Estratto del documento

25/02/19

​ ​

Antropologia etimologia: antropos + logos = ragionamento sull’uomo, inteso come umanità.

Ma sono tante le scienze che si occupano di umanità, quindi in particolare l’antropologia

culturale/sociale/etnografia è lo studio sulla cultura umana (​ anche folklore e feste popolari,

​ ​

scienze demologiche

)

, per distinguerla anche da quelle scienze che studiavano l’aspetto

biologico dello scheletro umano.

Perchè è nata? ​

​ Nel ‘400, con l’umanesimo Europeo​ (​ soprattutto dove affluivano letterati

), l’uomo torna al

centro, dopo il buio medievale. Seppur continuando ad associarlo al divino, si affianca l’idea

che l’uomo possa forgiarsi da solo il proprio destino (​ Homo Faber

) e può studiare la Natura,

mentre prima era vista esclusivamente come intercessione tra Dio e il singolo individuo (​ idea

ancora miticizzata

). Con l​ ’inizio della “stagione coloniale”, nel ‘500​ , si entrò in contatto con

umani di cui nessuno immaginava l’esistenza, con caratteristiche completamente diverse.

Venivano per lo più descritti come selvaggi, rappresentati di fasi precedenti dell’evoluzione

umana, di cui gli Europei rappresentavano lo stadio finale ← le prime descrizioni sono quelle

di missionari e mercanti, non ancora antropologiche. Nel ‘700, con l’affermarsi

dell’Illuminismo e del Naturalismo​ , si iniziò a elaborare una teoria unitaria sul genere umano

(al di là della razza, medesima specie), fondamentale per la creazione del pensiero

antropologico → la Società degli Osservatori dell’uomo (Francia), seguendo gli ideali di

Diderot, Voltaire, Rousseau; poi chiusa da Napoleone. L’antropologia vera e propria nasce

nell’800, quando i pellerossa vennero segregati nelle riserve​ ← nelle colonie e nelle riserve

si articolò la prima riflessione antropologica.

L’antropologia, all’inizio si interessa di questi popoli “selvaggi”, “primitivi”, “popoli senza”

​ ​

(scrittura, storia, ecc...) rappresentati come fasi arcaiche ( → a

ntropologia evoluzionista

:

vedeva la storia umana come un processo cumulativo, con uno stadio primitivo e uno stadio

razionale. Studiare questi popoli consentiva di capire come si stesse evolvendo la storia

umana. Questo perchè sentivano un forte impulso dato dalle rivoluzioni iniziate in Gran

Bretagna, soprattutto quella tecnologica, che gli fece pensare che l’umanità progredisse

verso società sempre più complesse. Vedevano l’umano come un tipo evolutivo

). Col

trascorrere del tempo, si sono cambiati i paradigmi e lo studio degli esseri umani ha

interessato anche popoli “tradizionali”, le società più complesse (​ anni ‘60

)

. Oggi non c’è

limite agli oggetti di ricerca, e si differenza dalle altre scienze per la ricerca sul campo​ ,

l’​ etnografia​ (​ osservazione partecipante​ ). ← I primi antropologi non facevano ricerca sul

​ ​ ​ ​

campo, ma erano “​ antropologi a tavolino​ ” (​ come Edward Taylor e James Frazer

), ovvero si

servivano dei documenti e delle analisi provenienti dai loro compaesani mercanti e

missionari, da cui traevano le loro conclusioni. È anche con l'inizio della ricerca sul campo,

che l’antropologia diventa una scienza vera e propria. L’antropologia è un discorso

sistematico sulla differenza dei modi di vita, sulle modalità di adattamento.​ Malinowski​ è il

primo etnografo, che fece una ricerca guidata non dal razzismo, ma di apprendimento di

elementi in relazione al contesto, nelle isole Trobriand, in Malesia.

La cultura​ è un complesso di idee, simboli, azioni e disposizioni storicamente tramandati,

acquisiti e largamente condivisi da un certo numero di individui, mediante i quali questi ultimi

si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale​ . L’antropologia si focalizza innanzitutto

sulle differenze che gli esseri umani utilizzano per affacciarsi sul mondo in senso concreto.

