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Appunti completi di Sociologia urbana

Appunti completi e revisionati di Sociologia urbana tenutosi dal prof. Alfredo Mela. Utilizzati da soli o insieme ai libri consigliati che permettono di passare l'esame.

Argomenti principali:
La sociologia urbana, il suo campo di studi, il suo ruolo nella ricerca interdisciplinare e la pianificazione.
- Genesi e sviluppo della città, l’urbanizzazione a scala mondiale.
-... Vedi di più

Esame di Sociologia urbana docente Prof. A. Mela

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ESTRATTO DOCUMENTO

E.V. Politecnico di Torino 2017-8

Obbiettivi dell’analisi

È uno strumento di origine aziendale, che si propone di identificare i soggetti che possono favorire

o ostacolare il progetto. Così come classificarli per importanza, centralità del progetto e tipo/grado

di influenza che danno.

Andranno poi definite delle strategie per relazionarsi con essi.

Metodo:

 Fare una lista degli stakeholder, con documenti, analisi, interviste, brainstorming…

 Classificarli in base alla centralità del progetto

Classificazione in base al potere e all’interesse

È uno schema ad assi cartesiani con le componenti: Potere e Interesse.

C’è chi può avere molto interesse ma poco potere e viceversa. In base a ciò, queste persone vanno

tenute informate, monitorare, tenute “a bada” o “gestite con cura” (Vedere slide).

Classificazione positiva o negativa sul progetto

I soggetti possono avere influenza e supporto.

Individuare le relazioni tra gli Stakeholder

È possibile rappresentare le relazioni come schemi tra i soggetti.

Scopi della stakeholder analysis nella pianificazione territoriale

(Vedere slide)

Può essere usata all’inizio per valutare le condizioni e definire le strategie. Durante il progetto per

eventualmente intervenire e alla fine per vedere com’è cambiata la situazione.

Gli stakeholder sono: cittadini, imprese, ONG, soggetti istituzionali, gruppi…

I “relais” sono persone che mettono in relazione reti di stakeholder diverse.

Circoli incapsulati

È un metodo di analisi che individua degli stakeholder e li classifica in circolo interno, circolo

intermedio, circolo esterno (Vedere slide).

Altra classificazione di stakeholder

In definitiva, è possibile classificare gli stakeholders in baso al coinvolgimento e all’interesse

(Vedere slide). 8

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Lezione 5

Industrializzazione e urbanizzazione

La relazione tra industrializzazione e urbanizzazione ha avuto un ruolo fondamentale dagli anni del

1800 fino agli anni ’60 del 1900. Ciò spiegava non solo la crescita demografica, ma anche le

caratteristiche socio-culturali delle città.

N.b: Inizio ‘800: tasso urbanizzazione è al 12%

Le scienze sociali fanno largo uso del termine “modernizzazione” per indicare un processo di

mutamento su larga scala. Gli aspetti principali sono individuati nello sviluppo industriale, nelle

istituzioni democratiche e la crescente scolarizzazione (viene meno il ruolo fondamentale della

religione, le società diventano più laiche).

Dal feudalesimo al capitalismo

Il feudalesimo è formata dalla figura dei feudatari, cioè nobili proprietari terrieri. È un sistema

gerarchico basato sul possesso del terreno. Spesso è un’agricoltura di autosussistenza.

Capitalismo:

Il capitalismo emerge in Europa tra il 16° e il 19° secolo, per poi affermarsi. C’è perciò un periodo di

incubazione molto lungo, che avviene diversamente nei vari paesi.

Uno dei primi paesi in cui il processo inizia è l’Inghilterra, che diventa importante in ambito navale

e inizia a fare le colonie, espandendo il mercato.

Uno dei primi settori che si espande in Inghilterra è la lana; molti proprietari terrieri perciò decidono

di far diventare dei pascoli i loro appezzamenti. Si riducono perciò le terre libere e si inizia la

recintazione dei campi.

Si creano così i lavoratori che lavorano per un salario, che vanno così a creare il mercato del lavoro.

Il surplus prodotto, viene reinvestito per aumentare ancora di più la ricchezza.

I beni sono destinati al mercato, “il valore di scambio prevale sul valore d’uso” (Marx). Il valore d’uso

è la capacità di soddisfare un bisogno. Il valore di scambio è invece il valore che ha una merce una

volta immessa sul mercato.

L’innovazione si divide in “di prodotto” e “di processo”.

 

Il processo quindi si può riassumere in: Denaro Merce Denaro’

(D’ si forma con D + il profitto).

Se il capitalista non reinveste cessa di essere un capitalista.

Industrializzazione

Il percorso verso l’industrializzazione è formato da tre vie: 9

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1. Percorso capitalistico-democratico: conduce alla democrazia parlamentare (U.K., USA, Paesi

Bassi…)

2. Percorso capitalistico-reazionario: apre la via alle dittature fasciste (Germania, Giappone…)

3. Percorso comunista: apre la via alla dittatura comunista (URSS, Cina…)

I paesi del secondo gruppo hanno avuto un impulso all’industrializzazione dal governo, questo

sistema però risulta debole perché (in Giappone) è stata molto rapida. Mentre nel primo gruppo

parte dal basso.

