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Appunti diritto e religione/diritto ecclesiastico

corso seguito nell'a.a. 2014/2015
il corso di diritto e religione (ex diritto ecclesiastico) riguarda la lubertà di religione con le spiegazioni degli articoli della cost. che la riguardano (2,3,18,19) ed è annesso anche un modulo sulla libertà di religione tutelata a livello europeo, e a livello CEDU, con tutte le sentenze CDG e Corte di Strasbutgo

Esame di Diritto ecclesiastico docente Prof. E. Martinelli

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17/03

RELIGIONE-LAICITÀ

Quando vengono considerati antinomici, questi due termini crreano un contrasto errato di base. Sul

piano etico tale dicotomia è errata perché non esiste una scala di valori assoluti ed ognuno ha

completa libertàdi scegliere il proprio fondamento assiologico secondo coscienza. Sebbene non vi

sia dubbio che religione e laicità non sono lo stesso concetto, è necessario che da entrambe le parti

provenga la tutela e la garanzia per ognuno di compiere scelte rilevanti, ed il diritto ha la missione

di trovare un punto di equilibrio in questo rapporto.

Lo sforzo di definire il perimetro religioso vede un confronto nella vita terrena per la vita oltre la

vita, sintomo di un perseguimento di un obiettivo eticamente molto sensibile.

Il credere o non credere attiene alla sfera intima che sfugge al diritto, è chiaro che invece l'analisi

del diritto è quella delle condotte che l'individuo tiene manifestando all'esterno la propria scelta

intima. RAPPORTO ARMONICO: condotta specchio del dettame etico con quello giuridico.

– RAPPORTO CONFLITTUALE: condotta individuale difforme dal dettame giuridico.

– Sembra ad ora prevalere il dettame etico (vedi l'obiezione di coscienza).

Non ha senso dunque pensare ad uno stato laico in senso vericale, anche se è diffuso. Lo stato che

imposta la laicità in senso apicale si pone come imparziale e neutrale verso tutte le religioni. In

quest'ottica lo stato laico così inteso, viene visto come radicalmente opposto allo stato confessionale

in una netta separazione tra Stato e confessioni religiose.

Non è piu sufficiente intendere lo stato laico come neutrale o imparziale. Lo stato neutrale risulta

erroneamente uniforme all'uguaglianza. Che senso ha dunque dare al principio di laicità un valore

supercostituzionale quando esiste già il principio di uguaglianza?

Accanto ad una laicità pubblica (aspetto della laicità che viene perseguito nella sfera pubblica)

esiste una laicità privata che costituisce anche la maggior parte del principio, e lo stato è chiamato a

rispondere alle istanze di ogni individuo con la sua sfera privata (cfr art.8 cost. "tutte le

confessioni"). È necessario dunque per lo stato impostare il discorso della laicità sul piano

ORIZZONTALE.

La religione è una scelta intima e non comporta per forza il senso di appartenenza acritica, e il

pluralismo religioso comporta una pluralità di scelte etiche (dissidenza, ateismo, agnosticismo etc.)

che non si incalsellano per forza nel quadro delle confessioni religiose.

Bisogna dunque spostare la valutazione sul modo in cui il principio di laicità viene attuato.

Perciò uno staato è laico quando:

1. non ha fede sua propria, non sa nè definisce la confessione religiosa

1a. garantisce la libertà di culto

2. non entra ed ignora le questioni interne agli ordinamenti religiosi (ad es. Il sacerdozio

conferito solo agli uomini)

2a. pone dei paletti affinché tali questioni non escano dal confine religioso violando principi

fondamentali dello stato.

3. Pone attenzione ai bisogni delle coscienze senza cadere nè nel privilegio nè nella

discriminazione.

La ratio della norma costituzionale italiana è quella di equiparare integrando tutte le confessioni

religiose.

Per ora laicità verrà definita come garanzia dello stato della libertà di coscienza e libera formazione

della coscienza sin dallo stato primario.

LA LAICITA' E LE LAICITÀ

La laicità è ovviamente un principio multiforme dalle tante sfaccettature. In alcuni stati il termine

rientra in costituzione come in Francia o in Turchia: ed è chiaro che nei due paesi non si tratta dello

stesso tipo di laicità. Infatti spesso non si traduce neanche con lo stesso lemma: la laicitè francese

indica una totale avversione verso la religione. In inglese invece non esiste una traduzione adatta

per laicità, al massimo si parla di secularism.

LAICITA' – DEMOCRATICITA'.

Ovviamente tale binomio non è condivisibile in tutti i paesi; scontato in quelli occidentali, non si

può sorvolare sulle differenze che il singolo stato attua. I paesi cristiano-ortodossi hanno questa

prevalenza che vede un certo privilegio (es. Grecia). L'Inghilterra si pone in modo ancora più

diverso: la regina è il capo della Chiesa Anglicana, eppure l'Inghilterra è notoriamente uno stato

laico.

Esemplificativa a tal riguardo è la situazione del monte Athos in Grecia: si tratta di un'entità

teocratcica indipendente composta solo da monaci ortodossi in cui possono entrare solo uomini, che

fa addirittura eccezione al trattato di Maastricht; o anche la situazione di Andorra in cui il governo è

del presidente francese e insieme del vescovo di Eugèl.

PERCORSO EVOLUTIVO DELLA CORTE COSTITUZIONALE PER IL RICONOSCIMENTO

DEL PRINCIPIO DI LAICITA'.

Essendo un principio giurisprudenziale è modificabile e può essere riempito di diverse opzioni

politiche.

A) SENT. 203/1989: INDIVIDUAZIONE DEL PRINCIPIO

espressione della pluralità già presente. Principio sovracostituzionale che è strettamente collegato

con i principi della carta.

B) ARTT. 19-20: diventano norme direttamente collegate col principio passano per le norme degli

artt. 2-3-4.

Il filo logico della Corte Costituzionale porta a definire lo stato laico come neutrale secondo la

sentenza della sent. 13/1991

C) sent. 195/1993: sostanziale parità di trattamento delle confessioni religiose.

Un nuovo orientamento è stato espresso dalla corte solo nella sent. 334/1996 in cui la laicità viene

definita come aconfessionalità. Tale orientamento fu presto ribaltato con la sent. 235/1997 e con la

98/2000 che ritornano alla posizione della 203.

La definizione non è dunque univoca ed è il frutto di una debolezza dello stato, colpevole di non

schierarsi nè prendere posizione. Pertanto è da onorare il merito della giurisprudenza costituzionale

che ha sollecitato la soddisfazione delle istanze.

