STORIA DELLE SCIENZE PSICOLOGICHE – RENATO FOSCHI
I libri dedicati alla storia della psicoterapia sono pochi. Probabilmente perché la psicoterapia
non è considerata una scienza a sé stante ma un supplemento di altre discipline, le stesse che
erano considerate “scienze normali” da Thomas Khun, perché caratterizzate da specifici
paradigmi. C’è necessità anche di aggiungere che la storia delle discipline affini alla psicologia
si sono appiattite su una visione collezionistica, celebrativa e talvolta presentista, tendente a
descrivere soltanto le vicende dei cosiddetti personaggi (cosiddetti fondatori) e gli aspetti dei
loro percorsi scientifici che hanno riscosso successo. Solo negli ultimi anni, alcuni storici, sono
passati dal fare una storia “internista” al fare una storia “esterna” tenendo conto quindi del
contesto politico e sociale, più critica, che va ad analizzare le dietrologie che hanno condotto
ad un effetto anzi che ad un altro.
La psicologia come disciplina accademica nasce negli ultimi decenni dell’Ottocento ma già in
antichità si è provato a studiare la psicologia, il funzionamento della mente e la percezione
interna. Cartesio (1596-1650) è un punto di partenza del ragionamento sulla mente. Egli
infatti definisce la possibilità di studiare la mente come oggetto a sé. Divide
-RES COGITA (la mente, che ha a che fare con la coscienza, la realtà psichica);
-RES EXTENSA (corpo, realtà fisica).
Sostiene che mente e corpo sono separati ed il corpo esiste in funzione della mente mentre la
mente può esistere anche da sola, poiché non necessita di uno spazio o di un luogo, ed entra
in rapporto con il corpo tramite una struttura cerebrale.
Un altro punto di partenza è dato da dalle metodologie caratteristiche, dagli insegnamenti
universitari e da un riconosciuto mandato sociale per questa nuova disciplina.
Prima della seconda meta dell’800 nessuno aveva osato sfidare:
1) il monito di Immanuel Kant (1724-1804) secondo cui la matematica non poteva essere
applicata alla psicologia nel modo in cui lo era alle altre scienze perché il senso interno,
oggetto della psicologia, era esteso nel tempo ma non nello spazio
2) la nota aporia della psicologia che Kant e Comte avevano evidenziato insieme per cui in
psicologia l’oggetto si identifica con il soggetto conoscente;
3) l’antica e radicata convinzione filosofica che non si poteva avere una scienza relativa agli
individui (scientia non est individuorum).
La psicologia empirica studia l’esterno, i fatti misurabili, per pervenire all’interno. Alcune
scienze provano a fare questo, attraverso il volto (fisiognomica), il corpo (antropologia fisica)
o il cranio (frenologia). Per Comte la frenologia era una scienza ma la psicologia no.
La frenologia è una pseudo-scienza che nasce con Franz Joseph Gall sul finire del 700, medico
tedesco esperto di anatomia del sistema nervoso centrale che mette a punto una teoria
organologica secondo cui il cervello era un insieme di organi a cui corrispondevano diverse
facoltà psicologiche che in base alla loro esercitazione producevano o delle bozze craniche o
delle depressioni sul teschio. E’ quindi una pseudoscienza che studia le qualità morali
dell’uomo credendole suddivise in determinate locazioni celebrali (visibili come bozze
craniche). Per Gall, esaminando la calotta cranica si poteva scoprire il carattere delle persone.
La calotta cranica era una sorta di mappa della personalità. Gall introdusse anche la
concezione della mente che aveva sede nel cervello e distinse il cervello tra sistema nervoso
centrale e midollo, sostanza bianca e grigia, vie afferenti (sensoriali) ed efferenti (motorie).
Paul Broca nel 1861, scoprì che nell’emisfero sinistro era situata l’area della parola
(osservando post mortem pazienti che soffrivano di afasia).
