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Appunti completi Letteratura Tedesca I - Prof. Nelva

Appunti completi e dettagliati del corso di Letteratura Tedesca (prima annualità) tenuto dalla professoressa Nelva basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura tedesca docente Prof. D. Nelva

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ESTRATTO DOCUMENTO

avere spirito e coraggio, solo questo guida il poeta. La vicenda di Melina si conclude nel momento

in cui il giudice decide che i due giovani possono sposarsi, ma viene stabilito che non potranno

continuare a vivere nella stessa città dove la fanciulla è cresciuta perché apparentemente ha

disonorato la famiglia. Quindi Melina e la moglie dovranno lasciare la città alla ricerca di un

impiego. Il capitolo quattordicesimo si chiude con uno spaccato di vita borghese, anche la moglie si

era invaghita dell’attore. All’inizio del capitolo quindici Wilhelm ritorna a casa e ritroviamo il

nostro narratore che fa considerazioni sull’ingenuità del primo amore. Wilhelm, pur di frequentare

Mariane, è disposto a stare dietro le quinte del palcoscenico, vicino al carretto delle luci. Questo

passo è interessante perché descrive come veniva generalmente adibito il palcoscenico e il dietro le

quinte. Molte rappresentazioni riguardavano ambienti bucolici, qui però si innesta una riflessione

del rapporto tra uomo e natura. Già nel corso del Settecento si comincia a parlare della scissione

creatasi tra l’uomo che viveva a contatto con la natura, e l’uomo della modernità che questa natura

la sta progressivamente perdendo. Questa moda pastorale è una moda che interessa il tentativo di

ritrovare quel contatto con una passata età dell’oro che non esiste più: l’uomo moderno ha

perso il contatto con la natura e deve cercare di riconquistarlo. Anche questo mondo pastorale è una

declinazione di questo mondo. Concludiamo con alcune riflessioni inerenti al rapporto tra

Wilhelm ed il teatro, e la sua progressiva presa di coscienza del fatto che questo mondo non sia

idilliaco come crede. L’unico spazio chiuso che abbiamo finora avuto modo di affrontare era quello

della dispensa, adesso Goethe utilizza la descrizione di due spazi chiusi per proporre al lettore uno

spaccato sociale, paragonando la descrizione della camera di Wilhelm a quella della camera di

Mariane. La camera di Wilhelm è una camera arredata con grande gusto orientaleggiante (in voga

all’epoca, con la nascita della filologia, viaggi di intellettuali in Asia alla ricerca dei primordi della

civiltà); la camera di Mariane è molto disordinata. L’affiancare questi due spazi chiusi permette a

Goethe di offrire al lettore uno spaccato sociale dell’epoca. Mentre Wilhelm ha una visione

idealizzata dell’attore, né Mariane né gli amici di lei soddisfano questa sua visione. Nella camera

di Mariane si ammucchiano arnesi da toeletta, asciugamani, copioni, forcine, vasetti per il trucco.

La cosa peggiore è che attraverso Mariane Wilhelm viene in contatto con un mondo teatrale che non

è un’istituzione come ci si potrebbe immaginare. Werner comincia a sospettare della figura di

Mariane, in realtà non sa che Wilhelm si reca da lei di notte. Investigando e raccogliendo

informazioni su di lei viene a scoprire che frequenta un altro uomo. Werner informa l’amico con

calma e sfoggiando maligna soddisfazione (schaden Freude). Wilhelm si reca da Mariane per

chiarire la situazione, ella però nega tutto. Il capitolo sedicesimo si conclude con Wilhelm che,

rasserenato, lascia l’amata. Alla fine finge con i genitori di intraprendere un viaggio d’affari, con

l’intenzione di lasciare la città e recarsi da Serlo, un suo amico capocomico che ha avuto occasione

di apprezzare le sue doti. Wilhelm spera di essere scritturato da costui, per poi tornare indietro e

andare a prendere Mariane. Scrive una lettera a Mariane in cui ribadisce di volerla sposare, ed

interpreta la sua ritrosia nel dagli una risposta come timidezza. Le racconta inoltre di come la gente

l’abbia calunniata e Mariane nega. Wilhelm si prepara a consegnare a Mariane la lettera in cui lui

parla del loro destino, e di come il suo sia legato a Mariane. Alla fine del capitolo sedicesimo

Wilhelm riflette sulla condizione dell’attore. A questo punto Wilhelm esce di casa per mandare la

lettera a Mariane.

26/10

All’inizio del capitolo diciassette, Wilhelm si reca a casa di Mariane che sta aspettando Norberg e

teme che i due si possano incontrare. Mariane finge di stare male e Wilhelm decide di non

consegnarle ancora la lettera, ma si allontana dalla casa prendendo con sé un fazzoletto (fisciù,

scialle triangolare). Un episodio si inserisce nel mezzo del capitolo: Wilhelm passeggia inquieto

finché non incontra per strada un forestiero, che chiede a Wilhelm indicazioni per un’osteria. Egli

decide di accompagnarlo e tra i due nasce una conversazione singolare. Lo sconosciuto, per

ringraziarlo, lo invita a mangiare con lui e si presenta dicendogli nome e luogo di nascita. Dopo che

anche Wilhelm si è presentato, il forestiero si rende conto di averlo conosciuto da bambino, dicendo

di essere stato il mediatore della vendita della collezione d’arte del nonno di Wilhelm. Wilhelm

dice che il nonno è morto quando lui aveva 10 anni, il forestiero ribadisce come il nonno di

Wilhelm avesse viaggiato in Italia, aveva infatti quadri eccellenti. La collezione d’arte diventa un

leitmotiv per il romanzo, una luce guida. Wilhelm si rammarica del fatto che la collezione sia stata

venduta, anche perché all’interno vi era un quadro di Bellucci (la storia si svolge in Siria e

coinvolge il re Seleuco I ed il figlio Antioco malato d’amore: il figlio, innamoratosi della moglie del

padre, soffre. Questa storia è stata elaborata da Plutarco nelle Vite Parallele e la narrazione si

conclude con la rinuncia del padre alla moglie in favore del figlio). Tra i due personaggi si innesta a

questo punto un discorso sul rapporto tra la forma ed il contenuto in un’opera d’arte. Wilhelm

afferma di aver sempre preferito il contenuto, anche se il forestiero dice che non era un grande

quadro dal punto di vista estetico. L’atteggiamento nei confronti di un’opera d’arte dovrebbe essere

critico. Questo personaggio tornerà poi nel corso del romanzo sotto varie spoglie, e scopriremo il

suo nome soltanto alla fine. La cosa importante è la riflessione che Wilhelm intavola con lo

sconosciuto sul rapporto tra destino, il caso e la necessità (notvendigkeit). Ribadiamo che

Wilhelm è convinto che il suo destino sia quello di fare teatro, e in questo destino ha letto

un’investitura superiore, si trova dunque a discutere con l’unbekannte, esponente dell’illuminismo

dell’epoca. E’ il primo discorso pedagogico di una serie che troviamo nel romanzo: il forestiero

pensa che sia arrogante, Wilhelm replica chiedendogli se anche lui non ci creda. Il forestiero dice

che dato che ci sono degli imponderabili che l’uomo non può risolvere (il paradosso dell’esistenza),

esiste una necessità (naturale, a cui l’uomo non può sottrarsi, come sosteneva Kant) ed il caso,

ovvero noi leggiamo come manifestazione di una volontà divina degli eventi che in realtà sono

solamente delle casualità, ma il compito della ragione umana è quello di cercare di sfruttare al

meglio il caso (dirigere -lenken-, guidare -leiten- e utilizzare il caso), solo così l’uomo può

considerarsi un dio sulla terra. E’ un invito a non leggere la storia con Mariane (ecc.) come volere

del destino ma analizzarla come una Bildung (=riconoscere e coltivare le proprie inclinazioni).

Dopo questa lunga parentesi si torna alla storia: Wilhelm saluta il forestiero, nessuno dei due è

persuaso dal discorso dell’altro ma si danno appuntamento per la sera seguente. Wilhelm si reca

sotto casa di Mariane e incontra per la strada un gruppo di musicanti, li assolda e li porta sotto casa

per fare una serenata, ma ad un certo punto vede che dalla porta di Mariane esce un’ombra

scura: Norberg. Con tutte le sue forze si convince di non aver visto bene e tira fuori il fazzoletto di

Mariane, da cui cade un biglietto. Da notare la differenza di registro di tono tra il biglietto di

Norberg (libertino) e la lettera di Wilhelm (d’amore).

LIBRO SECONDO

All’inizio del libro secondo Wilhelm si ammala profondamente preso dalla febbre, e Werner, che lo

aveva messo in guardia, gli resta vicino adottando atteggiamento critico, cercando di smorzare ogni

sua possibile illusione. Il narratore onnisciente interviene e ci avverte che non vuole soffermarsi

sulla malattia di Wilhelm e che una volta dette le cose fondamentali ci sarà un salto di alcuni anni.