18/03

LAICITA' PUBBLICA E LAICITA' PRIVATA

La norma giuridica dello stato deve essere applicata e applicabile per tutti i cittadini a prescindere

dal loro credo. E questo vale anche per le norme che riguardano questioni etiche. Il compito di

elaborare norme che non ledano la "sesibilità" altrui compete al legislatore, ai giudici e alla PA.

Prima quindi di una laicità dello stato è necessario che siano prima laici i citadini. La laicità dei

cittadini consente quindi alle istituzioni di elaborare norme figlie di un valore condiviso (ad. es. Se

una donna è contraria all'aborto può non voler dire che nessuna di queste possa farlo). Impone

quindi che lo Stato produca una disciplinaa che regoli i bisogni dei cittadini.

PLURALISMO GIURIDICO: garantire la libertà religiosa ma non preferisce alcuna religione.

Se lo Stato detta la norma producendo diritto è portatore di pluralismo. Importanza democratica del

principio di laicità. Nessun astio dello stato-persona contro le religioni e lo Stato-comunità deve

invece accogliere le istanze etico-religiose dei cittadini. Lo stato si spogli delle proprie vesti

istituzionali e si erga a stato-omunità per porsi al fianco dei cittadini che portano determinate

istanze.

DIRITTO DI LIBERTÀ RELIGIOSA

Si pensava che tutti i diritti di libertà fossero concessi dallo statp e a disposizione del legislatore.

Ruffini smentisce tale concezione, dichiarando che questi diritti sono insiti nell'uomo, essendo, per

l'appunto, diritti soggettivi. Dal punto di vista giuridico occorre accogliere il nesso tra diritto e

libertà. Analisi della sfera di azionabilità del diritto contro il contenuto della libertà.

Diritto soggettivo: area protetta entro la quale il titolare della libertà può muoversi liberamente.

Per alcuni i diritti di libertà sono solo quelli enunciati dalla Costituzione, per altri invece si tratta di

una gamma molto più ampia strettamente connesse con la dignità umana.

Se da un alto è erroneo dire che il diritto è uguale alla libertà, dall'altro è chiaro che l'esercizio di

questo diritto è in mano alla controparte, ovvero anche lo stato, che ha degli obblighi, che per lo

stato sono quelli di garantire e tutelare il diritto di cui si parla.

EXCURSUS STORICO

TESI TEISTE: Dio comanda di credere, il cittadino esegue. La libertà religiosa è così solo

– per i credendi, tramutandosi così in un obbligo di credere.

LIBERTA' ECCLESIASTICA: logica prosecuzione delle tesi teiste. La chiesa è dunque la

– personificazione del divino, e le chiese sono libere da qualunque ingerenza dello stato.

A tal punto solo l'unico Dio (il proprio) è quello vero, mentre gli altri sono idolatri; questo è

il Dio che ha voluto una Chiesa.

Ovviamente il ragionamento è così mal posto: si pensi solo al fatto che le 3 religioni monoteiste

hanno la stessa radice biblica ma hanno al proprio interno molteplici e diversi fenomeni. Posti

dunque in un contesto in cui si crede che il Dio unico ha concesso la libertà di credere ed è perciò

l'unico vero, in tale prospettiva si annulla la propria ricerca personale. E questa è la primaria causa

dei fenomeni di fondamentalismo.

CONCILIO VATICANO II culminato nell'ENCICLICA "DIGNITATIS UMANAE" del

– 1965: la Chiesa si dissocia dall'impostazione teista, vieta le discriminazioni, anche sulla base

della religione, precisando cche nessunaa autorità, civile o religiosa, può obbligare a seguire

un determinato percorso di fede. La Chiesa inoltre riconosce dignità ad ogni fede, persino

alla scelta atea.

Tali affermazioni hanno portato a reazioni contrarie e radicali:

SEDIVACANTISTI: secondo questa corrente, Paolo VI e Giovanni XXIII non erano veri papi.

MARCEL LEFEBVRE: vescovo francese, non concorda col Concilio, e nel 1988, disconosce

Giovanni Paolo II e crea uno scisma. Scomunica rimessa nel 2002.

CONTENUTO FILOSOFICO DELLE RELIGIONI: struttura antropologica che crea un

– convincimento interiore, propensa a seguire un determinato orientamento relioso (es.

Buddhismo, Scintoismo) che devono avere la stessa dignità delle religioni.

INTERCAMBIABILITA' DI LIBERTA' RELIGIOSA E LIBERTA' DI COSCIENZA:

– inesistente ad oggi in cui noi affermiamo l'esistenza di una coscienza "coscienza laica" cioè

autonoma rispetto alla religione.

ART. 19 COST.: anche se nella Costituzione repubblicana non viene limitata come libertà di

– religione, è chiaro che questa è figlia della tutela della libertà di coscienza. Libertà di

religione unica: starebbe dunque in un limbo pregiuridico ognu condotta che manifesta idee

politiche, sportive, mediche, cioè qualunque altra convinzione di coscienza che così

rimarrebbe solo intima. In conclusione, secondo questo ragionamento, l'unica coscienza

giuridicamente rilevte, sarebbe quella religiosa.

9/03

LIBERTA' DI COSCIENZA E LIBERTA' DI RELIGIONE

PIERO BELLINI: la libertà della coscienza è diversa della libertà religiosa, e la prima è il

contenitore intimo della seconda.

È necessario dunque garantire la libertà di formazione di coscienza riconoscendo degna qualità

anche all'ateismo.

Allora quale delle due è presupposto dell'altra?

L'errore è il metodo: il credere che la dottrina ecclesiastica fondi per forza la religione in un credo

non contemplando la possibilità di un non credo.

BARILE: e con lui una dottrina costituzionalistica, crede che la libertà di coscienza non è

menzionata in costituzione perché qyesa è un diritto naturale.

La mancata menzione della libertà di coscienza in costituzione è facilmente sostituibile facendo

riferimento ai diritti fondamentali (art. 2) e con riferimento ad altri documenti internazonali.

Parlare di libertà di coscienza è un riferimento generale alla libertà di ogni uomo, che non si

configura solo quanto a coscienza religiosa, ma anche in ambito non religioso (politico etc.) che

comunque comportano condotte dal valore giuridico.

Quindi entrambe esistono indipendentemente dalle norme giuridiche che le citano. La libertà

religiosa e di coscienza sono dunque indisponibili ad essere cristallizzate in definizioni giuridiche o

in norme preconfezionate.

ART. 19 COST.

Nella lettura dell'art. 19 non si può prescindere dagli altri articoli della costituzione quali il 2, 3, 7,

8, 20. La prima cosa da notare è che il 19 non ha una forma rigida, ma flessibile e soprattutto non

limitata al settore privato, fa cioè riferimento alle relazioni con cui l'uomo può esprimersi in ogni

settore.

