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La transizione demografica si può considerare completata quando si raggiunge un nuovo

equilibrio tra numero di nascite e numero di morti (quando il numero dei figli per donna è di circa

2).

LA SECONDA TRANSIZIONE DEMOGRAFICA

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta si parla di seconda transizione

demografica: si pensava di essersi fermati, ma non è così. La prima transizione demografica è

chiara da disegnare: la mortalità cala, poi la natalità, e si raggiunge un equilibrio.

La seconda transizione demografica è più disconnessa. Prima di tutto, aumenta la longevità

(la popolazione invecchia). In secondo luogo, avviene il declino della fecondità: aumenta la

denatalità e quindi c’è un “invecchiamento strutturale”. Come rileva Solinas, l’incapacità di

spiegare il declino della fecondità, in particolare nella situazione italiana, porta alla ricerca di

ragioni di tipo culturale. Inoltre, la parentela appare contratta e “verticalizzata”: poche persone

hanno fratelli, cugini, zii, ma molte hanno entrambi i genitori ed i nonni non solamente alla nascita,

ma per molti anni. Anche il calo della nuzialità è una componente sociale importantissima per la

seconda transizione demografica.

Negli ultimi anni si registra tuttavia in Italia un aumento che sorprende demografi e

sociologi: nel 2010 i nati da genitori non coniugati sono stati il 23,6% a livello medio nazionale ma

con punte superiori al 30% in numerose regioni.

Infine, un altro elemento che influisce nella seconda transizione demografica è la condizione

giovanile e la transizione all’età adulta. 02.10

FAMIGLIA E PARENTELA: COSTRUZIONI CULTURALI E SOCIALI

Lo studio della famiglia e della parentela si fonda su alcune nozioni di base: le

rappresentazioni grafiche, i concetti e i termini tecnici, le terminologie di parentela (il linguaggio

dei nativi e quello degli antropologi), le rappresentazioni di diverse forme di famiglia.

FAMIGLIA E PARENTELA: TEORIA DELLA DISCENDENZA E CONCETTO DI LIGNAGGIO

Famiglia (ingl. Family; franc. Famille; ted. Familie). Per quanto il termine «famiglia»

sembri rimandare a una nozione saldamente radicata nel senso comune, il suo significato non è

univoco. È un’ambiguità che accompagna questo termine sin dalle sue origini latine: per familia (da

famulus, «servo») i romani intendevano propriamente il complesso degli schiavi sottoposti a un

padrone; in senso traslato, tuttavia, lo stesso termine poteva essere usato per indicare la comunità

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domestica costituita dai coniugi, dai figli ed eventualmente da altri congiunti e da personale di

servizio, oppure come sinonimo di gens («stirpe») per designare persone dello stesso sangue, con i

loro ascendenti e discendenti.

Il testo classico di riferimento quando si parla di discendenza è The Nuer. A description of the

modes of livelihood and political institutions of a Nilotic people di Edward E. Evans-Pritchard, del

1940. L’importanza di questo libro consiste nell’offrire un’accurata descrizione etnografica – grazie

ai nuovi metodi di ricerca sul terreno – di una “organizzazione a clan” come quella delineata da

Rivers nel 1915 e nell’arricchire questa descrizione etnografica con un’analisi teorica inserita in un

quadro di estrema importanza disegnato da illustri predecessori, in particolare da Henry S. Maine.

Le caratteristiche principali dei “gruppi di discendenza” portati alla luce dalla ricerca

antropologica (soprattutto africanistica) intorno al 1940 sono:

• sono gruppi di parenti (kinship groups);

• sono gruppi di discendenza (descent groups; Fr. groupes de filiation), che si riconoscono

dunque discendenti da un/a comune antenato/a;

• sono gruppi di discendenza unilineare (unilinear descent groups; Fr. groupes d’unifiliation);

• sono gruppi “discreti” (si può cioè appartenere esclusivamente a un solo gruppo, non vi sono

sovrapposizioni di membership);

• sono gruppi “corporati” (corporate groups), costituiscono una persona giuridica e hanno

diritti e doveri in solido < Lat. in solidum (vs. pro rata [parte], ‘in proporzione fissa’);

• sono gruppi a cui si appartiene per nascita, senza possibilità di scelta [“appartenenza

ascritta” (Solinas, p. 141)]; sono gruppi di status i cui componenti risultano per molti versi

“uguali” o “equivalenti” (soprattutto dall’esterno) e non hanno alternative (nessuna scelta)

rispetto a certi comportamenti collettivamente attesi.

