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ECONOMIA POLITICA – MACROECONOMIA

Prof. Alberto Bucci

MICROECONOMIA MACROECONOMIA

Si occupa di allocare la risorse tra i singoli Si occupa di

Consumatori Produzione

• •

Imprese Inflazione

• •

Mercato Disoccupazione

• •

(risolve un tipico problema allocativo). Gli agenti macroeconomici non sono

Il principale problema della necessariamente gli stessi di quelli

microeconomia è capire la quantità di microeconomici. Un agente molto importante

domanda e di offerta. è GOVERNO => POLITICA FISCALE fissa le

imposte che influiscono in macroeconomia (in

microeconomia è studiato in maniera molto

marginale). Molto importante è anche la

politica monetaria (BCE). Le tasse influenzano

sia la produzione, sia la disoccupazione.

DISTINZIONE TEMPORALE

MICROECONOMIA MACROECONOMIA

BREVE = i fattori della produzione sono BREVE = la domanda aggregata è data

• •

considerati fissi e la produzione deve adeguarsi. Si

determina il PIL.

LUNGO = varia almeno un fattore della

• produzione, di norma il lavoro MEDIO = è possibile determinare i

• salari dati ai lavoratori, variano quindi

occupazione e disoccupazione perché

varia il salario

LUNGO = si determina il tasso di

• crescita del PIL, tasso a cui aumenta il

PIL nel corso del tempo

PRODUZIONE, DISOCCUPAZIONE E INFLAZIONE

Introduzione alla MACROECONOMIA

Cosa intendiamo per PRODUZIONE?

LA PRODUZIONE è intesa come AGGREGATA => non della singola impresa

• La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è il PRODOTTO INTERNO LORDO

(PIL); non è la sola, ma comunque è la più utilizzata e la più conosciuta.

Esistono 3 modi EQUIVALENTI (dal punto di vista del risultato) di definire il PIL di un’economia:

1. Valore dei beni e servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo (di solito un

anno)

Valore = prezzo x quantità

Finali = beni che si stanno utilizzando (auto, banco)

Si sommano tutti i valori dei beni e servizi finali.

2. Somma del valore aggiunto prodotto in un’economia in un dato periodo di tempo

Valore aggiunto = valore della produzione al netto del valore dei beni intermedi utilizzati nella

produzione stessa (acciaio).

3. Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo:

Imposte indirette/sulle vendite: redditi del governo

• Redditi da lavoro: salari

• Redditi da capitali: profitti delle imprese

La somma di tutti questi redditi da il PIL.

IL PIL REALE E IL PIL NOMINALE

PIL NOMINALE

• (dell’anno).

Somma delle quantità dei beni finali valutati al loro PREZZO CORRENTE

La sua crescita dipende da crescita della produzione nel tempo

 aumento dei prezzi dei beni nel tempo

PIL REALE

• (prezzo di un anno determinato =

Somma delle quantità dei beni finali valutati a PREZZI COSTANTI

PREZZO ANNO BASE = lo sceglie l’istituto di statistica). La differenza sta nel prezzo a cui valutiamo i

beni e i servizi finali.

Se varia l’anno base, i risultati del PIL reale sono diversi

 solamente variazioni di quantità

 La crescita dipende da

Se si vogliono confrontare paesi diversi (differenziali di crescita) si deve considerare

 il PIL

perché interessa capire se la differenza è imputabile alla quantità (quale paese riesce

reale

a produrre di più).

Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto

della crescita dei prezzi.

€ Y = PIL NOMINALE al tempo t (in termini di euro)

t

Y = PIL REALE al tempo t (in termini di beni)

t

Quando si parla di crescita del PIL si allude alla crescita del PIL reale.

CRESCITA DEL PIL (REALE) =

ESPANSIONE = periodo di crescita positiva

RECESSIONE = periodo di crescita negativa (quando si registra per almeno due trimestri consecutivi)

DISOCCUPAZIONE

(N) occupato: persona che ha un lavoro

+

(U) disoccupato: persona che non ha un lavoro ed è in cerca di occupazione

=

(L) forza-lavoro L = N+U

Fuori dalla forza-lavoro: persona che non ha un lavoro e non è in cerca di occupazione (studente,

casalinga)

Lavoratori scoraggiati: in presenza di elevate disoccupazione, alcuni lavoratori senza occupazione

smettono di cercare ed escono dalla forza-lavoro.

Tasso di partecipazione: rapporto tra forza-lavoro e il totale della popolazione in età lavorativa (15-

64 anni nei paesi OCSE, paesi sviluppati).

