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Appunti completi Linguistica Italiana - Prof. Cacia

Appunti completi e dettagliati riguardanti la prima parte del programma detta Modulo A (evoluzione del latino in italiano, volgare, volgari italo-romanzi, dialetti, italiano a carattere regionale) di Linguistica Italiana del primo anno del CdS in Scienze della Mediazione Linguistica, con la docente Daniela Cacia

Esame di Linguistica italiana docente Prof. D. Cacia

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ESTRATTO DOCUMENTO

*trattamento della labio-velare: elemento labiale+velare → se si trova all’interno di una parola ed è

seguito dalla vocale A, nel passaggio all’italiano produce un rafforzamento dell’elemento velare.

L’Appendix Probi dimostra che questo rafforzamento era già attivo, come anche i fenomeni che

riguardano la morfologia all’insegna della semplificazione:

⁃ eliminazione dei nomi imparisillabi

grus non gruis

pecten non pectinis

glis non gliris

⁃ metaplasmi di declinazione

acre non acrum

ipse non ipsum

pauper mulier non paupera mulier

tristis non tristus

nurus (IV decl.) non nura (I decl.)

⁃ alterazione della desinenza -ES (III decl.) in -IS

vates non vatis

vulpes non vulpis

fames non famis

sedes non sedis

SOSTRATI E SOVRASTRATI - Dalle lingue prelatine alle lingue germaniche

Le lingue di sostrato sono lingue preromane che hanno esercitato un influsso nello sviluppo delle

lingue romanze.

⁃ a livello fonetico (articolatorio), ovvero come alcuni fonemi vengono articolati o storpiati

⁃ (in subordine) a livello lessicale

⁃ a livello toponomastico (nomi di luogo)

Lingue di sostrato:

▪ sostrato italico e osco-umbro (area centrale)

▪ sostrato etrusco (attuale Toscana e Lazio settentrionale)

▪ sostrato ligure (primo sostrato del nord Italia, poi cacciati dai Celti)

▪ sostrato celtico

▪ sostrato greco (di area meridionale)

Il sostrato italico comprendeva diverse parlate di cui:

• l’osco, lingua degli antichi Sanniti, parlata nel Sannio e in Campania

• umbro, parlato fra Tevere e Umbria

Influsso a livello fonetico:

• trattamento dell’aspirata dentale dell’indoeuropeo in sede intervocalica (resa con F)

es. Bufalo, Tafano; latino parlato bufalu(m), parallelo di bubalu(m) dal greco βουβαλος

• assimilazione consonantica progressiva

ND > NN (es. mundum > monno)

MB > MM

Il sostrato etrusco ebbe un’influenza tale da passare dal latino volgare e arrivare all’italiano regionale

• desinenze come -na, -ena, -enna, -ina presenti nella toponomastica (Cecina, Bolsena), nei nomi propri

di persona (Porsenna), in poche parole entrate poi nell’uso come catena

Influsso a livello fonetico:

• gorgia toscana: aspirazione o spirantizzazione delle sorde occlusive in posizione intervocalica K, T (e

in minor misura P) anche in fonetica sintattica: fiho al posto di fico ; la hasa al posto di la casa

Il sostrato ligure, influsso sulla toponomastica:

• suffisso -asco, -asca (Bogliasco); la presenza di toponimi al di fuori della Liguria dimostra l’estensione

antica di questo sostrato: Cherasco (Piemonte), Bagnasco (CN), Garlasco (PV)

Influsso a livello fonetico:

• articolazione debole di R intervocalico che tende a scomparire, allo stesso modo L > R (rotacismo), poi

si dilegua. L > R è una conseguenza del sostrato ligure. (mariu per marito) [maritum>marito (apocope,

evoluzione del vocalismo atono); maritum>mariu (dialetto ligure)]

Il sostrato celtico (ad eccezione dell’estremo settentrione orientale)

• entrano parole indicanti oggetti comuni che prima non erano conosciuti a Roma: carrus (carro a quattro

ruote, deriva dal gallico carros), benna (carro a 2 ruote, differente da quello usato a Roma), braca

(pantaloni)

• entrano parole legate all’ambiente, alla vegetazione: betulla

A livello fonetico:

• vocali turbate ö e ü

• trattamento del nesso -CT- > -IT-

Il sostrato (adstrato) greco, tra Calabria, Salento e Sicilia. Presso i romani il prestigio della lingua e

della cultura greca fu tale che rese assai difficile il processo di romanizzazione (in queste aree il greco

sopravvisse a lungo).

