Antropologia sociale 2017/2018
Lezione 1: Famiglia, parentela e transizioni demografiche: presentazione
Il punto di partenza è rappresentato da alcuni dati demografici che hanno molto recentemente (febbraio 2018) attirato l'attenzione dei media e dei quali si suggeriranno le implicazioni di carattere antropologico.
- La pubblicazione da parte dell'Istat degli indicatori demografici stimati per il 2018, e in particolare il crescente divario che si osserva fra i tassi di mortalità e di natalità in Italia;
- La pubblicazione da parte dell'Osservatorio Nazionale della Salute di un rapporto che rivela un consistente divario nella speranza di vita tra Nord e Sud Italia e che ha suscitato ampio eco nei media a partire dal 19 febbraio 2018. Rapporto dell'8 febbraio 2018 (Istat): Italia sempre più vecchia e popolazione in calo di 100 mila persone con un nuovo minimo storico di nascite.
Noi siamo totalmente bombardati da statistiche, pensiamo ad esempio a tutti i dati che ci forniscono quotidianamente i giornali e la televisione. L'antropologia fin dalla sua nascita si è interessata fortemente all'evoluzione della parentela e della famiglia (da che cosa si intende per legame di sangue fino ad arrivare allo studio della famiglia monogamica e nucleare oggi). Con famiglia patriarcale intendiamo una famiglia molto estesa, con figli che vivono insieme al patriarca e talvolta nipoti che vivono insieme ai nonni. Il fatto che col tempo siano cambiati i livelli demografici significa che anche la struttura parentale si è modificata (ad es. sono molti di più oggi, rispetto al passato, i figli unici).
Inoltre, c'è stato un forte passaggio da valori elevati di natalità e mortalità a valori più contenuti e questo fenomeno prende il nome di transizione demografica. Il ridursi della natalità e della mortalità si combina anche molto bene con i mutamenti relativi alla nuzialità. Con tasso di nuzialità si indica il rapporto tra il numero di matrimoni celebrati nell'arco dell'anno e l'ammontare medio della popolazione residente (per 1000). Oggi in Italia ci si sposa sempre meno e talvolta ci si sposa in maniera diversa rispetto al passato. Connessione che questi temi permettono di creare tra le diverse discipline: antropologia sociale, sociologia, demografia, storia sociale e demografica.
Lezione 2: Prologo: il futuro di Edipo
“Quando il vero padre era lo zio materno. Le altre convivenze”, Adriano Favole. Malinowski scoprì che nelle isole Trobriand un individuo apparteneva al gruppo della propria madre (discendenza matrilineare) e che la figura del padre biologico era distinta da quella del padre sociale. Il genitore biologico passava molto tempo con i figli, ma il suo era un rapporto basato sull'affetto più che sull'autorità. Il vero padre sociale era lo zio materno: era costui che educava i figli della sorella, che trasmetteva loro i diritti sulla terra, la ricchezza e le prerogative politiche. Malinowski mise in dubbio l'universalità del complesso di Edipo. Gli adolescenti delle Trobriand non sognavano di uccidere il padre (semmai lo zio materno!), perché, in effetti, vivevano in una famiglia ben diversa da quella dei loro contemporanei europei.
Luciana Sica, La scomparsa di Edipo. Se negli anni della crisi i figli smettono di combattere il padre, La Repubblica, 20/03/2013. L'articolo segnala il libro di Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. “(La confusione delle generazioni): Le nuove generazioni appaiono sperdute quanto i loro genitori. Questi non vogliono smettere di essere giovani, mentre i loro figli annaspano in un tempo senza orizzonte, privi di adulti credibili”. L'idea è che le recenti trasformazioni nelle strutture e nelle relazioni familiari hanno portato alla scomparsa del complesso edipico.
Claudine Attias Donfut-Martine Segalen. Il secolo dei nonni. La rivalutazione di un ruolo, 2005. L'aumento della durata media di vita ha cambiato le relazioni familiari tanto che tre, perfino quattro, generazioni sono ormai spesso compresenti sotto lo stesso tetto. Il tratto distintivo della famiglia moderna si traduce nella recisione dei legami di quella che era considerata la coppia tradizionale. La famiglia moderna voleva avere una sorta di indipendenza (economica e non) ed autonomia. Dal 1975 ad oggi le cose sono cambiate e per questo si parla di famiglia post-moderna.
