Psicologia dello sviluppo – Temi della psicologia dello sviluppo
Lo sviluppo si riferisce a continuità e cambiamenti sistematici che avvengono in un individuo nel corso della vita. Le scienze dello sviluppo fanno riferimento proprio allo studio delle costanti e dei cambiamenti che l’individuo sperimenta “Dall’utero alla tomba”.
Nature/nurture
Il dibattito tra i teorici dello sviluppo sull’importanza delle predisposizioni biologiche (natura) ed influenze ambientali (ambiente) nel produrre lo sviluppo umano. Nell’approccio moderno gli attributi umani complessi come l’intelligenza, il temperamento e la personalità sono i prodotti finali di un lungo e complicato gioco reciproco, un’interazione, un’interdipendenza tra predisposizioni biologiche e forze ambientali.
Attività/passività
Dibattito tra i teorici dello sviluppo sul fatto che i bambini contribuiscano attivamente al loro stesso sviluppo o siano piuttosto recipienti passivi di influenze ambientali, tabule rase sulle quali la società imprime la sua impronta. Nonostante il bambino sia fin dall’inizio fortemente attivo e in relazione di incidenza reciproca con il suo ambiente, altre letture sono dirette nella direzione che ne sottolinea la passività.
La teoria dell’attaccamento ha sovvertito la lettura freudiana di ciò che caratterizza il processo di sviluppo del bambino nel primo anno di vita. Freud vede il bambino come passivo, un essere organico che ha bisogno di altri che si occupino di lui, mentre la teoria dell’attaccamento vede il bambino che, già nel primo semestre di vita, è molto precocemente interessato e bisognoso della relazione. Oltre a questo, sappiamo per certo che nei primi 9 mesi di gestazione, avviene un dialogo continuo di natura ormonale, plasmatica e di coinvolgimento reciproco sensoriale tra madre e figlio, un rispecchiamento anche motorio dalle 26/27 settimane di gestazione.
Continuità/discontinuità
È un dibattito tra i teorici per capire se i cambiamenti evolutivi siano quantitativi e continui quindi con un progressivo incremento delle competenze o qualitativi e discontinui e quindi stadiali, ovvero alcuni stadi di sviluppo hanno una loro coerenza interna e sono articolati in relazione ad un obiettivo, per poi lasciare spazio ad altri stadi che hanno obiettivi diversi. Lo stadio evolutivo è un parametro di riferimento di una certa fase di sviluppo in cui il bambino, l’adolescente o l’adulto è impegnato in alcuni compiti detti “fase-specifici”.
Ulteriori tematiche centrali
-
Iceberg conscio/inconscio
Questa tematica riguarda la lezione freudiana sull’esistenza dell’inconscio che determina gran parte della vita dell’individuo e che è presente sin da subito anche nel bambino. Il bambino non è una macchina logico-razionale che si sviluppa progressivamente, anzi, man mano che il bambino cresce manifesta la dimensione inconscia che ha un passaggio cruciale, in termini di competenza stadiale, intorno ai due anni (euristica dello sviluppo stadiale).
Il passaggio dei due anni è un passaggio del simbolico, in cui il bambino ha definitivamente appreso la competenza di riferirsi alle persone o agli oggetti pur in assenza degli stessi. Il simbolo ha nel linguaggio una delle due espressioni più vaste. Il linguaggio è un simbolo per eccellenza che permette di usare una codifica universale per riferirsi alla realtà. Il bambino da 18-24 mesi, con la capacità di usare verbi, assume la capacità del dire ma anche del non dire, non ha più l’esigenza del riferimento agli oggetti e persone presenti. La modalità di funzionamento inconscio del bambino diventa clamorosamente evidente, così come diventa evidente che, in funzione a cambiamenti dell’ippocampo, il bambino inizia a fare riferimento a rappresentazioni mentali, ovvero aspettative, importanti tanto quanto inconsce e che definiscono la possibilità di funzionare su questo livello a pieno regime.
Da questa fase in avanti prende pienamente potere la funzione relativa ai processi di attribuzione di significato agli eventi: l’individuo può vivere un evento negativo ma nella sua elaborazione attribuirgli un significato diverso. La memoria implicita tiene traccia di una serie di esperienze implicite che facciamo anche prima dei due anni, a testimonianza del contributo dell’inconscio. Il bambino non è la bontà e l’innocenza fatta persona ma è abitato a livello inconscio da diversi sentimenti, atteggiamenti, non sempre positivi.