Oggi il greco sopravvive in due piccole isole linguistiche

▪ Calabria meridionale, intorno a Bova (nel XVI secolo circa 25 paesi usavano il greco)

▪ a sud di Lecce (Calimera, Corigliano, Martignano, Martano…)

Rohlfs e Battisti studiarono questo sostrato.

Grecismi:

⁃ nomi di piante e frutta (mela, ciliegio, dattero, riso ecc.)

⁃ nomi di animali marini (balena, delfino, tonno…)

⁃ nomi di oggetti di uso domestico (ampolla, lampada…)

⁃ nomi gastronomici (olio, fegato…)

⁃ parti del corpo (braccio, stomaco, gamba…)

⁃ strumenti musicali (cetra…)

⁃ termini generici (aria, colpo, orfano…)

Dopo la romanizzazione arrivano nuove popolazioni, si viene a creare così un superstrato che si

sovrappone al latino. Mentre il sostrato avviene prima della romanizzazione (quindi preesistente allo

strato) ed agisce principalmente a livello articolatorio, il superstrato è successivo dal punto di vista

diacronico ed agisce a livello lessicale e toponomastico.

SUPERSTRATI: LE LINGUE GERMANICHE (non influenza a livello fonetico)

Goti:

⁃ voci che riguardano la vita militare: elmo (hilmis), albergo (haribergo)

⁃ voci legate al campo semantico dell’abitazione: fiasco (fiasko), stecca (stika)

⁃ tracce nella toponomastica: Goito, Godo, Gudi, S. Agata dei Goti

Longobardi:

⁃ voci presenti nella dominazione longobarda poi scomparse, ma riprese dalla storia del diritto: faida

(faihida “diritto della vendetta privata”), guidrigildo (widregild, widre+gild)

⁃ voci che hanno subito un trapasso semantico (cambiano di significato): sgherro (skarrjo, capitano),

sguattero (guattero, guardiano), stamberga (casa di pietra). Sono cosiddette vendette linguistiche.

⁃ termini generici di lunga durata: balcone, panca, scaffale, federa, gruccia/guancia, milza, schiena,

stinco/baro, spruzzare, stoffa, strofinare

⁃ tracce nella toponomastica: fara/farra (presso i Longobardi, spedizione cui partecipava tutto il popolo;

il termine è rimasto in italiano come primo elemento di molti nomi propri di luogo: Fara S. Martino,

Fara Gera d’Adda, Fara Filiorum Petri), sala (“residenza del signore”, poi “casa di campagna”, più tardi

“stanza”: Sala delle Langhe, Sala Biellese)

⁃ -engo (dal germanico -ing): Barengo, Bollengo, Brusnengo, Valdengo. Ma non è sempre detto, una

voce che termina in -engo potrebbe anche derivare dal suffisso latino -incus

⁃ vald (guardo, “bosco”, poi “insieme di terreni”). I latini non avevano il suono w, per cui lo rendono

“gu” (il suono w è sempre di origine germanica)

Franchi (774 d.C.), nei loro confronti non ci fu atteggiamento di ostilità, la loro influenza fu dovuta al

prestigio politico-culturale:

⁃ voci militari (dardo, galoppare, guarnire, schiera, tregua)

⁃ abbigliamento (cotta, guanto…)

⁃ termini feudali (feudo, vassallo…)

⁃ termini astratti (guarire, schivare, orgoglio, senno…)

Tra 800 e 900 abbiamo testimonianze scritte di volgari italo-romanzi, ovvero delle lingue romanze, che

si formano dall’evoluzione del volgare in linea diacronica e diatopica.

DOCUMENTI CHE ATTESTANO IL SORGERE DEI VOLGARI ITALO-

ROMANZI

L’indovinello veronese è a metà strada, un ibrido, in quanto presenta elementi latini e volgari italo-

romanzi. Risale all’800 d.C. circa, trovato in un libro liturgico scritto a più mani che ora si trova nella

biblioteca capitolare di Verona

“Separeba boves alba pratalia araba e albo versorio teneba e negro semen seminaba”

“(Si) Spingeva avanti i buoi, arava i bianchi prati e teneva un bianco aratro e seminava un seme nero”

L’amanuense prova se la penna funziona scrivendo qualcosa sul margine della pergamena che veniva

poi coperto dalla rilegatura. Prova la penna scrivendo nella lingua in cui parla, che è un ibrido.

