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Appunti basati sul testo Aver cura della vita della mente ( Luigina Mortari) Appunti scolastici Premium

Appunti personali di Pedagogia, utilizzando il testo consigliato dal docente. Questo manuale inizia facendo un confronto con Heidegger, il quale è stato il primo a parlare del concetto di cura applicandolo all'uomo ed alla sua vita. E' descritta anche la Favola della Cura.

Esame di Pedagogia della comunicazione docente Prof. M. D'Ambrosio

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poiché ognuno deve poter fare affidamento sull’altro attraverso anche la

parola. In tale dimensione, la cura della mente si configura come modi del

pensare che strutturano l’orizzonte simbolico che porta alla prese di

decisioni. La mente si presenta come un elemento in divenire continuo.

Hanna ARENDT, distingue tra “pensare” e “conoscere” partendo dal

presupposto che sono diversi gli elementi che lo compongono: al pensare

corrisponde il significato, al conoscere la capacità di costruire il sapere

scientifico. Il pensiero permette di capire come stare nel reale. Ma porta

anche a porsi delle domande che sorgono spesso spontanee, riguardanti

spesso anche a questioni metafisiche. Il pensiero è importante per l’uomo

perché occorre dare una “forma” di vita: l’essere umano è possibilità di

forma continua, può assumere forme diverse e queste possono essere

individuate grazie al pensiero. L’ARENDT, però sostiene che dal pensiero

non ci si può aspettare verità, in quanto questa è propria solo del

conoscere. Tuttavia, si può operare un’ulteriore distinzione tra due

tipologie di verità: verità che mira alla scienza, al pensiero e quelle definite

di “significato”, di cui la vita ha necessità per conferire senso. La vita deve

necessariamente avere una verità. Nell’Eutifrone, SOCRATE spiega

perché è importante che il pensare dia risposta a determinate domande.

L’uomo deve imparare a pensare perché ha bisogno di saggezza: questo è

ciò a cui mira qualsiasi percorso educativo.

dell’aver cura della vita della mente ( capitolo 4)

Forme

Saper pensare è il primo passo per la vita, intesa come modellata

sull’impegno etico di progettazione personale. Il pensiero disciplina il

pensare,non deve perdere do vista questo obiettivo anche se spesso è

distratto da altre attività che AGOSTINO chiama “ curiositas” e rimandano

essenzialmente al suo essere nel mondo. Quando agiamo,lo facciamo

secondo determinati codici di condotta che sono standardizzati, mettendo

pensiero. L’attività del pensiero si

in atto anche degli automatismi del

richiede un gran numero di energie, porta l’uomo ad interrompere l’azione

pratica ed a ritirarsi dalla socialità per stare con i propri pensieri. L’attività

del pensare, porta l’uomo ad avvicinarsi alla realtà ed a comprendere come

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essa funzioni. PLATONE (nel Fedro) ci parla di un’incessante desiderio

dell’anima di cercare la verità, dicendo che “mette le ali” nel momento in

cui perviene ad idee che sono portatrici di amore; queste idee, poi, si

dalla terra, dove l’anima abita unita al corpo.

trovano in un posto lontano

Le ali servono ad allontanare l’uomo dal mondo ordinario per pervenire al

luogo in cui ogni verità è puramente autentica. Possiamo dire che pensare

riguarda le “questioni vitali” che portano a chiedersi quale sia il senso

della vita: essa non è vera se non s’interessa a queste questioni. Lo sbaglio

più grande che l’uomo possa fare, è quello di rinunciare a dedicare tempo

ed attenzione alle questioni di senso. Succede, allora, di non voler

approfondire la propria vita riflettendo sulle sue componenti più essenziali.

