Wilhelm Meister: gli anni dell'apprendistato
Il Bildungsroman (romanzo di formazione)
Già nel 1775 Goethe aveva scritto "La missione teatrale di Wilhelm Meister", una storia del protagonista compressa che finisce dove si innesta l'importante processo della formazione. Quest'opera, che era stata composta tra il 1775-76, non verrà mai pubblicata dall'autore ma sarà ritenuta persa fino al 1911, quando a Zurigo viene ritrovata una copia redatta da un'amica di Goethe, Barbara Schulthess. In quest'opera troviamo Shakespeare, figura centrale letta da Wilhelm, e il grande conflitto tra l'arte e il commercio. Wilhelm è figlio di un commerciante, vuole fare arte ma il padre lo osteggia. Questo tema si ritroverà in tutta la letteratura tedesca fino a Thomas Mann.
Alla fine dell'Ottocento Goethe rimaneggia il suo testo e per questo motivo il libro viene considerato una sorta di Urmeister (primo Meister). Il termine Bild significa immagine, originariamente voleva dire modello, dunque la bildung è intesa come la formazione, lo sviluppo di un individuo inteso in senso teleologico, che può essere individuale o collettivo, in direzione della Humanität. La bildung non termina mai, ed è l'aspirazione al miglioramento dell'uomo.
Goethe viene chiamato a Weimar in un primo momento come precettore. In questo ducato trova un progetto sociale perché egli si trova inscritto in un tessuto politico con regole ben precise. Weimar è un piccolo stato in cui si tenta con Karl August una sorta di progetto utopico di vicinanza tra la borghesia e la nobiltà, ecco che si definisce la Deutsche Klassik, l'idea del progetto di perfezionamento dell'umanità: la Bildung, centrale per Goethe negli anni di Weimar, e soprattutto per Wilhelm (dal nome di Shakespeare).
Il significato di "Lehrjahre"
Lehrjahre significa "anni di apprendistato", si ricollega anche qui al processo di formazione del personaggio. Humanität è la parola chiave di Goethe, essere esseri umani all'interno di una comunità di individui (Gemanschaft).
La Bildung di Wilhelm passa attraverso diverse esperienze: la prima è quella del teatro, un'esperienza autobiografica. I capitoli sono molto brevi, in parte organizzati come flashback, in parte come narrazione, in parte come prolessi. Il romanzo si apre nel mezzo degli avvenimenti in corso. Goethe non specifica il luogo in cui si svolge l'azione, gli attribuisce per questo un significato quasi universale.
Il teatro e il conflitto tra arte e affari
Ci troviamo in uno spazio chiuso, una serata nella stanza di un'attrice di nome Mariane (o Marianne) con l'introduzione di tre figure in ordine di importanza, l'ultima figura che compare è Wilhelm, il protagonista, che viene prima nominato indirettamente dai due personaggi femminili precedenti, e poi compare. La prima parola che apre il romanzo è "lo spettacolo". Il narratore infatti dice che "lo spettacolo non finiva mai".
Barbara è una governante, mentre Mariane un'attrice che ha un amante che le fa molti regali di nome Norberg. Barbara di fatto incita Mariane a continuare questa relazione col mercante. Ci viene detto che Mariane sta recitando una farsa (tratta temi anti-realistici in un'accezione comica, grottesca) e che è vestita da "ufficialetto", non è la prima volta che una figura femminile è vestita in abiti maschili. Wilhelm nel corso della storia troverà figure sensualmente spinte, figure angeliche e figure dai tratti maschili evidenti.
Barbara si configura fin da subito come una donna scaltra. Si evince che Mariane è innamorata di Wilhelm. Wilhelm aveva cominciato un praticantato nella ditta paterna ma non gli interessano gli affari perché ama il teatro, innestandosi in lui un conflitto tra l'arte e gli affari. Si capisce fin da subito che Mariane non è una grandissima attrice: Goethe conosce bene la situazione del teatro tedesco del Settecento, che è o un teatro di corte (che sottostà ad una serie di dettami imposti dalla corte), oppure un teatro di compagnie girovaghe (Mariane ne fa parte), che soffrono gravi problemi di soldi. Mariane esprime il suo amore per Wilhelm, è sincero, ma accetta le attenzioni e i regali di Norberg per sopravvivere. Barbara critica Wilhelm, conflitto tra i soldi e l'amore sincero. Alla fine del capitolo entra Wilhelm.
Quando un autore pubblica un'opera ha in mente un possibile pubblico, qui il narratore non esiste di fatto ma è una funzione testuale, non è Goethe che parla, "noi ci allontaniamo" lo dice ad un suo ipotetico lettore, è un narratore che stabilisce un dialogo fittizio tra sé stesso ed il lettore, scopriremo che questo narratore non fa parte della storia.