Posto che si riferisca a tutti e non ai soli cittadini, esso proclama 3 diritti pubblici soggettivi:

1. PROFESSIONE DI FEDE

2. PROPAGANDA RELIGIOSA

3. ESERCIZIO DEL CULTO

1. PROFESSIONE DI FEDE: facoltà esaminata sotto 3 punti di vista che vedono ancora accesi

sosenitori:

a) INTERPRETAZIONE TEISTICA: libertà di religione come libertà di credere ma non di non

credere.

b) LETTURA CONFESSIONALE: libertà di aderire ad una confessione religiosa. Tale

appartenenza (esclusione dell'opzione individuale)

c) LETTURA MORALE: qualsiasi adesione ad una legge etico-morale-spirituale che può

riguardare l'individuo o la collettività quanto a condotta.

Tutela delle condotte individuali/collettive secondo l'interpretazione della lettera c.

Vale sia in senso opposto che in senso negativo (credere, non credere, professare, non professare,

dichiarare, non dichiarare).

La professione di fede è diversa dall'appartenenza religiosa aa confessioni.

Lo Stato deve solo vigilare affinchè non vi siano discriminazioni:

OBBLIGHI NEGATIVI: non può imporre un credo, nè far professare. Non ci sono infatti più

riferimenti al credo nella Costituzione nè, ad esempio, nel momento di iscrizione di uno studente a

scuola.

FORMA INDIVIDUALE O FORMA ASSOCIATA.

Garanzia di qualsiasi forma nel momento in cui la fede si esterna dalla sfera intima.

Se dunque la coscienza è prevalentemente individuale, il culto è prevalentemente collettivo pur

partendo da convinzioni individuali in partenza.

Per dimesione collettiva si intende la partecipazione ad un gruppo mantenendo una posizione

autonoma. Ad esempio si può manifestare DISSENSO RELIGIOSO, cioè la possibilità di recedere

dal gruppo senza discriminazione. Se perciò un caso come un divorzio comporta, per il diritto

canonico la scomunica "ipso facto commissi delicti", questo NON comporta la discriminazone in

società.

LIBERTA' RELIGIOSA COME DIRITTO ALLA RIERVATEZZA

da mnon confondere con il diritto alla tutela della privacy,che è in ambiti privatistici.

Il diritto alla riservatezza tutela invece anche in ambito pubblicistico, questo è corollario della liertà

religiosa poiché è frutto dell'interpretazione dell'art.19 con l'art. 3.

Ciò riveste un'importanza enorme (cfr. Leggi razziali) da cui deriva il fatto che lo stato non possa

chiedere prima e catalogare in seguito l'idea religiosa di un individuo.

In alcuni casi è necessario rilasciare una dichiarazione (ad es. L'8 x 1000 alla Chiesa, l'obiezione di

coscienza etc.) ma, persino da tali dichiarazioni, lo stato non può dedurne l'appartenenza religiosa,

anche perché può darsi che la dichiarazione di un individuo sia il frutto di un altro moto di

coscienza (posso essere ebreo e donare l'8 x 1000 alla Chiesa, pertanto tali dichiarazioni non essere

archiviate o catalogate.

UN CASO: un isolato vicino Creta ha stabilito che chi chiede l'esonero dall'insegnamento non è

ortodosso. Gli ortodossi hanno il dovere di seguire tale insegnamento. La scuola chiede il certificato

di battesimo, altrimenti, per l'esonero, è necessario dichiarare tale altra fede.

2. LIBERTÀ DI PROPAGANDA: la libertà di propaganda è un'appendice del punto precedente.

Può consistere in una serie varia e vasta di forme (conferenze, tv, radio, manifesti, etc.). L'atr. 19

rileva in maniera specifica perché si muove su due fronti:

a) OGGETTO

b) NATURA (qualificata)

a) Tutela maggiore per l'oggetto: non riguarda solo l'apparato teoretico (dogmi, etc.), ma anche le

cose più quotidiane e pratiche (informazioni, notizie, calendari, orari etc.). La propaganda è

collegata anche all'APOSTOLATO ATTIVO.

Corte d'Appello di Brescia:

CASO: un fattorino di una clinica cattolica viene licenziato per aver lasciato dei volantini dei

Testimoni di Geova.

SENT.: la Corte ritiene che il licenziamento è nullo ex art. 19 Cost.

Continua in lezione successiva.

24/03

Il discorso più ampio che si può estendere anche ai professori, di università cattoliche etc. Se da un

lato dunque c'è la libertà del lavoratore di professare la propria fede, dall'altro c'è la libertà del tale

istituto di scegliere candidati che siano in linea con il proprio credo.

L'insegnante di religione pertanto, non solo deve avere i titoli adeguati, ma anche il requisito di

"buona fama", senza la quale perderebbe sicuramente il lavoro: tale questione è perciò frutto di un

bilanciamento dei due aspetti di cui sopra.

b) APOSTOLATO ATTIVO: comportamento in linea col proprio credo nella vita quotidiana

PROSELITISMO: attività che si sostanziano nelle operazioni volte a convertire un target.

Si distingue a tal riguardo tra PROSELITISMO UMANO e PROSELITISMO REATO.

A tal riguardo vi sono state varie sent. Della Corte EDU soprattutto per quanto riguarda i Testimoni

di Geova.

L'art. 19 Cost è chiaramente volto alla tutela della libertà anche di proselitismo; anche in contrasto

col regime precedente che aveva uno stato confessionista.

Legge 1159/1929: parlava di "religioni ammesse"; a queste erano riservati dei piccoli spazi di

libertà ma, ad es., all'art. 5 prevedeva che queste fossero affrontate in dibatitti solo di persone

scientificamente riconosciute; pertanto l'uomo comune non aveva accesso a questi "culti ammessi".

Anche l'art. 1 del Trattato del Laterano (a seguire si dirà P.L.), che prevedeva il

CONFESSIONISMO dello stato italiano, rientrando con riferimento esplicito nella Cost all'art. 7,

stabilirebbe che l'Italia sia uno stato cattolico confessionista. Solo nel 1984 tale articolo verrà

abrogato per ovvi motivi socio-culturali.

La questione del proselitismo è importante perché alcune religioni ne fanno una ragione di vita:

Testimoni di Geova;

– Avventisti: a loro fa capo la carica del COLPORTORE EVANGELICO, ovvero un venditore

– di vangelo e pubblicazioni religiose (è soggetto solo parzialmente alla normativa dei

venditori ambulanti proprio perchè la sua attività risulta di competenza della confessione

religiosa);

Scientology: propaganda di carattere lucrativo.