Variabile essenziale è la presenza della borghesia e dei suoi rapporti con l’aristocrazia terriera.

Dopo le prime tre ondate appena descritta abbiamo avuto nuove ondate della globalizzazione:

4. Transizione post-comunista

5. Le 4 tigri asiatiche (Taiwan, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong) e le tigri minori (Malesia,

Indonesia, Tailandia e Filippine)

6. Infine i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica)

Lezione 6

Continua Industrializzazione

Possiamo parlare di 3 rivoluzioni industriali

1. 1760-1830: telaio meccanico, macchina a vapore e industria tessile

2. 1870-1880: energia elettrica, petrolio e prodotti chimici

3. Anni ’70-’80: informatica ed elettronica

Attualmente si parla della quarta rivoluzione, l’industria 4.0: stampanti 3D, internet of things,

robotizzazione, autoapprendimento delle IA, nanotecnologie ed energie rinnovabili.

Differenti localizzazioni industriale

Inizialmente c’è una forte importanza dei corsi d’acqua, si creano canali, per sfruttarne la forza e

l’acqua.

Lo sviluppo delle ferrovie e della navigazione a vapore spostano poi le industrie in nodi portuali o

ferroviari

Infine, lo sviluppo su gomma porta alla creazione di sub-urbi delle grandi città, intorno ai nodi

autostradali.

Espansione delle città

L’esplosione urbana nei paesi industriali fa un grande salto tra il 1800 e il 1950.

Indicatori

Tasso di urbanizzazione: la % di popolazione che vive in zone urbane rispetto a quella totale. 10

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Tasso di crescita annuale della popolazione urbana: esprime in % l’aumento di quota della

popolazione urbana sulla popolazione totale in un anno.

Popolazione urbana

Per popolazione urbana cosa s’intende? Non c‘è una sola definizione, i paesi usano infatti criteri

diversi:

 Soglie di abitanti

 Importanza amministrativa

 Densità

 % addetti in settori non agricoli

 Combinazioni di due o più criteri

I tassi di urbanizzazione al 2017 sono molto diversi nelle zone del mondo: in media è del 54%, in

nord America è 81%, Europa 74%, asia 49%....

Mentre, i tassi di crescita urbana sono maggiori nei paesi sviluppati, a livelli mondiali è 0,8%, ma

rimane 1,6% per l’africa e 0,3% per Europa e USA.

Cause dei processi di urbanizzazione

Fattori di espulsione dalle campagne: emigrazione dalle campagne (rural push).

Fattori di attrazione urbana: fattori che attirano a migrare in città (urban pull).

Questi fattori sono: economici, politici, socio-culturali, ambientali.

Spiegazione esercitazione

Andrà fatta una stakeholder analysis nella zona d’interesse.

In primi andrà capito il grado d’interesse di questi stakeholder e classificarli in questo modo.

Dopodiché in base alle tipologie di soggetti andranno visti:

 Organizzazione strutturale

 Grado di centralità nel progetto

 Orientamento rispetto al progetto

 Grado di influenza nel progetto

È poi possibile fare uno schema in cui collocare gli stakeholder in base all’orientamento.

Il minimo lavoro richiesto è la prima slide con l’elencazione degli attori e l’inserimento nei cerchi

concentrici.

C’è poi una carta in cui è possibile segnare le relazioni interne agli stakeholder. 11

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I vari significati del termine “partecipazione”

Può essere inteso come:

 Presenza attiva di un soggetto/gruppo in un contesto sociale

 Presenza attiva/coinvolgimento in un processo decisionale

 Attivazione per la realizzazione di politiche/servizi/gestione e valorizzazione di beni comuni

I cicli della partecipazione in Italia

Possiamo distinguere tre cicli distinti alla partecipazione:

Il primo ha avuto luogo negli anni ’70: grandi movimento sociali e richiesta “dal basso” di avere un

ruolo nelle decisioni (in fabbrica, scuola e quartiere).

Negli anni ’90, dopo che l’EU diviene più influente abbiamo nuovi processi partecipativi di

coinvolgimento attivo dei cittadini in forme organizzate, da parte dell’EU, al fine di stanziamenti e

azioni locali. Il coinvolgimento è quindi top-down: cioè è un organo dall’alto che inizia un

coinvolgimento.

Dopo la crisi economica, l’UE cambia anche il modo di partecipazione urbana, nel 2010 nascono

nuove forme partecipative, basate sul coinvolgimento attivo dei cittadini, non solo sulla decisione

ma anche sulla gestione attiva dei beni comuni.

Regolamento di Bologna

Il Comune di Bologna ad un certo punta si dota di un regolamento per la collaborazione tra cittadini

e amministrazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani.

Questo regolamento specifica cosa sono i “beni comuni urbani”, definiti come “Beni materiali,

immateriali e digitali che si riconoscono essere funzionali al benessere individuale e collettivo,

attivandosi di conseguenza nei loro confronti”.

N.b: guardare sito Labsus dove c’è anche l’elenco dei comuni in cui esiste un regolamento come

quello di Bologna.

I cittadini attivi sono tutti quei soggetti, singoli, associati o riuniti in formazione sociali o

imprenditoriali che si attivano per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani.

Il patto di collaborazione è quindi il patto che si fa tra le amministrazioni e i cittadini attivi.