La seconda metà del XX secolo e gli inizi del XXI: declino o riscoperta della parentela?
Solinas, L'acqua strangia. Il declino della parentela nella società complessa, 2004. I doveri della parentela: “Un padre campa cento figli, cento figli non campano un padre. I doveri della parentela fluiscono dall'alto verso il basso, dai predecessori ai successori. Se è pietoso e moralmente obbligato assicurare assistenza e riconoscenza ai genitori e ai progenitori, sfugge invece ad ogni giudizio di scelta il dare ai discendenti, insieme con la vita, ogni possibile bene, senza condizioni” (pag. 98). Solinas nel suo libro parla di declino della parentela, mentre M. Segalen nel suo saggio intitolato “I legami di parentela nella famiglia europea” parla di riscoperta della parentela e di quella che chiama sociologia della famiglia.
Famiglia e sicurezza sociale: il progetto Kinship and Social Security (KASS)
Partecipano oltre 50 ricercatori (tra cui Viazzo) appartenenti a 20 università o istituti di ricerca europei. I paesi studiati sono otto: Austria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Russia e Svezia. I risultati sono stati pubblicati in un lavoro dal titolo “Family, Kinship and State in Contemporary Europe” che si articola in tre volumi.
Non una ma due transizioni demografiche? “È bastato poco tempo, appena una generazione, per registrare che le cose sono cambiate al punto da rendere incomprensibili fra loro le storie dei padri e quelle dei figli. Ancora fino all'inizio degli anni Settanta era normale lasciare la casa paterna a venticinque anni di età, magari anche prima, a venti o ventidue anni. Oggi è comune considerare il decennio fra i venti e i trent'anni ancora come tempo d'attesa e formazione” (Solinas, pag 156). Dal 1995, quando questo capitolo viene originariamente redatto, le storie dei padri e delle madri sono diventate ancor più diverse, e così le statistiche che ne riassumono alcune caratteristiche salienti. Si può notare che Solinas, nel suo volume del 2004 che raccoglie prevalentemente saggi apparsi o comunque scritti tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, parla soltanto di transizione demografica, facendo comunque riferimento alla grande transizione che da un regime demografico caratterizzato da una elevata mortalità bilanciata da una ancor più elevata natalità ha portato a un regime dove tanto la natalità quanto la mortalità sono assai più contenute. Ma a partire soprattutto dalla metà degli anni ’90 si parla sempre più di una seconda transizione demografica, che in parte può essere vista come un prolungamento della prima, in parte presenta tratti distintivi soprattutto sul versante delle forme di famiglia e dei legami di parentela.
Lezione 3: Antropologia e demografia
Nascita quasi contemporanea di antropologia e demografia
- Antropologia: 1799 fondazione a Parigi della “Società degli osservatori dell'uomo” i cui membri riflettono sul gioco di differenze e somiglianze tra le varie culture.
- Demografia: 1798 pubblicazione del “Saggio sul principio della popolazione” di Malthus.
Thomas Malthus (fondatore della demografia) era un giovane insegnante di economia all'università di Cambridge che in passato aveva studiato matematica e filosofia. Il suo studio è rivolto al rapporto tra popolazione e risorse negli Stati Uniti: analizzando la rivoluzione agricola sostiene che le risorse non sembravano essere sufficienti quando rapportate con la crescita ininterrotta della popolazione. La sua idea era che la popolazione quando non è sottoposta a freni di vario tipo cresce in ragione geometrica mentre al contrario le risorse alimentari tendono a crescere in ragione aritmetica. Quindi: le risorse alimentari crescono linearmente mentre la popolazione cresce esponenzialmente. Ad un certo punto però la curva della popolazione si incontra con la linea crescente delle risorse e Malthus a tal proposito formula una predizione buia, parlando di controlli e di freni, secondo i quali quando la popolazione cresce oltre la sostenibilità ambientale intervengono tre forme: malattia, pestilenza e carestia. Nel 1798 pubblica questo lavoro pessimistico sul futuro sostenendo che ci sarà sì una crescita della popolazione ma le risorse non saranno sufficienti per tutti.
Nel 1803 propone una visione diversa scrivendo due tomi nei quali sostiene che esiste un modo per controllare la popolazione: scopre che nelle aree montane (dal Tibet alle Alpi) si moriva meno, si nasceva meno e ci si sposava meno rispetto alla pianura. Parla di controlli preventivi affermando che con la prevenzione è possibile ridurre ad es. gli infanticidi.
