la capacità

dell’artista di interpretare e rimodulare quanto prodotto prima.

- Funzioni narrative: distinzione fra astratto e concreto, fra tipo e replica, che costituirà uno

dei tratti caratteristici della riflessione successiva, ad esempio nel contributo fondamentale

di Propp (1928), il quale individua all’interno di una raccolta di fiabe russe 31 elementi

costruttivi costanti, le funzioni, ovvero campi relazionali astratti che definiscono il margine

d’azione dei singoli personaggi in rapporto alla vicenda.

- Riaffioramento: i tòpoi, i motivi, e in genere le costanti narrative, sono un repertorio di

oggetti forti, destinati a ripresentarsi - sia pure con continue variazioni - all’interno di testi

successivi. In questo senso la cultura popolare può essere considerata un filone che - tenuto

in disparte dalla cultura della stampa, basata sull’unicità dell’opera e sull’elaborazione

originale - riaffiora potentemente nelle culture mediatiche successive.

Televisione, radio, cinema creano, dice Ong, una oralità di ritorno (o oralità secondaria):

entra qui in campo una aleatorietà del testo che sarà moltiplicata con l’avvento del digitale.

Nella cultura digitale infatti, preannunciata dalla cultura dei mass media, entra in gioco una

aleatorietà del testo in grado di scompaginare l’idea di persistenza e di continuità, portando

il testo stesso ad una dinamicità che è tipica dell’oralità (Platone critica la scrittura perché a

suo dire distrugge la memora e indebolisce la mente ma lo fa mettendo per iscritto le sue

posizioni). La stampa blinda la scrittura per tre secoli e noi siamo ancora oggi figli dell’idea

che la cultura rappresenta ciò che vediamo su carta anche se è opportuno riconoscere che

con il digitale la solidità del testo va un po’ scemando anche grazie al fatto che sono

cambiati i parametri culturali a cui facciamo riferimento. Esistono tutt’oggi forme stabili che

permangono e che si trasferiscono nelle testualità successive.

- Logica del database: il concetto di repertorio, da cui si attingono elementi pre-strutturati da

reimpiegare in contesti diversi, è fondante di quella che Manovich ha chiamato la “logica

del database”; in particolare nei videogiochi l’utilizzo e il riutilizzo di personaggi, scenari,

sfondi, oggetti, moduli narrativi è alla base dei procedimenti creativi e produttivi, senza

contare la sempre maggiore integrazione fra videogiochi e cinema.

Nella cultura popolare, non essendo essa basata sulla scrittura bensì sulla tradizione orale, la

menzogna è costantemente presente. Le canzoni popolari hanno una struttura sì stabile ma vengono

continuamente modificate in quanto ogni volta cambiano ad esempio le parole e gli accordi,

esattamente come avviene con l’oralità in quanto anche se vogliamo ripetere esattamente qualcosa

che abbiamo memorizzato precedentemente a memoria, la ripetizione sarà diversa dall’originale

Esempio: Intel The Museum of Me (create and explore a visual archive of your social life)

Grazie all’accordo tra Intel e Facebook noi avevano la possibilità di costruire una sorta di museo di

noi stessi. Intel ci chiedeva l’autorizzazione ad accedere ai nostri dati Facebook e grazie al nostro

consenso costruiva il nostro museo personale per mezzo soprattutto di software intelligenti.

Indagando (importanza qui dal database) sui nostri generi musicali preferiti, sul tipo di amici, sui

contenuti da noi postati, sulle interazioni con le diverse pagine, eccetera, Intel creava un filmato su

di noi ed il video si riferiva al giorno in cui l’utente dava l’autorizzazione ad accedere ai diversi

dati.

I social network, se ci pensiamo, si nutrono quotidianamente dalle nostre foto, dai nostri post, dalle

nostre condivisioni, dai nostri likes e di tutte le nostre interazione online per creare i diversi

contenuti che ci vengono proposti. Non si tratta però solamente e semplicemente della sommatoria

dei diversi materiali che vengono raccolti in rete, ma importante qui è soprattutto l’organizzazione

di essi e la loro progettualità relativa (complessità). L’idea è proprio quella di non lasciare che la

proliferazione di dati quotidiani resti in-organizzata e oggi la tendenza è quella del “sempre meno

social e sempre più media”.

