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LEZIONE 1. 21/2/2022

Chi è un policy maker? Esiste la politica monetaria il cui responsabile è la Banca Centrale e la

politica fiscale il cui responsabile è il governo. Potrebbero esserci dei cambiamenti di scenario che

portano a far si che la strategia di oggi non sia più ottimale.

POLITICA ECONOMICA: SCIENZA NORMATIVAScienza che spiega cosa fare, quali sono le

azioni da mettere in atto per raggiungere un obiettivo

ECONOMIA POLITICA: SCIENZA POSITIVASpiega la relazione tra le variabili economiche

Capire come funziona la politica economica aiuta ad anticipare le dinamiche future.

Quando parliamo di macroeconomia abbiamo 2 tipologie di variabili:

-ENDOGENE: Il livello è determinato all’interno del sistema economico. Sono le variabili obiettivo

dei responsabili

-ESOGENE: variabili indipendenti dal sistema. Leve che i responsabili possono tirare per

influenzare il funzionamento del sistema.

Esempio: spesa pubblica che viene scelta dal governo

Endogeneizzazione delle variabili esogene: Le decisioni sono influenzate da ciò che succede nel

sistema. Non sempre le autorità di politica economica hanno il pieno controllo delle variabili

strumentali.

FORME STRUTTURALI -> servono per studiare la scienza positiva

FORME RIDOTTE-> Modelli che servono per studiare come i responsabili possono influenzare il

sistema

I responsabili hanno il compito di regolare il funzionamento del sistema, come? Settano gli obiettivi

e scelgono gli strumenti giusti

L’obiettivo della politica economica è fare funzionare al meglio un sistema economico.

Come? Massimizzare il benessere o minimizzare la perdita di benessere. La funzione da

minimizzare è la differenza quadratica tra l’obiettivo raggiunto e il valore ottimale dello stesso

fissato dal policy maker meno la differenza quadratica tra il secondo obiettivo raggiunto e valore

target.

Selezionerò gli obiettivi tali per cui il prezzo da pagare sarà minore ossia tale per cui la perdita non

sia pesante.

1)selezionare le variabili obiettivo che voglio raggiungere

2) devo andare a misurare i valori ottimi ai quali si vuole tendere idealmente

La scelta degli obiettivi come viene fatta? La politica economica non è mai avulsa dal contesto

Le variabili target sono tendenzialmente sempre le stesse ciò che cambia è il peso che viene

attribuito La scelta degli strumenti è la fase più delicata

Regola di Tinbergen: per poter raggiungere tutti gli obiettivi occorre che il numero di strumenti sia

pari al numero di obiettivi. Gli strumenti devono essere dedicati al raggiungimento di un obiettivo

Gli strumenti devono essere linearmente indipendenti-> non si devono mai influenzare

Esempio: La banca centrale vuole operare una politica espansiva e stimolare il tasso di inflazione il

rischio è che si alzi troppo.

Con uno strumento solo non posso raggiungere due obiettivi.

Alfa 1 ci dice l’impatto dello strumento 1 sull’obiettivo 1. Quando vario s1 di tot alfa 1 ci dice di

quanto varia l’obiettivo. Ci dice qual è la capacità dello strumento 1 di influenzare la variabile

obiettivo.

La matrice è invertibile ciò è possibile solo se il determinante è diverso da 0 ovvero se gli strumenti

sono linearmente indipendenti

REGOLA DI MUNDELL: Associamo all’obiettivo lo strumento più efficace per raggiungerlo

Devo comparare alfa 1 e alfa2 -> li metto a rapporto. Se alfa 1 è più grande di alfa 2(rapporto

maggiore di 1) allora è più efficace raggiungere l’obiettivo 1

Caso: Numero strumenti > numero obiettivi

Devo scartare lo strumento meno efficace applicando la regola di Mundell

Numero strumenti<numero obiettivi: Ogni volta che intraprendo un azione per raggiungere o1

questa influenza anche o2. Il mio compito da policy maker sarà minimizzare la funzione di perdita.

Minore è la distanza dal punto di ottimo minore è la perdita. A definire l’importanza dei due

obiettivi c’è l’efficacia dello strumento. Si deve cercare di arrivare ad una soluzione che è

comunque subottimale ma è la migliore possibile. Per minimizzare la funzione di perdita devo

scegliere il punto di tangenza tra la retta e le curve. Devo avvicinarmi il più possibile al centro.

