Radicamento sociale dell'economia
Significa sostenere che i processi economici sono guidati e determinati dai contesti sociali nei quali si manifestano. Noi tutti siamo il prodotto delle nostre relazioni sociali, sia come individualità, sia come espressione delle nostre pratiche e delle nostre relazioni (modo di concepire le relazioni e le attività lavorative, cioè espressioni di una matrice culturale specifica). Nel 600 le dinamiche affettive e relazionali erano diverse da quelle odierne. Era diverso il modo di vestirsi: oggi non ci sono divieti; mentre nel 600, con le Leggi Suntuarie, che stabilivano il modo di vestirsi e consumare delle diverse classi sociali, si stabiliva attraverso il vestiario l’appartenenza di un individuo ad una certa classe sociale. Era fatto divieto se un contadino si vestiva come un nobile perché, se classifichiamo un contesto sociale in maniera specifica, stiamo disegnando una geografia sociale delle diseguaglianze o delle gerarchie. Nella società del 600, fortemente gerarchizzata e verticalizzata, la rigidità delle differenza era marcata da queste modalità. Tra le varie epoche ci sono molte trasformazioni che la società e la cultura apportano ai nostri modi di essere e pensare, ai nostri modi di relazionarci e ai nostri modi di lavorare. L’economia è una pratica socialmente radicata (banale per un uomo della strada con linguaggio di tutti i giorni; questione cruciale per economisti e sociologi con linguaggio analitico). Perché è così cruciale?
Homo economicus
È l’unità agente che l’economia politica ha individuato nei suoi modelli. Agisce in modo razionale (da un punto di vista economico, agire in modo razionale = massimizzare l’utilità e minimizzare i costi, in riferimento alle attività economiche).
Libera concorrenza
Si verifica quando i mercati sono perfettamente concorrenziali, cioè che trovano un punto di equilibrio che massimizza l’utilità nella maniera più adeguata per tutti gli operatori di mercato (in riferimento al modello standard dell’equilibrio generale di mercato). Nessun operatore di mercato è in grado di influenzarne un altro, cioè fargli compiere delle azioni economiche suo malgrado. Questa mancanza di influenza ci dice che il mercato è in equilibrio, ma è un mercato dove non si realizza alcuna forma di profitto, cioè uscire fuori dalla dinamica dal mercato perfettamente concorrenziale. Tutti allocano nella maniera più ottimale le risorse di cui dispongono. Non c’è un'azienda che fa profitto, una che fa deficit e una che pareggia.
Come lavorano i mercati e l'homo economicus?
Secondo la teoria standard, i mercati sono dei sistemi informazionali, perciò sui mercati circolano informazioni. Le informazioni sono i prezzi. I prezzi sono identificativi, cioè sono strumenti attraverso i quali identifichiamo i valori delle merci o dei servizi. L’operatore di mercato è un soggetto che si muove in questo sistema di informazioni, quindi nell’universo dei prezzi che un determinato mercato presenta. L’operatore economico deve ottenere informazioni sui prezzi delle merci e dei servizi. Dopodiché, l’operatore dispone di risorse, ad es. un reddito. Sulla scorta delle risorse di cui dispone, l’operatore economico censisce i prezzi delle merci che lo interessano e acquista (se è un consumatore). La logica dei prezzi è la logica portante del funzionamento del mercato.
