BIOETICA
→ Ambito delle questioni connesse agli interventi sulla vita umana, sugli animali non umani e
sull’ambiente resi possibili dai progressi in ambito medico e biogenetico avvenuti nel corso del
Ventesimo secolo.
→ Seconda metà del XX sec. → sviluppo tecnologico applicabile alla vita dell'uomo.
Rientrano tra le questioni di studio della bioetica intesa in senso ampio:
→ -Inizio vita (aborto..)
-Fine vita (come scegliere di morire)
-Genetica (nuove tecniche di intervento sul genoma umano + test genetici)
-Sperimentazione su umani e su animali
-Questioni ambientali, ad es. OGM (non lo faremo)
-Enhancement o potenziamento umano (tipo doping)
-Neuroscienze (non lo faremo)
-Robotica/intelligenza artificiale (non lo faremo)
Ecc.
“La bioetica rimanda a questioni sollevate dal trattamento degli animali non umani e dagli interventi
dell’uomo sull’ambiente. Gli interventi sulla vita umana e non umana e sull’ambiente riguardano la
bioetica se, e in quanto, sollevano problemi di natura etica, cioè problemi di scelta tra strade
alternative percorribili, per la cui soluzione è necessario disporre di criteri normativi sulla base dei
quali individuare le linee d’azione approvabili”
→ Per quanto riguarda la nascita della bioetica abbiamo due diverse teorie:
1) secondo alcuni nasce alla fine della seconda guerra mondiale con il processo di Norimberga →
nel Codice di Norimberga viene formulato il principio del consenso → Chi è stato nei campi di
concentramento è stato sottoposto a delle procedure senza il suo consenso (perchè erano
prigionieri). Da qui in poi nasce l'idea del consenso per quanto riguarda le sperimentazioni.
In realtà la nascita della bioetica viene attribuita:
2) fine anni '60 inizio anni '70 negli Stati Uniti (in un contesto diverso) → qui abbiamo la
formalizzazione del termine. Perchè la riflessione non riguarda solo un contesto, ma perchè nasce
una riflessione più ampia dovuta ai cambiamenti tecnologici e sociologici. Questa collocazione è
più adeguata perchè si sono delineate le condizioni che hanno permesso di configurare la bioetica
come ambito organizzato di riflessione.
Inizia a insinuarsi il principio di autonomia (o autodeterminazione) → Ogni individuo può
compiere scelte per conto proprio, deve poter decidere quando si tratta di interventi sul proprio
corpo; infatti in quegli anni si lotta contro il principio di autorità.
In più ci sono innovazioni tecnologiche, incisive, ma eticamente problematiche (ad esempio le
tecniche di rianimazione, che non sempre funzionano → stato vegetativo).
Nasce in questo periodo poiché queste evoluzioni medico-tecnologiche portano a nuove
problematiche su cui si discute (anche in ambito giudiziario).
→ La bioetica è una materia di discussione molto vivace (anche per quanto riguarda la relativa
datazione).
→ Significato centrale di autonomia → “La libertà degna di questo nome è quella di perseguire il
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nostro bene a modo nostro.” (J.S.Mill) → il limite a tale libertà è per Mill il non danno ad altri.
→ Bioetica → è l'etica applicata al mondo della vita (umana e non umana). Ma quale etica? →
riguarda il campo dell'agire umano in tutti o in alcuni soltanto dei suoi ambiti. Più in particolare
viene in considerazione quando vi sono diversi possibili corsi d'azione tra i quali bisogna operare
scelte. E' l'ambito o l'insieme degli ambiti in cui si elaborano i criteri del comportamento
approvabile, cioè l'ambito nel quale si cerca di individuare quale, tra le diverse linee d'azione
possibili in una data circostanza, sia quella che è bene tenere.
→ Occorre distinguere tra due tipologie di etica:
1) etica di senso comune → insieme delle convinzioni, valori, regole (a fondamento tradizionale,
giuridico, religioso, ideologico..) che gli appartenenti a una determinata società sentono vincolanti
e fanno propri. Però siamo eticamente plurali perchè la società non è omogenea.
→ Non ci serve! E' discorso da bar! Tipo quando il giornalista chiede al passante “cosa ne pensa
dell'eutanasia?” la risposta viene da un'etica di senso comune, per questo prendiamo in
considerazione:
2) etica critica → E' la riflessione che punta ad individuare dei criteri sulla base dei quali mettere
in atto il miglior corso d'azione, prendendo solitamente l'avvio dal manifestarsi di situazioni di
conflitto e di problemi ai quali l'etica diffusa non sembra poter fornire adeguate soluzioni.