Inoltre:

• questi gruppi hanno la tendenza a segmentarsi (da cui il termine “lignatico-segmentari”

usato spesso per designare questi sistemi);

• in talune circostanze i segmenti hanno la “proprietà” (chiamata da Evans-Pritchard

“fusione”, in opposizione a “fissione” [= divisione, segmentazione]) di riunirsi in segmenti

più ampi, ma seguendo regole fisse e meccanismi rigidi con esito predeterminato, senza

avere la possibilità di procedere ad alleanze o coalizioni “strategiche”;

• questi gruppi sono stati designati nel gergo antropologico inizialmente con il termine

romano gens (Morgan), poi con il termine gaelico clan (all’epoca di Rivers), poi sempre più

5

come lignaggi (lineages), riprendendo un termine medievale (soprattutto francese: lignages,

< Lat. linea);

• talvolta si distingue – piuttosto scolasticamente – tra clan come gruppi di discendenza

unilineare che si richiamano a un antenato “mitico”, e lignaggi che sono segmenti di clan

che si richiamano ad antenati “storici”: ma l’importante è che tutti questi gruppi

condividono le caratteristiche “unilineari” e “di status” qui sintetizzate.

La prima relazione di affinità è il matrimonio, ovvero l’unione di due persone che prima non

avevano nessun tipo di parentela. Un uomo quando sposa una donna avrà dei figli e dei nipoti: avrà

una discendenza e creerà una relazione di affinità con tutta la famiglia della moglie.

Nei sistemi patrilineari i parenti “più veri” sono quelli dalla parte del padre; nei sistemi

matrilineari è al contrario. Entrambi i sistemi sono unilineari.

Sono molto importanti le denominazioni dei parenti nelle diverse lingue. In latino lo zio

paterno era chiamato patrus (da pater) e lo zio materno avunculus (da avus, nonno): in italiano

questa differenza non c’è, sono entrambi zio.

I cugini paralleli sono i cugini figli dello zio paterno (cugini paralleli patrilaterali) e i figli

della zia materna (cugini paralleli matrilaterali). I cugini incrociati sono i figli dello zio materno ed i

figli della zia paterna. Quindi, quando il proprio genitore ed il genitore del cugino (sibling del

proprio) sono dello stesso sesso, i cugini sono paralleli, mentre se sono di sesso diverso sono

incrociati.

Parlare di discendenza è appropriato quando si prendono in considerazione dei gruppi

separati: o si appartiene a un gruppo o si appartiene ad un altro gruppo. Le società claniche sono di

questo tipo: un individuo nasce e rimane all’interno di un gruppo sociale separato dagli altri dalla

pratica dell’esogamia. Le società famigliari, al contrario, sono società molto più aperte.

Molte teorie sociali del Novecento dicono che le società antiche si basavano sullo status (si

nasce con un determinato status), mentre le società moderne si basano sul contratto. Nelle società

antiche, quindi, non c’era scelta: erano società con dei legami molto forti che non si potevano

sciogliere (società della non-scelta). Nelle società moderne, invece, gli individui si creano

volontariamente i propri legami.

La ricerca condotta tra la fine degli anni ’40 e gli inizi degli anni ’50 da Julian Pitt-Rivers in

Andalusia segna l’inizio di un’intensa stagione di studi antropologico-sociali in Europa e in area

mediterranea. Diventa un assioma che non ci sono lignaggi al di qua di Gibilterra, ma le cose stanno

proprio così?

In realtà, proprio gli studi di Palumbo e di altri antropologi che conducono ricerche in comunità del

Mezzogiorno italiano (soprattutto appenniniche e costiere) mostrano per primi l’esistenza di gruppi

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di parentela – spesso denominati razze – che possiedono proprietà molto simili, anche se non

sempre del tutto identiche, a quelle del lignaggio “classico”, e che comunque costituiscono

sicuramente gruppi di discendenza. 15.10

STRUTTURE ELEMENTARI DELLA PARENTELA

La teoria della discendenza considera e confronta i diversi gruppi di discendenza,

concentrandosi sull’affermazione e la denominazione di quelli che vengono considerati parenti. La

teoria della discendenza (nota anche come unilineal descent group theory) nasce intorno al 1940, si

afferma nell’immediato dopoguerra e domina l’antropologia britannica (e la ricerca africanistica)

per circa un quarto di secolo. Già nel 1949, tuttavia, era stato pubblicato un volume che – pur non

rinnegando il concetto di lignaggio – proponeva una teoria assai diversa riguardo al sorgere della

società e ai meccanismi che la tengono insieme.