C’è un’ellissi, si fa un salto in avanti e non vengono raccontati alcuni mesi della vita. A questo

punto la vita di Wilhelm subisce un profondo cambiamento: decide di abbandonare l’attività del

teatro, brucia tutti i suoi lavori giovanili e si dedica alacremente al commercio prendendo in mano

la ditta di famiglia, con grande soddisfazione del padre e Werner. All’inizio del secondo capitolo il

narratore ci dice che Wilhelm comincia a criticare i suoi lavori di autore e poeta, e anche quelli da

attore. Wilhelm, così, si dedica completamente agli affari con la quieta diligenza del dovere (die

Pflicht, termine importante che rimanda all’etica borghese). Torna il discorso del destino perché

Wilhelm crede che la sfortunata vicenda con Mariane sia accaduta perché si voleva che lui seguisse

un altro percorso. Una sera Wilhelm decide di bruciare tutti i ricordi che ha di Mariane, insieme ai

suoi lavori giovanili. Werner interviene invitando Wilhelm a conservare i lavori, in quanto la sua

idea è quella di un’arte che può essere un momento di svago. Wilhelm esprime una concezione

dell’arte come espressione assoluta della vita. Werner sostiene la sua idea, ma per Wilhelm l’arte

è un assoluto che non può conciliarsi con nessun’altra attività della vita, tanto che si sofferma sulla

descrizione delle caratteristiche del poeta (Dichter), che ha una missione, e le caratteristiche sono

modellate su Shakespeare e sulla figura di Wilhelm. E’ una figura che crea ed inventa, scopre dei

rapporti che giacciono sotto la superficie della realtà, attraverso l’immaginazione e fantasia

(Einbildungskraft). Il poeta è colui che riesce a comprendere i sentimenti e che vive nella fucina

complessa delle passioni umane, è una figura tra passato e futuro. E’ un dio in terra. Emerge il

problema di come il poeta possa sostentarsi. (Goethe si rifà al modello di poeta di corte, che non

deve lavorare). E’ interessante dunque affrontare il rapporto tra poeta ed il mercato, il modello

che propone Wilhelm è quello di un poeta che ha un mecenate. E’ l’idea di un poeta che si guadagna

da vivere con la sua attività poetica. I poeti che Wilhelm ricorda sono i Trovatori (minnesänger),

figure che si muovono di corte in corte e cantano dell’amore. Alla fine del capitolo il narratore ci

dice che nonostante siano passati alcuni anni, Wilhelm non ha completamente dimenticato Mariane,

ha il timore che sia stata abbandonata. All’inizio del terzo capitolo Wilhelm parte per un viaggio

d’affari, attraversa un luogo e vi è la descrizione di un paesaggio montuoso che lo fa stare bene. La

descrizione è presa da Goethe quando aveva visitato i paesaggi montani in Italia, in Alsazia e

Lorena. Il Pastor Fido, (commistione di elementi comici e drammatici) opera di Giovan Battista

Guarini, facente parte della tradizione cinquecentesca della letteratura pastorale, rappresentante il

mondo bucolico dell’arcadia. Wilhelm si imbatte nella realtà del teatro, in quanto deve recarsi a

Hochdorf, un paesino in cui deve riscuotere dei crediti per conto della ditta del padre, e viene a

sapere che nel paese i dipendenti della fabbrica locale, il cui proprietario è il debitore, stanno per

mettere su uno spettacolo improvvisato, che è esempio di un teatro popolare. Il proprietario della

fabbrica, al posto di vedere giocare a carte i dipendenti, ha organizzato una scuola di recitazione, ed

essendo il suo compleanno, mettono in scena un’opera. La rappresentazione si svolge in un granaio

con un pubblico popolare, su cui fa una riflessione, dicendo che l’uomo rozzo si accontenta di

vedere qualcosa, mentre l’uomo istruito vuole provare delle sensazioni. Lo spettacolo termina,

Wilhelm sale sul palcoscenico, fa complimenti e dà consigli. All’inizio del capitolo quarto

Wilhelm continua il suo viaggio d’affari, arriva in una piccola cittadina di provincia e va a stabilirsi

in una locanda, luogo di incontro di diverse classi sociali. All’interno di questa locanda trova un

altro tipo di teatro più circense con funamboli, saltimbanchi (Springer) e giocolieri (Gaucler).

Wilhelm prende una stanza e conosce nuovi personaggi importanti. Il primo è una giovane donna,

Philine, che si fa regalare i fiori che Wilhelm ha appena comprato. Philine è una figura che

rappresenta la sensualità, una giovane vivace, generosa ma capricciosa, che tenterà di sedurre

Wilhelm.

27/10

Precisiamo che Wilhelm dovrebbe avere tra i 20 e i 22 anni, in quanto dice di essere un bambino

quando era stata venduta la collezione del nonno.

Wilhelm si trova in una locanda, luogo di incontro delle diverse classi sociali, e viene a contatto con

un nuovo tipo di teatro, simile al circo. Inizia una serie di capitoli centrali: vengono introdotti

personaggi importanti per Wilhelm. Philine rappresenta, come avevamo detto, la donna sensuale.

Ogni personaggio narrato da Goethe è sempre ben delineato. Philine alloggia nella locanda accanto

a quella di Wilhelm, e si fa regalare da lui dei fiori. Compare un personaggio che diventerà centrale:

Mignon, emblema della virile femminilità. Altre figure di questo tipo che abbiamo incontrato:

Mariane (vestita da uomo) e Clorinda. Problemi traduttivi rilevanti si pongono..

Wilhelm, dopo aver fatto recapitare i fiori a Philine, torna nella sua locanda e incontra una figuretta

(Geschöpf) che attira la sua attenzione. Veste alla spagnola, ha lunghi capelli raccolti in trecce e

boccoli, e subito Wilhelm non capisce se sia un ragazzo o una ragazza, ma opta per la seconda

ipotesi. Wilhelm la saluta e lei gli lancia uno sguardo penetrante. Un altro personaggio è Laertes,

amico di Philine, insieme ai quali Wilhelm forma una sorta di trio, fermandosi a lungo in questa

cittadina con la scusa che il suo cavallo è stanco. Philine e Laertes vivono in città, sono attori di

prosa e appartenevano ad una compagnia che si è sciolta dopo che la fuga della capo comico e così

si sono dispersi. Ogni tanto compare anche Mignon, di cui presto si scopre che fa parte della

compagnia di saltimbanchi. Mignon viene definita come la creatura (Geschöpf) oppure come una

bambina (das Kind) oppure das Vesen, tutti termini che designato un’identità sessuale non certa. La

figurina in tedesco era Gestalt. Vengono poi presentati altri personaggi, Wilhelm rimane affascinato

da Philine: Laertes accompagna Wilhelm da Philine, che si presenta con un paio di pantofole

leggere dai tacchi alti, una maglia nera sopra un négligé bianco. Si crea dunque un trio di amici e

decidono di fare delle gite, questa socialità (Gesellichkeit) è uno dei capisaldi del Settecento.

Trascorrono una prima gita in un mulino, ma in una scena precedente Philine cerca di sedurre

Wilhelm. Wilhelm vuole tornare a casa per pettinarsi, il parrucchiere di Philine si offre di aiutarlo e

Philine si sostituisce, facendo un gioco di seduzione. Alla fine gli regala una spatola da cipria per la

fronte, sulla cui impugnatura c’è scritto Ricordati di me. Nella gita Goethe sfrutta la narrazione per

aggiungere caratteristiche ai nostri personaggi, si capisce che Philine, oltre che frivola e attrice, è

anche una persona generosa, perché lancia monetine dalla carrozza e addirittura regala il suo

cappello. Giunti al mulino, assistono ad una rappresentazione teatrale popolare. Rientrati in città,

vedono che viene allestito il palcoscenico su cui si esibiscono i funamboli, Philine invita Wilhelm e

Laertes alla sua locanda in quanto dal balcone della sua camera si può vedere bene lo spettacolo.

Nella descrizione del palcoscenico viene fuori il Goethe esperto. Dopo il pagliaccio, cominciano ad

esibirsi dei bambini. Wilhelm vede Mignon in sofferenza durante l’esibizione, che continua fino ai

due attori principali Narziss e Mademoiselle Landrinette. Wilhelm è molto interessato alla figura

di Mignon, infatti la va a cercare, dopo averla indicato a Philine, questa la chiama, e dato che la

bambina non viene, Philine la porta da loro. Mignon ha una gestualità particolare, Wilhelm la

rassicura, le chiede quale sia il suo nome e lei dice “Mi chiamano Mignon”, come se fosse imposto.

Le chiedono quanti anni abbia, e lei dice che nessuno li ha mai contati e alla domanda sul padre, lei

dice “Il gran diavolo è morto”. Lei non ha consapevolezza di sé stessa, non ha coscienza del suo

tempo di vita. La ragazzina si esprime in un tedesco stentato e con solennità. Viene descritta come

ben proporzionata, dalla carnagione bruna.

