Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

APPREZZAMENTO DEPREZZAMENTO

Aumento del prezzo della moneta nazionale in Riduzione del prezzo della moneta nazionale in

termini di moneta estera termini di moneta estera

Aumento del tasso di cambio nominale Riduzione del tasso di cambio nominale

In un sistema di CAMBI FISSI, gli aumenti del tasso di cambio sono chiamati RIVALUTAZIONI e le diminuzioni

sono dette SVALUTAZIONI. Per “cambi fissi” si intende un sistema in cui più paesi mantengono un tasso di

cambio costante tra le proprie valute.

DAI TASSI DI CAMBIO NOMINALI A QUELLI REALI

Come possiamo costruire il tasso di cambio reale tra paesi dell’Eurozona e Regno Unito, il prezzo cioè dei

beni europei in termini dei beni britannici?

IPOTESI: Ipotizziamo che l’Europa produca solo Ferrari, e il Regno Unito solo Jaguar.

1) Consideriamo il prezzo in euro di una Ferrari e convertiamolo in sterline. Se il prezzo è di €200000 e

se un euro vale 0,77£, allora il prezzo di una Ferrari in sterline è 200000x0,77= 154000£.

2) Calcoliamo il rapporto tra il prezzo di una Ferrari in sterline e il prezzo di una Jaguar in sterline

ENTRAMBI IN STERLINE. Se una Jaguar costa 30000£, il prezzo di una Ferrari in termini di Jaguar è

154000/30000=5,13. In altre parole, una Ferrari è 5 volte più cara di una Jaguar. Con 5 Jaguar mi

compro una Ferrari. E è il tasso di cambio

nominale euro/sterlina

IN GENERALE:

Uso P perché indica il valore

medio di TUTTI i beni prodotti

in un’economia (deflatore del

PIL europeo) P* è il deflatore del

PIL britannico

Il tasso di cambio reale è costruito moltiplicando il prezzo nazionale P, per il tasso di cambio nominale E e

dividendo tutto per il livello dei prezzi esteri P*. ε = ∗

Un aumento del tasso di interesse si definisce APPREZZAMENTO REALE (aumento del prezzo relativo dei

beni nazionali in termini di beni esteri, aumento del tasso di cambio reale).

Una diminuzione del tasso di interesse si definisce DEPREZZAMENTO REALE (riduzione del prezzo relativo

dei beni nazionali in termini di beni esteri, diminuzione del tasso di cambio reale).

Il tasso di cambio reale e nominale possono muoversi in direzioni opposte

 Le fluttuazioni del tasso di cambio nominale si manifestano anche in quello reale

LA BILANCIA DEI PAGAMENTI

Le transazioni di un paese con il resto del mondo sono riassunte in una serie di conti chiamati BILANCIA DEI

PAGAMENTI. Questa si divide in due sezioni:

registra tutti i pagamenti da e verso il mondo (esportazioni e

 Conto corrente (iniziale):

importazioni). Contabilizza tutte le transazioni che un paese ha con il resto del mondo, da e verso.

Sono dette transazioni sopra la linea.

registra tutti gli investimenti in attività finanziarie da e verso il mondo, inclusi

 Conto capitale:

afflussi e deflussi di capitale. I primi sono dovuti dalla vendita di titoli, i secondi dall’acquisto di

titoli. Sono dette transazioni sotto la linea.

La somma dei pagamenti da e verso il mondo prende il nome di SALDO DI CONTO CORRENTE. Se i

 pagamenti dal mondo sono positivi si avrà un avanzo di conto corrente; se sono negativi ci sarà un

disavanzo di conto corrente.

I flussi netti di capitale positivi sono chiamati avanzo di conto capitale; flussi netti di capitale

 negativi sono disavanzo di conto capitale.

Il SALDO del conto corrente e del conto capitale a fine anno devono essere pari a zero.

La DISCREPANZA STATISTICA definisce la differenza esistente tra il saldo del conto corrente e il saldo del

conto capitale. Serve appunto per riportare il saldo a zero. I due saldi possono essere negativi o positivi,

comunque sia il loro risultato deve essere zero.

LA SCELTA TRA ATTIVITÀ FINANZIARIE NAZIONALI ED ESTERE

Consideriamo la scelta tra titoli annuali tedeschi (denominati in euro) e titoli annuali britannici (denominati

in sterline) da un punto di vista di investitore europeo (che usa euro). Quello che

otterrò tra un

Converto anno in euro.

in sterline cambio Quello che

otterrò tra un

anno in sterline

Come capisco quale delle due alternative di investimento sia la migliore?

1) Se scelgo il titolo tedesco: con un tasso di interesse nominale i , per ogni euro investito in titoli

t

tedeschi, tra un anno riceverò €(1+i ).

t

2) Se scelgo il titolo britannico dovrò: convertire euro in sterline (per poter acquistare titoli britannici),

per un euro riceverò (dalla banca) in termini di sterline una quantità pari all’ammontare del tasso di

) otterrò E sterline.

cambio nominale al tempo t: per ogni euro (a un tasso di cambio nominale E t t

Con le sterline posso acquistare il titolo annuale britannico. Tra un anno otterrò il capitale investito

i *.

maggiorato del tasso di interesse nominale su quella attività finanziaria, indicato con Avrò

t

quindi E (1+i *) sterline. Dovrò poi ricambiare il rendimento del titolo da sterline in euro, con il

t t

tasso di cambio nominale ATTESO (quantità di sterlina che ottengo per un euro). Per fare questo

cambio ho bisogno dell’inverso del tasso di cambio nominale atteso (quantità di euro che ottengo

per una sterlina) 1/ . Per ogni euro investito otterrò E (1+i *) (1/ ).

t t

Ho così entrambi i rendimenti in euro. E possono capire quale delle due alternative mi garantisce

rendimento maggiore.

Affinché sia conveniente detenere in portafoglio titoli sia tedeschi sia britannici, essi devono avere lo stesso

tasso di rendimento atteso, cioè deve valere la seguente condizione di ARBITRAGGIO:

(1+i

(1+i ) = E (1+i *) ) = (1+i *)

t t t t t

Tale equazione è detta PARITÀ SCOPERTA DEI TASSI DI INTERESSE. Parità perché c’è un’uguaglianza.

L’ipotesi che gli investitori detengano soltanto i titoli con tasso di rendimento atteso più elevato è troppo

restrittiva perché si trascurano due variabili economiche rilevanti:

1) I COSTI DI TRANSAZIONE: si ignorano i costi richiesti dalle banche per i cambi

2) ESISTENZA DEL RISCHIO: il tasso di cambio a un anno è incerto, per cui per un investitore europeo

tenere titoli britannici è più rischioso.

La condizione di arbitraggio ci dice in quali condizioni investire su un titolo è uguale a investire su un altro.

Mostra la relazione tra

i tasso di interesse nominale nazionale

t

∗ i tasso di interesse nominale estero

(1+i ) = (1+i *) (1+i ) = t*

la riscrivo come

t t t tasso di apprezzamento atteso

Se i tassi di interesse e il tasso di apprezzamento atteso non sono troppo elevati, si può approssimare

togliendo (1+): CONDIZIONE DI PARITÀ

i ≈ i * - ( (i - i ) =

 DELL’INTERESSE

t t t* t

L’arbitraggio fa sì che il tasso di interesse nazionale/interno i sia (approssimativamente) pari al tasso di

t

* meno il tasso di apprezzamento atteso della moneta interna.

interesse estero i t

NUMERATORE: differenza tra tasso di cambio atteso tra un anno e oggi rapportata al tasso di cambio

corrente. Nella parentesi c’è tasso di apprezzamento atteso dell’euro in termini di sterlina.

Se i due paesi hanno un cambio bilaterale fisso, la parentesi è pari a zero.

QUINDI: = i

i

=  t t*

Condizione di indifferenza tra investire in un paese piuttosto che nell’altro. I due tassi di interesse si

muovono nello stesso modo.

Se vale la condizione di parità scoperta dei tassi di interesse e:

Se il tasso di interesse annuo interno (tedesco) è inferiore a quello estero (britannico), ci si aspetta

 un APPREZZAMENTO ATTESO dell’euro rispetto alla sterlina, per cui si preferisce detenere titoli

tedeschi nonostante questi garantiscano un tasso di interesse più elevato

Se vale il contrario, ci si aspetta un DEPREZZAMENTO ATTESO.

In conclusione:

- La scelta degli individui tra beni nazionali o esteri dipende dal tasso di interesse reale, cioè dal

prezzo relativo dei beni nazionali in termini di beni esteri

- La scelta degli investitori tra attività finanziarie nazionali o estere dipende dai tassi di rendimento

relativi, che dipendono dai tassi di interesse nazionali ed esteri e dal tasso di apprezzamento atteso

della valuta nazionale.

CAPITOLO 18 – IL MERCATO DEI BENI IN ECONOMIA APERTA

LA CURVA IS IN ECONOMIA APERTA

In una economia aperta, la DOMANDA DI BENI NAZIONALI è data da: Domanda di

Z = C + I + G + (X- ) beni nazionali

Domanda

nazionale di beni

X, ESPORTAZIONI: beni nazionali DOMANDA NAZIONALE DI BENI: domanda di beni

esportati sul mercato internazionale espressa dai residenti, verso beni sia nazionali sia

IM, IMPORTAZIONI: beni esteri esteri

prodotti fuori dai confini nazionali DOMANDA DI BENI NAZIONALI: proviene dall’estero

ε

È necessario un fattore di conversione dei beni esteri in beni nazionali = tasso di cambio reale , che è il

prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri.

1/ε è il prezzo dei beni esteri in termini di beni nazionali

Così posso confrontare i beni importati con quelli esportati/nazionali.

La somma dei primi tre termini costituisce la DOMANDA NAZIONALE DI BENI, nazionali o esteri.

Dobbiamo sottrarre le importazioni IN VALORE (ovvero prima bisogna esprimere il valore delle

 importazioni in termini di beni nazionali). IMPORTAZIONI FISICHE DIVISO TASSO DI CAMBIO REALE

Aggiungere le esportazioni X

Le determinanti di C, I e G

Le decisioni di spesa dei consumatori dipendono ancora dal loro reddito disponibile e dalla loro ricchezza. Il

tasso di cambio reale influenza la (che tipo di beni) della spesa, ma non il

composizione livello.

r = i - ∏

L’investimento dipende dal reddito e dal tasso policy,

La spesa pubblica è esogena. C+I+G = C(Y-T) + I(Y,r)+G

+ + -

Il tasso di cambio reale non influenza il livello di consumi aggregati (C), investimenti aggregati (I) e spesa

pubblica (G).

Le determinanti delle importazioni

Cosa sono? Parte di domanda nazionale rivolta ai beni esteri.

Il livello delle importazioni dipende da:

1) livello aggregato del reddito nazionale: un aumento del reddito nazionale Y provoca un aumento

delle importazioni.

