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Appunti antropologia sociale

Appunti di antropologia sociale (prof. Viazzo):
- famiglia;
- parentela;
- transizioni demografiche (prima e seconda);
- analisi di articoli e libri su natalità, mortalità e nuzialità
Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Viazzo.

Esame di Antropologia sociale docente Prof. P. Viazzo

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relazioni di affetto (come potremmo pensare per la parentela), oltre al fatto che anche l’accesso alle

risorse dipende dall’appartenenza ad un determinato gruppo.

In queste società, secondo Evans Pritchard, la solidarietà sociale avviene per via verticale in quanto

la società è tenuta insieme da forze che seguono il criterio della discendenza (legame di sangue).

Intorno al 1940 l’idea che la società antica avesse un diritto antico inizia a prendere forza e si inizia

a pensare che le società tradizionali fossero fondate sulle Families, ovvero gruppi composti da

individui non dotati di una propria individualità, bensì di individui riconosciuti come tali in quanto

membri di determinato gruppo. Fino agli anni ’50 la ricerca antropologia è stata condotta quasi

sempre in terre lontane e, ad esempio, l’Africa era un continente dove il principio dei gruppi di

discendenza dominava (è così ancora oggi). Si presupponeva, inoltre, che questo sistema avesse

predominato anche le altri parti del mondo.

Pitt-Rivers, Evans Pritchard e i lignaggi scomparsi

La ricerca condotta tra la fine degli anni ’40 e gli inizi degli anni ’50 da Julian Pitt-Rivers in

Andalusia segna l’inizio di un’intensa stagione di studi antropologico-sociali in Europa e in area

mediterranea.

“Fino ad allora la mia educazione antropologica era stata legata principalmente all’Africa, e

specialmente all’Africa orientale. Perciò mi addentrai nel campo armato dei modelli dei sistemi di

lignaggio, ma privo di tutti quelli che si rivelarono poi importanti per l’analisi della struttura sociale

dell’Andalusia. Come dovevo scoprire più tardi, l’Andalusia ha ben poco in comune con l’Africa,

per quanto si dica che questa comincia dai Pirenei. Di conseguenza, quando finalmente arrivai

all’importante conclusione che non era possibile trovare nessun principio di discendenza non mi

restava altra scelta che escogitare da solo le mie scelte” (Il popolo della Sierra, 1971).

 Diventa un assioma che non ci sono lignaggi al di qua di Gibilterra

 Ma le cose stanno proprio così?

In realtà gli studi di Palumbo e di altri antropologi che conducono ricerche in comunità del

Mezzogiorno italiano (soprattutto appenniniche e costiere) mostrano per primi l’esistenza di gruppi

di parentela, spesso denominati razze, che possiedono proprietà molto simili, anche se non sempre

del tutto identiche a quelle del lignaggio classico, e che comunque costituiscono sicuramente gruppi

di discendenza.

Lezione 9: Famiglia e parentela: le strutture elementari della parentela

Teoria della discendenza e teoria dell’alleanza

La teoria della discendenza nasce intorno al 1940, si afferma nell’immediato dopoguerra e domina

l’antropologia britannica e la ricerca africanista per circa un quarto di secolo. Già nel 1949, tuttavia,

era stato pubblicato un volume che pur non rinnegando il concetto di lignaggio, proponeva una

teoria assai diversa riguardo al sorgere delle società e ai meccanismi che la tengono insieme.

Teoria dello scambio, teoria dell’alleanza e strutture elementari della parentela

Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, 1949.

In questo classico della letteratura antropologica (e non solo), Lévi-Strauss parte dalla classica

questione dell’incesto ma percorre vie innovative tanto rispetto a Freud quanto agli antropologi che

se ne erano in precedenza occupati.

Punto di partenza tabù dell’incesto come cerniera tra natura e cultura.

“Poniamo dunque che tutto ciò che è universale, presso l’uomo, appartiene all’ordine della natura

ed è caratterizzato dalla spontaneità, e che tutto ciò che è assoggettato a una norma appartiene alla

cultura e presenta gli attributi del relativo e del particolare. Ci troviamo allora di fronte a un fatto, o

piuttosto a un insieme di fatti, che non è lontano dall’apparire come uno scandalo: intendiamo

riferirci a quel complesso insieme di credenze, costumi, norme e istituzioni, che viene

sommariamente designato con il nome di proibizione dell’incesto. Infatti la proibizione dell’incesto

presenta, senza il minimo equivoco e indissolubilmente riuniti, i due caratteri nei quali abbiamo

riconosciuto gli attributi contraddittori dei due ordini esclusivi: essa costituisce una regola, ma è una

regola che, unica tra tutte le regole sociale, possiede contemporaneamente un carattere di

universalità”.

Quindi: 

- Universalità del tabù dell’incesto: universalità dell’esogamia l’incesto è dunque presente

in tutte le popolazioni/società in quanto vi è sempre e ovunque un insieme di parenti che non

sono sposabili e questo porta a dire che l’universalità dell’incesto abbia implicazioni per

quel che riguarda l’universalità dell’esogamia (sposarsi fuori dalla propria comunità). Per

esserci società ci devono essere almeno due gruppi che si scambiano le mogli.

- Se M. Mauss ha ragione, allora donando le proprie donne si obbligano coloro che le

ricevono a reciprocare: particolare variante della teoria dello scambio è lo scambio di donne,

che origina e tiene unita/e la/le società.

Indagando più a fondo le proibizioni e le prescrizioni matrimoniali, Lévi-Strauss propone una

bipartizione tra:

- Strutture elementari della parentela, generate da regole sociali positive che indicano con

precisione la categoria di parenti all’interno della quale un individuo è tenuto a trovare il

coniuge;

- Strutture complesse, come quelle che si ritrovano nella società europea generate da regole

che semplicemente si limitano a indicare negativamente le categorie di parenti con i quali il

matrimonio è proibito.

Va sottolineato che le strutture elementari comprendono:

- Forme di scambio immediato e ristretto: con il nome di scambio ristretto designiamo ogni

sistema che divide il gruppo in un certo numero di unità scambiste tale che se un uomo X

sposa una donna Y, un uomo Y deve sempre poter sposare una donna X (esempio classico di

scambio ristretto è quello dei Kariera dell’Australia nord-occidentale cugina incrociata

bilaterale);

- Forme di scambio dilazionato e generalizzato: lo scambio generalizzato forma un sistema di

operazioni a termine; fiducia e fede fondano e aprono il credito (esempio classico di

scambio generalizzato è quello praticato dai Kachin delle montagne birmane cugina

incrociata matrilaterale).

Per evitare l’accusa di evoluzionismo, letale per un antropologo in quegli anni, Lévi-Strauss

cautamente evitava di asserire che le strutture elementari della parentela fossero proprie delle

società primitive o semplici, mentre le strutture complesse erano distintive delle società complesse.

Ma era evidente che Lévi-Strauss si attendeva che nella moderna società occidentale, in cui

l’assenza di prescrizioni positive garantiva ampia libertà di incroci matrimoniali e riproduttivi a

popolazioni di grandi dimensioni sempre più mobili e sempre più connesse e unificate grazie allo

sviluppo delle comunicazioni, il sistema matrimoniale fosse radicalmente diverso rispetto alle

comunità piccole e relativamente isolate di cui si erano occupati fino ad allora gli antropologi.

Le strutture elementari, generate da regole positive, sono quei sistemi di parentela che si

incaricano di determinare il coniuge possibile individuando una classe specifica di parenti o una

relazione parentale privilegiata (com’è il caso del matrimonio tra cugini incrociati).