Come lavora l’homo economicus? Viene a contatto con una serie di prezzi riferiti a determinati merci. È portatore di specifici bisogni (es. fame, sete…) ed esprime una struttura di preferenza (insieme dei bisogni espressi da ogni homo economicus). Esempio del panino: homo economicus vuole il prosciutto, ma quel giorno conviene la mortadella, allora compra la mortadella. Questo ci dice che questo tipo di modellistica poggia su dei meccanismi astratti, cioè sul meccanismo di astrazione, cioè la base del procedere scientifico. I metodi di una ricerca scientifica rilasciano sempre un’astrazione dei fenomeni di realtà studiata, cioè un’immagine semplificata di quella realtà. Dire “il mercato, la società, il processo storico” non significa dire la realtà effettuale di tutti i giorni, ma descrivere un’immagine semplificata di essi che viene prodotta dalle specifiche attività scientifiche dei ricercatori. Le leggi che governano quel modello non sono leggi della natura, ma sono leggi istituite dai sistemi logici o dalle funzioni logiche di ogni disciplina. Ogni disciplina inventa, descrive e giustifica il suo mondo. La scienza rilascia immagini semplificati, non la realtà (anche l’economia). La scienza non tratta di verità. Quando maneggiamo un modello di spiegazione delle attività economiche basate su questi presupposti, abbiamo a che fare con grandezze astratte, non con dimensioni empiriche. È difficile che un essere umano sia un homo economicus. Collocare l’homo economicus in questo schema consente all’economia politica di espellere una serie di fattori discorsivi per il modello legati alla nostra struttura emotiva. Questo ragionamento esclude l’individuo come portatore di emozioni e di scelte che non rispondono ai vincoli imposti dai vincoli di razionalizzazione. Noi uomini compiamo a volte scelte del tutto irrazionali e non utili (es. dell’uomo che si butta per salvarne un altro: non massimizza perché mette a repentaglio la sua vita, perciò il gesto non ha utilità). Le scelte irrazionali degli individui sono spinte dall’idea di bene che noi abbiamo incorporata, cioè che abbiamo socialmente e culturalmente acquisito. Queste scelte non rispondono ad una funzione di utilità, ma ad una funzione strettamente morale (gesto di super erogazione: disponibilità, in nome di un principio morale, di salvare chiunque). Quando noi diciamo “è bene fare così”, implicitamente diciamo che la nostra vita è collocata all’interno di un sistema di fini (es. fine = essere altruista e generoso). Meccanismo attraverso il quale gli individui finalizzano la propria vita su una scorta di idee che hanno fatto proprie. Queste idee vengono attinte attraverso i nostri meccanismi di socializzazione primaria e secondaria. Noi veniamo educati all’interno di una famiglia, poi asilo, poi scuole, poi università, poi mercato del lavoro.
Il nostro essere è il prodotto di questo insieme di snodi di socializzazione (a partire dal rapporto madre-neonato in famiglia). Anche l’attaccamento influenza la biografia dell’individuo, cioè determina comportamenti negativi o positivi nell’individuo in età più adulta, ed esso deriva dal contesto sociale. La matrice dei rapporti sociali nei quali noi nasciamo è decisiva per i meccanismi della socializzazione primaria. L’economia non è totalmente avulsa da questi meccanismi. I concetti sopra citati (homo economicus, la perfetta concorrenza, il concetto di mercato come tessuto informazionale…) sono tutte astrazioni che fanno pagare un duro prezzo all’adeguatezza empirica dell’unità agente: individuo. L’individuo è immune dalla propria civiltà. L’homo economicus, in quanto non scalfibile dal parere degli altri, è un individuo perfettamente immune dalla propria civiltà. Ai sociologi interessa la possibilità di misurare. L’homo economicus, in quanto allocatore razionale delle risorse di cui dispone, può essere rappresentato con una funzione perché alloca razionalmente le risorse in base a strutture di preferenza determinate da fattori oggettivi, cioè i prezzi. Se mettessimo anche l’attaccamento, il modello salta, perché l’idea che l’attaccamento possa determinare la struttura di preferenza non è contemplata dal modello standard dell’economia politica, che cancella l’idea dell’individuo empirico (c’è l’operatore economico fuori dalla storia e dalla società). Questo modello può essere applicato ai consumatori di ogni epoca. Nelle varie epoche, tante trasformazioni caratterizzano le strutture di preferenza degli individui (ad es. prima della rivoluzione industriale in UK facevano soldi quelli che vendevano i vecchi abiti perché borghesi attratti dai capi che la nobiltà in rovina davano ai commercianti, cioè si stavano modificando le Leggi Suntuarie e stavano mutando le preferenze).