Wilhelm assiste ad una scena violenta: il capocomico rimprovera a Mignon di non volere eseguire

il suo pezzo forte, la danza delle uova. Wilhelm dunque decide di pagare dei soldi affinché Mignon

possa essere libera. Il capocomico non rivela nulla di Mignon, se non che l’aveva presa dopo la

morte del padre. Nel frattempo Mignon sparisce, il giorno dopo riappare, e Laertes scherza sul suo

prezzo. Da questo momento si crea un rapporto strettissimo tra Wilhelm e Mignon, cominciando

a servirlo con grandissima devozione. Wilhelm nel frattempo sta dimenticando il suo compito negli

affari. Ad un certo punto si presentano i coniugi Melina, senza soldi, con la speranza di trovare una

scrittura, e si stabiliscono nella locanda dove vivono Wilhelm e i suoi amici. I quattro (Melina, la

moglie, Philine e Laertes) non vanno d’accordo perché Melina viene descritto come taccagno,

mentre la moglie ha la capacità di lusingare l’interlocutore. Melina ha un’idea: dato che la

compagnia della città si era sciolta e aveva lasciato vestiti, costumi e scenografie, pensano di

mettere su una compagnia con i soldi di Wilhelm. Wilhelm si reca con Melina a visionare ciò che è

rimasto, e quando vede questi scenari non può negare il fascino che esercitano su di lui. Wilhelm

nel frattempo si accorge che Mignon ha delle movenze acrobatiche, saluta in modo diverso, e certi

giorni è completamente muta. Dorme per terra nella sua camera, si lava spesso, i suoi abiti sono

puliti, rattoppati e va prestissimo a messa, tanto che un giorno Wilhelm la segue e la trova in un

angolo intenta a pregare. Il capitolo sesto si conclude con Wilhelm che decide di scrivere alla sua

famiglia e a Werner per dare sue notizie, il caso però vuole che nel retro della lettera vi sia già

scritto qualcos’altro, dunque la strappa e rimanda.

Nel capitolo settimo arrivano in città due personaggi: due attori, Brontolone e Pedante, personaggi

tipici della commedia dell’arte. Wilhelm in loro riconosce dei compagni che hanno recitato con

Mariane, tanto che è tentato di chiedere sue notizie. Si dice che nel resto del Sacro Romano Impero

ci sia una situazione grave a causa di una guerra imminente (potrebbe essere la guerra dei sette

anni). Wilhelm viene a sapere da Pedante che Mariane era incinta, che egli avrebbe cercato di

aiutarla, ma quando il capocomico si è reso conto che era incinta l’ha licenziata. Dopo che Mariane

avrebbe cambiato città, l’amico avrebbe cercato di aiutarla mandandole del denaro ma lei era

scomparsa; nel suo racconto si mescolano affetto, rammarico e ira. In Wilhelm si sviluppano dei

sensi di colpa e cade in uno stato di grande prostrazione. Mignon si esibisce nella danza delle uova

con un atteggiamento meccanico e compare per il suo carattere (ihr). Tra i due nasce un rapporto

genitoriale padre-figlia. Wilhelm la ringrazia e le dice che le prenderà un vestito nuovo, lei dice che

lo vuole del colore del vestito di Wilhelm: non la vedremo mai vestita da fanciulla. All’inizio del

capitolo nove Mignon si presenta con un sarto e dice di volere gli stessi panni di Wilhelm. Mignon

ha una figura androgina, proviene da un ampio contesto mediterraneo, la sua identità è fragile non

pienamente consapevole, parla poco tedesco ma ha una gestualità notevole sugli esercizi in cui

intende esibirsi (la sua arte non è mercificata), e una forte inclinazione artistica.

2/11

Nel capitolo nove ritroviamo Mignon che chiede a Wilhelm un vestito di foggia maschile colorato

come l’abito di Wilhelm e tra i due si stabilisce un rapporto strettissimo. Philine è la prima figura

femminile che risveglia in Wilhelm un certo interesse e gelosia. Dopo l’unbekannte, in questo

capitolo incontriamo un altro personaggio ambiguo. Laertes e Philine decidono di fare una gita in

barca, durante la quale improvvisare una commedia: la ragazza propone che ognuno debba

interpretare una parte, e che chi si sottrarrà dovrà pagare pegno. Segue una riflessione sul teatro (in

tutto il romanzo Goethe dissemina considerazioni teoriche contestualizzando la storia) da parte di

Laertes, in quanto troviamo l’espressione di un teatro creato sul momento. Wilhelm afferma che il

teatro è finzione ma sotto la maschera si può essere sinceri quanto ci pare: il teatro dunque racconta

una finzione che può arrivare a raccontare la realtà (obiettivo pedagogico illuministico: la letteratura

è un intreccio di realtà e rielaborazione, come la vita). Uno sconosciuto chiede un passaggio in

barca, la versione tedesca fa riferimento a Geistlicher (religioso), si innesta dunque un problema di

traduzione perché traducendo con “sacerdote” lo si colloca nel contesto cattolico, mentre in realtà ci

si riferisce ad un religioso senza fare cenno a quale fede appartenga. Il Geistlicher prende parte in

maniera attiva alla commedia e, dopo essere scesi a terra, Wilhelm si ferma a chiacchierare con lui.

Ricordiamo che già quando Wilhelm si era fermato a parlare con l’unbekannte, quest’ultimo aveva

tentato di insegnargli qualcosa. Anche qui riceve un insegnamento: i due parlano di teatro, della

pratica dell’attore e della figura del genio. Lo sconosciuto loda la buona abitudine di esercitarsi

nella recitazione delle varie opere teatrali: è la prima volta che un personaggio dice a Wilhelm che

la pratica, l’esercizio ed il rigore sono importanti. I due discutono sul rapporto tra l’esercizio che si

fa e la libertà dell’attore. Lo sconosciuto insiste molto sull’importanza dell’esercitarsi, questo si

rifà al miglioramento delle capacità degli attori attraverso l’esercizio, il rigore e la coniugazione di

esso con la propria capacità immaginativa. Wilhelm chiede se il genio basti da solo (domanda

tipicamente sturmeriana), lo sconosciuto ribadisce l’importanza della formazione. Il percorso di

Bildung che Wilhelm sta compiendo attraverso questi personaggi. Wilhelm riparla di destino. Il

religioso lo redarguisce al proposito dicendogli di attenersi piuttosto alla ragione. Il dialogo termina

con alcune affermazioni del religioso che sembrano rimandare al destino di Wilhelm, quasi come se

criticasse il suo percorso: posto che il destino abbia designato un giovane a diventare un attore, può

darsi che si imbatta in esperienze negative come quella del teatro delle marionette. All’inizio del

capitolo dieci il religioso è scomparso, e gli altri personaggi sono indignati perché non ha nemmeno

salutato. In Wilhelm si insinua il dubbio di aver già parlato con questa figura vestita da religioso. La

gita volge al termine, durante il rientro in carrozza Wilhelm e Philine improvvisano un dramma

cavalleresco (ricordiamo che Goethe nel periodo sturmeriano aveva scritto “Götz von

Berlichingen”, un dramma cavalleresco che raccontava di un cavaliere del cinquecento che

difendeva le ragioni della sua unità territoriale rispetto alle ingerenze dell’imperatore) e si ritrovano

nella stanza a leggere il dramma, Wilhelm legge ad alta voce, arriva il punch da bere e tutti si

infervorano della lettura di Wilhelm, ognuno immedesimandosi in una parte diversa. Viene

sottolineato dunque il bisogno di un’identità nazionale. Il capitolo finisce con la rappresentazione

dell’ incapacità degli attori di comportarsi in maniera decorosa, Laertes scaglia per primo il

bicchiere per terra, e poi tutti gli altri. Questo episodio mostra che gli attori non siano all’altezza del

ruolo di attori, tanto che il giorno dopo Wilhelm deve fare i conti con l’oste per ripagare i danni

causati. Un altro personaggio curioso su cui ci soffermiamo è un suonatore d’arpa, che si presenta

bussando alla locanda dove il gruppo sta mangiando. L’oste dice che è un uomo da grandi doti,

Melina si oppone mentre Philine è d’accordo. (Harfe) L’arpista comincia a suonare e a cantare

suscitando la commozione dei presenti. Anch’egli è una figura ai margini della società, è portatore

della poesia, tramite di valori universali. La canzone che segue fa riferimento alla tradizione della

Minnesang (trovatori che cantavano l’amore), e i temi rimandano all’età d’oro della poesia.

Wilhelm ha dato i soldi a Melina ma non sa se seguirlo o no. Philine ha anche altri seduttori: giunge

alla locanda il servitore di un conte che annuncia che al castello del conte giungerà un principe che

deve alloggiare le sue truppe nelle vicinanze.

3/11

Due personaggi singolari, diversi eppure simili. Mignon saluta ognuno in modo diverso, nega il suo

sviluppo e si veste tendenzialmente con una blusa e calzoncini corti, finché chiede al sarto di

prepararle un vestito con gli stessi colori di Wilhelm. Mignon vive in una dimensione pre-verbale,

ha una notevole capacità corporea in quanto esegue in modo eccelso la danza delle uova, anche se

in modo meccanico. Contestualmente compare il personaggio dell’arpista, che si muove di locanda

in locanda e non vuole del denaro per cantare ma un bicchiere di vino, non canta dunque per soldi

ma per il diletto della poesia, di cantare i tipici valori che l’illuminismo sottolinea e riprende.

