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Appunti di economia e organizzazione aziendale

Corso L.T. Ingegneria Informatica, Proff. Nosella e Danese UniPD, 2° semestre A.A. 2017/2018

Modulo 1: Organizzazione e funzioni

Impresa-ambiente

Azienda

Il Codice Civile definisce l’azienda come il complesso di beni organizzati da un soggetto (imprenditore) per l’esercizio di un’attività economica (impresa). È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (art 2082). Per attività economica si intendono le operazioni di produzione e di vendita di beni economici. In questa sede i termini impresa ed azienda saranno trattati come sinonimi.

Impresa

L’impresa è un’organizzazione: mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e di produzione di beni e servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire un reddito. L’impresa è un sistema aperto: è costituita da un insieme di parti che svolgono una specifica funzione per il raggiungimento di un comune risultato, ed intrattiene continue relazioni di scambio con entità esterne.

Mercato

Il mercato è una porzione/contesto più limitato dell’ambiente generale, con cui l’impresa ha maggiore continuità e sistematicità di scambio. Tipologie di mercati sono:

  • Di produzione/fornitura
  • Del lavoro
  • Delle vendite
  • Del capitale

Impresa ed ambiente

Il sistema-impresa l’ambiente è il contesto generale all’interno del quale l’impresa svolge le sue funzioni.

Introduzione

  • Da quali funzioni è composta un’organizzazione, e qual è il ruolo dell'ingegnere?
  • Come è possibile analizzare i processi svolti in azienda?
  • Quali sono le attività svolte dalle diverse funzioni aziendali?

Core functions

Sviluppo nuovo prodotto: creare prodotto nuovi o modificati allo scopo di soddisfare le richieste dei clienti o generare nuove richieste.

Marketing e sales: promuove il prodotto, comunica con i clienti per soddisfare le loro richieste

Operations: insieme di tutte le attività per la produzione e distribuzione dei prodotti/servizi

Focus sui costi

Contabilità analitica (vs. generale) e controllo di gestione:

  • Quali sono le principali voci di costo e come possono essere utilizzate per decidere?
  • Come si possono calcolare i costi in diversi contesti aziendali?

La funzione operations e i processi logistici

Supply network

L’impresa non esiste come entità isolata, ma opera all’interno di un supply network interagendo con altre imprese, alcune delle quali sono fornitori ed altre clienti. Il “network a monte” (upstream supply network o supplier network) è costituito dai fornitori di beni, servizi ed informazioni dell’impresa. A loro volta i fornitori hanno dei propri fornitori, i quali hanno anch’essi dei fornitori. Il network a monte li comprende tutti, in teoria fino ai fornitori delle materie prime, ossia al “punto di origine” del network.

I fornitori diretti dell’impresa centrale del network sono detti “fornitori di primo livello” (first-tier suppliers), i fornitori dei fornitori vengono detti “fornitori di secondo livello” (second-tier suppliers). Le imprese fornitrici sia dell’impresa centrale che dei fornitori di primo livello vengono convenzionalmente classificate come fornitori di secondo livello.

Il “network a valle” (downstream supply network o demand network), esso è costituito dai clienti dell’impresa centrale: questi potrebbero non essere i consumatori finali dei beni e servizi prodotti dall’impresa centrale, ma potrebbero a loro volta avere dei clienti, i quali potrebbero avere anch’essi i propri clienti. Il network a valle li comprende tutti, in teoria fino ai consumatori finali dei beni e servizi prodotti dall’impresa centrale, ossia al punto di consumo finale.

I clienti diretti dell’impresa centrale del network sono detti “clienti di primo livello” (first-tier customers), i clienti dei clienti vengono detti “clienti di secondo livello” (second-tier customers). I fornitori ed i clienti a diretto contatto con l’impresa centrale costituiscono il “network immediato” (immediate supply network), mentre il “network totale” (total supply network o semplicemente supply network) comprende tutte le imprese dal punto di origine al punto di consumo, ossia dalle materie prime grezze ai prodotti o servizi richiesti dai consumatori finali (from dirt to dirt).