Wilhelm e il suo amore per il teatro
Nel secondo capitolo viene approfondito il conflitto tra il teatro e gli affari, questo perché Wilhelm fin da piccolo è rimasto affascinato dal teatro dei burattini, mentre il padre, protestante che vive all'insegna dell'etica borghese del lavoro, considera l'arte come una parentesi di gioco ma non un momento di formazione. Questo tema comincia con quest'opera e prosegue in gran parte della letteratura tedesca, fino a Thomas Mann. L'arte (quindi il divertimento) viene considerata dalla madre di Wilhelm addirittura una perdita di tempo, Wilhelm critica il padre che rappresenta l'homo economicus. Wilhelm ricorda il suo primo incontro con il teatro, quello delle marionette. Questo ricordo rappresenta il primo passo verso la formazione di Wilhelm. In particolare il ricordo concerne l'episodio di Davide e Golia tratto dal libro di Samuele. La Bibbia è uno dei testi che venivano più letti nelle famiglie protestanti, gli piace molto perché ci sono delle scene forti.
Sempre nel secondo capitolo Goethe parla dei fili delle marionette (Die Draht, fili metallici) o (Die Faden). Questo termine è simbolico perché il filo può essere anche quello che muove la narrazione e la vita. A partire dal capitolo 3 fino al 7 si dipana un lunghissimo flashback (analessi) in cui Wilhelm va a trovare Mariane. Anche Barbara è presente e le due donne chiedono a Wilhelm di raccontare loro la sua infanzia e tutto il percorso che lo ha portato ad avvicinarsi al teatro. Comincia a parlare dunque di una grande passione per il teatro, che si rinforza attraverso la conoscenza con Mariane, per cui Wilhelm crede di essere approdato alla compiutezza della sua Bildung. Racconta di come cerchi di conciliare gli affari familiari (la richiesta del padre di partecipare all'attività commerciale di famiglia) con la sua passione per il teatro.
Una sera Wilhelm porta a Mariane un regalo: le sue marionette. Lei rimane sconcertata nel vedere questo intrigo di fili, e a questo punto si dipana un racconto. Il capitolo terzo si apre con un lungo commento del narratore, un narratore che conosce già la vicenda di Wilhelm. L'amore per il teatro e l'amore per Mariane si intrecciano e si potenziano a vicenda.
"Se il primo amore, come io in generale sento affermare, è la cosa più bella, che un cuore può prima o poi sentire", qui è il narratore onnisciente che parla. Il narratore viene fuori con l'ich, che è la nostra funzione testuale. "Tutto gli parve nuovo" ("alles erschien ihm neu"), qui a parlare è il narratore onnisciente, ma il punto di vista che orienta la prospettiva narrativa è quello di Wilhelm, anche se reso in terza persona.
L'evoluzione di Wilhelm
Questo racconto ripercorre in parte anche la figura di Goethe, un primo momento è il teatro delle marionette, che Wilhelm vive in maniera passiva in quanto spettatore. Wilhelm è convinto che Mariane lo ascolti con attenzione, ella invece si addormenta. C'è un'evoluzione: Wilhelm da spettatore vuole diventare un conoscitore del teatro delle marionette, tanto è vero che nel capitolo quarto dice che il suo unico desiderio era di rivedere una rappresentazione, ma questo desiderio vede l'opposizione del padre di Wilhelm, con l'etos borghese del lavoro, pensando che i bambini non dovessero essere troppo viziati. Si innesta un nuovo personaggio, un ufficiale di artiglieria che aveva aiutato il padre a ristrutturare la casa che costruisce un teatrino. Wilhelm assiste dunque ad una seconda rappresentazione di Davide e Golia. Il suo atteggiamento cambia, vuole capire cosa succeda dietro le quinte, tanto che alla fine della commedia alza il lembo e vede tutti i fili ed il boccascena.
Nel teatro popolare tedesco c'era Hans Wurst (Gian Salsiccia), un personaggio tipico che generalmente chiudeva le farse, considerato appartenente ad una forma di teatro volgare, questo personaggio progressivamente verrà eliminato. Il progetto del teatro nazionale riguardava un progetto di un teatro rivolto a tutto il popolo, ripulito da tutta una serie di lazzi e volgarità.