– La dottrina è perciò solita distinguere, dopo le sentenze della corte EDU, un proselitismo

buono, che si configura mediante attività volte a convincere persone nell'ambito del lecito, e

un proselitismo cattivo, che risulta invece invasivo della libertà altrui e che è attuato

attraverso mezzi illeciti (promesse o minacce). Pertanto alla luce dell'art. 19 risulta tutelato

solo il proselitismo buono.

3. ESERCIZIO DEL CULTO IN MODALITÀ INDIVIDUALE O ASSOCIATA

Modalità collettiva: nello stato confessionale il ministro di culto doveva essere riconosciuto

dall'autorità governativa ed inoltre doveva avere l'autorizzazione per l'uso del luogo. Inoltre la

normativa non prevedeva l'uso di luoghi privati. Secondo questi parametri il fatto stesso che si

trattasse di un rito religioso portava a credere che si trattasse quindi di una questione

obbligatoriamente di diritto pubblico.

A tal riguardo neanche la costituzione ha portato subito degli effetti, perchè l'art. 19 veniva

considerato norma programmatica da attuare cioè de iure condendo.

Sent. 1522/1952 Cass.: secondo questa sentenza non ci sono ancora gli strumenti per attuare la

disposizione dell'art. 19 Cost.

Sent. 59/1958 Corte Cost.: dichiara discriminatorie le norme della legge 1159/1929 e dichiara

incostituzionali tutte le altre norme di discriminazione religiosa (da notare che la legge 1159 rimane

tutt'ora in vigore per le religioni che non hanno stipulato intesa).

LUOGHI PUBBLICI: analogia con l'art. 17.

Sentt. 45/1957 e 27/1958 Corte Cost.: la prima sentenza prevede che sia necessario dare il preavviso

per l'uso del luogo solo per motivi organizzativi, ma le associazioni non possono essere limitate se

non per comprovati motivi di sicurezza. La seconda sentenza, invece, prevede che non vi sia alcuna

limitazione per le riunioni in luoghi privati.

IL LIMITE DEL BUON COSTUME: un analogo limite si può trovare nell'art. 31 Cost. che riguarda

le pubblicazioni. Si tratta di un concetto molto elastico il cui richiamo si trova sia nel c.c. che nel

c.p. ma, riguardo al nostro discorso sarà necessario rifarsi all'art. 529 c.p.: atti che secondo la

moralità pubblica sono osceni. È modificabile durante il tempo. Si parla dunque di una morale

sessuale comune dell'uomo medio calato in un preciso periodo storico.

Spostiamo ora la questione ai riti: quali, ad oggi, ledono il buon costume? Non essendo possibile

definirlo ci si attiene alla discrezionalità del giudice. Il mezzo di censura interviene

preventivamente, al contrario però, il limite dell'art. 19 è per forza successivo, perciò il credo non

subisce limitazioni finché il rito non viene praticato.

Continua lezione successiva.

25/03

RITI CON SACRIFICIO ANIMALE: l'Islam e l'Ebraismo hanno delle regolamentazioni particolari

per quanto riguarda la macellazione animale, il primo prevede l'uccisione degli animali con metodo

halal; il secondo prevede che non vi sia nessuna mescolanza ne tra carni, ne nessuna mescolanza di

carne con latticini. Per gli Islamici pare che anche il macellaio debba essere islamico. Anche

durante il terremoto a Ferrara-Modena gli Islamici chiedevano persino che il macellaio della carne

che veniva loro fornita negli accampamenti fosse islamico.

Art. 13 TFUE: il diritto dell'animale a non provare sofferenza cede davanti al diritto del fedele di

macellare ritualmente e quindi di esercitare la propria libertà religiosa.

[nel caso della setta satanica non si può parlare di confessione religiosa perché è destinata alla

perdizione dell'uomo e non alla sua salvazione, pertanto nessun rito gode della tutela del 19 Cost.]

LIMITI CIVILI E PENALI DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

Quattro sentenze del 2008 della sesta sezione della Corte di Cassazione. Da queste sentenze emerge

che in alcuni casi condotte penalmente rilevanti hanno come attenuante la libertà religiosa.

Esempi:

1) i Sikh possono portare il coltello rituale come simbolo religioso.

2) Rastafariani: detenere sostanze stupefacenti in quantità maggiore rispetto all'uso personale.

ESERCIZIO DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA COLLETTIVA

ART. 8 COST.

Comma 1: le confessioni religiose sono tutte libere davanti alla legge.

Comma 2: le confessioni possono organizzarsi secondo i propri statuti nei limiti dell'ordinamento

italiano.

Comma 3: le confessioni non cattoliche sono regolate PER LEGGE da intese.

Tale articolo è da leggere in combinato con gli articoli 2, 3, 7, 10, 19, 20 e 21.

1) "tutte le confessioni": si tratta di un principio di libertà.

2) Confessioni diverse dalla cattolica.

COMMA 1

Il primo comma non afferma "tutte le confessioni sono uguali", chiaramente per un dato oggettivo,

perché le confessioni non hanno lo stesso background né lo stesso percorso storico, inoltre ci si

rendeva chiaramente conto che, calando la norma nel contesto del 1942, non tutte le religioni

fossero trattate alla stessa maniera.

D'altro canto le religioni stesse (in particolare gli Ebrei, presenti in assemblea costituente) non

volevano farsi considerare uguali ad altre confessioni.

Le confessioni dunque non sono uguali, ma sono UGUALMENTE LIBERE: quello dell'art. 8 non è

un principio di uguaglianza ma di libertà.

A questo punto ci si chiede se il fatto che la chiesa cattolica veda i propri rapporti con lo stato

regolati dal concordato, mentre le altre religioni li vedano regolati da intese, costituisca disparità di

trattamento.

Se anche di disparità si trattasse, chiaramente non deriverebbe dalla natura dell'accordo. Tant'è che

le intese in alcuni casi sono state redatte, ma il parlamento non le ha approvate; posto che il

parlamento non possa emendarle: se non approvate vengono rimandate alle parti. In altri casi

l'intesa non è mai stata scritta. Per queste confessioni peculiari vige ancora la legge 1159/1929 che

però è in gran parte incostituzionale.

L'unica garanzia che il costituente poteva offrire era quella di dare alle altre confessioni un

trattamento uguale a quello della religione cattolica; dal momento che il legislatore è inadempiente

nella riforma della legge suddetta, non tutte le religioni si possono affrancare da questa.