Fasi alterne nei rapporti tra antropologia e demografia
Fase 1 (1800-1936): interesse reciproco
- James. C. Welling, “The Law of Malthus”, American Anthropologist, 1888;
- L. Krzywicki, Primitive Society and its Visual Statistics, 1934;
- R. Firth (allievo di Malinowski), economista di formazione, nel libro “Noi, Ticopia” del 1936 afferma che ogni antropologo sociale dovrebbe prestare una qualche attenzione alla demografia.
Fase 2 (1936-1967): caduta di interesse da entrambe le parti
Fase 3 (1967-2000): ripresa di interesse favorita soprattutto dalla crescita dell'antropologia ecologica
Oltre che per la crescente consapevolezza che le transizioni demografiche hanno importanti implicazioni antropologiche;
- R. Rappaport, Maiali per gli antenati, 1967; nei suoi studi in Nuova Guinea Rappaport si interroga sulla sostenibilità ambientale della popolazione umana e di quella dei suini.
- D. Kertzer, Demografia antropologica, 1997.
Fase 4 (Nuovo Millennio): verso una più stretta collaborazione?
Lavori di carattere generale sui rapporti tra antropologia e demografia. Queste due discipline seguiranno poi delle strade diverse ed intorno agli anni ’70 C. Geertz indirizzerà ad es. l'antropologia verso un approccio sempre più qualitativo.
Lezione 4: La (prima) transizione demografica
Scenari pre-transizionali: regimi demografici ad alta e bassa pressione. La ricerca storico-demografica ha rilevato che nell'Europa di antico regime esistevano forti differenze tra aree caratterizzate da alta pressione demografica e altre caratterizzate da regimi a bassa pressione. In Inghilterra nel 600 ci si sposava verso i 30 anni d'età, mentre negli stessi anni in Russia a 16/18 anni. Molto forte era la mortalità infantile e giovanile. La natalità è incatenata con la mortalità. Le città si alimentavano per migrazioni. Prima: alta natalità, alta mortalità, famiglie allargate.
La transizione demografica
La teoria della transizione demografica è stata formulata compiutamente da Frank W. Notestein nel 1953: “Economic Problems of Population Change”. Passaggio da alta fecondità a bassa fecondità.
| Anno | Figli per donna | Speranza di vita alla nascita (d) |
|---|---|---|
| 1869-73 | 4,98 | 33,4 |
| 1907-11 | 4,54 | 44,4 |
| 1950-52 | 2,34 | 67,5 |
| 1988-90 | 1,32 | 79,6 |
| Oggi | 1,34 (2016) | 85,9 (2017) |
Lezione 5: La seconda transizione demografica
Con transizione demografica intendiamo il passaggio da livelli elevati di natalità e mortalità a livelli più contenuti. In Francia, ad esempio, il calo della mortalità, seguito dal calo della natalità, inizia già nei primi decenni del '800 e si conclude all'inizio del '900 (le donne avevano in media 2-3 figli).
La seconda transizione demografica: testi di riferimento generale
- Van de Kaa, “Europe’s Second Demographic Transition”, 1987. Tra i mutamenti della nuzialità che lui analizza troviamo: matrimoni sempre più tardivi, declino in generale della nuzialità ed instabilità matrimoniale (che può portare al divorzio). Van de Kaa ritiene che in riferimento a questi fenomeni ci sia una componente ideologica maggiore (es. rifiuto di un certo tipo di matrimonio) rispetto a quanto avveniva durante la prima transizione demografica (es. valutazione costi-benefici e strategie economiche).
- R. Lestheghe, “La seconda transizione demografica nell’Europa occidentale”, 1991.
- Il primo che in Italia ha parlato di seconda transizione demografica è Giuseppe Micheli il quale ha curato nel 1994 un volume multidisciplinare intitolato “La società del figlio assente. Voci a confronto sulla seconda transizione demografica”. Sono questi gli anni in cui la natalità si è dimezzata nel giro di qualche decennio e che porta a pensare ad una società in futuro senza figli. Tale calo così drastico non può essere spiegato solo con la scelta economica-razionale.
Aspetti della seconda transizione demografica
Aumento della longevità e invecchiamento della popolazione (1)
- P. Laslett, “Una nuova mappa della vita. L’emergere della terza età”, 1992;
- Micheli, “La questione anziana. Ridisegnare le coordinate di una società che invecchia”, 2004. Nel 1900 i centenari erano 50, nel 1952 104, nel 2001 6313 e nel 2010 14473.
