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Comunicazione visiva 2016/2017

Lezione 1

Cosa intendiamo per comunicazione visiva?

- Traduzione e dunque passaggio da un linguaggio ad un altro.

Immagine e comunicazione di istituzioni culturali

Divisione del corso:

  • Introduzione: 1793-1983, il Louvre e i beni culturali. Con beni culturali intendiamo l’accesso pubblico come diritto alla cultura; i musei hanno sempre una motivazione d’esistenza ed il problema è cosa si dice, come lo si dice e quanto se ne parla. Il percorso di un museo o di una mostra è, inoltre, sempre una cosa fisica, pensiamo ad esempio al Museo sulla Croce Rossa a Ginevra (Svizzera) inaugurato nel 1988.
  • Architettura e potere: come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo.
  • La memoria dell'Olocausto: Jüdisches Museum Berlin / Stolperstein. Storia del XX secolo, museo della cultura ebraica a Berlino e Manifesto. Gunter Demning è un artista della Germania dell’est che cominciò a pensare di mettere dei tasselli, con su scritto nome, cognome, data e luogo di morte della persona, nei marciapiedi della città tedesca e precisamente davanti la casa del defunto. Per il ricordo quindi non vi è monumento, non vi è lapide, bensì solamente un segno che non si impone. Si tratta in questi casi di una microstoria e di un anti-allestimento. Obiettivo: raccontare la storia drammatica, in maniera diversa e nuova, dei deportati nei campi di sterminio nazista. Tale iniziativa è attuata oggi in diversi paesi europei. Si tratta di blocchi in pietra con sopra una piastra di ottone (Stolperstein = pietre d’inciampo).
  • Musei contemporanei: Centre George Pompidou / Guggenheim Museum Bilbao / Tate-Modern. Importanza della figura dell’architetto e della sua rivincita come autore.
  • Buster Keaton alla Mole Antonelliana: Museo Nazionale del Cinema di Torino.
  • Grandi mostre alla Venaria Reale: gli allestimenti di Peter Greenaway / Luca Ronconi / Massimo Venegoni / Bob Wilson. Uno dei temi principali è quello relativo alle migrazioni e l’obiettivo in questi casi è cercare di capire come si muove il mondo (importanza dell’accesso agli open big data). Tra i progetti alla Venaria Reale c’è anche quello di lavorare facendo allestimenti importanti al fine di capire quali sono i problemi e le possibili soluzioni da adottare.
  • Olivetti: l'architettura e la produzione culturale. Torino rappresenta un buon caso legato al concetto di mono-produzione. Il museo dell’automobile ad esempio parla di che cosa può fare l’industria in ambito museale. Sicuramente importante è il confronto con l’Olivetti (Ivrea), una delle aziende più importanti nel campo dell’elettronica e soprattutto delle macchine da scrivere.
  • Analisi critiche dei percorsi di mostre temporanee a Torino e Milano.

Lezione 2

Focus: di chi si parla?

Ci riferiamo alla figura dell’artista (arti figurative) e a quella del letterato (scrittore, poeta). L’idea di Erasmo da Rotterdam, teologo, umanista e filosofo olandese, è che il compito dei potenti è quello di proteggere le arti e quindi di cercare di mantenere gli artisti in modo che essi possano continuare a produrre. Quella che viene considerata la protezione dell’arte passa sicuramente attraverso le varie vicende della storia.

All’inizio gli artisti e gli scrittori, ad esempio, lavoravano per le corti che detenevano la committenza e si iniziano a stabilire così i cosiddetti codici di mercato per cui l’artista iniziò ad essere pagato in base alla sua produzione (l’idea è questa: io artista produco per chi mi protegge). In Inghilterra, dove si sviluppò principalmente una logica mercantile e commerciale, nacque nell’Ottocento la proprietà intellettuale, ovvero l’apparato di principi giuridici che mirano a tutelare i frutti dell’inventiva e dell’ingegno umano. In tempi più recenti si sviluppò poi il Copyright Act secondo il quale l’autore doveva essere sempre più tutelato.

Il primo mecenate francese fu Francesco I (1544) il quale volle far arrivare nella sua corte opere d’arte del passato e nel frattempo stimolare la produzione a lui contemporanea; in generale, le opere e le collezioni inizialmente erano custodite nelle residenze reali e tutto questo meccanismo può essere considerato una sorta di anticipazione della nascita delle istituzioni museali attuali intese come luogo di conservazione, valorizzazione e promozione delle opere.