2) anche positivamente dal tasso di cambio reale: un aumento del tasso di cambio reale, comporta

maggiori importazioni perché i beni esteri costano meno in termini reali. I nostri beni italiani sono

meno convenienti. IM = IM (Y,ε)

+ +

Le determinanti delle esportazioni

Cosa sono? Parte di domanda estera rivolta ai beni nazionali.

Il livello delle esportazioni dipende da:

1) reddito estero: un maggior reddito estero fa aumentare le esportazioni.

2) Dal tasso di cambio reale: tanto maggiore è il tasso di cambio reale, tanto minore saranno le

esportazioni. I beni italiani diventano meno competitivi rispetto al resto del mondo.

X = X (Y*,ε)

+ -

Come si passa da domanda nazionali di beni a domanda di beni nazionali?

a) DD indica la domanda nazionale di beni = Somma dei consumi interni + investimenti + spesa

pubblica. La sua inclinazione è positiva, ma sempre minore di 1: un aumento della

produzione/reddito fa aumentare la domanda in misura meno che proporzionale. La domanda

nazionale di beni è funzione crescente del reddito.

b) Per ottenere la domanda di beni nazionali occorre La distanza tra DD e

sottrarre le importazioni.

AA rappresenta il valore delle importazioni, IM/ε.

Le importazioni dipendono dal reddito, quindi aumentano all’aumentare del reddito: di

conseguenza, anche la distanza tra le due rette aumenta all’aumentare del reddito.

AA è più piatta di DD: all’aumentare del reddito, la domanda interna aumenta ma più verso i beni

esteri che verso quelli nazionali: la domanda interna di beni nazionali AA aumenta molto meno

della domanda interna totale DD, all’aumentare del reddito.

AA è inclinata positivamente: un incremento del reddito fa aumentare la domanda di beni

nazionali.

c) Poi, a AA e otteniamo ZZ. La distanza tra AA e ZZ corrisponde al

occorre aggiungere le esportazioni

valore delle esportazioni; queste non dipendono dal reddito interno, ma solo da quello estero.

Visto che la AA è più piatta della DD, anche ZZ sarà più piatta di DD. Questo perché AA e ZZ sono

parallele. Perché sono parallele? Perché le esportazioni sono indipendenti da Y, sono un termine

costante (una costante non cambia la pendenza della retta). Quindi le due curve devono essere

parallele. ZZ è la domanda di beni nazionali.

A un livello di produzione Y, le esportazioni sono la distanza AC (distanza verticale tra ZZ e AA), le

importazioni in valore sono la distanza AB (distanza verticale tra DD e AA). Le esportazioni nette

sono date da AC-AB = BC. AC esportazioni

- AB importazioni

= BC esportazioni nette

d) Quando domanda nazionali di beni è uguale a domanda di beni nazionali? Quando il saldo della

bilancia commerciale è in pareggio, ovvero importazioni e esportazioni sono uguali.

Il punto di intersezione Y (Trade Balance) indica il livello di reddito/produzione nazionale in

TB

corrispondenza del quale la bilancia commerciale è in pareggio. Le importazioni sono uguali alle

esportazioni, quindi le esportazioni nette sono pari a zero.

A sinistra di Y ,

TB A destra di Y ,

TB

produzione nazionale produzione nazionale

diminuisce, aumenta, importazioni

importazioni minore = più elevate = disavanzo

avanzo commerciale commerciale

.

Dal grafico si nota anche che le esportazioni nette sono una funzione decrescente della produzione

nazionale. Esportazioni Esportazioni

Se produzione Importazioni rimangono nette

nazionale AUMENTANO INVARIATE DIMINUISCONO

AUMENTA

PRODUZIONE DI EQUILIBRIO E BILANCIA COMMERCIALE

L’equilibrio nel mercato dei beni è dato dall’uguaglianza tra domanda (sia nazionale sia estera) di beni

nazionali e produzione. Y=Z

Unendo le relazioni che abbiamo derivato per le componenti della domanda di beni nazionali Z, otteniamo:

1

Y = C (Y-T), I(Y,r)+G+NX (Y, Y , ε)

+ - - + - CURVA IS IN

ECONOMIA APERTA

Possono anche scriverla come:

Y = C(Y-T) + I(Y,r) + G – IM (Y,ε) + X(Y*,ε)

ZZ rappresenta la domanda in funzione della produzione, è la stessa ZZ dei grafici precedenti.

La produzione di equilibrio è il punto dove la domanda è uguale alla produzione, nell’intersezione tra ZZ con

la retta a 45°.

Le esportazioni nette sono una funzione decrescente della produzione nazionale.

Nessuno garantisce che quando il PIL è in equilibrio, necessariamente lo sia anche la bilancia

commerciale. Il livello di equilibrio della produzione nazionale Y non è necessariamente pari al livello che

pareggia la bilancia commerciale Y TB.

UN AUMENTO DELLA DOMANDA INTERNA

L’equilibrio nel mercato dei beni è dato da SALDO DELLA

BILANCIA

Y = C(Y-T) + I (Y, r) + G + NX (Y,Y*,ε)

CURVA IS IN COMMERCIALE

+ + - + + -

ECONOMIA APERTA

Dal punto di vista grafico è uguale a quello in economia chiusa.

Non si può sapere da questo grafico se

c’è avanzo/disavanzo/pareggio nella

bilancia commerciale.

Un aumento della domanda interna/spesa pubblica G Un aumento della spesa pubblica

provoca un aumento della produzione

e del disavanzo commerciale.

In economia APERTA il moltiplicatore

ha valore inferiore rispetto al caso di

economia chiusa.

Un aumento della domanda interna

dovuto ad esempio ad un aumento

della spesa pubblica, incide sulla

produzione in misura inferiore

rispetto a un’economia chiusa in

quanto parte della domanda

nazionale è rivolta a beni esteri,

piuttosto che a beni nazionali.

L’effetto sulla domanda di beni

nazionali è più piccolo di quello che si

avrebbe in economia chiusa.

Moltiplicatore più piccolo e

 disavanzo commerciale hanno

la stessa causa: parte della

domanda nazionale è rivolta a

Saldo bilancia beni esteri, non a beni

commerciale

pari a 0. nazionali.

- Prima dell’aumento di G, la domanda è data da ZZ e il punto di equilibrio è A, con produzione pari a

Y=Y

Y. Assumiamo che in corrispondenza di A, la bilancia commerciale sia in pareggio. Quindi TB

ΔG

- Se la spesa pubblica aumenta, a ogni livello di Y, la domanda aumenta di : la domanda si sposta

verso l’alto di da ZZ a ZZ’. Il punto di equilibrio si sposta da Y a Y’.

ΔG,

- L’aumento della produzione è maggiore dell’aumento della spesa pubblica, per effetto del

moltiplicatore.

- La G non influenza le esportazioni e le importazioni, NX non si sposta MA comunque peggiora la

bilancia commerciale = disavanzo commerciale pari a BC. Aumentano le importazioni e le

esportazioni rimangono invariate perché non dipendono da Y, ma da Y*.

UN AUMENTO DELLA DOMANDA ESTERA

Aumento della spesa pubblica PRIMO EFFETTO

Aumenta Y*

Aumenta X

migliora il saldo

Questi 3 effetti si hanno a

reddito FISSO; essi hanno come

conseguenza un aumento del

reddito interno A’. Si ha quindi

un SECONDO EFFETTO:

aumenta Y

aumenta IM

Un aumento della domanda

estera provoca un aumento

della produzione e un avanzo

commerciale.

- La domanda iniziale di beni nazionali è ZZ, A è l’equilibrio con produzione Y. Assumiamo che la

Y=Y

bilancia commerciale sia in pareggio in corrispondenza di A. TB

- La domanda nazionale di beni è DD, più inclinata di ZZ. La differenza tra ZZ e DD sono le

esportazioni nette.

L’aumento della produzione estera, comporta un effetto diretto dato dall’incremento di un certo

ΔY*,

ammontare delle esportazioni, pari a ΔX:

- Per ogni dato livello della produzione, questo aumento delle esportazioni induce un incremento

della domanda di beni nazionali pari a per cui si sposta in di ;

ΔX, ZZ ZZ’ ΔX

- Dato il livello di produzione, all’aumentare delle esportazioni anche si sposta di pari ammontare

NX

in

ΔX NX’.

- Il nuovo equilibrio è in A’, con produzione Y’. Aumenta la produzione -> aumentano le esportazioni

-> aumenta il reddito/PIL -> aumentano le importazioni.

Il problema è: le importazioni potrebbe crescere a tal punto da superare le esportazioni e quindi portare a

un disavanzo commerciale? NO, LA BILANCIA COMMERCIALE DEVE MIGLIORARE. X>IM

- Quando aumenta la domanda estera, ZZ si sposta, DD NON SI MUOVE e nemmeno la bisettrice.

- DC è la domanda interna, DA’ è la domanda di beni nazionali. Le esportazioni nette sono quindi CA’

e visto che DD è necessariamente sotto ZZ’, CA’ è positiva.

- Quindi, le importazioni aumentano ma non superano le esportazioni = la bilancia commerciale

migliora. RIASSUMENDO

Un aumento della domanda nazionale provoca un incremento della produzione, ma anche un

peggioramento del saldo commerciale.

Un aumento della domanda estera provoca un incremento della produzione nazionale e un

miglioramento del saldo commerciale.

Gli esempi si basano su un aumento della spesa pubblica, ma sono uguali con un aumento dei consumi o

una riduzione delle imposte.

I Governi discutono spesso dell’importanza di coordinare le loro politiche economiche fiscali, anche se tale

coordinamento è difficile da raggiungere. Perché?

1) Il coordinamento potrebbe richiedere ad alcuni paesi di intervenire più di altri, e non è detto che

essi siano disposti a farlo;

2) I Paesi hanno un forte incentivo a promettere di aderire al coordinamento, ma potrebbero poi

rinnegare la loro promessa (teoria dei giochi).

DEPREZZAMENTO E BILANCIA COMMERCIALE E PRODUZIONE

Il tasso di cambio reale è dato da: ε = ∗

Il tasso di cambio reale è uguale al tasso di cambio nominale diviso per il livello dei prezzi esteri.

LA CONDIZIONE DI MARSHALL-LERNER ,

NX = X (Y*, ε) –

Una riduzione di ε (deprezzamento) influenza la bilancia commerciale attraverso 3 canali:

- Le esportazioni X aumentano: i beni nazionali sono relativamente meno costosi rispetto all’estero

- Le importazioni IM IN QUANTITÀ diminuiscono: i beni esteri sono relativamente più costosi rispetto

a quelli nazionali

- Il prezzo relativo dei beni esteri in termini di beni nazionali 1/ε aumenta. Questo tende ad

aumentare il valore delle importazioni. La stessa quantità di importazioni adesso costa di più.

La CONDIZIONE DI MARSHALL-LERNER: un deprezzamento (riduzione di ε) del tasso di cambio reale

genera un aumento delle esportazioni nette NX.

Questo vale anche per l’apprezzamento, che al contrario peggiora il saldo commerciale.

Un deprezzamento provoca una variazione della domanda sia estera sia nazionale, a favore dei beni

nazionali (prevalgono le x). Questo genera a sua volta un aumento della produzione interna e un

miglioramento della bilancia commerciale.