Processi logistici

Alcuni termini comunemente utilizzati per indicare alcuni importanti processi logistici sono:

  • Approvvigionamenti e gestione dei fornitori (purchasing and supply management)
  • Distribuzione fisica (physical distribution)
  • Logistica (logistics) e logistica integrata (integrated logistics)
  • Gestione dei materiali (materials management)

Approvvigionamenti e gestione dei fornitori

Questo processo logistico si riferisce alle attività svolte solitamente dalla funzione approvvigionamenti/acquisti:

  • Decisioni di tipo make-or-buy
  • Formulazione della richiesta di prodotti o servizi (capitolato d’acquisto)
  • Raccolta ed archiviazione di informazioni sui fornitori reali e potenziali
  • Selezione dei fornitori
  • Negoziazione e stesura dei contratti di fornitura
  • Monitoraggio delle prestazioni dei fornitori
  • In generale, tutte le attività connesse al ciclo dell’ordine di fornitura

Gli obiettivi tradizionali della funzione approvvigionamenti/acquisti sono espressi in modo sintetico dai cosiddetti cinque “rights”:

  • Acquistare al prezzo giusto (right price)
  • Per una consegna al momento giusto (right time)
  • Nella quantità giusta (right quantity)
  • Di beni e servizi di livello di qualità giusto (right quality)
  • Dalla fonte d’acquisto giusta (right source)

La gestione delle relazioni a monte dell’impresa comprende sia attività strategiche e ad alto valore aggiunto svolte da manager, come selezione dei fornitori, negoziazione dei termini di acquisto, formalizzazione di partnership (dette “gestione dei fornitori”), sia attività più operative e ripetitive svolte da impiegati, come emissione degli ordini d’acquisto, controllo al ricevimento, pagamento dei fornitori (“approvvigionamenti”).

Distribuzione fisica

Il termine distribuzione fisica si riferisce alle attività necessarie per trasferire il prodotto dal fornitore al cliente. Le due attività tipiche della distribuzione fisica sono pertanto:

  • Il trasporto dei prodotti finiti al cliente (transportation)
  • La movimentazione e stoccaggio dei prodotti finiti in punti intermedi (warehousing)

L’obiettivo fondamentale della distribuzione fisica è essenzialmente quello di rendere i prodotti disponibili ai clienti.

Gestione dei materiali e modello di Stevens

È la gestione del flusso di materiali ed informazioni nel network immediato. È un’evoluzione del ruolo di approvvigionamenti-acquisti, pianificazione della produzione e distribuzione fisica, cercando di integrare progressivamente il flusso produttivo per ridurre i costi e fornire un livello di servizio ai clienti sempre migliore, seguendo il modello di Stevens.

Il modello di Stevens comprende tre fasi:

  • I commerciali, la produzione e gli acquisitori operano come entità quasi indipendenti
  • Tali funzioni aziendali operano in modo integrato all’interno dell’azienda (Gestione Materiali)
  • Anche clienti e fornitori sono coinvolti in questo processo (Supply Chain Management)

L’integrazione consente la riduzione delle scorte di materie prime e prodotti finiti, presenti quando le funzioni non comunicano in modo sufficiente.

Logistica

Questo importante processo operativo si riferisce alla gestione dei flussi di materiali ed informazioni che collegano l’impresa ai canali distributivi fino ai clienti finali. In questa accezione il termine logistica si può ritenere sinonimo di distribuzione fisica.

Diverso è il caso della cosiddetta “logistica integrata”, che si sovrappone alla gestione dei materiali, dato che comprende anche la pianificazione della produzione e la gestione degli scambi con i fornitori immediatamente a monte dell’impresa. In tal modo è possibile coordinare la gestione interna dei materiali con la distribuzione.

Analogamente a quanto visto per la distribuzione fisica e per la gestione dei materiali, l’obiettivo della logistica è fornire un adeguato livello di servizio al cliente finale coerentemente con i costi ad esso associati.

