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Arte romana: definizione e cronologia

Inizio dell'arte romana

Con arte romana si definiscono tutte le produzioni realizzate a Roma ed entro i confini dello stato romano e della sua durata, nel tempo e nello spazio.

Quando inizia?

  • Alcuni studiosi fanno iniziare l’arte romana nel I secolo a.C. (quando Silla è al secondo triumvirato; sotto Augusto, alcuni sotto i Flavi e sotto Traiano).
  • Altri prendono in considerazione l’età del ferro (X-IX secolo a.C.).
  • Con l’incremento demografico dell’VIII secolo a.C., il 21 aprile 753 a.C. (metà VIII secolo a.C.) nasce Roma: è stata fissata in questa data dallo storico latino Varrone nel I secolo a.C. sulla base di calcoli astronomici da un suo amico contemporaneo Lucio Taruzio.

In realtà, gli scavi (negli ultimi decenni del '900) fatti sul colle palatino, dove si diceva fosse nata la prima comunità di Roma secondo la leggenda tramandata da Livio, hanno dimostrato che ci sono materiali ceramici riconducibili alla metà dell’VIII secolo a.C. Perciò l’archeologia sul campo conferma il dato di Varrone, magari non la data precisa del 21 aprile, ma a metà dell’VIII secolo c’era un insediamento.

Altri scavi fatti, sempre in zona del palatino e dove poi sorgerà il foro romano, hanno dimostrato che in realtà vi erano anche prima di quella data. Quella data è una data che in qualche modo è assegnata da Varrone ad un fenomeno particolare.

Fino dall’XI secolo a.C. in Italia arrivano i latini (popolazione di cui fanno parte i romani) da nord insieme ad altre popolazioni in varie zone nell’Italia centro-settentrionale indoeuropee. Si distribuiscono (Volsci, Equi e altri). I latini si stanziano in Lazio. Tra il X e il IX secolo a.C. (età del ferro) si creano in tutta l’Italia centrale le premesse culturali per quello che sarà poi lodi Roma.

Roma nasce nella metà dell’VIII secolo (anche quando la fa nascere Livio e Varrone). L’analisi di oggetti rinvenuti sul palatino dimostrano che effettivamente a metà dell’VIII secolo un progressivo incremento demografico porta all’emergere di un organismo urbano in quanto comunità politica. Da questo momento si costituisce come città, ed inizia a strutturarsi.

Quando finisce?

Il tardoantico è considerato un periodo che tende all’astrazione e alla disgregazione delle forme organiche e della corporeità delle immagini. Inizialmente rendeva in considerazione i secoli IV-VI d.C. L’arte romana non morì di colpo insieme al crollo dell’impero romano d’occidente nel 476 d.C.; secondo l’archeologo G. Rodenwaldt il tardoantico doveva includere il 284 d.C. e il 565-568 d.C.: sono anni che portarono al tracollo dell’arte monumentale, contraddistinta da spiriti e forma antichi, non più classici.

  • In oriente nel 565 con la morte dell’imperatore Giustiniano.
  • In occidente nel 568 con l’arrivo dei Longobardi.

Confini geografici

Per quanto sia inevitabile adottare come punto di riferimento l’urbe (il centro), l’immenso territorio romano, insieme alle periferie, includeva una grande varietà di ambienti multietnici, culture, sostrati e identità provinciali e cittadine, al di là degli stati giuridici. I confini geografici sono molto complicati da definire. L’impero nella sua massima espansione andava: dal vallo di Adriano, che divideva l’Inghilterra dalla Scozia, al Tigri e all’Eufrate, che rappresentavano il confine con il regno dei Parti e tutte la costa settentrionale dell’Africa con tutto l’entroterra dell’Egitto e il limes renano e danubiano che divideva l’impero dalle altre popolazioni.

Esempi di opere

  • Sarcofago di Palmira
  • Lenzuolo funebre

Oltre all’aspirazione ai modelli di Roma in alcune città delle province il campo urbanistico e architettonico, oltre alla circolazione di merci e oggetti esportabili a grandi distanze, nel settore figurativo restò la tendenza ad una produzione di massa che, per rendere decifrabili i suoi messaggi, si avvaleva delle medesime formule iconografiche per temi ripetitivi.

Somiglianze tra Greci e Romani

Settiss: l’arte romana è un’arte al plurale perché parte dal centro, si irradia da Roma, ma siccome i romani arrivavano ovunque, non è che arrivano e annientano tutto quello che trovano ma ne assumono molti aspetti, li rielaborano e costruiscono un linguaggio comune che in età imperiale faceva sì che si creassero dei modelli comuni.