Lévi-Strauss scrive “Le strutture elementari della parentela”. In questo libro sostiene che la

proibizione dell’incesto sia una regola universale e che segni la soglia tra natura e cultura.

Dall’universalità del tabù dell’incesto deriva l’universalità dell’esogamia. Quando parla di

universalità del tabù dell’incesto, parla di un’universalità della proibizione, ma i parenti “proibiti”

cambiano a seconda delle società.

Lévi-Strauss legge Mauss, e leggendolo sviluppa una sua teoria dello scambio. Secondo

Lévi-Strauss lo scambio di donne, attraverso il matrimonio, permette la creazione e la continuità

della società (in questo modo si evita di cadere nell’incesto). Lévi-Strauss chiama “regole positive”

le categorie che regolano il matrimonio che indicano con precisione la categoria di parenti

all’interno della quale un individuo è tenuto a trovare un coniuge: da qui nascono le strutture

elementari della parentela. Le “regole negative”, al contrario, sono quelle che stabiliscono chi non si

può sposare e da qui nascono le strutture complesse della parentela. In una società dove vigono le

strutture elementari, quindi, non c’è libertà; nelle società dove vivono le strutture complesse sì.

Ma che cos’è una struttura? È un insieme di elementi a cui viene dato un ordine, una

formalizzazione.

Lévi-Strauss analizza due forme delle strutture elementari: quella a scambio ristretto e quella

a scambio generalizzato. Lo scambio ristretto, o diretto, è praticato apertamente tra gli aborigeni

australiani. In questo scambio, il gruppo A cede delle donne al gruppo B ed il gruppo B ricambia lo

scambio cedendo delle donne al gruppo A. In questo modo, il matrimonio sarà sempre tra cugini.

Questo è il sistema Kariela. Un altro scambio ristretto è quello dei Kachin, dove ogni lignaggio di

7

donne dà mogli ad un lignaggio di uomini. Ego sposerà quindi sempre la figlia del fratello della

madre (la cugina incrociata).

Per evitare l’accusa di evoluzionismo, letale per un antropologo in quegli anni, Lévi-Strauss

cautamente evitava di asserire che le strutture elementari della parentela fossero proprie delle

società primitive o ‘semplici’, mentre le strutture complesse erano distintive delle società

‘complesse’. Ma era evidente che Lévi-Strauss si attendeva che nella moderna società occidentale,

in cui l’assenza di prescrizioni ‘positive’ garantiva ampia libertà di incroci matrimoniali e

riproduttivi a popolazioni di grandi dimensioni sempre più mobili e sempre più connesse e unificate

grazie allo sviluppo delle comunicazioni, il sistema matrimoniale fosse radicalmente diverso

rispetto alle comunità piccole e relativamente isolate di cui si erano occupati fino ad allora gli

antropologi.

Questi modelli, però, non sempre sono incarnabili nella società. Bourdieu critica Lévi-

Strauss di guardare esclusivamente le strutture, mentre lui si concentra sulle strategie. Bisogna

quindi considerare se, nel momento in cui ci fossero le risorse, la regola venisse o meno seguita: se

sì, esisterebbe il modello ideale; se no, il modello non esisterebbe (non verrebbe seguito).

Le strutture elementari si basano su dei modelli meccanici, mentre le strutture complesse su

modelli statistici.

STRUTTURE COMPLESSE DELLA PARENTELA

Le strutture complesse sono quelle generate da regole esclusivamente negative.

In presenza di strutture elementari, i soggetti agiscono meccanicamente. In presenza di

strutture complesse non ci sono dei modelli meccanici, ma statistici: pur avendo una quasi illimitata

libertà, c’è più probabilità che un determinato individuo sposi un altro individuo dotato di

determinate caratteristiche. Non c’è più quindi un modello deterministico, ma un modello

probabilistico.

Nelle strutture elementari le genealogie future sono un riflesso di quelle presenti e passate.

Nelle strutture complesse il futuro è imprevedibile: ogni relazione è la conseguenza di una scelta

dell’individuo. 16.10

STORIA DELLA FAMIGLIA: PETER LASLETT E IL CAMBRIDGE GROUP

Gli storici non si sono occupati di famiglia fino alla metà del XX secolo.