Le strutture complesse, generate da regole negative, sono quei sistemi attraverso i quali una volta

stabiliti i parenti che in virtù della proibizione dell’incesto non si possono sposare, lasciano

indeterminato sul piano parentale l’individuazione del coniuge possibile.

Le strutture semi-complesse sono da una parte delle strutture complesse perché non dicono chi

sposare ma dall’altra sono delle strutture elementari perché non lasciano margine di scelta: le

strutture semi-complesse si caratterizzano quindi per il fatto che pur limitandosi alla formulazione

di regole negative come le strutture complesse, le aumentano in tal numero da restringere

notevolmente il campo della scelta del coniuge, avvicinandosi così alle strutture elementari.

“Intendiamo per strutture elementari della parentela i sistemi nei quali la nomenclatura permette di

determinare immediatamente il giro dei parenti e quello degli affini. Riserviamo invece il nome di

strutture complesse ai sistemi che affidano ad altri meccanismi, economici o psicologi, il compito di

procedere al riconoscimento degli individui” (Lévi-Strauss).

- Proibizione + prescrizione = strutture elementari;

- Proibizione = strutture complesse.

Le strutture elementari possono essere di due tipi:

- Strutture a scambio ristretto;

- Strutture a scambio generalizzato.

La società è tenuta insieme non da scambi diretti bensì da scambi generalizzati che riguardano tutti i

gruppi che fanno parte della società locale (Kula: scambio di oggetti). Per creare una società ci

vuole uno scambio ed è necessario che questo legame si mantenga e magari si complichi anche col

passare del tempo. Lévi-Strauss procede in maniera assiomatico-deduttiva in quanto propone un

insieme di possibilità teoriche che spesso hanno avuto delle avverazioni di tipo etnografico.

Lezione 10: Famiglia e parentela: le strutture complesse della parentela

Si è passati da società in cui l’essere legati da vincoli di sangue era importantissimo a società in cui

non si è più obbligati a far determinate cose seguendo i vincoli della parentela. Fondamentale nel

secondo caso è la possibilità di scegliere. Parentela e famiglia finiscono quindi per rintanarsi nella

sfera del privato e questo ha portato anche alla divisione del lavoro. La parentela risulta essere

sempre più un campo importante non tanto per antropologi ed etnologi che studiano società

primitive ma soprattutto per i sociologi che si occupano della società odierna. La parentela viene

dunque soppiantata dagli studi di genere. Attualmente però è possibile ritrovare nuove forme di

parentela e nuove forme di famiglia per cui questo tema torna ad essere studiato ed analizzato anche

da antropologi ed etnologi.

Lo studio delle strutture complesse della parentela

Perché strutture elementari e complesse?

Presumibile eco, nel titolo del volume di Lévi-Strauss del 1949, di un famosissimo libro di

Durkheim del 1912: Le forme elementari della vita religiosa.

Quali sono i sinonimi di elementare? Facile, ovvio, fondamentale, rudimentale, primitivo, semplice.

Strutture, modelli, vincoli e libertà

Lévi-Strauss sostiene che: 

- Strutture elementari modelli meccanici;

- Strutture complesse modelli statistici.

Cosa vuol dire?

Lévi-Strauss si attende che nelle società complesse ci sia, per mancanza di prescrizioni e per la

complessità della società stessa, ampia libertà di incroci matrimoniali e riproduttivi.

Ma questa libertà esiste davvero? In che senso?

- Nei sistemi a struttura elementare non c’è scelta (i Kachin devono sposare la cugina

incrociata matrilaterale MBD, così come i Nuer devono partecipare alla faida di sangue);

- In presenza di strutture complesse non c’è tuttavia distribuzione casuale.

Le leggi esistono ancora, ma non sono più deterministiche bensì probabilistiche. I modelli non

saranno più meccanici (deterministici) ma statistici: l’analisi statistica determinerà che ci sono ad

esempio probabilità maggiori che un individuo x si sposi con partner appartenenti alla categoria y

piuttosto che alla categoria z, ecc.

Differenze radicali tra strutture elementari e complesse?

Complessità demografica e parentela complessa (Solinas)

“Se è vero che tanto i sistemi complessi quanto quelli elementari distribuiscono i coniugi potenziali

in base ad un presupposto comune (lo scambio) è anche vero, però, ch’essi differiscono

radicalmente per un fattore che riguarda la dialettica fra permanenza e mutamento: il tempo.

Diremo in breve che una struttura elementare è basata interamente su relazioni di parentela

preordinate, in modo tale che le aggregazioni della parentela al futuro (nuove alleanze matrimoniali

e con esse incroci tra discendenze, creatori d’affinità) sono inscritte nella parentela passata. I nuovi

legami esistono virtualmente nella struttura prima ancora che si realizzino effettivamente nella

mappa genealogica. All’opposto, una struttura complessa impegna incessantemente sul terreno

dell’imprevisto: per ogni coniuge potenziale esiste una gamma di preferenze soggettive in cui

l’appartenenza ascrittiva non ha che un peso trascurabile. Nessuno può sapere in anticipo quale sarà

il suo partner predestinato: non esiste alcuna mappa della parentela nella quale mi sia dato

localizzare il mio futuro sposo” (pag. 162).

“Mentre nei sistemi pre-complessi le reti preesistono agli attori, che ne sono in certo senso interpreti

comandati, qui le relazioni sono intrinseche agli atti di scelta e agli attori” (pag. 170).

Possibili domande:

Cosa intende Solinas per declino della parentela?

- Declino del numero di parenti per ragioni demografiche;

- Declino della parentela come principio di allocazione/spazio sociale. Se noi ci limitiamo a

dire che i parenti sono i genitori, i fratelli, i nipoti (parentela biologica) è chiaro che vi è un

declino della parentela perché vi è di conseguenza un declino della nuzialità e della natalità.

I parenti però non sono solo quelli genealogici ma ci sono quelli adottivi.

La parentela conta sempre meno?

- Sì, è difficile pensare ad una parentela che comandi e che in qualche misura rappresenti uno

script che esiste già e che deve solo avverarsi. La parentela può anche però ritornare a galla.

Strutture elementari (semplici) nella società complessa?

Alcuni studiosi, antropologi o storici, hanno sostenuto di aver rinvenuto in documentazione

etnografica o storica relativa a società europee forme di matrimonio con parenti che intervengono, o

intervenivano, con frequenza significativamente (in senso statistico) maggiore di quanto sarebbe

lecito attendersi se i matrimoni fossero stati distribuiti casualmente: l’implicazione sembra essere

che esistono regole simili a quelle che generano le strutture elementari.

Solinas è critico: “sostengo da qualche tempo che nelle scuola finora più accreditate, in particolare

quelle che fanno riferimento all’eredità strutturalista, quel che si finisce per fare è di cercare

l’elementare nel complesso, piuttosto che dedicarsi con mente sgombra da presupposti scambisti

all’osservazione delle dinamiche affettive” (pag. 164).

Lévi-Strauss nel suo libro del ’49, inoltre, sostiene che il confine tra natura e cultura nasce quando

due gruppi iniziano a scambiarsi le moglie e che non esistono società senza scambio.

Alcuni studiosi sostengono che sono altri i tipi di scambio privilegiati: es. cibo.

Questa teoria ha una validità universale o si adatta solamente ad alcune macro aree culturali?

Gli esempi di Lévi-Strauss derivano dall’Australia e dal sud-est asiatico dove vi sono

principalmente scambi generalizzati. In India e nell’area mediterranea antica (sud mediterraneo

oggi) c’era una forte tendenza all’endogamia basata su prescrizioni matrimoniali. In Africa vi sono

lignaggi che costituiscono il principio strutturante della società anche se non è presente questa

prescrizione matrimoniale.