Effetti di un deprezzamento reale

In termini grafici, gli effetti di un deprezzamento reale sono simili a quelli di un aumento della domanda

estera. Miglioramento

più alto NX aumenta, Z aumenta

Ma di quanto si spostano?

Se vale la condizione di Marshall-

Lerner, a parità di reddito, la bilancia

commerciale migliora di > 0 e ZZ

ΔNX

di sposta di (Il PIL è FISSO).

ΔNX.

In A’, se vale la condizione di Marshall-

Lerner, il PIL non è più dato ma è

Miglioramento aumentato: aumentano quindi le IM.

più basso Le importazioni erodono il

miglioramento iniziale della bilancia

commerciale.

LA COMBINAZIONE DI POLITICHE FISCALI E POLITICHE DEL TASSO DI CAMBIO

Supponiamo che la produzione sia al suo livello naturale, ma che l’economia registri un forte disavanzo

commerciale. Per ridurre il disavanzo commerciale senza variare il livello della produzione/PIL (perché è già

soddisfacente), il Governo deve:

1) Usare deprezzamento reale per ridurre il disavanzo = POLITICA DEL TASSO DI CAMBIO

2) Ridurre la spesa pubblica (o aumentare le imposte o diminuire il consumo) = POLITICA FISCALE

Al numero di obiettivi del Governo, deve corrispondere il numero di strumenti utilizzati. Se gli obiettivi

eccedono gli strumenti, il problema potrebbe non essere risolto; se invece gli strumenti eccedono gli

obiettivi, potrebbe esserci una molteplicità di soluzioni.

L’equilibrio è nel punto A, la produzione è Y e BC è il disavanzo commerciale, a parità di PIL.

1) Il deprezzamento applicato deve

spostare NX a NX’. Questo però

fa aumentare le esportazioni

nette e quindi anche la curva di

domanda portandola da ZZ a ZZ’;

l’equilibrio si sposta a A’ con

produzione Y’. Il PIL è

inizialmente costante, poi

aumenta.

2) Adotto una politica fiscale: riduco la

spesa pubblica in modo tale da riportare

ZZ alla posizione di partenza, lasciando

invariato NX su cui G non ha effetto.

Combinazioni di politiche fiscali e di cambio

ALTO A DESTRA: la produzione iniziale è troppo bassa e l’economia registra un disavanzo commerciale. Un

deprezzamento riduce il disavanzo commerciale e aumenta la produzione. Non c’è però garanzia che il

deprezzamento riesca a generare un incremento sufficienti di prodotto e a eliminare il disavanzo. Per

questo il deprezzamento potrebbe essere affiancato da un aumento o diminuzione della spesa pubblica.

LA CURVA J – dinamica

È possibile che un deprezzamento causi un peggioramento iniziale della bilancia commerciale?

Almeno inizialmente Sì; solo inizialmente non vale la condizione di Marshall-Lerner.

ε diminuisce, ma né X né IM si aggiustano in maniera significativa, generando così una riduzione

delle esportazioni nette, X – IM/ε.

Successivamente, gli effetti di una variazione dei prezzi relativi si rafforzano.

Le esportazioni aumentano e le importazioni in valore diminuiscono.

Quando i beni europei diventano meno costosi, consumatori e imprese riducono la loro domanda di beni

stranieri; quando i beni europei diventano meno costosi all’estero, consumatori e imprese straniere ne

aumentano la domanda.

Se la condizione di Marshall - Lerner è soddisfatta, alla fine la variazione delle esportazioni e delle

importazioni diventa più forte dell’effetto negativo sui prezzi, e l’effetto finale sarà un miglioramento di NX.

Questo processo di aggiustamento è noto come CURVA J perché la curva prima scende e poi sale.

Prima peggioramento

poi miglioramento del

saldo commerciale.

Dopo il tempo C, il

disavanzo è meno

negativo che in A, se vale

Marshall-Lerner.

RISPARMIO, INVESTIMENTO E SALDO COMMERCIALE IN ECONOMIA APERTA

La condizione di equilibrio è Y = C + I + G – IM/ε + X

Sottraiamo ad entrambi i lati (C+T) Y – C – T = I + G – IM/ε + X -T

S = I + G – IM/ε + X -T

Usando la definizione di NX e riordinando i termini

NX = S – I – G + T

NX = S + (T – G) – I

Le esportazioni nette devono essere uguali al risparmio (pubblico e privato) meno l’investimento.

Un avanzo commerciale (NX>0) corrisponde a un eccesso di risparmio totale sull’investimento; un

disavanzo commerciale (NX<0) corrisponde a un eccesso dell’investimento sul risparmio

totale/aggregato.

I paesi che hanno un forte avanzo commerciale, risparmiano più di quello che investono e viceversa.

Se NX = 0 economia chiusa saldo = 0 NX = 0 quindi:

   

NX = S + (T – G) – I

1) Un aumento dell’investimento deve riflettersi o in un aumento del risparmio pubblico o privato o in

un peggioramento del saldo commerciale.

2) Un aumento del disavanzo di bilancio (eccesso di G su T) deve riflettersi in un aumento del

risparmio privato, in una riduzione dell’investimento o in un peggioramento del saldo.

3) Un Paese con alto tasso di risparmio pubblico e/o privato deve avere o un elevato tasso di

investimento o un significativo avanzo commerciale.

ESERCIZI

1) Un’economia è caratterizzata da:

C = 400 + 0,5 Y D

I = 700 – 4000 (r+x) + 0,1 Y

G = 200

T = 200

r = 8%

x = 1%

? determinare il valore di equilibrio della produzione aggregata Y

? determinare i valori di equilibrio di C e di I

? sia assuma che premio per il rischio aumenti a 0,02, con quale tipo di politica fiscale il Governo

può intervenire per mantenere il reddito di equilibrio che avete trovate al punto A

? se invece non fosse possibile attuare una manovra di politica fiscale quale tipo di politica

monetaria sarebbe necessaria per mantenere il reddito di equilibrio?

2) C = 2900 + 0,4 Y D

I = 1900 – 5000 (r+x) + 0,1 Y

G = 1300

T = 500

r = 12%

x = 2%

? determinare il valore di equilibrio della produzione Y

? determinare i valori di equilibrio di C e di I

? si assuma che il Governo aumenti T a 1300 allo scopo di garantire il pareggio del bilancio pubblico.

Di quanto la BCE deve diminuire/aumentare il tasso di interesse reale r per mantenere il reddito di

equilibrio ottenuto al punto A.

3) C = 1000 + 0,4 Y D

I = 1000 – 5000 (r+x) + 0,1 Y

G = 1200

T = 1000

r = 10,4% = 0,104

x = 10%

? determinare il valore di equilibrio della produzione Y

? determinare i valori di equilibrio di C e di I

? si assuma che il Governo diminuisca G al livello G=1000 per ottenere il pareggio del bilancio

pubblico. Di quanto il premio per il rischio x deve aumentare/diminuire per mantenere il reddito di

equilibrio ottenuto al punto A.

CAPITOLO 19 - PRODUZIONE, TASSO DI INTERESSE E TASSO DI CAMBIO

L’equilibrio nel mercato dei beni è dato da ,

IS: Y = C(Y-T) + I(Y,r) + G - + X (Y*, ε)

C dipende positivamente dal reddito

Affinché il mercato sia in equilibrio, la produzione nazionale disponibile

(sinistra) deve essere uguale alla domanda di beni nazionali

(destra). La domanda è determinata dalla somma di I dipende positivamente dalla

consumo, investimenti, spesa pubblica, esportazioni al netto produzione e negativamente dal tasso

delle importazioni. di interesse reale

G è esogena

NB le importazioni in termini di beni nazionali sono uguali IM dipendono positivamente dalla

alla quantità di importazioni divisa per il tasso di cambio produzione nazionale e dal tasso di

reale!!! cambio reale

X dipendono positivamente dalla

produzione estera e negativamente

dal tasso di cambio reale

Per semplicità possiamo scrivere: ε influenza

esportazioni,

,

NX (Y, Y*, ε) = X (Y*, ε) - importazioni e anche il

prezzo relativo.

Un aumento della produzione nazionale fa aumentare le importazioni e quindi riduce le esportazioni nette.

Un aumento della produzione estera fa aumentare le esportazioni e quindi aumenta le esportazioni nette.

Un aumento del tasso di cambio reale provoca una riduzione delle NX.

IS: Y = C(Y-T) + I(Y,r) + G + NX (Y, Y*, ε)

2 implicazioni :

1) Se aumenta il tasso di interesse reale r, si riduce la spesa per investimenti e quindi tutta la

domanda di beni nazionali. Per effetto del moltiplicatore di riduce la produzione

2) Se aumenta il tasso di cambio reale ε/apprezzamento, le esportazioni nette e il PIL diminuiscono

per effetto della condizione Marshall-Lerner.

L’EQUILIBRIO NEL MERCATO DEI BENI

2 semplificazioni

1) Si suppone che il livello dei prezzi (deflatore del PIL, P e P*) sia esogeno, uguale e costante (ipotesi

Allora, tasso di cambio nominale E e reale ε si

di breve periodo con prezzi dati e uguali tra di loro).

muovono pertanto allo stesso modo (entrambi aumentano o entrambi diminuiscono)

P = P* E = ε

= 1

2) Ipotizziamo che ci sia assenza di inflazione (né effettiva né attesa) in quanto i livelli dei prezzi

(nazionali ed esteri) sono costanti. = 0 i = r

∏  t t

Con queste semplificazioni possiamo scrivere:

Y = C (Y-T) + I (Y, i) + G + NX (Y, Y*, ε)

L’EQUILIBRIO NEI MERCATI FINANZIARI

La condizione di uguaglianza tra domanda e offerta di moneta è:

= Y L (i)

In economia aperta, per i mercati finanziari bisogna considerare anche la scelta tra titoli nazionali e titoli

esteri (non solo la scelta tra moneta e titoli, ma anche la scelta tra titoli stessi).

Affinché in equilibrio siano detenuti dal pubblico sia titoli nazionali sia titoli esteri, essi devono avere lo

stesso tasso di rendimento. Se così non fosse, si preferirebbero gli uni rispetto agli altri; quindi deve essere

soddisfatto la CONDIZIONE DI ARBITRAGGIO/ PARITÀ SCOPERTA DEI TASSI DI INTERESSE:

i tasso di interesse nazionale

(1+i ) = (1+i *) t

t t i * tasso di interesse estero

t

E tasso di cambio corrente

t

Rendimento in (per acquistare titoli stranieri

termini di valuta prima scambio valuta

nazionale dei titoli nazionale con quella estera)

nazionali tasso di cambio atteso

(scambio valuta estera con

Rendimento atteso quella nazionale)

in termini di valuta

nazionale dei titoli

esteri

Moltiplichiamo entrambi I lati per E =( ∗ e e omettendo gli indici temporali:

Considerando date le aspettative sul tasso di cambio futuro atteso Ē

e

E = ( Ē

Il tasso di cambio corrente dipende dal tasso di interesse nominale nazionale, dal tasso di

interesse nominale estero e dal tasso di cambio atteso.