Peter Laslett (1915-2001) all’inizio della sua carriera si occupa di pensiero politico; poi

scoppia la guerra, e dopo la guerra studia i lavori del filosofo Filmer, che aveva una visione

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patriarcale sia del potere politico che della famiglia. Intorno al 1960, Laslett ottiene una cattedra a

Cambridge, insegnando politica. Laslett fu anche tra i fondatori del canale culturale della BBC,

dove tenne una trasmissione (The World We Have Lost) dove parlava dell’Inghilterra preindustriale.

Quando parla di famiglia, si rifà alla visione patriarcale espressa da Filmer.

Poco più tardi, si imbatte in alcuni censimenti molto descrittivi della condizione di ogni

individuo. Segue quindi un’analisi su due città presenti in tali censimenti. Ciò che scoprì fu un

grandissimo ricambio di persone (moltissime persone da un censimento all’altro se ne erano andate

e moltissime altre ne erano arrivate). Questa mobilità riguardava soprattutto i servants (servi).

Inoltre, trovò pochissime famiglie patriarcali (su cui Filmer aveva edificato la sua teoria politica),

ma moltissime famiglie nucleari.

Nel 1965 Laslett pubblica “The World We Have Lost”, il libro con lo stesso titolo del ciclo

di trasmissioni che aveva tenuto alla BBC, ma con un carattere totalmente diverso. Questo libro

voleva essere un quadro della stratificazione sociale.

Laslett e Ricklitt fondano il Cambridge Group, che lavora, come aveva fatto Laslett, a

partire dai censimenti. La “tipologia di Laslett” (o “tipologia di Hammel-Laslett”; o “tipologia del

Cambridge Group”) propone cinque “categorie” (suddivise a loro volta in “classi”):

1. Solitaries

2. No family

3. Simple family households

4. Extended family households

5. Multiple family households

I tipi 4 e 5 sono “complessi”: si fa sovente la somma degli aggregati domestici che rientrano nelle

categorie 4 + 5 per avere una stima dell’incidenza di forme “complesse” di aggregato domestico.

Una forma particolarmente importante di aggregato domestico “multiplo” è la joint family

(famiglia congiunta): esemplificata dalla famiglia mezzadrile “classica” dell’Italia centrale,

corrisponde spesso a quello che Solinas chiama anche “polinucleo” (o famiglia polinucleare).

Ci sono state delle critiche alla tipologia e al metodo di Laslett, in particolare il metodo di

Laslett e l’uso di fonti di tipo censuario (censimenti, listings, “stati d’anime”, ecc.) ha portato a

un’eccessiva concentrazione sul gruppo domestico coresidente come oggetto d’indagine. Inoltre,

Laslett non ha tenuto conto del “ciclo di sviluppo del gruppo domestico”.

Nel 1969 Laslett scrive un articolo dove esprime come la famiglia inglese abbia mantenuto

la stessa struttura di un tempo, basata sull’Household, ovvero il nucleo domestico che comprende

anche i servi. 9 22.10

IL “CICLO DI SVILUPPO DEI GRUPPI DOMESTICI”

Giovanni Levi è uno dei primi a criticare il metodo di Laslett, facendo leva su un articolo di

Berkner. Viene usato, come critica, il concetto di “ciclo di sviluppo”.

Nel matrimonio neolocale, dove la coppia va a vivere in una casa che non è né della famiglia

della moglie né di quella del marito, il nucleo famigliare nasce da zero. C’è un ciclo famigliare,

dove il guadagno e le spese sono variabili:

- Marito guadagna 1, moglie guadagna 0,5, no figli  guadagno: 1,5, spese per due persone

- Marito guadagna 1, moglie guadagna 0, un figlio  Guadagno: 1, spese per tre persone

- Marito guadagna 1, moglie guadagna 0, due figli  Guadagno: 1, spese per quattro persone

- Marito guadagna 1, moglie guadagna 0, due figli: uno guadagna 1 e uno guadagna 0,5 

Guadagno: 2,5, spese per quattro persone

Ma nel matrimonio neolocale ad un certo punto i figli escono dalla casa dei genitori, creando

delle nuove famiglie. I genitori muoiono e si chiude così un ciclo.

