Principio di cura ( capitolo 1)
HEIDEGGER ha riportato al centro dell’interesse generale, il tema della
“cura”, che può definirsi come quella qualità fondamentale perché l’essere
si rivela principalmente in quanto cura: infatti l’uomo è come se avesse
innata la cura, quindi orienta la sua vita facendone oggetto della cura ma
non solo. Egli si preoccupa, però anche di molte cose di cui ha cura così da
incarnare in pieno il senso della sua esistenza. Come dice SENECA (nelle
“Lettere a Lucilio”), il bene dell’uomo ( cioè l’attualizzazione del suo
essere) è la possibilità di realizzare le proprie potenzialità. Questa è cura.
Quindi questo è proprio il fulcro dell’esistenza: esserci vuol dire aver cura
di esistere, cioè di progettarsi. Per testimoniare in modo ancora più forte
questo concetto, HEIDEGGER parla di una favola antica che narra come
sia la cura a dare forma all’essere: mentre attraversava un fiume, la Cura
notò del fango che raccolse dandole una forma. Passò Giove e la Cura lo
pregò di infondere lo spirito a ciò che aveva creato. Il dio acconsentì e
quando la Cura chiese di dare il suo nome a quello che aveva fatto, lui si è
rifiutato. Mentre disputavano, intervenne la Terra che reclamò anch’essa
ciò che era stato creato in quanto aveva dato una parte di sé. Saturno fu
chiamato in qualità di giudice ed affermò che poiché la creazione era stata
fatta dalla Cura, fin che esso viva sarà posseduta dalla Cura. Sulla
controversia del nome, gli fu dato nome di “homo” poiché fatto di humus.
comprendere al filosofo che la cura è all’origine
Questa favola fece
dell’esistenza che prende forma. La possibilità di diventare ciò che può
essere, è senz’altro opera della cura. L’uomo è sia oggetto di cura sia
azione di cura: fin dalla nascita ha bisogno di essere oggetto di cura, ma ha
bisogno di prendersi cura per costruire significato e senso nella sua
esistenza. Costruisce un orizzonte di significati, prendendosi cura delle
relazioni umane e naturali in cui si trova. La cura orienta la vita dell’uomo
quando si è in grado di cogliere la sua essenza. Può rivelarsi utile la
distinzione di cura come:
e preoccuparsi di sé e del mondo”: è quello che LEVINAS
-“occuparsi
definisce “cura dell’essere per durata e conservazione”, cioè per
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sottolineare che c’è un’azione di cura che ha bisogno di combattere per
continuare ad esistere. Questo perché l’essere è esposto al nulla, per questo
deve preoccuparsi sempre di qualcosa;
devozione”:da intendersi come aver cura dell’esistenza che
-“premura,
deve essere apertura verso nuove forme. Questo è ciò che si trova alla base
di ogni relazione.
La prima forma di cura è la relazione materna che è una vera e propria
esperienza dell’essere: il prendersi cura della madre verso il figlio, è una
tipologia dell’esperienza che si costruisce come prassi educativa. La cura
materna è da prendere come esempio in quanto si lascia coinvolgere
totalmente dalla responsabilità di bene per l’altro. Una madre che è capace
di una buona cura, è quella che riceve e risponde alle necessità del proprio
figlio. Questo è un aspetto da non trascurare perché il modo in cui la
madre accudisce le parole, preoccupandosi che acquisiscano autonomia
per diventare capaci di badare a se stessi, è la base della relazione sociale.
La funzione materna non è solo riproduttiva, ma genera cultura. Quindi, un
esempio di cura è senza dubbio incarnato dall’agire materno: la pratica
della cura custodisce e promuove l’esistenza dell’altro nel crescere e
realizzarsi. Desiderare il bene è anche il fulcro dell’Etica: spostare
l’attenzione dalla realtà propria a quella altrui. La realtà dell’altro è un
insieme di possibilità che devono realizzarsi. NODDINGS ha individuato
degli elementi che riguardano il manifestarsi di ogni azione di cura. Questa
è chiamata “engrossment”, cioè una ricettività che permette di lasciarsi
assorbire dalla realtà dell’altro e “dislocazione motivazionale”verso l’altro,
cioè nel mettere da parte le proprie preoccupazioni per porre al centro il
punto di vista dell’altro. La ricettività verso l’altro è di natura affettiva
perché è un accoglimento del sentimento con cui l’altro entra in relazione
con noi. L’attenzione ad una dimensione affettiva nella relazione di cura,
riguarda l’accoglienza del pensiero dell’altro, poiché una buona relazione
si ha attenzione dell’altro in tutta la sua globalità
di cura si realizza quando
e non solo di una sua parte. Un altro elemento che caratterizza la relazione
di cura è la reciprocità, cioè un acconsentire reciproco a stare nella
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relazione. Tutto ciò che è stato detto finora, ci aiuta a comprendere che
imprescindibile e fondamentale è l’empatia, una tipologia di percezione
affettiva che consente ad un soggetto di partecipare attivamente a tutto ciò
che vive l’altro. Una relazione empatica è una relazione di cura
Chi ha cura, aiuta l’altro ad individuare il proprio
pienamente autentica.
desiderio ed il proprio spazio dove questo possa essere custodito. Quindi,
aver cura significa dare all’altro il tempo per cambiare e per esistere. Ecco
perché è impensabile ed impossibile che il pensiero non sia formato dalle
emozioni e dai sentimenti. Questi non sono irrazionali, come si potrebbe
pensare, ma rappresentano delle realtà della vita della mente: c’è una parte
cognitiva del sentimento ed una emotiva del pensare. Con la nascita del
pensiero femminile nel campo della Filosofia Morale, si è introdotto un
atteggiamento centrato sulla valorizzazione dei sentimenti e soprattutto di
quelli morali. Una persona che ha la responsabilità della cura dell’altro,
valuta le situazioni e prende le misure riguardo a ciò che è buono per
l’altro partendo dalla relazione in cui si trova. Questo è quello che Sara
RUDDICK chiama “pensiero materno”. Secondo Carla GILLIGAN, si
possono individuare due chiavi di lettura diversi riguardanti la moralità: la
prospettiva della cura ( interessata alla necessità ed ai rapporti con le
persone) e prospettiva della giustizia ( riguardante il comportamento etico,
inteso come obbedienza ad un sistema di valori generali). Ma tutto ciò che
si è detto sull’importanza della cura materna, è messa in discussione dalle
teorie che assegnano un ruolo principale all’azione che nasce da un
condizionamento sociale: secondo questo, le donne sono “esperte di cura”,
poiché il costume sociale assegna loro il compito di occuparsi dei bambini.
Tuttavia, nonostante questo cambio di direzione, è indubbio che nello
sviluppo etico, è fondamentale l’esperienza del prendersi cura.
L’esperienza della maternità, ad esempio, sviluppa nella donna una forte
sensibilità che caratterizzano l’universo femminile. Questo è un dato
fondamentale e soprattutto noto. Però non bisogna cadere nell’errore di
relegare alla dimensione biologica femminile il fenomeno della cura.
Come è stato detto in precedenza, esso è un modo con cui l’individuo entra
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in relazione con l’altro sentendosi pronto ad accoglierlo ed a supportarlo.
Tutti incarnano l’esperienza di cura.
Cura ed educazione ( capitolo 2)
La cura ha un ruolo fondamentale nell’esistenza umana, quindi si può
affermare che questo è
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