CHIMICA FISICA
Una delle domande che ha sempre accompagnato l’uomo è di che cosa è fatta la materia che ci
circonda, sia quella che possiamo toccare sia quella che non può essere toccata ma che ha una
certa consistenza (l’aria) e anche la materia liquida. L’uomo si è sempre chiesto quali sono i
componenti fondamentali della materia e se si può ridurre in parti sempre più piccole fino a
raggiungere un componente base. Questa domanda era già presente nella cultura greca. Nasce
atomismo
l’ , uno dei movimenti della filosofia greca che si proponeva di dare una risposta a
Democrito, Lucrezio Epicuro.
questa domanda. Gli esponenti principali dell’atomismo furono e atomo
Questo movimento afferma che esiste un componente principale che viene chiamato
(non si può dividere ulteriormente). Questi filosofi, senza conoscere la scienza, si sono dati
modelli atomici.
delle risposte che hanno costituito la base per quelli che sono i
modello di Dalton
Il primo modello atomico è il (1806). Si basa sull’idea che gli atomi siano
delle entità piccolissime, indistruttibili e indivisibili. Gli atomi di un elemento si combinano solo
con un numero intero di atomi di un altro elemento per formare i composti. Gli atomi di un
elemento non possono essere convertiti in quelli di un altro elemento. Gli atomi non possono
essere né creati, né distrutti. Gli atomi sono pensati come sfere piene e indivisibili.
modello
Il è una rappresentazione semplificata della realtà in cui cerco di descrivere una realtà
complessa attraverso una realtà più semplice che io conosco. I modelli sono fatti per essere
superati. modello di Thomson
Il secondo modello atomico è il (1897). Questo modello nasce quando è
modello a panettone
stato scoperto l’elettrone. Viene detto anche . Prevede che l’atomo sia una
sfera di materia piena ma che possiede una carica elettrica positiva diffusa su tutto il volume
della sfera. In questa sfera ci sono delle piccole cariche negative che sono gli elettroni. Sono
distribuiti in maniera casuale all’interno di questo volume. Gli elettroni si muovono su delle
orbite. modello di Nagaoka modello saturniano
Il terzo modello è il (1904). Viene chiamato
dell’atomo. Si immagina che l’atomo sia un’entità vuota con al centro una piccola carica
positiva e introno su degli anelli ruotano gli elettroni. Con questo modello, per la prima volta si
parla di nucleo atomico.
esperimento di Rutherford
Si arriva all’ (1909). È un esperimento fondamentale, ha portato a
definire l’esistenza del nucleo. In questo esperimento si è cercato di bombardare gli atomi di
oro (foglio d’oro) con una particella α. La particella α è uno dei possibili prodotti di decadimento
radioattivo, consiste in un atomo di elio cioè un nucleo che contiene 2 protoni e due neutroni (
4 ¿
He . La particella α è carica positivamente. Questo esperimento è stato ideato per vedere
2
se una particella carica positivamente che impatta contro un nucleo, che immaginiamo come
una sfera carica positivamente, viene deflessa oppure no.
Ci si aspettava che la deflessione, cioè la deviazione rispetto alla direzione incidente delle
particelle, sia minima. La delfessione di una particella carica positivamente ad opera di un’altra
massa carica positivamente dipenderà dall’entità del campo elettrico generato dalla massa che
viene colpita (l’atomo genera un campo elettrico perché ha una carica positiva). Il campo
2
elettrico dipende da 1/r dove r è la distanza quindi maggiore è la dimensione della particella
che viene colpita, minore è l’intensità del campo elettrico che viene generato. Se in un atomo
la carica positiva è distribuita in tutto il volume, questa genera un campo elettrico piccolo e
quindi la particella viene poco deflessa. Nella realtà è accaduto che le particelle α che
colpivano la lamina d’oro avevano comportamenti molto diversi a seconda del punto in cui
colpivano. In grand parte non venivano deviate, in parte vanivano deviate e altre venivano
rimbalzate indietro. Quando una particella rinbalzava indietro significava che era andata in un
campo elettrico enorme. Da questo esperimento si è capito che l’atomo sia fatto
principalmente da spazio vuoto cioè da un nucleo piccolissimo molto denso e poi da uno spazio
vuoto intorno al nucleo. Nel modello saturniano si parla di nucleo ma si pensava che fosse
molto più grande rispetto a quello che è.