Vladimir Nabokov diceva “Ricorda che ciò che ti viene detto ha sempre un triplice aspetto: riceve una certa forma da chi racconta, ed è occultato a entrambi dal morto di cui si narra la storia”. Nel parlare diciamo una cosa, che ha già subìto una nostra elaborazione personale, a sua volta l’ascoltatore dà una sua interpretazione. Contemporaneamente il tutto è occultato da una ragione ulteriore e profonda che si trova nascosta e alla base della comunicazione, in cui è ben evidente l’operato dell’inconscio. Nei bambini si manifesta chiaramente quando dicono qualcosa per un obiettivo, senza essere consapevoli di quale sia l’obiettivo.
-
Primato del relazionale nello sviluppo
Soltanto nell’ultimo mezzo secolo, ci si è resi conto dell’importanza del primato del relazionale, del fatto che le persone sono esseri che vivono fin dall’inizio di relazione e per la relazione, in maniera sociale e socializzata. Gli individui per svilupparsi necessitano di una continua (non ossessiva) dimensione di relazione con l’altro e con l’alterità, la specie umana è quella del “mai senza l’altro”, tanto è vero che chiudersi in sé stessi ed allontanarsi dagli altri è un indicatore di grave patologia.
Questo è stato scoperto soprattutto con la teoria dell’attaccamento di Bowlby che descrive come nel bebè la dimensione relazionale, ovvero la ricerca attiva della relazione con l’altro nonché il bisogno di una relazione con l’altro per sviluppare le proprie competenze latenti, è necessaria. Il legame di attaccamento descritto da Bowlby è un’esigenza che caratterizza la vita “dalla culla alla tomba”. Sostenere che non si ha bisogno degli altri è un meccanismo di difesa antitetico rispetto alla vera essenza dell’uomo.
Tutto questo è una chiave per comprendere il rapporto olistico: la lettura dell’interdipendenza dei domini biologico/affettivo/relazionale/cognitivo ha ancora più valore se letta attraverso il primato della relazione. Tutti hanno bisogno della conservazione del primato relazionale.
-
Non esistono “il bambino” e “lo sviluppo”
Studiare un certo tipo di bambino che si sviluppa in un certo tipo di ambiente è un limite dei manuali di psicologia dello sviluppo, che rappresentano solo un contesto per lo più occidentale, statunitense ed anglofono, ma che non rappresentano tutta l’infanzia in ogni angolo della terra.
Nel nostro paese l’aspettativa di vita media arriva a 75/80 anni, nella Repubblica Centrafricana 50/55 anni. Nello sviluppo del bambino questo delimita il modo in cui guarda quello che ha davanti. Non guardiamo solo all’indietro ai traumi passati, noi ragioniamo inconsciamente o anche consciamente anche sul nostro futuro arco di vita. Essendo “homo prospectus”, l’attribuzione di significato che diamo agli eventi è fortemente condizionata dall’avere ancora 20 o 40 anni davanti a noi. Lo sviluppo di un bambino si compie in contesti a volte drammaticamente diversi, nei quali le condizioni quotidiane possono essere sideralmente diverse e possono rappresentare fattori di rischio o protezione per bambini del tutto opposti, ma ognuno di noi attribuisce significati molto diversi rispetto al luogo dove ha avuto la fortuna o sfortuna di nascere e l’attribuzione di significato è alla base dello sviluppo.
Cosa rende possibile lo sviluppo?
Due processi fondamentali sono alla base del cambiamento evolutivo:
- Maturazione: lo svelarsi di un individuo secondo l’eredità biologica tipica della specie e l’eredità biologica dell’individuo stesso. Quindi gli esseri umani talvolta sono così simili perché la comune eredità di specie ci guida attraverso gli stessi cambiamenti evolutivi pressoché nello stesso momento.
- Apprendimento: processo grazie al quale le nostre esperienze producono cambiamenti relativamente duraturi nei nostri sentimenti, pensieri e comportamenti.
- Ambiente: Questo significa che cambiamo in risposta all’ambiente in modo particolare in risposta alle azioni e reazioni delle persone che ci circondano.
