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Antropologia del Mediterraneo

Lezione 0.1: Che cos'è l'antropologia

Definizione di antropologia (sociale) di Ioan Lewis in Social Anthropology In Perspective: "L'antropologia sociale è lo studio comparativo delle società umane, con uno speciale interesse per le società 'altre' e lontane da noi" sostituendo cultura a società si ha la definizione di antropologia culturale.

Riflessioni critiche

  • "Studio comparativo" ma fra quali società?
  • "Società altre e lontane da noi" equazione alterità = lontananza?
  • "Noi" chi? Si presume che lui si riferisse ai britannici, anglofoni, occidentali.

Ci si chiederà spesso chi è "NOI", chi è il diverso.

I molti nomi dell'antropologia

Sociale, culturale due tradizioni abbastanza diverse di studi antropologici convergono nello studio della regione mediterranea (studi sociali e culturali). Etnologia, etnografia.

Pillole etimologiche

  • Antropologia < anthropos ("uomo" nel senso di "essere umano") + logos ("discorso, studio") studio sugli uomini
  • Etnologia < ethnos ("gente, popolo") + logos studio dei popoli
  • Etnografia < ethnos + graphia ("scrittura, descrizione") descrizione dei popoli

Pillole storiche

Quando inizia lo studio dell’uomo, l’antropologia? Si può risalire a molti secoli fa, come Erodoto (V sec. a.C) storico greco la cui opera maggiore sono le storie (da verbo greco "guardare") osservazioni, descrizioni di luoghi, di abitanti di questi luoghi, è qualcosa di vicino alla geografia, hanno carattere vicino all’etnografico. Racconta i loro usi, costumi, credenze religiose, rituali. Sono descrizioni che in parte sono basate proprio sull’esperienza personale. Erodoto ha viaggiato, ha interrogato sul posto, ha assunto informazioni. Ci sono descrizioni di prima mano, altre di seconda o di terza mano.

Alcune popolazioni hanno usi e costumi diversi da quelli dei greci, importante la diversità fra "noi" e gli "altri". Viene sottolineata molto, inizia a venire fuori l’alterità fra i greci e i "barbari". Erodoto dice di alcuni che non li ha visti, ma ha sentito dire che sono in un certo modo. L’elemento di stranezza, l’esotismo è importante. Il "noi" tende a parlare di quelli lontani come "altri". Erodoto inoltre è importante per gli antropologi perché nelle sue descrizioni tende a dire noi facciamo così e gli altri fanno diversamente. Non dice meglio o peggio.

Dal V sec al XVIII sec si passa da Marco Polo che viaggia e racconta di popolazioni lontane, poi scoperta America porta a descrizioni di popolazioni del Nuovo Mondo. Allo studio sistematico dei popoli e all’etnografia si arriva alla seconda metà del 700 secolo dei lumi, prima Enciclopedia prodotto distintivo di un certo modo sistematico di studiare tutto semplicemente. Seconda grande ondata (la prima 400-500) di spedizioni per mare. I due esploratori più rappresentativi sono Capitano Cook e Bouganville (non un normale capitano di marina, era un fisico, un "savant", uomo di scienza. È fra i fondatori alla fine 1799 di una società di savants, studiosi di varie discipline come Cuvier anatomista, padre della paleontologia, il filosofo De Gérando e Jauffret fondano la "Società degli osservatori dell’uomo". Questi erano già a conoscenza di ciò che era stato immagazzinato da etnologi o etnografi che disegnavano o descrivevano l’ambiente, il regno minerale, il regno animale e quello vegetale. Descrivevano anche le abitudini di questi popoli di terre nuove, la loro organizzazione, la loro religione, ecc.

La nascita dell'antropologia moderna

A fine ‘700 questo materiale era già abbastanza ricco. Comincia a emergere il termine etnografia, etnologia, sono descrizioni di popoli, ci sono studiosi che cominciano ad affrontare esplicitamente ciò che è stato scritto sulla popolazione A, B, C che sono solitamente lontane dall’Occidente e fanno confronti. Il termine "antropologia" risale già al 1805 in inglese, in francese 1788 da Chavannes un teologo e antropologo svizzero che scrisse Anthropologie ou science générale de l’homme : pour servir d’introduction à l’étude de la philosophie et des langues, et de guide dans le plan d’éducation intellectuelle. Ritiene che l’antropologia o scienza dell’uomo (riflessione comparativa su come vivono le popolazioni del mondo) può essere di introduzione allo studio filosofico.