- Alto/basso, industria culturale

Con la nascita dell’industria culturale i mass media introducono nell’universo culturale delle

persone il livello basso, le tematiche e i linguaggi della quotidianità, il senso e il gusto della

serialità, del prodotto industriale e commerciale.

A metà dell’Ottocento cambia lo scenario sociale e urbano, cambia il contesto geografico e

paesaggistico in cui le persone vivono, cambiano i rapporti sociali, cambiano i rapporti di

produzione e di lavoro, e quindi ovviamente cambia anche la cultura che è una specifica rete che

l’uomo si costruisce al fine di trovare significati nel mondo in cui vive. L’industria culturale,

facendo entrare la divisione fra livello alto e livello basso, introduce la serialità e l’idea del prodotto

commerciale opposto al prodotto artistico e di alto livello.

- Conflitto e differenza: con la dimensione industriale si apre una sorta di conflitto fra

cultura alta e cultura bassa e si percepisce la profonda diversità che si è ormai istituita

rispetto al mondo precedente della creazione artigianale;

- Radicamento: l’opposizione alto/basso si radica così nelle coscienze, riprendendo la

tradizionale opposizione fra cultura classicista e cultura popolare, e riformulandola nei

termini dell’opposizione fra attività artistica e industria culturale. Classicismo e cultura

popolare prima erano due mondi coabitanti e non in conflitto.

Arthur Rimbaud

Mi piacevano le pitture idiote, sovrapporte, addobbi, tele di saltimbanchi, insegne, immagini

popolari, letterature fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle

bisavole, racconti di fate, libretti per bambini, vecchie opere, ritornelli sempliciotti, ritmi ingenui.

Lezione 5

Media: Schema della comunicazione interpersonale

La comunicazione è un sistema complesso del quale devono essere tenuti in considerazione tutti gli

attori che non affiorano nei normali processi di comunicazione. Schema di Jakobson:

Elementi della comunicazione:

- Emittente: il soggetto che produce, codifica e trasmette il Messaggio;

- Destinatario: il soggetto che riceve, decodifica, ed introietta il Messaggio;

- Codice: sistema di regole (condiviso fra Emittente e Destinatario) in base al quale viene

elaborato il Messaggio. Il codice è conosciuto ma non appare.

- Messaggio: testo concreto (discorso orale o scritto, film o trasmissione tv, pagina web…)

che attraverso il Canale viene condiviso da Emittente e Destinatario. Il Messaggio ha sì una

sua evidenza ma non dimentichiamo che dietro ad esso interviene tutto il sistema;

- Canale: supporto materiale (aria, carta o inchiostro, onde elettromagnetiche, reti di

comunicazione…) che garantisce il transito del Messaggio. Il canale si può interrompere ad

esempio in aula quando il microfono non funziona o c’è rumore e non sento quello che dice

il Professore. Se il canale non funziona si interrompe drasticamente la comunicazione.

- Contesto: ciò su cui verte la comunicazione, e in vari modi la condiziona (Ad esempio:

invito al matrimonio so come devo vestirmi, cosa mangerò, come sarà la cerimonia).

Schema dei media

Esistono forme di comunicazione in cui gli attanti sono sì gli stessi dello schema della

comunicazione interpersonale ma dove la complessità di tali figure è diversa perché aumenta

notevolmente.

- Quello che era il contesto deve essere visto qui come contesto istituzionale: esistono delle

leggi che sono più o meno rigide (programmi televisivi che devono essere per legge mandati

in onda solamente in certi orari). Quello che il contesto istituzionale mi dice può però anche

essere più sfumato: al mattino i programmi sono di un certo tipo, al pomeriggio di un altro e

alla sera di un altro ancora. La programmazione in questo caso non è normata per legge ma

tale convenzione si basa su leggi non scritte che vengono rispettate anche perché se nel caso

in cui venissero infrante si scatenerebbe un’altra dimensione del contesto istituzionale come

ad esempio polemica sui giornali del giorno dopo nel caso ad esempio un filmato hard

venisse mandato in onda alle 4 di pomeriggio. Si parla quindi in questi casi di una

consapevolezza interna basata su un equilibrio stabile che è tipico del sistema (omeostasi).

