Prof. Lorenzo Denicolai: Antropologia dei media
Obiettivo del corso
Il nostro obiettivo è quello di ragionare non sui media in quanto schermo e i prodotti, ma su come la tecnologia lavora sul nostro cervello e su come possiamo utilizzare la tecnologia in ambito didattico.
Programma d'esame
Il programma d’esame è pubblicato sulla pagina di campusnet. Consta nella preparazione di vari testi e gli appunti delle lezioni anche materiali audiovisivi. L’esame è un esame orale online.
Per frequentanti
- Denicolai, L. (2018). Mediantropi. Introduzione alla quotidianità dell'uomotecnologico, Milano: FrancoAngeli;
- Zeki, S. (2003). La visione dall'interno. Arte e cervello. Torino: Boringhieri.
Per non frequentanti
Oltre al programma indicato, i seguenti volumi:
- Ong, W. (1986). Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola. Bologna: Il Mulino;
- Parikka, J. (2020). Archeologia dei media. Roma: Carocci [un capitolo a scelta];
- Oliverio Ferraris, A. (2012). Il significato del disegno infantile. Torino: Boringhieri.
Anche il materiale audiovisivo indicato nei libri, come serie tv ad esempio, è da vedere assolutamente.
Caratteristiche dell'esame
L’esame è un esame di ragionamento: si parte da delle categorie che cercheremo di darci durante la lezione e imparare a partire da lì per condurre una soluzione. Non è un esame nozionistico ma è molto importante il linguaggio utilizzato che dovrà essere curato. È quindi importante utilizzare termini specifici della disciplina.
Antropologia e media
Definizione di antropologia
Di che cosa ci occupiamo? Il termine antropologia è esplicativo, infatti ci occupiamo dell’uomo ma in un modo particolare, ovvero in relazione con l’ambiente e a degli strumenti. A livello teorico c’è una distinzione di fondo ovvero tra cultura e natura: tradizionalmente l’antropologia riguarda la cultura, la costruzione e produzione umana; la natura non è una costruzione umana invece.
Il termine antropologia è un termine molto ampio che utilizziamo per dire che l’uomo ha prodotto qualcosa. Oggi si parla dell’epoca dell’antropocene, ovvero l’era storica in cui l’uomo ha iniziato pesantemente a modificare il contesto ecologico in cui egli vive (es. cambiamento climatico), questo vuol dire che l’uomo ha un peso sul contesto ambientale in cui egli vive.
Media e tecnologia
Non a caso noi ci occupiamo dei media, la tecnologia, l’immagine, l’audiovisivo, la scrittura etc. che sono tutti costrutti della mente umana con il quale l’uomo ha definito sé stesso. Il termine media è un termine di cui oggi abusiamo; vuol dire tutto e niente. Quando parliamo di media pensiamo a telefoni, televisione, tablet... ma i media non sono solo questo ma anche i prodotti di questi strumenti come film, disegni, libri. C’è un approccio al medium in quanto elemento che co-partecipa a farci vivere delle esperienze.
Una tecnologia è quella che abbiamo di fronte ma anche una penna, la macchina da scrivere, il pennello o pennarello, gli occhiali, non solo tablet o computer. Anche gli occhiali sono media perché ci fanno costruire una relazione con il mondo.
Impatto delle tecnologie
Le tecnologie sono quelle che ci hanno portato indietro nel tempo ad imparare a fare cose che ora sono spontanee ma prima non lo erano. Ci occupiamo allora dell’uomo e di come esso pensa: questo vuol dire che andremo indietro nel tempo quando non esisteva la scrittura; costruiremo delle comparazioni. I modelli che compareremo sono modelli che hanno a che fare con la tecnologia e che ci guidano a comportarci in un certo modo anche inconsciamente.
Dobbiamo iniziare a chiederci perché ci appassioniamo ad un prodotto, perché proviamo emozioni, perché ci lasciamo influenzare... riguarda tutta la formazione e l’allenamento dei bambini che dobbiamo imparare a crescere. Abbiamo il dovere di guidare e di avere una relazione con gli oggetti. L’obiettivo è quello di creare dei dubbi in noi in questo corso.
Domande del corso
Il professore pone una domanda: cosa facciamo noi con gli smartphone? Parlare e scrivere, vedere video, ascoltare musica, comunicare, coprire le distanze, riempire dei tempi morti, combattere la noia, cercare informazioni, condividere/social, controllo remoto, controllo salute/sport, apprendimento, creare, manipolazione, lavorare, archivio, domotica/controllo home, fare acquisti, fare fotografie e modificarle, leggere/qr-code, interazione, giocare (online/offline), gestione del denaro, telefono come pc, orientarsi, sveglia/calendario/calcolatrice/agenda/torcia, connessione hotspot, connessione con piattaforme.