Lezione 11: Storia della famiglia: Peter Laslett e il Cambridge Group

Miti infranti: le scoperte di Laslett e la rivoluzione storica negli studi sulla famiglia

Peter Laslett prende per buono il quadro offerto da Filmer sulla famiglia inglese della seconda metà

del XVII secolo. Si trattava di famiglie perlopiù patriarcali all’interno delle quali il padre

comandava.

Peter Laslett è diventato professore di storia e teoria politica; alla radio ha tenuto una serie di

conferenze dal titolo “Il mondo che abbiamo perduto”, parlando di una società senza vere e proprie

classi, oltre che della struttura politica del mondo pre-industriale. Una di queste conferenze

riguardava in particolare la famiglia e Laslett ripropone quanto letto nel libro di Filmer. Si imbatte

in una documentazione che fino ad allora non era stata utilizzata neanche dagli storici.

Dall’analisi di due censimenti (listings) della popolazione di Clayworth, piccola località del

Nottinghamshire, nel 1676 (401 abitanti) e nel 1688 (412 abitanti) emergono risultati sorprendenti.

Listings: elenco/lista della popolazione di una località secondo cui gli abitanti vengono elencati in

blocchi famigliari. In inglese si parla di household, termine germanico che indica il gruppo

domestico (chi vive insieme a chi). Questo concetto somiglia al termine latino familia (parenti per

sangue o per matrimonio ma anche non parenti). Risultati:

- Altissima mobilità della popolazione;

- Numero molto elevato di servi (servants);

- Nessuna traccia di quelle famiglie patriarcali su cui Filmer aveva edificato la sua teoria

politica.

“Il mondo che abbiamo perduto”, Peter Laslett, 1965

(250000 copie vendute dalla sola prima edizione inglese)

Le famiglie erano piccole ed il quadro che emerge dal suo libro rompe con l’idea di un passato pre-

industriale basato sul pensiero che la famiglia ovunque era patriarcale ed estesa.

Agli inizi degli anni ’60, insieme al suo allievo, Laslett mette insieme un piccolo gruppo di ricerca

diventando il pioniere degli studi sulla storia della famiglia in Inghilterra. Nasce così il Cambridge

Group for the History of Population and Social Structure. Viene da loro organizzato un

convegno a Cambridge al quale vengono invitati ricercatori da tutte le parti dell’Europa e non solo

(Giappone) col fine di vedere se i risultati a cui loro erano arrivati erano generalizzabili.

La tipologia di Laslett (o tipologia di Hammel-Laslett o tipologia del Cambridge Group)

Vengono proposte 5 categorie suddivise a loro volta in classi:

- Solitario: famiglia formata da una sola persona;

- Senza struttura coniugale: famiglia priva di un’unità coniugale;

- Nucleare: famiglia formata da una sola unità coniugale;

- Estesa: famiglia formata da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi;

- Multipla: famiglia formata da due o più unità coniugali;

I tipi 4 e 5 sono complessi: si fa sovente la somma degli aggregati domestici che rientrano nelle

categorie 4 + 5 per avere una stima dell’incidenza di forme complesse di aggregato domestico.

Una forma particolarmente importante di aggregato domestico multiplo è la joint family (famiglia

congiunta): esemplificata dalla famiglia mezzadrile classica dell’Italia centrale, corrisponde spesso

a quello che Solinas chiama anche poli-nucleo o famiglia poli-nucleare.

Critiche alla tipologia e al metodo di Laslett

- Il metodo di Laslett e l’uso di fonti di tipo censuario (censimenti, listings, stati d’anime,

ecc.) ha portato a un’eccessiva concentrazione sul gruppo domestico coresidente come

oggetto d’indagine. Critica sollevata tra i primi da Giovanni Levi in “Famiglie contadine

nella Liguria del Settecento”, 1973. Levi però ha anche fatto dei lavori micro-storici

utilizzando l’analisi della ricostruzione delle famiglie adottata da Leslett, utilizzando diverse

fonti per poter studiare le diverse strategie. Il suo metodo è definito prosopografia dal basso.

- Laslett non ha tenuto conto del ciclo di sviluppo del gruppo domestico. Critica sollevata per

primo da Lutz Berkner in “The stem family and the development cycle of the peasant

household”, 1972. Ciclo di sviluppo dei gruppi domestici: matrimonio, famiglia nucleare,

figli, uscita dei figli dalla casa e conseguente nido vuoto, morte di uno dei due genitori e

vedovo/a che appartiene alla categoria dei solitari, morte del/la vedovo/a. Si parla di

autoliquidazione della famiglia nucleare (la famiglia nucleare nasce, si espande, si

comprime e poi piano piano sparisce).

Wrigley, cofondatore insieme a Peter Laslett del “Cambridge Group for the History of Population

and Social Structure”, aveva condotto una ricerca sulla ricostruzione delle famiglie e gli era venuto

il sospetto che nel passato preindustriale inglese uomini e donne non si sposavano così

precocemente come solitamente si pensava. Wrigley e Laslett tramite un finanziamento hanno

potuto esplorare questi temi e dal 1968 in avanti hanno potuto guidare quello che è diventato poi un

movimento internazionale che si è formato reticolarmente per studiare appunto tali temi.

Laslett, insieme a Young, ha fondato l’Open University, università aperta a tutti coloro che non

potevano seguire le lezioni a causa del lavoro o per altri motivi come ad esempio la distanza.

Laslett, inoltre, fu fondare dell’Università della terza età, oltre ad essere stato co-fondatore del terzo

programma della BBC.

- Metodi che si muovono a livello aggregato e a livello individuale;

- Individual-level methods and nominative methods;

- Metodo nominativo della family reconstitution e analisi nominative della composizione

degli aggregate domestici, che ne rappresenta un adattamento a fonti molto diverse;

- Metodo della ricostituzione delle famiglie e la cosiddetta ricostituzione totale.

Lezione 12: Il ciclo di sviluppo dei gruppi domestici

Il ciclo di sviluppo dei gruppi domestici

- “Time and social structure: an Ashanti case-study”, Meyer Fortes;

- “The developmental cycle in domestic groups”, Jack Goody.

Nel suo saggio del 1949 Fortes cerca di dimostrare che l’applicazione di alcuni elementari metodi

statistici permette di delucidare un certo numero di problemi riguardanti la struttura sociale; in

particolare, Fortes, propone una tecnica di controllo tuttora molto usata, anche se in forme spesso

assai più sofisticate: controllando l’età del capo di casa (household head) si scopre che le varie

forme residenziali osservate non sono “discrete types or forms of domestic organization”;

l’applicazione di questo e altri metodi riduce queste forme apparentemente discrete a effetti

differenziali di identici principi in contesti locali e sociali variabili: non sono tipi diversi ma fasi di

un processo tendenzialmente ciclico.

Secondo Fortes e Goody quando si fa un censimento non si deve perdere di vista quelle che sono le

dinamiche dei gruppi domestici e quindi non bisogna accontentarsi solamente di una fotografia

statica di questi diversi gruppi. 

L. K. Berkner (critico nei confronti di Laslett) concetto di famiglia-ceppo

Qual è la tesi di Berkner? Se si tengono presenti il ciclo di sviluppo, l’effetto della mortalità e altri

effetti demografici (ad es. nuzialità tardiva), si scopre che forme in realtà normali o normative

risultano rare quando l’analisi è puramente sincronica.