Ma anche in senso unitario, in quanto gli esseri umani sono tali in quanto tutti produttori di

cultura, cercando di dare un senso e una risposta. Taylor diede la prima definizione

antropologica di cultura come “​ quell’insieme complesso che include la conoscenza, l’arte, i

costumi, la morale, il diritto o qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come

​ ​

membro di una società

” (​ uomo = animale simbolico

)

. In questa prima definizione c’erano due

​ ​

elementi importanti: quella universale della cultura come acquisita dall’uomo come membro

della società, non data dalla razza o dal sangue e appresa durante l’educazione e quella

collettiva​ della cultura, in quanto tutti ne hanno una → visione universalistica​ (​ tutti hanno

​ ​

una cultura per essere umani

) e particolarista​ (​ ognuno ha una, ma in base al contesto

​ ​

culturale

). La cultura (Geertz) può essere considerata anche come un complesso di modelli,

di idee, simboli, azioni e disposizioni organizzate in base a modelli culturali che fungono da

guida per il comportamento e il pensiero degli individui: questi modelli sono introiettati

attraverso il processo educativo, implicito ed esplicito​ . Modelli per​ : modelli guida al diverso

​ ​

modo di agire e di pensare in contesti culturali diversi (​ habitus

) → Modelli di​

: modelli

concettuale che implicano una determinata visione del mondo. In alcuni contesti, la cultura

diventa molto concreta. L’antropologia, in questa visione, si occupa di capire cosa è

considerato normale, per poi creare istituti che regolino e che facciano seguire le norme,

determinando le conseguenze per chi non le seguisse. 26/02/19

Il resoconto etnografico è il resoconto antropologico/storico presso un contesto culturale

preciso un cui il ricercatore ha fatto osservazione partecipante, l’antropologo deve

distaccarsi dal proprio background. L’antropologo deve concentrarsi sulle differenze,

cercando di farne una descrizione oggettiva. La scrittura etnografica​ deve restituire

l’esperienza etnografica rispettosa del mondo studiato e intelligibile per chi quella cultura

non l’ha vissuta (​ nella seconda metà del ‘500 dei navigatori sbarcarono sulle sponde di

alcune isole Melanesiane, imbattendosi in nativi, in cui scambiarono cappelli per bastoni,

verranno chiamate poi Isole Salomone. Entrambe le culture hanno interpretato il gesto

secondo schemi noti, le proprie categorie, è un incontro caratterizzato dall’alterità culturale,

ogni cosa va interpretata nel proprio contesto. Il punto di vista degli Europei era quello di una

cultura dominante che doveva colonizzare poichè portava tecnologia, religione, il proprio

modo di vivere in altre culture, ritenute arretrate e quindi da dominare. Questo è uno

sguardo in antitesi con l'antropologia, che guarda il punto di vista dell’altro. La riflessione

antropologica non è mai staccata dal dato). L’uomo nasce incompleto (​ lunga dipendenza

dagli adulti, lento processo di sviluppo delle sue facoltà

)

, Aristotele disse che “​ l’uomo nasce

​ ​

nudo

” (non solo letteralmente). Il codice genetico predispone l’uomo a compiere operazioni

più complesse degli altri animali, senza però indicare quali operazioni compiere​ .

INDIVIDUO ← GRUPPO ← AMBIENTE

L’uomo dipende per la sopravvivenza non dai geni, ma dalla cultura, come complesso di

codici comportamentali e ideazionali condivisi dal gruppo in cui si nasce e si è educati.

Secondo Geertz senza l’aiuto di modelli culturali l’uomo sarebbe incompleto, un insieme di

gesti spasmodici ed emozioni non precisate. Questo non significa che siamo totalmente

determinati dalla cultura, ognuno svilupperà le proprie preferenze che ci

contraddistingueranno, ma facciamo parte di un medesimo modo di comprenderci

vicendevolmente, mondi diversi rispondono ad altri criteri infatti a noi incomprensibili.

​ ​

L’operatività della cultura. La cultura si situa tra l’impulso a soddisfare un istinto primario e

la sua soddisfazione​ , essa consente agli uomini di agire in relazione ai loro obiettivi,

adattandosi all'ambiente naturale, sociale e culturale che li circonda. La maggior parte delle

operazioni mentali e pratiche sono inconsce = predisposizione operativa dell’assimilazione di

modelli culturali (habitus). Ogni atto e pensiero è guidato da modelli culturalmente

predeterminati, modelli diversi si possono scontrare.