La questione è semplice: noi abbiamo nominato tantissimi atteggiamenti che per il 98% sono delle azioni. Abbiamo detto tanti termini che ci danno la possibilità di dimostrare la nostra esistenza. Questo è l’aspetto interessante dell’approccio che abbiamo con i media. Un esempio sono i selfie che dimostrano cosa stiamo facendo in quel momento, come siamo vestiti, dove siamo o con chi siamo… è un manifestare del vivere. Fino a qualche anno fa non era così evidente, ogni cosa prima invecchiava immediatamente, ora una fotografia viene vista da tutti subito.
Lezione 2: Media e tecnologia
Elenco di voci proposto
Partiamo dall’elenco di voci proposto (lavagna su moodle). Spesso consideriamo i media e la tecnologia come qualcosa di direttamente connesso al digitale, ma la tecnologia è qualcosa di ben più antico, arcaico. Le voci elencate (vedere video, ascoltare musica, riempire tempi morti ecc) sono forme che ci danno la possibilità di dimostrare un’esistenza, infatti attraverso lo smartphone posso compiere delle azioni, ma normalmente compiere delle azioni è qualcosa che mi definisce e mi fa riconoscere dagli altri. Es: il docente sta esponendo la lezione e ciò lo definisce in quanto docente. ‘Sono docente solo quando c’è qualcuno che mi riconosce in quanto tale, altrimenti salta il sistema di riconoscimento’.
Uno degli aspetti citati è il ‘riempire dei tempi morti’ con gli smartphone, questione che ha permesso di ragionare sul tempo perché sicuramente la tecnologia e i media lavorano sul tempo, sulla scansione temporale, sulla distanza e anche sul comportamento che abbiamo in base al tempo.
Relazione tra tecnologia e comportamento
Uno degli elementi fondanti del corso è comprendere come la tecnologia modifica il nostro modo di pensare, agire ed essere. Ragioniamo sulla nostra relazione con la tecnologia.
Es: Nel 1910 sono fidanzato con Consuelo Dolores, una ragazza cubana. Ogni volta che voglio dimostrarle il mio amore le scrivo con carta e penna. La lettera ci mette 3 mesi ad arrivare. Consuelo legge e mi riscrive e la lettera impiega altri 3 mesi per arrivare. In quei 6 mesi può esser capitato di tutto. La gestione del tempo all’interno della comunicazione è un tempo molto lungo ma è dovuto dal tipo di tecnologia, non posso fare che altro che la lettera arrivi e che poi la sua lettera ritorni.
Salto in avanti, ‘nel 1950 io e Consuelo ci sentiamo per telefono’. Noi siamo presenti contemporaneamente e ci sentiamo quasi in maniera fisica. Abbiamo bisogno del feedback di ritorno. Lì ho un’esigenza di risposta, cosa che nel 1910 era un desiderio ma non una necessità, poiché la lettera magari era stata persa o risulta illeggibile. Io percepisco una voce e da quella voce capisco se le cose vanno bene o meno.
Il terzo caso è la mail, condizione particolare, perché istantaneamente arriva, ma non ho la certezza né che lei l’abbia letta né ricevuta, non so quando la leggerà. Si innesta nuovamente il meccanismo del spero che la legga e che mi arrivi una risposta. Rispetto alle lettere è cambiata la percezione del tempo, siamo abituati ad avere una risposta sempre più vicina alla nostra domanda. Ragionamento che vale per tutti perché siamo abituati a una fruizione differente dell’oggetto e questa abitudine è data dal rapporto con la tecnologia e dalla capacità che abbiamo di riempire i tempi morti.
Forme di messaggistica istantanea
Quarta fase, uso di forme di messaggistica istantanea, pensate a come ci si sente quando il destinatario non ha ancora visualizzato il messaggio. Magari sta guidando, non può rispondere, è con qualcun altro, non vuole rispondere. Pensate alla reazione quando l’altra persona è online, ma non ci risponde reazione con forme di ansietà. La questione di fondo è che la tecnologia ha modificato il nostro modo di comportarci e di pensare. L’incapacità di gestire un momento di attesa e l’alimentazione di ansia fa sì che quando mandiamo un messaggio necessitiamo di una risposta immediata.
C’è un autore interessante, Rushkoff, ha definito questo discorso digifrenia sensazione di dover essere sempre connessi e nel tempo presente, dover essere sempre aggiornati e di dover sempre riaggiornare la pagina dei social o del giornale di quello che stiamo vedendo sullo smartphone. Il libro è molto interessante ‘presente continuo’.