L’arpista ha delle caratteristiche assimilabili a quelle di Mignon: egli non ama molto parlare,

entrambi appartengono ad una dimensione dell’arte (canto, teatro) che sa penetrare nelle corde più

intime dell’animo umano, tanto che Wilhelm dice che nel suo canto si mescola gioia e dolore.

Potremmo quasi dire che l’arpista rappresenta una forma di poesia quasi pura, è una poesia che

canta dell’uomo. Melina, a differenza di Wilhelm, non capisce l’arpista, e nel corso della narrazione

cercherà sempre di stipulare contratti che vadano a suo vantaggio. Continua inoltre il rapporto tra

Philine e Wilhelm, ella cerca di sedurre tutti. Nel capitolo dodici Mignon è intenta a scrivere,

esercitandosi e sottoponendo i suoi esercizi a Wilhelm, anche se le lettere che scrive sono disuguali.

Il termine padrone in tedesco è “Herr”. Un personaggio minore è Friedrich, che viene citato poco

prima come il servitore di Philine; innamorato della ragazza, soffre di continui attacchi di gelosia

nei suoi confronti, che vede invece dispendere favori per altri. Per ora non ha un grande ruolo, ma è

da tenere presente perché avrà poi una sua collocazione. Alla fine del capitolo compaiono nuovi

personaggi senza nome ma designati secondo il loro titolo nobiliare. In città arrivano un conte e una

contessa preceduti da uno scudiero, che deve approntare il castello dove un principe deve stabilire il

quartiere generale con le truppe. Nel capitolo tredici Wilhelm, incuriosito dal canto dolente con cui

l’arpista si era esibito la sera prima, va alla sua ricerca. Nel canto egli aveva detto di aver commesso

una colpa che andava vendicata. Tra Wilhelm ed il vecchio si stabilisce un sodalizio fortissimo: egli

si reca nella sua stanza, rimanendo prima fuori a sentire l’artista, poi lo interrompe, rendendosi

conto che il vecchio piange e si esibisce in un ultimo Lied in cui possiamo troviare diverse parole

chiave. Se Mignon è un personaggio eccentrico perché ha delle caratteristiche che la definiscono in

modo particolare rispetto agli altri, l’arpista non è una persona del luogo e ha una dimestichezza nel

canto che lo rendono un outsider rispetto alla mediocrità (di Melina per esempio). Nel Lied c’è

l’idea della solitudine, del tormento. I due si intrattengono a parlare e a cantare e nell’ultima parte

del capitolo Goethe riprende e presenta al lettore un incontro tra pietisti. Ricordiamo che Goethe

era cresciuto in una famiglia protestante, una fede in cui il livello di colpa è molto più profondo.

All’interno di questa ortodossia si era sviluppato il movimento del pietismo, semiclandestino, i cui

membri rivendicano un rapporto diretto con Cristo. Si parla dunque di una chiesa del cuore, Cristo è

l’amico dell’uomo, in antitesi con la chiesa di pietra. Parla di come in questi incontri ci sia

un’alternanza di persone che cantano.

Soffermiamoci sul personaggio di Friedrich, nel capitolo quattordicesimo Wilhelm presta i soldi

a Melina e succede un incidente: Friedrich ha una crisi di gelosia in quanto Philine ha invitato lo

scudiero del conte a cena in camera sua. Friedrich intende pertanto sfidare lo scudiero a duello

(situazione quasi dramma cavalleresco). Lo scudiero però, abile spadaccino, propone a Friedrich di

utilizzare i fioretti con la punta di gesso, così il fioretto non farà altro che sporcare l’abito. Durante

il duello lo scudiero lascia vincere Friedrich e l’atmosfera si calma. Il narratore interviene per dirci

che Friedrich ha una storia, che verrà però raccontata solo più avanti nel corso della narrazione: ha

dunque un’origine oscura. Wilhelm non sa se entrare nella compagnia di Melina, da un lato

vorrebbe abbandonare il gruppo ma dall’altro non vuole abbandonare Mignon. Wilhelm decide di

partire. L’amore e la fedeltà di Mignon nei confronti di Wilhelm emergono in quest’ultimo passo, in

cui si evince che Wilhelm partirà, ma non senza avere Mignon accanto a sé. Dalla scena drammatica

che si verifica, Mignon rimane legata a Wilhelm.

LIBRO TERZO

Il libro comincia con una famosissima canzone che non ha un titolo preciso ma usa il primo verso

“Kennst du das Land“. Nella prima strofa emerge una spinta, un senso di nostalgia verso un paese

mediterraneo, “Lo conosci tu?”, chiede l’io lirico. La nostalgia è un sentimento che presuppone la

conoscenza di un luogo, qui però il concetto è più complesso perché nella poesia viene implicato un

senso di mancanza rivolto ad un luogo che non necessariamente già si conosce, in tedesco per

questo sentimento viene usata la parola sehnsucht, uno slancio verso qualcosa che si conosce solo

fino ad un certo punto, che è indeterminato, un qualcosa che si porta dentro di sé ma che in realtà

non si sa qualificare: uno stato d’animo che determina una mancanza verso qualcosa di

indeterminato. Nella seconda strofa si parla della casa, il paesaggio si restringe e si parla di un

tempio, elementi classici. Sembra che alla base ci sia un grande trauma, il “mio amato” della prima

strofa è diventato “mio difensore”, emerge dunque la necessità di essere difesi. Nella terza strofa il

paesaggio cambia ancora e diventa romantico (sa di romanticismo anglosassone). Alla fine “padre

mio”. La canzone intonata da Mignon ha un linguaggio che non sembra coerente, una lingua che

non sottosta alle norme espressive della comunicazione. Goethe recepisce la categoria

tipicamente romantica della Sehnsucht, antitetica allo Streben di Faust, improntato ad un dinamismo

che qui non c’è. La dimensione di Mignon, come quella dell’arpista, sfugge alla dimensione della

Bildung, perché i due personaggi vivono in una dimensione irrazionale, proverbiale, ancestrale

(precedente alla codificazione dei linguaggi).

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Avevamo detto che nei pressi della cittadina si attende l’arrivo di un principe con a capo il suo

esercito. A questo punto giungono un conte e una contessa nella cittadina dove Wilhelm e gli altri

alloggiano. Essi hanno un castello nelle vicinanze e si sono incaricati di ospitare il principe con la

sua guarnigione. Dunque Wilhelm, borghese, entra in contatto con un’altra classe sociale, la nobiltà.

Qui si delineano le dinamiche tra i vari membri della compagnia e la nobiltà. Philine riesce subito a

conquistarsi il favore della contessa. Il conte si informa sulla compagnia che Melina sta cercando di

ricomporre e vorrebbe che essa mettesse in scena un’opera dedicata al principe. Da questo momento

in avanti si comincerà a ragionare sul modello di teatro che deve esser il teatro tedesco e, attraverso

il dialogo tra i vari personaggi, la riflessione tra teatro francese e inglese. Si evince che il principe

sia un amante del teatro francese. Si innesta un altro personaggio, un barone, amico del conte. La

contessa si augura infatti che il barone possa aiutare la compagnia ad affinare le proprie capacità.

Gli attori si presentano al conte in modo goffo, segno della situazione del teatro dell’epoca. Il conte

si considera uno specialista del teatro e sceglie come suo favorito pedante, attore minore. Questo

dimostra con ironia come la nobiltà che si atteggi a conoscere un mondo ma poi non lo sappia

valutare, di come vanti conoscenze che non ha. La contessa, moglie del conte, stabilisce una certa

simpatia per Wilhelm, e viceversa. Teniamo conto del contesto storico, e del fatto che Wilhelm è

borghese mentre la contessa è nobile, la loro unione sarebbe stata definita come mesaiance. Si

sviluppa dunque un corteggiamento fatto di sguardi. Il conte ingaggia attraverso l’amico barone la

compagnia affinché vada al castello e reciti per il principe, il conte però ha nel suo progetto un

preciso testo che dovrebbe essere scritto organizzato in un certo modo, e vedremo che si scontrerà

col concetto di teatro di Wilhelm. Il barone li pregava di ascoltare un dramma che desiderava fosse

eseguito. Il conte porta dunque la compagnia al castello affinché presenti un dramma al

principe. Wilhelm riflette, alla fine va con loro (spunto autobiografico). C’è una lunga riflessione di