Notiamo pochi latinismi (semen, alba) e già volgarismi (versorio, negro), ma tanti termini che stanno a

metà (boves, pareba, pratalia, araba, albo, teneba, seminana). “Se pareba”, dal verbo parare (portare

avanti), nel latino classico sarebbe stato parabat, è dunque una spia linguistica dell’area veronese,

avviene la palatalizzazione (mutamenti che portano verso il grado delle palatali).

Il graffito di Commodilla (o graffito romano), risale al IX secolo, ritrovato su una parete della

catacomba di Commodilla. NON

DICE

RE IL

LE SE

CRITA

A B OCE

“Non dire i segreti a voce”. Si tratta di una lingua a metà tra il latino classico ed il volgare, rivolto più

verso l’italo-romanzo. Si trova a Roma, sappiamo che dai Franchi era arrivato l’uso di pronunciare le

parti della messa ad alta voce, ed è un promemoria per il prete che deve dire la messa, quindi usa la

lingua della sua quotidianità.

ille: articoloide, è ancora un aggettivo dimostrativo che si sta già evolvendo in articolo, è una fase

intermedia.

B OCE (latino classico, voce), due fenomeni: betacismo (confusione della resa delle “v” latine che

vengono rese con “b”, tipico della zona laziale) e rafforzamento fono-sintattico (fenomeno tipico

dell’italiano standard, non si realizza all’interno di una parola ma all’interno di una frase → giuntura

fonetica sintattica)

A, dal latino classico “ad”, sarebbe “ad vocem” (base di partenza), a causa delle due consonanti vicine

abbiamo un’assimilazione consonantica regressiva.

I Placiti campani (960-963) li collochiamo nell’Italia centrale.

Nel 960 a Capua si presentano di fronte a un giudice tre persone, l’abate del monastero di

Montecassino, l’avvocato, contro un privato cittadino che mostra un promemoria in cui descrive delle

terre che ha ereditato, invece l’abate sostiene che siano di appartenenza di Montecassino.

Il giudice stabilisce una data per portare testimoni, nel giorno prestabilito l’abate porta tre religiosi che

giurano che le terre appartengono al monastero. Fanno il giuramento con una formula che viene

trascritta come viene pronunciata, ovvero in volgare italo-romanzo.

“Sao ke kelle terre, per kelle fini quel ki contene, trenta anni le possette parti sancti benedicti”

Il privato si presenta con nessuna prova.

Nel 963 nella stessa area davanti ad un altro giudice si presentano l’abate del monastero di San

Salvatore e un privato che sostiene di aver ereditato le terre dai genitori. Il giudice stabilisce una data e

si ripete la situazione di pochi anni addietro.

“Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe monstrai, Pergoaldi foro, que ki contene, et trenta anni le

possette”

Stessa cosa vicino a Teano.

Perché dunque usano il volgare italo-romanzo? Volevano farsi capire dalla popolazione, che ormai

non parlava più il latino. Sono cause finte nel senso che il pretesto è finto. Il monastero voleva evitare

eventuali cause ed è a questo che i Placiti si rivolgono.

Tratti linguistici: “cco”, rafforzamento fono-sintattico; uso di latino giuridico; “ae” diventa “e”;

“fines” diventa “fini”; uso di “et” / “tebe monstrai” e “bobe mostrai” sono a metà;; italianismi:

“sao” (v.sapio) forma settentrionale formatasi da sapio per analogia. Perché?

1. Forse a Capua nell’uso parlato era scomparso “saccio”, sostituendogli la forma “sao” e solo dopo

quella originale sarebbe ritornata.

2. “Sao” sarebbe dovuto al notaio che era di origine settentrionale.

Si pensa che la prima sia la più valida.

L’iscrizione di San Clemente, rinvenuta nella basilica inferiore di S.Clemente a Roma risalente al XI-

XII secolo, sono tre fasi volgari dipinte all’interno di un affresco raffigurante il martirio del santo.

Nella passio si racconta di un miracolo, dove un patrizio ordina a tre servi di legare il santo e picchiarlo

per vendicarsi (Clemente lo aveva reso cieco per convertire al cristianesimo la moglie di questo).

L’iscrizione si trova in fondo all’affresco, è una specie di fumetto. I servi per picchiarlo, lo avvolgono e

lui per miracolo si trasforma in colonna, Sisinium è l’unico nome accreditato.

Sisinio dice: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle”; “Albertel, Gosmari, traite”; “Fili de pute,

traite”.