Contro-critica di Laslett: quel che dice Berkner è in parte vero, ma non sempre, in particolare

quando la regola di residenza è neolocale ci sarà ciclo di sviluppo, ma non ci sarà sottostima di

famiglie complesse; si deve dedurre che ci si trova in presenza di sistemi diversi anche sotto il

profilo socio-culturale.

Lezione 13: Modelli matrimoniali e sistemi di formazione dei gruppi domestici

I sistemi di formazione del gruppo domestico e l’ipotesi di Hajnal

“Modelli matrimoniali europei in prospettiva”, Hajnal, 1965

Hajnal scopre che sembra esserci una linea che taglia l’Europa da Nord a Sud (più o meno come la

cortina di ferro: Europa dell’est da una parte ed Europa dell’ovest dall’altra). Fino alla prima guerra

mondiale vi era una netta differenza tra questi due territori perché a ovest il matrimonio era tardivo

ed erano elevate le proporzioni di coloro che non si sposavano mentre a est il matrimonio era

precoce e praticamente non esistevano celibi o nubili dopo una certa età.

Nel saggio del 1983 (“Two kinds of pre-industrial household formation system”) Hajnal presenta

due tipi di sistemi di formazione del gruppo domestico:

- Sistema 1: aggregati domestici semplici

- Matrimonio tardivo (uomini > 26 anni e donne > 23 anni);

- Residenza neolocale;

- Prima del matrimonio i/le giovani circolano tra aggregati domestici semplici come

servi/garzoni (life-cycle servants diverso da lifetime servants).

Questo sistema è presente perlopiù nell’Europa nord occidentale e centrale, ma anche in altri parte

del mondo. Come già Leslett sosteneva, i giovani se ne vanno di casa abbastanza giovani al fine di

accumulare risorse e mettere su casa da soli. Per i giovani del Nord Europa era, infatti, tipico uscire

di casa presto e farsi una famiglia. Vi era, inoltre, una tendenza strutturale al litigio che, secondo

Wolf, spingeva i figli a uscire di casa precocemente per guadagnarsi da vivere.

- Sistema 2: aggregati domestici congiunti

- Matrimonio precoce (uomini < 26 anni e donne < 21 anni);

- Residenza viri-patrilocale;

- Aggregati domestici con parecchie coppie sposate si possono scindere per formare due o più

aggregati domestici ognuno contenente una o più coppie;

- Istituzione del servizio militare poco diffusa.

I giovani vivono nella casa del padre, generalmente del marito.

NB: le famiglie a ceppo di cui esistono vari tipi sono considerate forme intermedie.

L’ipotesi di Hajnal: critiche e verifiche

- Un metodo semplice ma efficace per mettere a confronto i due sistemi, e in particolare per

verificare l’esistenza o meno di una tendenza neolocale, è rappresentato dal calcolo e dalla

rappresentazione grafica degli headship rates (“tassi di capo-famigliarità”).

- Questo metodo è particolarmente utile per analizzare grandi masse di dati, ma è robusto

anche per piccole popolazione.

Lezione 14: La famiglia italiana e le sue geografie – mutamenti o continuità?

La letteratura

M. Barbagli, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, 1988

Barbagli ha iniziato a lavorare come sociologo dell’educazione ma poi si è occupato principalmente

di sociologia della famiglia. La sua necessità era ed è quella di studiare la famiglia italiana in

maniera storica e per questo parla di sociologia storica della famiglia. Nel suo volume troviamo:

- Prima parte Strutture famigliari: applicando i metodi e le tipologie di Laslett cerca di

delineare l’andamento della famiglia italiana sul lungo periodo;

- Seconda parte Le relazioni famigliari: utilizzo di materiale diverso per es. diari e

corrispondenze al fine di far emergere quelle che erano e sono le relazioni ed i sentimenti

famigliari (cosa voleva dire essere madre nel 1600 e nel 1975?);

- Terza parte Ruoli famigliari, distanza sociale e forme di indirizzo: interviste.

Barbagli, Castiglioni e Dalla Zuanna, Fare famiglia in Italia. Un secolo di cambiamenti, 2003

All’inizio si dava per scontato che in Italia si fosse imposta la famiglia nucleare quando invece nel

passato ha dominato la famiglia patriarcale (i censimenti più recenti sembrano accordarsi con questa

idea). Barbagli usa la tipologia di Laslett per ri-classificare i dati dell’Istat relativi ai censimenti

sostenendo che il pregio di questa tipologia consentiva di avere un quadro piuttosto nitido.

Il processo di nuclearizzazione: il trionfo della modernizzazione o persistenza storica?

- L’assioma della nuclearizzazione della famiglia italiana: fino al 1980 circa si riteneva che

in Italia avesse avuto luogo, con ritardo, un ovvio processo di nuclearizzazione della

famiglia, come previsto dalla teoria della modernizzazione. La prova era individuata

soprattutto nel numero declinante di italiani che vivevano in famiglie estese e multiple,

passate dal 30% della popolazione nel 1981 al 15% trent’anni dopo. Nel trentennio che va

dal dopoguerra in avanti (periodo caratterizzato da un mutamento sociale molto accelerato),

ovvero dal 1951 al 1981, se guardiamo il dato relativo alle famiglie nucleari non vi è una

vera e propria crescita. Il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare non è dunque

poi così evidente in quanto le famiglie nucleari passano solamente dal 67% al 70.4%.

- L’emergere di differenze regionali e macro-regionali: l’analisi dei dati del censimento del

1951 condotta da Barbagli fa emergere l’esistenza di differenze che appaiono legate a

diverse forme di insediamento a loro volta legate a diverse forme di economia e di struttura

fondiaria. Nel 1951 in Umbria solo il 57% delle famiglie era di tipo nucleare, in Puglia il

77%, in Piemonte il 63%e così via. Viene fuori una Italia meridionale che nel ’51 era

caratterizzata da una quantità consistente di famiglie nucleari. In Umbria in quegli anni più

della metà della popolazione viveva in famiglie tradizional-patriarcali ed in Puglia solo 1

persona su 6 viveva in famiglie non nucleari.

- Continuità di lungo periodo: l’indagine storica condotta da Barbagli e confermata poi da

molti altri lavori rivela che le differenze rinvenute nel 1951 rimandano a continuità di lungo

periodo, e che in Italia coesistevano diversi sistemi di formazione della famiglia (regionali,

macro-regionali, ma anche locali in ragione della morfologia particolarmente frantumata

dalla penisola italiana; ad es. differenze tra zone di pianura, di collina e di montagna

adiacenti l’una all’altra).

La proporzione ed il numero di famiglie nucleari in Italia cala con il tempo perché aumenta

fortemente il numero di solitari (nel 2001 ¼ delle persone). Uno dei principali problemi relativi alla

famiglia nucleare, oltre al fatto che tende ad auto-liquidarsi, è la sua vulnerabilità: sono famiglie che

si auto-espongono a rischi di isolamento e di solitudine. Le famiglie nucleari sono infatti fragili e

tale vulnerabilità può venir colmata in parte ad es. dal welfare state (aiuto pubblico) o in altri casi

dal fatto che quando una persona invecchia talvolta viene presa in casa dai propri figli sposati o non.

Le case sparse sono caratteristiche soprattutto del paesaggio dell’Italia centrale.