Tasso di disoccupazione: rapporto tra il numero di disoccupati e la forza-lavoro µ = U/L

Elenchi dei disoccupati: quanti disoccupati si sono iscritti a queste liste. È una misura poco

affidabile: i Paesi con sussidi di disoccupazione più generosi tendono a registrare un maggior

numero di disoccupati.

Sondaggi alle famiglie (labour-force survey): il calcolo del tasso di disoccupazione. Si basa su

interviste mensili a un campione rappresentativo di famiglie (ISTAT).

Elenchi dei disoccupati e sondaggi alle famiglie non sono equivalenti.

CHE COS’È L’INFLAZIONE? È l’aumento sostenuto del livello generale dei prezzi.

Tasso di inflazione: tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo

Deflazione: riduzione sostenuta del livello dei prezzi che corrisponde a un tasso di inflazione

negativa

Tasso di deflazione: tasso a cui il livello dei prezzi diminuisce nel tempo

Disinflazione: quando i Governi (banche centrali) cercano di diminuire l’inflazione. È un processo di

rientro da un’inflazione troppo alta.

MISURE DEL LIVELLO DEI PREZZI

Le misure del livello dei prezzi sono 2, e non sono equivalenti, in quanto non danno lo stesso

risultato necessariamente:

1) Deflatore del PIL (beni prodotti)

2) Indice dei prezzi al consumo (beni consumati)

IL DEFLATORE DEL PIL è un prezzo medio dei beni finali PRODOTTI in una economia. È un numero

indice e il risultato è un numero che economicamente non ha significato; il suo livello è scelto

arbitrariamente; è il tasso di variazione ad avere significato.

Il tasso di variazione rappresenta il tasso di inflazione ovvero il tasso di crescita del livello dei prezzi.

Si valuta così la PRODUZIONE di un sistema economico.

£

Il deflatore del PIL si indica con P = =

t

Il termine T indica l’anno.

Il tasso di variazione si indica con

L’INDICE (ARMONIZZATO) DEI PREZZI AL CONSUMO misura il livello dei prezzi medi dei beni

CONSUMATI ed esprime il costo in valuta di un determinato paniere di consumo di un tipico

consumatore urbano. È la media dei prezzi dei beni più consumati, più rappresentativi.

Il paniere di consumo comprende proprio i beni più consumati, non solo alimentari.

IAPC o IPC è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente e di per sé non ha significato.

Ciò che ha importanza è il tasso di variazione nel tempo che rappresenta nient’altro che il tasso di

inflazione.

Perché gli economisti si preoccupano dell’inflazione?

1) Oggi nessuno compra più, ma aspetta che si raggiunga il prezzo più basso; l’inflazione provoca

quindi anche problemi di distribuzione del reddito e delle risorse

2) Inflazione crea incertezza e chi deve prendere decisioni di investimenti importanti ne risente

Le 3 misure (produzione, occupazione, disoccupazione) sono legate da 2 curve:

-Curva di Philipps: relaziona la variazione del tasso di inflazione con il tasso di disoccupazione

-Curva di Okun: relazione la variaizone del tasso di disoccupazione con il tasso di crescita della

produzione

Il PIL è determinato da:

- Domanda dei beni nel BREVE periodo

- Livello tecnologico, capitale K, forza-lavoro L, nel MEDIO periodo

- Altri fattori (sistema educativo, qualità delle istituzioni, …) nel LUNGO periodo

BREVE PERIODO < 3 anni

MEDIO PERIODO = 5 anni

LUNGO PERIODO > 10 anni

BREVE PERIODO – EQUILIBRIO NEL MERCATO DEI BENI E

DETERMINAZIONE DELLA PRODUZIONE

È importante valutare le interazioni tra produzione(output, Y), reddito e

domanda(D)

:

Infatti Le variazioni della D provocano variazioni di Y

• Le variazioni di Y comportano variazioni di reddito

• Le variazioni di reddito portano a variazioni della D

LA DOMANDA DEI BENI

Le grandezze di cui si occupa la macroeconomia nel breve periodo:

PIL, TASSO DI INTERESSE

Quali elementi compongono la produzione aggregata(PIL)?

Beni di consumo(C), di investimento(I), spesa pubblica(G), Export(X)-Import(IM) o saldo commerciale o

esportazioni nette, Investimenti in scorte (produzione suppletiva rispetto alla domanda).