Già Kant, ne “L’Antropologia dal punto di vista pragmatico” (1798) aveva avanzato un
programma per conoscere le dimensioni interne dell’uomo partendo dal suo esterno grazie
alla fisiognomica ovvero lo studio del volto e quindi anche della mimica facciale, comparando i
lineamenti del viso umano a quello animale elaborando quindi delle classificazioni che poi
vennero utilizzate anche a scopo classificatorio e a sfondo razzista. C’era l’idea che
l’intelligenza dipendesse da fattori fisiognomici. In base all’angolatura del volto si riteneva
una persona più o meno intelligente, erano studi basati su pregiudizi perché si andavano ad
applicare studi geometrico matematici al corpo umano. L’antropologia fisica si sviluppa tra la
fine dell’800 e gli inizi del ‘900 ed è uno studio delle proporzioni tra la testa e il corpo,
partendo sempre dalla considerazione che era la dimensione del cranio a stabilire
l'intelligenza di una persona, rapportata al corpo. Ciò avvalorò non solo tesi razziste ma anche
misogine, in quanto si credeva che la donna fosse meno intelligente dell'uomo poiché
possedeva un cranio più piccolo. A tal proposito le ricerche della Montessori furono
fondamentali per scardinare questo pensiero, in quanto concluse che in proporzione il cranio
della donna fosse anche più grande rispetto a quello dell'uomo.
Dopo aver considerato fallaci le indagini frenologiche e fisiognomiche vennero inventati i test,
studiato il comportamento visibile e registrate le attivazioni elettrochimiche di specifiche zone
del cervello tradotte in immagini funzionali tramite tecniche di imaging neurologico
(Risonanza magnetica).
Alla fine dell’800, nel cuore dell’Europa, era presente una generazione di positivisti pronti a
fondare una psicologia scientifica autonoma, sostanzialmente filosofi con una visione più
inclusiva di quella di Comte che hanno progressivamente favorito l’inserimento delle scienze
umane nelle discipline scientifiche. La loro era una filosofia positiva rivale della tradizione
filosofia idealista e spiritualista.
DANZIGER
Kurt Danziger, probabilmente il maggiore innovatore nel campo della storia della Psicologia,
secondo un’interpretazione discontinuista (sosteneva la discontinuità tra psicologia filosofica
e psicologia del tardo 800) ha ridefinito lo sviluppo storico della psicologia a partire da
un’analisi del contesto istituzionale. Il problema delle rotture epistemologiche nella psicologia
è attualmente al centro di un dibattito storiografico che ha condotto a due diverse posizioni:
1) la prima indaga la continuità fra la storia della psicologia filosofica pre-ottocentesca e la
psicologia contemporanea;
2) la seconda ne valorizza le discontinuità.
Nel 1870 furono stampate numerose opere che rivendicavano un ruolo per la psicologia
sperimentale distaccandola dai metodi della filosofia. Nel 1876 vennero pubblicate le prime
riviste scientifiche in Inghilterra (Mind) ed in Francia ove venivano diffusi i lavori psicologici.
Il decennio 1870-1880 vide una serie di eventi storici che favorirono la nascita accademica
della filosofia: le grandi nazioni europee vengono ridefinite, l’unificazione della Germania
nell’impero tedesco, l’annessione di Roma al nuovo regno d’Italia nel 1870 con la caduta dello
Stato Pontificio e la laicizzazione dello Stato Laico con le prime forme di rappresentanza
popolare, si inizia a votare per censo, maschi oltre i 21 anni. Piano piano il diritto al voto viene
esteso a tutta la base popolare ma è un processo che termina solo dopo la seconda guerra
mondiale ovvero nel 1946. In Francia si passa dal potere dell’ancien regim, società basata
sull’aristocrazia, che viene messa in crisi nel 1789 con la Rivoluzione francese, alla Terza
repubblica con una nuova politica rappresentativa ed il tentativo di costruire uno stato di
Welfare educativo e moderno, in Inghilterra proseguiva l’Età Vittoriana ed avanzarono i diritti
delle classi meno agiate. Quasi ovunque le basi elettorali vennero ampliate, e la borghesia era
trainante di una modernizzazione che avrebbe portato le classi meno abbienti ad organizzarsi
intorno ad anarchismo, socialismo, e al nascente movimento operaio.
La riorganizzazione degli Stati europei portò anche alla ridefinizione dei sistemi sanitario,
giudiziario ed educativo. L’alfabetizzazione divenne uno dei problemi principali della politica
del periodo con il fine di costruire una nuova cittadinanza basata sui valori delle differenti
culture nazionali. Le nuove scienze umane, tra cui la psicologia, erano chiamate ad affrontare
i problemi che emergevano nei nuovi assetti statali con la nuova borghesia che stava
costruendo la “modernità”.
Danziger in una delle sue opere più famose “La costruzione del soggetto” (1990), mette in
luce come la psicologia costruisca i propri soggetti. Mentre le altre discipline hanno degli
oggetti concreti da studiare, la psicologia ha difficolta a costruire il proprio oggetto di studio,
ovvero la mente. Per questo si serve delle discipline empiriche. In questo libro fondamentale
di Storia della Psicologia per la prima volta viene detto che la psicologia non è soltanto la
creazione di Wundt ma è una cosa molto più complicata che emerge in Europa tra il 1870 ed il
1880 e che ha caratteristiche proprie e diverse in differenti zone, in particolare lui distingue
tre tradizioni da cui si è sviluppata la psicologia moderna sulla fine dell’Ottocento: la
tradizione tedesca, quella francese e quella inglese.