Il santo: “Duritiam cordis vestris […] saxa traere meruistis”.

Evidentemente la lingua della Chiesa si mostrava diversa da quella parlata dal popolo.

Notiamo la stratificazione di tre diversi ceppi linguistici: germanico, greco, ibero-romanzo.

Iscrizioni che attestano il sorgere dei volgari italo-romanzi li troviamo anche in territorio piemontese:

a Vercelli, il mosaico della cattedrale mostra due guerrieri raffigurati durante un combattimento. Essi

sono diversi l’uno dall’altro, con armature diverse e colore della pelle differente. (1040 o 1148?)

Due scritte a lato dei due duellanti: FOL (folle) - FEL (fellone).

Le ingiurie erano già presenti nei documenti francesi della “Chanson de geste”.

A Casale Monferrato, nella cattedrale di Sant’Evasio furono segnalati da un restauratore due iscrizioni

presenti sul pavimento dei mosaici, in seguito vennero studiati da Coppo.

La prima è “i duellanti”, sopravvissuta attraverso la descrizione del restauratore, ricorda quella di

Vercelli, anche se in questo caso i duellanti sono simili, e sulla sinistra sembra esserci una parola

(TOSCANA), di cui sono state fatte possibili interpretazioni:

1) “prendi Scana”, con “to” che deriverebbe dal verbo tollere, prenderebbe dunque il significato di

“Uccidi Scana”

2) “to scannato”, interpretazione avanzata da Padre Gasca Queirazza

Sempre a Casale troviamo un’altra iscrizione denominata “il pescatore”, che recita la frase

QUALE LARCA

DESAN VAX

1) “qui c’è l’arca di Sant’Evasio”, si riferirebbe alla posizione della tomba

2) oppure alla cassa dei proventi dell’opera di carità del santo

COSA SUCCEDE DAL PUNTO DI VISTA LINGUISTICO DOPO L’ANNO

MILLE?

A livello parlato abbiamo i volgari italo-romanzi, ma a livello scritto la lingua dei colti rimane il latino.

Tra l’XI ed il XIII secolo nella scrittura si fa largo la necessità di capirsi (soprattutto per esigenze

commerciali), nasce dunque l’esigenza di trovare una lingua che possano capire tutti, è un fenomeno

che avviene a macchia di leopardo e che parte quindi dalla borghesia mercantile.

In questo periodo in Italia ci sono molti centri culturali (Milano, Palermo, Firenze), perché dunque

viene scelto proprio il fiorentino? Principalmente per motivi extra-linguistici. In questo periodo si

creano condizioni favorevoli per Firenze, che nel XIV secolo gode di supremazia assoluta in alcuni

campi, tra cui:

▪ in campo economico, grazie alle banche e agli istituti di credito

▪ in campo politico, tanto da arrivare nel XV secolo ad avere un ruolo di primo piano: è l’ago della

bilancia grazie alla famiglia Medici. Dopo la pace di Lodi (1454), Lorenzo de’ Medici riesce a sedare le

rivolte dei signori, inoltre chiama a corte l’élite degli intellettuali del tempo, questo comporta una

fioritura culturale ed artistica che favorisce il coraggio di certi autori nello scrivere in fiorentino, che

acquisisce così una diffusione maggiore rispetto agli altri volgari.

Nel Quattrocento gli intellettuali continuano ad usare il latino, ma nel 1435 inizia una disputa tra gli

umanisti Biondo e Bruni sull’origine del volgare. Biondo pensava che la lingua diffusa ai tempi dei

Romani, il latino, si fosse corrotta con le invasioni barbariche. Da questa corruzione sarebbero nati i

volgari, conseguenza di un evento catastrofico. Bruni invece sosteneva che i Romani parlassero due

lingue diverse nello scritto e nel parlato, e che da quest’ultima si fosse formato il volgare. All’epoca

prevalse la tesi di Biondo.

Leon Battista Alberti promuove iniziative a sostegno del volgare, come l’umanesimo volgare. Lancia

il “Certamen Coronario” , una competizione dal titolo latino che prevedeva di scrivere una poesia

sull’amicizia utilizzando il volgare (1441). Alla fine della competizione i giudici stabiliscono che non

c’è nessun vincitore in quanto nessuna delle opere pervenute può chiamarsi poesia: il volgare non è

ancora pronto.