Se tasso di interesse interno aumenta tasso di cambio aumenta

• Se tasso di interesse estero aumenta tasso di cambio si riduce

• Se tasso di cambio atteso aumenta tasso di cambio corrente aumenta

LA SCELTA TRA TITOLI NAZIONALI ED ESTERI e

E =( Ē

Un aumento del tasso di interesse interno i, provoca un aumento del tasso di cambio.

 Perché?

Aumentano gli investimenti in titoli italiani, quindi l’Italia riceverà afflussi di capitale dal resto del

mondo. Quindi il conto capitale registrerà un surplus. Se c’è un surplus di conto corrente deve

esserci un deficit di conto capitale e viceversa. L’Italia avrà quindi afflussi (surplus di conto capitale)

a cui deve corrispondere un deficit di conto corrente. Come si manifesta il deficit nel conto

corrente? La condizione di Marshall-Lerner ci dice che questo avviene solo se il tasso di cambio

aumenta/apprezzamento.

Se invece aumenta il tasso di interesse estero, ci sarà un deflusso di capitali verso il resto del

 mondo; provoca una riduzione del tasso di cambio. Questo deficit nel conto capitale viene colmato

con un surplus del conto corrente che si ottiene con un deprezzamento del tasso di cambio.

Un aumento del tasso di cambio atteso porta a un aumento del tasso di cambio corrente.

 Quando il tasso di interesse

interno eguaglia il tasso di

interesse estero, allora il tasso

di cambio corrente eguaglia il

tasso di cambio futuro atteso.

Quando il tasso di interesse

cambia, il tasso di cambio

resta invariato.

atteso

Questo implica che un

apprezzamento oggi porta a un

deprezzamento atteso in

futuro, poiché ci si aspetta che il

tasso di cambio torni allo stesso

valore.

La relazione tra tasso di

interesse e tasso di cambio è

Ē

PENDENZA: chiamata Parità dei Tassi di

+ ∗ Interesse.

e

E =( Ē

È una retta?

- Il tasso di interesse è esogeno (l’Italia è un paese troppo piccolo per influenzare il tasso di interesse

sui mercati finanziari i*)

- Ē è un dato per ipotesi (variabile predeterminata).

- SONO DUE COSTANTI

Se tutte le altre sono costanti, la relazione tra Ē e i non può che essere costante = retta. Qual è la sua

pendenza? Guardo il segno; il tasso di interesse i* sui mercati esteri è sempre positivo, così come il tasso di

cambio che è sempre positivo Ē. Quindi la retta ha pendenza positiva.

Cosa succede se i=i*?

Il tasso di cambio corrente (su ascisse) è uguale al tasso di cambio atteso. Trovo così il punto A che ha

coordinate (i*, Ē). Esse sono entrambe ESOGENE.

UN’ANALISI CONGIUNTA DEI MERCATI REALI E FINANZIARI e

1) L’equilibrio nel mercato dei beni richiede che la produzione dipenda dal tasso di interesse del

tasso di cambio: IS: Y = C (Y-T) + I (Y, i) + G + NX (Y, Y*, ε)

2) Il tasso di interesse è determinato dalla Banca Centrale (tasso di policy)

LM: i = ī

3) La parità dei tassi di interesse fa sì che esista una relazione positiva tra tasso di interesse interno e

tasso di cambio: e

E =( Ē

Un sistema di questo tipo ha soluzione unica SE E SOLO SE ci sono 3 incognite, SE E SOLO SE ci sono

3 VARIABILI ENDOGENE. Quali sono?

A) La produzione

B) Il tasso di interesse (determinato dalla BCE nel mercato della moneta)

C) Il tasso di cambio (nella parità scoperta dei tassi di interesse)

Se avessi avuto solo 2 incognite con 3 equazioni, ci sarebbe stata una molteplicità di soluzioni. Se avessi

avuto 3 incognite con 2 equazioni, non sarebbe stato possibile risolvere il sistema.

1) L’incognita i è determinata dalla BCE. Posso già sostituire la nella curva

ī,

IS: Y = C (Y-T) + I (Y, + G + NX (Y, Y*, ε)

ī)

L’equazione LM non mi serve più, mi rimangono la curva IS e la PARITÀ SCOPERTA (che mi dà il

tasso di cambio).

2) Sostituisco la E (tasso di cambio) della parità scoperta in IS. L’equazione E non mi serve più. Mi

rimane IS che riscrivo come: e

IS: Y = C (Y-T) + I (Y,ī) + G + NX (Y, Y*, ( Ē )

T è esogena (è un numero già determinato, senza incognite)

G è esogena

L’unica incognita è Y.

Cosa succede alla produzione se il tasso di interesse aumentasse?

1) Già presente in economia chiusa, è l’effetto diretto sull’investimento: Un aumento del tasso di

interesse provoca una diminuzione dell’investimento, della domanda di beni nazionali e della

produzione;

2) Presente solo in economia aperta, è l’effetto che opera attraverso il tasso di cambio: Un aumento

del tasso di interesse interno genera un apprezzamento che provoca una diminuzione delle

esportazioni nette e quindi una riduzione della domanda di beni nazionali e della produzione

Riassumendo:

- La curva IS è inclinata negativamente SEMPRE. Un aumento del tasso di interesse porta

direttamente (attraverso l’investimento) e indirettamente (attraverso il tasso di cambio) a una

riduzione della domanda e a un calo della produzione. IS non varia rispetto al caso di economia

chiusa (anche se qui tasso di interesse influenza non solo direttamente ma anche indirettamente la

produzione).

- La curva LM è orizzontale in corrispondenza del tasso di interesse di policy stabilito dalla BCE; LM

non varia.

- La produzione e il tasso di interesse di equilibrio sono dati dall’intersezione delle curve IS e LM

- Dato il tasso di interesse estero e il tasso di cambio atteso, il tasso di interesse di equilibrio

determina il tasso di cambio di equilibrio.

EFFETTI DELLA POLITICA FISCALE IN ECONOMIA APERTA

Effetti di un aumento della spesa pubblica (a tasso di interesse invariato)

Se l’aumento di G non crea problemi di inflazione (non supera il livello potenziale di equilibrio), la BCE

manterrà il tasso di interesse invariato.

A parità di tasso di interesse, Y aumenta e si sposta solo IS.

Quindi aumenta solo la produzione senza variazioni del tasso di cambio.

- C e G aumentano

- I aumenta per aumento della produzione

- NX diminuiscono (il tasso di cambio e la produzione estera sono invariate ma quella nazionale

aumenta)

Effetti di un aumento della spesa pubblica (la BCE varia il tasso di interese)

Conseguenze:

- La BCE per evitare un eccesso di domanda alza il tasso di interesse. Questo per evitare che

l’inflazione superi la soglia del 2%; l’unica soluzione è ridurre il PIL riducendo il tasso di interesse.

- Y aumenta

- Tasso di cambio si apprezza

- C e G aumentano, C per aumento di Y e G per ipotesi

- I è ambiguo: la produzione diminuisce ma il tasso di interesse aumenta

- NX diminuiscono sia per effetto dell’apprezzamento sia per un aumento della produzione

Gli effetti di un aumento del tasso di interesse (stretta monetaria)

Conseguenze:

- la quantità di moneta in circolazione si riduce LM va verso l’alto.

Aumento del tasso di interesse:

- con un aumento del tasso di interesse i titoli nazionali

Apprezzamento del tasso di cambio:

diventano più convenienti e quindi provocano un apprezzamento del cambio.

- Riduzione degli investimenti e dei consumi

- Riduzione della produzione

- Domanda e produzione si riducono sia per effetto dell’apprezzamento (effetto indiretto attraverso

il tasso di cambio) sia a causa del maggior tasso di interesse (effetto diretto sugli investimenti).

Riassumendo: i aumenta, E aumenta, Y si riduce e quindi RECESSIONE e STAGNAZIONE.

Effetti secondari: C e I diminuiscono. i è dato dalla BCE

Y lo trovo con l’intersezione tra IS e LM

E lo trovo in corrispondenza del tasso di interesse iniziale

Se aumenta i deve aumentare E perché la relazione tra le

due variabili è positiva in ogni punto.

QUINDI:

IN ECONOMIA CHIUSA, ho solo il primo grafico, ovvero c’è solo l’effetto diretto sugli investimenti.

 IN ECONOMIA APERTA, i aumenta, Y si riduce, NX peggiora perché il tasso di cambio aumenta. C si

 riduce e I si riduce sia per tasso di interesse più alto sia per Y più basso. I influenza il tasso di cambio

E.

IN UN REGIME DI CAMBI FISSI: COSA SUCCEDE?

In regime di CAMBI FISSI, le oscillazioni del cambio sono rare (ma possono avvenire) e si definiscono

SVALUTAZIONE e RIVALUTAZIONI. Significa che le variazioni, se avvengono, sono di limitatissima entità.

SVALUTAZIONE = piccolissima riduzione verso il basso di quello che dovrebbe essere un tasso di cambio

fisso.

RIVALUTAZIONE = piccolissimo aumento verso l’alto di quello che dovrebbe essere un tasso di cambio fisso.

La parità dei tassi di interesse CON O SENZA CAMBIO FISSO è data da:

(1+i ) = (1+i *)

t t

E = Ē

SE un Paese decide di ancorare il tasso di cambio a un livello e quindi il tasso di cambio è fisso, mi

t

aspetto razionalmente che il tasso di cambio oggi sia uguale al tasso di cambio futuro domani.

E = E = 1

Se allora il rapporto

t t+1

Quindi: (1+i ) = (1+i *) => i = i *

t t t t

Quindi il tasso di interesse interno è uguale al tasso di interesse estero.

Il tasso di interesse interno è approssimativamente uguale a quello estero meno il tasso di apprezzamento

atteso che è uguale a zero.

In un sistema di CAMBI FISSI, la BCE non ha più potere di determinare i tassi di interesse interni (ora

determinati al di fuori del nostro paese). In un SISTEMA DI CAMBI FISSI, la BCE rinuncia alla politica

monetaria come strumento di politica economica.

= YL(i*)

L’offerta di moneta deve essere aggiustata allo scopo di mantenere il tasso di interesse a quel livello.

NB Oltre al cambio fisso, il sistema deve prevedere anche una PERFETTA MOBILITÀ DEI CAPITALI, ovvero

gli investitori devono poter decidere di investire dove i rendimenti sono maggiori.

Se la politica monetaria non può essere usata come strumento di politica economica, cosa succede alla

politica FISCALE?

L’effetto di un aumento della spesa pubblica quando la BCE adotta un tasso di cambio fisso sono identici a

quelli che abbiamo visto nel caso di tassi di cambio flessibili quando la BCE non reagisce (ovvero non varia il

tasso di interesse, primo esempio).

Quali sono i vantaggi?

- Il tasso di cambio è fisso e quindi c’è minore volatilità (questo influenza il commercio internazionale

e il PIL di un paese).

Svantaggi?

