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DIRITTO DEI BENI CULTURALI
2018/2019
Prof Videtta
28 Settembre
Lezione 1
Cosa significa oggi in Italia che una res appartiene al patrimonio culturale? A cosa dobbiamo fare
riferimento? I riferimenti fondamentali, le fonti a cui noi faremo riferimento, sono:
NORMATIVA STATALE
• - dlgs 42/2004. Codice dei Beni
Testo fondamentale che abbiamo oggi in Italia e si chiama
Culturali e del Paesaggio, perché a partire dal 2004, cioè dall’entrata in vigore di questa
normativa, il concetto di bene culturale è un concetto composito che ingloba in sé i beni
culturali e i beni paesaggistici. Poi vedremo che in realtà, il Codice è diviso in due parti - una
che riguarda i beni culturali e una che riguarda il paesaggio - e hanno discipline differenti,
visione unica della culturalità.
competenze differenti, però fanno tutte parte di una
- regolamenti governativi che integrano e specificano la normativa statale.
LEGGI REGIONALI. Vedremo come è ripartita la competenza legislativa Stato-Regioni in
• riforma del 2001,
materia di beni culturali, ma vi anticipo come dalla in materia di beni culturali
la competenza legislativa di Stato e Regioni è ripartita in questo modo:
- allo Stato va la competenza legislativa esclusiva a dettare norme in materia di tutela
- alla competenza concorrente Stato-Regioni va invece la materia della valorizzazione
Quindi, fin da questa prima osservazione noi possiamo facilmente capire come affianco delle leggi
statali avremo necessariamente delle leggi regionali, perché in materia di valorizzazione il Codice
si limita a dettare dei principi, mentre voi vanno nel dettaglio dalle Regioni secondo al tipica regola
della competenza concorrente.
COSTITUZIONE, ha due articoli importanti, anzi tre, che parlano di beni culturali:
• Titolo V
• art 117 ha la funzione di ripartire la competenza legislativa fra Stato e Regioni.
• art 118 si occupa di funzioni amministrative.
• Quindi, queste sono norme potremmo dire di tipo organizzativo in senso ampio.
Art 9 che introduce in Costituzione la promozione della cultura e la tutela del patrimonio come
• valori costituzionali.
FONTI SOVRANAZIONALI, soprattutto le Convenzioni dell’UNESCO
• Convenzione di Parigi del 1972 ha introdotto il sistema delle famose liste UNESCO, i “beni
• UNESCO”, cioè è la Convenzione intitolata alla protezione del patrimonio mondiale
dell’umanità.
FONTI EUROPEE. In realtà l’Unione europea non è che si occupi tantissimo del problema della
• cultura e del problema dei beni culturali, diciamo che non c’è una grandissima interferenza col
circolazione extra nazionale e
diritto statale. Si occupa di temi molto specifici, come la
sopratutto extra comunitaria, cioè l’esportazione al di là dei confini dell’Unione, e di poche altre
la creazione e il sostegno ad attività
cose. Oppure è una normazione che, ad esempio, ha di mira
culturali comuni, però non si occupa tanto di tutela nello specifico di patrimonio culturale.
Quindi, questo è un po’ il panorama generale. culturalità:
Ieri ci siamo occupati un po’ di introdurre il tema della ci siamo chiesti cosa significhi
“bene culturale”, cosa significhi “patrimonio culturale”, abbiamo accennato al fatto che il diritto si
trovi in difficoltà ad avere a che fare con un concetto così friabile, evanescente come è la cultura.
E abbiamo anche detto come le fonti in gioco spesso e volentieri adottino dei sistemi di
individuazione differenti, quindi abbiamo un’idea di “culturalità” parzialmente differente. Questo
perché ogni fonte specificamente è deputata a regolare degli aspetti particolari. Fa eccezione il
sistema nostro, interno, italiano, costituito da
- Codice dei beni culturali
- leggi regionali sulla valorizzazione
- decreti governativi regolamenti ministeriali
e d’integrazione e d’esecuzione
Quello è un sistema che adotta la stessa idea di “culturalità”, e fa riferimento allo stesso criterio di
individuazione. 2 di 110
“Culturale” da dove viene fuori giuridicamente? Chi è stato il primo a parlare di bene con
l’aggettivo “culturale”?