Si parla di appoderamento quando il proprietario terriero decide di ripartire la sua proprietà in una

serie di poderi che non sono altro che appezzamenti di terra più piccoli che circondano la casa

contadina. Il proprietario terriero decide perciò di affidare ad un gruppo famigliare la conduzione e

la coltivazione di quel podere. Il proprietario ci mette dunque la terra, la casa e anche gli strumenti

di lavoro. Possiamo quindi dire che i mezzi di produzione vengono forniti dal proprietario terriero

mentre la forza lavoro dalla famiglia. Il capo famiglia è un interlocutore/manager (in Toscana si

chiama capoccia/capoccio). Normalmente i gruppi famigliari sono tanto grandi quanto è più grande

il podere.

Cosa dice il censimento 2011?

- Crescita del numero delle famiglie (= households, famiglie di censimento).

Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001

ed il 2011, da 21810676 a 24611766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%;

- Riduzione della taglia media delle famiglie.

Le famiglie tendono conseguentemente a essere sempre più piccole: nel 1951 una famiglia

era mediamente composta da 3.9 persone, nel 1971 da 3,4, nel 2001 da 2,6, nel 2011 da 2,4;

- Aumento delle famiglie unipersonali.

Le famigli unipersonali sono quasi una su tre (dal 2001 al 2011 sono passate dal 24,9% del

totale al 31,2%) e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del

progressivo invecchiamento della popolazione dei mutamenti demografici e sociali (dunque

non solo singles, ma anche vedovi/e).

Con l’avanzare dell’età cresce la tendenza a vivere in famiglie unipersonali, che raggiungono il

38,3% fra gli anziani con più di 75 anni. Le famiglie unipersonali costituite da persone ultra 74enni

sono per l’80% donne. Nelle classi di età avanzate è maggiore la tendenza a vivere in famiglia come

altra persona, cioè come membro aggregato ad un nucleo familiare oppure in famiglie senza nucleo

non unipersonali (ad esempio due fratelli che vivono insieme); la percentuale è del 10,5% fra la

popolazione di oltre 74 anni contro il 4,6% della popolazione complessiva (NB: queste sono il tipo

extended, multiple and without structure, che dunque continua ad esistere).

Compaiono categorie di censimento nuove:

- Non solo coppie eterosessuali (con figli e senza figli) ma anche coppie omosessuali;

- Nuclei familiari con almeno uno straniero residente (coppie/famiglie immigrate e coppie

miste: ma si apre la strada alla registrazione censuaria di gruppi domestici dove lo straniero

residente potrebbe essere la badante).

Lezione 15: forme di famiglia nella storia italiana: dalla co-residenza alla prossimità

Co-residenza e prossimità spaziale come indici/indizi di familismo

Soprattutto gli ultimi 10-15 anni hanno visto una proliferazione di indagini comparative

(principalmente surveys socio-demografiche) che hanno prestato particolare attenzione ai modelli di

residenza in vari paesi o macroregioni: il più importante è probabilmente il Progetto SHARE.

La strada era stata aperta a metà degli anni ’80 da una famosa indagine dell’ISSP. I dati di questa

survey sono stati analizzati o comunque utilizzati in molti studi, tra cui particolarmente rilevante per

noi è quello dei Paul Ginsborg, “Familismo”, che appoggiandosi ad una famosa tabella prodotta

dall’indagine dell’ISSP usa la co-residenza e la prossimità spaziale come indicatore di familismo.

Dalla co-residenza alla prossimità: mutamento o continuità?

- Barbagli, Castiglioni e Dalla Zuanna, “Fare famiglia in Italia. Un secolo di cambiamenti”,

2003 La persistenza nel tempo della prossimità abitativa con le famiglie d’origine;

- Viazzo, Zanotelli, “Oltre le mura domestiche. Famiglia e legami intergenerazionali

dall’Unità d’Italia ad oggi, 2008 Dalla co-residenza alla prossimità: il modello

mediterraneo tra razionalità e cultura.

Teoria della modernizzazione

(teoria prevalente in sociologia fino agli anni ’70).

L’idea è che da un passato molto lontano fino alla seconda guerra mondiale ci sia stato un mondo

cosiddetto tradizionale (il “mondo perduto” di Laslett) e che oggi si verifica una dicotomia, un

binomio tra “primitivo-tradizionale” e “progredito-moderno”. Barbagli mette fortemente in

discussione la discontinuità cercando di rintracciare delle differenza macro-regionali radicate nel

passato e di lungo periodo.

La tendenza a co-risiedere nei primi anni di matrimonio declina e viene parzialmente soppiantata

dalla scissione interna che porta a vivere sì fisicamente insieme (ad es. non nello stesso

appartamento, ma nello stesso edificio) ma non sul piano economico e morale (ad es. cucine

separate). Questo calo della co-residenza viene bilanciato dall’aumento della residenza entro un

chilometro di distanza dalla residenza dei genitori di uno dei due coniugi.

Si sviluppa così l’idea di una modernità intesa come l’uscita dalla family e l’entrata verso forme

maggiormente contrattuali, più nucleari e più slegate dalla community:

- Tra l’Europa del nord e l’Europa del sud una delle differenze più marcate sta nella

prossimità spaziale (in Italia, ad esempio, si tende a stare vicino ai propri genitori);

- Un ruolo importante viene giocato anche dalle migrazioni, sia esterne che interne.

La mancata convergenza a livello europeo: teoria della convergenza e contrasti che persistono

David Reher, “Family ties in Western Europe: persistent contrasts”, in “Population and

Development Review” (1998). Reher mostra che vi è un’evidente differenza culturale e storica tra

paesi del nord e paesi del sud del continente europeo, aggiungendo, inoltre, che questo contrasto

esisteva già anche 400 anni fa. Lui è un continuista sostenente che i contrasti che ci sono stati nel

passato persistono nel presente e, probabilmente, persisteranno anche nel futuro.

Secondo Reher nel sud Europa vi sono vincoli morali più forti che non nel nord: contano molto in

questi casi gli stati d’animo per cui l’andarsene di casa o rimanere non è una scelta esclusivamente

razionale. Per forza o per scelta? Presenza di un modello, di un pattern determinismo dapprima

economico e poi culturale relativo al sentire comune.

Divergenza o non convergenza a livello internazionale, convergenza a livello nazionale?

“Nella seconda metà del Novecento le differenze tra le varie macro-regioni italiane si sono molto

attenuate nel segno di una doppia convergenza verso bassi livelli di co-residenza e alti livelli di

prossimità. Si può quindi concludere che l’Italia appare caratterizzata da una non convergenza in

ambito internazionale e da un processo di convergenza, invece, al suo interno” (Viazzo, Zanotelli).

Lezione 16: famiglia, parentela, lignaggio: co-residenza e prossimità in Italia meridionale

Vi è in media una sostanziale continuità nel fenomeno della co-residenza, ma vi è anche una netta

differenza fra inizio e fine XX secolo. Molti autori ritengono che non ci sia stata la convergenza

attesa, ma che ci siano state solamente delle differenze e degli sviluppi paralleli.

Quindi: calo della co-residenza e aumento della prossimità nelle tre macro-aree italiane (nord-ovest,

nord-est e centro, sud). L’Italia sembra essere rimasta non convergente, anche se queste tre macro-

aree si somigliano molto fra loro per l’aver sperimentato la decrescita della co-residenza.

Si parla ancora di processo di modernizzazione e di rottura rispetto all’idea di “stare insieme”: tutto

questo porta ad una convergenza verso il modello meridionale (prossimità residenziale e bassa

proporzione di gruppi domestici complessi). Interviene qui una componente economica, una

componente ideologico-culturale ed un mix delle due. Nel meridione italiano la famiglia patriarcale

non esisteva, oltre al fatto che c’era meno mobilità rispetto all’Inghilterra a causa del basso numero,

spesso vicino allo zero, di garzoni. Quello diffuso nel meridione europeo era il modello neolocale

basato su una forte predominanza nel lungo periodo della famiglia nucleare.