- La BCE rinuncia a uno strumento di politica economica che è efficace nella correzione degli squilibri

commerciali e nel controllo del livello di produzione aggregata

- Con un dato tasso di cambio, un paese rinuncia anche al controllo del suo tasso di interesse. Deve

seguire l’andamento del tasso di interesse estero correndo il rischio di effetti indesiderati sulla sua

attività economica.

- Nonostante il paese mantenga una piena disponibilità della politica fiscale, un solo strumento di

politica economica non sempre è sufficiente.

ESERCIZI di economia aperta

1) Si consideri un’economia aperta con

C = 500 + 0,5 Y D

I = 700 – 5000i + 0,2 Y

G =300

T = 200

X = 400 + 0,1 Y* - 100E

IM = 0,1 Y + 200E

E = 0,5

i = 0,1

Y* = 1000

? determinare valori di equilibrio di Y, C e I e NX

? si assuma che Y* aumenti a 1500. Determinare i nuovi valori di equilibrio di Y e di NX. Spiegare.

? si assuma che G aumenti a 400. Determinare i nuovi valori di equilibrio di Y e NX mantenendo il

livello iniziale di Y*. Spiegare.

2) Si consideri un’economia aperta con

C = 10000+0,5Y D

I = 5000 – 1000i + 0,2Y

G = 6500

T= 5000

X = 2000 + 0,2 Y*-100E

IM = 3000 + 0,2Y+150E

i = 15%

Y* = 30000

E = 2

? determinare i valori di equilibrio di Y, C, I e NX

? si assuma che T aumenti a 6000 e contemporaneamente si assuma anche che Y* aumenti a

35000. Determinare i nuovi valori di equilibrio di Y e NX. Spiegare.

3) Si consideri un’economia aperta con

C = 2000 + 0,6 Y D

I = 2000 - 5000i + 0,2 Y

G = 2000

T = 1500

X = 2000 + 0,4 Y* -250E

IM = 1200 + 0,4Y + 200E

i = 5%

i*= 10,25%=0,1025

Y* = 10000

e

E = 2,1

? determinare E utilizzando parità scoperta dei tassi di interesse.

? determinare i valori di equilibrio di Y, C, I e NX

? si assuma che i* = 8%, di quanto deve variare i interno affinchè l’economia raggiunga un tasso di

cambio E pari a 2?

? determinare i nuovi valori di equilibrio di Y, C, I e NX con il nuovo valore di i.

4) Si consideri un’economia aperta con

C = 1800 + 0,6 Y D

I = 1700 – 5000i + 0,1 Y

G = 2500

T= 1000

X = 2000 + 0,2Y* - 250E

IM = 1200 + 0,16Y + 100E

E = 0,8

i* = 0,00625

e

E = 0,7

Y* = 60000

? scrivete la curva IS e la curva LM

? determinare valori di equilibrio di Y, C, I e NX

CAPITOLO 7 – IL MERCATO DEL LAVORO

Prima conseguenza di abbracciare un’ottica di LUNGO PERIODO è che non si possono più

considerare i PREZZI come COSTANTI, DATI.

La macroeconomia di medio periodo è la macroeconomia dell’inflazione, in cui i prezzi hanno un

ruolo rilevante.

I prezzi influenzano le variabili macroeconomiche in termini reali. I salari reali influenzano la

disoccupazione. La disoccupazione influenza l’inflazione e influenza anche quanto output è

possibile produrre in un’economia.

MERCATO DEL LAVORO salari nominali.

Il è il luogo dove vengono determinati i

Dati i salari nominali e dati i prezzi, si determinano i salari reali.

Le principali variabili:

- POPOLAZIONE ATTIVA individui in età lavorativa (15-64 anni)

- FORZA DI LAVORO, ovvero la somma di occupati e disoccupati

- FUORI DALLA FORZA LAVORO (INATTIVI)

- TASSO DI PARTECIPAZIONE, ossia il rapporto tra forza lavoro e popolazione in età lavorativa

- TASSO DI DISOCCUPAZIONE, cioè il rapporto tra disoccupati e forza lavoro

60,4 milioni

39,2 milioni

25,5 milioni 13,6 milioni

22,3 milioni 3,2 milioni

I FLUSSI DEI LAVORATORI

Il mercato del lavoro è un mercato caratterizzato da FLUSSI DI LAVORATORI in entrata e uscita da

occupazione, disoccupazione e forza di lavoro.

Essi sono TUTTI I CAMBIAMENTI DI STATUS ALL’INTERNO DEL MERCATO DEL LAVORO (OCCUPATO-

DISOCCUPATO-INATTIVO):

- INTERRUZIONI DEI RAPPORTI DI LAVORO: individui che abbandonano un’occupazione (generico)

- ASSUNZIONI: individui che trovano un’occupazione

- DIMISSIONI: individui che abbandonano un’occupazione

volontariamente

- LICENZIAMENTI: individui che abbandonano un’occupazione a causa della decisione unilaterale

dell’impresa

- DURATA MEDIA DELLA DISOCCUPAZIONE: tempo medio necessario a un individuo disoccupato per

trovare un’occupazione

Fuori dalla forza lavoro:

LAVORATORI SCORAGGIATI

MOVIMENTI ALL’INTERNO DELLA DISOCCUPAZIONE

Prendiamo in considerazione gli USA perché i dati a disposizione sono più numerosi e l’economia presenta

maggiori fluttuazioni. Movimenti del tasso di

disoccupazione

La figura riporta il tasso di disoccupazione tra 1948 e 2014.

- Fino agli anni Ottanta, il tasso di disoccupazione sembrava in ascesa. Dagli anni Ottanta il tasso di

disoccupazione ha iniziato a diminuire. Con la crisi il tasso di disoccupazione tornò ad aumentare.

- Le fluttuazioni annuali sono associate a periodi di recessione ed espansione economica. Spesso il

tasso di disoccupazione raggiunge il suo massimo non nello stesso anno della recessione, ma

nell’anno successivo.

Come le imprese possono ridurre il numero degli occupati in seguito a cali della domanda?

- Licenziano

- Smettono di assumere

Di solito le imprese preferiscono prima rallentare o ridurre a zero l’assunzione affidandosi anche a

dimissioni o pensionamenti. Se non è sufficiente, si ricorre ai licenziamenti.

La probabilità di disoccupazione in genere aumenta in seguito alle fasi di recessione.

recessione

Cosa succede durante una nel mercato del lavoro?

Le imprese reagiscono in 2 modi:

1) Licenziano i lavoratori attualmente occupati. La domanda è bassa, la produzione è bassa, non

servono molti lavoratori.

2) Riducono le nuove assunzioni (blocco delle assunzioni)

Dato che le imprese agiscono in entrambi i modi, quando la disoccupazione è elevata:

- È più probabile che i lavoratori occupati perdano il loro lavoro

- È meno probabile che i lavoratori disoccupati trovino lavoro (la durata della disoccupazione

aumenta). Tasso di disoccupazione e

percentuale di disoccupati

che trova occupazione

(data da numero di

disoccupati che trovano

lavoro diviso il numero di

disoccupati).

Le aree ombreggiate sono

i periodi di recessione.

Tasso di disoccupazione

e tasso mensile di

interruzione dei

rapporti di lavoro negli

USA (dato dal numero

di persone che escono

dall’occupazione diviso

il numero di occupati).

LA DETERMINAZIONE DEI SALARI NOMINALI: 2 FATTI PRINCIPALI

Il SALARIO NOMINALE è la quantità di denaro che il lavoratore riceve in busta paga a fine mese dal datore

di lavoro.

I salari possono essere fissati in vari modi; a volte sono stabiliti nelle ovvero tra

contrattazioni collettive

imprese e sindacati, oppure solo a livello settoriale tra aziende che vi aderiscono oppure a livello nazionale

tra tutte le aziende dell’economia.

I lavoratori percepiscono solitamente un salario superiore al loro salario di riserva, cioè il salario

 che li rende indifferenti tra il lavorare e il non-lavorare (rimanere disoccupato).

I salari dipendono dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro: quanto più basso è il tasso di

 disoccupazione, tanto più alta è l’occupazione (la domanda di lavoro) e maggiori sono i salari

nominali. Ogni buon modello di mercato di lavoro deve essere in grado di creare un legame tra

SALARIO NOMINALE e TASSO DI DISOCCUPAZIONE.

Due diverse possono spiegare questi due fatti:

teorie

Anche in assenza di contrattazione collettiva (contrattazione tra sindacati e imprese), i lavoratori

 hanno una certa forza contrattuale che usano per ottenere salari più elevati.

Le imprese stesse, per varie ragioni, possono voler pagare salari superiori a quello di riserva (salari

 di efficienza).

TEORIE DELLA CONTRATTAZIONE

La Forza Contrattuale di un lavoratore dipende:

1) Dal costo, in caso di dimissioni, che l’impresa paga per sostituirlo (costo che dipende

proporzionalmente dalle mie competenze, che determinano il mio potere contrattuale);

2) La difficoltà a trovare un nuovo lavoro per il lavoratore, soprattutto quando la disoccupazione è già

elevata (minaccia di andarsene non credibile, forza contrattuale bassa).

Quanto più costoso è per l’impresa rimpiazzare il lavoratore e quanto più è facile per lui trovare un

altro lavoro, tanto maggiore è la sua forza contrattuale.

La Forza Contrattuale dipenderà quindi:

1) Dalla natura del lavoro (sostituibilità e costo di sostituzione del lavoratore - costi maggiori se sono

richieste ampie competenze);

2) Dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro (tipicamente il quando

tasso di disoccupazione);

il tasso di disoccupazione è basso per l’azienda è difficile trovare validi sostituti e per i lavoratori è

più facile trovare lavoro.

TEORIE DEI “SALARI DI EFFICIENZA”

Prescindendo dalla forza contrattuale dei lavoratori, le stesse imprese possono voler pagare un salario

superiore a quello di riserva:

- Per avere lavoratori più produttivi, incentivati da una migliore remunerazione

- Diminuire il tasso di avvicendamento dei lavoratori (turnover): la riduzione di turnover tende ad

aumentare la produttività.

Pagare un salario più elevato è quindi uno strumento di incentivazione dei lavoratori: gli economisti

chiamano le teorie che legano la produttività (o l’efficienza) dei lavoratori al salario percepito

Teorie dei “Salari di Efficienza”.

Come le teorie basate sulla contrattazione, le teorie dei salari di efficienza suggeriscono che i salari

dipendono (PUNTO DI CONTIGUITÀ TRA LE 2 TEORIE):

Dalla Natura del Lavoro:

Le imprese che considerano il morale e l’impegno dei lavoratori come elementi essenziali alla qualità del

lavoro pagheranno di più.

Dalle Condizioni del Mercato del Lavoro:

Il salario nominale è influenzato anche dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro: un elevato

numero di posti di lavoro vacanti rende conveniente per i lavoratori dare le dimissioni (relazione NEGATIVA

tra tasso di disoccupazione e salario nominale).