Selettività della cultura.​ I modelli condivisi dai membri di una società sono interrelati: se

uno muta in seguito a determinate circostanze, mutano anche gli altri. La cultura è un

complesso di modelli tramandati, acquisiti ma anche selezionati. Il principio di selezione

agisce sia nel processo di trasmissione sia in quello di acquisizione, con il duplice scopo di

accogliere elementi culturali che si accordano con modelli in vigore e inibire l’intrusione di

modelli incompatibili con quelli in atto​ . I modelli culturali sono in continua interdipendenza,

prima vi era l’idea che la cultura fosse un insieme di elementi, ma non si comprendeva che

facessero parte di un tutto correlato, che si influenzano l’un l’altro → l’antropologia si

concentra su un aspetto, ma non indipendentemente, bensì in relazione con altri elementi.

La cultura è l'elemento che nasce dalla relazione di tutti gli elementi diversi. Ci sono culture

più o meno aperte, ma tutte inevitabilmente esposte al cambiamento (nessuna cultura è

immutabile, vennero però creati concetti politici senza valenza antropologica e storica come

razza, nazione e identità culturale.

Dinamicità della cultura.​ Le culture non sono entità statiche e fisse, ma complessi di idee e

comportamenti che cambiano nel tempo. Le culture sono prodotti storici, prodotti di incontri,

cessioni, prestiti e selezioni che producono trasformazioni e talvolta il cambiamento

sostanziale dei modelli culturali stessi. Le culture si trasformano in base a logiche proprie

(​ dinamica interna

) sia in relazione a elementi di provenienza esterna da cui esse entrano in

contatto (​ dinamica esterna

)

.

Carattere differenziato e stratificato della cultura.​ Le culture non sono costituite da

modelli distribuiti uniformemente. All’interno di ogni singola cultura esistono differenze dei

comportamenti ed espressione​ direttamente connesse con il potere, la ricchezza, la

posizione sociale, l’istruzione, le convinzioni ideologiche, religiose, politiche, ecc. → “​ dislivelli

interni​ ” di cultura: cultura colta e popolare (fino agli anni ‘60/’70 questi dislivelli erano molto

più marcati, soprattutto tra la cultura alta delle lettere e la cultura bassa del folklore. Spesso

l’immagine che abbiamo di una cultura è quella che i soggetti socialmente forti vogliono

trasmettere. Gramsci​ distingueva tra cultura egemonica, dei gruppi di potere e dei ceti alti, e

cultura subalterna, le culture marginali). Roger Keesing​ riteneva che quello che diciamo in

un determinato contesto è il prodotto del gruppo culturale egemone = meccanismo di

controllo culturale​ . Quindi quando si studia una società bisogna tener presente della diversa

distribuzione culturale. ​

Carattere comunicativo e creativo della cultura.​ La cultura è un complesso di modelli che

devono essere riconoscibili come facenti parte di un sistema di segni condivisi e

comunicabili​ ← La cultura è comunicazione (​ universalità semantica: principio del linguaggio

per cui, indipendentemente dal popolo, tutti gli esseri umani sono capaci con linguaggio di

designare luoghi lontani, vicini, immaginari; produttività infinita: data un’affermazione,

l’affermazione successiva non è prevedibile

)

. Per essere comprensibili devono essere

condivisibili, e per esserlo devono essere comunicabili. Il sistema di segni può essere

ricombinato senza stravolgere la cultura, il cambiamento deve essere però riconosciuto,

compreso e condiviso. 27/02/19

I modelli non sono entità indipendenti gli uni dagli altri (concezione anni ‘20/’30). La

cultura è il prodotto coerente che emerge a seguito di interazione di più modelli che si

configurano in un sistema complesso. Se si introduce un cambiamento per un solo modello

esso interviene a modificare anche gli altri modelli. L’As che si trova ad affrontare questo

sistema culturale lo fa in termini OLISTICI. Quando le cose cambiano si inserisce una

prospettiva olistica​ , un’interpretazione tra i modelli culturali anche se alcuni più di altri. →

​ ​

La prospettiva olistica​ : la cultura è da intendersi in maniera olistica, cioè come correlata nelle

sue parti e approssimativamente integrata a livello di pratiche e idee​ . Coglierne il carattere

olistico non significa conoscere una cultura nelle sua totalità, ma studiarla adattando una

prospettiva che ci predispone a stabilire dei collegamenti tra i vari aspetti della vita di coloro

che vivono la cultura stessa. L’olismo è uno stile di approccio allo studio dei fenomeni

culturali ← consapevolezza della loro interdipendenza​ .