- Quello che era l’emittente deve essere qui visto come produzione (es.: Rai): una redazione

giornalistica ha un capo-redattore, dei giornalisti, dei collaboratori, degli inviati, eppure

continua a mantenere una sua identità come emittente anche se le competenze che ci sono al

suo interno sono molto articolate e diversificate.

- Quello che era il destinatario deve essere visto qui come consumo: nei media vi è una

presenza forte di dimensione economica.

- Quello che era il codice diventa qui contenuti e generi: sia a livello produttivo che di

consumo agiscono i generi: la trasmissione giornalistica ad esempio è distinguibile

facilmente da uno spettacolo di varietà. Questa capacità di riconoscimento dei generi e dei

diversi format agisce fortemente soprattutto in campo letterario e cinematografico (capiamo

che si tratta di un film western o di una commedia o di horror o di un poliziesco oppure da

una commedia sentimentale dai dialoghi, dai vestiti, dalle ambientazioni eccetera (macro-

codici individuabili).

- Quello che era il messaggio diventa qui forme e linguaggi: il messaggio non è mai

totalmente libero perché dipende dalla strutturazione dei diversi contenuti e dei diversi

generi oltre che dalle dinamiche di produzione e consumo.

- Quello che era il canale diventa qui tecnologie: nel digitale il canale diventa sempre più

complesso perché contiene dentro di sé non soltanto una tecnologia ma una serie di

tecnologie che devono collegarsi ed intersecarsi l’una con l’altra (codifica: video codificato

in un formato di cui noi non abbiamo il decodificatore/memorizzazione: abbiamo un disco

che non ha una memoria sufficiente per registrare il film/gestione: logica del

database/trasmissione: ci possono essere problemi di banda e protocolli/ricezione:

importante un device di ricezione che sia in grado appunto di ricevere l’informazione per

mezzo di un protocollo di comunicazione).

Sistema complesso

- Emittente: Investimento industriale, organizzazione e professionalità nella produzione;

- Codice: Presenza di una quantità adeguata di contenuti e generi da mettere sul mercato;

- Messaggio: Consolidamento di forme e linguaggi nella pratica creativa e professionale degli

autori;

- Destinatario: Disponibilità mentale, culturale, economica e tecnologica degli utenti.

Destinatario quindi come soggetto consumatore.

- Canale: Diffusione sul mercato di tecnologie semplici ed economiche di accesso e fruizione;

- Contesto: Un contesto normativo, politico, culturale e sociale in cui tutto il processo si possa

verificare senza ostacoli.

Approccio multidisciplinare

- Economico-organizzativo (produzione);

- Culturale (contenuti e generi);

- Linguistico-semiotico (forme e linguaggi);

- Sociologico (consumo);

- Tecnologico (canale);

- Giuridico-normativo (contesto istituzionale).

I media hanno messo in crisi anche quei recinti ben delineati che caratterizzano le discipline di

studio.

Non possiamo guardare i media come se fossero prodotti esclusivamente editoriali o

cinematografici oppure digitali e la loro capacità di sfuggire alle definizioni sta in questa

complessità sistemica.

Evoluzione delle tecnologie della comunicazione

1000000 – 90000 a.C Gesti e rumori Caccia e raccolta Tribale

90000 – 40000 a.C Transizione verso il “ “

linguaggio verbale

40000 – 6000 a. C Oralità “ “

6000 – 3000 a. C Transizione verso la Agricoltura Cittadino-imperiale

scrittura

2000 a.C 1500 d.C Scrittura “ “

1500 – 1840 d.C Stampa Agricoltura e Nazionale

artigianato

1840 – 1994 Media Industria e servizi “

elettrico/elettronici

1994 d.C World Wide Web ICT Globale

- Gesti e rumori: organizzare le attività di sopravvivenza.

- Transizione verso il linguaggio verbale: l’oralità è una tecnologia; l’uomo non è nato per

parlare in quanto se ci pensiamo i bambini ci mettono qualche anno per imparare a

pronunciare le parole, oltre al fatto che a partire dell’evoluzione della specie l’uomo impara

a parlare solamente dopo 50000 anni, ovvero quando inizia a modificare il proprio apparato

orale in maniera che gli permetta di articolare i suoni. L’uomo procede in questa direzione

quando passa dalla postura a 4 zampe a quella a 2 zampe che permette una modificazione

della scatola cranica. Alzandosi in piedi l’uomo libera le mani dalla finalità del camminare

ed inizia ad utilizzarle come strumenti che gli consentono ad esempio di elaborare e

sminuzzare il cibo prima di mangiarlo. Tutto questo consente anche un maggiore controllo

sul mondo esterno.