In bioetica si usa l'etica critica → perchè mette in discussione, problematizza, gli assunti propri
dell'etica di senso comune, sia che si tratti dell'etica comune condivisa da tutti gli appartenenti ad
una società, sia quella propria di un sottogruppo particolare come potrebbe essere quello degli
operatori sanitari e dei ricercatori, e mira ad individuare le linee d'azione da considerarsi più
opportune, in forza delle ragioni che lo sostengono.
→ L'etica (critica) in bioetica segue dei criteri di orientamento:
I criteri sono nati nell'ambito morale ha poi criteri giuridici e deontologia.
→ La bioetica intesa come etica critica applicata all’ambito degli interventi bio-medici
sull’uomo ha messo in discussione convinzioni che, a lungo, hanno caratterizzato
l’etica medica diffusa, e che hanno alimentato l’idea del mandato esclusivamente
tecnico-scientifico dell’operatore sanitario e del ricercatore.
→ Nel concreto gli operatori sanitari, ma anche coloro che operano specificamente
nell’ambito della ricerca biomedica, si trovano quotidianamente alle prese con
problemi di scelta tra diversi corsi d’azione possibili. Ma sono scelte in relazione a quali
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tipi di problemi? Sulla base di quali elementi possono compiere una scelta ed
assumere una decisione appropriata?
ESEMPIO 1
Un malato di SLA in fase avanzata di malattia viene ricoverato per una grave
insufficienza respiratoria
Il paziente ha manifestato la volontà di non essere sottoposto a ventilazione assistita
Gli operatori sanitari devono decidere se tracheotomizzarlo e sottoporlo o meno al
trattamento rifiutato dal paziente, ma necessario per tenerlo in vita
ESEMPIO 2
1) Step:
-Prelievo di cellule umane di mieloma multiplo per progetto di ricerca.
-Richiesta sottoscrizione consenso informato da parte del paziente:
Che tipo di formulario?
2) Step
-Analisi materiale biologico, si rinviene informazione ulteriore relativa alla salute rispetto a ciò per
cui il campione è donato
-Si comunica o meno tale informazione al donatore?
→ Gli operatori e i ricercatori sono chiamati ad affrontare:
– problemi tecnici → per affrontarli sono necessarie le conoscenze e le competenze
cliniche da loro acquisite nel percorso, teorico e pratico, di formazione (ad esempio
scegliere la cura più idonea)
→ Si pone quando vi sono diversi possibili corsi d'azione tra i quali bisogna operare scelte
e, per compiere tale scelta, sono non solo necessarie, ma anche sufficienti, conoscenze
scientifiche e competenze organizzative.
– ma spesso sono chiamati ad affrontare un problema etico → quando devono decidere se
praticare o meno una procedura che sanno il paziente non vuole, ma che gli salverebbe la
vita.
Dietro la concezione del mandato prevalentemente se non, addirittura,
esclusivamente tecnico-scientifico dell’operatore sanitario e del ricercatore stanno
però, in realtà, una serie di assunti di tipo etico, tanto diffusi, quanto raramente
esplicitati.
Assunti etici “impliciti” →
-- al medico e solo al medico competono tutte le decisioni circa gli interventi sul
paziente.
il medico occupa nella relazione terapeutica una posizione di supremazia che
– giustifica la sua indisponibilità a discutere le terapie non solo con i malati, ma
anche con altri operatori.
Il medico è sempre in grado di prendere le decisioni idonee a realizzare il bene o
– il il miglior interesse del malato.
Le scelte e le decisioni terapeutiche hanno una direzione obbligata
– rappresentata dal prolungamento della sopravvivenza.
In presenza di quegli assunti, propri della concezione della relazione di cura di tipo
tradizionale/paternalistico, non sembrano suscitare problemi etici:
né l’obiettivo a cui finalizzare gli interventi e i trattamenti
né l’individuazione dei trattamenti appropriati
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né la distribuzione dei compiti e dei poteri tra i diversi operatori
né l’individuazione dei soggetti legittimati ad assumere decisioni circa le cure
→ Interdisciplinarità → Si può guardare alla bioetica come un'impresa di carattere
filosofico, ma,
al tempo stesso come ad un ambito di studio il cui principale connotato è
l'interdisciplinarità.