Il “bene culturale” viene fuori dal diritto internazionale, e viene fuori dal diritto internazionale di
guerra. C’erano già stati dei testi a metà del 800, possiamo fare riferimento come momento di
nascita di un’attenzione specifica a livello internazionale per il bene culturale tra la fine del 1800 e
i primi del 1900, dove si collocano i primi trattati internazionali che fanno menzione di un dovere di
attenzione particolare nei confronti di cose che hanno un carattere culturale.
In realtà, in quest’epoca non c’è ancora un vero e proprio concetto di bene culturale, così come lo
intendiamo oggi, perché nelle convenzioni dell’inizio del 1900, e in particolare in una
Convenzione del 1907 internazionale dell’Aja del 1907 su leggi ed usi della guerra
[Convenzione
terrestre], si riconosce effettivamente che per la prima volta i beni di interesse culturale sono
meritevoli di una particolare tutela, ma non c’è una vera definizione di bene culturale, e non c’è
una vera normativa specifica su questi beni, perché vengono un po’ raggruppati assieme ad altri
beni che sono meritevoli di tutela. assedi e bombardamenti devono essere presi tutti i
Nella Convenzione si legge che “Negli
provvedimenti necessari per risparmiare, quanto è possibile, gli edifici consacrati al culto, alle arti,
alle scienze, alla beneficenza, i monumenti storici, gli ospedali ed i luoghi ove trovansi riuniti gli
ammalati e i feriti, a condizione che essi non siano adoperati in pari tempo a scopo militare.”
Vedete come non è una convenzione sui beni culturali o sul patrimonio culturale, è una
Convenzione con cui si predica un’attenzione particolare per alcuni beni considerati sensibili, più
vulnerabili, come non solo gli edifici di culto, ma anche gli edifici monumentali, gli edifici che
contengono beni culturali, però anche gli ospedali per esempio, gli edifici consacrati alle scienze,
alla beneficienza, i luoghi dove si mettono gli ammalati e i feriti. Quindi vedete che questa
Convenzione è la prima che significativamente fa riferimento anche alla categoria di beni che a noi
interessa, ma non prevede una disciplina tutta sua, la accomuna ad alcuni altri beni sensibili.
Monastero di Montecassino
Montecassino è un’abbazia in provincia di Frosinone, a sud di Roma, che si trova su una collinetta
di 500m più o meno, variamente distrutta nei secoli, da terremoti, da incidenti di carattere vario. È
diventata agli inizi del ‘900 una abbazia di stile barocco-napolentano.
Perché è importante Montecassino? Siamo nel 1944, fine della guerra, gli Alleati devono entrare in
Roma, Montecassino è in una posizione strategica straordinaria in quanto posto di avvistamento
fantastico. Allora, tra le truppe alleate comincia a circolare la voce che Montecassino fosse un
avamposto tedesco, con il quale i tedeschi in pratica erano in grado di avvistare l’arrivo delle
truppe nemiche e di frenare l’avanza su Roma. E quindi Montecassino è da bombardare, è da
distruggere per evitare che qualcuno ci si insedi e bloccare così l’avanzata degli Alleati.
Montecassino è un’abbazia rigogliosa, pienissima di tesori antichi, di quadri, di miniature, di opere
d’arte, e ad un certo punto viene fatta oggetto di un bombardamento pazzesco e viene rasa al
suolo. Non era effettivamente un avamposto tedesco, morirono decine di migliaia di persone da
entrambe le parti, tantissimi civili perché poi i civili delle zone limitrofe si erano rifugiati a
Montecassino pensando che non sarebbe mai stata bombardata.
C’è da dire la verità perché qui abbiamo un debito culturale verso i generali tedeschi, i quali
supponendo che ci sarebbe stato un bombardamento, ad un certo punto avviamo un’operazione
di spostamento di tutti i tesori d’arte contenuti a Montecassino e li fanno trasportare in Vaticano.
Quindi noi, grazie a questa operazione, conserviamo ancora i tesori che a Montecassino erano
conservati.
Nei morti che vennero trovati dopo il bombardamento non c’erano effettivamente soldati tedeschi,
ma c’erano solo civili che si erano rifugiati e i monaci dell’Ordine di Montecassino.
Qui avevamo vigente ancora il diritto di questa Convenzione del 1907, non c’era una normativa
specifica in materia di beni culturali, in ogni caso la Convenzione del 1907 si applicava soltanto
nel momento in cui tutti gli stati in guerra l’avevano sottoscritta. Ne bastava uno che non l’aveva
sottoscritta e la Convenzione non si applicava.