Declino della fecondità e “invecchiamento strutturale” (2)
- A. Golini “Tendenze di fecondità e tendenze di popolazione”, in Giuseppe Micheli “La società del figlio assente”, 1995. “Quando i colleghi stranieri, i politici o i giornalisti ci chiedono come mai l’Italia detenga ormai da cinque anni il primato, o quasi, di denatalità nel mondo, noi, compiutamente ed esattamente non sappiamo rispondere. Tutte le buone motivazioni per spiegare il calo della natalità nei paesi occidentali le evochiamo, ovviamente, anche per l’Italia, facendo riferimento in generale ai processi di modernizzazione della società. Ma quando diventa necessario spiegare meglio la specificità della situazione italiana, delle tendenze in sé o della mancata sensibilità e reazione politica, tutto risulta molto più complesso”;
- Come rileva Solinas ne “L’acqua strangia”, questa incapacità (o impossibilità?) di spiegare il declino della fecondità e in particolare le specificità della situazione italiana porta a cercare ragioni profonde (=culturali);
- Da questa esigenza di andare oltre le cifre sono nate anche alcune indagini di carattereantropologico ELFI: si tratta di un progetto di orientamento principalmente antropologico/etnografico che a una survey longitudinale basata su un campione iniziale di 4404 aggregati domestici ha affiancato ricerche in campo sulla cultura della riproduzione in quattro regioni italiane e in particolare in quattro città (Bologna, Cagliari, Napoli, Padova) scelte in ragione di caratteristiche che sembravano renderle particolarmente interessanti per comprendere le ragioni profonde della lowest low fertility in Italia.
Contrazione e “verticalizzazione” della parentela (3)
- Laslett, Oeppen e Smith “La parentela estesa verticalmente dell’Italia del XXI secolo”, 1993; Numero medio di parenti in vari punti della vita: micro-simulazioni per una popolazione europea pre-transizionale (Inghilterra, 1700: bassa pressione) e per l’Italia del XXI secolo. Queste simulazioni prodotte a Cambridge furono utili per capire la proiezione della parentela in base a natalità, mortalità e fecondità.
Mutamenti della nuzialità (4)
Nella seconda transizione demografica alla mortalità ed alla natalità si aggiunge la nuzialità. Mentre una volta era normale per una donna italiana sposarsi verso i 25 anni oggi è meno comune in quanto il matrimonio sta perdendo sempre più la sua centralità (non solo in Italia). I nati fuori dal matrimonio disegnano una nuova Italia e la famiglia diventa sempre più multiforme e confusa. Negli ultimi anni si registra in Italia un aumento che sorprende demografi e sociologi:
- Nel 2014 i nati da genitori non coniugati sono stati quasi 140mila su un totale di poco più di 500000, pari al 27,6% a livello medio nazionale ma con punte nettamente superiori al 30% in numerose regioni; nel giro di un decennio la percentuale è dunque raddoppiata.
- Nel 2016 il numero è salito a 141757, pari al 29,9%: circa un terzo sul totale per le coppie in cui entrambi i genitori sono cittadini italiani, 17% per le coppie in cui entrambi i genitori sono cittadini stranieri e con forti differenze regionali, con un’ampia forbice tra Nord-Est e Sud.
Questione aperta: trasformazioni/convergenze morfologiche e persistenze/divergenze culturali?
Condizione giovanile e transizione all’età adulta (5)
Micheli, “Logiche affettive. Il potere dell’interferenza degli stati d’animo nella formazione delle scelte demografiche”, 2010. Il volume riprende in gran parte e quasi incorpora “Dietro Ragionevoli scelte” (2008), ma cerca di tornare anche agli interrogativi sollevati dallo stesso Micheli in “La società del figlio assente”, alla ricerca di spiegazioni in profondità attingendo a un ampio spettro di discipline, tra le quali figurano in posizione non secondaria l’antropologia e la psicologia.
Lezione 6: Famiglia e parentela: costruzioni culturali e sociali
Lo studio antropologico della parentela. Famiglia e parentela costruzioni culturali e sociali. La parentela non è un dato esclusivamente biologico.
Robin Fox, “La parentela e il matrimonio. Sistemi di consanguineità e di affinità nelle società tribali”.
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