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Macroeconomia: che cos'è la macroeconomia?

È una disciplina che assume il punto di vista di un decisore pubblico, cioè il policy maker. Ha a che fare con le indicazioni, le opzioni e con le scelte migliori che può fare un policy maker. Il policy maker indica tutti coloro che prendono le decisioni di politica economica, come i ministri, banchieri centrali, consiglieri economici e così via.

Assumere questo punto di vista significa che la macroeconomia è una disciplina molto divisa al suo interno perché, nonostante i macroeconomisti facciano un tentativo per tenere separate le posizioni politiche del policy maker dalle posizioni analitiche e scientifiche dell’economista, questa separazione nella pratica è molto difficile.

Scuole di pensiero contrapposte

La macroeconomia è una delle discipline in cui ci sono delle scuole di pensiero contrapposte e, dipendendo e avendo come punto di riferimento un decisore pubblico che mette in atto una politica per ottenere dei risultati, cambiano e si evolvono rapidamente nel tempo anche a seconda di quelli che sono gli obiettivi percepiti come fondamentali dal policy maker da un lato e dall’altro in relazione alla decisione degli strumenti che il decisore pubblico ha a disposizione.

Macroeconomia tradizionale

Quella che chiamiamo macroeconomia tradizionale (o macroeconomia della sintesi neoclassica) è la macroeconomia che a grandi linee è corrisposta nella sua traiettoria con la traiettoria dei cosiddetti stati del benessere.

  • Stati del benessere: si sono affermati a partire dal secolo scorso e in Europa, secondo alcuni, anche dal secolo precedente. Si sono affermati negli USA e in Europa occidentale principalmente. Un modello di organizzazione politico e statuale che si è esteso fino a conquistare anche l’Est europeo, i paesi post coloniali e anche la Cina del dopo rivoluzione culturale, quando si è aperta al mercato.

Nella storia delle idee economiche destinate ad essere messe in pratica da un decisore pubblico, la storia, la traiettoria e l’esperienza degli stati del benessere occidentali non è l’unica. L’obiettivo della macroeconomia, cioè il controllo e la gestione politica di alcuni grandi aggregati, rilevanti per tutta l’economia, comincia molto prima ed è un problema che hanno affrontato tutte le entità statuali, non necessariamente stati del benessere occidentali. Ogni particolare traiettoria storica ha prodotto le sue idee economiche, i suoi strumenti e la sua macroeconomia.

La grande recessione del 1929

La macroeconomia è quella che comincia con la grande recessione del 1929. Quello di cui si parla in macroeconomia si parla anche nei dibattiti pubblici, nei programmi politici e nelle discussioni pubbliche diffuse.

  • Crollo della borsa di Wall Street: riduzione della domanda, fallimenti banche e crollo delle borse. Aumenta la disoccupazione.

La macroeconomia tradizionale coincide con la prima grande recessione e i crolli azionari negli USA nel 1929 e la crisi che si è diffusa in tutto il mondo culminando nella seconda guerra mondiale. La crisi ha avuto un ruolo centrale nella ripresa, negli stati del benessere, in seguito al secondo conflitto mondiale. La data di inizio convenzionale è il 1936 in realtà, con l’applicazione della teoria generale di John Maynard Keynes, il padre fondatore.

Crisi e sviluppi successivi

Dal punto di vista opposto, la macroeconomia tradizionale si è sviluppata tra due grandi crisi: la grande recessione del 1929 e la grande depressione del 2007/2008. Perché? Perché è stata la risposta alla grande depressione e in qualche modo è andata incontro al suo più grande fallimento teorico e analitico con la seconda grande depressione, che non ha previsto e non ha saputo, coi suoi strumenti, affrontarla e risolverla.

  • Sono strumenti ancora in uso, in grado di ragionare ancora sulla realizzazione delle politiche economiche pubbliche, ancora validi e fondamentali. È il corpo di conoscenze fondamentale per capire come, se possibile, costruire strategie di politica economica nuove che portino fuori dalla crisi del 2007 e che, da un certo punto di vista, si può dire chiusa quest’anno (2017).

Questo è un punto di vista ottimista, per altri punti di vista è ancora in corso e si manifesterà in successivi episodi (pessimista). Nonostante la veridicità o meno di questi punti di vista, questo corpo di conoscenza della macroeconomia tradizionale è fondamentale per cercare di capire come prevenire la prossima crisi e come affrontare quella in corso, se in corso.