Inizio dell'arte greca e romana

  • Età arcaica: Età del ferro
    • Metà XI-X secolo a.C. età protogeometrica: le comunità greche si riorganizzano dopo il Medioevo ellenico (età buia)
    • XI secolo a.C. ca.: popolazioni indoeuropee, tra cui i latini, giungono in Italia da nord
    • IX-VIII secolo a.C. età geometrica: nascono i regni cantati nell’Iliade e nell’Odissea
    • X-VIII secolo a.C.: Cultura laziale (età pre-urbana)
  • Età regia
    • Post 800 a.C.: introduzione in Grecia dell’alfabeto fenicio
    • 753 a.C.: data tradizionale della fondazione di Roma
    • 776 a.C.: primi giochi olimpici
    • 753-509 a.C.: 7 re
  • Età repubblicana
    • 775-750 a.C.: inizio della colonizzazione greca
    • 509 a.C.: cacciata di Tarquinio il Superbo (ultimo re) e istituzione della repubblica romana
    • 595: riforme di Solone ad Atene
    • 509-508 a.C.: primo trattato Roma-Cartagine
    • 561-528: Pisistrato tiranno di Atene
    • 509-508: cacciata dei Pisistrati e istituzione della democrazia ad Atene
    • 490-479: I e II guerra persiana

Tutti siamo convinti che i Romani vengano dopo i Greci, in quanto i romani prendono da essi una grande quantità di elementi figurativi. Ma non vengono dopo i greci. La nascita di Roma corrisponde allo sviluppo delle poleis greche e l’espansionismo di entrambe vanno di pari passo. Tra la metà dell’XI e il X secolo si ha un afflusso di popolazioni greche in Grecia dal nord come in Italia arrivano i Latini e altre popolazioni. In questi secoli si hanno le premesse per la comunità urbana. Nel corso dell’VIII secolo a.C. in Grecia iniziano a svilupparsi le basi per le poleis. In Italia nel 753 inizia a strutturarsi Roma. Dal 753 a 509 si ha l’età regia. Allo stesso modo Atene vede un tiranno che è, più o meno, come un re. Nel 509 finisce l’età regia e inizia l’età repubblicana a Roma. La nascita di Roma non viene dopo la nascita delle poleis greche, ma vanno di pari passo. Perciò mondo romano e mondo greco si sviluppano in parallelo. L’arte romana possiamo farla iniziare nel X secolo a.C. con l’età del ferro, e a metà dell’VIII secolo nasce Roma.

Cultura laziale

Dopo l’età del bronzo finale (1100-1020 a.C.) la cultura laziale si identifica con la produzione ceramica e bronzistica nota dai corredi funerari. Il suo sviluppo corrisponde alle manifestazioni più antiche delle comunità latine e quelle più recenti. La cultura latina è strettamente legata con quella delle comunità italiche circostanti. Dal IX-VIII secolo si hanno delle innovazioni tecnologiche come:

  • Il tornio veloce
  • La decorazione dipinta insieme all’utilizzazione dell’argilla depurata

Fondazione di Roma

Romolo e Remo erano i principi gemelli nati dall’unione del dio Marte e la sacerdotessa di Vesta, Rea Silvia. Entrambi dovevano essere abbandonati sulle rive del Tevere subito dopo la nascita per ordine dello zio materno, Amulio, intenzionato a eliminare futuri pretendenti al trono. I bimbi furono salvati e allattati da una lupa, e in seguito allevati da pastori. Romolo si vendicò uccidendo Amulio, e dopo aver eliminato anche Remo, egli celebrò intorno al Palatino il rito di fondazione di Roma il 21 aprile 753 a.C.: data di nascita della città in un luogo deserto presso la riva del Tevere, cui Romolo dette un popolo e una costituzione. I due popoli stipularono un trattato di pace, arrivando all’unificazione.

Nelle leggende di Roma il 7 è un numero ricorrente:

  • 7 colli, sul quale si estese tutta la città secondo lo sinecismo (processo di progressiva unificazione in un solo organismo di villaggi originariamente indipendenti). All’epoca erano più pronunciati i colli rispetto a oggi.
  • 7 re: (dal 753 al 509)

L’età regia si sviluppa dal 753 (anno di fondazione di Roma) al 509 (anno della cacciata di Tarquinio il Superbo).