La sociologia economica, nell’ambito del radicamento sociale dell’economia, cerca di ricondurre le azioni economiche nell’alveo dei contesti storici e sociali nelle quali quelle le attività economiche si sono manifestate e quanto le attività economiche del presente sono influenzate da caratteristiche culturali ereditate dal passato (es. l’esplosione di imprenditorialità nel centro d’IT a partire dalla seconda metà degli anni 60 dovuta alla presenza più lunga della mezzadria: contadino mezzadro che prende in affitto il terreno e che deve avere un’idea gestionale e organizzativa delle cose, cioè deve avere un gruppo parentale allargato che diventa un’unità produttiva). Il radicamento sociale dell’economia è il tentativo della sociologia economica di reinserire le dinamiche economiche in un contesto non semplicemente astratto e matematizzato. Il problema è che producono risultati a costi da prendere in considerazione. Seguire quello schema significa espellere ogni attività legata ai fini. L’attività economica è dettata da un’allocazione razionale delle risorse in base ad una scorta informativa. Se prendiamo l’indicatore di redditività (PIL), l’esplosione è positiva perché attiva l’economia. Le guerre fanno PIL. L’economia si occupa di fatti, non di fini. Non è importante il processo, ma la misurazione. Tutta una serie di aspetti macroscopici vengono occultati. L’economista non dice cosa è meglio per la collettività, ma è importante che la produttività cresca. Ci possono essere modalità totalmente distruttive.
Utilità
Modello basato sul fatto che l’utilità marginale dei fattori economici è decrescente. Ciò significa introdurre nel modello un altro elemento di vincolo. Riguardo l’es. del panino, stabilisco che mangio la mortadella perché costa meno del prosciutto, mangio il primo panino e penso di prenderne altri. Non è un comportamento da homo economicus spararsi 3 panini. L’utilità massima del panino in funzione del mio bisogno di mangiare è 100. Per il primo panino l’utilità è 100 perché ho massima fame. Quando do un secondo morso ad un secondo panino, l’utilità è 80 perché la mia fame è stata soddisfatta. Sto mangiando per di più. Alla fine del secondo panino la mia utilità sarà 50; per il terzo è 10; per il quarto è 0. Sto allocando in maniera distorta le mie risorse. Se acquisto beni che vanno troppo oltre la diminuzione marginale dell’utilità che quei beni possono comportare rispetto ai miei bisogni è perché mi sto comportando in maniera del tutto irrazionale dal punto di vista economico. Sto facendo una cattiva allocazione delle mie risorse economiche rispetto alle mie strutture di preferenze (bisogni). L’economia politica ha bisogno di un soggetto razionale, perché solo lui può essere rappresentato da una funzione matematica. Ciò implica una serie di inadeguatezze di tipo empirico.
Nei modelli di microeconomia non tradizionali si introducono 2 fattori perturbativi dell’equilibrio generale:
- Asimmetrie informative: Il mercato è un sistema informazionale e che quindi ogni operatore sul mercato ha necessità di accedere in maniera libera e trasparente le informazioni (prezzi) per potersi comportare nella maniera più razionale possibile, cioè per allocare nella maniera più ottimale possibile le risorse di cui dispone per soddisfare i propri bisogni. Nella teoria standard le informazioni sono perfettamente trasparenti e accessibili (es. chi ha comprato le obbligazioni di banca marche e ha visto azzerato il proprio patrimonio; non è detto che tutti sappiano cosa sia un’obbligazione privilegiata e non è detto che tutti sapessero che era passata una nuova legge europea (Baylin) che prevede, in caso di fallimento bancario, l’obbligazione in solido anche di una parte dei correntisti o degli investitori; prima il fallimento non attaccava i risparmi degli investitori). Si dava soldi alle banche perché ci si fidava, perché c’era un tessuto etico. Non c’è più fiducia verso le banche. Oggi alcune banche si comportano come rapinatori, operando sulle asimmetrie informative: se io possiedo più informazioni di te e siamo due competitor, farò sempre meglio di te, perché il patrimonio informativo è una risorsa cruciale per muoversi all’interno di una logica di mercato. L’informazione sta ai mercati come il potere sta ai contesti sociali. L’informazione è una risorsa distribuita in maniera diseguale all’interno nei mercati (= potere in un contesto sociale). Informazione o conoscenza è potere. All’interno di qualsiasi contesto storico, sociale ed economico, le informazioni e le conoscenze sono distribuite in maniera diseguale, e questa distribuzione diseguale produce diseguaglianze nei rapporti, cioè produce una scala gerarchica. Se inseriamo l’asimmetria informatica nei modelli standard non siamo più nei mercati perfettamente concorrenziali, ma è utile per capire l’andamento di mercato.