Chayanov studia delle comunità russe (MIR – MHP) dove la distribuzione delle risorse

avveniva in base alle necessità delle famiglie: c’era un adattamento periodico delle risorse. Il

metodo di Laslett analizzava le forme famigliari partendo da un censimento. Nel metodo di

Chayanov e in quello di Berkner c’è un aspetto diacronico che a Laslett sfugge, perché non si

basano sui censimenti. Quello che Berkner rimprovera a Laslett è il fatto di non considerare la

dinamicità.

L’antropologo Murdock è colui che introduce il termine “famiglia nucleare”.

“MODELLI MATRIMONIALI” E SISTEMI DI FORMAZIONE DEI GRUPPI DOMESTICI

Hajnal è riuscito a stimare l’età al momento del matrimonio, grazie ai censimenti, di una

grandissima quantità di persone prima della Prima guerra mondiale. A Ovest prevaleva un

matrimonio piuttosto tardivo e c’era un grande numero di persone che non si sposava; ad Est il

matrimonio era più precoce e quasi universale. Questa bipartizione tra Europa dell’est e Europa

dell’ovest è stata attualmente molto criticata.

Secondo il modello di Hajnal i sistemi erano due:

Sistema 1: à aggregati domestici “semplici”

matrimonio tardivo (uomini > 26 anni; donne > 23 anni);

• residenza neolocale;

• prima del matrimonio i/le giovani circolano tra aggregati domestici come servi/garzoni (life-

• cycle servants ≠ lifetime servants). 10

Sistema 2: à aggregati domestici “congiunti”

matrimonio precoce (uomini < 26 anni; donne < 21 anni);

• residenza viri-patrilocale;

• aggregati domestici con parecchie coppie sposate si possono scindere per formare due o più

• aggregati domestici ognuno contenente una o più coppie. [inoltre: istituzione del servizio

poco diffusa]

Le “famiglie a ceppo” (di cui esistono vari tipi) sono considerate forme intermedie. 23.10

LA FAMIGLIA ITALIANA E LE SUE GEOGRAFIE – MUTAMENTI O CONTINUITÀ?

La teoria della modernizzazione, prolungando le visioni sociali dell’800, nasce

dall’identificazione di due tipi: il tipo moderno e il tipo arcaico.

Fino al 1980 circa si riteneva che in Italia avesse avuto luogo – con ritardo – un ovvio

processo di “nuclearizzazione” della famiglia, come previsto dalla teoria della modernizzazione. La

prova era individuata soprattutto nel numero declinante di italiani che vivevano in famiglie estese e

multiple, passate dal 30% della popolazione nel 1981 al 15% trent’anni dopo.

L’analisi dei dati del censimento del 1951 condotta da Barbagli fa emergere l’esistenza di

differenze che appaiono legate a diverse forme di insediamento a loro volta legate a diverse forme

di economia e di struttura fondiaria.

L’indagine storica condotta da Barbagli (e confermata poi da molti altri lavori) rivela che le

differenze rinvenute nel 1951 rimandano a continuità di lungo periodo, e che in Italia

coesistevano diversi sistemi di formazione della famiglia (regionali, macroregionali, ma anche

“locali” in ragione della morfologia particolarmente frantumata della penisola italiana [ad es.

differenze tra zone di pianura, di collina e di montagna adiacenti l’una all’altra]).

FORME DI FAMIGLIA NELLA STORIA ITALIANA: DALLA CORESIDENZA ALLA

PROSSIMITÀ

Nel 2011, rispetto al 2001, il numero di famiglie è aumentato molto (del 12,8%). Le famiglie

sono diventate più piccole: mediamente, per ogni gruppo domestico ci sono 2,4 persone. Il

30% di queste famiglie sono monopersonali: aumenta il numero dei single, dei vecchi e dei

separati.

Compaiono anche nuove forme di famiglia: coppie non sposate, coppie omosessuali,

famiglie di cui fa parte una persona esterna (ad esempio un gruppo domestico con una

badante). 11

Cosa ci dice, quindi, il censimento del 2011?

- Crescita del numero delle famiglie (= households, “famiglie di censimento”) – Seguendo un

trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da

21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%.

- Riduzione della taglia media delle famiglie – Le famiglie tendono conseguentemente a essere

sempre più piccole: nel 1951 una famiglia era mediamente composta da 3.9 persone, nel 1971 da

3.4,nel 2001 da 2.6, nel 2011 da 2.4.

- Aumento delle famiglie “unipersonali” – Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre (dal 2001

al 2011 sono passate dal 24,9% del totale al 31,2%) e «risultano in notevole aumento rispetto al

censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti

demografici e sociali» (dunque non solo singles, ma anche vedovi/e).