Una mente che ha cura di sè, ha bisogno del pensiero. Ciò che colpisce è

che l’uomo rinuncia a voler trovare risposte alle domande più importanti,

perché questa è un’attività dura, difficile ma anche faticosa in quanto porta

ad indagare tutto ciò che è fondamentale, tutto ciò che conferisce senso

alla vita. Bello ricordare la storia di Edith STEIN che spese tutta la sua vita

nella ricerca di senso, arrivando anche a lasciare la scuola poiché i suoi

insegnanti non erano capaci di rispondere alle sue domande. Il pensare

porta l’uomo a ritirarsi presso se stesso, ad intraprendere un vero e proprio

dialogo con la propria individualità: questa è una conseguenza dell’attività

avvenire naturalmente. Ogni volta che l’uomo

del pensiero, ciò che deve

s’impegna nella ricerca della verità, attribuisce alle proprie idee un valore

che non hanno: questo è un rischio nel quale si può cadere per

un’eccessiva voglia di dare significato alle cose ed all’esperienza. Può

succedere che questo desiderio, faccia perdere di vista quelle verità che

sono più a fondo e che l’uomo analizza superficialmente. L’uomo

dovrebbe assecondare la sua predisposizione a “nascere” continuamente

perché questo è il senso della sua esistenza. Ecco perché egli ha sempre

una spinta al cominciare qualcosa di nuovo in ogni momento. Ciò che si

dovrebbe fare è portare l’uomo ad imparare a pensare per portarlo a porsi

domande in qualità di soggetti interroganti. L’educazione ha il compito di

la mente ad interrogarsi. Secondo LEVINAS, s’inizia a pensare

portare

dopo aver avuto esperienza di situazioni problematiche e dopo aver letto

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testi che affrontano la questione dell’esistere. Un fattore importante,però,

riguarda l’educatore che ha il grande compito di stimolare l’uomo. Il

profilo del buon educatore, è quello che è definito nel Lichete quando

Nicia parla di Socrate. L’educazione a pensare è un’accompagnare l’altro

nell’attività del pensiero, ma è anche la più difficile. Basti ricordare la

storia di SOCRATE: dinanzi alla sua maieutica, gli ateniesi si ritiravano

terrorizzati o infastiditi, percependola come una minaccia esistenziale.

L’educare a pensare, inoltre, porta l’uomo ad allontanarsi da tutto ciò che è

certo per entrare nell’incerto e nell’oscuro. Un buon educatore è quello che

sostiene il soggetto nella ricerca della verità, attento a far sì che il pensare

si radichi nell’esperienza. Diversi i modi in cui si può aver cura:

EPITTETO, per esempio, assegna alla ragione il compito di “pensare se

e tutte le altre facoltà”: quindi l’aver cura porta a pensare i propri

stessa

pensieri. Non solo è importante pensare, ma è importante il pensiero per

scoprire la natura. L’autoriflessione è un altro modo in cui si può aver cura

della mente: è un’attività estremamente importante, si caratterizza per

avere una forza autodistruttiva perché mette a nudo tutte le idee. Stimola

ed accompagna i pensieri.

Quale ambiente educativo per aver cura della vita della mente?( capitolo 5)

Il dialogo è una componente importante del processo del pensare, in

quanto permette un’evoluzione continua delle diverse prospettive

cognitive. Il venir ascoltati permette al soggetto di esprimere liberamente il

proprio pensiero, ma anche di parlare in modo da affermare il proprio sé.

L’autocomprensione è un elemento importante del rapporto dialogico;

PLATONE intendeva il pensare come un dialogo silenzioso che l’anima

intrattiene con se stessa, si parla a tale proposito dell’”esame di coscienza”

per sottolineare il valore formativo dell’interrogare nella pratica dei

pensieri. Questo dialogo, questo scambio deve avvenire in un determinato

contesto nel quale potersi sviluppare. Pensare vuol dire “stare in

compagnia di se stessi”, un sé al quale fare domande ed attendere risposte.

Presuppone l’attività del pensare, ma consistenza intersoggettiva sociale

poiché si verifica nella divisione del soggetto nel “due in uno”, cioè

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pluralità dell’io che si fa in due parti per permettere il dialogo. La

dimensione dialogica è sempre socialmente condivisa. Quando si è

impegnati nella pratica del pensare, c’è bisogno dell’”auto presenza”, in

quanto solo in questo modo l’uomo non rischia di restare vittima del flusso

dei suoi pensieri, pensieri che deve seguire ed approfondire.

L’autopresenza porta l’uomo a “fermarsi” e pensare, cioè a prestare

attenzione. L’autocomprensione, può rendersi visibile attraverso la

scrittura: nella cultura ellenistica, la cura di sé attraverso lo scrivere, era

considerata un’attività essenziale, in quanto il raccogliere riflessioni

permette ai contenuti di mentali di persistere e non dissolversi.