Questo esperimento ci ha permesso di avvinarci alla conoscenza che abbiamo oggi dell’atomo.
modello di Rutherford
Il (1913) non è ancora quello definitivo. Secondo Rutherford gli
elettroni ruotano su orbite definite a distanze crescenti dal nucleo come se fossero dei pianeti
modello planetario.
che ruoto intorno ad una stella. Viene chiamato Questo modello non spiega
per quale motivo gli elettroni, che ruotano intorno al nucleo e che quindi risentono
dell’attrazione della carica positiva del nucleo, non collassino sul nucleo stesso.
Questo è il massimo che si poteva fare in quel periodo perché mancava tutta la teoria fornita
dalla meccanica quantistica. Nella fisica classica ci sono dei punti fondamentali oltre i quali si
immaginava che non ci fosse niente. Questi limiti non permettevano di spiegare perché gli
elettroni intorno al nucleo non collassano. Siamo arrivati ad un limite della fisica classica. Si
deduce che la fisica classica può spiegare bene i sistemi macroscopici ma non i sistemi
microscopici.
La fisica classica ci fornisce 3 concetti fondamentali oltre i quali non è possibili immaginare
niente di ragionevole:
1. Quando una particella viaggia lungo una traiettoria, se ne può conosce la posizione in
ogni istante (non abbiamo dubbi su dove si trova la particella).
2. Qualunque tipo di moto può essere eccitato a uno stato di energia arbitrario. Nella fisica
dei sistemi macroscopici, non esistono delle quantità di energia proibite in cui la
particella non può accedere. Tutti gli stati energetici sono permessi. In realtà non si
parla di stati energetici, l’energia è un continuo.
3. Onde e particelle sono due concetti distinti.
elettromagnetica
Secondo la trattazione classica, una radiazione è una perturbazione elettrica
e magnetica oscillante che viaggia nel vuoto. Quando viaggia nel vuoto, viaggia alla velocità
(c = 3 * 10 m s ).
8 -1
della luce Quando viaggia attraverso un mezzo, viaggia ad una velocità
inferiore. Essendo un’onda è caratterizzata da una certa lunghezza d’onda λ (distanza tra due
punti simili dell’onda) e da una frequenza ν (ni). La lunghezza d’onda e la frequenza sono
legate da questa espressione:
c
λ= v
Maggiore è la lunghezza d’onda, minore sarà la frequenza e viceversa.
Il visibile è una porzione molto piccola di tutta la radiazione elettromagnetica.
Ad un certo punto sono state scoperte delle evidenze sperimentali che hanno spinto tutta la
comunità scientifica del tempo (inizi 900) ad immaginare una realtà completamente diversa da
ciò che vediamo con gli occhi. Nell’estremamente piccolo, le leggi che regolano la natura sono
quantizzazione
diverse da quelle che regolano il macroscopico. La prima rivoluzione è stata la
dell’energia . Nel mondo macroscopico non possiamo immaginare che ci siano dei livelli di
energia che non sono accessibili. Se prendiamo degli atomi che vengono eccitati e li portiamo
ad un livello energetico superiore, quando questi rilasciano l’energia che hanno assorbito
precedentemente vediamo uno spettro cioè non un continuo nell’emissione della radiazione ma
delle righe separate. Ogni elemento ha il suo spettro caratteristico. Nella parte nera abbiamo
dei livelli energetici che non sono permessi quindi gli atomi eccitati assorbono ed emettono
tramite una serie di frequenze discrete e diverse per ogni elemento. Da questo si suppone che i
livelli interno degli atomi siano separati da una quantità precisa di energia. Per eccitare un
atomo non posso conferire la quantità di energia che voglio ma devo conferire la quantità di
energia che serve per far saltare l’atomo dal livello fondamentale al livello eccitato.
Cambiando la frequenza della radiazione elettromagnetica con cui si eccita un certo atomo,
cambia anche l’emissione. Si è pensato che la differenza energetica tra il livello fondamentale e
il livello eccitato oppure tra livelli eccitati di un certo atomo, è direttamente proporzionale alla
h
frequenza della radiazione incidente tramite un fattore di proporzionalità (costante di Planck):
Δ E=hv h = 6,636*10 J*s Condizione della frequenza Bohr
-34
dove
La differenza energetica tra due stati è una differenza energetica ben precisa che dipende
dall’atomo quindi non tutti gli atomi possono essere eccitati da una certa frequenza. Esiste una
proporzionalità diretta tra la differenza energetica e la frequenza incidente.