È un momento abbastanza topico: infondo, il fatto che la protezione e l’idea di bene culturale
come idea particolarmente sensibile sia nata nel diritto internazionale in tempo di guerra è
abbastanza significativo, perché il bene culturale è uno di quei beni che in tempo di guerra è più
vulnerabile: è vulnerabile se immobile, perché ovviamente può essere oggetto di bombardamento;
è molto più più vulnerabile se mobile, perché è fonte di ricchezza e quindi trafugare e
commerciare. L’avete visto anche nei conflitti più recenti: avete visto sicuramente il caso di
Palmira, che qualche anno fa è stata presa dall’ISIS e distrutta, e l’archeologo che dirigeva il sito è
stato giustiziato dall’ISIS. In realtà perché è stato giustiziato? È stato giustiziato perché lui aveva
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provveduto a nascondere tutti i tesori mobili, e non ha voluto dire dove li aveva nascosti, dove
erano stati portati. Quindi lui si è fatto ammazzare pur di non consegnare nelle mani dei terroristi il
tesoro di Palmira. Quindi il sito archeologico è stato distrutto - ora so che lo vogliono ricostruire,
c’è stato un impegno internazionale per la ricostruzione di Palmira. Il patrimonio artistico-mobile è
una fonte di reddito pazzesca, è una fonte tra l’altro in tanti casi di grande valore e facilmente
trasportabile, perché ci sono anche pezzi molto piccoli che vengono composti e poi ricomposti da
altre parti. Quindi è una fonte di ricchezza molto importante, parte che gran parte delle attività
dell’ISIS siano finanziate grazie al traffico di oggetti d’arte, di oggetti archeologici.
Quindi vedete come in tempo di guerra il patrimonio culturale sia particolarmente vulnerabile.
L’idea della distruzione dei beni culturali è un’idea che è molto ampia, è molto ampia e ci fa
vedere quanto è vulnerabile il nostro patrimonio culturale. Viene distrutto, disperso, commerciato
perché ha un valore economico, viene distrutto perché vuol dire colpire l’economia del paese
(pensate se distruggessero Firenze o distruggessero Venezia), è chiaro che si distrugge non
soltanto la memoria di un paese, ma si distrugge l’encomia di un paese. E poi si distrugge perché
significa colpire al cuore una popolazione, l’identità. 1954,
Alla fine della Seconda Guerra viene creata la prima convenzione internazionale, nel che è
Convenzione dell’Aja, prima vera e propria convenzione internazionale per la
la cd che è la
protezione del patrimonio culturale in tempo di guerra. Quindi è una Convenzione
specificamente dedicata al bene culturale e al patrimonio culturale. Siccome è la prima
specificamente dedicata a questo tema, si pone il problema di definirlo questo bene culturale, che
è un po’ il tema da cui siamo partiti oggi: come si definisce? Come lo definiamo? E qua ci
possiamo collegare facilmente a quello che abbiamo detto ieri, e cioè si cerca di dare una
definizione che collega l’importanza e la meritevolezza di ciò che è culturale di un trattamento
specifico, perché ciò che è culturale si aggancia all’entità. Quindi per la prima volta una
Convenzione si preoccupa di dare un qualche tipo di definizione.
danni arrecati ai beni culturali, a qualsiasi popolo
Nel preambolo della Convenzione si legge che “i
essi appartengano, costituiscono danno al patrimonio culturale dell'umanità intera, poiché ogni
popolo contribuisce alla cultura mondiale”. C’è per la prima volta in un trattato internazionale
patrimonio dell’umanità,
l’idea di un che non esisteva ancora. La cosa se vogliamo interessa che
dimostra anche come il diritto è in difficoltà quando si occupa di questi beni, è che qua per la
prima volta viene definita l’espressione “bene culturale”, e viene definita in rapporto alla sua
appartenenza al “patrimonio culturale”, che però non è definito. E quindi qui ci dimostra la
difficoltà di chi deve fare una norma di dire ma culturale che cos’è? Anche perché pensate che
anche la Convenzione sulle liste UNESCO sul patrimonio mondiale è di vent’anni dopo, e quindi
non si poteva far riferimento a quello.