L'art. 8 ha però il merito di essere l'appiglio per fare uscire l'Italia, nel 1984, dalla definizione di

stato confessionista. Pertanto la sola enunciazione della possibilità di fare patti ha tolto dal

privilegio il concordato con la confessione cattolica. In conclusione, seppur non basti, per rendere

effettive le libertà, occorre che lo stato si disponga a far patti, indipendentemente dalla natura di

questi.

26/03

DEFINIZIONE DEI SOGGETTI DESTINATARI DELL'ART.8

È imprescindibile la definizione dei soggetti destinatari e quindi è imprescindibile chiarire cosa si

intenda per confessione religiosa.

Abbiamo tre definizioni più meno canonizzate: la definizione sociologia, quella antropologica e

quella religiosa.

La definizione che invece tocca a noi attribuire è quella di carattere giuridico, che bisogna però

calare in una prospettiva del nostro tempo.

Ci si trova, prima di definire, in un campo minato da diverse esigenze: d es. c'è chi associa

confessione e gruppo dissociando invece i due termini da associazione.

Dal punto di vista giuridico il termine CONFESSIONE RELIGIOSA debutta solo nella

Costituzione, in quanto, prima, nello Statuto Albertino e nella l.1159/1929 si parla di culti (tollerati

nello Statuto, ammessi nella legge). L'esigenza di una definizione fa fronte al fatto che sia

necessario comprendere chi siano i soggetti destinatari della misura di libertà dell'art.8 proprio a

livello concreto.

Non sono dunque, tutti questi termini, sinonimi dal punto di vista tecnico, tant'è che tutti i testi

giuridici fanno riferimento al termine confessione.

Il Costituente aveva di fronte a sé una esperienza molto limitata rispetto a quella odierna, e dunqe

doveva procedere per analogia: è confessione tutto ciò che somiglia alla Chiesa Cattolica.

SOGGETTI CHE HANNO LIBERTÀ DI PROFESSARE IL CULTO IN MODO COLLETTIVO

(1-2-3).

A) libertà:

le confessioni esistono AL DI LÀ del riconoscimento statale e A PRESCINDERE dalle relazioni

con lo stato italiano (co. 2-3).

- al tempo del costituente era noto, e sostanzialmente era l'unico che presenziava nello stato, un

modello monoteistico-di entità trascendente. Erano ancora lontani dagli orizzonti del legislatore

invece realtà quali l'Islam, il Buddhismo, i Testimoni di Geova etc.

- ad oggi invece è molto lontana dalla definizione di confessione religiosa la presenza dell'entità

Dio.

PUNTI TRADIZIONALMENTE RICONOSCIUTI:

- vi deve essere un'entità trascendentale in cui credere (idea smentita dall'arrivare di religioni atee,

politeistiche etc.)

- vi deve essere un GRUPPO PRESENTE sul territorio.

- deve avere un'IDEA ORIGINALE DEL MONDO (sent. Cass. 1329/1997: non è più neccessario!).

CRITERI PRATICI PER CUI NON SI PUÒ IDENTIFICARE UNA CONFESSIONE:

SENT. CORTE COST. 195/1993

1) riconoscimento statele:

- intesa;

- "culto ammesso" ex 1159/29;

2) la religione si è data uno statuto al suo interno.

CONCLUSIONI: unica definizione costituzionalmente compatibile.

1) GRUPPO

si tratta di un gruppo sociale caratterizzato dalla comunanza di un orientamento spirituale

espressione della libertà di coscienza.

2) VITA E MORTE

la confessione religiosa, per essere tale, deve prevedere una concezione della vita e della morte

che sia volta al bene dell'uomo e alla sua salvazione.

3) AUTOQUALIFICAZIONE

il gruppo deve autoqualificarsi come religione. La definizione non può essere data dall'esterno.

- questo elemento non investe i caratteri generali ma prende in considerazione i caratteri

giuridici della definizione.

COME PUÒ LO STATO NEGARE IL RICONOSCIMENTO AD UN GRUPPO QUALIFICATOSI

COME RELIGIONE?

Per rispondere a tale quesito bisogna subito mettere in chiaro che è necessaria una valutazione caso

per caso. Lo stato perciò non deve preoccuparsi né dei requisiti né dell'esistenza di tale gruppo

finché non è da questo richiesto il riconoscimento. Sono incostituzionali per questa ragione le

norme che distinguono le religioni solo sulla base della presenza o meno dell'intesa.

A tal proposito la sentenza di cui sopra (195/1993) boccia una legge regionale discriminatoria nei

confronti delle religioni che non hanno intese.

A prescindere dall'intesa tutte le confessioni devono avere uguale garanzia di libertà, anche perchè

lo stato italiano non ha l'obbligo di stipulare intese con chiunque, può farlo alle sue condizioni e

solo se sollecitato.

COMMA 2

AUTONOMIA STATUTARIA E CONFESSIONI RELIGIOSE DIVERSE DALLA CATTOLICA

Consideriamo ora se le altre confessioni religiose siano o meno un ordinamento primario come la

chiesa cattolica e se abbiano inoltre lo stesso ambito di libertà.

A tal riguardo si parla di STATUTI PROPRI: lo stato si impegna a non ingerire in alcun modo sulle

organizzazioni altrui.

Sorge il problema ora del contrasto tra ordinamento giuridico e ordinamento religioso.

L'interpretazione deve perciò essere armonica: il contrasto, qualora ci fosse, si intenderebbe con i

principi fondamentali, anche di rango costituzionale e che non abbiano un riflesso sui diritti civili e

politici. È chiaro che il comma 2 dell'art.8 non si riferisce, con il limite espresso, né all'ordine

pubblico interno né a quello internazionale; ed inoltre, tutte le limitazioni interne alle confessioni,

non toccano per nulla lo stato. Ad esempio il dissenso dalla religione.

Continua lezione successiva.

31/03

RIFERIMENTO ALL'ART.7 DELLA COSTITUZIONE

L'articolo 7 riguarda i rapporti tra stato e Chiesa. Rappresenta uno dei più importanti disposti della

costituzione. Si è a lungo dibattuto, in dottrina, sia sul contenuto che sull'interpretazione successiva.

- Separazione degli ordini: è necessario non sovrapporre il concetto di ordine con il concetto di

ordinamento. Se così fosse stato non ci sarebbe stata necessità di separarli. Le definizioni date del

concetto di ordine non soddisfano l'esigenza di interpretazione della norma nel contesto delle altre

norme costituzionali. Bisogna dunque procedere guardando alla ratio della norma:

Stato e Chiesa sono indipendenti e sovrani; non sono ammesse interferenze. La separazione così

configurata appare congeniale al tessuto normativo: in partenza l'art. 7 stabilisce l'indipendenza

definitiva per sempre. Questa circostanza va letta accanto all'art. 8: è un riconoscimento di pari

dignità alle confessioni religiose. Se l'obiettivo dell'art. 7 è la separazione degli ordini, nel

cnotesto di libertà religiosa (cfr. Art. 8 comma 1) si configurerà come autonomia professionale.

