ESTETICA E DESIGN, appunti lezione
25/02/2020
ESTETICA
L’estetica è una disciplina relativamente “nuova” che si sviluppa a partire dal 1700.
Deriva dal greco aisthesis, ovvero sensibile. Veniva infatti usata per indicare l’origine delle sensazioni. I concetti
studiati dall’estetica sono sempre stati intrinsechi nella società umana, fin dall’antica Grecia, ma è intorno al 1950 che
questa diventa una disciplina indipendente.
Cos’è l’estetica?
1. Scienza del sensibile: ciò che conosciamo attraverso i sensi. In questa accezione l’arte non è un grosso problema.
2. Teoria del bello. È l’accezione più famosa, analizzata da Kant.
3. Filosofia dell’arte: una disciplina filosofica che analizza le opere d’arte. È l’accezione che ebbe più successo nel
corso dell’Ottocento ed in buona parte del Novecento, ripresa da Hegel.
L’estetica non è:
1. L’arte;
2. La storia dell’arte;
3. La critica dell’arte.
L’estetico infatti non coincide con l’artistico.
IL MONDO GRECO
La cultura Greca fornisce tre termini di base dell’estetica:
1. La produzione (techne, tecnica);
2. La rappresentazione (mimesis, mimetica). Si intendono le immagini che riflettono la realtà;
3. Il bello, epicentro della riflessione classica.
La Venere di Milo racchiude in maniera esemplare questi tre aspetti.
LA TECHNE
• La Techne (ars, arte) è una produzione secondo regole. Non presuppone dunque l’uso della creatività: la produzione
è una “gabbia” in cui è possibile apportare piccole modifiche all’interno dello stesso schema.
• È un sapere specialistico, una capacità, una perizia. L’acquisizione pratica di conoscenze.
• “È una disposizione accompagnata da ragionamento vero che dirige il produrre”. (Aristotele)
• È determinata da una materia fornita dalla natura (“cosa”);
• È determinata da una conoscenza fornita dalla tradizione (“come”);
• Si esplica in un’attività pratico-materiale umana (“chi”).
Rapporto Techne-natura
“Alcune cose che la natura è incapace di effettuare, la techne le compie, altre invece le imita” (Aristotele, Fisica).
L’ambiente è una realtà “difettosa”, in cui l’uomo deve trovare soluzioni ai problemi della natura (es. ponte-fiume).
La Techne è ciò che è prodotto dall’uomo, che può essere il tecnologico o l’artistico.
Techne-Techne mimetike
Quando la techne diventa mimetike analizza e scopre nuove dimensioni della realtà (es. La Camera di Vincent ad
Arles)
La Techne è la traccia ben riconoscibile dell’uomo della natura. (es. Stonehenge).
“Dove l’uomo lascia il suo segno, anche minimo, allora lì c’è la techne” (A. Loss).
LA MIMESIS
La techne produce anche immagini, ecco che si parla di mimesi, ovvero di rappresentazione.
• La mimesis, per i Greci, è la rappresentazione di qualcosa di reale su un altro piano.
• È l’emancipazione formale dell’immagine: la scoperta dell’arte in quanto tale. Solo i Greci hanno avuto riflessioni
sull’arte, intesa anche come problema.
• La mimesis non presuppone la produzione di oggetti, ma di immagini.
Questo nuovo concetto apre però nuovi problemi:
• Cosa devo rappresentare?
• Perché lo rappresento?
• Per chi lo rappresento?
• Che cosa provoca ciò che rappresento?
• È qualcosa di vero quello che rappresento?
• Che rapporto ha con la realtà ciò che rappresento?
Tutti questi interrogativi introducono al problema del bello.
BELLEZZA
Antichità, medioevo e rinascimento
• Oggettività del bello (Grande Teoria: idea di un bello matematico; Bello ideale). Secondo i Greci gli oggetti sono
oggettivamente belli per caratteristiche intrinseche agli oggetti stessi. L’oggetto quindi non ha bisogno dell’uomo per
essere bello.
• La bellezza implica valori etici: il bello è sempre associato al bene ed al buono.
• Assenza di un legame diretto con l’arte.
Modernità (dal 700)
• Soggettività del bello (il gusto, il sentimento). Il bello è bello perché un soggetto lo giudica così. Un oggetto ha
quindi bisogno dell’uomo per essere bello (Kant).