La grande depressione

La grande depressione fu la più devastante crisi economica del ventesimo secolo. Cominciò nel 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street e divenne presto una crisi economica che si estese anche in Europa. Durò parecchi anni e vide una drastica riduzione della produzione, crolli di borsa, fallimenti di banche e imprese e un forte e persistente aumento della disoccupazione.

Tutto ebbe inizio negli USA dove i prezzi delle case, che erano raddoppiati dal 2000, cominciarono a diminuire. Gli economisti cominciarono a preoccuparsi. Tra questi, quelli ottimisti credevano che la Fed sarebbe stata in grado di stimolare la domanda e scongiurare una recessione riducendo i tassi d’interesse. I pessimisti credevano invece che una riduzione dei tassi non sarebbe stata sufficiente a stimolare la domanda e che gli USA sarebbero potuti entrare in una fase transitoria di recessione.

Mentre i prezzi delle case continuavano a scendere, divenne chiaro che i problemi erano più profondi di quanto avevano immaginato in precedenza. Molti dei mutui ipotecari che erano stati concessi durante il precedente periodo di espansione erano di scarsa qualità, cioè concessi a creditori di dubbia solvibilità. Le banche che avevano emesso mutui ipotecari li avevano poi aggregati insieme e rimpacchettati in nuovi strumenti finanziari che avevano poi venduto ad altre banche e investitori. Il risultato fu che molte banche possedevano questi strumenti finanziari da rendere complessa e impossibile una loro valutazione corretta. Le banche cominciarono a non prestarsi più soldi l’una con l’altra e fallirono. La crisi finanziaria si trasformò velocemente in una gigantesca crisi economica. I prezzi delle azioni crollarono in tutto il mondo.

Canali di contagio della crisi

Il contagio avvenne tramite due canali:

  • Commercio internazionale: colpì le importazioni di beni stranieri a causa di una riduzione della spesa. Per i paesi esportatori verso gli USA, le esportazioni diminuirono e di conseguenza anche la loro produzione.
  • Sistema finanziario globale: le banche hanno problemi di finanziamento, i prestiti erogati si riducono, seguiti da un crollo della spesa e della produzione. Nei paesi con elevato debito pubblico e disavanzo di bilancio, gli investitori chiedono tassi di interesse maggiori, portando a una riduzione della domanda e della produzione. Inoltre si arriverà anche alla crisi dell’euro.

In risposta vengono proposte delle politiche fiscali e monetarie. La disoccupazione rimase elevata, anche con tasso di crescita positivo. I consumatori diminuiscono i consumi e quindi si riducono gli investimenti. La Fed cerca di porre il tasso di interesse uguale a zero e aumenta la spesa pubblica. Diminuisce quindi la domanda e di conseguenza anche la produzione.

Fiducia nella macroeconomia tradizionale

Ci sono tantissimi aneddoti sul grado di fiducia che la macroeconomia tradizionale aveva nella capacità degli strumenti e nelle istituzioni della politica economica di evitare fluttuazioni estreme che si sono verificate nel 2007 e in tutto l’arco di anni in cui si colloca la macroeconomia.

  • Macroeconomia di ispirazione marxiana: la crisi era elemento centrale della teoria macroeconomica.

La macroeconomia dominante, era quella costituita dal consenso minimo tra tutti gli studiosi, perché gli strumenti e i fatti empirici su cui si basava non venivano messi in discussione da nessuno ed erano condivisi da tutti.

Caratteristiche della macroeconomia

La macroeconomia è quindi una disciplina costruita per un decisore pubblico, pluralista e con punti di vista differenti, una disciplina fortemente storica, legata al tipo di organizzazione politica del suo tempo, quando i macroeconomisti (bullionisti) dell’epoca lavoravano per un sovrano assoluto e il loro obiettivo era la massimizzazione del tesoro del sovrano e il loro strumento era controllare la quantità di metallo pregiato nella moneta battuta da quel sovrano.

La macroeconomia affronta problemi di dimensioni planetarie, ha degli strumenti e studia situazioni diverse dalla macroeconomia in cui il referente implicito era il sovrano di uno stato nazionale.