Gli studiosi dello sviluppo hanno tre obiettivi principali: descrivere, spiegare ed ottimizzare lo sviluppo.
Per descrivere adeguatamente lo sviluppo, è necessario focalizzare l’attenzione su:
- Sviluppo normativo: modelli tipici di cambiamento, ovvero i cambiamenti evolutivi che caratterizzano la maggior parte o tutti i membri della specie; quelli tipici di sviluppo.
- Sviluppo idiografico: variazioni individuali nei modelli di cambiamento, variazioni individuali nel ritmo, nella misura o nella direzione.
Gli studiosi dello sviluppo cercano di capire quali importanti somiglianze ci siano tra gli esseri umani nell’età evolutiva e quali probabilità hanno di differenziarsi nel corso della vita, provando a spiegare perché le persone si evolvono in un certo modo e perché alcuni si evolvono in modo diverso. Infine, gli studiosi dello sviluppo sperano di ottimizzare lo sviluppo applicando ciò che hanno imparato nel tentativo di aiutare le persone ad evolversi in direzioni positive, questo è il lato pratico che ha portato ad importanti svolte come:
- Promuovere forti legami affettivi tra neonati difficili da accontentare, apatici e i loro genitori frustrati perché promuovendo questo si lavora su apatia e frustrazione dei bambini.
- Aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento ad avere successo.
- Aiutare i bambini e adolescenti con scarsa abilità sociali ad affrontare la difficoltà emotiva che potrebbe scaturire da non avere amici intimi ed essere rifiutati dal gruppo.
Lo sviluppo è:
È un processo continuo e cumulativo perché l’unica costante è il cambiamento ed ogni cambiamento che avviene nei momenti cruciali della vita può avere implicazioni per il futuro.
- Periodo prenatale (dal concepimento alla nascita)
- Prima infanzia (dalla nascita ai 18 mesi)
- Infanzia (dai 18 mesi ai 3 anni)
- Periodo prescolare (dai 3 ai 5 anni)
- Età scolare o fanciullezza (dai 5 ai 12 anni, fino alla pubertà)
- Adolescenza (dai 12 ai 20 molti studiosi dello sviluppo definiscono la fine dell’adolescenza nel momento in cui l’individuo lavora ed è indipendente dal controllo genitoriale)
- Prima età adulta (dai 20 ai 40)
- Mezza età (40 a 65)
- Vecchiaia (65 in poi)
Questa tabella offre una panoramica cronologica dell’arco della vita come la descrivono gli studiosi dello sviluppo e lo sviluppo del bambino permette di apprendere molto sulle ragioni del comportamento degli adulti.
Olistico: la vecchia impostazione dello studio dello sviluppo divideva coloro che studiavano la crescita fisica e lo sviluppo compresi i cambiamenti fisici e la sequenza delle abilità motorie, coloro che studiavano gli aspetti cognitivi dello sviluppo inclusi percezione, linguaggio, apprendimento e pensiero, coloro che si concentravano sugli aspetti psicosociali come emozioni, personalità e crescita delle relazioni interpersonali. Ma questa classificazione è fuorviante perché i cambiamenti che avvengono in un ambito dello sviluppo hanno implicazioni importanti anche negli altri settori. Lo sviluppo non è frammentario ma olistico.
La nuova impostazione prevede una prospettiva olistica ovvero una visione unificata del processo evolutivo che enfatizza le importanti interrelazioni tra gli aspetti, o domini, fisici, cognitivi, sociali, biologici ed emotivi dello sviluppo umano. Non è possibile capire veramente i cambiamenti evolutivi in un’area senza conoscere ciò che accade negli altri campi dello sviluppo della vita del bambino, si parla a tal proposito di “Psicologia generale”.
Lo sviluppo è un cambiamento che deriva da un programma di maturazione intrinseco e che si interfaccia con le esperienze di vita, con il contesto storico culturale infatti una sola descrizione di sviluppo non può essere valida per tutte le culture, le classi sociali o i gruppi etnici ed è un processo che richiede plasticità ovvero capacità di cambiare in risposta ad esperienze positive o negative. L’approccio olistico è alla base del modello scolastico italiano che rifiuta le classi differenziate e, favorendo un determinato contesto, sostiene l’integrazione anche dei bambini con difficoltà cognitive che può essere “trainato” dagli altri piuttosto che emarginato in classi di serie B.