SALARI, PREZZI E DISOCCUPAZIONE – teoria della CONTRATTAZIONE

La precedente discussione sulla determinazione dei salari suggerisce

un’equazione di determinazione dei salari (WS wage setting) del tipo:

e

W = P F (µ,z)

(-, +)

Salario Tasso di

nominale disoccupazione (µ)

Livello Funzione

atteso dei implicita in 2

prezzi variabili Insieme di altre

variabili ( z )

Il SALARIO NOMINALE dipende dai prezzi attesi. La contrattazione salariale può essere a livello:

- D’impresa

- Di settore: si confrontano sindacati e imprese del settore

- Nazionale

Quella che prendiamo in considerazione noi è quella NAZIONALE.

LIVELLO ATTESO DEI PREZZI

Perché il livello dei prezzi influenza il salario nominale?

W/P

Ai consumatori interessa il salario reale , ovvero il salario che percepiscono in base al prezzo dei beni

che acquistano P. Lo stesso vale per le imprese, a cui interessa il salario in termini del prezzo della

W/P.

produzione venduta

se i prezzi raddoppiassero, i lavoratori richiederebbero un salario nominale doppio e le imprese

 sarebbero disposte a darlo

Perché parliamo allora di prezzo atteso?

Perché i salari sono fissati in termini NOMINALI quando il livello dei prezzi non è ancora noto:

e

P W

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Influenza negativamente il livello dei salari. Un tasso di disoccupazione elevato indebolisce il potere

contrattuale dei lavoratori e quindi riduce i salari. W

µ 

GLI ALTRI FATTORI (z)

Sono tutte le altre variabili che influenzano i salari, dato il livello atteso dei prezzi e il tasso di

disoccupazione. Esempio:

- Salario minimo garantito

- è rivolto a chi ha perso il lavoro; se non esistesse, pur di

Indennità o sussidio di disoccupazione:

evitare la disoccupazione, si accetterebbe un salario minimo; questo sussidio permette ai lavoratori

di richiedere salari maggiori; se i sussidi aumentano diventa più conveniente starsene a casa, quindi

chi ha un lavoro richiederà un salario più alto per lo “sforzo”

- (che rende più costoso il licenziamento da parte di un’impresa).

Livello di protezione dei lavoratori

Relazione POSITIVA tra z e il livello dei salari nominali: è definita in modo che un suo aumento, provochi un

aumento del salario. W

Z 

LA DETERMINAZIONE DEI PREZZI

I prezzi dipendono dai costi che, a loro volta, dipendono dalla funzione di produzione/tecnologia – la

relazione tra input impiegati e (il massimo) output ottenibile.

Assumiamo che per semplicità le imprese producano beni usando un unico fattore produttivo, il

• LAVORO N TECNOLOGIA DI

Y = AN PRODUZIONE

Y è la produzione aggregata

N è l’occupazione totale

A è la produttività del lavoro (= produttività del singolo lavoratore)

A=1

Assumiamo per semplicità che (un lavoratore in più produce una unità di prodotto in più), la

• funzione di produzione diventa: Y = N

Questo implica che il costo di realizzazione di un’unità in più di prodotto è uguale ad impiegare un

lavoratore in più e quindi è uguale al salario W. Quanto produce un sistema economico dipende dal

numero dei lavoratori in quel sistema.

È una ONE TO ONE TECHNOLOGY (1000 lavoratori producono 1000 unità di prodotto).

- Il COSTO MEDIO DI PRODUZIONE è il costo totale diviso la quantità di input impiegata

(n° occupati).

- Il COSTO TOTALE è il n° di lavoratori per il prezzo del fattore lavoro = salario.

N x W

- Il COSTO MARGINALE è il costo per ogni unità prodotta in più = salario.

- Il SALARIO quindi è sia il costo medio, sia il costo marginale di produzione.

COSTO MEDIO = COSTO MARGINALE = SALARIO

L’EQUAZIONE DI FISSAZIONE DEI PREZZI (PS = PRICE SETTING) è:

P = (1 + m) W

Il prezzo è uguale al salario solo a una condizione: solo se i mercati sono in concorrenza perfetta.

m (mark-up) è il ricarico del prezzo sul costo marginale di produzione W: quanto lontani o vicini

siamo da condizioni di concorrenza perfetta.

Più m tende a 0 più siamo vicini a condizioni di concorrenza perfetta.

Più m si allontana da 0, più ci si allontana dalla concorrenza perfetta (le imprese fissano un

prezzo superiore al costo marginale).

P = W

- In CONCORRENZA PERFETTA si ha che (il prezzo di una unità prodotta è uguale al costo),

m = 0

quindi m P

- Se le imprese hanno POTERE DI MERCATO, sarà positivo e il prezzo sarà superiore al costo

W (1+m)

marginale di un fattore uguale a

L’EQUAZIONE DEI SALARI

Assumiamo che, nella determinazione dei salari, i salari nominali dipendano dal livello effettivo dei prezzi P,

e

piuttosto che dal livello atteso dei prezzi P .

L’equazione dei salari (WS) è: W = P x F (µ, z)

(-, +)

I prezzi P influenzano i salari.

Divido entrambi i lati per i prezzi. = F (µ, z)

è il salario reale,

misura il potere di

acquisto dei salari

nominali.

Quanto maggiore è il tasso di disoccupazione, tanto minore sarà il salario reale scelto da chi fissa i salari (in

questo caso i lavoratori hanno un basso potere contrattuale). C’è una RELAZIONE NEGATIVA tra il salario

reale e il tasso di disoccupazione.

L’EQUAZIONE DEI PREZZI

Faccio la stessa cosa con l’EQUAZIONE DEI PREZZi (PS); divido tutto per W:

= (1+m)

Prendo l’inverso della frazione: = Il salario reale fissato dalle

imprese è una funzione delle

decisioni di prezzo.

Dove è il salario reale.

Se aumenta m, aumenta il prezzo a parità di salario nominale (salario reale diminuisce).

Se i prezzi nominali sono alti a parità di W, il prezzo reale è basso.

SALARI REALI DI EQUILIBRIO E DISOCCUPAZIONE

= F (µ, z)

WS: =

PS:

sono salari reali contrattati Sono salari reali che le

tra imprese e sindacati. imprese sono disposte a

pagare.

WS ci mostra come si determinano i salari reali tra imprese e sindacati = salario reale contrattato

• PS ci mostra il salario reale che le imprese sono disposte a pagare

• Il tasso naturale di

disoccupazione è il tasso di

disoccupazione tale per cui il

salario reale implicato nella

determinazione dei prezzi è

uguale al salario reale implicato

dall’equazione dei salari.

Nella PS la disoccupazione non interviene, quindi i salari reali non dipendono da µ, per ogni livello

 di disoccupazione il salario reale è costante.

Nella WS, il salario reale dipende negativamente dal tasso di disoccupazione, la pendenza è

 negativa.

Come si determina l’equilibrio nel mercato del lavoro? Quale il salario reale di equilibrio?

È quello in corrispondenza di cui il salario reale contrattato coincide con quello che le spese sono disposte a

pagare. Il punto A è il livello di salario reale in cui le imprese pagano ciò che sono disposte a pagare, i

sindacati ricevono quello per cui si sono accordati con le imprese e i consumatori ricevono il salario che

vogliono ricevere.

A indica il tasso di disoccupazione di equilibrio e il salario reale di equilibrio. Sono entrambe due

VARIABILI ENDOGENE NEL MERCATO DEL LAVORO.

ALGEBRICAMENTE, si ha equilibrio quando F (µ, z) =

Quando la disoccupazione è al suo valore di equilibrio, WS e PS si intersecano. Il salario reale scelto nella

determinazione dei salari (WS) deve essere uguale al salario reale derivante dalla fissazione dei prezzi (PS)

ed è chiamato Tasso Naturale di Disoccupazione, µ .

n

Cosa succede al tasso naturale di disoccupazione e al salario reale di equilibrio se un governo decide di

aumentare i sussidi per la disoccupazione? = F (µ, z)

WS: =

PS:

Punto A: perfetta sintonia tra contrattazione delle imprese e disponibilità a pagare delle stesse

 Il Governo annuncia la volontà di aumentare i sussidi della disoccupazione, che rientrano nella

 variabile z e influenzano solo la WS positivamente.

All’aumentare del sussidio, aumenta il salario di riserva e il salario che i lavoratori devono

 percepire W.

Tutta la WS si sposta verso l’alto.

 La PS non varia, dipende solo dal mark-up

 m.

1

Nel punto A , il salario reale non varia e aumenta soltanto il tasso

 Qual è il nuovo equilibrio?

naturale di disoccupazione. La disoccupazione è più alta e quindi aumenta anche il numero dei

richiedenti disoccupazione con problemi che gravano sui COSTI SOCIALI.

A parità di tasso di

 Perché la disoccupazione deve essere più alta se i sussidi aumentano?

disoccupazione, il salario reale aumenterebbe, ma le imprese non sono disposte ad aumentare i

salari reali, quindi abbassa il tasso di disoccupazione e sicuramente qualcuno accetterà di lavorare a

quel salario reale.

Cosa succede se aumenta il mark-up(m ) = mercato diventa meno concorrenziale?

La WS non si sposta

 La PS si sposta perché dipende da m.

 Aumenta m, aumenta P, diminuisce W: se diminuisce W

 DUE PEGGIORAMENTI: ci sono più disoccupati e i pochi lavoratori prendono un salario più basso.

 È più facile “costringere” i lavoratori ad accettare un salario più basso perché c’è un alto tasso di

 disoccupazione (quindi aumento il tasso di disoccupazione affinché accettino).

Conclusione

L’equilibrio nel MERCATO DEL LAVORO determina il TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE

 Il tasso di disoccupazione di equilibrio determina il TASSO DI OCCUPAZIONE DI EQUILIBRIO.

 Il tasso di occupazione di equilibrio determina il livello di produzione di equilibrio Y=N.

 A cosa serve l’analisi macroeconomia di breve periodo?

Abbiamo derivato il tasso naturale di disoccupazione (e quindi occupazione e produzione) sotto DUE

IPOTESI SPECIFICHE:

1) Esistenza di equilibrio nel mercato del lavoro

2) Eguaglianza tra livello atteso e livello effettivo dei prezzi

Nel BREVE PERIODO non c’è ragione per cui la seconda ipotesi debba essere valida.

Quindi nel BREVE PERIODO, non c’è ragione per cui la disoccupazione debba essere al suo tasso naturale.

CAPITOLO 8 – LA CURVA DI PHILIPPS, IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE E L’INFLAZIONE

Nel 1958 Philipps disegnò un grafico che riportava il tasso di inflazione in funzione del tasso di

disoccupazione nel Regno Unito tra il 1861 e il 1957, trovando una relazione NEGATIVA. L’esperimento

venne replicato nel 1970 negli USA da Samuelson e Solow (esempio sotto).

Questo sembrava suggerire che i Paesi potessero scegliere tra combinazioni diverse delle 2 variabili. Negli

anni Settanta però, questa relazione si ruppe sia negli USA che nei paesi Ocse: si registrarono sia un’elevata

inflazione sia un’elevata disoccupazione. Gli studi vennero rivisti prendendo in considerazione tasso di

disoccupazione e VARIAZIONE del tasso di inflazione.