Contabilità nazionale

La macroeconomia tradizionale è una disciplina le cui variabili di riferimento principali, cioè gli oggetti empirici, sono principalmente i dati della contabilità nazionale. La contabilità nazionale è una parte essenziale della macroeconomia moderna. Questo è il tasso di crescita della produzione mondiale, cioè del PIL di tutti i paesi del mondo diviso in:

  • Tasso di crescita delle economie emergenti (NERE)
  • Tasso di crescita medio mondiale (TRATTEGGIATO)

Nei dati degli ultimi 15 anni, i tassi sono sempre stati più alti nei paesi emergenti fino al 2008, poi c’è stato un drastico calo dei tassi di crescita, tanto che nei paesi avanzati è diventato negativo e la ripresa è stata molto lenta e forse ripresa oggi. Il livello medio della crescita è sicuramente, negli ultimi 10 anni, inferiore rispetto agli anni precedenti il 2008.

Soprattutto, importante è capire cosa significa il PIL di un’economia o di tutte le economie del mondo sommate.

  • Il PIL è la somma del valore di tutti i beni finali prodotti in un’economia, valutati al loro prezzo di mercato. Beni finali sono i beni consumati dalle famiglie. Nella macroeconomia le famiglie, le imprese e spesso le banche/operatori finanziari sono i soggetti principali. La somma del valore di tutta la produzione di beni finali è il prodotto interno lordo di un paese.

Calcolo del PIL

Non è però l’unico modo per vedere il PIL:

  • Somma di tutti i redditi dei soggetti che si muovono ed operano in una particolare economia:
    • Salari e redditi da lavoro delle famiglie, dei profitti e dei dividendi delle aziende e dei crediti della pubblica amministrazione (prelievo fiscale).
  • La somma corrisponde al PIL ed è un altro modo di calcolarlo.
  • Somma del valore aggiunto prodotto nell’economia.
  • VALORE AGGIUNTO: differenza tra il valore dei beni utilizzati in una particolare produzione e il valore dei beni venduti da chi ha realizzato quella produzione.

Confronto del PIL

La crescita o la decrescita, è dovuta ad una crescita del valore, del numero o della quantità di beni prodotti in un’economia o alla variazione dei prezzi? Come facciamo a confrontare PIL di paesi e anni diversi che presumibilmente saranno diversi anche dal punto di vista della composizione?

Il modello macroeconomico principe su tutti, cioè il modello riccardiano, era un modello in cui si produceva (si seminava e si raccoglieva) grano. In un’economia di quel genere, in cui si produce soltanto grano, basta confrontare le quantità e quindi l’unità di misura e confronto sono naturali.

Quando la composizione nella produzione varia da un anno all’altro e da un paese all’altro, e cambiano anche i beni, che hanno la stessa classificazione, per costruire un oggetto così complicato per costruire la somma di tutti i beni prodotti in un anno, la qualità di quei beni cambia e quindi cambiano i prezzi. Confrontare ragionevolmente per dire se ci sia stata una depressione e tassi di crescita negativi e molto forti nelle economie avanzate, bisogna costruire una variabile, il PIL, confrontabile tra paesi anno per anno.

La contabilità nazionale e gli istituti di statistica sono la teoria e l’istituzione che si prendono questo compito e costruiscono il deflatore del PIL: numero che permettere di prendere un anno indice base e costruire il PIL degli anni successivi in modo che sia sempre confrontabile tra paesi e fra anni e di raccogliere queste e altre informazioni macroeconomiche fondamentali.

Critiche del PIL

  • Discorso di Kennedy, quando disse che “il PIL era una misura che contiene il prezzo di tutto ma il valore di niente e che lui riflette il reale interesse della comunità nazionale che l’ha prodotto”.
  • Critiche riguardo l’ecosistema.
  • Critiche riguardo le disuguaglianze che produce questo sistema.

Il PIL resta una variabile reale (conto economico), fondamentale nelle economie moderne, nonostante si possano osservare fattori che lo contemplano meno (es: settori ad alta tecnologia).

Serie storica dei corsi azionari

Questa è la serie storica di un indice, cioè di un valore sintetico, costruito sui corsi azionari nell’Eurozona, negli USA e nei paesi emergenti nello stesso arco di tempo in cui è esplosa la crisi (la grande depressione). Questo introduce alcuni elementi di spiegazione della crisi e del suo meccanismo di propagazione mondiale e l’altro lato delle variabili di interesse dal punto di vista della macroeconomia.

I corsi azionari sono una variabile finanziaria, hanno a che fare con lo stato patrimoniale.