TRADIZIONE TEDESCA:
Nel 1879 Wundt fonda a Lipsia il laboratorio di psicologia rendendo la psicologia una disciplina
accademica. Ebbe un enorme successo. Era frequentato da studenti provenienti da Europa ed
America a cui Wundt diede dottorati di filosofia sulla base degli studi psicologici e che
diffusero il modello di formazione e ricerca wundtiano a partire dagli Stati Uniti. Sulla linea
degli studi di fisiologia, Wundt, inaugura la nuova psicologia definendone i principi
metodologici e teorici: Wundt ritenne possibile lo studio dei fenomeni psicologici in laboratorio
con un adattamento adeguato di metodi fisiologici, soprattutto attraverso l’uso delle
registrazioni dei tempi di reazione e la stimolazione di differenti vie sensoriali. Wundt
sosteneva che esistesse un Parallelismo Psichico ovvero che ci fosse una forte relazione tra
mente e corpo, una coincidenza temporale. Da qui deriva l’idea di CAUSALITA’ PSICHICA per
cui Wundt crede che la mente sia legata ad una relazione causale con il corpo; per cui non
riduceva i fenomeni mentali a quelli fisici ma sosteneva che un fenomeno mentale può
determinarne uno fisico e viceversa. Wundt utilizzava l’introspezione o auto osservazione
sottoposta al controllo dei sistemi appartenenti alla strumentazione delle scienze
sperimentali. Secondo lui, i fenomeni mentali non si riducevano a quelli fisici ma la
registrazione dei fenomeni fisiologici era importante per mettere in evidenza l’esistenza dei
fenomeni psichici. Perciò non studia la psicologia attraverso esperimenti (psicologia
applicata), bensì si occupa dell’osservazione dei processi mentali per stabilire la causalità.
Costruì una teoria elementista della psicologia in cui le sensazioni erano i costituenti i primi
che via via si associavano. Recentemente Araujo ha dimostrato che la psicologia sperimentale
di Wundt si presentava come una novità ma restava legata alla tradizione filosofica tedesca
perché le sue concezioni teoriche facevano riferimento al pensiero Kantiano. Wundt utilizzava
“Introspezione (letteralmente:
il metodo dell’ INTROSPEZIONE SPERIMENTALE: Nel saggio
auto-osservazione) e percezione interna” del 1888 Wundt descrive il suo metodo di
introspezione intesa come auto – osservazione. Gli stati psichici interni potevano essere
analizzati, nella psicologia scientifica, solo se erano manipolati nel quadro di un esperimento
psicologico dove si potessero riprodurre le stesse condizioni e si potessero controllare
regolarmente le variabili studiate. Wundt riprese il metodo introspettivo di Fechner (Elementi
di psicofisica, 1860), che consisteva nel variare l’intensità dello stimolo e registrare le
sensazioni del soggetto quali erano riferite verbalmente del soggetto stesso, addestrato a
compiere un lavoro introspettivo sistematico e rigoroso e a riferire i dati secondo una precisa
terminologia. Wundt utilizzava il tachistoscopio, una specie di circuito elettrico attraverso il
quale venivano somministrati gli stimoli, per studiare le reazioni ad uno stimolo.Wundt,
seppure promotore della psicologia fisiologica ne riconobbe limiti: sostenne che il metodo
sperimentale non fosse appropriato per studiare i fenomeni psicologici diversi da quelli
sensoriali e percettivi, occupandosi poco di emozioni e riconobbe importanza alla psicologia
sociale. Wundt rifiutava le applicazioni pratiche della sua psicologia e l’idea che essa fosse
completamente autonoma dalla filosofia. In Germania, la psicologia si costruiva sulla base
della relazione professore-allievo dove il professore era lo scienziato che osservava, lo
studente era osservato come una cavia da laboratorio. Comunque, al contrario del modello
francese, in quello tedesco i poli della relazione di ricerca erano intercambiabili. Per quanto
riguarda la tradizione tedesca, gli immediati precursori di Wundt che proponevano una
versione alternativa al monito kantiano secondo cui era impossibile applicare la matematica ai
fenomeni interni, sono Herbart e Fechner. Herbart sosteneva una concezione della psicologia
come scienza autonoma fondata sulla misurazione delle idee.