Bioetica come contesto dell’incontro tra una ricerca ed una pratica bio-mediche rese dalle
trasformazioni da cui sono state investite sempre più bisognose di interrogarsi sul loro ruolo e sui
loro fini, ed una riflessione critica che ha trovato in questo ambito problematico il terreno sul quale
svolgere un lavoro di chiarimento concettuale destinato ad avere rilevanti ripercussioni a livello
culturale e sociale.
Bioetica come ambito di argomentazione razionale:
→ Non c'è un unico modo di fare bioetica, ma ci sono diversi modi che usano ragioni giustificanti
diverse.
→ Etica come riflessione si propone come un ambito di ragionamento nel quale si mira a far
risultare quali siano le linee d'azione da considerarsi giuste, in forza del fatto che si possono
addurre a loro sostegno degli argomenti che valgono come ragioni giustificanti.
un discorso di natura argomentativa
Il contesto di argomentazione razionale in etica vuol dire:
atto a far risultare mediante ragioni che qualcosa nel campo del fare (una decisione,
un’azione, una disposizione all’azione, un giudizio di valore, una norma, una regola) è
giusto in un senso lato, ovvero da accettare, da preferire, da scegliere, da perseguire,
appunto sulla base di ragioni.
→ Ci sono tuttavia delle ragioni che non vengono considerate valide ragioni (no
ragioni giustificanti) perchè non sono ragionevolmente sostenibili, in relazione ad una
pratica clinica e ad una ricerca biomedica svolta nel contesto di una società
eticamente pluralistica. Sono:
Appello all'autorità → l'argomento dell'appello ad una qualsiasi autorità,
1) ritenuta depositaria di una verità etica.
Appello alla natura → è eticamente corretto ciò che c'è in natura.
2) Appello alla tradizione → appello a ciò che si è sempre fatto. Non è un
3) appello razionale, che se portato mi convince. Però è un appello problematico,
perchè una cosa che si è sempre fatta e detta bisogna comunque metterla nel
contesto attuale, e valutare se cambiarla o meno.
Appello alle emozioni → fa uso di concetti evocativi. Associo a qualcosa di
4) negativo (testamento biologico = suicidio dello Stato).
Quali sono allora le ragioni giustificanti da un punto di vista ragionale? Ci sono 2 tipi di
ragioni che sono valide ragioni giustificanti:
Ragioni di principio → si adduce una ragione di principio quando si riconduce
1) una decisione, una scelta, un'azione ad un criterio generale di comportamento,
di cui possano essere considerate (logica) applicazione.
Hanno a che fare con un controllo di tipo logico.
Sono ragioni che mi consentono un controllo logico.
Ragioni di fatto → si adduce una ragione di fatto quando si evidenzia la
2) connessione tra una scelta, una decisione, un'azione, e le prevedibili
conseguenze di fatto che esse possono comportare.
Consentono un controllo intersoggettivo, un controllo empirico → da parte di
tutti
Le ragioni di fatto e le ragioni di principio condividono la caratteristica di essere
argomenti la cui fondatezza può essere accertata operando opportuni controlli di tipo
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empirico e/o logico.
La loro adozione garantisce alla valutazione etica la caratteristica di analisi di tipo
razionale.
→ La valutazione etica di un caso clinico si risolve quindi in un procedimento razionale
le cui principali tappe sono:
1) Individuazione degli eventi critici che suscitano un problema etico → capacità di
distinguere un problema tecnico da un problema etico
2) Individuazione delle diverse strade percorribili
3) Attenta ricostruzione degli elementi di fatto che caratterizzano il caso
Scelta della linea d'azione da considerarsi eticamente giustificata, in quanto
4) conforme ad alcuni principi aventi il carattere di criteri generali del
comportamento umano
→ Principi → sono molto importanti, e vengono definiti “di prima face”, cioè da
questi parte il ragionamento, ma non sono assoluti, ma oggetto di bilanciamento e
specificazione (devono essere bilanciati tra loro e specificati). Sono:
Principio di non maleficenza → astenersi da azioni che provochino un danno.
1) E' eticamente ingiustificata ogni prassi clinica o assistenziale suscettibile di
recare danno al malato.