• Esprime solo un valore estetico.
• L’arte è il luogo in cui il bello è stato indagato.
KALÓN: unione di bello e buono (Kàlos Kai Ágathos).
Chi è bello (Kàlos) è bello solo da vedere. Chi è buono (Ágathos) sembrerà subito anche bello.
IL BELLO PRE-PLATONICO
Tre grandi correnti:
1. Teoria matematica (Pitagorici): dimensione di “calcolabilità” della bellezza. La bellezza di un oggetto consiste della
perfezione della sua struttura (Canone di Policleto): la bellezza scaturisce dall’esatta proporzione delle parti rispetto
ad un’altra parte. Questa è l’accezione di bello più duratura, che è presenta ancora oggi.
2. Teoria relativistica (Sofisti): si parla di soggettività collettiva, alcuni gruppi condividono gli stessi gusti.
3. Teoria idealistica o funzionalistica (Socrate).
Funzionalistico: quando un oggetto è capace di soddisfare i bisogni dell’uomo è funzionale. Socrate analizza la
bellezza di un oggetto in relazione al suo scopo:
“E tu credi che una cosa bella e una cosa buona siano diverse? Non sai che rispetto agli stessi fini le stesse cose sono
belle e buone insieme? Le cose di cui gli uomini si servono sono considerate belle e buone in relazione a ciò per cui
sono utilizzabili. Ogni cosa infatti è bella e buona rispetto allo scopo per cui è adatta; dannosa e brutta rispetto a
quello per cui non è adatta.”
Socrate propone anche il bello come idealizzazione della natura nell’arte: il bello naturale è quasi sempre difettoso, la
bellezza appartiene ad un’altra realtà e si può esprimere solo nella rappresentazione artistica (idealizzazione della
natura).
• La perfezione non è data in natura, ma dalle caratteristiche naturali che creano un’immagine ideale (es. Elena).
• La bellezza naturale è sempre inferiore all’idea di bello.
→ “Too beautiful to picture”.
PLATONE
• La condanna dell’arte. Si ha la messa in discussione della mimesis: condanna di quel bello che si sofferma sulla
“superficie” delle cose, sull’apparenza.
• Il bello in sé o bello ideale.
Repubblica X libro. Tre livelli della realtà:
1. Forma (Eidos): il letto, l’idea di letto, la “lettità”. L’idea unica poi si pluralizza nella realtà.
2. Cose: i letti, ciò che è prodotto tramite la techne.
3. Immagine delle cose: l’immagine del letto, ciò che è prodotto dalla techne mimetike.
Il bello in Platone
• Il bello non è limitato agli oggetti sensibili.
• Il bello è una proprietà oggettiva. → È riscontrabile negli oggetti.
• Esiste un innato senso di bello.
• Non tutto quello che piace è veramente bello.
• Ci sono gradi diversi della bellezza.
Ippia Maggiore
Platone incontra il sofista Ippia, al quale domanda “che cosa è il bello?”. La domanda non è soddisfatta, Ippia risponde
per esempi:
1. La bellezza è una bella ragazza. Platone: anche la più bella delle ragazze è sempre meno bella di una dea.
2. Il bello è l’oro, massima espressione della bellezza di un oggetto. Platone: la funzionalità supera la bellezza.
3. Una vita lunga e felice. Platone: Achille, massimo eroe e modello greco, ha scelto una vita breve ed intensa.
Dopo varie riflessioni il dialogo rimane aperto, non è dunque possibile dare una definizione definitiva di bello. Si
cerca il Bello Ideale (Platone, Simposio).
Simposio, Discorso di Diotima: Si ha l’ascesa verso il bello:
1. Un corpo. L’incarnazione del bello, una bellezza istintiva e basilare.
2. I corpi. Il bello diventa una dimensione applicabile a “più cose”. Si tratta di bellezza materiale e si riesce a vedere il
bello solo quando si ama una cosa.
3. L’anima. Intuizione che al di là della bellezza materiale c’è altro. L’apparenza cambia e può non piacere per sempre,
quello dell’anima è un bello più duraturo poiché l’essenza è più forte dell’apparenza. Anche l’anima deve però
essere nutrita, la vera bellezza è quindi quella che non vediamo.