“La partecipazione è il coinvolgimento attivo in processi decisionali e nella valorizzazione dei beni

comuni di soggetti interessati ai loro effetti, in forme aggiuntive rispetto a quelle formalmente

previste dalle procedure della democrazia rappresentativa”.

L’idea di partecipazione pone l’accento sull’inclusione di figure “deboli” e di soggetti non

organizzati.

A livello regionale questi regolamenti ci sono solo in Toscana ed Emilia Romagna. 12

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Lezione 7

Continua Urbanizzazione

I tassi natalità maggiori attualmente sono in Africa e in alcune regioni dell’India-Iraq…

Fattori socio-culturali di attrazione ed espulsione dalle campagne

Paesi in via in di sviluppo:

 Rural push: assenza servizi di base e opportunità di migliorare la vita.

 Urban pull: presenza servizi di base e servizi specializzati; modelli di vita moderni.

Paesi sviluppati:

 Rural push: fattori analoghi, attenuati, che persistono nelle aree interne.

 Urban pull: fattori analoghi, attenuati, ma valgono solo per certe categorie di soggetti.

Fattori ambientali

Paesi in via in di sviluppo:

 Rural push: mancanza d’acqua, inondazioni, incendi e dissesto idrogeologico.

 Urban pull: anche in città ci sono problemi analoghi, ma è più facile che queste attirino flussi

di migranti ambientali.

Paesi sviluppati:

 Rural push: i problemi sono accentuati nelle zone interne, più fragili e disconnesse.

 Urban pull: ci sono più risorse per sopperire a questi problemi.

Distribuzione della popolazione nelle città: rank-size rule

Questa regola indica come si distribuisce (in modo ideale) la popolazione in base alla grandezza

delle città. P = P /x

x 1

 X è il rango della città (1 per le città con maggiore popolazione, 2 per le medie…)

 P è la popolazione di rango x

x

 P è la popolazione di rango 1

1

Bilanciamento

I paesi (o regioni) in cui la distribuzione nelle città si avvicina a quella prevista dalla rank-size rule

hanno una distribuzione bilanciata.

Molti paesi però (o regioni) hanno invece una città di rango 1 di gran lunga più popolosa di tutte le

altre città: essa chiamata “primate city”.

I due tipi di distribuzione dipendono da molte ragioni storico-politiche e geografiche.

Paesi bilanciati: Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Australia… 13

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Primate city: Francia, Argentina, Tailandia, Perù, Messico…

Cause possono essere la colonizzazione: Quella spagnola ad esempio è stata molto più accentrata

in poche città, quella britannica ha poi creato stati federali.

Città come fenomeno economico

La città è spesso intesa come luogo di produzione e di mercato.

Secondo M. Weber, la città è un luogo in cui la popolazione vive principalmente di redditi industriali

e commerciali; un insediamento stabile di mercato, a servizio anche della popolazione non

cittadina.

Altre caratteristiche sono la autocefalia: cioè ha alcune una parziale autonomia istituzione e

politica e una forma di associazione che la esprima.

L’evoluzione della città industriale

Le città industriali hanno avuto caratteristiche diverse in base all’evoluzione delle forme di

produzione e delle tecnologie.

Le cosiddette “Onde di Kondrat’ev”: rappresentano i cicli economici e lo sviluppo di innovazioni:

Ogni onda dura 50-70 anni, sono divise in 4 fasi, a cui si danno i nomi delle stagioni.

Fase fordista

Questa fase domina i paesi capitalistici e va dagli anni ’20 agli anni ’70.

Il fordismo si basa sull’organizzazione scientifica del lavoro. Applica quindi i principi del Taylorismo:

 Separazione delle attività direttive da quelle esecutive.

 Ogni lavoratore si specializza nel compiere una singola azione: la catena di montaggio.

 Mancata comprensione da parte del lavoratore del significato del proprio lavoro.

L’idea venne a Ford quando andò a visitare un macello.

I principi del fordismo sono:

 Standardizzazione del prodotto (inizialmente di più, andando avanti, sempre meno).

 Riduzione dei tempi del ciclo produttivo

 Produzione di massa

 Riduzione dei prezzi del prodotto al crescere del volume di produzione

 Possibilità per il lavoratore di acquistare prodotti industriali, ampliando il mercato

Conseguenze sociali del fordismo:

 Ampliamento dell’occupazione di operai di massa

 All’inizio forte turn over

 Incentivi: salario leggermente più alto (Ford inserisce il salario di 5 $/h)

 Orario di lavoro massimo di 8 ore (prima era maggiore) 14

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 Separazione tra operai e impiegati

 Introduzione di alcuni servizi sociali per i lavoratori

Lezione 8

Continua Fordismo

Ciclo della crescita economica

Si crea un ciclo di crescita dell’economia: la crescita delle grandi imprese fa crescere l’occupazione

e il reddito dei lavoratori, ciò porta alla crescita dei consumi di massa (e si torna al punto di

partenza).

Nel mentre c’è quindi un aumento della tassazione che dà la possibilità di sviluppare i servizi

pubblici.

Il mercato che cresce di più è quello dei beni durevoli. Di solito queste fabbriche erano su un unico

piano, alcuni però erano multipiano (Es: Lingotto).