Crisi del 2007

A grandi linee, ciò che è successo nel 2007 è stato un continuo e improvviso apprezzamento degli immobili negli USA. Nel 2007, i valori patrimoniali degli immobili negli USA hanno cominciato a ridursi sempre più drasticamente fino a portare ad episodi di crisi di fallimento delle istituzioni finanziarie che prestavano il denaro ai proprietari di quegli immobili e altre istituzioni finanziarie che prendevano a prestito quegli immobili tramite i mutui ipotecari, cioè garantiti a cascata dall’esistenza degli stessi mutui.

La riduzione dei prezzi immobiliari e la serie di fallimenti e di insolvenze che ne è seguita, ha provocato una serie di difficoltà a catena culminati con il fallimento delle grandi banche americane (15 settembre 2008 – Lehman Brothers, considerata convenzionalmente la data di apertura della crisi).

Questi fallimenti si sono ripercossi sui costi azionari e attraverso le relazioni incrociate tra istituzioni finanziarie statunitensi e istituzioni finanziarie di altri paesi, cioè i debiti reciproci di queste istituzioni, si è propagata in tutti i paesi sviluppati e non. Il meccanismo di propagazione della crisi 2007/2008, è un motivo accettato dagli osservatori nonostante non ci sia una visione comune riguardo le cause profonde della crisi. Se sia stata legata all’organizzazione del sistema finanziario o altre cause.

Il meccanismo di trasmissione dagli USA agli altri paesi ha operato quasi simultaneamente perché l’integrazione tra i sistemi finanziari statunitensi ed europei ma anche dei paesi emergenti è molto stretta e si propaga molto velocemente. La stessa costa, in modo più lento, si è verificata nel 1929, anche se in quell’anno in Europa gli effetti della crisi si sono tradotti più tardi.

Grandi mercati macroeconomici

I più grandi mercati macroeconomici sono:

  • Il mercato statunitense: il più ricco del mondo.
  • Il mercato europeo.
  • Il mercato cinese.

I dati vengono centrati su un orizzonte più lungo, cioè il PIL, la popolazione, il rapporto tra PIL e popolazione e l’incidenza del PIL in quella zona sul PIL mondiale.

Tasso di interesse e politica economica

Grafico di interesse interfederale USA, cioè il tasso di interesse che la banca centrale degli USA pratica alle banche dei singoli stati.

Il tasso di interesse è il tasso che converte consumo corrente e consumo futuro, cioè il prezzo corrente del consumo futuro; esprime la preferenza intertemporale degli agenti. Serve per prendere delle decisioni in misura di risparmio o investimento. Tradizionalmente il tasso di interesse è uno strumento centrale della macroeconomia, è la variabile controllata dalla Banca Centrale, soggetto di politica economica.

Dopo la crisi del 2007, alcuni strumenti macroeconomici, in particolari condizioni, possono diventare inefficaci. La Banca Centrale degli USA ha manovrato il tasso di interesse per regolare l’economia ma si è trovata ad un certo punto, quando gli effetti più pesanti si sono riversati sull’economia, a non poter abbassare ulteriormente il tasso di interesse. La riduzione del tasso serviva alla politica macroeconomica degli USA per incentivare il consumo presente per una ripresa immediata.

Sotto un tasso di interesse pari a zero è quasi impossibile andare (ci sono casi in cui è possibile che siano negativi, come nel caso del governo tedesco che pochi anni fa ha emesso titoli con un tasso di -0,5%). In Giappone il tasso di interesse reale è negativo o è comunque vicino allo zero negli ultimi 25/30 anni, nel periodo di stagnazione del Giappone, grande aggregato macroeconomico.

Indicatori dello stato di salute dell'economia

Per vedere uno stato di salute dell’economia si considera:

  • Il tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione cambia nel tempo.
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e che cercano lavoro.
  • Tasso di inflazione: il tasso al quale il prezzo medio dei beni nell’economia cresce nel tempo.

USA: inflazione bassa. La Fed per una ripresa dell’economia, è stata costretta a mantenere tassi di interesse molto bassi. La crescita della produttività, sembra aver rallentato, implicando una mediocre crescita economica nel futuro.

Il tasso di interesse è il federal funds rate: non può assumere valore negativo, altrimenti tutti vorrebbero possedere banconote. Questo limite è lo ZERO LOWER BOUND (Fed 2008). Era meno costoso investire e per i consumatori prendere a prestito ma...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FedericaMacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bono Giovanni.
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