Anche quando si riesce a mettere in campo una politica economica ottimale non è detto che la stessa

rimanga ottimale nel tempo. Io dovrò continuare a calibrare la mia azione di politica economica

Problema di inconsistenza dinamica -> una politica ottimale oggi non lo sarà domani.

La scelta è tra coerenza ed efficienza: Se io rimango coerente (rimango fedele all’obiettivo iniziale)

se cambia lo scenario potrei avere inefficienza. Se decido di essere efficiente devio dal mio

annuncio e non sono coerente. Io policy maker ho informazioni in più rispetto agli altri agenti

economici.

Gli agenti economici prendono le loro decisioni in base a ciò che si aspettano che il policy maker

faccia. Non si arriverà mai alla soluzione migliore possibile.

Noi abbiamo una strategia ma due obiettivi: uno di breve e uno di medio lungo periodo.

Arriverò sempre ad una situazione di subottimo.

C’è una relazione inversa tra tasso di inflazione e tasso di disoccupazione.

Alla banca centrale conviene ingannare in modo da non rischiare di non raggiungere il suo obiettivo

ossia raggiungere una minore disoccupazione. Ai lavoratori conviene chiedere un salario più alto.

La scelta porta all’equilibrio di Nash che è il peggiore possibile

Equilibrio di fooling -> la banca centrale inganna i lavoratori.

I lavoratori chiedono un salario basso, si riduce la disoccupazione

Entrambi i giocatori non sapendo la scelta della controparte arriveranno a nash.

Per renderlo più aderente alla realtà il gioco diventa ripetuto: Essere coerenti è ancora più

importante.

Se la banca centrale inganna non raggiunge il suo livello di ottimo e perde credibilità.

O non si esce mai dall’equilibrio di nash o si punisce.

Se invece sono coerente e non si crede all’annuncio cosa succede? Si arriva all’equilibrio di

punizione che è il peggiore poiché la disoccupazione aumenta. I lavoratori saranno sempre più

sfiduciati nei confronti della banca centrale mentre la banca centrale si sta mantenendo coerente,

non fa una politica monetaria espansiva. Questo si traduce nel fatto che le imprese non assumono e i

lavoratori chiedono un salario più alto questo implica che la disoccupazione cresce. Prima di

riuscire a riconquistare la fiducia bisognerà essere coerenti per molto. Una volta che il policy maker

è sicuro di essere creduto allora ingannerà i lavoratori arrivando per una volta sola all’equilibrio di

fooling che è il migliore.

LEZIONE 2 28/02/2022

Quando parliamo di ciclo economico ci riferiamo al target principale seguito dalla politica

economica.

Cosa vediamo dal grafico? Il trend è di continua crescita. L’andamento del PIL tra i vari paesi è

sincronizzato, ci sono comunque un po’ di fluttuazioni nonostante il trend di crescita.

L’andamento del pil nel tempo ha due componenti:

- Un trend secolare (in questo caso crescita)

- Componente ciclica nel breve periodo

L’andamento del PIL quando mi concentro su periodi di tempo più contenuti è caratterizzato da

fluttuazioni, pur nell’ambito del trend di crescita.

Come si definisce il ciclo economico? Il ciclo economico rappresenta la fluttuazione ciclica delle

variabili macroeconomiche principali attorno al proprio trend di lungo periodo. Abbiamo dei punti

di massimo che chiamiamo picchi, il picco è il culmine della fase di crescita. Ha un’accezione

ibrida in quanto è anche l’inizio del periodo di crisi perché da lì in poi inizia la discesa.

L’ampiezza delle fluttuazioni non è sempre uguale. I punti di minimo sono chiamati gole.

È fondamentale per i responsabili di politica economica capire in quale fase del ciclo siamo.

In fase espansiva i responsabili devono agire per sostenere questa crescita ma anche essere cauti e

tenerla sotto controllo. Quando invece l’economia è in fase recessiva il problema della autorità di

politica monetaria sono diversi, si devono introdurre le misure necessarie per far ripartire il sistema

economico. Per capire in che punto del ciclo ci troviamo bisogna lavorare un po’ perché se noi

osserviamo il dato del PIL è un dato spurio.

All’andamento del PIL nel tempo corrispondono due forze: l’andamento di lungo periodo e il ciclo

di breve periodo.

Qual è il baricentro dell’andamento del ciclo? Oscillano intorno allo zero.

I policy maker sono più interessati a governare la contingenza. Se io calibro in maniera errata le

mie azioni di politica economica commetto un grande sbaglio.

Qual è un ciclo completo? L’intera sequenza che va da un picco a quello successivo o

equivalentemente da una gola a quella successiva.