Digifrenia e paura del vuoto
Quindi la digifrenia è l’incapacità di gestire il vuoto. Nel Periodo del medioevo, Horror vacui, paura del vuoto e ciò faceva sì che gli artisti producessero opere ricchissime di oggetti e figure. Ci sono ad esempio anche dei sarcofagi medievali ricchissime di immagini e figure perché era un modo di trasmettere questo terrore del vuoto. Oggi siamo in una situazione del genere, come ci si sente quando siamo in attesa da qualche parte e non possiamo usare il cellulare, non sappiamo cosa fare. Ci sono degli studi importanti che dimostrano che l’assenza dello smartphone provochi un senso di vuoto. L’elemento fondante è che una delle linee con la tecnologia è quello di riempire il vuoto, di poter fare qualcosa e di condividerlo con qualcun altro (si tratta di ripercussioni sia positive che negative).
Analisi e non critica
Nel nostro percorso non ci interroghiamo su cosa sia giusto o meno, ma sul come e il perché questa cosa funzioni così e su quale sia l’influenza sul cervello e sulla costruzione del significato. Non facciamo un percorso critico, ma di analisi. Potrà essere interessante capire come possiamo sfruttare delle potenzialità delle tecnologie e dei media per usarle in ambito didattico e formativo.
Es: il forno di casa funziona molto bene perché mi consente di cuocere e scaldare il cibo, ma non necessariamente il forno è una cosa buona o cattiva, dipende da come lo uso io. Se lo uso per scaldare il mio bambino, il suo uso non sarà adeguato, ma la colpa non è del forno, ma di come l’ho utilizzato. Lo stesso discorso vale per i media: il medium di per sé, ad esempio, non crea la fakenews o il bullismo, ma è l’uso che ne faccio che può originarlo.
Presenza in più luoghi
Un’altra questione del rapporto con la tecnologia è il fatto che la tecnologia e i media ci permettono di essere in più luoghi contemporaneamente. Nel momento in cui mando un whatsapp è come se fossi in un altro posto; condizione molto evidente oggi. In questo momento paradossalmente noi siamo in unico luogo anche se ognuno di noi è in un contesto diverso; i media infatti possono costruire degli ambienti.
L’ambiente di apprendimento è uno spazio in cui si costruiscono delle relazioni perché avvenga qualche tipo di azione, può essere l’aula in cui sono presenti diversi oggetti (lavagna, lim, docenti, la relazione ecc). Tutto questo insieme fa sì che si costruisca un ambiente di apprendimento, uno spazio comune in cui dialogare, veicolare delle conoscenze. All’interno di questi ambienti e con una serie di tecnologie possiamo produrre significato, altro elemento su cui ci soffermeremo.
Il linguaggio e le immagini
Questo perché come ci dice Aristotele, l’uomo è un animale sociale e ciò che lo differenzia dagli altri animali è il linguaggio, possibilità di veicolare un messaggio che abbia un senso che sia interpretabile. Il pensiero occidentale si basa sul pensiero aristotelico, platonico e socratico. È ovvio che hanno parlato delle tecnologie dell’epoca, ma alcune cose le troviamo anche oggi, allora vale la pena capire come il nostro cervello si è formato in questa linea.
Se è il linguaggio che ci ha dato la possibilità di essere animali sociali è ovvio che dobbiamo occuparci del linguaggio, che oggi è particolare, non è più quello tradizionale, ma spesso è un linguaggio delle immagini. Qui dovremmo interrogarci su come possiamo interpretare le immagini e su come possiamo scrivere con le immagini legate ai media.
Il disegno come forma di linguaggio
All’interno di queste tecniche c’è il disegno e quindi faremo anche delle esercitazioni su come utilizzare il disegno per costruire significato; come leggere e scrivere con l’immagine. Rispetto a 30/50 anni fa circa, il valore dell’immagine è cambiato completamente. L’immagine oggi ha un peso significativo differente, dobbiamo comprendere come l’immagine sta sostituendo le forme tradizionali di comunicazione e come possiamo utilizzare l’immagine nel percorso formativo.
Ci sono varie forme del linguaggio, vari codici espressivi, uno di questi è il disegno, una delle prime forme di manifestazione di una capacità intellettiva, descrittiva che l’uomo ha avuto. Prima forma di segno che il bambino lascia sul foglio. Il disegno è una delle forme di linguaggio che possiamo utilizzare. Il disegno fa parte dei media su cui dobbiamo lavorare, ma non da un punto di vista psicologico, ma dal punto di vista di come attraverso quel medium posso costruire un contenuto, ad esempio contenuti, come costruire una storia.