Supply Chain Management

Il Supply Chain Management (SCM) interessa il supply network dal suo punto di origine a monte fino al punto di consumo a valle (from dirt to dirt). SCM e logistica integrata sono aspetti affini; dal punto che la logistica integrata comincia a comprendere aspetti dello SCM quali il flusso di servizi (oltre che di beni e informazioni) e l’obiettivo di creare valore per il cliente e l’impresa, i due scope sono sostanzialmente gli stessi. Un ulteriore aspetto comune è riconoscere che il supply network soffre di subottimizzazione diffusa in mancanza di integrazione e allineamento tra gli attori; nel SCM questo concetto è molto più centrale, tanto che impatta su tutte le relazioni tra le imprese, che devono essere affrontate in modo che il supply network venga gestito come un’unica entità. Nel SCM questo cambiamento di prospettiva dunque impatta anche sulla condotta strategica determinando una vera e propria competizione tra supply network.

OM: Definizioni, sistemi produttivi

Classificazione dei sistemi produttivi:

  • Classificazione secondo la modalità di risposta al mercato
  • Classificazione secondo il modo di realizzare il volume di produzione
  • Classificazione secondo il modo di realizzare il prodotto

Logica push and pull

Il decoupling point (DP) divide le attività dell’azienda in due parti:

  • Attività realizzate su previsione (prima di ricevere l’ordine) → LOGICA PUSH
  • Attività realizzate dopo il ricevimento dell’ordine del cliente → LOGICA PULL

La posizione del decoupling point è determinata dal P:D ratio:

  • P è il production time: tempo per acquistare le materie prime, produrre e consegnare
  • D è il demand time: tempo che il cliente è disposto ad aspettare per ricevere

Classificazione secondo risposta al mercato

Le modalità con cui un’azienda può rispondere al mercato sono le seguenti:

  • MTS (make to stock): le aziende producono per il magazzino (es. cibo)
  • ATO (assemble to order): i subassemblati vengono costruiti su previsione ed assemblati una volta ricevuto l’ordine del cliente (es. computer)
  • MTO (make to order): i prodotti sono costruiti su ordine
  • PTO (purchase to order): i prodotti sono costruiti su ordine e le materie prime acquistate su ordine
  • ETO (engineer to order): i prodotti sono progettati e costruiti su ordine (es. navi)

La flessibilità alle richieste del cliente nei diversi contesti è diversa (crescente); il tempo di consegna al cliente è diverso (crescente) dato che cambia il P:D ratio.

Classificazione secondo volume di produzione

  • Produzione a prodotto singolo
  • Produzione a lotti

Materiali lavorati e movimentati in quantità predefinite (lotti) Lay-out per processo o funzionale (es. Fabbrica con zona torni, frese, CNC…) Cicli variabili con frequenti prelievi e versamenti a magazzino Ogni lotto è caratterizzato da un ciclo produttivo differente Lead time di attraversamento variabile Job shop (es. officina)

  • Produzione a flusso

Cicli stabili e rigidamente definiti Lay-out per prodotto o in linea Impianti, macchine e mezzi di movimentazione specializzati Tempo di attraversamento breve e assenza di interruzioni nel flusso fisico Pipeline (assenza di magazzini intermedi)

Classificazione secondo modo di realizzazione

  • Produzione per parti discrete (prodotti integrali)
  • Produzione per processo (prodotti dimensionali)

Esempi di produzione per processo: cartiera o birra Fasi del processo della birra: produzione, confezionamento Il P:D ratio è che, siccome serve 1 mese per produrre la birra, viene appunto prodotta su previsione e imbottigliata solo successivamente su ordine.

Flessibilità per seguire la domanda C’è un tradeoff tra job shop e linee dedicate; il job shop garantisce alto mix e basso volume unitario annuo, le linee dedicate basso mix e alto volume unitario annuo.

  1. Standardizzazione della componentistica e differenziazione sui prodotti finiti
  2. Standardizzazione del processo (celle e group technology: le sottofabbricate focalizzate)
  3. Linee flessibili (mixate o a produzioni successive, con bypass e backtracking)

Punto 1: Struttura di prodotto a clessidra

Si introduce una struttura di prodotto a clessidra. Un componente è detto standard quando può essere montato sulle diverse configurazioni di prodotto finito. Viene prodotto in alti volumi (linee dedicate); l’assemblaggio finale viene fatto in sistemi produttivi flessibili (linee o celle).

Punto 2: Standardizzazione di processo

Identificazione delle somiglianze nei cicli di produzione dei vari codici, da cui il termine Group Technology. Ciò significa fasi simili e bassi tempi di set up per passare da un prodotto all’altro e quindi riduzione del lotto, che significa seguire meglio la domanda a valle. Se i lotti sono piccoli, il set up basso, il lead time di attraversamento è minore.