4. Le leggi.
5. Il sapere.
6. Il bello in sé (“Il vasto mare del bello”) → Bello Ideale, quello che non può essere rappresentato:
“All’improvviso una bellezza per sua natura meravigliosa: una bellezza che è eterna, non nasce né muore, e non
cresce né scema, non è bella per un verso e per un altro brutta, bella per alcuni e per altri no. Né ancora si
raffigurerà questa bellezza come un volto o come mani o come null’altro in cui il corpo abbia parte, e neppure come
un discorso o una scienza, né come qualcosa che stia in altro, per esempio in un animale o nella terra o in cielo o
altrove; questa bellezza è in sé e per sé, uniforme in eterno, e tutte le altre cose partecipano di lei in questo modo, che
mentre queste cose nascono e muoiono, essa non cresce né diminuisce, né subisce mutazioni. Il momento della vita
che merita di essere vissuto dall’uomo è quando contempla la bellezza in sé.
03/03/2020
ARISTOTELE
• Techne (dimensione tecnico-prodttuva)
• Mimesis (dimensione rappresentativa; ha un’accezione conoscitiva→la rappresentazione è uno dei modi per
conoscere il mondo).
• Katharsis (dimensione emotiva, sociopsicologica → è qualcosa che suscita qualcosa a livello emotivo).
Techne
La filosofia di Aristotele assegna una grande importanza alla Techne: è una delle cinque virtù diagnostiche, che
portano alla conoscenza.
Nel mondo Greco non esisteva quella svalutazione che la tecnica e le arti applicate hanno avuto nella modernità: dal
Rinascimento in poi il pensiero Occidentale tende a gerarchizzare i prodotti della Techne → alcuni prodotti specifici
vengono classificati come “Belle Arti” e quindi “più importanti” di altre.
Per Aristotele la Techne è una conoscenza produttiva delle cose possibili, si tratta di una conoscenza che porta a
produrre cose.
Aristotele individua:
• Arti tecnologiche (che integrano la natura)
• Arti Belle (che imitano la natura).
Ogni atto produttivo nasce dal rapporto tra una determinata forma (eidos) e una determinata materia (hyle): techne
poietike.
Poetica: un piacere mimetico
Per Aristotele ogni opera d’arte is compie in una dimensione produttiva (Mimesis) e in una dimensione ricettiva
(Katharsis). Tutto questo comporta che l’arte poetica (i prodotti artistici) è intesa come piacere intellettuale: conosco il
mondo attraverso il piacere estetico. Non è altro dell’unione dell’elemento conoscitivo con quello estetico.
Aristotele è talmente convinto di questa dimensione mimetica dell’uomo tanto che prova che i bambini iniziano a
conoscere il mondo attraverso la mimesis, guardando ed imitando il comportamento degli altri.
Due cose appaiono in generale aver dato vita all’arte poetica, entrambi naturali:
• L’imitare è connaturato agli uomini fin dall’infanzia (è in ciò che l’uomo si differenzia dagli animali, nell’essere il
più portato ad imitare e nel procurarsi per mezzo dell’imitazione le nozioni fondamentali).
• Il fatto che tutti traggono piacere dalle imitazioni.
Ne è segno quel che avviene nei fatti: le immagini particolarmente esatte di quello che in sé ci da fastidio vedere,
come per esempio le figure degli animali più sgradevoli e dei cadaveri, ci procurano piacere allo sguardo. Aristotele
comprende che c’è il reale ed il mimetico e sono due dimensioni diverse: il mimetico è un’altra realtà, con le sue
leggi, diverse da quelle del mondo reale.
→Introduce la dimensione del verosimile.
I Greci insistono molto sull’aspetto visivo, la vista è quasi l’unico senso che viene analizzato: viene privilegiato
rispetto agli altri sensi. → Io conosco il mondo quando lo guardo.
Proprietà del bello
• Ordine (Taxis)
• Grandezza (Megethos)
• Proporzione (Symmetria)
Secondo Aristotele il bello si manifesta quando vengono soddisfatte questi tre requisiti. Per Aristotele si ha esperienza
estetica quando i sensi non sono affaticati.
(foto “il bello nella poetica”)
L’ESTETICA MODERNA: tra soggettività e oggettività
• La soggettività del piacere come criterio del riconoscimento del bello: il gusto. Il gusto è la capacità di afferrare, di
assaporare il bello; è la capacità che ognuno di noi ha di afferrare le dimensioni di qualità della realtà: la bellezza è
la qualità della realtà.