I catasti onciari contengono le dichiarazioni dei singoli cittadini sulle proprietà e sulle attività

costituenti fonti di reddito. Il catasto onciario fu uno strumento volto ad eliminare i privilegi goduti

dalle classi più abbienti che facevano gravare i tributi fiscali sulle classi più umili.

- Studi storici sulle strutture familiari nell’Italia meridionale:

- Giovanna De Molin, “La famiglia nel passato. Strutture familiari nel Regno di Napoli in

età moderna”, 1990

- Rassegne di studi storico-antropologici su famiglia e parentela in Italia:

- Raul Merzario, “Terra, parentela e matrimoni consanguinei in Italia (secoli XVII-XIX)”,

in M. Barbagli e D. Kertzer (a cura di), “Storia della famiglia italiana, 1750-1950”, 1992

- Studi storici e storico-antropologici su famiglia e parentela nell’Italia meridionale:

- Gérard Delille, “Famiglie e proprietà nel regno di Napoli (XV-XIX secolo)”, 1985

- Studi recenti:

- L’unico studio antropologico d’insieme specificamente dedicato alla famiglia

meridionale rimane quello di Angelomichele De Spirito, “Antropologia della famiglia

meridionale”, 1983

- Carlo Capello, “Nella terra dei legami forti. Famiglia e parentela a Tramonti e nel Sud

d’Italia”, in Alessandro Rosina e Pier Paolo Viazzo (a cura di), “Oltre le mura domestiche”.

San Marco dei Cavoti (1741-1981): distribuzione approssimata per tipo Hammel-Laslett %

I cosiddetti fogli di censimento hanno come obiettivo il raggruppare le singole famiglie.

Berardino Palumbo nel 1981 trova a San Marco dei Cavoti una proporzione di gruppi domestici che

è la stessa trovata negli stati d’anime di 200 anni prima. Non ci si può però limitare solo alle

statistiche provenienti dalle fonti come gli stati d’anime, i catasti onciari ed i fogli di censimento.

Gérard Delille trova alcune polarità tra i grandi proprietari terrieri, i residenti in città ed i piccoli

proprietari della campagna. Si parla di Quartieri di lignaggio (come le borgate) intendendo località

in cui vi sono gruppi di parentela o “razze” (non per forza household) che possiedono molte delle

proprietà formali tipiche dei lignaggi africani. Vi è una forte prevalenza della discendenza

patrilineare e coloro che appartengono a tali gruppi hanno particolari caratteristiche che vengono

trasmesse.

Il singolo individuo trova una sua posizione sociale solo quando viene individuato come membro di

un gruppo di parenti (di chi sei?). Inoltre, un individuo, specie se maschio, non ha una vera identità

se non all’interno dell’identità collettiva garantita appunto dall’appartenenza a quel particolare

gruppo. I parenti maschi si spartiscono il territorio e le risorse che sono presenti in esso: i gruppi

domestici complessi solitamente abitano tutti vicini di modo da poter gestire insieme al meglio la

terra. Quindi: gruppi domestici e gruppi familiari che vivono vicini.

In area montana si trovano gruppi domestici più ampi con un carattere maggiormente adattivo.

Modelli di parentela, famiglia e residenza nell’Italia meridionale

Economia – Residenza e parentela 

- A) Latifondo (economia del grano – Delille): area meridionale: produzione cerealicola,

mezzadria, prevalenza della famiglia patrilineare, insediamenti accentrati e prossimità

residenziale. A) Modello neolocale: matrimonio precoce (si rimane vicini ai parenti in virtù

degli insediamenti accentrati);

- B) Campania (in realtà, zone costiere e/o montuose o collinare del Sud. Es Sannio, Costiera

Amalfitana): piccole proprietà contadine, regime di consumo di auto-sussistenza. Colture

arbustive (economia dell’arbusto – Delille) e piccola proprietà contadina (vs. latifondo). B)

Modello patri-virilocale: matrimonio abbastanza tardivo, patri-lignaggi (razze);

- C) Puglia (ma si ritrova anche in varie zone della vicina Basilicata e di altre regioni

meridionali): colture cerealicole estensive e continua necessità di attrazione di manodopera

maschile dall’esterno. Insufficienza di manodopera locale. Inoltre, le figlie ereditano le

diverse case e vivono vicine, i mariti invece gestiscono le terre che solitamente sono situate

abbastanza lontano dalle case di residenza. Laddove vi è immigrazione di uomini il

cognome tende a cambiare. C) Modello uxorilocale (si va a vivere in casa della moglie):

terre ai figli, case alle figlie (matri-focalità), moltiplicazione dei cognomi (vs. modello

Campania).

NB: flussi non indifferenti di migrazione da B verso C, per cui uomini nati e formatisi in sistemi di

lignaggio si trovano in realtà ad abitare in “casa di mugliera”!

Le famiglie-mezzadrili in che misura somigliano alle famiglie-lignaggio attestate nel sud?

E in che misura si differenziano?

Le famiglie mezzadrili non sono proprietarie dei mezzi di produzione e della terra in quanto si tratta

di gruppi patrilineari agnatici che possono spostarsi di zona in zona. Si è più radicati dove si

posseggono i mezzi di produzione, mentre nel caso contrario è molto forte il legame parentale che

favorisce la ricerca di terre da acquistare.

In Toscana vi è un rapporto contrattuale tra i diversi proprietari terrieri, i quali ritengono utile far

coltivare la loro terra non a salariati bensì a gruppi di parenti guidati da un capoccia che tiene unito

e coeso tutto il gruppo dei lavoratori/parenti co-residenti.

Diversamente da ciò che si era pensato, Pete Rivers sosteneva che vi erano quasi esclusivamente

famiglie nucleari e non vi erano tracce di famiglie agnatiche. Nel caso toscano e umbro, il principio

unilineare della parentela è molto forte per ragioni ecologiche, sociali ed economiche.

Lezione 17: Corpi inaspettati: parentela adottiva e disabilità

Lezione tenuta dalla dottoressa Rossana Di Silvio (Università di Milano)

In Italia la parentela adottiva contemporanea si costruisce a partire da numerosi nodi critici, alcuni

più recenti e densi di altri, come la necessità di trovarsi ad affiliare, non per scelta, un bambino

transnazionale e disabile. Se è vero, come sostiene Strathern, che i parenti sono sempre una

sorpresa, l’esperienza delle famiglie adottive e handicappate restituisce a questo proposito un punto

di vista singolare della dimensione sociale e umana del diventare parenti oggi. Utilizzando il

materiale etnografico raccolto nel corso di una prolungata esplorazione del campo dell’adozione, si

proporranno alcune riflessioni sulla complessità delle nuove forme di famiglia nell’Italia

contemporanea.

Antropologa e psicologa, Rossana Di Silvio collabora come ricercatrice indipendente con

l’Università Milano-Bicocca e lavora presso l’Agenzia di Tutela della Salute di Milano Città

Metropolitana. Ha condotto ricerche sulla parentela adottiva in Italia e Ucraina all’interno di un più

ampio interesse per le trasformazioni della famiglia nelle società occidentali contemporanee.

Attualmente lavora sulla produzione dei saperi nei servizi socio-sanitari dedicati alla famiglia.

Libro: “Affetti da adozione. Uno studio antropologico della famiglia post-familiare in Italia”, 2008.

L’antropologia fornisce delle questioni umane una prospettiva diversa rispetto alla psicologia.