- Transizione verso la scrittura: la scrittura consente di mettere insieme i gesti e i rumori; il

gesto di scrivere su una pietra dei segni, ad esempio, viene poi associato alla capacità di

parlare. Comincia a cambiare anche l’organizzazione economica e politico-sociale. La

transizione verso la scrittura e l’acquisizione stessa di essa ci fanno vedere e capire quanto

sia importante la caratteristica dell’arbitrarietà. L’uomo inizia a scrivere tracciando delle

figure che rappresentano qualcosa (casa, albero, animale) e questi segni perdono qualsiasi

riferimento con la realtà fisica diventando appunto segni arbitrari. La scrittura diventa

qualcosa di simile a quello che sono oggi i numeri. La scrittura permette di prendere nota dei

nomi dei proprietari di un campo, permette con un atto scritto di poter trasmettere la

proprietà ai figli, si possono fare i censimenti e misurare quante tasse devono essere pagate

dai proprietari di terreni, si possono contare quanti soldati fanno parte dell’esercito

imperiale, eccetera. Con la scrittura, inoltre, vi è la possibilità di diffondere pubblicamente

le proprie conoscenze ed il proprio sapere all’intera società (ad esempio si scrive che un

campo rende bene se lo si coltiva utilizzando determinate tecniche piuttosto che altre). Vi è

quindi una vera e propria strutturazione del sapere, oltre al fatto che si permette lo sviluppo

di discipline quali la filosofia, la storia, la matematica, la geografia eccetera.

Lezione 6

- Stampa: il fenomeno dell’avvento della stampa è interessante perché introduce la quantità

di testi disponibili. Prima per riprodurre un testo bisognava copiarlo a mano mentre con la

stampa si può sfornare un numero praticamente illuminato di copie. Con la stampa c’è una

produzione meccanica e seriale su larga scala. Il punto fondamentale è che cambiano anche

le tecnologie relative ai supporti che devono essere utilizzati: quando parliamo di scrittura a

mano dobbiamo pensare che le persone addette incidevano con una punta una tavoletta di

cera oppure dovevano disporre di papiri che hanno una procedura di produzione molto

complessa, idem la pergamena. La carta che comincia ad apparire nel tardo Medioevo,

anche in conseguenza allo sviluppo dei contatti con la Cina, e rappresenta da una parte uno

sviluppo tecnologico e dall’altra una precondizione dello sviluppo della stampa stessa a

caratteri mobili. La stampa si sviluppa quando nascono gli Stati Nazionali (Francia,

Inghilterra, Spagna…) che portano ad un grande bisogno di alfabetizzazione. La scienza di

conseguenza diventa pratica operativa e con alfabetizzazione significa l’aver a disposizione

testi scritti. Saper leggere e scrivere significava saper il latino. Con la stampa accade anche

che la copia singola non costa più come prima ed il tempo di produzione si riduce, quindi

l’editore può permettersi di stampare nelle diverse lingue volgare. L’organizzazione e lo

sviluppo degli stati nazionali trova un ulteriore rinforzo nel fatto che vengono quindi resi

disponibili testi nelle diverse lingue nazionali risaldando così la coscienza nazionale

(connessione tra nazione, popolo e lingua). La stampa instaura una sorta di monopolio

relativo alla trasmissione culturale come principale strumento di comunicazione. La

vischiosità delle forme storiche risulta essere qui molto importante. McLuhan guido la

macchina guardando lo specchietto retrovisore: in qualche modo il passato ci dà sicurezza.

- Media elettrico/elettronici: il dominio delle stampa come strumento di trasmissione del

sapere dura all’incirca tre secoli ed ha un suo peso notevole ancora oggi, oltre al fatto che fa

apparire sulla scena un nuovo paradigma ovvero un nuovo scenario nel quale cambiano le

forze in campo, gli attori e le relazioni, con fasi di transizioni e accavallamento con il

paradigma vecchio che permettono lo sviluppo dei media elettrico prima ed elettronici poi.

