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Introduzione

L’attività fisica è uno stimolo per incrementare l’attività dei muscoli scheletrici e del sistema cardiovascolare. All’inizio dell’esercizio, il trasporto di ossigeno ai muscoli attivi incrementa in risposta alla produzione di ATP nei tessuti. Quando il rifornimento di ossigeno è insufficiente, la generazione di ATP deve fare affidamento sulla glicolisi anaerobica, con il risultato della formazione di acido lattico e dello sviluppo di fatica associato. È stato suggerito che il consumo di ossigeno misurato alla bocca riflette le variazioni enzimatiche nei tessuti attivi. Dunque, l’entità dell’incremento di Vo2 all’inizio dell’esercizio è un indice molto utile, che riflette le variazioni sia del trasporto sistemico di O2 sia del metabolismo muscolare. Questo articolo intende rivedere la natura della cinetica del Vo2 in differenti domini di intensità e discutere i possibili meccanismi di controllo delle diverse componenti della cinetica.

La cinetica a differenti intensità

L’andamento della risposta del Vo2 all’esercizio è in funzione dell’intensità, che può essere divisa in tre domini:

  • Esercizio moderato: intensità di esercizio che coincide con il limite della soglia anaerobica.
  • Esercizio intenso: la produzione di lattato supera lo smaltimento, con un incremento progressivo della produzione di lattato fino a una soglia più alta, nominata MLSS, dove si stabilizza.
  • Esercizio severo: sopra il MLSS, con un accumulo di lattato progressivo.

Esercizio moderato

Si possono identificare tre fasi nella cinetica del Vo2:

  • Fase 1: fase precoce con un veloce incremento del Vo2, entro 15-25 secondi di esercizio. Questa prima fase è maggiormente visibile quando si inizia l’esercizio da uno stato di riposo, piuttosto che da un esercizio senza carico. Questo ci suggerisce che l’incremento del Vo2 è maggiormente attribuito all’incremento dell’output cardiaco e dunque del flusso sanguigno polmonare.
  • Fase 2: la risposta riflette l’influenza dei cambi metabolici muscolari sul Vo2 misurato alla bocca. Il Vo2 incrementa esponenzialmente fino a un livello di steady state. C’è una relazione lineare tra il Vo2 e il lavoro svolto.
  • Fase 3: fase di steady state che viene raggiunta dopo circa 3 minuti. Il Vo2 aumenta linearmente con l’intensità del lavoro.

Esercizio intenso

La cinetica del Vo2 diventa più complessa. Nella fase 2, il Vo2 continua a incrementare e si sviluppa una componente aggiuntiva dopo qualche minuto di esercizio. Questa componente lenta fa aumentare progressivamente il Vo2 e ritarda lo steady state. La componente lenta è inoltre correlata al lattato: maggiore è l’incremento di lattato e maggiore è la grandezza della componente lenta. Questa componente viene spesso espressa come la differenza di Vo2 tra il 6° e il 3° minuto di esercizio.

Esercizio severo

Il Vo2 non si stabilizza e la sua crescita continua fino al raggiungimento della fatica. Il livello massimo di Vo2 è quello trovato alla fine dell’esercizio. La componente lenta sviluppata è molto maggiore rispetto a quella dell’esercizio intenso, e la sua grandezza dipende dalla durata dell’esercizio.

Influenza della componente lenta sul deficit di O2

Per deficit d’ossigeno si intende l’ossigeno equivalente all’energia prodotta per via anaerobica e dal decremento dei depositi venosi di ossigeno.

  • Esercizio moderato: il Vo2 non può arrivare direttamente allo steady state. Durante il periodo di transizione, l’energia richiesta deve arrivare parzialmente anche da altre risorse, come la PCr, depositi di ossigeno o dalla conversione del lattato. Il debito di ossigeno incrementa con l’intensità dell’esercizio.

Le due curve di ON e OFF della cinetica hanno...

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Scienze biologiche BIO/09 Fisiologia

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