Se teniamo in considerazione solamente il continente europeo, l’evento cardine che portò a evidenti conseguenze e cambiamenti in questo campo fu la Rivoluzione Francese (1789-1799): nel 1793 le varie regge iniziarono ad essere occupate dal nuovo potere repubblicano e dunque il patrimonio culturale che fino ad allora era gestito dalla monarchia cadde in mano alla repubblica e nacque così l’idea di bene comune (beni pubblici messi a disposizione dei francesi). Tutto ciò fu alla base dell’invenzione delle successive istituzioni museali in quanto iniziò a svilupparsi il concetto di istituzione pubblica. Il problema principale fu quello di pensare gli spazi e come organizzarli nella maniera più ottimale possibile.

Come venne reso accessibile e con quali criteri questo grande patrimonio culturale?

Il Louvre (1793) - Parigi

Il Louvre nacque come museo centrale delle arti che raccoglieva i materiali sparsi nelle varie collezioni reali e nei castelli di tutta la Francia e si incominciò subito a ragionare su come poter presentare tali collezioni. Con le guerre napoleoniche i francesi combatterono sostanzialmente per cercar di difendere i loro diritti anche culturali. Grazie a Napoleone viene riscoperta anche la cultura egizia. Napoleone trovò grandi collezioni nei paesi che occupò ed esse vennero requisite e trasferite a Parigi. Tali operazioni di accumulo di ricchezze lo portarono a divenire il primo “direttore” del Louvre (il primo direttore in senso reale fu Dominique Vivant Denon).

L’accumulo attuale di oggetti al Louvre è di circa 350000 pezzi. Un museo importante e serio come questo rivende e aggiorna continuamente i fondi e ad esempio ogni mese vengono ancora oggi prese in considerazione le nuove donazioni, se accettarle o meno. Tale aspetto è molto interessante perché ci aiuta a capire il concetto di deposito. Le collezioni sono qualcosa che vengono o no acquisite in funzione di possibili progetti futuri ed il fondo che viene chiamato permanente in realtà qui non lo è perché si basa su continue entrate ed uscite. La superficie complessiva del Louvre è di 60000 mq e secondo i dati esso è considerato il terzo museo al mondo per numero di visitatori l’anno.

I musei vengono considerati importanti sì per quel che fanno vedere ma anche per tutte le iniziative e tutti i progetti che costantemente promuovono (il Louvre, ad esempio, organizza tutti gli anni delle giornate internazionali di proiezioni d’arte).

Proposte Louvre 1993:

  • Modificare l’accesso dei turisti al museo (nascono le direzioni di visita);
  • Aumentare e valorizzare maggiormente gli spazi espositivi;
  • Presentare al meglio le varie collezioni.

Struttura a piramide trasparente: perché di vetro? La piramide è una specie di omaggio alla luce naturale di Parigi e l’immagine comunicativa è quella di una fotografia di cielo azzurro con nuvole bianche. Si tratta in questo caso di un approccio poetico dell’architetto cinese Ieoh Ming Pei.

Louvre in relazione all’arte e alla cultura. 4 criteri di lavoro:

  • Conoscere l’arte;
  • Condividere l’arte;
  • Scoprire l’arte;
  • Amare l’arte.

Il Louvre è considerato uno spazio abbastanza mitico dove, se ci pensiamo, vengono ambientati ancora oggi numerosi film: Louvre quindi come simbolo della cultura non solo in Francia ma anche nel mondo.

Lavorare con illustratori di fumetti: operazione definita “Carte Blanche”.

Il Louvre ha ad esempio invitato il fotografo Mimmo Jodice il quale ha lavorato sugli occhi dei personaggi dei quadri, sugli occhi dei visitatori e sugli occhi del personale museale. La sua mostra ha messo dunque a confronto i quadri che guardano i visitatori con i visitatori che guardano i quadri.

Altre due operazioni interessanti:

  • Libro “Le chien qui Louche” (di Etienne Davodeau): l’obiettivo è quello di creare storie appassionanti attorno al museo;
  • Libro “I fantasmi del Louvre” (di Enki Bilal): l’obiettivo è quello di vedere un museo vuoto di notte (sul disegno di alcuni quadri vennero sovrapposte figure di fantasmi che secondo lui vivono al Louvre: Enki Bilal reincarna questi fantasmi dipingendoli e raccontandone le vite in forma di brevi biografie apocrife).