Le fasi recessive sono più brevi ma più intense. I periodi di crescita sono significativamente più

lunghi.

Il ciclo economico è misurato e ha come focus il PIL ma non riguarda solo questo. Ci sono i

consumi, c’è la disoccupazione, gli investimenti ecc. L’obiettivo principale per i responsabili è

monitorare l’andamento del ciclo e anticiparlo questo perché devo programmare cosa fare nel

futuro.

Abbiamo 3 tipologie di variabili:

- Cicliche: si muove in armonia con il ciclo stesso. Quando il ciclo è espansivo i valori della

variabile si muovono verso l’alto;

- Acicliche: hanno movimenti completamente scoordinati rispetto all’andamento del sistema

economico, si muovono in maniera autonoma;

- Controcicliche: si muovono in direzione opposta rispetto al ciclo, quando il sistema

economico è in fase di crescita le variabili diminuiranno.

Prima cosa da capire per monitorare il ciclo è quali variabili scegliere. Ci sono poi i leading

indicators che servono per anticipare l’andamento del ciclo quali gli ordini delle imprese, il

PMI, le immatricolazioni di automobili ecc. I lagging indicators sono variabili che si muovono

in maniera ritardata rispetto al ciclo quali il tasso di disoccupazione, i salari ecc.

I tre aspetti da seguire quando si misura il ciclo sono i seguenti:

1) Separare la componente di trend da quella di ciclo;

2) Verificare se la fase è espansiva o di contrazione;

3) Anticipare i picchi e le gole.

È necessario “de-trendizzare” ovvero scremare la misura di PIL.

Qual è la frequenza che comunemente viene adottata per misurare il pil? Una misura trimestrale.

Non si usa il PIL mensile perché c’è un elemento di stagionalità molto forte.

Misura congiunturale: misurare la variazione del PIL di questo trimestre rispetto al trimestre

precedente. Se abbiamo due dati negativi consecutivi l’economia è ufficialmente nella fase

discendente del ciclo.

Misura tendenziale: è sempre la variazione del PIL trimestrale rispetto allo stesso trimestre

dell’anno prima. Questo mi permette di ottenere una misura depurata dalla stagionalità.

I policy maker privilegiano monitorare come sta andando la situazione perciò utilizzano misure

congiunturali. Qual è il problema principale connesso a questa misura? Non sto distinguendo la

componente di trend e la componente di ciclo, è fisiologicamente una componente distorta verso

l’alto. Negli anni sono state usate anche altre misure quali l’output gap cioè la differenza tra il pil di

questo trimestre e il pil potenziale, una misura sintetica che ci dice quale sarebbe il PIL se i fattori

produttivi del sistema economico fossero sfruttati in maniera ottimale. Ci sono alcuni problemi

connessi a tale misura:

-Non è molto facile calcolare il PIL potenziale;

- la misura ha il problema di essere distorta verso il basso;

-è una misura statica.

Misura di ciclo classico: è distorta verso il basso e si usa poco. In natura non esiste una misura

ottimale per il ciclo economico. Ci sono anche altre variabili il cui movimento va considerato.

Si sono creati degli indici compositi il cui obiettivo è risolvere i difetti delle misure semplici al

contempo considerando più variabili non solo il PIL. Quando gli indici crescono siamo in fase

espansiva e viceversa. L’euroCOIN è una sintesi dell’andamento di 951 fenomeni economici.

Il ciclo economico è stato negli anni il fenomeno più studiato dagli economisti. Tutti i modelli

possono essere ricondotti al paradigma di Frisch-Slutsky.

Il ciclo economico ha tre fasi fondamentali:

1. Impulso: c’è uno shock che innesca il movimento del ciclo;

2. Propagazione: questa fase ci spiega come l’impulso di partenza faccia scaturire la

fluttuazione;

3. Ciclo economico: gli effetti sul PIL.

Ci interessa capire come si propaga il ciclo per comprendere come i responsabili possono

intervenire per contrastare l’andamento.

I primi due modelli fanno riferimento alla linea di pensiero dei mercati efficienti secondo il quale il

ciclo economico è naturale, i responsabili devono interferire il meno possibile con l’andamento.

Gli altri due modelli hanno come idea che i mercati sono rigidi, hanno delle caratteristiche che li

rendono incapaci di adattarsi alle fluttuazioni del sistema economico. Il ciclo economico è una

patologia che va corretta dai responsabili.