Il fordismo nella città

Nelle città tutto questo porta a grandi insediamenti produttivi, l’esigenza per l’azienda della

vicinanza ad una grande città, esigenza di forza lavoro non specializzata, ma anche di tecnici.

Servono inoltre infrastrutture di trasporto, energia, servizi finanziari e borse…

Teoria della polarizzazione industriale

Nel 1949 Francois Perroux introduce l’idea di “Poli di crescita”: parla di un polo di crescita, che è

rappresentata dall’impresa motrice (Es: Ford). Attorno a questa azienda motrice si creano altre

imprese complementari.

Le imprese complementari possono essere “a monte” (cioè fanno pezzi che servono all’impresa

motrice), e “a valle” (trasformano il prodotto dell’impresa motrice, Es: Abarth). Queste imprese

sono normalmente di piccola o media dimensione, e sono completamente dipendenti dall’impresa

motrice.

I poli derivati sono invece aziende che inizialmente dipendono dall’azienda motrice, ma che poi

acquistano dimensioni tali da diventare indipendenti (Es: industrie gomme: Pirelli, Michlein…)

Processi di polarizzazione spaziale

La localizzazione dell’impresa motrice fa crescere l’occupazione della popolazione, nel mentre si

sviluppa una rete di attività complementari e sviluppo di servizi.

Caratteristiche della città Fordista

Questa fase ha il suo culmine nel secondo dopoguerra. Ci fu una forte immigrazione nei poli

industriali dalle regioni sviluppate e dalla campagna, così come dai paesi europei e dalle ex-colonie.

Per esempio dagli anni ’50 al 1973 ci sarà una forte immigrazione di 14 milioni di persone, tra cui

italiani, spagnoli, greci, successivamente turchi e yugoslavi. 15

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Circa 11 milioni ritornarono, gli altri si stabilirono in Germania.

Le città fordiste hanno una forte concentrazione di classe operaia, ciò provoca una crescita dei

suburbi e un forte squilibrio tra centro e periferia. C’è anche una mancanza di servizi sociali nella

fase di forte immigrazione e l’impegno dello Stato per la creazione di servizi e la costruzione di case.

Sociologia nella città fordista

La città fordista del XX secolo è il culmine della società industriale, vista come luogo di progresso e

razionalità. Ma anche un luogo del conflitto e di mediazione, così come omologazione.

Vedere la crescita di Detroit, che passa da 200k di abitanti del 1900 a 1500k nel 1930, dal 1950 però

inizierà a decrescere (ma crescerà quella nell’area metropolitana). In USA questa crescita delle città

è molto più rapida rispetto ai paesi europei.

Non solo fordismo

Non tutte le città sviluppate hanno avuto caratteri fordisti, abbiamo varie tipologie:

 One company town

 Multi-company town

 Città con valenza universitaria, culturale e amministrativa (città capitale)

Lezione 9

La crisi del fordismo

Questo modello entra in crisi a metà anni ’60 e ciò si rende evidente nel decennio successivo.

Le cause sono molteplici:

 Fattori internazionali: crisi petrolifera del 1973 e aumento dei prezzi delle materie prime

 Rivoluzione microelettronica

 Movimenti di protesta radicali dei lavoratori: i modelli d’integrazione fordisti non funzionano

più

Post-fordismo

Nascono le tecnologie di micro-elettronica e si assiste ad una robotizzazione di molti segmenti

produttivi.

Attualmente i robot industriali sono 1,8 milioni e il 70% è concentrato in 5 paesi: Germania, USA,

Cina, Giappone e Corea del Sud (dove ci sono 4,3 robot ogni 100 operai). Il 43% di questi robot è

utilizzato in ambiente automotive. Attualmente si prevede che entro fine secolo il 70% dei lavori

saranno automatizzati. 16

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Inoltre, diventa sempre più importante il ruolo della finanza nella produzione di ricchezza: nel 2013

il suo valore si attestava a 993'000 miliardi di dollari, pari a 13 volte il prodotto lordo mondiale.

Bauman

Zygmut Bauman parla di volatilità e capacità di spostamento di capitali come fonti di potere. Ciò

porta ad un disequilibrio strutturale tra potere politico e finanziario.

“I poteri finanziari sono liberi di investire e disinvestire ovunque vogliano e in qualsiasi momento,

bistrattando anche la politica, che non ha più alcun potere di condizionare o obbligare i poteri

finanziari a investire o disinvestire da luoghi precisi”.

Lezione 10

Continua Post-fordismo

Dopo il fordismo si assiste ad una finanziarizzazione dell’economia, aumenta la volatilità e capacità

di spostare capitali e industrie: il potere politico perciò riesce sempre meno a controllare quello

economico.

Abbiamo un crescente ruolo delle multinazionali, dirette da un gruppo molto ristretto di manager

ad alto livello (e alto reddito), con obbiettivi di massimizzare a breve termine i profitti

(iperborghesia).

Si assiste anche alla globalizzazione dei flussi finanziari e delle merci, ciò provoca una

delocalizzazione delle attività produttive e una maggiore flessibilità del lavoro.

Nelle economie più sviluppate, durante gli anni ’80-’90 abbiamo una riduzione degli operai, in

particolare di quelli de-qualificati.