BENI DI CONSUMO(C): beni e servizi finali acquistati dai CU, è la componente piu importante

• Spesa in beni

BENI DI INVESTIMEMTO(I)o e servizi da

investimento fisso: ovvero la somma dell’investimento non

• parte dei

residenziale (impianti e macch.) e di quello residenziale(case) residenti

SPESA PUBBLICA: beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Non include né i

• trasferimenti (assistenza sanitaria e sociale), né gli interessi sul debito pubblico

SALDO DELLA BILANCIA COMMERCIALE: DIFFERENZA TRA ESPORTAZIONI,cioè vendite di beni/servizi

• nazionali al resto del mondo E IMPORTAZIONI, cioè acquisti di beni/servizi esteri da parte dei

residenti

Avanzo nel caso X>IM Spesa

Disavanzo nel caso IM>X totale in

beni

nazionali

INVESTIMENTO IN SCORTE: DIFFERENZA TRA BENI PRODOTTI E BENI VENDUTI IN UN ANNO

• Produzione>Vendite le scorte aumentano

Produzione<Vendite le scorte diminuiscono

LA DOMANDA DI BENI Z= C+I+G+X-IM

Z è la somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette

NON COMPRENDE INVESTIMENTI IN SCORTE IN QUANTO È UN VALORE POCO SIGNIFICATIVO

RISPETTO AL TOTALE ED È LEGATO AL CICLO ECONOMICO

IPOTESI DEL MODELLO-BASE

1. Le imprese producono uno stesso bene finale che può essere usato come bene di consumo,

investimento e/o come spesa pubblica

2. Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo, P. Solo nel breve periodo.

Il PREZZO P è il c.d. DEFLATTORE DEL PIL.

3. L’economia è chiusa al commercio internazionale e quindi Import e Export sono pari a 0 (X=IM=0),

quindi: Z= C+I+G

CONSUMO(C) Il reddito disponibile Y (Y-T, cioè reddito percepito – imposte al netto dei trasferimenti)

 D

è il fattore principale da cui dipendono le decisioni di consumo. Il consumo è una funzione del reddito e

delle imposte. Un reddito più alto fa aumentare il consumo in modo meno proporzionale. E anche imposte

più elevate fanno diminuire il consumo meno che proporzionalmente.

Funzione implicita: C=C(Y ) ,ovvero relazione tra consumo e reddito disponibile

D

Può assumere la forma di una retta caratterizzata da due parametri C0 e C1: C= C + C Y

0 1 D

Sostituendo Y nell’equazione si ha: C= C + C (Y-T)

D 0 1

C0= livello di consumo quando il reddito disponibile è uguale a 0. E’ il consumo di sussistenza

• C1= coefficiente angolare, è chiamato Propensione Marginale al Consumo

• C

C1 = Y D

C1>0 Un aumento del reddito disponibile genera un aumento di consumo

• 

C1<1 Un aumento del reddito disponibile (di un euro) genera un aumento meno che

• 

proporzionale (aumento consumo di meno di un euro)

CONSUMO - RAPPRESENTAZIONE GRAFICA

C

o

n

s Inclinazione= c 1

u C

0

m

o Reddito disponibile Y

D

INVESTIMENTI (I)

Nei modelli economici ci sono 2 tipi di variabili:

Variabili esogene: sono prese come date

 Variabili endogene: sono spiegate all’interno del modello da altre variabili

Quando l’investimento è preso come dato si ha I = Ī.

SPESA PUBBLICA (G)

Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G descrive la politica fiscale del Governo – le scelte del

governo circa le entrate e le uscite del settore pubblico. Le imposte sono sempre al netto dei

trasferimenti.

Una variabile può essere considerata sia esogena che endogena a seconda della struttura del modello.

LA DETERMINAZIONE DELLA PRODUZIONE IN EQUILIBRIO

In economia CHIUSA, la domanda di beni: Z C + I + G

I e G sono variabili esogene, C endogena.

Sostituendo C e I con le loro equazioni, si ottiene: + G

Z = c + c (Y-T) + Ī

0 1

In assenza di investimenti in scorte, l’equilibrio sul mercato dei beni richiede che la produzione aggregata Y

sia uguale alla domanda aggregata Z, ovvero Y = Z

In equilibrio, la produzione Y è uguale alla domanda. A sua volta, la domanda Z dipende dal reddito

Y (che è uguale alla produzione) quindi:

Y= c + c (Y-T) + + G Z

Ī

0 1 C

Y = C + C Y – C T + + G

Ī

Riscriviamo l’equazione di equilibrio: 0 1 1

(1-C )Y= C + C T

Ī + G -

Spostiamo (C Y) sul lato sinistro: 1 0 1

1 : Y = ) (C + + G - C T)

Ī

Il risultato finale è 0 1

SPESA AUTONOMA (variabili esogene, indipendenti)

MOLTIPLICATORE KEYNESIANO (variabili endogene) è sempre >1

C è la propensione marginale al consumo (numero <1 ma positivo, es. 0,5) influenza sia il

1

moltiplicatore keynesiano, sia la spesa autonoma.