DIVIETO DI RECIPROCA INTERFERENZA

Con riferimento al secondo comma dell'art. 7, tale divieto completa la questione della separazione

degli ordini con il richiamo ai P.L.

La prima dottrina ha attribuito eccessiva importanza a questo riferimento: se da un lato, era

necessario tener conto dei patti lateranensi, si trattava già nella costituente di un terreno insidioso; la

questione si sciolse con l'appoggio dei comunisti per la menzione dei patti in costituzione,

motivando che un voto negativo avrebbe attentato alla pace sociale appena costituita poiché i

cattolici l'avrebbero vissuto come un affronto.

Art. 7 comma 2: MODIFICABILITÀ DEI PATTI.

Evidentemente già il costituente riteneva che i patti non dovessero rimanere in vigore per sempre e,

in forza di ciò, ha previsto anche una modificabilità unilaterale da parte dello stato.

Qui si crea un fraintendimento: se l'art. 138 prevede un procedimento rinforzato per la revisione

costituzionale, e l'art. 8 asserisce che l'intesa e il concordato sono bilaterali, nell'ambito di una

modifica dell'art. 7, cosa si abroga? L'intero articolo? Il suo secondo comma?

Di certo per una prima dottrina, che riteneva i patti lateranensi norme supercostituzionali, non certo

i patti stessi. In realtà, ciò che è stato costituzionalizzato è il principio di bilateralità, non i patti. Se è

frutto di un accordo, la norma non ha bisogno di rinforzi poiché deriva da una parziale rinunzia

dello Stato alla sua sovranità.

L'art. 7 è l'unica norma che fa riferimento ad atti giuridici esterni, ma non si tratta di norme

supercostituzionali, bensì semplicemente di leggi rinforzate.

DEFINIZIONE DI ORDINE: dopo questa disamina torniamo al modo in cui Stato e Chiesa devono

gestire i propri rapporti. In realtà i P.L. hanno un contenuto molto ampio, che esula anche dalle

materie religiose. I P.L. Sono divisi in due parti: trattato e concordato. Nel concordato si trattano

anche MATERIE MSITE, che riguardano entrambi e delle quali nessuno dei due vuole rinunciare

ad occuparsi.

Andiamo quindi a definire come ordine una sfera di competenza. Un ramo di materia.

Se nella competenza religiosa la chiesa non ammette interferenze e in quella statuale è lo Stato a

non ammetterne, circa le materie miste il costituente ha indicato il metodo pattizio.

L'evoluzione del concordato parte dai P.L. (18/2/1929), culmina con l'accordo (accordo, non

concordato!) di villa Madama (a seguire detto V.M.) - 18/2/1984-.

Formalmente l'accordo ha natura pattizia, in sostanza aggiorna gli anacronismi dei P.L. che non

tenevano più conto dell'evoluzione storica, sociale e politica dello stato italiano.

Grandi modificazioni:

1. armonizzazione col dettato costituzionale

2. stabilisce che per gli accordi si occupano la CEI e Ministero di competenza. es. in materia di

religione: CEI e MIUR. Le altre materie sono frutto di minintese: il quadro dei rapporti

Stato-Chiesa non è più cristallizzato dal concordato, ma in continua evoluzione.

3. Art. 13 V.M.: abroga tutte le norme dei P.L che non vengono riscritte nell'accordo di V.M.

Questo ad ulteriore conferma che i P.L non sono costituzionalizzati.

La tutela costituzionale dei P.L vale anche per l'accordo di V.M.?

Secondo una prima dottrina no, solo i P.L, in quanto esplicitamente menzionati. Secondo un'altra

dottrina, tenendo conto del co. 2 dell'art. 7 e del co. 1 dell'art. 8, che assegna a TUTTE LE

CONFESSIONI pari dignità, è logica conseguenza che anche l'accordo V.M sia tutelato dall'art. 7,

deducendo il rimpiazzo totale dei P.L con l'accordo di V.M..

PRINCIPIO DI BILATERALITA'.

Le decisioni tra Stato e Chiesa (o altre confessioni) vengono prese sulla base di accordi. No è

quesro che sancisce la libertà di religione, tant'è che ogni confessione può chiedere l'intesa.

Rimane così aperto solo il problema delle materie: come si stabiliscono gli ordini?

Nè le intese nè il concordato sono modificabili unilateralmente. Quello che viene veramente

rafforzato è il principio pattizio. La sostanza della questione rimane dunque politica: una volta che il

principio cardine è pacifico, la sua attuazione nelle diverse fattispecie dipende solo dalle scelte

politiche.

Sent. 13669/2014 Cass.

Posto che il matrimonio sia avvenuto davanti al parroco, è la Chiesa che ne dichiara la nullità. Se si

tratta di procedure, anche la Corte d'Appello stabilisce lo stesso annullamento. Contrasto della

sentenza della Rota con l'ordine pubblico dello Stato. La durata del matrimonio non è violazione

dell'ordine pubblico, quindi lo Stato può recepire le sentenze di annullamento. Questo per un

trentennio, fino all'anno 2011, in cui la Cassazione ha stabilito che non si possono recepire sentenze

di nullità di matrimoni lunghi (prolungata convivenza). Dopo una serie di sentenze di tenore

opposto, la Cassazione a sezioni unite, nel 2014 ha stabilito che per "prolungata convivenza" si

intenda un periodo di tre anni (termine mutuato dal periodo per adozione). Comunque se l'altro

coniuge non eccepisce: il giudice non potrà mai comunque rilevarla d'ufficio.

01/04

COMMA 3

Art. 8.

L'autore dell'art.8 è U. Terracini, ebreo (non osservante) e comunque anche gli Ebrei si mostrarono

favorevoli ai P.L purchè non costituissero una posizione privilegiata. La bilateralità è l'indicazione

di un metodo che il Costituente ha voluto indicare.

Se l'autonomia religiosa è quanto prevede l'art. 8 il terzo comma si incentra sulla PRODUZIONE

NORMATIVA, attraverso un procedimento di RISERVA DI LEGGE RINFORZATA.

Lo strumento confessionale è la LEGGE, la bilateralità dà origine al patto solo dopo la riforma dei

P.L.

La prima intesa che viene stipulata dal Governo e da una chiesa è detta

INTESA VALDESE (1985): sulla falsariga dell'accordo di V.M., dà l'imprinting per le intese che

verranno con le altre religione.