I tempi diventano maturi nel Cinquecento e la stampa dà una spinta decisiva innescando una serie di

riflessioni sulla lingua che portano a diverse posizioni:

1. intellettuali che considerano solo il latino

2. Pietro Bembo, nel 1525 pubblica “Prosa della volgare lingua”, un trattato sul volgare scritto sotto

forma di dialogo tra personaggi che portano avanti idee diverse. Alla fine emerge l’idea che la lingua

che può diventare lingua nazionale è il fiorentino del Trecento utilizzato nelle opere principali delle

tre corone. Bembo apprezzava particolarmente Petrarca e Boccaccio, ma non la versatilità di Dante

3. la lingua cortigiana (Calmeta “della volgare poesia”), Baldassarre Castiglione. La base da cui si parte è

il fiorentino letterario del Trecento, comprendendo però anche parole di provenienza di altri volgari

4. Trissino, aveva scoperto il manoscritto di Dante “De vulgari eloquentia” (p.40), in cui Dante faceva

una rassegna dei volgari. Trissino ritiene che Dante e Petrarca avessero scritto usando una lingua

italiana ma misto di altri volgari. La posizione di Trissino è detta anche posizione italianista.

5. Machiavelli, autore di “Discorso intorno alla nostra lingua” (1524), sostiene come il modello deve

essere il fiorentino del Cinquecento, ovvero il fiorentino contemporaneo parlato

Alla fine prevale la posizione di Pietro Bembo, che però si configura fin da subito come deleteria,

poiché si crea una situazione di disparità tra lingua scritta (italiano standard) e lingua parlata.

Questo fenomeno bloccherà per quattro secoli l’evoluzione dell’italiano a livello scritto, fino alla fine

dell’Ottocento, quando si avrà l’unità italiana e la diffusione delle opere di Alessandro Manzoni. Altri

fattori di unificazione possono essere considerati: il servizio militare, gli spostamenti, i mezzi di

comunicazione, la scuola. I DIALETTI

I dialetti sono evoluzioni dei volgari italo-romanzi, a loro volta evoluzione del latino volgare.

L’isoglossa La Spezia-Rimini divide anche i dialetti settentrionali da quelli centrali, un’ulteriore

isoglossa Roma-Ancona divide i dialetti centrali da quelli meridionali. G.Pellegrini nel 1977 realizza la

carta dei dialetti individuando cinque varietà:

1) toscano

2) friulano

3) sardo

4) dialetti settentrionali (che si distinguono in dialetti gallo-italici e veneto)

5) dialetti centro-meridionali (che si distinguono in marchigiani centrali-umbri-laziali, marchigiani

meridionali-abruzzesi-molisani-campani-lucani-calabresi settentrionali-pugliesi settentrionali,

meridionali estremi) I DIALETTI SETTENTRIONALI

Si dividono in:

1) nord-occidentali o gallo-italici

2) orientali o veneti

Fenomeni comuni

⁃ sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione intervocalica -K- > -G- (> -0-) ; -T- > -D- (> -0-) ; -P-

> -B- (> -V-)

⁃ scempiamento delle geminate (o degeminazione, articolazione debole di un fonema articolato in modo

intenso): “gata” per gatta, “mama” per mamma

⁃ avanzamento delle affricate fino ad arrivare ad un’assibilazione: affricate palatali > affricate alveolari

(> perdita elemento occlusivo > sibilante)

-CL-

a) nord-orientale: conservano i nessi latini. Es. “klaf” per chiave (friulano < clavem)

b) restante area: palatalizzazione. Es. “ciaf” per chiave (lombardo < clavem), “ciav” (emiliano), “oc” per

occhio (lombardo < oculum) > oclum

c) in alcune aree palatalizzazione CL > tsj con dileguo, ma solo in posizione interna: es. “oc” per occhio

(lombardo < oculum) > oclum.

d) Generale tendenza alla caduta di corpi fonici, specie se in posizione finale (con aree di maggiore

saldezza)

e) metafonesi/metafonia di area settentrionale è un fenomeno di armonizzazione a distanza tra vocale

tonica e vocale finale, la condizione è la vocale finale, l’effetto è il mutamento di timbro della vocale

tonica; esempio -Ī

A > e aperta / O aperta > o chiusa / O chiusa > u / E aperta > e chiusa / E chiusa > i

es. MULTUM > molto (singolare) > multi (plurale) VENETO

quest (singolare) > quist (plurale) LOMBARDO

tanto > tenti VENETO

santo > senti VENETO

Fenomeni specifici dell’area gallo-italica

⁃ vocali turbate (o miste) ö e ü

⁃ caduta delle vocali atone finali (ad eccezione di -A, per reazione alla caduta delle altre)

⁃ faucalizzazione (ovvero pronuncia arretrata, velare, della consonante nasale n) es. “lüna”

⁃ dittongamento di Ë tonica > ei (purché la vocale tonica non sia seguita da una nasale) Es. tela > teila

⁃ palatalizzazione di A > E aperta negli infiniti della prima coniugazione [parlare > parlè] e nelle parole

con suffisso -arium [caprarium > cravè]

⁃ -CT- > -IT- Trattamento formato da occlusiva velare sorda + occlusiva dentale sorda.

