Estratto del documento

CREAZIONE DI VALORE

PREMESSA

Stato Patrimoniale

- Receivables: sono i crediti;

- Inventories: sono le rimanenze di magazzino;

- Fixtures: sono le immobilizzazioni materiali;

Payables: sono i debiti;

-

- Equity: è il capitale netto (in questo caso del proprietario). All’interno del capitale netto

abbiamo il Net profit, ossia l’utile.

Conto Economico

- Ci sono varie fonti di reddito: profits on trade (ricavi da commercio), profits on foreign

exchange (ricavi sulla compravendita di valute);

- Gli expenses rappresentano i costi, questi vengono sottratti dai ricavi.

- La voce depreciation rappresenta l’ammortamento.

- Net income, l’utile o reddito netto.

Questo bilancio relativo ad un periodo di 1,5 anni (e non annuale come quelli di oggi). Il bilancio in

partita doppia ha una storia gloriosa ed antica che ha 700 anni e fino a 50 anni fa l’Inghilterra

aveva ancora questo sistema. Tuttavia, le esigenze informative si sono evolute e questo tipo di

rappresentazione di bilancio può non essere più sufficiente. Proprio per questo carenze

informative del modello tradizionale di bilancio.

1) The IASB’s Management Commentary Guidance

Secondo il C/C italiano (anche a seguito del decreto legislativo 139/2015) il bilancio è composto da

SP, CE, RF e NI. Tutti questi documenti sono corredati dalla relazione sulla gestione (che non

appartiene al bilancio). Secondo lo IASB, invece, il rendiconto finanziario fa parte del bilancio.

Lo IASB ha emanato un documento chiamato PRACTICE STATEMENT nel dicembre del 2010 (che

non è uno standard ma ricade dentro il Conceptual Framework) sul Management Commentary,

cioè sulla relazione sulla gestione. Questo documento poteva essere utilizzato come guida su base

volontaria dalle imprese o dagli stati.

La RELAZIONE SULLA GESTIONE è in buona sostanza un elenco di voci che serve per dare

informazioni utili alle decisioni dei fornitori di capitale in riferimento agli obiettivi del

management e alle strategie dell’azienda.

Essa, soprattutto per le piccole-medie imprese, si presenta abbastanza scarna. Lo IASB ha cercato

di far crescere questo documento e di renderlo una fonte di informazioni molto importante. Esso

infatti afferma che:

- la relazione sulla gestione deve fornire informazioni finanziarie Forward Looking, ossia

orientate al futuro. Inoltre, la relazione sulla gestione deve far capire come i Non Financial

Factors (fattori non finanziari) hanno influenzato e/o saranno capaci di influenzare la

performance finanziaria (quella risultante in bilancio).

- la relazione sulla gestione include sia indicatori di natura finanziaria ma anche di natura non

finanziaria. Questi indicatori (sia di natura finanziaria che non) sono i KPI’s (Key Performance

Indicators), cioè gli indicatori chiave di performance del settore di attività dell’impresa.

Esempio: nel settore trasporto aereo, un indicatore chiave per capire come sta andando il

proprio business è il tasso di riempimento degli aerei. Questo indicatore non è finanziario.

I KPI’s non sono fanno riferimento alla contabilità ma vanno inclusi nella relazione sulla

gestione per comprendere meglio il bilancio, il quale non riesce di per se a fornire

un’informazione sufficiente. Lo IASB in questo contesto sta quindi riconoscendo che il bilancio

non basta.

- nella relazione sulla gestione va posta attenzione soprattutto alla natura del business, agli

obiettivi e strategie manageriali e ai rapporti tra risorse e rischi, ossia i rischi connessi alle

risorse. Vanno riportati i risultati delle operations, (ossia il reddito operativo), le prospettive

le misure e gli indicatori critici per capire la performance finanziaria.

- vanno date informazioni anche sullo Human and Intellectual Capital. L’Intellectual Capital si

traduce “intangibile” Il capitale umano non è presente nei bilanci (a parte gli sportivi)

normalmente perché, sulla base della definizione di asset, sussiste il problema del “controllo

della risorsa”: un asset per essere iscritto a bilancio deve essere controllato, tuttavia

controllare una persona è un concetto difficilmente accettabile.

È chiaro che se queste informazioni fossero già presenti in bilancio non verrebbero richieste nella

relazione sulla gestione.