Il potere dell'immagine
Il mondo del visuale domina la nostra realtà. L’immagine è qualcosa di potente che ha e sta scardinando la tradizione culturale occidentale, che si è basata sulla cultura del libro. Es: il libro per eccellenza della cultura occidentale è la Bibbia. Ma c’è stata una rottura che coincide con lo scoppio della rivoluzione digitale che fa sì che sia emersa violentemente una cultura legata all’immagine, al digitale, ad una tipologia diversa di gestione del sapere. Il potere dell’immagine è anche su come l’immagine lavora sulla nostra testa. E quindi qual è il peso della tecnologia a livello neuroscientifico (altro interrogativo).
Approfondimento sul visuale
Proviamo a iniziare a soffermarci un pochino, sempre in maniera molto introduttiva chiaramente, sulla questione del visuale e iniziamo a fare qualche breve cenno sulla questione dell'immagine. Vi farei vedere un paio di immagini e proverei ad iniziare a fare qualche tipo di esercizio, di gioco, che voi potrete rifarle anche un domani nelle vostre classi, magari cambiando tipologia di immagine (la scelta è libera e va anche in base ai gusti; io ne utilizzo alcune legate anche alla quotidianità. Cose che abbiamo appena saputo, che stiamo vivendo perché dobbiamo sempre tenere in considerazione il contesto in cui noi ci muoviamo, in cui ci siamo).
Esercizio sull'immagine
Partiamo da qui e vi faccio una domanda molto semplice: che cosa mi dice questa immagine? Che cosa ti trasmette?
Studentessa: Mi sento osservata in prima persona. Prof: E invece che cosa dovrebbe rappresentare? Studentessa: questa, se non sbaglio, è un’immagine di propaganda per reclutare gli americani per andare in guerra P: Si, giusto S: Quindi dovrebbe ispirare patriottismo tra gli uomini per invogliarli e incentivarli ad arruolarsi.
P: Ok, interessante quello che dici tu, che ti senti in qualche modo coinvolta in prima persona Adesso facciamo un gioco: se questa immagine non fosse degli anni del 900 ma fosse del 2020 come sarebbe? S: Ma allora di sicuro gli abiti sarebbero diversi, per il resto in realtà l'immagine di per sé lancia una sfida quindi, secondo me, molto probabilmente la lascerebbero abbastanza uguale, cambierebbero i colori, i vestiti magari proprio la persona. Magari sarebbe più giovane...
P: Va bene allora tu fai un’osservazione interessante cioè, tu dici ovviamente cambierebbe l'abito, cambierebbero determinate cose perché il contesto di oggi ovviamente è differente dal contesto in cui è stato prodotto il famoso zio Sam, per intenderci. Mi viene da dire ancora una cosa, visto la natura del corso, probabilmente analizzeremo anche delle modalità di comunicazione tipiche del mondo politico. Questo non vuol dire che noi faremo politica, prenderemo in considerazione dei casi indipendentemente dall'orientamento politico dell'uno o dell'altro. Questo ci tengo a specificarlo perché necessariamente ci occuperemo anche della comunicazione via social e di come l'immagine ad esempio lavori sui social, perché i social sono uno strumento potentissimo per lavorare anche sulla didattica, però è ovvio che non possiamo fare a meno di incontrare casi di comunicazione social, ad esempio quando incontreremo la questione delle fake news e di come si costruiscono dei contenuti con immagine. Ovviamente siamo in un contesto universitario per cui non mettiamo in discussione la scienza.
Conclusione e osservazioni
Era giusto mettere in evidenza questo aspetto proprio perché lavoriamo su modelli di pensiero, modelli comunicativi e necessariamente il mondo politico, che fa parte del nostro mondo culturale e sociale, si serve di modelli che magari arrivano da altre parti, quindi è giusto provare a prenderne in considerazione. S: secondo me non sarebbe più un disegno ma sarebbe un video. Mi viene da pensare, se dovesse andare ad esempio su Facebook, sarebbe tipo un annuncio sponsorizzato che viene alla nostra vista ogni 5 secondi, quindi una cosa proprio martellante sotto forma di video e quindi con tutto quello che c'è attorno: una musica accattivante, una voce accattivante e quant'altro. P: Ok, tu hai messo in evidenza anche come cambierebbe la questione del medium, cioè del mezzo con cui questa cosa potrebbe essere veicolata. Va bene, vediamo se vi viene in mente altro. Guardando questa figura e pensandola ai giorni nostri, lasciando stare la connotazione differente, cosa vi viene in mente? S: Mi sembra un po' troppo arcigno, non è accattivante come immagine, sembra qu
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