Aumenta anche la concentrazione della ricchezza, trend che era diminuito durante gli anni ’50-’60,

ma che dopo gli anni ’80 risale: ciò provoca un aumento delle disparità sociali.

Un indicatore di disuguaglianze è il “coefficiente Gini”: che è 0 quando c’è un’equità perfetta di

redditi, 1 ha il massimo di disparità. In Italia dal 2007 al 2014 è passato dal 0,313 al 0,325. Il divario

di reddito medio tra il 10% più ricca della popolazione e la 10% più povera è di 11,4 a 1, contro il 9,4

a 1 di altri paesi europei.

L’economia della conoscenza

L’attuale nuova economia post-fordista è spesso definita “economia della conoscenza”, cioè il tipo

di sistema economico in cui le attività si sviluppano e creano reddito non solo dal punto di vista

produttivo, ma anche dalla quantità di conoscenza che sono racchiuse nei prodotti e servizi.

La conoscenza può essere comunque classificata in:

 Codificata: è quella conoscenza che si ottiene tramite apprendimento: scuole, università,

corsi… a vari livelli. 17

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 Tacita (implicita/diffusa): è una conoscenza di carattere più pratico, principalmente basata

sull’apprendimento di abilità pratiche, spesso si trasmette con interazioni informali (ad Es.

nelle imprese quando si insegna ai nuovi dipendenti), può essere face-to-face o online.

Altra classificazione è:

 Know-what: riferito alla conoscenza di

 fatti (dati, statistiche…), da fonti come libri, database, siti web…

 Know-why: riferito alla conoscenza della ricerca scientifica

 Know-how: riferito a competenze pratiche, come risolvere problemi…

 Know-who: è l’informazione su chi è competente in un certo settore

Nelle società e imprese queste conoscenze sono importanti, aumenta di rilevanza in lavori ad alto

contenuto cognitivo. Spesso ciò capita nelle città, dove magari si perdono quantità di posti di lavoro,

ma ne si mantiene la qualità.

Capitalismo della conoscenza  

Un tempo il ciclo di Marx era: denaro merce denaro

 

Oggi è: denaro conoscenza denaro

Comunque si mantiene il fondamentale ruolo del lavoro e la ricerca dei bassi prezzi di produzione.

Teoria delle classi creative

È stata creata da Richard Florida negli anni ‘2000.

La teoria si incentra sul successo di un’area, la cui variabile fondamentale è il capitale umano: i

cosiddetti “gruppi creativi”.

Durante l’età fordista invece il fattore di successo era il raggruppamento di imprese e massa di

lavoratori.

La classe creativa è un insieme di soggetti altamente qualificati, capaci di creare e innovare. Il cuore

di questa classe saranno: scienziati, ingegneri innovatori, professori universitari, addetti ICT,

ricercatori, architetti, artisti…

Una cerchia più larga invece contiene soggetti che applicano le procedure standard che però

richiedono un alto grado di conoscenza e che sono capaci di adattarle alle varie situazioni, come:

addetti di finanza, al marketing, consulenti legali, professioni di cura…

Questa classe creativa si attrae non solo con i posti di lavoro, ma anche con la qualità della vita che

la città offre. Il successo di un territorio dipende alla concentrazione di gruppi della classe creativa,

che riescono ad attrarre investimenti.

Le “3 T” dello sviluppo economico

I tre fattori che attraggono la classe creativa sono:

 Talento: presenza di popolazione con elevate specializzazioni e livelli culturali

 Tecnologia: concentrazione di attività economiche innovative 18

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 Tolleranza: tolleranza verso diversi stili di vita e “i diversi”

Possibili indicatori di tolleranza sono:

 Melting pop index: presenza di diverse etnie

 Gay index: tolleranza verso diversi orientamenti sessuali

 Bohemian index: cioè persone che vivono diversamente

Il ruolo dello spazio nell’economia post-fordista

Abbiamo dei vantaggi e svantaggi che influiscono sulla localizzazione delle attività nella società

post-fordista.

C’è il ruolo delle economie di scala: cioè vantaggi legati alla dimensione, il costo unitario di

produzione infatti diminuisce con l’aumentare della produzione (in un certo intervallo).

Nel fordismo quindi queste economie favoriscono la nascita di grossi stabilimenti nella stessa

localizzazione.

Nel post-fordismo questo si riduce di importanza: le imprese crescono a livello finanziario, ma si

organizzano “a rete”, quindi tendono a non concentrare tutto nello stesso stabilimento, per

rimanere flessibili e adattarsi al mercato.

Economie esterne

Mentre le economie di scala sono interne all’impresa, quelle esterne sono vantaggi di cui l’impresa

gode ma che non genera essa stessa, ma dipendono dal contesto.