Quindi il bene culturale è definito come tale in ragione della sua appartenenza a un non meglio
definito patrimonio culturale che non è definito.
La cosa anche che è interessante è che qua abbiamo una convenzione che nello specifico si
occupa solo di questo, di questo tipo di categoria, e che usa l’aggettivo “culturale”. Nella
Convenzione del 1907 non si parlava tanto di “culturale”, si diceva edifici dedicati al culto, edifici
dedicati…, edifici monumentali, però non si faceva tanto riferimento alla categoria della culturalità
in genere. L’idea di un riferimento alla culturalità è importante perché la culturalità un po’ un
magro aggettivo, un macro aggettivo in cui ci sta un po’ di tutto: ci sta l’interesse artistico, ci sta
categoria aperta
quello storico, ci sta quello archeologico, ci stanno un po’ tanti, è infondo una
parlare di “culturalità”.
Tenete conto che noi in quest’epoca, siamo nel 1954, avevamo già delle leggi di settore, come
vedremo, abbastanza avanzate in questa materia, ma non parlavamo ancora di bene culturale,
cioè non c’era ancora l’aggettivo “culturale”. Si usavano gli aggettivi “storico-artistici”,
“archeologici”, ma non la categoria della culturalità: passare alla categoria della culturalità vuole
dire qualche cosa di più, cioè vuole dire in definitiva fare riferimento a questa identità di cui
abbiamo parlato ieri, di cui stiamo parlando in questi giorni.
Mi rendo conto che per dei giuristi-positivisti sia difficile da cogliere tutto questo perché sembra
quasi più filosofia che diritto, però è così, cioè noi se vogliamo tutelarlo questo patrimonio
culturale, dobbiamo capire cosa vuol dire culturale e il legislatore deve poi fare delle scelte di
campo arrivato ad un certo punto, perché non può mettere una norma che dice tuteliamo il
patrimonio culturale, punto, perché altrimenti non si capisce che cosa si va a tutelare.
Per capire meglio questo riferimento ai popoli nella Convenzione e per capire meglio come si è
mosso il diritto internazionale e com’è maturata questa coscienza del legame tra l’identità e la
cultura che oggi diamo per scontata, però è frutto di una maturazione abbastanza lenta, che ci ha
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messo un secolo più o meno ad essere portata a compimento. È stato un percorso difficile, un
percorso di elaborazione di concetti nuovi, per nulla scontati, non era più il riferimento solo al
bello, solo al prezioso, solo alla cosa rara, ma era qualcosa di più.
Allora secondo me è interessante fare naturalmente riferimento all’UNESCO. L’UNESCO è
un’organizzazione dell’ONU, è stata istituita alla fine della Seconda Guerra, le prime riunioni per
l’istituzione dell’UNESCO sono addirittura precedenti alla fine della guerra. L’UNESCO viene un
guerre nascono
po’ istituta, se voi andate a vedere il Preambolo dell’atto costitutivo dice: “le
dall’animo degli uomini, ed è l’animo degli uomini che deve essere educato alla tutela della pace;
l’incomprensione reciproca dei popoli è sempre stata, nel corso della storia, all’origine del
sospetto, della sfiducia e dei disaccordi”. Cioè l’UNESCO nasce un po’ allo scopo di fare in modo
che si incrementassero delle strategie e delle attività perché i popoli si conoscessero meglio.
Adesso, voi studiate in un momento di globalizzazione piena, voi siete abituati a viaggiare,
conoscete grazie a internet: avete una facilità che è diversa da quella che si aveva, soprattutto
quando ci trovavamo nel secondo dopoguerra. Oggi c’è una facilità diversa, per voi pensare alla
necessità di prevedere un’istituzione internazionale che si preoccupi di favorire la conoscenza
reciproca dei popoli al fine di incrementare delle strategie di pace sembra una scemenza
colossale, però voi vi dovete collocare in un’altra epoca, in cui si viaggiava meno, in cui ci si
conosceva meno, si conoscevano meno le tradizioni, e la mancata conoscenza dello straniero,
quello che è diverso da noi, istintivamente, genera preoccupazione, sospetto, disaccordo.
Allora l’UNESCO nasce, siamo alla fine della seconda guerra, anzi in realtà alla fine dei due
conflitti che avevano dimostrato come le alleanze sui popoli che si basavano su ragioni politiche o
su ragioni economiche erano alleanze molto friabili, che potevano cade
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