L'evoluzione dell'antropologia

Inizio ‘800 l’antropologia si pone come studio comparativo delle società umane a studio delle origini:

  • 1856 scoperti resti uomo di Neanderthal da questo momento si sviluppa l’interesse per lo studio dell’evoluzione dell’uomo come animale particolare, tratti somatici, ecc.
  • 1859 Charles Darwin pubblica L’origine delle specie e nel 1871 L’origine dell’uomo
  • In Italia prima cattedra di antropologia istituita nel 1869 a Firenze (capitale) e in quel periodo il termine antropologia rinviava principalmente all’antropologia fisica. Il primo titolare Paolo Mantegazza (formazione medica, viaggiatore). Aveva visione più larga di questa disciplina, aveva viaggiato molto in Europa e America del Sud e non aveva simpatia per coloro che volevano ridurre l’antropologia ad una disciplina "innanzitutto interessata da crani che non dallo spirito, dalle razze più che dalla psicologia comparata". Fu un difensore di questa branca dell’antropologia che venne chiamata etnologia, studio dei popoli.

Fine ‘800 si comincia a studiare l’antropologia, in particolare in America l’antropologia è "generale". L’evoluzionismo e i suoi metodi: gli antropologi "da tavolino" (armchair anthropologists). Cento anni fa: la svolta malinowskiana e la nuova centralità metodologica della ricerca in campo (o "sul terreno": fieldwork).

Lezione 0.2: Il metodo etnografico

Il metodo distintivo dell’antropologia culturale.

Citazione di Clifford Geertz antropologo americano. Dice che se volete capire cos’è una scienza non bisogna considerarne le teorie ma guardare a cosa fanno quelli che la praticano. Importante per avere un’idea di che cos’è l’antropologia soffermarsi sul metodo distintivo di questa scienza.

  1. Prima del metodo etnografico (viaggi di esplorazione nel Mondo nel ‘700-‘800 guardavano anche a usi e costumi delle popolazioni locali incontrate e scrivevano resoconti): il paradigma evoluzionista e l’antropologo in poltrona/da tavolino. L’antropologo non viaggia e affida la raccolta dei dati ad altri.
  2. La spedizione allo Stretto di Torres (aprile-novembre 1898): lo studioso diventa anche raccoglitore di dati:
    • Estensione del metodo delle scienze naturali allo studio delle società: lontananza = alterità culturale
    • Un metodo di ricerca estensiva: William Rivers (1864 – 1922) e il survey work, 28 isole in 6 mesi, il "metodo genealogico" di derivazione medica (raccolta di informazioni sulle famiglie degli intervistati e sui termini di parentela)
  3. Bronislaw Malinowski, Argonauts of the Western Pacific, 1922, tr. It. Argonauti del Pacifico occidentale, Newton Compton, Roma, 1973. Malinowski (1884-1942) come ideatore del metodo etnografico distintivo dell’antropologia, ovvero la ricerca intensiva in una comunità esotica, nel suo caso le Isole Trobriand (Melanesia) negli anni della I guerra mondiale.
    • Le caratteristiche del fieldwork: vivere insieme ai nativi per un lungo periodo, parlare la loro lingua, condividere la vita quotidiana (e prendere appunti).
    • L’osservazione partecipante: "cogliere il punto di vista del nativo".

Sull’empatia e l’immedesimazione: "Studiare le istituzioni, i costumi e i codici o studiare il comportamento e la mentalità senza il desiderio soggettivo di provare di cosa vive questa gente, di rendersi conto della sostanza della loro felicità, è, a mio avviso, perdere la più grande ricompensa che possiamo sperare di ottenere dallo studio dell’uomo".

Il resoconto etnografico come descrizione oggettiva: la forma impersonale, la generalizzazione e il presente etnografico. Etnografia come ricerca sul terreno/raccolta dei dati ed etnografia come scrittura/descrizione e analisi dei dati.

Clifford Geertz in Opere e vite (1988) a proposito di Malinowski parla di "mito dello studioso sul campo, simile al camaleonte, perfettamente in sintonia con l’ambiente esotico che lo circonda, un miracolo vivente di empatia, tatto, pazienza e cosmopolitismo".