Nel capitolo quinto ritorniamo in uno spazio chiuso, nella dispensa della casa di Wilhelm e della sua famiglia, c'è una descrizione realista in cui viene sottolineata la curiosità dei bambini nei confronti degli spazi chiusi in cui si può rubare qualcosa. Un giorno la chiave della dispensa rimane nella toppa e Wilhelm entra nella dispensa, ruba qualcosa e mettendo la mano in una scatola trova le sue marionette, trovando il libretto della vicenda di Davide e Golia. Dopodiché si rifugia in soffitta, legge e rilegge il libretto. Il padre permette al figlio di rimettere in scena la storia ma di muovere i burattini. L'ufficiale rimonta il teatrino. Ecco l'iniziazione al teatro di Wilhelm. La rappresentazione ha inizio ma ad un certo punto lascia cadere una marionetta, ed è il primo di una serie di incidenti che fanno parte del corso di formazione del protagonista. La Bildung implica lo sbaglio, non è un percorso lineare.
Wilhelm continua a rappresentare drammi, ad un certo punto si stufa e comincia ad interessarsi a due altri ambiti: i libretti di opera italiano-tedeschi (attratto dalle scene forti) e la Scena Tedesca (opera ancora costruita sui modelli francesi che circolava e rappresentava uno dei canoni del teatro dell'epoca). Per ora Wilhelm attinge a modelli biblici o francesi. Non è più il teatro delle marionette, è il teatro della rappresentazione di Wilhelm come attore. Goethe sottolinea come l'elemento positivo di questa Bildung sia lo sviluppo dell'immaginazione e della fantasia (fantasie): prerogative importantissime nella maturazione di un individuo (einbildung, capacità di immaginarsi).
Il ruolo del teatro nella formazione di Wilhelm
Precisiamo che Hans Wurst non fa parte del teatro delle marionette, ma del teatro di prosa della farsa: spesso però compariva alla fine della rappresentazione del teatro delle marionette. È un personaggio che afferisce ad un tipo di teatro popolare, non avrà un destino fortunato nel progetto.
I primi due capitoli sono dedicati ad una lunga discussione tra il nostro protagonista e la madre: Wilhelm, innamorato di Mariane, la va a vedere a teatro tutte le sere, mentre il padre non è d'accordo con questo comportamento, la madre riflette sul perché il figlio sia così attaccato al teatro. L'esperienza del teatro dei burattini rimanda alla vita di Goethe. Parla di teatro come commedia. Wilhelm in un primo tempo è uno spettatore, poi vuole cercare di capire i meccanismi e poi di rappresentare il teatro. L'errore è un espediente su cui Goethe riflette molto: l'errore fa parte della formazione (Bildung) dell'individuo. In molti discorsi con Mariane, Wilhelm sottolinea di essere un uomo adulto e di sapere cosa fare della sua vita: vuole fare teatro, anche se in realtà scopriremo che dovrà confrontarsi con moltissimi correttivi.
Come avevamo detto, nel sesto capitolo Wilhelm cerca altre fonti da mettere in scena (fonti che anche Goethe attinge alla biblioteca paterna). Il narratore onnisciente è ironico, perché mentre Wilhelm è coinvolto nel suo racconto, Mariane si addormenta. Wilhelm dice di aver trovato dei testi nella biblioteca di famiglia, libretti d'opera italiano-tedeschi (l'opera italiana era diffusissima in Germania), e parla della Scena Tedesca (Die Deutsche Schaubüle), opera di Gottsched. Cerca dunque altri modelli da rappresentare.
Due elementi sono importanti in questo momento nella Bildung di Wilhelm: lo sviluppo dell'immaginazione (Fantasie) e della manualità, tanto che Wilhelm ricorda di aver cucito con l'aiuto dei domestici gli abiti per il suo teatro di marionette, coinvolgendo anche le sorelle con le loro bambole. Durante il racconto Barbara ride sbevazzando e mangiando ciò che Wilhelm ha portato da mangiare.
Wilhelm e il teatro di prosa
Nel capitolo settimo Wilhelm prosegue il suo racconto e narra del suo passaggio al teatro di prosa, ecco dunque che cominciano a profilarsi i tratti di Wilhelm. Goethe porta la sua esperienza biografica, in quanto, come Wilhelm, nella biblioteca paterna trova la Gerusalemme Liberata di Tasso e due delle più importanti biografie di Tasso, attribuendo dunque al personaggio la passione per l'opera. Wilhelm si unisce con dei suoi amici. (Goethe scrive un dramma intitolato Torquato Tasso, storia del dramma dell'artista alla corte di Ferrara: Tasso deve consegnare il suo dramma terminato e non vuole consentire, il dramma ruota intorno alla problematica dell'artista di consegnare l'opera al pubblico).