7 re di Roma

  • Romolo (753-716 a.C.): fondò la città
  • Numa Pompilio (715-673 a.C.): riformò il calendario, portando i mesi da 10 a 12. Egli costituì la prima organizzazione di artigiani in collegia.
  • Tullo Ostilio (672-641 a.C.): conquistò Alba Longa, avviando l’espansione di Roma
  • Anco Marzio (640-616 a.C.): fondò Ostia, il porto alla foce del Tevere
  • Tarquinio Prisco (615-579 a.C.) era etrusco: ampliò la città e costruì nuove strade e edifici
  • Servio Tullio (578-539 a.C.): organizzò la popolazione in base al territorio
  • Tarquinio il Superbo (538-509 a.C.) era etrusco: ridusse il potere del senato e instaurò un regime tirannico.

Dopo il 509, con la cacciata dell’ultimo re, si istituisce un regime repubblicano dove il potere è affidato a due magistrati (i consoli che vengono eletti ogni anno dall’assemblea degli uomini in armi (maschi che possedevano armi). La reale esistenza dei nomi e sul numero dei re e sulle date abbiamo delle certezze opinabili. Abbiamo frammenti di iscrizioni e reperti archeologici che riportano i nomi dei re tramandati dalla tradizione. I reperti confermano che nel VI secolo a.C. Roma era sotto il governo di un etrusco.

Scelta del luogo dove nasce una città

La scelta del luogo dove nasce una città non è mai causale. Noi oggi sappiamo, grazie alle fonti, che Roma non nasce sul palatino, ma qui nell’VIII secolo c’era già un insediamento. Qui si è sviluppata una comunità, si ha avuto un aumento demografico. Il colle palatino è un colle scosceso (quindi difendibile) e sorge in un punto strategico: il Tevere si impaludava e quindi la forza del fiume diminuiva, il livello si abbassava e lo rendeva percorribile. I primi abitanti del colle erano pastori, perché le alture che si estendevano e il carattere paludoso delle valli che separavano le alcune tra loro permettevano di sviluppare una vita agricola.

Secondo la tradizione, Roma fu fondata da Romolo nel 753, nel palatino. Egli avrebbe tracciato un solco all’interno del quale (a forma quadrangolare) si estendeva una fascia di terreno consacrato dove stava l’abitato. Nessun uomo armato poteva entrare. Remo venne ucciso perché scavalcò il solco con una spada in mano (secondo la tradizione).

Pomerium

È il limite del confine della città di Roma. La città era una realtà da sancire sacralmente: occorreva modificare in maniera definitiva e irrevocabile lo statuto di una frazione di territorio.

  1. Il primo atto richiedeva l’allontanamento di presenze numinose che occupavano l’area prescelta e la sua descrizione compiuta declamandone i limiti.
  2. In seguito si pregava Giove di acconsentire alla trasformazione di una parte dello spazio in città. La volontà del Dio era rivelata dalla direzione degli uccelli avvistati da un sacerdote, alla fine della notte e prima del sorgere del sole.

In segno positivo, uno specifico settore era all’istante benedetto per diventare una urbs. Il suo limite non erano le mura urbane, ma una cinta simbolica segnalata da cippi posti a intervalli regolari nel terreno: questo era il pomerium.

All’interno del limite giuridico sacrale vigevano diversi tabù:

  • Il divieto di essere armati
  • Di venerare divinità infere e dei della Grecia dell’oriente
  • E di bruciare e seppellire cadaveri, salvo eccezioni.

Il primo pomerium è quello fatto da Romolo, ed era circoscritto al palatino. In seguito Servio Tullio allargò il pomerium dal palatino a tutte le alture della città cinte dalle nuove mura, escludendo l’aventino e l’arx. Solo chi conquistava nuove nazioni nemiche, ampliando il territorio di Roma, poteva spostare il pomerium. Secondo la tradizione ciò venne fatto da Silla, Cesare e Augusto. Sono poi testimoniati ampliamenti promossi da Claudio e Vespasiano. Mentre Adriano nel 121 a.C. si limitò a un rifacimento dei cippi già esistenti; fu Aureliano ad ampliare il pomerium.

Dalla seconda età regia a Roma esisteva l’obbligo di pagare una tassa sulle merci portate nell’urbe: il pagamento avveniva presso 37 accessi controllati, su ciascuna delle vie che entravano in città. La cinta daziaria era segnalata da cippi, di cui sono stati rinvenuti 4 esemplari del 175 d.C. Lungo le strade che si recavano in città si dislocavano santuari posti a 1 miglio di distanza dalle porte della cinta serviana. I luoghi sacri corrispondevano al limite di una zona esterna, effata, liberata e non inaugurata dal punto di vista giuridico e sacrale, ma legato all’urbs.