Wilhelm sulla nobiltà e la sua fortuna. Ammira l’aristocrazia, e la sua immagine è quella di un ceto

che gode di una posizione di vantaggio rispetto alle altre classi e che può coltivare le arti. Prima di

giungere al castello del conte c’è una rappresentazione in cui la compagnia mette in scena un pezzo

per poi partire per il castello. All’inizio del capitolo terzo Wilhelm segue la compagnia (senza mai

separarsi da Mignon e l’arpista), ma c’è un primo ostacolo: durante il viaggio scoppia un forte

temporale, la compagnia arriva fradicia e al posto di essere alloggiata nel nuovo castello, viene

alloggiata in quello vecchio (sottintesa scarsa stima). Solo Philine riesce a farsi sistemare nel

nuovo castello, e Wilhelm riceve solamente un ceto di frutta per sé e per Mignon. Il barone, caduto

da cavallo, solo il mattino dopo viene a conoscenza di ciò che è capitato, a cui cerca di porre

immediatamente rimedio. Nel capitolo quarto, gli attori non si dimostrano all’altezza del loro ruolo

perché si lamentano moltissimo. Compare un nuovo personaggio che diventerà centrale, amico del

conte e del principe: Jarno. La narrazione prosegue e vengono descritti gli sforzi della compagnia e

la loro incapacità nell’avere un comportamento misurato, tanto che Melina fa affiggere alle porte

delle stanze delle regole che non vengono però rispettate. La rappresentazione viene preparata su

du un palcoscenico posto a metà tra il vecchio ed il nuovo castello: il teatro diventa il luogo di

collegamento tra vecchio e nuovo. Nel capitolo quinto viene evidenziata la simpatia che si

sviluppa tra Wilhelm e la contessa, tanto che il barone gli promette che una mattina lo condurrà

dalla contessa affinché possa leggerle alcuni suoi lavori. Wilhelm si impegna nello stendere i versi,

ma quando viene introdotto nella sala della contessa non riesce ad esporglieli, perché prima c’è il

parrucchiere che la deve agghindare, poi i mercanti che le vendono delle stoffe, poi il conte con

ufficiali: si conclude con un mancato incontro, la contessa è occupata in un’etichetta da cui non si

può sottrarre, tanto che alla fine del capitolo viene congedato. Una baronessa gli infila un

portafoglio. Il capitolo sesto si apre con Wilhelm contrariato e dispiaciuto per non averle potuto

leggere i versi ma allo stesso tempo prova gratitudine per il regalo. All’inizio del capitolo Melina

parla con Wilhelm e gli dice che deve eseguire un prologo in onore del principe il giorno del suo

arrivo e desidera che nel prologo siano personificate le virtù del grande eroe, il prologo si dovrà

concludere con un monogramma (iniziali di una persona incastonate). Melina chiede dunque aiuto a

Wilhelm, il quale si rifiuta anche perché teme che si possano infiltrare lazzi ed elementi di cattivo

gusto (che Gottsched aveva criticato). E’ disposto però a compiere un altro tipo di teatro,

preparando uno spettacolo di tipo diverso all’insaputa del conte. Il testo di Wilhelm rappresenta

un gruppo di bambini che giocano, e contadini. Wilhelm recita la parte del contadino che guida gli

altri, dopodiché arriva una schiera di soldati che minaccia questo momento di festa ma un

condottiero (personificazione del principe) riporta la pace. Il principe viene onorato poi attraverso la

figura di Minerva (che rappresenta sia sapienza che guerra), è dunque magnanimo e guerriero. Il

timore che si diffonde tra Wilhelm e il barone è che il conte non accetti questa opera così diversa,

dunque vengono coinvolte le dame che si incaricano di convincere il conte che in realtà il progetto

realizzato è molto simile a quello che aveva richiesto. Durante le prove interviene Jarno che si offre

di distrarre il conte durante le prove e la rappresentazione, in modo che non si accorga delle

divergenze. Il monogramma del principe viene però mantenuto. Nel frattempo continua ad affinarsi

la simpatia tra Wilhelm e la contessa, fatta di sguardi e occhiate. Wilhelm torna dunque a recitare.

Nel capitolo settimo il lavoro finito prevede due momenti, uno dedicato all’arpista e uno dedicato a

Mignon, sennonché Mignon si rifiuta di fare la danza delle uova, esortando anche Wilhelm a tenersi

lontano dal teatro. Nel frattempo il narratore ci comunica che Philine ha affinato le sue doti e ha

imparato anche l’etichetta di corte. Nel capitolo otto arriva il principe, lo spettacolo va in scena ed

ha successo, tanto che il principe si complimenta con tutti, e Wilhelm viene elogiato. I contatti tra

Jarno e Wilhelm si intensificano. Jarno insieme al barone ama il teatro inglese, mentre il conte e il

principe amano quello francese. Inizia quindi una serie di riflessioni tra Wilhelm e Jarno circa il fare

teatro e sul tipo di teatro. Jarno ha un carattere brusco, cinico, manifesta disprezzo nei confronti

della compagnia di teatro ma anche dello stesso pubblico. La compagnia continua a recitare tutte le

sere finché il principe è presente ma con sempre meno spettatori, fino a che il principe e il conte non

vu assistono più, dunque Wilhelm si rende conto che le rappresentazioni sono sempre più di basso

livello. Prima allusione a differenza tra teatro inglese e francese. Il barone è l’unico che continua a

interessarsi. La simpatia tra Wilhelm e la contessa va avanti. Chiara concezione di differenza

sociale.

17/11

Abbiamo detto che il principe ama il modello del teatro francese, mentre il barone e Jarno amano il

modello inglese. Ribadiamo inoltre che Jarno è un personaggio misterioso, amico fidato del

principe, è grande estimatore del teatro di Shakespeare e che quella tra Wilhelm e la contessa è

un’attrazione reciproca, pur nella consapevolezza della divisone di classe. Ad un tratto avviene un

episodio che implica due aspetti: il discorso sul teatro francese e la mancanza di rispetto verso

l’etichetta di corte. Dopo una rappresentazione, Wilhelm incontra il principe e lo ferma facendogli

un monologo sull’importanza del teatro francese. Jarno interviene, e si verifica un primo dialogo

tra i due. Wilhelm definisce il teatro inglese una mostruosità, definendolo indecoroso. Jarno invece

esorta Wilhelm a leggere le opere di Shakespeare, e gli chiede di non stupirsi del fatto che questi

non usi le tre unità aristoteliche. Wilhelm rimane colpito da questo consiglio tanto da riconoscere in

lui una figura di riferimento, e si rende conto di dover riconsiderare alcuni aspetti della sua

esistenza. (Teniamo presente che Wilhelm legge Shakespeare nella traduzione tedesca.) All’inizio

del nono capitolo Goethe narra un episodio che avviene tra la compagnia ed il barone, giusto per

alimentare la vicenda. Mentre il conte e contessa si preparano a partire, il barone rimane. Sappiamo

che questi aveva serbato simpatie verso alcuni attori a discapito di altri. Nascono dunque dei

dissapori, e ad un certo punto compare misteriosamente una poesia che si fa beffe del barone: il

misterioso autore della poesia rivendica un’arte che non può appartenere alla nobiltà.

(Espediente di Goethe per affermare il proprio pensiero, rimarcando la rivendicazione di una

letteratura che faccia riferimento a tutte le classi sociali). Il conte, giusto per stuzzicare il barone,

addita il Pedante come il poeta-autore di spirito che avrebbe sbeffeggiato il suo amico. Sennonché

una notte il Pedante viene assalito, picchiato e sporcato di bianco. Wilhelm e il conte si indignano

per l’accaduto, e di ciò viene incolpato Friedrich, il parrucchiere di Philine, il quale viene accusato

perché le macchie bianco sulla giubba del Pedante vengono interpretate come macchie di cipria (in

realtà si scoprirà che la poesia l’ha scritta Jarno e che ad aver picchiato il Pedante fossero dei

soldati di servizio che, dopo l’aggressione, si sarebbero poi puliti la giacca con del gesso). Friedrich

è un comunque personaggio misterioso. Wilhelm prende le sue difese ed il capitolo nono si

conclude con la sollevazione di Friedrich dall’accaduto e la sua entrata di fatto nella strana famiglia

di Wilhelm, insieme a Mignon ed al vecchio arpista. Continua intanto la storia tra Wilhelm e la

contessa, nel capitolo dieci si dice che egli avesse fatto colpo su di lei, mentre la baronessa avesse

messo gli occhi su Jarno. La contessa viene definita un’anima pura: le sue aspirazioni personali

coincidono con il suo dovere sociale. Ad un certo punto la baronessa decide di voler organizzare

uno scherzo (che diventerà pericoloso): Wilhelm dovrà travestirsi da conte (elemento tipico del

teatro settecentesco) e attendere la contessa nello studio del conte fingendosi lui, mentre la

baronessa si incaricherà di dire alla contessa di raggiungere il marito nello studio, di modo che i due

si incontrino. Succede però che nella stanza, al posto della contessa entri il conte, che, credendo di

vedere sé stesso nello specchio, se ne va, rimanendo traumatizzato. Successivamente la baronessa,

udito tutto ciò che era avvenuto, parla con Wilhelm, il quale le dice che non l’ha riconosciuto. Il

capitolo si chiude con il conte che, traumatizzato, si chiude nel più totale silenzio, traumatizzato

dalla visione di sé stesso, che, secondo una leggenda, è presagio di morte, tanto che si voterà al

pietismo. All’inizio del capitolo undici c’è l’idea di una letteratura che insegni agli uomini a

guardarsi al proprio interno. L’arte diventa una chiave di lettura del mondo. Wilhelm, estasiato dalla

lettura delle opere di Shakespeare, ritorna ad immedesimarsi nell’attore. Apprezza Shakespeare e

crede, attraverso questa lettura, di voler ritornare al mondo del teatro. Durante la conversazione con