Malinowski, A Diary in the strict sense of the term, 1967 tr. It. Giornale di un antropologo, Armando, Roma, 1992. Il diario personale di Malinowski (non le sue note di campo), pubblicato 25 anni dopo la sua morte, genera molto imbarazzo e fa dubitare del metodo etnografico: "Mi capitava allora di essere furioso con loro, soprattutto perché dopo aver dato loro la propria porzione di tabacco se ne andavano via tutti. Insomma, il mio sentimento nei confronti degli indigeni tende decisamente a: 'Che si sterminino i bruti!'".

Fa emergere il disagio dell’antropologo e il paradosso dell’osservazione partecipante la problematica commistione tra il distacco dell’osservazione scientifica e il coinvolgimento della partecipazione. Segna l’inizio di una stagione di crisi dell’antropologia culturale, dapprima negli Stati Uniti e poi in Europa.

  1. Paul Rabinow (1944 - ), Reflection on fieldwork in Morocco, 1977. Mette in evidenza l’ambivalenza del metodo, sottolineando il carattere di rito di iniziazione del fieldwork: "Come studenti ci viene detto che 'antropologia significa esperienza', non sei antropologo fino a quando non hai avuto l’esperienza di farlo. Tuttavia, quando torni dal campo si verifica l’esatto contrario: non sono le esperienze che ti hanno reso un iniziato a costituire l’antropologia, ma solo i dati oggettivi che hai riportato indietro".
  2. Clifford Geertz (1926 – 2006) "Dal punto di vista dei nativi: sulla natura della comprensione antropologica" in Antropologia interpretativa (1983). Una risposta alla crisi della disciplina: come cogliere e comprendere il punto di vista del nativo quando l’immedesimazione non è più possibile? L’antropologia interpretativa ridefinisce il metodo etnografico e il compito dell’antropologo in termini più "intellettualistici": si coglie il punto di vista dei nativi non con l’empatia ma con la decodificazione dei significati culturali e la loro traduzione per il pubblico di lettori.

Riflessioni critiche negli anni '70-'90

  • A) Il manifesto dell’antropologia post-modernista
    • James Clifford (1945 - ) e George Marcus (1946 - ) (a cura di), Writing culture. The poetics and politics of ethnography, 1986, tr. It. Scrivere le culture, Roma, Meltemi, 1997. La scrittura è al centro dell’etnografia. Un problema epistemologico: la questione della rappresentazione dell’Altro. Un problema politico: la riflessione sul rapporto tra antropologia e colonialismo (vedi Edward Said, Orientalism, 1978). Non un sapere "puro", oggettivo ma una conoscenza sempre storicamente situata. Sul campo c’è il dialogo tra antropologo e interlocutore nativo, che costruiscono insieme il resoconto etnografico. Verità parziali. Restituire la "voce" dei nativi.
  • B) L’antropologia femminista
    • Peggy Golde, Women in the field: Anthropological experiences, 1970. Soggettività e genere sono al centro dell’attenzione. La rilevanza del genere del ricercatore/della ricercatrice nella pratica di ricerca sul campo. Posizionamento e punto di vista parziale.

Lezione 0.3: Il lessico dell'antropologia: cultura, struttura sociale, parentela, genere

Gli inizi dell'antropologia culturale e sociale

Gli inizi dell’antropologia culturale e dell’antropologia sociale possono essere ricondotti, rispettivamente, a due libri fondamentali pubblicati nello stesso anno:

  • Edward B. Tylor, Primitive Culture. Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art, and Custom, London, John Murray, 1871.
  • Lewis H. Morgan, Systems of Consanguinity and Affinity of the Human Family, Washington, Smithsonian Institution, 1871.

Ironicamente, il testo fondativo dell’antropologia culturale, destinata ad essere prevalentemente americana, è scritto da un inglese (Tylor), mentre il testo fondativo degli studi di parentela – centrali per l’antropologia sociale di scuola britannica – è scritto da un americano (Morgan).

Il concetto di cultura

Tylor (1871)

La cultura, secondo Tylor (1832-1917), è "quell’insieme complesso comprendente le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, le leggi, i costumi e tutte le altre facoltà e abitudini acquisite dall’uomo come membro di una società". Questa è la definizione che viene di regola riportata nei manuali di antropologia. Può essere interessante confrontare l’originale: "Culture or Civilization, taken in its wide technographic sense, is that complex whole which includes knowledge, belief, art, morals, law, custom, and any capabilities (Primitive Culture, Chapter I, p. 1). and habits acquired by man as a member of a society".