Questo è stato il primo esperimento che ha mandato in crisi la fisica classica. Si è visto che non
tutti gli stati energetici sono accessibili.
Tutto quello che si sapeva della fisica classica non poteva essere trasferito su sistemi
microscopici. Questi esperimenti riguardano gli spettri di emissione degli elementi, sono delle
raccolte di frequenze alla quale avvengono l’assorbimento e l’emissione degli elementi. Si è
visto che queste frequenze non sono in continuo, sono dei valori precisi (delle righe) quindi un
certo elemento ad una determinata frequenza. Le righe corrispondono ad un passaggio da uno
stato energetico ad un altro. Questo vuol dire che gli atomi non hanno a loro disposizione tutti
gli stati energetici possibili. Ogni elemento ha un suo assorbimento e una sua emissione, sono
caratteristiche che servono per identificare quell’elemento.
Ci sono esperimenti che hanno fatto vedere la natura particellare della radiazione, la natura
ondulatoria della materia. Con questi esperimenti si è arrivati alla relazione di De Broglie
che cerca di mettere insieme la duplice natura cioè il dualismo onda-particella. Dice che ad
ogni particella sufficientemente piccola si può associare una lunghezza d’onda. Questa
particella avrà una massa → p (quantità di moto) = massa * velocità. Minore è la massa della
particella, maggiore è la lunghezza d’onda.
h
λ = Relazione di De Broglie
p
La meccanica quantistica tratta una particella come se fosse un’onda. Per conoscere i
parametri fisici della particella bisogna cercare l’energia ma questa non è scindibile dalle
proprietà di un’onda quindi alla particella è associata un’onda. Non possiamo aspettarci di
conoscere tutto di una particella cioè la posizione e l’energia. Maggiore è la precisione con cui
conosciamo la posizione della particella, maggiore sarà l’incertezza sulla quantità del moto e
viceversa. Da questo si genera il concetto che quando noi analizziamo il moto degli elettroni
intorno al nucleo non possiamo più parlare di orbite. La nostra conoscenza del moto delle
particelle non può mai essere tale da permetterci di conoscere esattamente la posizione della
particella in un campo magnetico a meno che non rinunciamo alla conoscenza dell’energia.
funzioni
Non si parla più di orbite (percorso preciso di un oggetto) ma si parla di orbitali cioè
d’onda che descrivono il moto degli elettroni intorno al nucleo. Come orbitale si intende anche
la regione di spazio nella quale è probabile trovare l’elettrone, sono regioni a massima
probabilità. La probabilità diminuisce all’allontanarsi dal nucleo. La probabilità dipende dalla
funzione d’onda. è una funzione il cui quadrato è proporzionale alla probabilità di trovare la
La funzione d’onda
particella in quel punto dello spazio. La funzione d’onda contiene tutte le informazioni relative
allo stato di un sistema cioè la posizione, la quantità di moto (momento) e l’energia. La
funzione d’onda viene trovata attraverso l’equazione di Schroedinger.
L’equazione di Schroedinger è un’equazione differenziale del secondo ordine perché
contiene delle derivate seconde. La forma più semplice (ved slide) serve per descrivere il moto
di una particella in una dimensione. La psi (Ѱ) è la funzione d’onda. Non compare il tempo.
Nella parte a sinistra dell’uguale, la Ѱ compare come derivata seconda. Da questa parte
qualcosa si impone alla Ѱ, si impone una funzione (V(x)). A destra troviamo Ѱ moltiplicata per
un valore cioè l’energia. Nell’equazione di Schroedinger a sinistra troviamo sempre degli
operatori che agiscono sulla Ѱ e a destra qualcosa che moltiplica la Ѱ.
m = massa particella che si muove lungo x con energia E.
h
ħ = → (h tagliato) è una costante (h = costatante di Planck)
2 π
L’energia totale di una particella che si muove sarà la somma dell’energia potenziale e
dell’energia cinetica.