I DIALETTI TOSCANI

Si trovano al di sotto dell’isoglossa La Spezia-Rimini, e si distinguono in fiorentino, toscani

occidentali, senese e aretino. Possiamo trovare ǯ

Tratti toscani che rimangono a livello dialettale, come la gorgia, e la pronuncia di G (-dd -) < (-DJ-)

affricata palatale sonora.

Tratti toscani/fiorentini che sono diventati italiani standard, e che quindi dimostrano la fiorentinità

della lingua

⁃ vocalismo tonico con dittongamento toscano, legato a questo fenomeno è la regola del dittongo mobile

(coniugazione del verbo tenere)

tengo (forma rizotonica)

tieni (forma rizotonica)

tiene (forma rizotonica)

teniamo (forma rizoatona)

tenete (forma rizoatona)

tengono (forma rizotonica)

⁃ rafforzamento fonosintattico

⁃ trattamento della labio velare

⁃ assimilazione consonantica regressiva:

-CT-

-DV- (advenire > avvenire)

-MN- (damnum > danno)

-PS- (scripsi > scrissi)

-PT- (scriptum > scritto)

-CS- può dare come esito (fixare > fissare) oppure (maxillo > mascella)

⁃ anafonesi, si verifica solo sulle vocali toniche (e chiusa, o chiusa)

E (< ē, ĭ ) > I

O (< ō, ŭ ) > U

e solo se E e O

1) si trovano davanti a laterale palatale o nasale palatale, purché essi derivino dal nesso (LJ), o dal nesso

(NJ): gramĭneam > graminea > gramigna (chiusura di E in iato) > gramĭgna (NJ) > gramegna

2) si trovano davanti a nessi formati da nasale + velare -NK-, -NG- (eng, ong, enk, onk*) *un’unica parola

mostra anafonesi con ONK: jŭncum > jŭncu > jancu (evoluzione vocalismo tonico) > jonco > gionco

SOLO i dialetti toscani occidentali non presentano l’anafonesi.

I DIALETTI CENTRALI

Essi si trovano sotto l’isoglossa La Spezia-Rimini, e sopra la Roma-Ancona (eccetto i toscani).

Ne fanno parte i diletti marchigiani, umbri e laziali.

Fenomeni comuni

• prosecuzione adriatica (sulla costa) di un fenomeno presente nell’area settentrionale, ovvero la

palatalizzazione di A tonica > E aperta. Es. mel per “male”

• assimilazione consonantica regressiva -LD- > -LL-

• metafonesi di tipo ciociaresco, essa si verifica solo nella base latina di partenza: -Ī / -Ŭ

no nella vocale A

E chiusa > I

O chiusa > U

E aperta > E chiusa

Fenomeni specifici dell’area marchigiana

• infiniti piceni che terminano con -a, esempio veda per “vedere”, cora per “correre”

• terminazione dei verbi della prima persona plurale indicativo, esempio potema, vulima

Fenomeni specifici dell’area umbra

• tendenza di i > e, esempio “cane” per cani, “amice” per amici

• prosecuzione della palatalizzazione di a > e; E > ei

• ritrazione d’accento (propagazione di un tratto aretino)

ȷɛ > ie > monottongamento > i

wo > uo > monottongamento > u

Fenomeni specifici dell’area laziale

• rotacismo: il > er

• verbi -emo “-iamo”

• apocope degli infiniti

• semplificazione laterale palatale > j I DIALETTI MERIDIONALI

Si distinguono in:

Dialetti alto-meridionali (meridionali veri e propri): i tratti comuni

• assimilazione consonantica progressiva, in presenza dei nessi

-ND- > -NN-

-MB- > -MM-

• assimilazione parziale (sonorizzazione post-nasale), legata ai nessi

-NT- > -ND-

-MP- > -MB-

• -MJ- > nasale palatale intensa

• betacismo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliam31 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cacia Daniela.

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