Jarno, questi offre a Wilhelm di entrare nell’esercito con lui. La storia si complica dunque perché

Jarno è il mentore che guida Wilhelm nella scena di modelli letterari ed etici, ma lo esorta ad

una vita attiva. Si abbandona inoltre a commenti poco piacevoli su Mignon e l’arpista, che

provocheranno la costernazione di Wilhelm. A questo punto compare un terzo sconosciuto, il quale

dice a Wilhelm che, se seguirà i consigli di Jarno, adempirà i desideri di uno sconosciuto. Wilhelm

decide di rifiutare la proposta, anche per l’indignazione provocata dalle le orribili parole di Jarno

nei confronti dei due amici. Nel capitolo dodicesimo ritorniamo al conte che, traumatizzato

dall’esperienza, si è chiuso in sé stesso e interpreta la visione come un segnale di sventura, con

tanto di Jarno e baronessa che in sua presenza parlano di apparizioni e presentimenti. L’esercito del

principe parte perché la guerra richiede una dislocazione diversa delle truppe e la compagnia di

Melina si deve spostare per trovare un’altra città dove proporre le proprie rappresentazioni. La

contessa chiede a Wilhelm di trascrivere tutte le sue opere e mentre lo fa si immagina come un

autore dei tempi antichi, riferendosi in particolar modo ai copisti. Alla fine del libro terzo viene dato

un banchetto in onore del principe. Wilhelm viene invitato per leggere sue opere e si verifica di

nuovo un gioco di sguardi con la contessa. Ad un certo punto il banchetto viene interrotto e Wilhelm

si trova nella camera della contessa, dove lei gli dà un anello con dentro dei suoi capelli. Wilhelm fa

per baciarle la mano e nota che ella ha un braccialetto con le iniziali di Wilhelm, anche se lei dice

che siano le iniziali di una sua amica. LIBRO QUARTO

All’inizio del libro quarto l’esercito del principe lascia il castello, il conte e la contessa sono partiti e

Wilhelm si ritrova a parlare con il barone, che ricompensa Wilhelm con una borsa contenente delle

monete d’oro. Pur essendo contrariato (l’arte nella sua concezione non porta guadagno), alla fine

accetta i soldi perché, sommati ai soldi che Melina gli deve, avrebbe un buon guadagno, e per la

seconda volta si propone di scrivere alla sua famiglia. Il conte organizza un trasporto che dovrebbe

occuparsi di portare la compagnia per un certo tragitto. Wilhelm non sa se seguirla o no. Chiede

inoltre i soldi a Melina ma questi dice che i soldi sono sul fondo del baule. Melina disprezza i due

amici di Wilhelm, Mignon risponde dicendo di essere un ragazzo e che non vuole essere una

donna. D’altro canto ad un certo punto l’arpista confessa a Wilhelm che la sfortuna lo perseguita e

danneggia coloro che si accompagnano con lui. Wilhelm esorta l’arpista a seguirlo e gli dice di

unirsi alla sua fortuna. La fine del capitolo primo presuppone l’inizio del viaggio della compagnia

di Melina verso la ricerca di un altro luogo in cui fare teatro.

23/11

A questo punto della storia abbandoniamo la giura del barone, e incontriamo una compagna di attori

professionisti. L’intreccio tra epos e riflessione si sviluppa attorno al teatro di Shakespeare, e in

particolare alla figura di Amleto, con una certa identificazione di Wilhelm e Amleto, in una

compagnia guidata da un fratello e una sorella, Serlo e Aurelie. Nella compagnia si sviluppano dei

dibattiti su come interpretare l’Amleto (è la prima volta in Germania che tutta la tragedia

dell’Amleto viene raccontata in un’opera, prima veniva rappresentato fino al terzo atto) e come

metterla in scena (passaggio in più nella mediazione tra lettore e rappresentazione), soprattutto

essendo molto lontana dal mondo tedesco. Nell’opera di prosa si innesta una riflessione sul teatro,

dunque la poesia parla di sé e fa di sé il proprio oggetto: metaletteratura, in questo caso attraverso

l’intreccio di generi letterari diversi. I confini tra i generi diventano dunque più labili. Nel romanzo

vedremo inoltre che ci sono scene in cui la prosa ha una struttura teatrale, e racconta con talmente

tanta enfasi che sembra una scena di teatro.

La colpa dell’arpista è una vendetta evocata e ha un presagio di continua sventura. All’inizio del

capitolo due Melina spera di riuscire a trovare un’altra città dove poter mettere in scena i suoi

lavori mentre nel frattempo Wilhelm è sotto la potentissima influenza della lettura di Shakespeare.

Wilhelm decide di cambiare il proprio abbigliamento, tagliarsi i capelli per sentirsi questo principe.

A questo punto la narrazione si interrompe perché Goethe fa una riflessione sulle diverse classi

sociali attraverso Wilhelm. Egli contrappone l’essere e l’apparire e rivendica tutte le qualità

positive (fedeltà, bontà) come caratteristiche delle persone semplici, affermando che i nobili nati in

un elemento privilegiato non sono chiamati a porsi problemi della loro condotta. Wilhelm infatti

sorprende alcuni attori che prendono in giro i vari nobili che hanno in precedenza conosciuto,

dunque fa un discorso sociale in cui si evince che la nobiltà d’animo e di spirito sembrano essere

dei privilegi degli uomini più umili, che non possono permettersi di dare nulla per scontato: il

nobile non deve dimostrare né le proprie virtù o i propri meriti, solo i poveri sono consapevoli della

gioia dell’amicizia e della fedeltà. Contrappone quindi l’essenza dell’intimo degli individui

all’apparenza che vige nel mondo dei nobili. Prende a esempio Shakespeare e le figure di servi

fedeli che compaiono nelle sue opere: Goethe riflette sulla realtà della Germania dell’epoca. La

nobiltà dello spirito e del cuore è la prerogativa di un’uguaglianza umana che va al di là delle classi

sociali. Wilhelm aggiunge inoltre un commento che ci riporta ai vecchi discorsi che aveva

intrattenuto con Werner. Viene dunque nuovamente confermata l’esclusività dell’attività del poeta.

A questo punto Goethe innesta un’altra riflessione, quella sull’importanza che il poeta e l’attore si

sottopongano ad un esercizio costante, tanto che la compagnia per trascorrere il tempo comincia a

recitare una poesia e Wilhelm sottolinea riprendendo le riflessioni del religioso circa l’importanza

dell’esercizio. La compagnia comincia a recitare delle opere, Philine propone dunque di recitare una

poesia e gli attori cominciano a esercitarsi, tanto da scoprirsi affiatati gli uni con gli altri. Wilhelm

viene eletto capocomico e si pensa di creare una compagnia di stampo repubblicano, con un

direttore e un piccolo senato di attori. Wilhelm cerca di spiegare nel capitolo tre alla compagnia

come egli abbia cercato di capire il personaggio di Amleto, leggendo l’opera e contestualizzando al

suo interno la figura. Sta cercando di immaginare come sarebbe andata la storia di Amleto qualora il

padre non fosse stato ucciso. Dalla prima lettura dell’interpretazione emerge una figura sensibile (è

il figlio di un re), delicata, modesta che apprezza il bello e il buono e la giustizia. La prima parte

dell’interpretazione si interrompe perché Goethe alterna la parte della narrazione e dell’epos. Il

capitolo quarto si apre con un brevissimo intermezzo dedicato alla vicenda di Laertes. Wilhelm

viene a sapere da Philine che Laertes ha vissuto un dramma d’amore: dopo essersi sposato con la

moglie, questa sarebbe scappata con un altro uomo. Sempre nel capitolo quarto la compagnia decide

di mettersi in viaggio verso una città dove spera di essere scritturata. Per arrivarvi vi sono due

possibili percorsi, e dei contadini li avvertono che il percorso più breve è pericoloso, in quanto

lungo esso potrebbero cadere vittima di un’imboscata, o di briganti o di un corpo di soldati nemici

(corpo franco), un altro percorso c’è ma è più lungo. Nel lungo dibattito che segue Wilhelm esorta

per la scelta della via più breve, tanto che acquistano delle armi e cominciano il viaggio. Si fermano

in una radura per riposarsi, le donne cominciano preparare il pasto quando avviene un attacco dei

briganti. C’è un’azzuffa e Wilhelm viene ferito, tanto da perdere i sensi. Tutti scappano portandosi

via Laertes ferito, mentre sul campo con Wilhelm rimangono Philine e Mignon. La carrozza viene

depredate e tutti i beni rubati, l’unica persona che riesce a non essere depredata del suo baule è