Urie Bronfenbrenner – Il punto di vista dei sistemi ecologici
Urie Bronfenbrenner ideò la teoria ecologica, a seguito dell’osservazione della mutazione che avveniva nei bambini, in funzione del contesto in cui erano cresciuti. Quindi la teoria ecologica: sottolinea che la persona in via di sviluppo è integrata in una serie di sistemi ambientali che interagiscono l’un l’altro e con la persona stessa per influenzarne lo sviluppo. Egli definisce l’ambiente come “una serie di strutture annidate, una dentro l’altra come bamboline russe”, una serie di cerchi concentrici alcuni più piccoli e più interni, chiamati prossimali, ed alcuni più lontani ed esterni, chiamati distali.
- Microsistema: è lo strato più interno e si riferisce alle attività e alle relazioni quindi ai contesti più vicini alla persona, nel neonato il microsistema si limita alla famiglia, e diventa più complesso quando il bambino inizia a frequentare il nido, la scuola dell’infanzia, i gruppi giovanili ecc. I bambini sono influenzati e a loro volta influenzano le persone nei microsistemi.
- Mesosistema: è il secondo strato ambientale di Bronfenbrenner e si riferisce alle interconnessioni tra gli ambienti più vicini ad un individuo, quindi alle relazioni tra i microsistemi come le case, le scuole e i gruppi di pari. Include le interrelazioni tra le famiglie dei bambini e le loro scuole. In esso sono contenute tutte le variabili del contesto storico culturale che mettono in evidenza come due bambini che vivono ad una certa distanza abbiano due concezioni di infanzia diverse e come gli adulti abbiano concezioni diverse di cosa sia giusto o sbagliato fare nei confronti del bambino.
- Esosistema: è il terzo strato ambientale di Bronfenbrenner e si riferisce ai sistemi sociali di cui i bambini e gli adolescenti non fanno parte direttamente ma che influenzano il loro sviluppo. Ad esempio, il lavoro genitoriale influenza l’esosistema: le relazioni emotive dei bambini a casa possono essere influenzate dal fatto che i loro genitori abbiano un orario di lavoro regolare e che siano appassionati del loro lavoro. Il contesto storico culturale è fondamentale.
- Macrosistema: lo sviluppo avviene in un macrosistema cioè un contesto culturale, sottoculturale o di classe sociale nel quale i microsistemi, mesosistemi ed esosistemi, sono integrati. Il macrosistema è un’ampia ideologica sovrastante che detta il modo in cui si dovrebbe trattare i bambini, cosa insegnargli, e gli obiettivi per i quali dovrebbero impegnarsi. Questi valori sono diversi nelle diverse culture e sottoculture e classi sociali e possono influenzare enormemente i tipi di esperienze che i bambini vivono nelle loro case, nelle scuole e negli altri contesti che li toccano direttamente e non.
Kagan e Bruner
Kagan parla oltre che di contesto storico culturale, anche di identificazione con la classe sociale ed il gruppo etnico, soprattutto in un contesto come quello statunitense. L’identificazione esercita una notevole influenza nel corso dello sviluppo. Così possiamo notare che gli adolescenti, al di là delle fasi di distacco e lotta con la famiglia, hanno valori etici più simili a quelli degli adulti familiari che di altri, proprio perché si identificano con l’ambiente familiare. Ugualmente, emozioni specifiche come vergogna e rabbia, trovano modo di esprimersi e presentarsi in modo più intenso nei confronti di persone che appartengono al proprio gruppo, rispetto a persone che appartengono ad un gruppo diverso dal proprio. Dunque l’intensità con cui si manifestano le emozioni è correlata alle caratteristiche delle qualità condivise, maggiore è il numero di qualità condivise, più forte è l’identificazione.
Inoltre, se le caratteristiche distintive di un gruppo (quelle che distinguono un gruppo rispetto ad un altro gruppo) vengono premiate, l’identificazione sarà più forte, e lo sarà anche quando esse riguardano un gruppo minoritario, poiché il gruppo minoritario deve scontrarsi con massa più omogenea ed è quindi più coeso.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti completi di Psicologia dello sviluppo 1
-
Appunti Psicologia dello sviluppo
-
Appunti Psicologia dello sviluppo
-
Appunti di Psicologia dello sviluppo