La grande Roma dei Tarquini

I Tarquini sono i re etruschi di Roma, che regnarono dal 616 al 509 a.C. Durante il loro regno Roma incontra grande prosperità e benessere, diventa ricca e potente. Essi realizzarono:

  • Regolamentazione delle acque dei fossi e bonifica degli acquitrini
  • Canalizzazione della Cloaca Maxima: una delle più antiche condotte fognarie. Fu realizzata da Tarquinio Prisco e finita da Tarquinio il Superbo. La cloaca Maxima usufruire dell’esperienza sviluppata dall’ingegneria etrusca, con l’utilizzo dell’arco a volta che la rendeva più stabile e duratura nel tempo. Aveva origine nella Suburra e, attraverso l’argileto, il foro, il Velabro, il foro boario, si scaricava del Tevere nei pressi di Ponte Emilio.
  • Prime strade a fondo artificiale
  • Utilizzo del foro Romano, pavimentato e livellato, come luogo di rilevanza politica e religiosa
  • Erezione della cinta muraria: si trattava di una cinta muraria di almeno 11 km, in blocchi squadrati di cappellacci di tufo. La cinta doveva racchiudere un’area di 426 ha circa. Per completarla furono incise le pendici dei rilievi ed elevati i cigli delle alture. Sul pianoro dell’Esquilino si scavò un ampio fossato all’esterno del muro e alle sue spalle si addossò un immane riporto di terreno. Si crearono opere accessorie come strade parallele al muro, muri di contenimento interno, fognature, ponti lignei sui fossati. Probabilmente su questa struttura si apriva una porta per ogni altura. Le mura severiane protessero Roma per più di 150 anni, fino all’invasione dei Galli senoni nel 390 a.C., dopo la quale le mura vennero riedificate.
  • Investimenti nella costruzione di edifici pubblici come Regia, curia e circo
  • Produzione di laterizi e rivestimenti fittili, soprattutto per i tetti
  • Documenti incisi su bronzo e pietra, come il cippo del Lapis Niger: era il regolamento per i sacrifici da eseguire nel santuario forse di Vulcano
  • Monumentalizzazione dei culti e introduzione di forme greche nelle architetture sacre e nelle pratiche culturali
  • Introduzione dei libri sibillini: rotolo di papiro scritti in greco con raccomandazioni rituali che presupponevano sacerdoti in grado di consultarli.

Tempio di Giove Ottimo Massimo

A Tarquinio Prisco è collocata la costruzione del Tempio di Giove Ottimo Massimo (o Giove Capitolino), ed era il più grande monumento esistente sul Campidoglio. La sua fondazione risale all’ultimo quarto del VI secolo a.C. I lavori per la costruzione furono continuati da Tarquinio il Superbo, anche grazie al bottino ricavato dalla conquista di Suessa Pometia. Il tempio fu inaugurato il 13 settembre 509 a.C.

Struttura

  • Misurava 53 metri per 62 e aveva una superficie di platea di circa 15000 metri quadrati
  • Orientato verso sud-est
  • Esastilo: ovvero presentava 6 colonne sulla fronte
  • Periptero su tre lati: ovvero aveva una fila di colonne intorno alla cella
  • Sorgeva su un podio alto 13 piedi
  • L’accesso al podio avveniva tramite una scalinata tra due avancorpi
  • Forse vi erano 3 file di colonne tuscaniche che precedevano la cella tripartita:
    • L’ambiente centrale era dedicato a Giove
    • Gli ambienti laterali erano dedicati a Giunone e Minerva
  • L’intercolunnio era areostilo: ovvero la distanza della base tra le colonne era molto ampia, tale da rendere impossibile la presenza di architravi in pietra

Questo è il tempio simbolo di Roma e diventerà un esempio per gli edifici templari a venire in epoca successiva. Per decorare il tempio, che si inseriva perfettamente dal punto di vista planimetrico nella grande tradizione dei templi erusco-italici. Per la decorazione delle statue e fregi di terracotta policroma furono coinvolti artisti veienti, fra cui Vulca (era un artista che lavorava in terracotta), che eseguì la statua di Giove e una quadriga in terracotta sul fastigio. Lo stile di queste sculture non doveva differire molto dalle statue del santuario di Portonaccio (Apollo di Veio).

La statua di culto principale, distrutta dall’incendio, fu sostituita nel 65 a.C. da una statua crisoelefantina, scolpita dall’artista ateniese Apollonio, sul modello di quella di Zeus a Olimpia. La quadriga venne rifatta nel 296 a.C. a spese degli edili di quell’anno. Su monete e rilievi storici di età imperiale il tempio è raffigurato come tetrastilo.

Altre opere di età regia

  • Tempio di Mater Matuta
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ele.92.ele di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Gualandi Maria Letizia.
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