- World Wide Web: il WWW assume quelle caratteristiche percettive che noi oggi

conosciamo. Il web però esisteva già prima anche se si basava su forme di interazione

uomo-macchina che erano improponibili in una dimensione di massa come quella attuale. Il

web veniva gestito da una serie di persone specialistiche in una dimensione di nicchia.

Percentuale degli impiegati nel campo dell’agricoltura, della manifattura, dei servizi negli Stati

Uniti:

- 1900: 76% agricoltura, 14% manifattura, 10% servizi;

- 1950: 26% agricoltura, 49% manifattura, 25% servizi;

- 2000: 3% agricoltura, 16% manifattura, 81% servizi.

La produzione industriale e agricola non cala ma scende notevolmente il numero degli addetti.

I nuovi paradigmi della comunicazione, come dicevamo, non cancellano quelli precedenti in quanto

noi ad esempio ci esprimiamo ancora con gesti e rumori, oltre al fatto che con la scrittura l’oralità

permane anche se è + la stessa di una volta. I sistemi di comunicazione sono legati fortemente ai

sistemi di trasmissione della cultura. Uno degli scopi principali di questo schema è quello di

sottolineare l’accelerazione dello sviluppo dei processi di comunicazione nel corso del tempo, mano

a mano che ci si avvicina sempre più all’oggi. Si può parlare quindi di accelerazione e

permanenza.

Tre tipi di media

- Media artigianali: quelli che hanno origine nel più lontano passato e durano fino ad oggi,

in cui il sistema di produzione è appunto artigianale, a bassa tecnologia, determinato

dall’attività di un singolo o di piccoli gruppi, secondo il modello della “bottega”;

- Media industriali: caratterizzati da una organizzazione simile a quella della fabbrica,

ovvero i mass media, chiamati anche old media, o media tradizionali (giornali, editoria,

discografia, cinema, radio, tv…);

- Media digitali: possono essere definiti anche media ICT (Information and Communication

Technology) in base alla struttura produttivo-organizzativa che li caratterizza, basata

sull’elaborazione informatica dei dati e sulla trasmissione in rete.

Media artigianali

Sono la pittura, la scultura, la danza, il teatro, la letteratura, ovvero le strutture mediatiche utilizzate

dalle civiltà del passato per definire, articolare, trasmettere, sviluppare, imporre i propri valori

culturali, dando forma a quei modelli di comportamento e di interpretazione della realtà che si è

soliti chiamare “cultura” e che individuano un popolo e/o una regione geografica in un determinato

periodo storico.

Documenti/Monumenti – Lavoro/Opera

L’uomo ha comunicato per secoli attraverso le voci, le immagini, i rumori e i suoni, i gesti, lo

scambio di oggetti, la scrittura, ma:

- L’attività comunicativa e operativa quotidiana (lavoro) è andata perduta, oppure ne abbiamo

testimonianze casuali (documenti);

- Quello che ci è rimasto, è rimasto perché è stato elaborato con una particolare cura formale

per farlo diventare qualcosa di compiuto (opera), qualcosa che spesso è stato definito come

Arte, progettato e rifinito in maniera da rimanere e durare nel tempo (monumenti in senso

ampio, non solo architettura o scultura).

Le Arti

Questa elaborazione formale, a livello alto, delle attività caratteristiche dell’attività quotidiana è

stata di solito definita come Arte: come si può vedere dalla tabella seguente, c’è un parallelismo fra

le attività comunicative quotidiane (nella prima colonna) e le Arti corrispondenti (nella seconda

colonna). Ogni Arte è la rielaborazione formale ed estetica (opera) della corrispondente attività

quotidiana (lavoro).

Lavoro Opera

Suono Musica

Immagine Pittura

Movimento Danza

Oggetti Scultura

Racconto Letteratura

Costruzione Architettura

Dialogo Teatro

Arte e tecnica

Bisogna però ricordare che per gli antichi l’Arte era vista come qualcosa di molto simile a ciò che

noi oggi chiamiamo piuttosto Artigianato: qualcosa di legato al fare pratico e concreto, all’abilità

anche manuale di realizzare tecnicamente delle opere ben rifinite.