Nascono dalla volontà delle religioni di emanciparsi dalla l.1159/1929 (soprattutto per quanto

riguarda i finanziamenti pubblici).

Per l'intesa valdese è stata seguita una procedura di tipo internazionale.

L'intesa viene presentata al Parlamento con una LEGGE DI ESECUZIONE. Per quanto concerne

tutte le altrw intese è stata eseguita una procedura di tipo amministrativo.

Rigidità del sistema fondato per legge dalla Cositituzione: il Parlamento non può modificarle.

Non si può considerare intesa qualsiasi accordo tra le rappresentanze di un culto e un organo

amministrativo dello Stato.

CONTRATTAZIONE TRA RAPPRESENTANZA RELIGIOSA E GOVERNO.

Ad una prima intesa stipulata ne può seguire un'altra modificativa o integrativa della precedente.

Seppur rimanendo la chiara distinzione tra concordato e intesa, quest'ultima rende le religioni

soggetto di diritto costituzionale con capacità contrattualr legislativa nei confronti del governo.

1. strrumento normativo

2. soggetto di diritto.

INTESA COME ATTO POLITICO.

L'esecutivo tende a far valere la propria posizione politica, perché è il governo che siede, discute e

conclude. Tale visione non tiene conto del carattere costituzionale e quindi duraturo del documento,

e del punto due detto sopra.

INTESA COME NEGOZIO GIURIDICO DI DIRITTO ESTERNO.

Lo Stato tratta con un ordinamento al pari non precisato ma confessionale. Tale situazione vede

l'intesa come negozio di diritto esterno (o anche estero), mettendo tale diritto alla pari di quello

canonico. Questa visione non tiene conto invece del fatto che le confessioni religiose sono però

interne allo stato.

INTESA COME CONTRATTO DI DIRITTO INTERNO (dottrins valida).

Questa dottrina sottolinea l'interiorità della confessione, la vincolatività del documento e il ruolo

istituzionle della confessione nel diritto pubblico.

PROCEDIMENTO DI REDAZIONE.

Una commissione del governo apposita per le intese valuta la richiesta della confessione. Questo

passaggio segna l'inizio delle trattative.

Allorquando venga raggiunto l'accordo, questo viene firmato dal rappresentante della confessione e

dal Sottosegretario del Presidente del Consiglio che, in quest'ambito, ha competenz)

a specifica.

Il documento viene presentato alle camere, ma, a differenza del Concordato, non deve essere

approvata per forza, in quanto non si tratta di un trattato di diritto internazionale (quale invece è il

Concordato).

La legge di approvazione (che non è "di esecuzione" come quella che fu per l'intesa valdese), crea

degli obblighi nei confronti del governo.

L'art. 8, che prevede le intese, stabilisce anche che vi deve essere, tra legge e intesa,

CONFORMITA', non identità. Fino ad oggi tuttavia, si è optato per una conformità assoluta, in

modo da evitare qualunque appiglio per una possible istanza di illegittimità costituzionale.

Una volta presentato al Parlamento, questo non può emendarlo. Il parlamento approva o respinge.

Può, respingendo, annotare delle criticità che riscontra nel progetto.

Una volta approvata, l'intesa non può essere modificata unilateralmente, per non violare ovviamente

il basilare principio di bilateralità, specificato dalla legge, secondo l'articolo 8.

L'intesa gode di una straordinaria resistenza passiva: l'art. 8 infatti, garantisce la legittimità

costituzionale della legge da emanare (parametro di conformità costituzionale).

Le intese finora stipulaate prevedono esse stesse meccanismi di controllo e verifica: solitamente è

previsto un riesame dopo dieci anni da parte di ambo le parti. Ad oggi nessuna intesa è stata

stipulata in modifica di precedenti. La parte che desideri modificare può comuque riaprire le

trattative quando crede.

Quello di stipulare intese è un diritto per la confessione o un obbligo per lo stato?

Finora lo Stato non ha negato a nessuna confessione la possibilità di fare trattative, ha invece negato

a priori il requisito di confessione religiosa (ad es. All'unione atei ed agnostici). Il problema si pone

per il futuro, in cui molte religioni probabilmente andranno a chidere intese. Se da un lato no è un

obbligo per lo Stato, questo, ex art.8 co.3, non può essere indifferente alle religioni, perché rischia

di denigrarle.

09/04

ART. 20 COST.

ENTI ECCLESIASTICI: enti della Chiesa Cattolica con finalità di culto a cui è data anche la

possibilità di chiedere il riconoscimento civile.

E le altre religioni? Come sono discilpinati?

l.1159/1929: ENTI ACATTOLICI, stante questa definizione, l'art. 20 non garantirebbe copertura per

questi enti.

Ovviamente tale distinzione risulta anacronistica. Infatti, a seguito dell'accordo V.M., è stata

promulgata la l. 222/1985. Tale legge attribuisce agli enti cattolici la qualità di ENTI

ECCLESIASTICI CIVLMENTE RICONOSCIUTI. Per altri enti si dice ENTI (nome religione:

ebrei, valdesi etc.) CIVILMENTE RICONOSCIUTI.

Se ne deduce che il termine ecclesiastico è solo per gli enti cattolici. Tuttavia ad oggi, alla luce delle

nuove normative, in particolare europee, dobbiamo ritenere che il termine ecclesiastico sia da

interpretare in maniera estensiva riferendolo a tutte le confessioni.

Rientrano comunque nella definizione dell'art. 20, sia enti meramente confessionali, sia enti che

abbiano carattere religioso pur occupandosi di altro. A tali destinatari è rivolta la previsione

legislativa dell'art. 20.

1. RESTRIZIONI LEGISLATIVE ove lo stato voglia imporre gravami

2. TUTELA ESTESA PER TUTTA LA DURATA DELL'ENTE

a) costituzione: es. Diritto al nome

b) capacità giuridica: limitazioni agli organi

c) ogni forma di attività

la tutela del punto 2. è ovviamente da intendersi in senso ampio perciò, a tutto il corso dell'attività

dell,ente.

È evidente che questi soggetti siano regolati da una disciplina speciale. E nell'ambito di tale

categoria si intendono soggetti personali, patrimoiniali e istituzionali (es. Diocesi).

TUTTI GLI ENTI ECCLESIASTICI HANNO PERSONALITA' GURIDICA

1. TRADIZIONE: vi sono enti tradizionalmente riconosciuti che mantengono il

riconoscimento per antico possesso di stato: Santa Sede, Tavola Valdese e altri,

2. LEGGE: per legge sono stati riconosciuti enti quali: la CEI, l'ente ebraico, l'istituto

avventista di cultura pubblica e altri,

3. PROCEDIMENTO ABBREVIATO: ex l. 222/1985, viene riconosciuta la personalità

giuridica ad enti che fanno parte della gerarchia della chiesa e hanno necessità di meno

controlli, come diocesi, parrocchie, clero.