Principio di beneficenza → è eticamente giustificata ogni prassi clinica o
2) assistenziale idonea a realizzare il bene o il miglior interesse del malato. Obbligo
del medico a fare del bene al paziente.
Questi primi 2 principi, sono principi morali, e solo per questi vale la regola del
bilanciamento. Nel primo caso devi astenerti, nel secondo devi attivarti. Questi due
principi erano storicamente presenti, ma sono stati presi come assoluti (infatti prima il
medico poteva anche scegliere di non dirti la diagnosi), quindi c'era bisogno di altri
principi:
Principio di autonomia → è eticamente giustificata ogni prassi clinica o
3) assistenziale posta in essere con il consenso dei soggetti ai quali è destinata.
(come abbia detto è un principio che entra in gioco solo da un momento storico
in poi).
Principio di giustizia → è eticamente giustificata ogni prassi clinica o
4) assistenziale realizzata in attuazione di una politica sanitaria che garantisce
l’accesso degli individui alle cure mediche in condizioni di equità. Richiama il
concetto di distribuzione delle risorse, che cambia a seconda del contesto
nazionale (gli Stati Uniti vanno dalla parte opposta).
Tutti questi principi sono le ragioni di principio → ogni valutazione che io faccio parte
dal modo di intendere e interpretare questi principi. Possono operare congiuntamente
come criteri giustificativi di una prassi clinica o assistenziale.
In caso di conflitto..
IERI
Nel caso di conflitto tra principio di beneficenza e principio di autonomia, l’etica
medica tradizionale è stata a lungo incline a privilegiare il primo, sul presupposto che
la prassi clinica abbia un fine oggettivo a cui tendere, e quindi un bene oggettivo da
realizzare, che deve essere messo sempre in primo piano.
OGGI
Oggi tale prospettiva deve considerarsi superata a favore di quella che attribuisce
evidenza e preminenza al principio di autonomia, inteso come criterio destinato ad
entrare in azione proprio quando il ricorso al principio di beneficenza è reso
problematico dalla difficoltà, o addirittura, dall’impossibilità di assegnare al bene da
realizzare mediante la prassi clinica una connotazione oggettiva e un contenuto
generalmente condiviso.
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→ Ricorda.. articoli 32, 13, 2 Cost → qui il principio di autodeterminazione è garantito
dall'art. 32 letto in combinato disposto con art. 13 e 2
APPELLO ALLA NATURA
argomento molto usato in vari contesti, e si usa da sempre.
• “natura” ha diversi significati in contesti diversi (Newton scoprì le leggi della
• natura, “a primavera la natura si risveglia”, “alla sopravvivenza dei cuccioli ci
pensa la natura”, “vivere secondo/contro natura”).
Natura → 3 principali significati:
• 1) Insieme di cose che sono osservabili e possiamo toccare come tangibili
(alberi, mare, sole..)
2) Per indicare una sorta di ordinatrice e configuratrice della varietà dei processi
biologici. È una natura personificata che regge la fila del disegno
evoluzionistico. Come se ci fosse una volontà naturale dietro alle cose che
succedono.
Quesito: esiste questa volontà naturale?
3) Natura come entità che regge i moti dell’universo attraverso le ‘leggi di
natura’-> ossia leggi universali e invariabili che regolano l’universo conosciuto e
anche quello sconosciuto.
Quesito: siamo sicuri che le leggi siano sempre le stesse?
Il concetto di “naturale” viene usato in contrapposizione a 5 concetti:
• - non spontaneo
- artificiale
- innaturale
- manipolato
- culturale
Ma si può dire oggi che esistono modi naturali o innaturali di crescere, curarsi,
• decidere circa il proprio corpo, morire..?
Ci sono 2 modi di guardare alla natura:
• 1) Concezione di natura di tipo finalistico → pensare che nella natura ci sia una
sorta di disegno per cui ogni essere è finalizzato a un fine specifico.
Finalismo → è bene perseguire il fine preordinato presente in natura, è male
discostarsi da tal fine. Se partiamo da questa prospettiva ci saranno scelte
pubbliche?
2) La natura c'è sempre stata, poi c'è stata la rivoluzione scientifica, che mette
in crisi l'appello alla natura. Si è iniziato a capire il funzionamento della natura,
infatti ci sono cause e effetti e la riproduzione costante di questi eventi → è
descrittivo → diverso è il giudizio di valore (il fatto mi dice delle cose, ma il
valore che gli attribuisco è divers
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