I modelli sono integrati, non esiste un solo aspetto della nostra vita che noi sia interrelato

con gli altri aspetti. In tutti i contesti culturali esiste l’interdipendenza tra modelli. È proprio

l’interazione tra modelli che conferisce coerenza alla persona. Dumont​ , che si occupò del

sistema castale indù, si accorse che una casta non ha senso se non in relazione alle altre, e

la società si costruisce su queste relazioni. Dumont riteneva che questa società fosse molto

integrata, in quanto l’individuo non poteva vedersi svincolato dalla propria società, dalle

caste ← il soggetto come entità autonoma che si autodetermina si sviluppò quando si

elaborarono tutte le distinzioni tra domini della realtà (​ religione, politica …

), che non sono

interpretati ovunque ugualmente (​ es: morti

)

, La globalizzazione ha accelerato molto questo

processo di influenza e interdipendenza.

Degerarchizzazione (​ decentramento

) del campo culturale: non c’è più una netta distinzione

tra le culture​ (alta e bassa). Collasso dei confini tra produzione culturale che prima erano

separati. Tutti hanno la possibilità di accedere a certi domini del sapere, grazie alla

globalizzazione → melting pot.

L’etnografia è la pratica di ricerca sul campo, consiste nella raccolta di dati utili​ . Fu introdotta

da Malinowski e da lì non fu mai abbandonata.​ ← conoscenza della cultura che si intende

studiare​ : ​

● raccolta di storie e miti; → diario di campo

● registrazione di aneddoti e proverbi;

​ ​

● annotazione delle norme e dei comportamenti espliciti o raccontati

;

● raccolta di informazioni su riti, matrimoni, credenze, uso delle risorse;

Quando lo studio è sull’essere umano, sulle sue reazioni, non è possibile un oggettivismo

postivisiata scientifico → descrizione denza​ (Geertz), ma ‘antropologia non è comunque

arbitraria, poichè si registrano cose in base ad un contesto.

​ ​

● confronto con quello che le persone dicono e quello che fanno (​ indagine etnografica

);

​ ​

● →​ osservazione dei comportamenti e ascolto delle parole dei conativi con cui

l’antropologo si trova a condividere e a convivere avversità e attività quotidiane:

possibilità di coglierne gesti, emozioni, opinioni e idee non esplicitati in un’intervista;

​ ​

● osservazione partecipante (​ storia dentro una forma di vita, Wittgenstein

), “vai e

vieni” fra due mondi. L’atteggiamento antropologico è proprio quello di decentrarsi da

se stesso, abbandonare le tue categorie culturali e immedesimarsi nell’altro, essendo

capace poi di staccarsi dal mondo studiato per osservarlo con i propri occhi → polo

osservativo (​ attitudine riflessiva: l’antropologo deve osservare se stesso e la propria

cultura attraverso gli occhi degli altri

) L’elemento partecipativo trasforma l’etnografia

in qualcosa di diverso dall esperimento dello scienziato, stando attento a non farti

coinvolgere interamente;

L’etnografo quando deve raccogliere tutti i dati utilizza varie tecniche di vario tipo: interviste,

questionari, registrazioni, video registrazioni, campionatura di oggetti. Queste tecniche non

distinguono l’antropologia da tecniche affini tipo la psicologia o la pedagogia che si

avvalgono di tecniche metodologiche dell’antropologia. Essa si distingue perché non si limita

a visitare un luogo e fare qualche intervista ma l’antropologo deve vivere con il mondo che

intende visitare. ​

● l’antropologo interpreta interpretazioni​ (​ Geertz

) → dal punto di vista epistemologico

quindi non è possibile una un’esatta differenziazione, ma l’antropologo interpreta già

identificando un certo aspetto piuttosto di un altro e quando si raccoglie una storia

​ ​

(​ vivendo anche

) è l’interpretazione della persona che si sta offrendo. L’etnografia è il

frutto di tutte queste interpretaz

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Antropologia culturale Pag. 1 Antropologia culturale Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rikama di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bolotta Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community