Economie di localizzazione: comportano vantaggi tra le attività economiche dello stesso settore

industriale localizzate nello stesso territorio. Le imprese perciò dello stesso settore tendono a

collocarsi vicine, perché si crea manodopera specializzata, sviluppo di imprese fornitrici di servizi,

scambio di informazioni, partnership per R&D…

Economie di urbanizzazione: si riferiscono ai vantaggi di trovarsi vicino a imprese di altri settori, ciò

favorisce lo sviluppo di mezzi di trasporto, infrastrutture…

Perciò l’importanza della localizzazione spaziale è sia aumentata che diminuita:

 Aumentata: specie nelle attività creative e innovative, queste hanno bisogno di città vive e

dinamiche…

 Diminuita: in molti casi diminuisce, perché per esempio si riducono i costi di trasporto…

Abbiamo un ruolo crescente delle Economie di scopo (scope economics): i costi unitari di

produzione diminuiscono con l’aumentare della diversificazione di beni e servizi prodotti

dall’impresa (Es: fabbriche di scarpe da uomo poi cambia segmento e fa anche quelle da donna),

inoltre le competenze favoriscono la diversificazione. 19

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Lezione 11

Continua città post-fordista

Abbiamo visto come durante questo periodo c’è una decentralizzazione delle attività produttive.

Rimangono però nelle aree metropolitane i centri direzionali delle imprese; inizialmente nei

suburbi (negli edge city) oggi però tendono a ritornare nel centro (nelle città americane spesso il

centro non è la zona più “di pregio”).

N.b: Edge city= città bordo

Il “centro” all’estero può essere inteso in due modi:

 CBD= Central Business District, può essere situato in centro città (Es: Londra, New York) o

decentrato (Es: Parigi).

 Down Town= altro modo per intendere il centro, meno pregiato.

Dagli anni ’80 in poi si creano ondate di gentrification.

Notare come 6 città possiedono ben 68 centri direzionali delle grandi corporation: queste sono

dette città globali e sono New York, Londra, Parigi, Tokyo, Pechino e Mosca. La maggior parte di

queste città sono capitali.

Comunque, alcuni paesi come gli USA e la Germania hanno una maggiore diffusione nel paese dei

centri direzionali.

Indice di sviluppo umano (ISU): è un indicatore di sviluppo lanciato da un’agenzia dell’ONU, che

cerca di classificare i paesi non solo dal PIL, ma tiene conto anche della speranza di vita e al livello

d’istruzione.

L’importanza del settore terziario

La città post-fordista ha un’economia prevalentemente sul settore terziario, e queste città fanno da

poli di attrazione del settore dei servizi:

 Servizi qualificati: servizi con maggiore qualificazione come finanza, assicurazione,

marketing, ICT, cultura, università e ricerca…

 Servizi non qualificati: forza lavoro a bassa qualificazione come lavori domestici,

commercio…

Teoria della Global City

Teorizzata da Saskia Sassen nel 1991 e da un articolo del 2005.

Le città non sono tutte uguali: aumenta il divario tra le città più importanti (ma non per forza più

popolose), per la loro concentrazione di potere e ricchezza e quelle con meno successo, tende ad

aumentare.

Solo alcune città possono perciò essere considerate globali, la cui economia è centrale a livello

globale, ma tende a sganciarsi da quella delle regioni circostanti. 20

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In un rapporto, si prevede che nel 2025 il 60% del PIL globale sarà fatto in città, di queste 577

saranno città di taglia media (150.000-10 M di abitanti).

Teoria della Dual City

Da M. Castells nel 1989, spiega come anche nei paesi più sviluppati e nelle global city ci sia un duplice

circuito economico (Es: a Wall Street abbiamo broker ma nel mentre ci sono venditori ambulanti di

cibo, lavoratori nei fast-food…):

Ad una grande crescita di attività qualificate, si affianca una crescita di “sweatshops”, cioè lavoro

a basso reddito e di manovalanza.

Altri lavori nel terziario a bassa qualificazione sono detti “macjobs”: baby sitter, guardie private,

autisti… Ci sono poi le occupazioni informali, dette “gypsy cabs” e illegali.

C’è poi la figura del “working poor”, cioè colui che lavora almeno 6 mesi all’anno, che però vive in

condizioni di povertà.

La partecipazione

La partecipazione può essere intesa con Paradigmi e Modelli.

Paradigmi

Abbiamo un ventaglio di idee sulla partecipazione: tre “stecche” centrali vanno ad indicare diverse

partecipazioni, le due sui lati indicano quelle che negano le partecipazioni:

1. Rifiuto elitario: il rifiuto sulla partecipazione arriva dai decisori (amministratori, tecnici…). I

motivi possono essere:

 Rifiuto di principio: mancanza di legittimazione

 Rifiuto pragmatico: si nega alcune forme di partecipazione per competenza di esperti, tempi

e costi…

2. Paradigmi organicistici: forme affermative della partecipazione che però danno alla stessa un

significato un po’ restrittivo, si intende perciò magari la partecipazione solo di stakeholder forti.

3. Paradigmi pluralistico-inclusivi: si intende una visione della società in cui si enfatizza la

molteplicità degli stakeholders, cercando di includere tutti. Con questo sistema emergono

anche molto le conflittualità.

4. Paradigmi conflittualistici: La partecipazione è un mezzo per rafforzare i soggetti deboli nel loro

conflitto contro strutture oppressive, bisogna favorire l’emergere delle posizioni dei poveri.