Gli ultimi studi statistici sulla disponibilità da parte dei genitori biologici di accogliere un figlio che

la medicina può individuare se sano o non sano, ammontano al 30%. In generale il 70% delle

mamme che viene a conoscenza del fatto che potrebbe avere un figlio disabile decide di

interrompere la gravidanza. I genitori adottivi questa cosa non la possono fare, anche se possono

decidere di rifiutare il bambino che è stato loro abbinato. La maggior parte dei genitori adottivi però

non lo fa perché sa bene che quando rinuncia ad una adozione esce automaticamente dal circuito

delle possibilità adottive. Spesso, inoltre, arrivano bambini con cartelle sanitarie che non mettono in

evidenza eventuali problemi e per questo i genitori oggi la prima cosa che fanno è il ceck completo

del bambino. Nel corso del primo anno possono, infatti, scoprire che il bambino soffre ad es. di

qualche sindrome di natura genetica. Ci sono anche situazioni di fallimento adottivo (molto rare).

Nuove forme di famiglia: la parentela adottiva

Una delle forme di famiglia che si è più diffusa in Italia oggi è la parentela adottiva, a pari merito

con le famiglie composte da nuclei che si separano e che formano altre famiglie a loro volta. La

parentela adottiva non è una pratica nuova ed è un tipo di famiglia che si forma da una convenzione

giuridica, culturale e sociale collettivamente condivisa.

La specificità rispetto alle forme tradizionali di famiglie adottive, per cui era necessario dare un

erede ad una coppia di genitori che non aveva la possibilità di procreare, è che l’adozione risponde

in primo luogo al bisogno di un bambino di avere una famiglia. La parentela adottiva può essere

anche vista come un laboratorio sul come si produce una famiglia ed è per questo che rappresenta

una sorta di lente tramite la quale si può vedere ciò che succede quando si forma una famiglia.

Cosa fanno i membri di un gruppo familiare già costituito quando arriva un nuovo membro?

La scelta deve far i conti con le aspettative e queste a loro volta devono far i conti con l’esigenza di

mettere in campo delle strategie di inclusione (o esclusione).

- Cibo mediatore imprescindibile che traduce la materialità della sostanza in intimità dei

corpi, in un senso di connessione familiare e creazione dell’intimità familiare.

- Cucina spazio distintivo della storia e della narrazione familiare, luogo elettivo della

riconfigurazione e della risocializzazione sensoriale.

Anche i bambini partecipano attivamente, cucinando e facendosi aiutare a cucinare piatti della terra

da cui provengono se si tratta di stranieri. C’è quindi una interazione che passa attraverso il

linguaggio del cibo e del nutrimento.

Strategie di coerentizzazione: principio di continuità e stabilità dei legami di parentela

Le attese sono diverse rispetto alle realtà degli arrivi.

La tipologia dei figli destinati sono soprattutto portatori di bisogni particolari o bisogni speciali.

Tra i bisogni particolari le convenzioni internazionali individuano anche la questione dei fratelli.

L’idea di inserire in uno stesso nucleo famigliare più di due fratelli viene considerata non una strada

facilmente percorribile perché si crea una criticità non solo rispetto ai fratelli stessi ma anche

rispetto agli altri parenti. La parentela adottiva può essere vista anche come una doppia mancanza:

- Fisiologica della coppia (infertile);

- Relazionale del bambino (orfano, abbandonato, ecc).

L’arrivo di questa nuova tipologia di bambini portatrice di bisogni speciali genera una frattura

riproduttiva rispetto alla attese riparative/generative. Inoltre, con l’arrivo e l’affiliazione di bambini

con bisogni speciali anche la narrazione ordinaria della vita familiare viene a frantumarsi.

La frattura riproduttiva delle famiglie adottive e handicappate:

- Conseguenze temporali e socio-culturali molto complesse ed estese;

- Una riconfigurazione di molti assunti e aspettative riguardo le relazioni di parentela

(dipendenza/autonomia), i cicli di vita familiare (reciprocità delle obbligazioni

intergenerazionali), l’appartenenza alla comunità sociale (cittadinanza/diritti) e la

quotidianità delle pratiche di famiglia.

La vita disabile (nell’interesse dell’etno-antropologia):

- Categoria profondamente relazionale, socialmente e culturalmente costruita a partire dalle

idee dominanti di normalità; valorizzazione dell’indipendenza e della completa autonomia

dell’individuo;

- Condizione esistenziale di menomazione che non è solo del corpo, ma è creata dalle

condizioni materiali e sociali che disabilitano la piena partecipazione di coloro che sono

considerati a-tipici.

La disabilità esiste solo in relazione all’abilità, ma non necessariamente nel senso biomedico

occidentale: le persone sono disabili se sono considerate e trattate come danneggiate o deboli (es.

orfano sociale, danneggiato per sua natura).

Connotazione dei servizi e dei professionisti:

- L’ambivalenza adottivi/bambini migranti (il primato dell’origine): si tratta dell’ambivalenza

che servizi e professionisti utilizzano di fronte all’adozione, per esempio nella scuola i

bambini che sono adottati vengono inseriti nello stesso programma di recupero dei figli dei

migranti. Il problema nasce dal fatto che i bambini stranieri che vengono adottati sono

cittadini italiani a tutti gli effetti a differenza dei figli dei migranti. I bambini per un certo

periodo di tempo non capiscono dove sono posizionati socialmente e per questo l’obiettivo

dell’adozione è proprio quello di includere non solo nei confini famigliari ma anche in quelli

nazionali questi nuovi cittadini. Le famiglie devono trovare delle strategie per fronteggiare

tale ambivalenza.

- La difettualità dei figli adottivi (egemonia dei saperi categoriali bio-psichiatrici): dal punto

di vista dei saperi questi bambini entrano a far parte della nuova famiglia già segnati da un

trauma subito (l’abbandono); sono bambini che portano con sé una loro difettualità;

- La colpevolizzazione dei genitori adottivi (predominio del legame di sangue): non viene

detto in termini espliciti ma è evidente da una serie di testimonianze raccolte che vi è questo

giudizio valoriale da parte di chi pratica l’adozione transnazionale.

La speranza è un fatto esistenziale, culturalmente radicato e modellato, che implica la pratica di

creare, o di cercare di creare il tempo futuro anche in mezzo alla sofferenza, anche senza prospettive

di lieto fine: nelle condizioni più difficili, le persone utilizzano pratiche narrative per interagire e

fantasticare sulle possibilità di un futuro indeterminato, ma che, proprio per questo, è sentito

collettivamente come uno spazio di cambiamento e di potenzialità. Vivere quotidianamente con un

figlio gravemente malato e adottivo, spinge i genitori e la famiglia verso un nuovo immaginario di

parentela per ricontestualizzare copioni scontati di narrazioni di famiglia e di famiglia adottiva per

includere o escludere la disabilità.

La vita differente non trova grande riparazione né sul piano sociale né sul piano fenomenologico

dell’intimità di famiglia. Tuttavia, la pratica narrativa della speranza consente di lavorare la

guarigione della doppia frattura riproduttiva immaginando un futuro quotidiano con un figlio

adottivo dislocato e disabile. Il ciclo delle obbligazioni e delle reciprocità familiari resta incerto, ma

la capacità di riorganizzare le aspettative sulle relazioni familiari e l’impegno a negoziare nello

spazio pubblico le categorizzazioni biomediche, l’inclusione sociale e la legittimazione del figlio e

della loro famiglia adottiva e handicappata persistono e si rafforzano nel lavoro di cura dei familiari.