Philine, che si era ingraziata il capitano. Mentre Philine accudisce Wilhelm, l’arpista corre a cercare

un chirurgo per soccorrerlo e intanto Mignon gli tampona le ferite. Nel capitolo sesto i quattro

personaggi hanno un’apparizione, in quanto vedono arrivare in sella ad un cavallo bianco una

bellissima donna accompagnata da un anziano e alcuni cavalieri. La donna indossa un mantello da

uomo, imprestatole dall’anziano, suo zio. Il chirurgo della sopraggiunta compagnia medica

Wilhelm, mentre veniamo a sapere che l’imboscata era riservata proprio a questo gruppo di nobili,

che sta lasciando le proprie terre e abitazioni, ormai pericolose perché teatro di guerra. La donna

riparte e si rivela un personaggio dai tratti mariani: la sua figura è quella di un’amazzone, anche lei

un personaggio femminile che ha caratteristiche maschili. La compagnia di Wilhelm si è nel

frattempo dispersa ma arrivata in un villaggio viene accolta in un’osteria. Quando Wilhelm arriva

viene incolpato dell’incidente, tanto che c’è un conflitto tra Wilhelm ed il resto della compagnia

perché essa non vuole ospitare i tre nell’osteria. Melina è un personaggio tirchio, è il tipico piccolo-

borghese poco attento ai bisogno degli altri. Mentre la compagnia di Melina rimane nella locanda,

pianifica un piano preciso: recarsi da Wilhelm a chiedergli delle lettere di raccomandazione per

presentarsi alla compagnia di Serlo, un capocomico. Dunque la compagnia parte per raggiungere la

città dove per ora è stanziata la compagnia di Serlo. Wilhelm è ancora in convalescenza con Philine

e Mignon, Philine si ostina a prendersi cura di Wilhelm. Il guardiacaccia, incaricato dall’amazzone

di prendersi cura di Wilhelm, riesce a trovargli una sistemazione presso la casa di un pastore

protestante. Mentre Philine riesce subito ad entrare nelle grazie della famiglia del pastore, Wilhelm

vuole a tutti i costi ritrovare l’amazzone, perché ha dei tratti di Clorinda ed i suoi sogni giovanili si

ricollegano a quell’immagine. Torna il discorso del destino. In una scena Philine, sempre seducente

nei suoi confronti, si addormenta accanto a lui sul letto. Ad un certo punto Philine si allontana e

Wilhelm rimane con Mignon e l’arpista, cerca invano di rintracciare la bella amazzone a partire dal

nome e dal luogo dove il guardiacaccia gli ha detto che erano diretti, sennonché scopre che non

esiste nessuno con quel nome e luogo, probabilmente perché la famiglia sta viaggiando sotto

mentite spoglie. Oltretutto Wilhelm manda l’arpista in giro a chiedere e ogni volta torna dispiaciuto

senza novità. Wilhelm è prossimo alla disperazione.

24/11

Wilhelm si trova a che fare una vera compagnia di artisti e intenditori. E’ proprio Serlo che gli

esprime il desiderio di potersi confrontare con la parte di Polonio. L’interpretazione viene

intrecciata da Goethe con il proseguo della narrazione. Ci soffermiamo sull’Amleto perché Wilhelm

vi si riconoscerà molto e attraverso esso compierà un percorso di crescita. Se il padre fosse vissuto

più a lungo il diritto del figlio sarebbe stato più tutelato. Amleto si sente escluso, e il suo è un

sentimento di estraneità nei confronti di un mondo in cui fino a poco tempo prima si trovava a

proprio agio. Quando si vede usurpato della corona sviluppa un sentimento chiave: la malinconia.

Ciò che gli dà il colpo di grazia è il matrimonio della madre, genitore su cui ormai riponeva il

proprio sostegno. “Nessuna felicità al mondo potrà compensarlo di quello che ha perduto”: Ofelia

spera un futuro con Amleto. Ad Amleto ad un certo punto appare lo spirito del padre che chiede

vendetta, l’apparizione atterrisce Amleto, ascolta la sua accusa (dice di essere stato ucciso dallo zio)

ma è incapace di reagire, non è capace di provare vendetta. E’ terribilmente spaventato e lo stupore

lo coglie tanto che pronuncia “Il tempo è uscito dai cardini; guai a me che nacqui per rimettervelo”.

Goethe nella sua interpretazione aggiunge dicendo che Amleto è un anti-eroe, perché gli viene

chiesta un’azione di cui non è all’altezza. L’azione in sé non è impossibile, è l’azione che è

impossibile per lui. Il capitolo quattordici è dedicato ad Ofelia, su cui Wilhelm e Aurelie discutono

moltissimo, in quanto quest’ultima si identifica in lei. Verremo a sapere che Aurelie, che porta

sempre con sé un bambino, soffre per un abbandono d’amore. Il capitolo è dedicato ad un dialogo

tra i due sulla figura di Ofelia e ciò che sconcerta Aurelie è il fatto che Ofelia cade nella follia, si

sente rifiutata, il suo cuore si spezza, tanto che si abbandona ad una serie di atteggiamenti e

affermazioni definite sconvenienti. Durante questo discorso Aurelie, riconoscendo in lui un amico,

narra a Wilhelm la sua vicenda amorosa. Se nell’interpretazione dell’Amleto prevale il taglio

critico, quando Aurelie parla di Ofelia c’è un tratto di immedesimazione che va al di là

dell’interpretazione critica di un personaggio. Il capitolo quindicesimo si chiude con due colpi di

scena: ricompare Philine che prega Wilhelm di innamorarsi di Aurelie, sperando di dare il via ad un

intreccio amoroso. La storia di Aurelie è quella di una donna che, per volere del fratello Serlo, ha

sposato un uomo che non amava ma che era un buona amministratore del teatro. Dopo un po’ di

anni il marito si ammala e muore, contemporaneamente Aurelie conosce Lotario. Secondo Philine

dall’unione tra Aurelie e Lotario è nato un bambino bellissimo di circa 3 anni. Nella narrazione non

è esplicitato se sia suo figlio o no, ma sappiamo che se ne prende cura, tanto che lui la chiama

mamma. Goethe fa una riflessione sull’importanza della formazione degli attori e sull’esercizio,

perché Wilhelm assiste alla prima di Serlo e della compagnia. Un buon attore si prepara tramite

l’esercizio e la preparazione. Segue il continuo della storia di Aurelie: ella è cresciuta con una

vecchia zia dalla vita turbolenta. Riprende il dibattito sul personaggio di Amleto. Sappiamo che

Amleto, fino alla contestualizzazione di Goethe, veniva rappresentato in Germania fino al terzo atto

compreso, in cui Amleto pronuncia la famosa frase. Amleto uccide Polonio, padre di Ofelia, e c’è

un momento di teatro nel teatro, in quanto a corte viene messa in scena l’uccisione del padre. Serlo

dice infatti che gli altri atti sono inutili. Il capitolo si conclude con Amleto che nella ricezione

tedesca viene definito un personaggio ricco di pensiero e povero di azione. [Da questa

interpretazione è nato il detto “La Germania è Amleto”, riferendosi al fatto che ad

un’emancipazione di tipo economico non corrisponde un’emancipazione, una coscienza di tipo

politico. Ricordiamo infatti che la rivoluzione francese non era arrivata in Germania, Goethe non la

vedrà bene. La Germania dunque, paese ricco di pensatori e scrittori, nell’Ottocento vive un

momento di stasi. Se dalla rivoluzione francese si era creata la nuova figura del cittadino

consapevole di essere il responsabile di chi lo governa, la Germania non vive una situazione

analoga e vive quella di un ancient regime che viene meno molto tardi, solo con l’unificazione nel

1871 e la cifra che segna la storia civile tedesca è quella del dovere: i borghesi tedeschi sentono

sempre su di sé il senso di dovere e acquiescenza nei confronti dell’autorità. La prima rivoluzione

sul suolo tedesco è quella della riunificazione nel 1989. Bertolt Brecht coniò un’etichetta, quella

della miseria tedesca: l’acquiescenza e atteggiamento supino che non ha permesso loro di

sviluppare una coscienza critica nei confronti del potere che stava prendendo piede; dal punto di

vista etico-sociale il detto denuncia l’incapacità dei tedeschi di prendere coscienza e agire in

determinati momenti della storia. La cultura tedesca, fatta di musicisti, intellettuali e filosofi illustri,

è ricca di pensieri, ma è povera di azione, caratterizzata da particolarismo, che rende incapaci di

azioni consapevoli e congiunte.] Goethe prosegue con la vicenda, e si verificano due scene che

sembrano teatrali. Nel capitolo sedici Aurelie sta parlando di Ofelia quando entra Serlo. Avviene

poi un discorso tra Aurelie e Wilhelm in cui lei lo rimprovera di conoscere poco la realtà. La

Bildung di Wilhelm è un percorso che non è rivolto verso la realtà sociale, bensì alla sua realtà

interna. Aurelie racconta poi di aver cominciato a calcare il palcoscenico e di essere rimasta delusa

dopo essersi resa conto che il pubblico tedesco è ineducato, segue il racconto del matrimonio e dopo

di esso la storia d’amore con Lotario. Contemporaneamente si stabilisce un rapporto stretto tra