Un’equazione differenziale ammette infinite soluzioni ma questo contrasta con il fatto che non
esiste un continuo di energia. Non tutte le soluzioni che sono matematicamente possibili, sono
condizioni al
fisicamente accettabili. Il sistema di cui ci stiamo occupando avrà delle
contorno che devono essere rispettate dalla funzione d’onda perché questa sia fisicamente
accettabile (cioè descrive in modo accettabile lo stato della particella). L’introduzione di queste
condizioni al contorno fa sì che le soluzioni non siano infinite, solo alcune saranno accettabili.
ĤѰ = EѰ
Forma compatta dell’equazione di Schroedinger →
Ĥ Hamiltoniano del sistema
indica un’operazione che si vuole operare sulla Ѱ. È l’ . Il valore
autovalore
che moltiplica Ѱ, in questo caso E, è l’ .
interpretazione di Born
L’ → la funzione d’onda è una funzione il cui quadrato è proporzionale
alla probabilità di trovare la particella in quel punto. Se ad un certo punto la funzione d’onda
vale zero non c’è nessuna probabilità di trovare la particella in quel punto. In realtà si parla di
densità di probabilità 2 2
(Ѱ ) (sarebbe la probabilità/volume). Se integro Ѱ su tutto il volume
2
ottengo 1 perché 1 è la probabilità massima. Dove Ѱ è grande è molto probabile trovare la
2
particella. Gli orbitali sono la rappresentazione grafica di Ѱ nello spazio. Al centro del piano
2
nodale Ѱ sarà 0.
Con l’equazione di Schroedinger otteniamo la Ѱ, il cui quadrato ci dà la densità di probabilità.
Se integro la densità di probabilità su un certo volume ottengo la probabilità di trovare la
particella in quel volume.
La Ѱ per essere accettabile deve essere:
univoca → non può esistere più di una densità di probabilità in ogni punto
non può essere infinita in una regione finita dello spazio, la probabilità di trovare la
particella nello spazio non può essere maggiore di 1
deve essere definita in ogni punto
la sua pendenza deve essere continua ovunque
In assenza di questi requisiti otterrei un numero infinito di soluzioni. Con queste condizioni
ammetto solo alcune soluzioni cioè le funzioni d’onda che rispettano questi criteri.
Particella in moto libero:
È una particella che si muove in modo rettilineo in una dimensione in modo libero cioè non c’è
un potenziale (in realtà il potenziale c’è ma è costante in ogni punto quindi è nullo). Si può
scrivere l’equazione di Schroedinger togliendo il potenziale, abbiamo solo l’energia cinetica.
2 2
−ħ ∂ Ψ =E Ψ
2
2 m ∂ x
È sempre un’equazione differenziale di secondo ordine che darà infinite soluzioni. La soluzione
generale di questa equazione è:
Ѱ = A sen kx + B cos kx dove A e B assumono qualunque valore
Abbiamo infinite soluzioni con questa che danno origine ad un continuo di energia perché non
sono state messe le condizioni al contorno. Ѱ= sen kx
Provo a prendere la soluzione in cui A = 1 e B = 0 →
Questa soluzione si può verificare inserendola nell’ equazione iniziale cioè:
2 /2
1
2 ∂ sen kx (2 mE)
−ħ = E sen kx → si ottiene k =
2
2 m ħ
∂ x 2 2
k ħ
E =
Si ottiene che 2 m
Dato che il potenziale è 0, l’energia totale sarà l’energia cinetica:
2 2 2
p m v
Etot = Ecin = dove p= m*v (quantità di moto) quindi → Ecin =
2 m 2m
Si possono eguagliare queste due espressioni di E visto che l’energia totale del sistema è
l’energia cinetica:
2 2 2
p k ħ p = kħ
= →
2 m 2 m
Ѱ viene descritta come un’onda in senso classico. La forma standard di un’onda di lunghezza
d’onda λ è:
( )
2 πxλ
φ=sen
Quando x è uguale alla lunghezza d’onda si annulla perché sen2π = 0
Ѱ= sen kx
Dato che e Ѱ viene descritta con la forma standard di un’onda avremo che:
( ) 2 π 2 π h h
2 πxλ =
p=kħ=
sen kx=sen k = Relazione di De
e quindi →
λ λ 2 π λ
Broglie
Quindi nella descrizione di una particella che si muove con un moto libero ritroviamo la
Relazione di De Broglie cioè una relazione che serve per descrivere il dualismo onda-particella.
Partendo da un concetto
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