Il Practice Statement sul Management Commentary è stato nel 2017 oggetto di un processo di

adattamento e revisione da parte di una commissione internazionale. Nel 2019 dovrebbe uscire il

draft (la bozza) di questo documento. La domanda è: come mai lo IASB sta dedicando così tanto

tempo ed energie su questo documento (Practice Statement)? Perché la relazione sulla gestione

sta diventando sempre più importante: il mondo sta cambiando e anche le informazioni richieste

dagli stakeholder, investitori e fornitori di capitale. Certamente le informazioni economico-

finanziarie del bilancio sono importanti, ma non bastano più.

Questo progetto apre una serie di domande:

- cos’è una Non Financial Performance?

- si parla poi di utilizzare misure non finanziarie per predire la performance finanziaria futura.

- quali saranno i cambiamenti sul reporting aziendale?

- che impatto avranno sugli accounting (contabilità) e sugli accountants (coloro che operano

con la contabilità)?

Stiamo andando su un terreno che lo IASB non ha mai toccato.

Ci si accorge che le cose stanno cambiando, non basta più essere solo esperti di bilancio.

2) Intangibles, Risks and the New Economic Environment

Vediamo un po’ gli aspetti tipici del nuovo contesto economico. Uno degli aspetti più rilevanti del

cambiamento del contesto economico, che ha spinto gli lo IASB ad affacciarsi verso nuove

prospettive, è legato alla nuova economia sempre più intangibile. Parliamo della

KNOWLEDGE/INFORMATION ECONOMY, le quali si basano prevalentemente sugli INTANGIBILI:

ad oggi conoscenza, capitale e tecnologia sostituiscono quelli che all’epoca erano i fattori

- produttivi più importanti, ossia terra, capitale e lavoro.

- le imprese stanno cambiando le basi di creazione di valore. La creazione di valore in passato

era fortemente connessa alla produzione di massa e alle economie di scala e alle industrie.

Adesso si tratta di un’economia basata sempre più sui servizi.

- la conoscenza, anche grazie alla tecnologia, viene decentralizzata: oggi si ha accesso alla

conoscenza molto più facilmente.

si mette in discussione il concetto di performance di un’impresa. Fino a 20 anni fa avremmo

- detto che l’indicatore principale di performance fosse l’utile. Oggi la cosa è molto più

articolata. Ad esempio Amazon, ha avuto perdite terrificanti per molti anni, eppure il titolo

volava in borsa. Specialmente in alcuni settori si guarda la quota di mercato, la capacità di

creare valore “buono” per una comunità (se ad esempio produci molto utile ma inquini

troppo, il rischio è di prendere delle multe salatissime), e il grado di innovatività e di

prospettiva futura della società.

- un altro fattore che ha spinto lo IASB ad affacciarsi a verso nuove prospettive è legato al

crescente grado di obsolescenza dei sistemi contabili, non più in grado di fronteggiare questo

nuovo sentiero di sviluppo basato sulla tecnologia estrema e sulla sostenibilità. Facendo un

confronto tra: Valore del capitale netto contabile

Market BooK Ratio = Valore borsistico del capitale netto

troviamo delle differenze che in alcuni casi sono abissali. Il rapporto in alcuni casi tra valore

contabile del capitale netto e valore borsistico del capitale netto è 1 a 40. Questo capita ad

esempio con i giganti del web. Questo fenomeno è un segnale dell’obsolescenza dei sistemi

contabili, che non funzionano più i termini di rappresentazione di valore. C’è troppa distanza

tra valore contabile del capitale netto e valore di mercato. Si potrebbe obiettare che il bilancio

serve soprattutto per la dichiarazione dei redditi o per capire se un’impresa è in crisi dal punto

di vista finanziario, tuttavia non considerare questa enorme differenza.

Si è aperta una nuova era del capitalismo in cui il tasso di investimento in beni intangibili è

superiore al tasso di investimento in beni tangibili: più o meno dalla seconda metà degli anni ’90, il

tasso di investimento nel settore privato americano (a sinistra ) di beni tangibili e intangibili si sono

invertiti, fino a creare una forbice molto ampia. La stessa cosa è avvenuta in Regno Unito (destra).

L’effetto è leggermente ritardato rispetto agli Stati Uniti.

I paesi latini invece purtroppo non sono brillantissimi (Spagna e Italia in primis) ma possiamo

affermare che la tendenza naturale dei paesi più avanzati dal punto di vista capitalistico è investire

in beni intangibili.