MODELLI DEL REAL BUSSINESS CYCLE

Gli agenti economici si comportano sempre in maniera razionale e ottimizzante. I cicli economici

sono sempre frutto della reazione ottimale e il sistema si autoregola perfettamente.

Mercati perfetti, sempre in equilibrio e informazioni sono complete e simmetriche.

Complete nel senso che gli individui hanno tutte le informazioni che gli servono, simmetriche che

tutti hanno lo stesso set informativo, non ci sono asimmetrie. L’impulso è dato dallo shock di

offerta, che colpisce la produttività totale dei fattori. È uno shock di aumento della produttività.

Le imprese hanno una tecnologia nuova che le permette di essere più efficienti quindi vorrò

produrre di più, per farlo devo aumentare i miei fattori produttivi. Le imprese aumentano la loro

domanda di lavoro, vogliono assumere di più. I salari aumentano perché aumenta la domanda e le

imprese hanno più produttività. Il lavoratore guadagna di più e consuma di più. Al contempo ci sarà

anche più offerta di lavoro. Questi due effetti spingono il PIL verso l’alto. Con capitale intendiamo

il capitale fisico quali macchinari, impianti ecc. Le imprese vorranno sviluppare la tecnologia,

espanderanno il loro potenziale produttivo e aumentano quindi la domanda di capitale. Aumentano

conseguentemente gli investimenti e lo stock di capitale fisico aumenta. Questo porta ad un

aumento della produzione. Per costruire una nuova macchina ci vuole del tempo. In questo modello

un ruolo cruciale è giocato dal mercato del lavoro. Questo ciclo è molto persistente e dura anche nel

medio lungo periodo. MODELLO DELLE ISOLE

Si introduce la possibilità che gli agenti economici possano essere ingannati perché si assume che

l’informazione è imperfetta. Ciascun individuo conosce perfettamente il suo mondo ma non ha

informazione completa sulla situazione degli altri, può solo formarsi delle aspettative razionali, cioè

aspettative efficienti che vengono corrette molto velocemente e rendono impossibile compiere un

errore per più di una volta. L’unico modo perché uno shock accada è che succeda qualcosa di

inaspettato per loro. Abbiamo un sistema economico con tante isole. L’impulso è una manovra di

politica monetaria completamente inattesa.

Shock: politica monetaria espansiva, punta ad espandere il ciclo economico. Uno degli effetti è

generare inflazione facendo aumentare i prezzi.

Scenario 1: Se io produco di più avrò un utile più alto. Se anche solo un’isola aumenta la

produzione il PIL aumenta. Io isola penso che siano solo i prezzi dei miei beni a salire e quindi

aumento la produzione.

Scenario 2: Se invece non crediamo allo shock perché so che stanno aumentando tutti i prezzi dei

beni allora non farò nulla e quindi non aumenterò la produzione e il PIL non aumenterà.

Il ciclo si innesca e si genera se e solo se lo shock coglie di sorpresa almeno un’isola di quelle

esistenti. Le isole possono essere ingannate ma una volta sola e si accorgono subito. Il ciclo è

assolutamente breve ma succede perché l’informazione non è completa. Le isole agiscono secondo

un approccio probabilistico.

MODELLO DELL’ILLUSIONE MONETARIA

Il ciclo non è un fenomeno naturale ma patologico che io responsabile devo correggere. Siamo in

una situazione di asimmetria informativa. Le isole non sono tutte uguali. Le imprese hanno tutte le

informazioni, i lavoratori no, non vedono i prezzi. Le aspettative sono adattive: io formo le mie

aspettative in base a ciò che ho visto nel passato e sono lento ad aggiornarle. C’è un meccanismo di

adattamento psicologico rispetto alle decisioni dei responsabili di politica economica.

I salari non saliranno mai tanto quanto i prezzi ma un po’ meno perché le imprese vogliono tenersi

un po’ di margine di profitto. Le imprese che sanno tutto sanno che i prezzi sono cresciuti più dei

salari e quindi che il loro costo reale è sceso, di conseguenza conviene assumere.

Se il lavoratore sa che il salario reale è più basso allora non vorrebbe lavorare di più.

Ma ci vuole tempo per il lavoratore a scoprire l’inganno quindi accettano di lavorare di più, si fanno

ingannare dall’illusione monetaria.

MODELLI KEYNESIANI

I salari sono molto lenti, ci mettono tanto ad adattarsi ai cambiamenti questo perché ci sono dei

vincoli contrattuali. Questo rende il sistema econo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pao.live99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Competizione, mercati e politiche economiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università "Carlo Cattaneo" (LIUC) o del prof Venegoni Andrea.
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