4. ALTRI ENTI: vengono riconosciuti con decreto del Ministero dell'Interno enti che abbiano i

seguenti requisiti:

a) sede in Italia

b) collegamento diretto con la religione (tant'è che la domanda può essere presentata anche

dall'autorità religiosa)

c) fini di culto in maniera sostanziale.

I requisiti a) e b) sono formali, il requisito c) è sostanziale.

Il requisito c) dipende anche dalla discrezionalità della PA. La norma prevede che deve essere

COSTITUTIVO ed ESSENZIALE ma non ne estrinseca le modalità. (art. 16 l. 22271985).

Esaminiamo quindi quanto previsto dalla norma:

per "costitutivo" si intende che:

al requisito c) corrispondono gli enti che rientrino nella PRIMA delle due seguenti categorie:

I) Attività che possono essere considerate aventi fine di culto

II) attività che NON possono essere considerste aventi fine di culto (beneficienza, scuola,

sanità, e qualunque attività che abbia un fine commerciale)

per "essenziale" si intende che:

l'attività NON religiosa ci può essere, ma non deve prevaricare la finalità religiosa con cui l'ente si

costituisce. Ad esempio, un monastero che venda prodotti agricoli è comunque considerato ente

religioso, perchè l'attività commerciale è MARGINALE rispetto a quella religiosa.

Emerge quindi che i requisiti di costituzionalità e di essenzialità sono naturalmente diversi

dall'esclusività. E quindi in questo ambito rientra il margine di discrezionalità della PA.

Tale visione è diversa da quella dell'ordinamento religioso che ovviamente vede i propri enti tutti

come enti ecclesiastici.

Continua lezione successiva

14/04

Lo Stato ha però l'obbligo di motivare il mancato riconoscimento dell'ente.

L'ente che abbia ricevuto il riconoscimento può però mutare il proprio status e lo stato può

procedere con la revoca del riconoscimento.

L'art. 7 della l. 222/1985 prevede che gli enti che non abbiano ricevuto il riconoscimento, siano

sottoposti alla normativa comune.

Lo stato è tuttavia soggetto al divieto di discriminazione da parte dello stato per gli enti

ecclesiastici.

L'iscrizione deve avvenire insieme al decreto ministeriale che dà il riconoscimento.

DIRITTO E RELIGIONE A LIVELLO EUROPEO.

Con la II Guerra Mondiale, l'esempio delle garanzie di libertà (Weimar) ha visto un brutale

fallimento. In quest'ottica, la coscienza internazionale si muove verso il riconoscere la necessità di

una garamzia dei diritti fondamentali.

1945: Nazioni Unite

1948: Dichiarazione dei diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino. (tale didchiarazione aveva il

difetto di non essere coercibile, e quindi di non prevedere un mecanismo sanzionatorio).

1950: CEDU, a Roma: dichiarazione dei diritti con un meccanismo di coercibilità.

L'Italia aderisce alla CEDU, anche mediante il richiamo del 117 Cost.

Gli stati membri mostrano così di avere una coscienza collettiva europea che ha consentito uno

sviluppo sovrannazionale, cstruendo degli obiettivi comuni direzionati in questo senso.

Il Trattato di Lisbona, che è quello di cui ci si andrà ad occupare in questa sede, vede principi

costituzionali ripresi e nuovi principi dedotti dalla coscienza comune europea.

Dal Trattato di Nizza le Chiese europee (in particolare la S. Sede) volevano un richiamo espresso

alle radici cristiano-giudaiche dell'UE.

Direttiva 84/2004: con il termine religione si devono prevedere anche le confessioni non teiste,

ateiste, ed altri atti di fede. Inoltre, l'istanza delle chiese violava l'art. 22 della Carta dei Dritti

fondamentali. Allora il compromesso si trova quando il legislatore UE menziona nel Preambolo del

Trattato di Lisbona le radici "storico-culturali" d'Europa, includendo tutto.

L'art. 2 del Trattato di Lisbina è più ampio di quello del Trattato di Nizza in quanto si denota anche

la matrice politica dell'unificazione oltre che quella economica. Inoltre si tiene conto dei valori di

dgnità dell'uomo: valori che vanno perciò interpretati in amniera autonoma rispetto all'unificazione.

DIRITTI DELLE MINORANZE.

Con la risoluzione 9/03/2011 PE vengono inclusi anche i ROM nell'ottica dei diritti religiosi.

Il meccanissmo sanzionatorio ex art. 7 TUE prevede che ci si muova come segue: ove si verifichi

anche un minimo rischio della violazione di un diritto, si procede, mediante direttiva o

raccomandazione, all'accertamento della stessa. È necessario poi che lo stato in questione stenda un

rapporto. Lo stato viene, nel caso la violazione sia acclarata, sospeso dall'esercizio dei diritti del

trattato. Ex art. 269 TFUE tale controllo è ovviamente esercitabile solo sulla procedura.

Il TUE ha portato modifiche anche all'art. 6 della Carta di Nizza. La norma opera su tre livelli:

A) tutti i precetti del Trattato di Nizza qui valgono. Il Trattato di Nizza ha lo stesso valore giuridico

dei Trattati. Formulazione innovativa.

B) le disposizioni di Nizza non estendono le competenze UE attribuitele dai Trattati. Richiamo del

principio di attribuzione.

C) sugli stati grava l'obbligo di garantire i rimedi giurisdizionali necessari.

I diritti fondamentali non vengono distrutti in gruppi e sono garantiti per TUTTI, non solo per i

cittadini UE.

Libertà di pensiero, coscienza, religione. Riferimento all'obiezione di coscienza che segue la

disciplina dei singoli stati.

Art. 10: non ha una seconda parte normativa, ha però un'appendice religiosa che si muove verso la

libertà di espressione, informazione e riunione.

Gli altri articoli che hanno a che vedere con la libertà religiosa nella Carta di Nizza categorizzano:

il diritto alla vita,

– il diritto alla salute,

– la protezione dei dati personali,

– la crerazione di isituti di insegnamento (anche religiosi) nel rispetto dei principi democratici

– il diritto dei genitori di educare liberamente la prole,

– i matrimoni,

– il divieto di estradizione verso stato in cui l'individuo sia sottoposto a trattamenti di tortura o

– incontri la morte,

la tutela della divesità,

– la tutela del licenziamento e il diritto al riposo (compreso quello religioso).


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Atropina

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (FERRARA, ROVIGO)
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atropina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Martinelli Enrica.

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