 Con l’avanzare dell’età cresce la tendenza a vivere in famiglie unipersonali, che

raggiungono il 38,3% fra gli anziani con più di 75 anni. Le famiglie unipersonali costituite

da persone ultra-74enni sono per l’80% donne.

 Nelle classi di età avanzate è maggiore la tendenza a vivere in famiglia come altra persona,

cioè come membro aggregato ad un nucleo familiare oppure in famiglie senza nucleo non

unipersonali (ad esempio due fratelli che vivono insieme); la percentuale è del 10,5% fra la

popolazione di oltre 74 anni contro il 4,6% della popolazione complessiva. (NB: Queste

sono il tipo “extended, multiple and without structure”, che dunque continua ad esistere).

- Compaiono categorie di censimento nuove:

 coppie eterosessuali (con figli e senza figli) e coppie omosessuali;

 «nuclei familiari con almeno uno straniero residente» (coppie/famiglie immigrate e coppie

miste: ma si apre la strada alla registrazione censuaria di gruppi domestici dove lo «straniero

residente» potrebbe essere la badante).

Soprattutto gli ultimi 10-15 anni hanno visto una proliferazione di indagini comparative

(principalmente surveys socio-demografiche) che hanno prestato particolare attenzione ai “modelli

di residenza” in vari paesi o macroregioni: il più importante è probabilmente il Progetto SHARE

(Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe).

La strada era stata aperta a metà degli anni ’80 da una famosa indagine dell’ISSP

(International Social Survey Program). I dati di questa survey sono stati analizzati o comunque

utilizzati in molti studi, tra cui particolarmente rilevante per noi è quello di Paul Ginsborg,

“Familismo” (in P. Ginsborg, a cura di, Stato dell’Italia, Milano, Il Saggiatore, 1994), che

appoggiandosi a una famosa tabella prodotta dall’indagine dell’ISSP usa la coresidenza e la

prossimità spaziale come indicatori di “familismo”.

12

Nella seconda metà del Novecento le differenze tra le varie macro-regioni italiane «si sono

molto attenuate nel segno di una doppia convergenza verso bassi livelli di coresidenza e alti livelli

di prossimità. Si può quindi concludere che l’Italia appare caratterizzata da una ‘non convergenza’

in ambito internazionale e da un processo di convergenza, invece, al suo interno».

FAMIGLIA, PARENTELA, LIGNAGGIO: CORESIDENZA E PROSSIMITÀ IN ITALIA

MERIDIONALE

Modelli di parentela, famiglia e residenza nell’Italia meridionale:

- Economia

A) “Latifondo” («economia del grano» - Delille)

B) “Campania” [in realtà, zone costiere e/o montuose o collinari del Sud (es. Sannio, Costiera

Amalfitana)]

- colture arbustive («economia dell’arbusto» - Delille)

- piccola proprietà contadina (vs. latifondo)

C) “Puglia” [ma si ritrova anche in varie zone della vicina Basilicata e di altre regioni meridionali]

- colture cerealicole estensive

- continua necessità di attrazione di manodopera maschile

- Residenza & parentela

A) neolocale  matrimonio precoce (si rimane vicini ai parenti in virtù degli insediamenti accentrati)

B) patrivirilocali  matrimonio abbastanza tardivo, patrilignaggi

C) uxorilocale  terre ai figli, terre alle figlie, moltiplicazione dei cognomi (vs. modello

“Campania”)

NB: flussi non indifferenti di migrazione da “B” verso “C”, per cui uomini nati e formatisi in

sistemi di “lignaggio” si trovano in realtà ad abitare in “casa di mugliera”! 30.10

UN MODELLO MEDITERRANEO DI FAMIGLIA E ASSISTENZA?

Il catasto fiorentino permette di sapere la composizione della famiglia, l’età dei componenti

ed il loro stato civile. Tutte le famiglie studiate in questo catasto (da Klapisch-Zuber) condividevano

un’economia domestica. Da questo libro emerge che le famiglie toscane del ‘400 vivevano in

famiglie di tipo congiunto. A Firenze, la differenza di età al matrimonio tra uomini e donne era

molto grande, così come nelle altre città toscane; in campagna questa distanza si attenua. Questo va

in contrapposizione con il modello di Hajnal.

Nasce un filone di studio della famiglia mediterranea.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in antropologia culturale ed etnologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria.boller di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Viazzo Pier Paolo.

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