Quello che noi chiamiamo Arte, e che i latini chiamavano ars, in greco antico veniva chiamato

téchne: nell’antichità i concetti di arte e tecnica erano molto vicini e sfumavano l’uno nell’altro.

È solo molto tardi, con il Romanticismo Ottocentesco, che l’Arte assume quel significato spirituale

e astratto, di ispirazione sganciata dalla realtà concreta, che oggi tendiamo ad attribuire.

Il Romanticismo si colloca in un periodo (fine ‘700 inizio ‘800) durante il quale inizia anche la

prima rivoluzione industriale e di conseguenza si verifica un cambiamento delle strutture produttive

che non si basano più sul lavoro manuale dell’uomo o degli animali ma che, grazie allo sviluppo

delle scienze e delle matematiche, inizia sempre più a basarsi sulla considerazione della natura

come fonte di energia (es. Mulini a vento, forza motrice dell’acqua per le industrie tessili perché fa

muovere i telai e permette di ripulire i solventi e coloranti eccetera). All’inizio de l’800 si

svilupperà anche l’industria a vapore. Se voglio utilizzare il carbone come forza motrice

intervengono diversi problemi:

- L’estrazione del carbone deve essere connessa alla creazione di miniere efficienti;

- Le caldaie possono sì essere costruite artigianalmente ma richiedono metalli particolari che

devono essere per forza prodotti industrialmente;

- È necessario un sistema di trasporto efficiente per portare il carbone nelle fabbriche.

- La ferrovia, che è alla base della nascita dello sviluppo industriale vero e proprio, richiede la

costruzione di rotaie e vagoni. Ogni pezzo deve essere uguale all’altro per permettere che

essi vengano montati. Va così in crisi così il modello artigianale riferito alla figura

dell’artista.

Lezione 7

Media industriali

Si apre uno scenario completamente nuovo con un tasso di mutamento estremamente rapido (specie

se raffrontato alla lunga durata dei media artigianali, che persiste tuttora) in cui il cambiamento di

paradigma si manifesta attraverso tre modalità:

- Tecnologia, che si sviluppa in maniera specifica per ciascuno dei media, per cui parliamo di

tecnologia della stampa, del cinema, della radio eccetera;

- Industrializzazione, basata sulla divisione del lavoro e sull’attivazione di routines

produttive standard mirate alla razionalizzazione dei processi di produzione;

- Professionalità, legata alla presenza di una forte componente tecnologica ma anche alla

strutturazione in generi dei contenuti prodotti, che rappresenta una ulteriore forma di

industrializzazione, quella culturale.

L’obiettivo è quello di trasferire il sapere astratto all’interno di una dimensione + concreta ed

operativa. È in questo periodo che nasce la tecnologica in grado quindi di collegare il sapere diffuso

con principi teorici. Il rapporto dell’uomo con la macchina diventa sempre più spersonalizzante.

Con la dimensione industriale entrano in scena quindi la produttività tecnologica e la economicità

del supporto: processo già iniziato tre secoli prima nella stampa artigianale, ma che nell’età

industriale si moltiplica e si estende alle immagini, alla voce e alla musica, agli oggetti di design,

fino a giungere ad un’ulteriore grado di economicità grazie all’eliminazione del supporto, con il

cinema, la radio, la televisione. Il processo su cui si basa la stampa è già di per sé industriale in

quanto si basa sulla serialità e su una produzione semplice e a basso costo. Benché sia ancora

inizialmente una attività di “bottega” e lavori in una dimensione ancora poco professionale, tale

processo anticipa già di tre secoli i processi industriali veri e propri.

Con l’età industriali, gli elementi che hanno a che fare con la produzione estetica e con la

produzione/creazione dell’immaginario delle persone procedono in questo senso: da una parte si

parla di semplificazione, dall’altra di economicità dei supporti (con conseguente eliminazione poi di

essi).

Nel digitale il testo è sganciato totalmente dal supporto su cui viene memorizzato.

Quando compare sulla scena un nuovo paradigma comunicativo gli altri non spariscono ma si

riconfigurano e si adattano al nuovo sistema. Per questo posiamo dire che la cultura rappresenta la

capacità dell’uomo di crearsi dei meccanismi di controllo che gli consentano di vivere bene nel

proprio ambiente sociale, storico e geografico.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e culture dei media
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingue, culture e mass media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Lughi Giulio.

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