Un’azienda di consulenza americana che si chiama Ocean Tomo prende le 500 maggiori imprese

americane quotate in borsa e fa il seguente ragionamento: dato 100 come valore borsistico di

queste aziende al primo gennaio vengono sottratte dallo Stato Patrimoniale le immobilizzazioni

materiali e le immobilizzazioni finanziarie. Tutto il resto dovrebbero essere valori di carattere

intangibile (compreso il Goodwill nel caso in cui non sia generato internamente).

Il peso dei valori intangibili che non sono in bilancio assumono un valore pari a più dell’80% sul

totale del valore borsistico.

Gli aspetti per la creazione di valore sono la ricerca, l’innovazione, il marketing, il know-how, le

relazioni con la clientela, le capacità imprenditoriali, mentre l’aspetto produttivo è importante ma

non è necessariamente fondamentale. La creazione di valore oggi poggia sugli intangibili: se non

si hanno intangibili, nel tempo si è destinati a fallire. La conoscenza è la madre di tutti gli

intangibili.

Stiamo andando sempre di più verso quella che è chiamata Conceptual Company: l’impresa

concettuale basata su pochi asset fisici e sempre più intangibili. Imprese dove la produzione viene

delegata in paesi dove il lavoro costa meno e in cui c’è una consistente commercializzazione della

proprietà intellettuale, ad esempio il Licensing, (dare in licenza dei brevetti).

INTANGIBILI: sono degli asset che portano futuri benefici economici non dotati di corporeità.

Possiamo distinguere intangibili hard (che possono essere separati e venduti) e intangibili soft

(non separabili e quindi non vendibili, ad esempio la leadership o l’organizzazione). Gli intangibili

possono essere asset ma anche delle liabilities (ad esempio quando un capo ha una leadership

pressoché nulla e non sa governare la società).

In questo clima di grande cambiamento un’impresa svedese (Skandia) nel 1994 si pone una

domanda: come mai c’è così tanta differenza tra il valore di mercato di una società e il valore

contabile della medesima società. La Skandia in quell’anno assume un certo Leif Edvinsson, con

l’obiettivo di spiegare la differenza tra il capitale netto e il valore borsistico. Egli, al fine di

spiegare la differenza tra capitale netto e valore borsistico, oltre ad creare l’Intellectual Capital

(il primo documento di rendicontazione del capitale intellettuale) si inventò anche il

Statement

seguente grafico:

Vedendo il grafico, si parte dal valore di mercato, dentro il valore di mercato c’è l’espressione

finanziaria del capitale netto, la differenza tra capitale netto e valore di mercato è quello che

viene chiamato Dentro il capitale intellettuale abbiamo 2 ulteriori forme

capitale intellettuale.

di capitale: il valore del capitale umano e il valore del Dentro il capitale

capitale strutturale.

strutturale abbiamo due ulteriori forme di capitale: il capitale clienti e il capitale organizzativo.

Dentro il capitale organizzativo troviamo altre 3 forme di capitale: il capitale cultura aziendale,

il capitale di innovazione e il capitale processuale (quello delle procedure). Dentro il capitale di

innovazione abbiamo le (i brevetti) e gli (tutti quei

Intellectual Properties Intangible goods

pezzi di conoscenza derivanti dall’innovazione che non sono brevettati, ad esempio il segreto

industriale della Coca Cola).

Attraverso questo schema Scandia cerca di spiegare perché il Market Value è diverso dal

capitale netto. Quello che colma questa differenza è il capitale intellettuale.

È evidente da questo esempio che una delle prime nozioni di capitale intellettuale deriva dalla

prassi. Tutte le forme di capitale sotto il capitale intellettuale sono forme di capitale intangibile,

molti di questi capitali non vengono riconosciuti dalla contabilità, ma vengono invece riconosciuti

dai mercati finanziari.

Una PRIMA DEFINIZIONE DI CAPITALE INTELLETTUALE la diede il professor Zambon nel 2000 ad

un convegno a Milano: (competenze, abilità,

il capitale intellettuale è lo stock di intangibili interni

leadership, procedure) (immagine, reputazione, brand, le alleanze)

ed esterni disponibile per

un’organizzazione che permette di trasformare un insieme di risorse tangibili, finanziarie e

umane in un sistema capace di creare valore per gli stakeholder attraverso il perseguimento di

Il capitale intellettuale è in sostanza l’insieme degli intangibili che

vantaggi competitivi sostenibili.

creano valore. Sono importanti per la creazione di valore in senso ampio (stakeholder value, cioè il

valore per una comunità, che è diverso dallo shareholder value, che si limita al valore per gli

azionisti).