Celle (cellular manufacturing)

Le celle sono un sistema produttivo con prestazioni intermedie tra job shop e linee preposto alla lavorazione di famiglie di codici. Minore dimensione dei lotti rispetto al JS, minori quantità di semilavorati e tempi di attraversamento più brevi. Impiegano sistemi flessibili di produzione: macchine che possono lavorare mix ampi con tempi di set up brevissimi e in modalità mascherata. I pezzi si muovono attraverso la cella a seconda del ciclo da svolgere.

Punto 3: Linee flessibili

  • Linee multiprodotto produzioni successive
  • Linee multiprodotto mixate

Non solo macchinari flessibili con set up mascherato e brevissimo, ma anche transfer flessibili (con bypass).

Sistemi produttivi livellamento

Si parla di linee mix model e heijunka (livellamento) in cui la produzione di pezzi diversi in un certo periodo viene distribuita: idealmente tutti i prodotti in ogni finestra di spedizione.

Produzione fordista

Il limite del sistema Ford non erano gli sprechi ma la rigidità (no varietà). Fino alla sua uscita dalla produzione nel 1926 la Ford Modello-T non prevedeva alcuna possibilità di scelta per il cliente. Il processo produttivo non aveva alcun cambio utensili; tutto funzionò bene finché il mercato non iniziò a chiedere più varietà.

TPS: Toyoda e Ohno

La risposta dei produttori USA sono sistemi produttivi intermittenti: batch & queue; reparti e macchinari grandi e sempre più veloci. Questo testimonia che i produttori USA hanno preferito un cambiamento non radicale (playing an incomplete game). Questa la situazione trovata da Kiichiro Toyoda e Taiichi Ohno in una serie di visite negli USA negli anni 30 e dopo la II Guerra Mondiale. Non credono che i sistemi produttivi intermittenti siano la risposta alla crisi del sistema Ford: è necessario “to play a new game”. Introducono alcune semplici innovazioni per rendere più continuo il flusso in situazioni di maggiore varietà:

  • Disposizione delle macchine in linea nella sequenza richiesta dal processo
  • Non grandi macchinari specializzati, ma piccoli macchinari multi-purpose
  • Riduzione del tempo di set-up (Shingo: Single Minute Exchange of Dies SMED)
  • JIT

Lean production

L’approccio JIT nato in Giappone negli anni 50 si è successivamente diffuso negli USA e Europa; nel tempo i due approcci si sono sovrapposti (World Class Manufacturing). La terminologia si è evoluta nel tempo (lean production). Logica push (produco per il magazzino) vs logica pull (il cliente “tira” la produzione); produzione a flusso (one piece flow).

Il caso Baxi: One piece flow

  • Quando arriva ordine del cliente si preleva il PF e si stacca il kanban (cartellino) che viene portato a monte nella rastrelliera
  • Il “Mitzumashi” ogni 30’ va alla rastrelliera, prende il kanban, e “lo striscia” per generare la distinta dei pezzi necessari
  • Con il carrello va al supermarket e preleva il kit dei codici specifici per quella caldaia e i codici comuni a tutte le caldaie
  • A questo punto posa il carrello con il kit con il relativo kanban a inizio testa linea
  • L’operatore inizia a produrre; il carrello e il kanban seguono la caldaia tipo FIFO

Punto in corrispondenza del quale a monte si gestisce tutto a kanban e a valle Peacemaker: FIFO. In questo caso il peacemaker è a inizio linea.

Prestazioni dei sistemi produttivi

  • Mix: Volumi singolo codice

Definizioni

Lead time, tempo di attraversamento (throughput time):

  • Run time: Tempo di lavorazione
  • Set up time: tempo di attrezzaggio
  • Move time: tempo di movimentazione
  • Queue time: tempo di coda

Throughput rate, takt time: ritmo a cui si genera l’output (ad es. 120 pezzi all’ora) Indice di flusso: tempo a valore aggiunto/throughput time Job shop • Lead time di gg o settimane • 80-90% del lead time &egr

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher peckles di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Nosella Anna.
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