5. Rifiuto antagonistico: l’ultima categoria riguarda il rifiuto alla partecipazione, in questo caso

però sono gli stakeholders che rifiutano l’incontro. Questo può essere:

 Di principio: ideologie non conciliabili con la situazione, situazione di dominatori e

dominati…

 Condizionale: si sottopongono alla partecipazione cose di poco conto o dettagli, che non

interessano alle persone 21

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Lezione 12

Modelli di partecipazione

Modelli di Arnestein

Uno dei primi modelli è la Scala di Arnstein. In questo schema l’autrice mette in rilievo i diversi livelli

di partecipazione, in una scala da 8 gradini raggruppati in 3 blocchi.

Da 1 a 2 c’è una “non partecipazione” cioè c’è una falsa partecipazione: si propongono perciò

attività che sembrano dare partecipazione ai cittadini, ma che in realtà non lo è veramente.

Da 3 a 5 c’è una partecipazione di poco valore (simbolica) in cui si dà principalmente solo

informazione, mediazione e consultazione.

Da 6 a 8 c’è una vera partecipazione che conferisce potere ai cittadini, con un governo partecipato

etc.

Modello “a bersaglio”

Questo modello si distingue dagli altri perché rifiuta in primis di avere un unico modello

partecipativo: Non sempre un modello va bene in tutti i luoghi e non sempre serve il modello più

alto, bensì in alcuni casi è più appropriato un modello più basso.

Occorre inoltre tener conto del contesto spaziale e sociale, infatti il modello va cucito su questi due

assi.

Dimensione spaziale: è possibile vedere il mondo a varie scale, partendo dalla casa e salendo…

condominio, quartiere, città, mondo…

Dimensione sociale: abbiamo tre spazi; spazi privati, spazi pubblici locali e pubblici sovralocali. Su

questi spazi abbiamo 4 azioni possibili:

1. Comunicazione: ha obbiettivi come diffondere e informare la natura del progetto/piano e

creare la possibilità di ottenere feedback.

Gli strumenti sono: manifesti, newsletter, mostre, mezzi multimediali, incontri pubblici, siti

web, social network, attività outreach (attività svolte in modo decentrato).

2. L’animazione: questo tema richiama ad attività più con valenza artistica, l’obbiettivo è cercare

di coinvolgere i cittadini in senso emotivo, stimolare l’appartenenza ad un territorio, così

come dare un significato simbolico ad alcuni momenti chiave di un processo (Es: Posa della

prima pietra). Può essere fatto con il teatro di comunità, attività di arte pubblica, raccolta di

narrazioni sulla memoria storica, cantiere-evento, feste di quartiere.

3. Consultazione: Gli obbiettivi sono raccogliere esigenze, preoccupazione e proposte dei

cittadini e specifici gruppi coinvolti; cercare di far evolvere le posizioni iniziali verso le scelte

il più possibile condivise. Gli strumenti sono prevalentemente analitici, come questionari,

interviste, focus group, box delle idee… Altri strumenti più partecipativi sono tavoli tematici,

planning for real, open space technology, giochi di ruolo, giurie di cittadini… 22

E.V. Politecnico di Torino 2017-8

4. Empowerment: l’obbiettivo è far evolvere le capacità e le competenze delle persone, dei

gruppi e di un’intera comunità, così che possano comprendere piani, politiche e progetti.

Gli strumenti sono corsi di formazione, attività rivolte alle scuole, ai bambini, formazione di

anziani con le nuove tecnologie, corsi di lingue o incontri su temi specifici…

Un altro ingrediente, non sempre necessario è la mediazione: a volte può capitare che si generino

dei conflitti su elementi non tanto centrali ma laterali/marginali che bloccano il processo

partecipativo.

In questo caso ci sono anche delle figure professionali (i mediatori), a conoscenza del problema,

esterno alle due parti, che cercano di mediare.

L’escalation del conflitto:

Glasl nel 1997 ha individuato una scala di escalation del conflitto, che parte dall’ ”irrigidimento”

fino alla “rovina comune”.

Fasi del processo partecipativo

Lo schema tipo (che può però avere molte varianti) è così formato:

1. Valutazione ex ante

È una fase preliminare per verificare l’utilità e la fattibilità del percorso: qual è il valore aggiunto

che dà il processo partecipativo? Esistono conflitti e/o movimenti che chiedono la partecipazione?

Quali sono i soggetti da coinvolgere? Risorse disponibili/vincoli di tempo?

2. Progettazione del percorso

Quali sono i tipi di azioni più importanti nel contesto di riferimento? Qual è la migliore scala da

adottare? Trovare la migliore combinazione di attività volte alla comunicazione, animazione,

consultazione ed empowerment.

Definire poi un cronoprogramma (o diagramma di Gantt).

Lezione 13

Continua Processo partecipativo

Scelta dei metodi di coinvolgimento degli attori

Metodi a porta aperta: assemblee pubbliche, blog…

Selezione in base a criteri: focus group, tavoli ad invito, giochi di ruolo… Si crea un mini-pubblico

selezionato che possa rappresentare i vari gruppi di cittadini. Gli inviti sono fatti dal nucleo che

organizza l’attività partecipativa e ne sceglie i criteri. 23

E.V. Politecnico di Torino 2017-8

Selezione casuale: giurie di cittadini. Si crea un mini pubblico estraendo a sorte un certo numero di

cittadini che crea una giuria.

3. Fase diagnostica

Una diagnosi partecipata del contesto permette la costruzione di una visione comune.