DIFFERENZA TRA INTANGIBILI E CAPITALE INTELLETTUALE: la differenza sta nel fatto che

un’azienda può avere degli intangibili che non sfrutta. Quello non è capitale intellettuale. Gli

intangibili diventano capitale intellettuale solo quando sono durevolmente ed effettivamente

internalizzati o sfruttati da un’organizzazione.

Esempio: nel 1993 l’IBM era in crisi profonda. Nel 1993 l’IBM fa una mossa disperata chiamando

come amministratore delegato Lugherst. Lugherst chiede di vedere i brevetti della IBM e chiede

se l’enorme quantità di brevetti della IBM venisse utilizzata. Gli venne data risposta negativa.

Egli allora decide di prendere tutti quei brevetti e di metterli sul mercato (magari in licenza

contro royalties). Da quel momento, per molti anni l’IBM produce circa il 10% dell’utile con le

royalties che riceve dalle licenze dei brevetti. Lugherst grazie a questo riesce a salvare l’azienda.

Se l’azienda con il maggior numero di brevetti al mondo non li sfrutta, questi non sono capitale

intellettuale, ma sono intangibili.

INTANGIBILI E RISCHI: gli intangibili sono legati a livelli di incertezza molto elevati quindi sono più

rischiosi di un asset intangibile. Il marchio ha una forza incredibile ma può macchiarsi molto

rapidamente.

Esempio: riguarda il caso Enron del 2001, quando venne accusata di falsificare i bilanci. Il

revisore della Enron era Questi vennero colti in flagrante mentre stavano

Arthur Andersen.

distruggendo delle prove relative al caso Enron. Questo ebbe ripercussioni devastanti sull’intera

società di revisione e nel giro di pochi mesi vennero ritirati quasi tutti gli incarichi di revisione. La

Arthur Andersen ad agosto dell’anno successivo fallì, dopo 100 anni di storia.

Gli intangibili sono fondamentali per la creazione di valore, tuttavia essendo molto rischiosi o

instabili (rispetto ai beni tangibili) aumentano la rischiosità dell’economia nel suo complesso.

3) Gli Approcci Tradizionali di Misurazione degli Intangibili (IL Problema)

La questione degli intangibili può essere risolta dalla contabilità? In realtà è proprio la contabilità è

il problema. La contabilità tradizionale è parsimoniosa con la verità. Questa incapacità di

considerare gli intangibili, secondo alcuni, ha portato verso la fine della contabilità stessa (end of

Accounting). Ecco alcune caratteristiche della contabilità tradizionale:

- Tendenzialmente porta ad informazioni rivolte verso il passato;

- Ha una forte enfasi sull’affidabilità del dato e molto meno verso la rilevanza;

- Non vengono riportate le leve di creazione di valore a lungo termine;

- Il concetto di valore di un’impresa è rappresentato solo vagamente. Come abbiamo visto

infatti il valore di mercato di una società è fortemente distaccato dal valore contabile.

- È economico-finanziaria;

- Utilizza il Costo Storico, a meno che non si utilizzino gli IAS-IFRS (in quel caso verrà utilizzato il

Fair Value);

- Le informative di bilancio sono sostanzialmente boiler plate (copia e incolla, cioè informazioni

per lo più derivanti dagli esercizi precedenti);

- Il goodwill emerge solo con operazioni di finanza straordinaria (vendita, cessione, fusioni, ecc)

e a titolo oneroso. Inoltre non è descritto cosa ci sia al suo interno.

- Gli intangibili generati internamente non sono riconosciuti come asset, tranne per le spese di

sviluppo (se sottostanno a 6 condizioni restrittive). In generale, gli investimenti in intangibili

vengono trattati come costi.

Esempio: la Pfizer è un’azienda farmaceutica americana. Nel suo stato patrimoniale non ha

i brevetti sui principi attivi, anche se paradossalmente è con lo sviluppo interno dei principi

attivi che un’industria farmaceutica crea valore. Gli utili quindi sono di fatto alterati, perché

tutto quello che viene speso per creare brevetti è considerato un costo e non un

investimento.

Il fatto che la contabilità non riconosca gli intangibili ha una serie di conseguenze/problemi:

- il valore del capitale netto è inferiore perché gli investimenti vengono trattati come costi,

quando in realtà tali investimenti sarebbero un asset.

di conseguenza anche le misure di performance (Roi, Eva, Roe), sono sbagliate perché basate

- su misure che non sono corrette.

- di con

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kjjones94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Creazione di Valore e Risk Management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Zambon Stefano.
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