Documentare la vita interiore, vuol dire stabilire un rapporto critico con sé

stessi. Scrivere il proprio pensare, consente di comprendere il modo in cui

le idee cambiano e si evolvono. Tentare di ripercorrere la strada che

compie un’idea, significa comprendere le relazioni cognitive che sono alla

sua base. La scrittura porta a scoprire il senso della nostra vita mentale.

Questa (costituita dalla idee), si forma in un contesto discorsivo, dove

agiscono dei principi di autorità che influenzano tutta l’attività del

pensiero. Esiste un rapporto stretto tra qualità della vita emotiva ed

orientamento della vita cognitiva, in quanto sentimenti legati tra loro che

aiutano a vivere perché si nutrono del desiderio di esistere. Coltivando i

sentimenti vitali, possiamo comprendere le dinamiche della nostra vita

interiore. Una di queste è:

-il saper accettare:vuol dire essere condizionati dal compito di poter essere

senza avere però piena padronanza del proprio divenire. Accettare la realtà

vuol dire inquadrare la vita entro un limite precostituito per poi aprirsi alla

possibilità. Rende l’anima quieta, ma vuol dire anche essere consci della

propria incompiutezza e “mancanza di”, per rendere possibili la ricerca di

una maggior attualizzazione possibile. Simone WEIL afferma che

accettare la difficile condizione umana, vuol dire amarla;

saper sperare: rappresenta la spinta indispensabile per l’uomo a

-il

pervenire ad un cambiamento. Egli è predisposto al nascere continuo per

arrivare ad una situazione migliore, questo non sarebbe possibile senza la

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speranza. Quest’ultima quando è sostenuta dal pensare a cercare la

comprensione dell’irrazionale, è sempre un pensiero e non ha nulla di

quando si cresce all’interno di relazioni di

irrazionale. Si cerca la speranza

cura che sono portatori di gesti e parole che testimoniano fiducia nella vita.

La speranza sostiene la spinta a realizzare il vero senso dell’esistenza. Il

confronto con l’altro, però, è importante in quanto scambio simbolico nel

quale sentire il piacere nel pensare insieme. Questo “pensare insieme”

rappresenta una gioia per il dialogo. La costruzione di relazioni dialogiche,

porta la mente ad accogliere punti di vista diversi: questo accade grazie ad

della tenerezza. Essa permette alla mente di “volgersi verso

sentimento

l’altro”. L’aver cura della vita emotiva è estremamente importante per

l’individuo: i sentimenti sono delle “tonalità” dell’anima che vengono

coltivate nello spazio relazionale dove l’educatore porta avanti dei processi

di apprendimento, centrati sul sentimento. Quindi “aver cura della vita

della mente” è una forma di vita dell’educare. Bisogna imparare ad

accogliere anche i sentimenti negativi, perché anch’essi sono propri della

nostra anima. Impegnandosi a voler sublimare i sentimenti negativi, si

rischia d’impoverire il soggetto di tutte le sue sfaccettature esistenziali,

portandolo a non riuscire ad accogliere le fragilità e ad affrontare le

difficoltà. Si tende a non voler ammettere le proprie difficoltà per non

mostrarsi deboli. Una cultura siffatta, porta alla formazione di un

professionista che nel lavoro con gli altri, non si lascia coinvolgere a

livello soggettivo. Pensare è un’attività che non può esserci senza un

interlocutore. Il pensare è sempre un pensare con altri, un dialogare con

“l’altro generalizzato” che rappresenta (come diceva George MEAD) la

comunità di appartenenza. E’ all’interno di queste che nascono le relazioni.

Per questo non è possibile la solitudine perché ogni individuo per esistere,

ha bisogno dell’altro. Curarsi stando nel rapporto con gli altri, era il fulcro

della vita nella cultura antica dove la cura era una pratica sociale. In questa

società, c’era un maestro (quindi un esperto) che orienta gli altri. Di questo

abbiamo testimonianza nelle “Lettere a Lucilio”di SENECA, nel quale

parla di alcune pratiche della cura dell’altro, spiegando come questo sia un

impegno da praticare regolarmente. I sentimenti più positivi che si creano

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusybisogni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof D'Ambrosio Maria.

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