Metodi diagnostici sono:

 Analisi SWOT

 Diagramma del campo di forze, diagrammi delle relazioni di potere

 Campagna di interviste, questionari

 Box di idee

 Mappe di comunità

 Parish mapping

 Community assets mapping

 Raccolte di documenti, immagini, narrazioni in forme partecipate

La community mapping è un processo con il fine creare una carta dove individuare le risorse

esistenti di una comunità, non tanto i problemi. Il fine è il cambiamento sociale, la rappresentazione

infatti crea coscienza e legami tra soggetti e organizzazioni.

4. Fase deliberativa o di valutazione

Si cerca di stimolare la progettualità diffusa, formando gli assi d’intervento. Successivamente si

individuano linee di azione (verifiche di fattibilità) e infine si scelgono le priorità e si

decidono/formulano le raccomandazioni. Per terminare si passa all’attuazione.

Successivamente c’è una valutazione in itinere o ex-post.

Metodi per la stimolazione per la progettualità diffusa

(Vedere slide)

Planning for real

È una società che vende un Kit per aiutare a fare un meeting iniziale con i facilitatori, costruire un

modello 3D, utilizzare carte per indicare trasformazioni e azioni e definire le priorità.

È particolarmente utile per quando ci sono progetti di trasformazione di un luogo ristretto per

arredo urbano etc. www.planningforreal.org.uk

Esempio di partecipazione simile è stata quella fatta a Mirafiori nel 2016.

Le azioni vengono poi inserite in una tavola con vari progetti/azioni. Per render più realistico il

“gioco” è stata inserita una finta valuta per poter capire meglio quali azioni fare. Si costruisce poi

un modello 3D della zona, sulla quale ogni cittadino nel proprio turno inserisce una carta con

l’azione, al turno successivo potranno poi cambiare l’idea; in questo modo si concentreranno spesso

le scelte in pochi posti. 24

E.V. Politecnico di Torino 2017-8

Open Space Technology (Harrison Owen)

E’ un altro modello adatto a gestire gruppi di ampi dimensione, necessita di un tempo adeguato

(un’intera giornata o un weekend). Si creano tavoli di discussione dei vari problemi.

Chiunque può partecipare, ma si impegna a partecipare all’intero evento.

I registi (facilitatori) enunciano quattro principi: chiunque venga va bene, ciò che accade va bene,

quando cominci va bene, ma quando finisci è finito.

C’è poi la “legge dei due piedi”: ognuno può spostarsi da un tavolo all’altro. E’ perciò necessario

avere uno spazio adeguato (tipo una palestra di una scuola, un grosso salone…). L’unica regola è

che chi ha proposto il tavolo deve rimanere in quel tavolo.

Infine c’è una redazione di un istant report finale.

Metodi di deliberazione o decisione

Possiamo fare delle giurie di cittadini e bilanci partecipativi.

Importante è che la giuria capisca cosa comporta tale scelta, a meno che non siano solo decisioni

indicative.

Giurie di cittadini

I cui attori sono cittadini (massimo 25), specialisti, stakeholders…

La giuria riceve in primis del materiale e dopo riceve le segnalazioni e i pareri. Il processo dura

giorni. Al termine vengono emesse delle raccomandazioni finali da inviare ai decisori.

Importante è il “contratto” iniziale tra i partecipanti a riguardo degli effetti pratici della decisione

assunta al termine del processo.

Economie alternative per le città post-fordiste

Sono trasformazioni in parte già in atto, ma che modificheranno sostanzialmente le città nei

prossimi decenni. Questi processi sono fortemente legati ai temi di sostenibilità urbana.

Lo sviluppo sostenibile è quello che permette alle generazioni attuali di soddisfare i propri bisogni

ma al contempo garantire che le generazioni future possano sostenere i propri bisogni.

Per far ciò sono necessarie politiche di vario tipo, fondati sui tre pilastri: società, ambiente ed

economia.

Dobbiamo tutelare l’ambiente ma al contempo creare un’economia durevole nel tempo. Bisogna

poi avere un sistema di sviluppo che distribuisca equamente la ricchezza, senza accentuare le

differenze. Anche la qualità della vita è essenziale.

N.b: Vedere per altre info il documento di Rio de Janeiro del 1992, oppure l’Agenda 21. 25


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Edo_Boo

PUBBLICATO

7 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi e revisionati di Sociologia urbana tenutosi dal prof. Alfredo Mela. Utilizzati da soli o insieme ai libri consigliati che permettono di passare l'esame.

Argomenti principali:
La sociologia urbana, il suo campo di studi, il suo ruolo nella ricerca interdisciplinare e la pianificazione.
- Genesi e sviluppo della città, l’urbanizzazione a scala mondiale.
- Economia urbana, globalizzazione, stratificazione sociale, competizione territoriale.
- Le politiche urbane: le trasformazioni del welfare, l’inclusione sociale, la sostenibilità, la qualità dello spazio pubblico.
- Culture urbane, postmoderno e globalizzazione, differenze e subculture, politiche culturali.
- Le dinamiche insediative e gli squilibri territoriali nelle aree metropolitane.
- Torino: la transizione verso il modello postindustriale, i piani strategici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edo_Boo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino - Polito o del prof Mela Alfredo.

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