Antropologia
Negli Stati Uniti, il paese dove gli studi antropologici si sono maggiormente consolidati e diffusi, esiste una suddivisione ormai classica dell'antropologia in quattro discipline:
- L'antropologia fisica (lo studio delle caratteristiche fisiche della specie umana)
- L'archeologia (lo studio delle formazioni sociali e culturali del passato)
- L'antropologia socio-culturale (lo studio dell'uomo in quanto animale sociale che si definisce cultura)
- L'antropologia linguistica (lo studio delle relazioni fra la cultura e il linguaggio)
In Italia invece, si sono maggiormente diffuse denominazioni come etnologia (lo studio degli usi e costumi di un popolo) e l'antropologia culturale. Un certo interesse verso l'alterità è pressoché universale. La diversità è parte essenziale della nostra vita di tutti i giorni. La nostra disciplina è una modalità storica particolarmente sofisticata di entrare in relazione con la diversità che una società ha prodotto allorché si è verificata una particolare congiuntura storica, sociale, economica, culturale, ideologica.
Antropologia culturale
L'antropologia culturale vuole studiare l'uomo in quanto animale sociale facendo riferimento alla lingua, ed in generale alla comunicazione. Gli antropologi culturali studiano l'insieme delle relazioni tra gli individui membri di una comunità e delle trame più ampie che guidano l'azione delle persone nello spazio sociale, la visione del mondo, i sistemi cosmologici, e più specificamente, religiosi, quell'insieme di rappresentazioni, pratiche, simboli, atteggiamenti, valori che hanno a che fare con l'immagine dell'uomo, la tecnologia, l'economia.
Gli antropologi linguisti studiano le interconnessioni fra il linguaggio e la cultura. Elemento centrale di questo stile intellettuale è il confronto tra tanti modi di vedere il mondo, le cose, se stessi e gli altri, in generale, fra tanti modi di vivere propri di specifiche comunità umane per mettere in risalto le differenze fra gli uomini.
Incompletezza e paleontologia umana
La paleontologia umana è lo studio delle sequenze evolutive dell'uomo successive alla sua separazione dagli altri gruppi di primati. Gli ominidi hanno origine comune e piuttosto recente: dai 4 ai 6 milioni di anni fa. È bene chiarire prima di tutto che nell'uomo si fondono due componenti diverse, quella organica e quella culturale, ciascuna responsabile di caratteristiche diverse e rispondente a meccanismi differenti. La componente organica è ereditaria e naturale ed è comune all'uomo ed ad altre specie animali e vegetali, la componente culturale è ambientale nel senso che si trasmette socialmente attraverso la tradizione e l'apprendimento.
Es. la capacità di volare negli uccelli si può ricondurre a un processo di sviluppo organico, ha consentito alla specie di adattarsi a mutate condizioni ecologiche, è entrata nel suo patrimonio genetico ed è stata trasmessa in linea diretta alle generazioni successive. La capacità di volare, nell'uomo, si riconduce invece ad un processo tecnico ed artificiale. La differenza nei due processi, quello di sviluppo organico e quello di innovazione tecnologica, spiega il fatto che la nozione di evoluzione, sia una nozione ambigua, che provoca fraintendimenti se utilizzata con riferimento alla storia dell'uomo.
La storia dell'uomo
La storia dell'uomo è molto di più che una semplice evoluzione di materia organica. L'uomo rispetto alle grandi scimmie, ha:
- La faccia corta e dotata di una dentatura ridotta adatta ad un regime onnivoro.
- La postura eretta, tale da assicurare l'equilibrio del tronco.
- Il cervello che ha raggiunto il volume di 1.450 cm cubi, ed è inoltre molto più complesso.
Ricostruiamone singolarmente le tappe. L'ominide si distingue dallo scimpanzé per la postura eretta e la locomozione bipede (cammina solo su 2 piedi). Gli australopitechi dovevano essere ominidi di piccola statura, circa 1 m – 1,20 m, bipedi e dotati di una struttura eretta e con dentatura ridotta. L'homo habilis ha una derivazione dall'australopiteco, la sua principale caratteristica è un aumentato volume del cervello. L'homo erectus ha un cervello ancora più sviluppato, ed una statura più grande circa 1,65-1,70 m. La grande innovazione tecnologica di homo erectus è stata il fuoco.
