Archilochus, tarditii
Il poeta non è più un artigiano, come in epoca omerica, ma mette in campo il suo io e la sua comunità. L'apparente rifiuto della società della vergogna non è altro che un rifiuto delle opinione del volgo di contro all'etica aristocratica, di cui invece si teme il giudizio (perciò la vergogna più grande per Licambe sarà essere lo zimbello della comunità a causa dei versi di Archiloco). Gli dei sono ancora ben presenti nel regolare le vicende umane e nel segnalarne la fragilità: il motivo del ritmo che regola gli eventi umani è quasi un latente senso della metriotes.
Giambo
Significato esteso (anche metricamente), non solo carmi violenti; Archiloco si autodefinisce sempre poeta di giambi. La tradizione giambica si configura come alternativa alla tradizione epico-esametrica, tuttavia è innegabile che la poesia epica abbia avuto grande influenza su tutta la letteratura. Archiloco vi aggiunge immediatezza.
Temi
- Amore: il poeta ne è soggiogato.
- Dolore: spesso, ma non sempre, legato all'amore. Esso genera odio o sopportazione, arma data dagli dei per sconfiggere il dolore.
- Satira.
- Guerra eroica ma vissuta, non idealizzata.
Archiloco presta la sua voce ad altri personaggi: poesia mimetica. Favole: poesia narrativa. Gusto della sentenza gnomica e del nome parlante. L'elaborazione formale archilochea ci segnala che la poesia era scritta, anche se poi destinata all'ascolto e non alla lettura. Gli alessandrini curano le edizioni critiche e ordinano i componimenti archilochei in elegie, trimetri, tetrametri ed epodi.
La lira, la vacca e le donne insolenti, Ornaghi
Ricezione delle fonti antiche: nella tardoantichità c'è modalità più acritica e compilatoria, mentre gli autori di età arcaica e classica hanno un approccio più creativo e tendente all'attualizzazione. Le modalità della ricezione sono complesse: l'oggetto letterario è prodotto in un determinato ambiente, con finalità intrinseche, ma il ricevente diverso da quello a cui era originariamente destinata l'opera, lo rielabora e/o modifica, creando un “nuovo” oggetto letterario dotato di una vita propria parallela a quella dell'originale.
Ciò si applica alla biografia di Archiloco, che si è andata man mano componendo per agglomerazione di singoli componenti e per intersecazione di tradizioni parallele, senza compattezza organica. A complicare la situazione, c'è il fatto che già nei versi di Archiloco c'è sicuramente una certa artefazione, dettata dalla volontà del poeta di autorizzare una propria cosciente e mirata immagine.
Archiloco, frammenti, introduzione di B. Gentili
Nella prima metà del VII secolo si ha un grande fenomeno di colonizzazione dell'Egeo, in particolare di Taso (perché antistante al territorio dei Traci e ricca di miniere), colonia che emerge dagli scavi come panellenica, di cui un ruolo egemonico ebbero i Parii guidati da Archiloco, “eroizzato” sia a Paro sia a Taso (due rilievi marmorei lo raffigurano: uno a Paro con scudo e lira, l'altro a Taso con sole armi, a precisare la sua connotazione di eroe colonizzatore). Probabilmente la colonizzazione partì già dalla generazione precedente ad Archiloco.
Perché emigra? Crizia e Pindaro dicono per povertà data dai suoi versi violenti. Poeta-soldato (fr. 1): Archiloco è guida attraverso la parola e l'azione diretta. Iniziazione poetica simile ad Esiodo, ma qui le Muse giocose forse richiamano la tendenza giambica, mentre la lira indicherebbe la tendenza lirico-narrativa (es. nell'utilizzo del mito paradigmatico).
Aristotele parla della persona loquens, un personaggio che racconta in prima persona una sua vicenda o espone le sue idee: l'artificio conveniva particolarmente al discorso diffamatorio in quanto il poeta poteva mascherare la propria identità, senza attirare su di sé risentimenti, attraverso un personaggio fittizio, una figura tipica o un personaggio reale della città.
L'inimicizia conseguente a tradimento di Archiloco e Licambe è paragonabile alla situazione tra Alceo e Pittaco. Molto probabilmente la rottura del patto aveva a che fare con dissidi di natura socio-politica tra le due famiglie, a cui rispondere con la pubblica umiliazione era la peggior vendetta: la risonanza del presunto suicidio di Licambe e delle figlie è tale che probabilmente a seguito di ciò Archiloco cadde in disgrazia e fu costretto a emigrare a Taso. Riconquista il suo prestigio con la colonizzazione di Taso, che descrive quasi come un nuovo epos con i suoi momenti burleschi e drammatici, in distici elegiaci e tetrametri trocaici.
In Archiloco è ben presente la concezione della dike, delle giustizia intesa come norma di reciprocità e di equilibrio. Opposizione funzionale tra il genere narrativo dell'epos eroico e il genere pragmatico della poesia archilochea, con i suoi referenti di ordine personale, politico e storico.
Bonnard: Archiloco, fondando il genere satirico, pone in essere un nuovo diritto, il diritto dell'individuo di pronunciare un libero giudizio sugli uomini come sui fondamenti ideologici della società. Egli inoltre fonda alcuni tipi fissi che saranno protagonisti della commedia aristofanea e menandrea.
Del Corno: il riuso del patrimonio tradizionale, soprattutto omerico, è funzionale alla rivelazione dell'assoluta individualità dell'esperienza, come valore supremo in cui si esalta la vita nei momenti irripetibili di cui è formata.
Notizie leggendarie sulla sua biografia: probabilmente la tradizione di sua madre schiava nasce per giustificare il suo parziale rifiuto dell'etica aristocratica, anche se suo padre era sicuramente un uomo di spicco della società paria. Inoltre una leggenda spiega il suo legame con il culto di Dioniso: Archiloco avrebbe composto un ditirambo in onore del dio giudicato “troppo giambico” dai concittadini e per il quale fu processato; dopo qualche tempo gli uomini parii persero la loro virilità e scoprirono tramite l'oracolo che il rimedio era riabilitare Archiloco.
La poesia archilochea, profondamente studiata, è lontana dalla spontanea espressione di un poeta-improvvisatore. Tradizionalmente la poesia di Archiloco è ordinata secondo un criterio metrico, ma tale distinzione, puramente convenzionale, non corrisponde a una precisa divisione tematica: pare che la scelta del metro fosse legata all'occasione piuttosto che al contenuto, a parte forse la vena più erotica e oscena tipica di giambi ed epodi.
Ipponatte, frammenti, introduzione di E. Degani
Prima di avere un'accezione metrica, il termine giambo indicava il contenuto di derisione e/o di offesa. La poesia giambica ha quindi connaturate l'invettiva, l'aggressività e la beffa, a cui si accompagnano il turpiloquio e lo scopo predefinito.
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Appunti di Letteratura Greca C mod. 1 Ornaghi
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