Museo delle arti e dei mestieri (1794) - Parigi

L’obiettivo di Henri Grégoire (politico francese, uno dei capi della Rivoluzione) fu quello di raccogliere le conoscenze riguardo ai diversi processi di produzione. In questo caso Parigi mise a disposizione non solo l’arte ma anche le conoscenze tecniche a tutto il popolo francese. Nasce così questo polo museale di scienza e tecnica le cui collezioni sono aumentate tantissimo con il passare del tempo. Il Museo delle arti e dei mestieri presenta ancora oggi storie di macchinari e strumenti creati da scienziati e ingegneri dal 1500 fino ad oggi. Il Museo è stato ristrutturato nel 2000 e presenta oltre 2400 invenzioni ed esse sono divise in sette collezioni:

  • Strumenti scientifici;
  • Materiali;
  • Energia;
  • Meccanica;
  • Costruzione;
  • Comunicazione;
  • Trasporto.

Museo in questo caso inteso come funzione sociale, educativa e come occasione di accesso. Cosa offre: un centro di documentazione, audioguide, un ristorante, visite guidate, dimostrazioni e workshop, conferenze e dibattiti, mostre temporanee, eventi.

Lezione 3

Centre National d’arte et de culture Georges-Pompidou – Parigi (1977)

Il centro nacque dalla volontà del presidente della Repubblica francese G. Pompidou (1969-1974) il quale volle creare nel cuore di Parigi un’istituzione culturale all’insegna della multidisciplinarità: il centro venne inaugurato nel 1977 e ci avviciniamo in quegli anni a quella che è considerata la vera dimensione attiva museale (come la conosciamo noi oggi). Importanza qui della figura dell’architetto che rappresenta il vero maestro dell’opera. Renzo Piano, attualmente senatore a vita della Repubblica Italiana, è una figura che è stata sempre molto presente a livello mondiale e non solo italiano (progetti di Rammento delle periferie delle città) dagli anni ’60 in poi. Nato a Genova da una famiglia di costruttori, Renzo Piano dopo aver conseguito il diploma di Maturità Classica, si trasferisce e frequenta la facoltà di Architettura prima a Firenze e poi a Milano.

Il Centre Pompidou, che si divide in due parti, la Biblioteca ed il Centro espositivo, è costituito da 5 piani (ora sono diventati 6) ed è costruito senza muri divisori interni facilitando così la suddivisione degli spazi in base ai contenuti che si vogliono esporre e proporre ai visitatori: nasce dunque così una architettura in funzione del consumo.

Due problemi:

  • Problema degli spazi e di come attirare il maggior numero di turisti possibile;
  • Problema riguardante il sistema antiincendio.

Per ciò che riguarda il primo problema la grande idea fu quella di capovolgere l’accesso e dunque anziché costruire delle scale dentro il Centro esse vennero posizionate fuori di modo da permettere un flusso maggiormente controllato, regolato e canalizzato dei visitatori. La costruzione delle scale fuori l’edificio ebbe una duplice funzione in quanto da una parte i visitatori venivano portati direttamente nel luogo dove incominciare la visita e d’altra parte queste scale esterne permettevano ai visitatori stessi di vedere tutto lo splendore della città di Parigi dall’alto (il progetto architettonico diventa così in questo caso il segno distintivo del museo stesso). La facciata viene, inoltre, poi anche usata come elemento di comunicazione in quanto vengono scritte tutte le diverse mostre in programma durante l’anno e ogni volta che una mostra cessa la sua permanenza la scritta annessa viene non cancellata ma barrata (logotipo qui come schema della facciata). Per ciò che riguardava il secondo problema venne creato un sistema antiincendio che in caso di necessità allagava quasi tutta la struttura interna in quanto le torri edificate erano sia portanti che dei veri conduttori d’acqua.

Il presidente Pompidou propone un concorso internazionale i cui obiettivi erano principalmente 2:

  • Non per forza premiare gli architetti francesi;
  • Riconoscere qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto fino ad allora in ambito culturale.

Tale concorso venne vinto due giovani architetti (Piano e Rogers) che puntarono principalmente sull’innovazione e la loro idea era quella di costruire un edificio usando strutture e modalità tipicamente industriali (“fabbrica della cultura”). Ragionato per 10000 visitatori al giorno, in 30 anni il Centro contò un’affluenza di 180 milioni.