• Una forma universalizzante dei giudizi estetici, l’aspirazione a una validità universale che si manifesta nell’arte.
(foto Hume e Winckelmann)
NEOCLASSICISMO
La bellezza ideale o oggettiva
Raggiungere questo tipo di bellezza è un processo di allontanamento della realtà.
1. Idealizzazione: la natura
Con natura io intendo i principi generali e permanenti degli oggetti visibili. È un’idea collettiva e, benché la sua
esistenza esista in ogni individuo della specie, non può mai, nella sua perfezione, risedere in un singolo oggetto.
2. Idealizzazione: natura/idea
È da un confronto tra più corpi
3. Idealizzazione: reale
L’ideale è ciò che si vede solo con l’immaginazione e non con gli occhi. (foto)
…
10/03/2020
L’ESTETICA DI HEGEL (1770-1831)
“Il bello si determina perciò come la parvenza sensibile dell’idea”; nozione che struttura tutta la riflessione
estetologica di Hegel e che ha al suo interno questa domanda: “come è possibile che una forma sensibile si faccia
portatrice di un senso?”
La pietà di Michelangelo non è soltanto un pezzo di pietra, ma “è qualcos’altro”.
Hegel chiama questo “qualcos’altro” Bello Artistico, è il fatto che noi riconosciamo negli oggetti un senso che va al di
là della semplice materialità.
Il bello dell’arte
Hegel, a differenza degli altri del 700, circoscrive l’estetica all’arte; per lui l’estetica è una filosofia dell’arte.
Per indagare l’arte, Hegel, individua tre metodi:
1. Empirico: partire dal particolare per arrivare ad una norma generale dell’estetica (vedere gli alberi ma non la
foresta, critica ad Aristotele).
2. Ideale: partire dall’universale per poi arrivare ai casi singoli (vedere la foresta ma non gli alberi, metodo Platonico,
dimensione astratta).
3. Dialettico: occorre unificare l’universalità metafisica, l’idea, con la determinatezza della realtà storica delle singole
opere. Metodo scelto da Hegel.
Due conseguenze:
• Il bello è sempre un prodotto storico, e quindi umano e non della natura;
• Il bello ha sempre una sua determinazione storica, e quindi dentro ai processi storici prodotti dall’uomo.
Il bello artistico è frutto di una coscienza e di una consapevolezza che solo l’uomo ha, è una unità di significato e
forma che non è creata una volta per tutte, ma si sviluppa lentamente (dimensione storica).
→ Non esiste un concetto sovrastorico del bello: il bello artistico è sempre un processo storico.
In Hegel l’arte è sempre in contraddizione con se stessa, perché cerca di rendere omogenei due lati che non lo sono:
materia e spirito. L’arte nel cercare di amalgamare queste due dimensioni in costante lotta (processo dialettico).
• Il bello si determina perciò come la parvenza sensibile dell’idea, ed è opera esclusiva dell’uomo.
Il rapporto tra materia e spirito, che da origine al bello, ha avuto equilibri diversi: forme d’arte.
Forma d’arte: configurazione storica del rapporto tra forma sensibile e contenuto spirituale
→ Hegel individua tre forme d’arte: simbolica, classica e romantica (tre grandi epoche della storia dell’arte).
Simbolo
Per Hegel il simbolo non ha l’accezione che ha per noi, per noi il simbolo è l’unione di significato e significante, ma è
quando non c’è questa coincidenza.
Il simbolo per Hegel è un segno arbitrario → Simbolico vuol dire squilibrio, contrasto.
ARTE SIMBOLICA: arte che precede i Greci
L’arte simbolica per Hegel è segnata da un feticismo: proiettare negli oggetti della natura (fenomeni naturali) delle
dimensioni spirituali; l’uomo non si riconosce ancora in ciò che crea e delega alla natura dei contenuti spirituali.
→Lo spirituale non è reato dall’uomo ma è attribuito agli elementi naturali.
• La forma non dice niente del contenuto (es. piramidi);
• L’architettura è la forma d’arte più adeguata ad esprimere il simbolico, perché la forma meno spirituale;
• La materia è preponderante sullo spirito.
Nel simbolico i significati non sono presenti, come nella classicità. L’arte simbolica è un’arte che cerca sé stessa,
un’identità che sta nascendo, è un “non anco
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