Commento: si tende a "censurare" il termine civilization; rimane il fatto che Tylor decise di intitolare il suo lavoro Primitive Culture, e non Primitive Civilization, decretando così la fortuna antropologica, e non solo, del termine "cultura".

Dopo Tylor

Nei cento anni che seguono, il concetto di cultura viene rifinito e parzialmente riformulato da molti antropologi, quasi tutti americani (Boas, Kroeber, Kluckhohn, Herskovits e altri). I testi più significativi vengono fatti conoscere in Italia nel 1970 in un volume curato da Pietro Rossi: Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica (Torino, Einaudi). Il concetto di "cultura" entra gradualmente ma molto ampiamente nell’uso comune (anche se se ne ignorano le origini antropologiche).

Geertz (1973)

Una svolta è però segnata da Clifford Geertz (1926-2006), che propone l’introduzione di un concetto di cultura come "ragnatela di significati" (web of meanings): poiché "l’uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto, credo che la cultura consista in queste ragnatele". L’analisi di queste ragnatele è una scienza interpretativa in cerca di significato (The Interpretation of Cultures, 1973, p. 5).

Lo studio della struttura sociale come tratto distintivo dell'antropologia sociale

L’antropologo inglese Alfred R. Radcliffe-Brown (1881-1955) – molto influenzato dal sociologo francese Emile Durkheim (1858-1917) – propone in alcuni importanti lavori pubblicati tra il 1930 e gli inizi degli anni ’40 di focalizzare la ricerca antropologica (etnografica e teorica) sullo studio della struttura sociale (piuttosto che della "cultura"). Lo studio della struttura sociale diverrà un tratto distintivo dell’antropologia sociale di scuola britannica.

La centralità della parentela negli studi antropologici

Non è casuale che la proposta di Radcliffe-Brown di focalizzare la ricerca antropologica sullo studio della struttura sociale venga avanzata in un articolo del 1941 che si intitola "The Study of Kinship Systems" [Lo studio dei sistemi di parentela], Journal of the Royal Anthropological Institute, 71 (ora in Radcliffe-Brown, Structure and Function in Primitive Society, 1952).

Come ricorda lo stesso Radcliffe-Brown nelle prime righe di questo articolo, sin dalle sue origini – dai tempi di Morgan – "the subject of kinship has occupied a special and important position in social anthropology".

La notazione delle relazioni di parentela in antropologia

  • I "simboli" della parentela nella notazione usata dagli antropologi
  • Consanguineità/discendenza e affinità/alleanza
  • Patrilinearità e matrilinearità
  • Endogamia e esogamia
  • Monogamia, poligamia, poliginia, poliandria

Lo studio dei "gruppi unilineari di discendenza" (o "lignaggi")

Testo classico di riferimento:

  • Edward E. Evans-Pritchard, The Nuer. A description of the modes of livelihood and political institutions of a Nilotic people, Oxford, Oxford University Press, 1940 [trad. italiana, I Nuer. Un’anarchia ordinata, Milano, Franco Angeli].

Le caratteristiche principali dei "gruppi di discendenza" portati alla luce dalla ricerca antropologica (soprattutto africanistica) intorno al 1940:

  • Sono gruppi di parenti (kinship groups);
  • Sono gruppi di discendenza (descent groups), che si riconoscono dunque discendenti da un/a comune antenato/a;
  • Sono gruppi di discendenza unilineare (unilinear descent groups);
  • Sono gruppi "discreti" (si può cioè appartenere esclusivamente a un solo gruppo, non vi sono sovrapposizioni di membership);
  • Sono gruppi "corporati" (corporate groups), costituiscono una persona giuridica e hanno diritti e doveri in solido < Lat. in solidum (vs. pro rata [parte], ‘in proporzione fissa’);
  • Sono gruppi a cui si appartiene per nascita, senza possibilità di scelta.

Inoltre:

  • Questi gruppi hanno la tendenza a segmentarsi (da cui il termine "lignatico-segmentari" usato spesso per designare questi sistemi).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher itscay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia del mediterraneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Sacchi Paola.
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