- Fallimenti di mercato: Si introduce nel sistema la possibilità che i mercati possano fallire, per un cattivo collocamento delle risorse.
Problemi della sociologia
Come poter ricollocare le pratiche economiche all’interno del proprio contesto storico e sociale e far pesare queste differenze, come sostanziali e come rilevanti. Un conto è pensare alle economie affettive del 1500 un conto è pensare alla misurazione del tempo del 1300, un conto pensarle tutte e due al giorno d’oggi. Ad es. il campanile dell’Ardoix: nuova misurazione del tempo dettata dall’attività lavorativa. Prima di allora l’attività lavorativa prevalente era l’agricoltura e seguiva un ciclo naturale del tempo, cioè quello stagionale scandito dalla temporalità sacra della chiesa. In seguito, con l’emergere del lavoro manifatturiero, si crea una nuova importante necessità generale: il tempo. I drappieri dell’Ardoix costruiscono un campanile per scandire il tempo del contesto lavorativo. L’idea di tempo stabile odierna è un’acquisizione recente (prima metà dell’800). Quando arriva il treno, le merci si possono spostare velocemente da un posto all’altro. Un’unità standard del tempo è funzionale ad una migliore circolazione delle merci. Gli aspetti economici, culturali, economici, sociali e percettivi sono collegati.
L’eccesso di astrazione ci fa perdere questo grado di profondità. Il radicamento sociale dell’economia prova a dare conto di questa profondità analitica e descrittiva. Fino ai primi anni 70 del 900, se avessero chiesto ad un sociologo e ad un economista dove l’economia politica e la sociologia economica trovavano il loro confine, avrebbero risposto che l’economia politica si occupa di relazioni economiche onerose, cioè quelle comprese nella logica del mercato (tra la prestazione e la controprestazione c’è una diretta corrispondenza temporale) + presenza di un intermediario particolare, cioè il denaro, ossia ciò che fa circolare le relazioni economiche onerose; mentre la sociologia economica si occupa di relazioni economiche non onerose, cioè non monetarie e avvengono in un contesto in cui prestazione e controprestazione non sono simultanee.
Problema con le relazioni onerose intermediate dal mercato finanziario: quattrini. Perché abbiamo fiducia nei soldi e non in un pezzo di carta? Il valore nominale della banconota lo garantisce Mario Draghi, in quanto capo della Banca Centrale Europea.
Perché ci sono gli intermediari nelle relazioni? Ci sono due inconvenienti nel baratto: se offro una merce che è già posseduta in quantità sufficienti e come faccio a calcolare la parità tra intermediari, ad es. tra farina e mele. Con il denaro non c’è questo problema, infatti il denaro è l’equivalente generale degli scambi (K. Marx).
Un social-antropologo dei primi anni del 900, Marcel Mosse ha studiato alcune popolazioni maori e si è imbattuto in una pratica particolare, cioè nelle loro pratiche di dono. All’interno delle varie tribù si sviluppavano relazioni sulla base dello scambio di doni. Lo scambio esogamico consentiva ai vari clan di uscire dai propri mondi e ad incontrarsi, così che il loro mondo ristretto si allarga. L’incontro con l’altro è sempre problematico perché non sempre l’altro mi accetta.
“Ogni giorno mi sveglio in forma, ma mi deformo negli altri” (Alda Merini). L’incontro con l’altro deforma, perché dobbiamo assumere la nostra posizione. Come ci vedono gli altri? Come vogliono loro. L’incontro con l’alto non è semplice perché ognuno di noi è il prodotto del contesto in cui viviamo. Gli esseri umani sono relazionali e cooperativi. Senza la relazione e la cooperazione non ci sarebbe la società. La cooperazione è alla base della soluzione di problemi.
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