FECHNER
Fechner, animista e positivista, sulla base delle indagini fisiologiche già svolte da Weber,
attraverso delle formule che legano la sensazione allo stimolo dimostrò che i fenomeni
psicologici potevano avere un loro distinto status epistemologico. Fece numerose ricerche per
dimostrare l’esistenza dell’anima come sostanza distinguibile da fenomeni di natura fisica o
chimica. Credeva che il cosmo avesse, così come l'uomo, un’anima e la sua psicofisica è un
tentativo di fondare una scienza esatta dei rapporti tra mondo fisico e mondo psichico.
Era sostenitore del parallelismo psicofisico: ad ogni evento che accade nel corpo ne
corrisponde uno che accade nella mente. I risultati delle ricerche vennero pubblicati nè
“Elementi di psicofisica” del 1860. La psicofisica fu l’ambito pionieristico della nascente
psicologia sperimentale.
La legge di Weber-Fechner (1860) fu uno tra i primi tentativi di descrivere la relazione tra la
portata fisica di uno stimolo e la percezione umana dell'intensità di tale stimolo. I nostri sensi
rispondono agli stimoli fisici dando origine alle sensazioni.
La formula è:
S = k log R
dove S è l’intensità della situazione che varia al variare dell’intensità dello stimolo R secondo
una costante k che dipende dal canale sensoriale quindi dall’intensità dello stimolo. Da questo
punto si inizia a parlare di associazionismo per Wundt. Con la teoria dell’associazionismo
Wundt sosteneva che il cervello fosse un insieme di reazioni a stimoli esterni ed era convinto
che comprendendoli tutti sarebbe arrivato a capire il cervello. Questa teoria successivamente
venne chiamata “Strutturalismo” da un allievo di Wundt. Lo strutturalismo è un approccio
psicologico inaugurato da W. Wundt, in Germania, e proseguito, negli Stati Uniti d'America, dal
suo allievo E.B. Titchener. È unanimemente riconosciuto come il primo modello di psicologia
sperimentale 1879, in quanto adotta le metodiche e le procedure della chimica e della fisica,
quali il laboratorio e il metodo galileiano, al fine di dare un'impronta scientifica alla psicologia.
La psicologia doveva avere una base scientifica e a tal proposito, la misurazione dei tempi di
reazione per valutare la durata di un atto mentale, ebbe un ruolo chiave. Associare un
parametro quantitativo ad un fenomeno psichico contribuì a realizzare il distacco tra filosofia
e psicologia per avvicinare quest’ultima alle scienze naturali.
BRENTANO
Franz Brentano Inventa la psicologia fenomenologica, ed è considerato il padre
dell'esistenzialismo. La fenomenologia è la scienza del fenomeno e pone attenzione per i fatti
così come si presentano alla nostra coscienza, al di là di tutte le strutture sovracognitive, che
sono solo i costrutti intuitivi che l’uomo aggiunge al mondo dei fenomeni. Sia Brentano che
Wundt utilizzavano come cardine il metodo dell’introspezione declinato in modo differente.
Nella psicologia brentaniana era una percezione interna che favoriva una descrizione degli
accadimenti interni al soggetto esperiente mentre nella psicologia sperimentale di Wundt si
trattava di un’auto osservazione sperimentale con l’ausilio dei metodi di registrazione e
misurazione della sensorialità già sviluppati dalla fisiologia. A differenza di Wundt, Brentano
elimina la fisiologia e tenta di fare una psicologia empirica con cui fa riferimento agli stati
interni relativi alla relazionalità ovvero alla relazione della coscienza con gli oggetti al di fuori
di essa, tralasciando i dati quantitativi dal mondo esterno e lo sperimentalismo in cui non c’é
esperienza diretta ma un’ipotesi che andava matematicizzata e che poi si doveva dimostrare.
OSSERVAZIONE-IPOTESI-VERIFICA.
Nel metodo fenomenologico perde importanza l’ipotesi e assume importanza il fare
esperienza diretta con gli oggetti. Brentano Considerava il soggetto di un’esperienza sempre
in relazione immanente (qui e ora)con l’oggetto esperito chiamando tale relazione
“intenzionalità” cioè la caratteristica che distingue i fenomeni psichici (o mentali), da quelli
fisici, propria di ogni “atto mentale”, perché avviene una relazione tra oggetto e soggetto.
Ogni atto psicologico ha come riferimento un oggetto (l'«oggetto intenzionale»): se si è
spaventati, si è spaventati da qualcosa. Brentano nega l&
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