Mignon e il bambino di 3 anni, Felix. Il lied di Mignon ritorna e ci viene detto che lei si è fatta

regalare da Wilhelm un atlante geografico su cui lei cerca i vari luoghi, e quelli che predilige sono

quelli del sud. Il canto è l’unico momento in cui esprime la sua piena personalità. L’arte di Mignon

e dell’arpista è un’arte che viene compresa e colpisce, l’arte è la dimensione di esistenza per quelle

creature che hanno subito un’ingiustizia dalla vita. Nel caso di Jakob, invece l’arte non arriva al

pubblico, a lui manca ogni forma di linguaggio per entrare in comunicazione. Nel capitolo emerge

anche come Mignon sia una persona che si consuma e ha atteggiamenti febbrili. Lotario è un uomo

per bene, ha una visione fiduciosa del popolo e della nazione tedesca, tanto che sembra coltivare in

sé un progetto pedagogico di miglioramento della nazione. Aurelie cambia idea sulla popolazione

tedesca proprio grazie a Lotario, una figura che sembra portatrice della fiducia in un progetto di

miglioramento della Germania. Forse è anche per questo che ella si innamora di lui. Il capitolo

diciassettesimo è divertente perché Wilhelm si rende conto di non essersi più fatto vivo con la

famiglia, di conseguenza decide di scrivergli. Poiché i genitori gli avevano chiesto di redigere dei

diari di viaggio, Wilhelm, non avendo viaggiato come i genitori si aspettavano, chiede aiuto a

Laertes, che, amante dei diari di viaggio, gliene scrive uno totalmente falso, che Wilhelm manda

alla famiglia, la quale, esterrefatta, rimane stupita dalla coscienza che ha acquisito.

30/11

Nel frattempo l’epos ci aveva detto che la compagnia di Melina era stata accolta dalla compagnia

teatrale di Serlo. Nel capitolo diciottesimo Goethe aveva tracciato la biografia della vita di Serlo,

questo perché egli, rispetto ai precedenti attori con cui Wilhelm è venuto in contatto, rappresenta il

modello di un attore capace di coniugare le proprie doti con un rigorosissimo esercizio. “Non gli

mancava la dote di saper stare al mondo”, Serlo si sa muovere con grande destrezza, da giovane si

trova a recitare l’arcangelo Gabriele nell’annunciazione, nei Misteri (storie in volgare tratte dalla

Bibbia o da fonti sacre). Goethe contrappone la Germania del Sud con quella del Nord, in quanto

Serlo durante la sua giovinezza si muove al Nord, quella dell’illuminismo, colta che però non

coltiva il gusto di immagini cariche che fanno parte del gusto del teatro barocco, tipico di quella

meridionale. C’è inoltre un riferimento alla poesia dell’epoca, gli alessandrini (versi composti da

due parti, ogni parte 6-7 sillabe), mentre a questo si contrappone il verso libero (base della poesia

tedesca: pentapodia giambica). Serlo è dunque un attore formato e uomo di mondo. Nel capitolo

Wilhelm era giunto da Serlo, che pur di poterlo scritturare, era stato disposto a scritturare tutta la

compagnia. Serlo ha la capacità di giudicare le doti degli attori e di riuscire a capire cosa farne.

Wilhelm di fronte alla richiesta di Serlo rimane incerto perché egli è ancora nella fase di incertezza

tra mondo dell’arte e del commercio. Ricordiamo che le due figure che gli erano apparse in

giovinezza erano la vecchia e la giovane bellissima: mentre da un lato ha maturato un’opinione più

positiva del commercio, dall’altro l’altra non è poi così splendida. Egli dunque aspetta che succeda

qualcosa affinché la propria scelta risulti obbligata.Vocazione in tedesco è Sendung, che indica una

sorta di missione, è interessante che Goethe l’abbia usato perché la prima bozza della storia di

Wilhelm si chiamava la vocazione teatrale. I termini il buono e il bello rimandano al classicismo

tedesco. Wilhelm vuole essere sicuro che Mignon e l’arpista possano rimanere con lui. Il capitolo

ventesimo si chiude con un incontro singolare tra Aurelie e Wilhelm, lei è segnata dall’amore

interrotto con Lotario. Vedremo la sua figura consumarsi nel dolore, tanto che lei prega Wilhelm di

impressionare il pubblico esprimendo il proprio dolore per l’abbandono. E’ lei stessa a gettare

ombre sul proprio futuro. Aurelie, in una scena teatrale, chiede a Wilhelm un giuramento: deve

giurare di non ingannare mai alcuna donna. Il libro si conclude con questa scena carica di teatralità:

Aurelie ferisce la mano di Wilhelm come in un patto di sangue.

LIBRO QUINTO

Il libro quinto affronta un discorso di taglio metaletterario. Goethe innesta una correlazione tra

l’Amleto e la sua rappresentazione. Il narratore si sofferma sul rapporto tra Felix e Mignon, che

legano sempre di più. La speranza di Mignon è quella di andare al Sud. Di lei viene messa in risalto

la capacità di fare un’arte. Lei e l’arpista entrano nelle grazie di Serlo, che sostiene l’importanza

della musica, la compagnia deve funzionare come un’orchestra, ogni strumento ha un suo preciso

ruolo che non prevarica gli altri. Il bello ci porta a sviluppare poi dei sentimenti etici. Le riflessioni

di Serlo vengono interrotte: mancato il padre di Wilhelm, egli può decidere della propria esistenza.

Serlo ne approfitta per rinnovargli l’offerta di entrare nel suo teatro. Nel capitolo secondo è

riportata la lettera di Werner, in cui muove una critica a Wilhelm: si augura che sia più concreto

del padre, che aveva venduto tutta la collezione di quadri. Ricordiamo come lo straniero avesse

lodato la collezione d’arte, mentre ora Werner ne dimostra una visione sprezzante. Werner nella

lettera prosegue dicendo che sta per sposare la sorella di Wilhelm, ed entrare in possesso di una

parte dei beni della famiglia Meister, si immagina un futuro per Wilhelm perché sulla base del

resoconto di viaggio che ha ricevuto, ha attribuito a Wilhelm delle qualità proprie di un individuo

che sa amministrare molto bene un podere agricolo, dunque Werner immagina di ridurre le spese di

famiglia e vivere in maniera morigerata. L’idea della vita del cognato non attira Wilhelm, che

risponde dicendogli che il resoconto del viaggio non era stato scritto da lui e rivendica il suo diritto

a seguire la sua formazione. Chiede a Werner di sostenerlo economicamente versandogli una parte

dell’eredità che gli spetta e ribadisce la ricerca di un’estetica che sia eticamente motivata. Succede

poi un evento significativo: Wilhelm decide di abbandonare il proprio cognome, perché Meister

vuol dire maestro. L’abbandono del nome è significativo, il cambio è il segno della cesura nella vita

di una persona. Si dichiara disposto a firmare il contratto con Serlo. Nel capitolo quarto si innesta

il problema di come mettere in scena l’Amleto, un’opera appartenente ad un tempo precedente e

ad una cultura precedente, i problemi sono 1) come interpretare l’opera 2) come organizzare la

messa in scena tenendo conto del pubblico tedesco 3). Wilhelm prova a stendere una versione

dell’Amleto che possa essere recepita dal pubblico tedesco con soddisfazione. Il primo livello è

costituito dai rapporti tra i personaggi e ciò che accade tra loro (Amleto e lo spettro, Ofelia e

l’abbandono, re Claudio), il secondo dagli eventi che fanno da corollario, i rapporti esterni dei

personaggi. Si nota la rottura delle unità aristoteliche. Si decide di mantenere un solo evento

esterno: i tumulti in Norvegia, funzionali alla conclusione coerente della tragedia, perché è lì viene

mandato Fortebraccio, che sarà quello che prenderà il trono. Ci interessa il fatto che Goethe rifletta

sull’adattamento di un’opera teatrale in un contesto culturale diverso da quello in cui veniva

generalmente rappresentato: egli decide di mantenere ciò che il pubblico tedesco è in grado di

recepire e capire, ed elimina tutto ciò che può sviare la ricezione ed il godimento dell’opera, dunque

all’interno del romanzo c’è una discussione riguardante l’interpretazione (messa in scena) di un

testo appartenente alla letteratura anglosassone che viene portato in Germania con l’intento di

interrompere la tradizione predominante del teatro francese e con l’idea di muovere i primi passi

verso un teatro nazionale tedesco. Teniamo conto che nella tragedia classica c’era il coro a cui era

affidato il compito di narrare. La prima persona che vede lo spettro è Orazio, e si rivolge a lui. I due

personaggi sono due fedeli del re, che si spacciano amici di Amleto ma non lo sono e cercano di

capire cosa Amleto sappia dell’accaduto. I quattro cadaveri, le vittime sono 6. Rimane ambigua la

confusione che Wilhelm vuole dare all’Amleto, qui Goethe decide di eliminare la figura di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliam31 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Nelva Daniela.

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