TASSO DI INFLAZIONE: tasso di crescita del livello dei prezzi.

La CURVA DI PHILIPPS mette in relazione il tasso di disoccupazione e l’inflazione.

e

WS: W=P x F (u, z) PS: P= (1+m) W

Sostituisco nella PRICE SETTING il salario nominale definito nella WAGES SETTING: e

Un aumento di P , fa

e

P = P x F(u, z) x (1+m) aumentare i salari nominali e

i prezzi.

Se assumiamo inoltre una funzione specifica per F:

F(u, z) = 1 – +z > 0

αu α esprime l’ampiezza

α

dell’effetto della

E la sostituiamo nell’equazione di partenza: disoccupazione sul salario

e

P = P x (1+m) x (1 – + z)

αu

1) Introduciamo i pedici temporali

P = x (1+m) x (1 – + z)

αu

t t

Si assume che implicitamente m e z siano invariati rispetto al tempo, quindi sono COSTANTI.

2) Dividiamo entrambi i lati per i prezzi dell’anno precedente P t-1

= x (1+m) x (1 – + z)

αu t

3) Il lato sinistro può essere riscritto come:

= = 1 + = 1 + ∏ t Tasso di inflazione

4) Allo stesso modo riscriviamo:

= = 1 + = 1 + ∏

5) L’equazione finale è: 1+∏ = (1 + ) x (1+m) x (1 – + z)

∏ αu

t t

) x (1+m):

6) Dividendo entrambi i lati per (1+∏ ∏ = (1 – + z)

αu

t

Se il tasso di inflazione, il tasso atteso di inflazione e il mark-up non assumono valori troppo elevati,

l’ultima equazione può essere riscritta come: ∏

1 + ∏ - – m = (1 – αu + z) = + (m+z) – αu

∏ ∏

t t t

INFLAZIONE, INFLAZIONE ATTESA E DISOCCUPAZIONE (1958)

∏ = + (m+z) – αu

∏ 1° VERSIONE

t t

- Un aumento dell’inflazione attesa porta a un aumento anche dell’inflazione effettiva. Se aumenta

l’inflazione attesa, i prezzi attesi della WS aumenta, quindi questo fa aumentare i prezzi effettivi

della PS e quindi vuol dire che c’è un aumento dell’inflazione effettiva. A un aumento atteso segue

un aumento effettivo dei prezzi: se chi fissa i salari si aspetta un livello maggiore dei prezzi,

richiederà un maggior salario nominale e quindi un aumento del livello effettivo dei prezzi.

- Data l’inflazione attesa, un aumento del mark-up scelto dalle imprese o un aumento degli altri

fattori z, porta a un aumento dell’inflazione effettiva.

Se aumenta m, più alti sono i prezzi, più alta è l’inflazione.

Se aumenta z, più alti sono i costi per le imprese, più alta è l’inflazione.

- Data l’inflazione attesa, un aumento del tasso di disoccupazione, porta a una riduzione

dell’inflazione effettiva. Se la disoccupazione è alta è difficile trovare lavoro, quindi il mio potere

contrattuale sarà più basso.

LA CURVA DI PHILIPPS: LA PRIMA FORMULAZIONE

Ipotizziamo che: e

L’inflazione fluttui di anno in anno intorno a un certo valore, ∏ (l’inflazione in MEDIA è NULLA)

 L’inflazione NON sia persistente (l’inflazione di ieri non è un buon indicatore dell’inflazione di oggi)

In fase di determinazione dei salari nominali, se valgono le due ipotesi, si può assumere che l’inflazione

*

attesa quest’anno sia pari a ∏ . La nostra equazione diventa:

∏ = + (m+z) – αu

t t

*

∏ è il tasso tendenziale di inflazione.

Ogni punto indica un anno e per ogni anno si studiano il tasso di disoccupazione e inflazione. Se

collegassimo tutti questi punti, otterremo una curva PENDENTE, un ramo di iperbole equilatera (y=1/x):

questa è la RELAZIONE NEGATIVA che collega inflazione e disoccupazione.

Esiste quindi un TRADE-OFF: è come se i Governi avessero ogni anno la possibilità di scegliere alta/bassa

inflazione e bassa/alta occupazione.

Questo appariva un allettante compromesso e a partire dagli anni Sessanta, la politica macroeconomia

statunitense fu orientata a ridurre gradualmente la disoccupazione.

Sembrava che, se i policy-maker fossero stati disposti ad accettare maggiore inflazione, avrebbero potuto

ridurre stabilmente la disoccupazione.

Tuttavia dal 1970 in poi la relazione NEGATIVA tra tasso di inflazione e tasso di disoccupazione diventa una

nuvola di punti, non approssimabile con una funzione. Questi punti non sono quindi INTERPOLABILI, non

esiste più una relazione EVIDENTE.

La curva di Philipps originaria scomparve, perchè:

- Il tasso di inflazione diventa più persistente rispetto agli anni Sessanta.

- Divenne cioè più probabile che un’elevata inflazione in un anno fosse seguita da una elevata

inflazione anche l’anno successivo.

- Individui e imprese iniziarono a tenere conto della persistenza dell’inflazione.

- Il meccanismo di formazione delle aspettative cambiò, alterando la relazione stessa tra inflazione e

disoccupazione.

Supponiamo che le aspettative si formino in base alla relazione seguente:

= (1-θ) ∏* + θ ∏

∏ t-1

L’inflazione attesa dipende da:

Un valore costante (inflazione tendenziale), ∏* con peso (1-θ)

 L’inflazione effettiva dello scorso anno con peso θ (proprio perché inflazione sta diventando

 persistente) Θ misura il grado di persistenza dell’inflazione

Indica quanto conta l’inflazione passata

Tanto maggiore è il valore di θ tanto più l’inflazione passata spinge lavoratori e imprese a rivedere le

proprie aspettative sull’inflazione futura, quindi tanto maggiore sarà l’inflazione attesa.

Dal 1970 in poi quindi, c’è stato un aumento progressivo di θ, per due ragioni:

1) I 2 shock petroliferi degli anni ’70 (aumenta il markup e l’inflazione, a parità di disoccupazione);

2) I lavoratori modificano il loro modo di formare le aspettative. Svolta causata da un

cambiamento del processo stesso di inflazione che è diventata: - Costantemente positiva-

Persistente

Questo cambiamento nel meccanismo di formazione delle aspettative modificò la natura stessa della

relazione tra disoccupazione e inflazione.

Infatti: Lavoratori e imprese avevano ignorato da sempre l’inflazione passata.

 Quando l’inflazione è diventata più persistente, si è cominciato a pensare che se l’inflazione era

 elevata, lo sarebbe stata anche l’anno successivo. Il parametro θ è diventato pari a 1.

Partiamo da: ∏ = + (m+z) – αu

t t

Sostituiamo il valore :

∏ ∏ = (1-θ) ∏* + θ ∏ + (m+z) – αu 2° VERSIONE

t t-1 t

PERSISTENZA),

 Quando θ=0 (MINIMA otteniamo la curva di Philipps originaria

∏ = + (m+z) – αu

t t

gli agenti economici non considerano il tasso di inflazione dell’anno precedente.

ORIGINARIA: relazione negativa tra tasso di disoccupazione corrente e tasso di inflazione corrente.

 Quando θ è positivo, il tasso di inflazione dipende dal tasso di disoccupazione e dal tasso di

inflazione passato

PERSISTENZA),

 Quando θ=1 (MASSIMA l’equazione di offerta aggregata diventa:

∏ - ∏ = (m+z) – αu

t t-1 t

Gli agenti economici guardano SOLO all’inflazione passata.

Quindi quando θ=1, il tasso di disoccupazione influenza la VARIAZIONE dell’inflazione:

disoccupazione elevata comporta inflazione decrescente, disoccupazione moderata comporta

disoccupazione crescente. Quando u è bassa, la

variazione

dell’inflazione è

positiva e viceversa.

La retta che meglio approssima la nuvola di punti tra il 1970 e il 2014 è:

∏ - ∏ = 3,3% - 0,55u

t t-1

Con θ = 1

CURVA DI PHILIPPS MODIFICATA/CORRETTA

Questa equazione prende il nome di

PER LE ASPETTATIVE/ACCELERATA

Cosa succede se prendiamo in considerazione il tasso naturale di disoccupazione?

(La prima versione della curva di Philipps ignorava il tasso naturale di disoccupazione, proprio per

permettere agli Stati di variare le combinazioni di tasso di disoccupazione-inflazione).

∏ = (1-θ) ∏* + θ ∏ + (m+z) – αu

t t-1 t

Il TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE è quel tasso di disoccupazione in corrispondenza del quale il

livello effettivo dei prezzi è uguale al livello atteso dei prezzi; quindi l’inflazione effettiva è uguale a

e

∏ = ∏

quella attesa. Imponendo l’uguaglianza , otteniamo:

0 = (m+z) – αu

Risolvendo per il tasso naturale di disoccupazione otteniamo: Mantengo l’ipotesi

x cui m e z siano

u = (m+z) / α costanti.

n

α .

rappresenta l’elasticità dell’inflazione alla disoccupazione

U dipende positivamente dal mark-up; perché se m aumenta, le imprese diventano più monopolistiche,

n

fissano prezzi più alti, il salario reale si riduce e bisogna aumentare la disoccupazione affinché i lavoratori

accettino un salario reale più basso.

La relazione tra inflazione, inflazione attesa e disoccupazione:

∏ - = - α (u – (m+z)/ α)

t t

Possiamo sostituire il tasso naturale di disoccupazione nel lato destro:

e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t t n

La variazione dell’inflazione non dipende più dal tasso corrente di disoccupazione, ma da quanto questo

tasso corrente si discosta dal tasso naturale.

Se u < u l’inflazione nel corso del tempo crescerà.

 t n

Se u > u l’inflazione nel corso del tempo si ridurrà.

 t n

Se u = u l’inflazione diventa costante, la sua variazione è pari a zero.

 t n 3° VERSIONE

e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t t n

2 considerazioni:

1. La variazione dell’inflazione nel tempo dipende dalla differenza tra tasso effettivo u e tasso

t

naturale di disoccupazione.

2. Il tasso naturale di disoccupazione è il tasso di disoccupazione che mantiene costante l’inflazione =

NAIRU (non-accelerating inflation rate of unemployment). È anche chiamato TASSO DI

DISOCCUPAZIONE NON INFLAZIONISTICO.

Cosa succederà in futuro?

La curva di Philipps potrebbe continuare a cambiare nel tempo e in Paesi diversi potrebbe esserci una curva

di Philipps differente. m, z e α;

Nella 3° versione, compare il tasso naturale di disoccupazione; esso dipende da dato che questi

fattori possono variare, anche u può variare.

n u = (m+z) / α

n

Alcuni paesi Europei registrano tassi di disoccupazione (a tassi di inflazione stabili) più bassi rispetto

 agli USA: Olanda e Svezia,

altri registrano tassi di disoccupazione più elevati: Finlandia e Francia.