Lezione 18: un modello mediterraneo di famiglia e assistenza

La tesi dell’esistenza di un modello mediterraneo di famiglia

Quali somiglianze e quali differenze ci sono tra le famiglie/lignaggi patrilineari del meridione

italiano e le famiglie a composizione patrilineare della Toscana descritte e analizzate da Solinas ne

L’acqua strangia? Quanti modelli mediterranei di famiglia si possono storicamente identificare in

Italia? A ben vedere, come già aveva suggerito Solinas molti anni fa, sembra legittimo parlare di

due modelli:

- Modello meridionale (con diversa varietà);

- Modello tosco-umbro (o mezzadrile).

Testo di partenza: “I toscani e le loro famiglie. Uno studio del catasto fiorentino del 1427”, 1978

I due autori (Herlihy & Klapisch-Zuber) scoprono che:

- In Toscana nel 1427 la gran parte della popolazione viveva in famiglie allargate composte in

genere da capoccio, moglie, uno o due figli sposati eccetera;

- Le donne toscane si sposavano molto giovani mentre gli uomini toscani più tardivamente.

Questo catasto non ci dice a che età si sposavano uomini e donne in Toscana, ma era riportata l’età e

lo stato civile (celebi, nubili, vedovi, sposati) delle persone e dunque attraverso questi dati era

possibile stimare approssimativamente l’età del primo matrimonio.

Divisione: Firenze – Large Towns (es. Prato, Pistoia) – Small Towns – Campagna

In tutte queste aree le donne si sposavano in media verso i 18 anni di età mentre gli uomini si

sposavano dopo e in età diverse a seconda del luogo in cui si trovavano: 25/26 anni in campagna,

26/27 anni nelle Small towns, 27/28 nelle Large towns e 29/30 a Firenze.

Questi esiti suggeriscono che nel medioevo:

- Prevalevano le famiglie complesse e patriarcali;

- Le donne si sposavano presto mentre gli uomini più tardi.

Già in quegli anni però si sapeva, grazie agli studi e alle analisi di Laslett e colleghi sull’età

moderna (500-700), che nel nord Europa prevaleva una forma di famiglia e di matrimonio diversa

rispetto agli altri posti. In Inghilterra ad es. le famiglie erano nucleari e il matrimonio era tardivo sia

per le donne che per gli uomini. Come spiegare questa differenza?

Grazie alla riforma, alle condizioni socio-culturali, ideologiche e religiose che favorivano processi

di nuclearizzazione ed ai movimenti dei giovani si ha una divergenza: transizione e mutamento

verso la nuclearità e conseguente diversa relazione tra i coniugi che porta alla famiglia moderna.

Questo processo avviene in tempi diversi: prima al Nord poi al sud Europa.

Questa teoria venne contestata da Richard Smith che allora lavorava al Cambridge Group ed era un

geografo storico medievista che aveva lavorato principalmente su fonti fiscali inglesi non così

straordinariamente complete come il catasto fiorentino ma non per questo insufficienti per farsi una

idea della forma di matrimonio presente nell’Inghilterra medievale.

Interrogativo di R. Smith: Queste famiglie sono medievali o mediterranee?

Smith dimostra che ciò che avevano scoperto i due autori del libro sull’analisi del catasto fiorentino

non era rappresentativo della famiglia medievale in quanto già nel 1300 le famiglie inglesi erano

nucleari e mariti e mogli si sposavano tardi (28-30 anni), oltre al fatto che vi era una forte

circolazione di servants. Nel medioevo inglese erano presenti dunque tratti diversi rispetto al

medioevo toscano. La sua tesi viene ripresa anche da Hajnal e da Laslett.

In realtà non dobbiamo pensare che tra epoca medievale ed epoca moderna non ci sia stato un

passaggio netto. Vi era già un modello nordico e vi erano altri modelli ancora, tra cui quello

mediterraneo caratterizzato da una elevata proporzione di gruppi domestici complessi patri-

virilocali ed età al matrimonio precoce per le donne e piuttosto tardiva per gli uomini.

Importanza anche del fattore culturale.

La tesi dell’esistenza di un modello mediterraneo di assistenza

Era innanzitutto evidente nell’Europa del passato che la composizione e le dinamiche di formazione

e sviluppo delle famiglie (intese primariamente come gruppi domestici co-residenziali) avevano

conosciuto ampie variazioni spaziali. Non solo: era altrettanto evidente che il gruppo domestico

inglese, lungi dall’essere autosufficiente come i sociologi della famiglia avevano supposto,

dipendeva strutturalmente da un sostegno esterno. Nell’Inghilterra preindustriale e negli altri paesi

in cui aveva prevalso la famiglia neolocale e nucleare, infatti, era maggiore soprattutto per gli

anziani il rischio di trovarsi a vivere da soli senza il sostegno immediato di familiari co-residenti, e

di sperimentare quindi stenti e difficoltà (hardship) insostenibili senza aiuti dall’esterno.

Ma da dove proveniva tale sostegno?

La risposta era suggerita, secondo Laslett, dalla constatazione che la geografia della famiglia

ridisegnata dalle ricerche storico-demografiche combaciava in larga misura con la geografia

dell’assistenza che emergeva dalla letteratura storica, dominata dal contrasto tra un modello inglese

di assistenza, già ben organizzato nella prima età moderna e di carattere quasi esclusivamente

pubblico, e un modello continentale (particolarmente visibile nei paesi dell’Europa meridionale) che

appariva al contrario frammentato e poco efficiente, con fondi e obiettivi limitati, e caratterizzato da

un’assistenza fornita principalmente in ospedali. Questa corrispondenza tra le due geografie della

famiglia e dell’assistenza aveva portato Laslett a formulare l’ipotesi che in Inghilterra e nei paesi

dell’Europa nord-occidentale, dove le famiglie nucleari erano dominanti, il ruolo assistenziale della

collettività sarebbe stato della massima importanza, mentre l’aiuto fornito da familiari e parenti

sarebbe stato di scarso peso. Tanto la logica quanto l’evidenza storica disponibile lasciavano

supporre che l’opposto valesse nei paesi dell’Europa orientale e mediterranea, dove l’onere di

sostenere gli anziani e i bisognosi sarebbe ricaduto essenzialmente sulla famiglia, anziché su

istituzioni pubbliche quasi inesistenti prima dell’avvento, peraltro tardivo e incerto, dello stato

esistenziale (da Viazzo e Zanotelli, “Parentela e assistenza: quali contributi dell’antropologia?”, in

D. Lombardi e Ida Fazio (a cura di), “Generazioni. Legami di parentela tra passato e presente”,

2006).

Le critiche

Le tesi di Smith, Hajnal e Laslett riguardo all’esistenza di un modello mediterraneo di famiglia (e di

assistenza) vengono criticate a partire dalla metà degli anni ’80 su due fonti:

- 1) Riguardo alle forme di famiglia (e ai presunti legami funzionali tra nuzialità e

composizione degli aggregati domestici), molti studiosi sostengono che:

 nell’Europa meridionale esisteva una pluralità di sistemi di formazione dell’aggregato

domestico;

 le differenze tra Europa nord-occidentale e Europa mediterranea erano meno accentuate

di quanto sostenuto da Laslett e Hajnal;

- 2) Riguardo alle forme di assistenza, alcuni studiosi contestano la validità del contrasto tra

modello inglese (settentrionale) e modello continentale (meridionale).

Il ritorno inatteso del modello mediterraneo

Nel 1988, con la pubblicazione dei saggi di Horden e Cavallo, il modello mediterraneo sembrava

ormai definitivamente smentito. Invece, proprio in quell’anno, appare un saggio di Davi Reher (in


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e culture dei media
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Viazzo Pier Paolo.

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