L’incognita è sempre il PIL

I macroeconomisti seguono 3 passi nella ricerca:

1. L’algebra assicura la coerenza logica del modello

2. I grafici danno l’intuizione

3. Le parole spiegano i risultati

L’EQULIBRIO GRAFICAMENTE

d PRODUZIONE AGGREGATA

o Inclinazione = 1

m (bisettrice) = produzione e reddito

a sono uguali, ecco perché

n l’inclinazione, e quindi il rapporto, è

d

a pari a 1

A Inclinazione = c

/ 1

p DOMANDA(Z)

r quando il reddito aumenta di 1, la

o

d Punto di . La retta è

domanda aumenta di c 1

u equilibrio inclinata positivamente ma con

z pendenza <1.

i 45°

o

n

e Reddito Y

La domanda aggregata ha come intercetta verticale la spesa autonoma e come inclinazione la propensione

marginale al consumo C .

1

Si ha equilibrio nel mercato dei beni quando la produzione è uguale alla domanda aggregata, nel loro punto

di intersezione = PIL DI EQUILIBRIO (A).

A sinistra di A la domanda eccede la produzione, a destra la produzione eccede la domanda.

INTERPRETAZIONE GRAFICA

CONDIZIONE DI EQUILIBRIO MACROECONOMICO significa che la produzione dipende dalla

• domanda aggregata. La domanda aggregata a sua volta dipende dal reddito (dai consumi che

dipendono dal reddito disponibile ovvero Y-T). Il reddito è uguale alla produzione.

Un incremento della domanda fa aumentare Y produzione e reddito.

• L’aumento di reddito a sua volta fa aumentare la domanda (i consumi, che dipendono dal reddito

• disponibile al netto delle tasse) e quindi la produzione, che è uguale al reddito.

Aumento di G, aumento di Z, aumento di Y (consumi domanda aggregata produzione

  

• reddito)

Alla fine il risultato è un aumento della produzione superiore all’incremento iniziale della domanda

• G, di un fattore pari al moltiplicatore (vedi sul grafico, INCREMENTO PRODUZIONE>INCREMENTO

DOMANDA) (il massimo è 1), tanto maggiore è il

Quanto più alta è la propensione marginale al consumo c

• 1

valore del moltiplicatore.

Incremento domanda

SPESA AUTONOMA Incremento produzione

L’incremento della domanda B fa aumentare la produzione (e quindi anche il reddito di un

miliardo); siamo nel punto C. L’aumento di reddito induce a un ulteriore aumento della domanda

nel punto D. Qui la produzione aumenta e così via.

ATTENZIONE!!!

- AB = 1 miliardo (primo aumento della domanda)

In maniera equivalente aumenta la produzione di un miliardo (AB). E pure il reddito (BC).

- CD = 1 miliardo (secondo aumento della domanda) moltiplicato per c miliardi di euro. A

1

questo segue un aumento della produzione (CD) e di reddito (DE).

Da un aumento della domanda, si arriva a un nuovo livello di produzione di equilibrio.

L’aumento tot della produzione dopo n+1 passaggi è = a 1 Mld di euro moltiplicato per la somma:

12 1n

+ c +…+ c essa è chiamata serie geometrica

1+ c 

1

Questa somma ha un limite, cioè 1/(1-C ) che corrisponde all’aumento finale della produzione.

1

INVESTIMENTO = RISPARMIO: un modo alternativo di pensare all’equilibrio sul mercato dei beni

La condizione di equilibrio Y = Z non è l’unica condizione di equilibrio.

Il RISPARMIO è la somma di risparmio privato e risparmio pubblico.

Per definizione, il risparmio privato S (saving), cioè il risparmio dei consumatori, è

 uguale al loro reddito disponibile al netto dei consumi. (è una identità contabile,

definizione non equazione)

S (Y-T) – C Y – C

≡ ≡ D

Per definizione, il risparmio pubblico è uguale alle imposte meno la spesa pubblica

 T – G. Se è positivo si parla di avanzo di bilancio > 0, se è negativo si parla di disavanzo

di bilancio < 0.

La produzione deve essere uguale alla domanda: Y = C + + G

Ī

Sottraendo le imposte a entrambi i lati e spostando il consumo a sinistra, si ottiene:

+ G – T

Y – T – C = Ī

Il lato sinistro è semplicemente uguale al risparmio S per cui:

S = + G – T o anche = S + (T – G)

Ī Ī

CONDIZIONE DI EQUILIBRIO: = S + (T – G)

Ī

Significa che l’investimento aggregato è uguale al risparmio aggregato.

Questo è un altro modo affinché il mercato sia in equilibrio: l’investimento deve essere uguale al risparmio

(pubblico + privato) che si rappresenta attraverso la curva IS.

Dato il

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Reus97s di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bucci Alberto.
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