L’idea dello spazio mobile venne poi rivisto anche dall’architetto Gae Aulenti, morta nel 2012, e per la costruzione di questo edificio importante fu il lavoro di 1200 dipendenti del ministero della cultura. Il Pompidou si caratterizza come centro di proposta dell’arte contemporanea, come centro che esalta i rapporti tra Parigi e le altre città europee più importanti e come centro dove vengono esibiti i rapporti tra le diverse avanguardie estetiche/artistiche del XX secolo.

L’edificio, che in francese è conosciuto anche come Beaubourg (nome della via dove è situato il Centro), attualmente custodisce una collezione di circa 70 mila opere (arte visiva, design, architettura, fotografia, opere multimediali eccetera).

1971/1977 Si tratta questa di una fase:

  • Di cambiamento dal punto di vista politico;
  • Di discussione e di possibili nuove ipotesi costruttive;
  • Di cambiamento di mode, costumi e gusti diffusi nella società;
  • Di sviluppo di modalità diverse per ciò che riguarda la fruizione culturale e artistica.

La Francia, in particolare durante questa fase, progetta “Les Grands Travaux de F. Mitterand” ovvero diversi programmi architettonici volti a promuovere i monumenti moderni di Parigi al fine di valorizzazione l’arte, la politica e l’economia della fine del XX secolo. Si inizia in questa fase a parlare anche di nuovi musei.

Renzo Piano – Convegno su cosa si intende per Architettura

L’architettura, dice Piano, è la più antica professione esistente sulla terra insieme alla caccia, alla pesca e all’agricoltura. L’architettura è l’arte di costruire e ha come obiettivo il dar riparo all’attività dell’uomo, edificando le città e i luoghi caratteristici di esse. L’architettura è anche l’arte di rappresentare le cose.

L’attività di Renzo Piano è volta ad esplorare e lavorare materiali diversi dando molta importanza alla connessione tra lavoro e mente. I suoi luoghi di lavoro sono delle vere e proprie botteghe (vicinanza del Centro Pompidou con il suo ufficio anche in senso simbolico e non solo geografico). La sua idea era quella di far diventare il museo non solo un luogo istituzionale di conservazione di opere d’arte ma anche un luogo di curiosità e di forte attrazione per il pubblico. Al convegno mostra molte immagini di cantieri aperti per evidenziare la dimensione dell’avventura e della creatività a cui vanno incontro gli architetti, parlando per quanto riguarda in particolare del Centro Pompidou di un edificio macchina (no trionfo della tecnologia), sottolineando l’importanza nel mettere insieme i diversi pezzi in quanto costruire rappresenta per lui una attività profondamente umanistica legata alla cultura (importanza del dialogo ascoltare vuol dire anche capire).

Architetto inteso quindi come costruttore in grado di assemblare diversi elementi/materiali e come figura che deve conoscere tali materiali e restare sempre aggiornata sulle loro caratteristiche, oltre che cercarne sempre di nuovi e migliori in base alle diverse esigenze anche in relazione al territorio. I materiali vanno quindi studiati, capiti e alleggeriti e l’architettura deve essere in grado di svolgere diverse funzioni costruttive, oltre che raccontare e rappresentare.

Lezione 4

Solomon R. Guggenheim Museum – New York (1937)

Obiettivo: creazione di una sorta di torre di Babele al contrario.

Il Guggenheim Museum rappresenta una straordinaria invenzione architettonica, ma è un pessimo museo d’arte contemporanea. Il giudizio negativo è pressoché unanime da parte degli artisti che, pur onorati di presentare le loro opere in questa prestigiosa istituzione, si sono trovati alle prese con uno spazio spiraliforme, con pareti perennemente oblique, con punti di riferimento architettonici sempre sfuggenti. Qui lo spazio espositivo, invece di creare le migliori condizioni per la visione dei quadri e delle sculture, e per la messa in scena delle installazioni, impone aggressivamente le sue forme e i suoi volumi all’attenzione del visitatore.

Il principale problema dei nuovi progettisti riguardava il come organizzare il flusso di visitatori ed i musei non vengono più pensati come spazi all’interno dei quali i visitatori passavano da una sala all’altra ma come spazi all’interno dei quali ci doveva essere una ottimale organizzazione di questo flusso. Per quanto riguarda il Guggenheim troviamo un ascensore che porta in cima blocchi di visitatori alla volta, i quali poi possono scendere percorrendo le varie spirali del museo. Vi è qui una concezione completamente diversa rispetto alle logiche dei vecchi musei in quanto anziché salire (simbolo dell’aumento della propria conoscenza) in questo caso...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e della comunicazione visiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Torri Gianfranco.
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