 SPIEGAZIONE POSSIBILE: m, z e α potrebbero variare tra Paesi e con essi il tasso naturale di

 disoccupazione.

Abbiamo finora trattato m e z come costanti nel tempo, ma non c’è alcuna ragione per cui questi non

debbano cambiare.

Il grado di potere monopolistico delle imprese, la struttura della contrattazione salariale, il sistema di

sussidi di disoccupazione cambiano nel tempo, facendo così variare il tasso naturale di disoccupazione.

Non c’è ragione per cui il tasso naturale di disoccupazione debba restare costante nel tempo.

LE CONTRATTAZIONI SALARIALI CAMBIANO AL VARIARE DELL’INFLAZIONE

Per INDICIZZAZIONE DEI SALARI si intende quel meccanismo che adegua automaticamente i salari

all’inflazione corrente. WS: W=P x F (u, z)

I salari variano allo stesso tasso dell’inflazione corrente.

Come si modifica quindi la curva di Philipps?

proporzione di contratti indicizzati è λ (1 – λ)

Se la (salari nominali dipendono dai prezzi effettivi) e

sono i contratti non indicizzati , allora l’equazione di Philipps diventa:

e

∏ = (λ∏ + (1- λ) ∏ ) – α (u -u )

t t n (1- λ)

λ Una proporzione di

Una proporzione di contratti non è indicizzata e

contratti è indicizzata e quindi tiene conto

quindi tiene conto e

∏ .

∏ dell’inflazione attesa

dell’inflazione effettiva t. λ

Assumendo che l’inflazione attesa sia uguale a quella dell’anno precedente e che sia positiva otteniamo:

e

∏ - ∏ = - (u – u )

t t n

Questa versione non tiene conto della perfetta indicizzazione dei salari.

λ=0,

Se ho esattamente la terza versione della curva di Philipps, i salari sono fissati sulla base

 dell’inflazione attesa e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t t n

λ=1,

Se tutti i contratti di lavoro vengono adeguati automaticamente all’inflazione corrente. La

 variazione negativa dell’inflazione tende a essere INFINITAMENTE GRANDE. Questa è la cosiddetta

SPIRALE SALARI – PREZZI. In questo caso ci si avvicina all’indicizzazione salariale.

λ,

Tanto maggiore è tanto maggiore sarà l’effetto del tasso di disoccupazione sulla variazione dell’inflazione

(più grande diventa la frazione).

SENZA INDICIZZAZIONE SALARIALE una minore disoccupazione fa aumentare i salari, i prezzi aumentano

L’INDICIZZAZIONE SALARIALE aumenta l’effetto della disoccupazione sull’inflazione: in presenza di

indicizzazione salariale, un aumento dei prezzi comporta un aumento dei salari, che porta a un ulteriore

aumento dei prezzi e così via fino a quando l’effetto della disoccupazione sull’inflazione nel corso dell’anno

sia maggiore.

DEFLAZIONE E CURVA DI PHILIPPS

Cosa succede alla curva quando l’inflazione è bassa? e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t t n

In presenza di un’elevata disoccupazione ci aspetteremo quindi una forte deflazione.

Tuttavia, durante la Grande Depressione degli anni Trenta, un’elevata disoccupazione fu accompagnata

solamente da qualche episodio di moderata deflazione (tra 1934 e 1937 l’inflazione era addirittura

positiva). Perché?

- Durante la Grande Depressione, non solo aumentò il tasso effettivo di disoccupazione, ma anche

del tasso naturale di disoccupazione (che dipende dal mark-up, dai sussidi della disoccupazione).

- In presenza di un’elevatissima disoccupazione, il Governo dava molti sussidi, con z più alto, u è più

n

alto

CAPITOLO 9 – DAL BREVE AL MEDIO PERIODO: IL MODELLO IS-LM-PC

e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t t n

Quando un Paese ha un tasso di disoccupazione al di sopra del suo livello naturale, l’inflazione

 risulta essere minore delle aspettative.

Quando un Paese ha disoccupazione più bassa del tasso naturale di disoccupazione, l’inflazione

 crescerà nel corso del tempo.

Il modello IS-LM è caratterizzato da: IS: Y= C(Y-T) + I (Y, r+x) + G

LM: r=r*

Il modello IS è quello di economia CHIUSA e tiene conto del tasso REALE SUI PRESTITI, tasso a a cui le

imprese possono prendere a prestito in caso di investimento (vs tasso di policy/obiettivo fissato dalla BCE,

in base a cui si determina domanda e offerta).

Che relazione c’è tra queste 3 equazioni?

Dobbiamo riscrivere la curva di Philipps in termini di produzione e non più di disoccupazione.

1) il TASSO DI DISOCCUPAZIONE è uguale al numero di disoccupati divido per la dimensione delle

forze di lavoro. TASSO DI

u = = = 1 - OCCUPAZIONE

Riscriviamo l’equazione in modo da esprimere N in termini di u:

N = L (1-u)

Il tasso di occupazione è il complemento a 1 del tasso di disoccupazione. È uguale alle forze di lavoro

moltiplicate per il tasso di occupazione (1-u).

2) Assumiamo l’IPOTESI che la produzione sia uguale all’occupazione, Y = N, ovvero

Y = N = L (1 – u)

Quando u=u :

n N = L (1-u )

l’occupazione è al suo LIVELLO NATURALE n n

• Y = L (1-u )

la produzione è al suo LIVELLO NATURALE (O POTENZIALE) n n

• Y – Y = L ((1-u) – (1-u )) = - L (u – u )

n n n

La differenza tra produzione e produzione potenziale è chiamata OUTPUT GAP.

Quando u è al suo livello naturale, la produzione è al suo livello potenziale e l’output gap è pari a

 zero.

Quando u è al di sopra del suo livello naturale, la produzione è inferiore al suo livello potenziale e

 l’output gap è negativo.

Quando u è al di sotto del suo livello naturale, la produzione è superiore al suo livello potenziale e

 l’output gap è positivo. - L (u – u ) = - (u-u ) = Y -Y /L

n n n

Sostituiamo (u-u ) all’interno della curva di Philipps vista in precedenza, ovvero:

n e

∏ - ∏ = - α (u – u )

t n

E alla fine otteniamo: e

∏ - ∏ = (Y-Y )

t n

Ipotizziamo infine che l’INFLAZIONE ATTESA SIA UGUALE ALL’INFLAZIONE PASSATA (MASSIMA

 e

∏ = ∏ (la miglior aspettativa sul tasso di inflazione futuro è

PERSISTENZA), cioè che t-1 (-1) indica il valore

uguale al tasso di inflazione passato) della variabile del

periodo precedente

La curva di Philipps in questo caso diventa: ∏ - ∏(-1) = (Y-Y )

n

Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale, l’output gap è positivo e l’inflazione

 aumenta.

Quando la produzione è inferiore al suo livello naturale, l’output gap è negativo e l’inflazione nel

 corso del tempo decresce.

Quando la produzione è al suo livello potenziale, l’outpug gap è nullo e la variazione dell’inflazione

 è nulla (l’inflazione è costante). Per questo la curva di Philipps interseca l’asse delle ascisse quando

la produzione è al suo livello naturale. La relazione positiva tra

produzione e variazione

dell’inflazione è

rappresentata dalla curva

con pendenza positiva.

Fissata la produzione naturale (grazie al tasso naturale di disoccupazione, data la forza lavoro), la curva IS

definisce la produzione e questo permette di determinare output gap. Questo modello è chiamato IS-LM-

PC (Philipps Curve).

IS dipende negativamente dal tasso di interesse

 LM è fissata al tasso di interesse obiettivo della BCE (se la BCE vuole aumentare i, diminuisce

 l’offerta di moneta e viceversa)

IS e LM definiscono il livello di equilibrio di Y.

 Dato l’output gap, sappiamo come evolve nel tempo l’inflazione.

 PC è una FUNZIONE MONOTONA CRESCENTE; l’ordinata aumenta con Y. All’aumentare di Y,

 aumenta anche la variazione dell’inflazione.

, l’ordinata è pari a zero. La PC incrocia l’asse delle ascisse quando l’ordinata è pari a

Quando Y = Y

 n

zero.

Nel grafico precedente, abbiamo ipotizzato che Y <Y. (PIL corrente maggiore del PIL naturale, ovvero

n

disoccupazione corrente maggiore di quella naturale)

Il livello di equilibrio di produzione determina la posizione nello spazio della IS. La posizione della IS nel

grafico dipende da T, G e x (se consideriamo date le probabilità di fallimento).

se l’economia produce di più rispetto al suo livello naturale di PIL, l’output gap è positivo e quindi

 l’inflazione sarà crescente. Quindi il policy maker (Governo per la politica fiscale, BCE per la politica

monetaria) prima di aspettare che l’inflazione arrivi a un livello massimo, interverrà per bloccare

Y α L

questa crescita inflazionistica nel tempo. è fissato, è un parametro dato, è dato; si

Come? n

può solo agire su Y, riducendola, così che l’output gap diminuisce e insieme anche la crescita

dell’inflazione. Lo strumento con cui la BCE può ridurre Y è aumentare il tasso di interesse reale

(facendo diminuire gli investimenti, la produzione, l’output gap e la crescita dell’inflazione).

IS non varia, LM si alza, si trova quindi un nuovo punto di equilibrio (il tasso di interesse viene

aumentato fino a quando il livello di equilibrio è uguale al livello naturale di produzione e quindi la

crescita inflazionistica scompare). Y > Y

EQUILIBRIO DI n

BREVE PERIODO In A, Y > Y , l’inflazione

n

aumenta.

Cosa accade nel corso del

tempo assumendo che non ci

siano variazioni nel tasso di

policy o nelle altre variabili

che determinano la posizione

della curva?

La BCE aumenta r,

l’economia si muove

lungo la curva LM, la

1

produzione in A

diminuisce, l’inflazione

torna ad essere

EQUILIBRIO DI costante.

MEDIO PERIODO

r è il TASSO DI INTERESSE NATURALE REALE/NEUTRALE/DI WICKSELL: tasso in corrispondenza del quale il

n

livello effettivo della produzione è uguale al livello naturale, ovvero in corrispondenza del quale l’inflazione

resta costante rispetto all’anno precedente.

La BCE non riesce ad intervenire sull’inflazione già nel breve periodo per diversi motivi:

1) spesso è difficile sapere con esattezza quale sia il livello di produzione potenziale e quanto la

produzione attuale si allontani da essa (questo si vede solo successivamente dalla variazione

dell’inflazione che fornisce informazioni sull’output gap)

2) la reazione dell’economia richiede tempo


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

109

PESO

3.96 MB

AUTORE

Reus97s

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in marketing, comunicazione aziendale e mercati globali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Reus97s di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Bucci Alberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in marketing, comunicazione aziendale e mercati globali

Economia aziendale - Appunti lezioni
Appunto
Riassunto di storia economica
Appunto
Marketing I
Appunto
Riassunto Completo - Economia Aziendale
Appunto