Circa 400.000 anni fa si stabilizzava la morfologia dell'homo sapiens, dal cranio cerebrale elevato, arrotondato e voluminoso. In Europa, invece, si originò un'evoluzione indipendente e particolare a partire da 350.000 anni fa e fino a 100.000 anni fa con l'uomo di Neanderthal, che conosceva il fuoco, si cibava oltre che di vegetali anche di prodotti della caccia e della pesca, che seppelliva i propri morti, accompagnandoli con oggetti e offerte. Da allora, l'umanità conta una sola specie: l'homo sapiens sapiens. La dimensione genetica e quella anatomica, la dimensione pratica, quella sociologica, la dimensione cerebrale e quella ecologica, la dimensione culturale, si intrecciano profondamente e altrettanto profondamente formano l'uomo attraverso una vera e propria rivoluzione della vita.
La caccia e il fuoco dunque sono due potenti fattori di socializzazione, la prima richiede cooperazione, crea legami affettivi tra uomini che hanno affrontato insieme grandi pericoli, porta alla solidarietà tra una classe di uguali, la caccia spinge gli uomini all'esterno, il fuoco crea un luogo sicuro, al quale tornare, che ospita le donne e i bambini. Si origina così una differenziazione di tipo sociologico basata su una divisione dei compiti, tra la classe dei maschi e il gruppo delle donne che presto sarà sancita sul piano culturale.
A questa nuova complessità sociale corrisponde un aumento delle esigenze comunicative, il linguaggio è legato anche alla necessità di dire qualcosa a qualcuno. L'uomo è il nostro oggetto di studio perché è particolare, non perché è meglio equipaggiato, più forte o più dotato dalla natura rispetto agli animali, ma, al contrario, perché è incompiuto e carente. La cultura si presenta allora come un complemento indispensabile, come un'integrazione indispensabile alla stessa sopravvivenza biologica.
La cultura come necessità
I geni dell'animale appena nato gli forniscono le informazioni necessarie alla sopravvivenza, come nuotare, mangiare, difendersi dai predatori. A differenza degli altri animali noi esseri umani non nasciamo così “programmati”, proprio da questa carenza originaria, che rende l'uomo estremamente fragile e dipendente, nei primi anni di vita, deriva l'esigenza della cultura come fattore determinante per la sopravvivenza dell'uomo. L'uomo rimedia alla sua incapacità, alla sua difettosità originaria, con la cultura. L'adattamento dell'uomo all'ambiente dipende poco dalla sua costituzione biologica, e molto dalla sua capacità di produrre cultura.
Pur essendo parte del mondo animale, l'uomo presenta molte caratteristiche che lo pongono in una situazione assolutamente particolare rispetto agli altri animali. Grazie alle dimensioni e alla complessità che il cervello umano ha raggiunto nel corso della lunga evoluzione, egli potrà dopo la nascita apprendere in misura quasi illimitata. C'è un “io” che è in grado di guardare se stesso, interrogarsi su se stesso, responsabile delle proprie azioni, nonostante tutti i limiti e tutti i condizionamenti e le regole. Accanto a questi c'è la straordinaria capacità del nostro cervello di adattarsi a sollecitazioni diverse, grazie ad un ampio margine di libertà, vale a dire la plasticità del cervello umano.
Il nostro organismo continua a modificarsi quando già siamo in relazione con il mondo esterno, che però è un mondo sociale e culturale, cioè rivestito di significati. L'uomo in entrambi i suoi aspetti di organismo e di coscienza, è quindi un prodotto sociale, relativo, particolare perché tali sono le cornici socio-culturali entro le quali egli si trova a nascere, crescere, svilupparsi, apprendere, fare esperienza, comprendere, pensare, immaginare, informarsi, parlare, fantasticare, provare emozioni e sensazioni, farsi delle opinioni…
Conclusioni
Accettare l'ipotesi che l'uomo sia un essere carente significa accettare una serie di conseguenze importanti, per quanto riguarda la sua costituzione biologica e socio-culturale che esponiamo nei seguenti quattro punti: l'uomo è quello che è in quanto la sua evoluzione organica ha ospitato la sua evoluzione culturale. Evoluzione biologica e culturale si sono influenzate a vicenda.