Trova una traduzione dell'opera della metà del Settecento, e Wilhelm si appassiona alla figura di Clorinda, attribuendole una "virile femminilità". Se Mariane, figura sensuale, l'avevamo vista per la prima volta vestita da uomo, Clorinda è una donna guerriera con tratti virili (Tancredi crede che lei sia un uomo). Il concetto viene indicato col termine Mannweiblichkeit, che non rappresenta un'inclinazione omo-erotica di Wilhelm, ma rimanda ad un ideale di compiutezza: un essere umano che al proprio interno include i tratti di perfezione di entrambi i sessi.
Ricordiamo che il teatro del Settecento non è un teatro con figure univoche, un esempio è la figura di Pentesilea (dall'opera di Kleist, un autore "schiacciato" da Goethe, una personalità fragile le cui figure sono dolenti e travagliate; scrive una tragedia, Pentesilea, riprendendo il mito ma rielaborandolo: Pentesilea uccide Achille e lo sbrana a morsi, una figura in contrasto con l'anima bella). Wilhelm viene dunque catturato dalla figura di Clorinda e vuole rappresentare la Gerusalemme Liberata, interpretando Tancredi e Rinaldo. Succede però un secondo incidente, in quanto Wilhelm organizza la rappresentazione ma si dimentica di far imparare ai suoi amici le parti. Ritorna dunque a recitare Davide e Golia.
Il processo di Bildung di Wilhelm
Rivediamo cosa abbiamo visto finora: sappiamo che nel processo di Bildung di Wilhelm il teatro ricopre un ruolo fondamentale (anche se non l'unico). Partendo dall'infanzia, le sue esperienze con esso sono:
- Spettatore del teatro della marionette
- Osservatore dei meccanismi di esso
- Studio del libro di Davide e Golia
- Preparazione della rappresentazione di marionette
- Passaggio da questo al teatro di prosa
Abbiamo innestato su questo percorso la riflessione sulla figura di Clorinda a cui si attinge il tema della virile femminità che abbiamo trovato in parte in Mariane e poi in Clorinda. I primi cinque libri dell'opera sono dedicati al momento del teatro, da quello dei burattini (Puppenspiel) a quello delle compagnie girovaghe (Wanderbühne, dopo aver abbandonato la casa paterna, egli opererà all'interno di una di esse), per poi allontanarsi per proseguire la sua Bildung in una direzione diversa.
Il teatro tedesco
Abbiamo già parlato del teatro tedesco (non esiste), se proprio vogliamo l'unico che esiste è quello della farsa carnevalesca (scritta in tedesco, ma non esisteva un teatro in lingua tedesca, spesso erano modelli recitati in francese). Goethe affronta dunque la problematica del teatro tedesco: esso deve essere rivolto a tutte le classi sociali, e deve essere in lingua tedesca. Nasce all'interno del pietismo una letteratura che arricchisce notevolmente la lingua tedesca. La lingua tedesca all'inizio del Settecento è una lingua con forti regionalismi. Il tedesco si sviluppa in modo diverso dall'inglese, cambia pochissimo rispetto alle altre lingue, è una lingua creata a tavolino e che con molta difficoltà abbandona certi usi molto alti.
Prima parlavamo della Scena Tedesca, l'autore è Johann Christoph Gottsched, una figura importante in quanto uno dei primi riformatori del tedesco che, con grandi meriti e rigidità, compie un primo passo verso il teatro nazionale. Egli nasce nel 1700 a Königsberg, per poi spostarsi a Lipsia nel 1766, dove insegna poetica, metafisica e logica. Egli è il primo intellettuale che si impegna in un doppia riforma, quella della lingua tedesca e del teatro. Scrive un'opera che si occupa sia di grammatica che di lessico (Deutsch Sprachkunst), ed il suo obiettivo è creare una lingua unitaria al di là dei regionalismi. L'idea è di eliminare una serie di testi che sembrano incomprensibili, o comunque mantenere varietà dialettali e stabilire le basi per una lingua che sia standard.
Gottsched è però ancora fortemente legato ai modelli di tipo francese, per cui con lui non arriviamo ancora l'idea di teatro nazionale tipicamente tedesco. Scrive il Critische Dichtkunst, un manuale per scrivere testi corretti e improntati al buongusto, la sua funzione è didattica e pedagogica. La Deutsche Schaubühle è una raccolta in 6 volumi di drammi di autori diversi, è un teatro ancora tradizionale. Lui stesso scrive all'interno un'opera, nominata nel Wilhelm Meister, Der sterbende Cato (Il morente Cato), in cui ribadisce le teorie aristoteliche: sono importanti le tre unità di tempo, la purezza formale, i personaggi illustri e la tragedia genera il pianto. Per quanto riguarda la commedia, il modello è ancora...
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