Estratto del documento

Presi nella rete - La mente ai tempi del web

L'ubiquità dei media

Mediasfera: ambiente tecnologico in cui i media elettronici non sono solo strumenti, ma presenze “ingombranti” che occupano uno spazio che noi non possiamo evitare. Queste presenze ingombranti sono caratterizzate da:

  • Ubiquità: sono dovunque contemporaneamente (dilatazione dello spazio)
  • Disponibilità dei contenuti: la rete mette a disposizione immense quantità di informazioni prima introvabili e inaccessibili
  • Convergenza di più media sullo stesso supporto (es. tablet, smartphone)

Esattamento: contrario di adattamento in biologia (sviluppare organi-funzioni per potersi adattare a delle condizioni ambientali). Nascono dei bisogni indotti dalla tecnologia.

Noosfera: sfera delle operazioni della mente, delle esperienze interiori. L'ubiquità dei media ha sconvolto l'ambiente quotidiano. Perfino alcuni aspetti del comportamento fisico sono trasformati. Queste trasformazioni sono arrivate ad urtare pesantemente la noosfera, inducendo anche nuove modalità di pensiero. Esempio: mi piace-non mi piace come su Facebook, velocità dei messaggi, video e fotocamere rendono quasi impossibile nascondersi alla vista, così come cancellano la possibilità stessa di un evento che non abbia testimoni, il nostro tempo è costantemente interrotto dal bisogno compulsivo di controllare i media che portiamo addosso, la concezione della privacy è alterata. In questi fenomeni risalta il carattere intrusivo della mediasfera: ai suoi strumenti bisogna accedere in ogni momento.

Tutto ciò provoca: ansia, maniacalità, narcisismo, frantumazione.

Mediasfera: spazio democratico?

Per uno stereotipo la mediasfera è vista in genere come uno spazio di democrazia, infatti chiunque può accedervi e farci qualcosa (prendere la parola, dire, far vedere quello che vuole). Questa percezione di libertà vale più dalla parte dell'emittente che da quella del ricevente: mentre l'emittente si sente libero da vincoli e lacci, per contro il ricevente può sentirsi oppresso dall'enorme quantità di sciocchezze, di volgarità e di imposture che la rete vincola senza posa. Inoltre, non tutti possono accedere veramente alla rete; le possibilità economiche possono frenare (potere) e non tutti sanno come usare la rete (sapere) es. persone anziane.

Questa serie di cambiamenti si è avviata e coincide con l'era della modernità globalizzata che si aprì a metà degli anni '80 del '900 con la cosiddetta rivoluzione inavvertita. Ci sono stati alcuni fenomeni che non sono da subito stati avvertiti, ma che hanno prodotto una vera rivoluzione:

  • Nascita e diffusione dei personal computer
  • E-mail
  • Emersione di India e Cina come mercati planetari
  • Nascita del gusto internazionale nei consumi di massa
  • Nascita delle compagnie aeree low cost
  • Deregulation statunitense (togliere le regole dall'ambito economico, il mercato si regola da sé rispondendo alle leggi della domanda e dell'offerta)
  • Conclusione del programma thatcheriano di distruzione del pubblico a vantaggio del privato
  • Diffusione planetaria dei comics televisivi giapponesi

Le fasi della conoscenza umana

Ci troviamo in una terza fase della storia del mondo in cui si formano le conoscenze della specie umana e si alimenta il suo sapere. Prima di oggi l'uomo occidentale ha percorso 3 fasi:

  1. Scrittura: l'invenzione della scrittura permise di fissare le informazioni su un supporto stabile con segni scritti, liberando la memoria individuale e collettiva dal peso di un'enorme quantità di dati. Fase preceduta da quella dell'oralità e della visione.
  2. Stampa: nasce con la rivoluzione inavvertita. Fissa le conoscenze. Libro come bene a basso prezzo e quasi popolare.
  3. Rete: fine XX secolo. Ritroviamo la parola-visione perché nella rete si guarda, si vede. Sappiamo tantissime cose che non abbiamo letto da nessuna parte, possiamo averle semplicemente “viste” o “sentite”. I motori del cambiamento sono il video e il computer. Passaggio dalla lettura alla “visione” e all'ascolto.

Moderno: comincia fra 1400-1500 fino all'inizio 1800: Rinascimento, Umanesimo, scoperta dell'America,... Novità: scienza galileiana, scienza moderna, stato moderno, religione separata dalla scienza e dalla politica, tecnica (stampa a caratteri mobili, bussola, polvere da sparo).

Postmoderno: tecnica diventa tecnologia. Contaminazione: i vari frammenti dei sistemi andati in crisi si mescolano uno con l'altro.

I sensi e l'intelligenza

Quale senso è più importante per noi? Vista o udito? Ognuno dei due organi può percepire cose diverse, quindi dà accesso a diverse modalità di conoscenza e a diverse sfere di esperienza.

Aristotele: gli uomini amano più di tutte la sensazione della vista. La vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni.

Eraclito: gli occhi sono testimoni più sicuri degli orecchi.

Platone: la vista è il più acuto dei sensi permessi al nostro corpo. La vista è il senso attraverso il quale acquisiamo più informazioni e di natura più ricca.

Agostino: l'orecchio è il canale attraverso cui entrano più sollecitazioni, e le più pericolose: l'udito può indulgere al piacere della musica, perdendo il senso delle parole.

Condillac: sviluppa una singolare concezione delle lingue come “metodi analitici”, cioè come risorsa che ha l'effetto di costringere il pensiero, per sua natura disordinato e spesso caratterizzato da immagini simultanee, a scomporsi in parti e a ordinarsi in successione. È l'udito che impone alle lingue questa proprietà.

Herder: è sulla stessa linea di Condillac. Fa una gerarchia dei sensi ordinata secondo il contributo che ognuno di essi dà all'acquisizione delle conoscenze, e secondo il tipo di conoscenza a cui dà accesso. In questa gerarchia non è la vista che spicca (come dicevano i Greci) ma l'udito, di cui Herder sostiene il carattere centrale per la nascita del linguaggio. L'udito è il senso del linguaggio. L'udito ha la capacità di trattare le percezioni in successione: visione alfabetica.

La vista presenta tutto davanti a noi di colpo: visione non alfabetica.

Visione alfabetica e non alfabetica

  • Visione alfabetica: modalità di visione che permette di acquisire informazioni e conoscenze a partire da una serie lineare di simboli visivi, ordinati l'uno dopo l'altro. Scrittura, Udito (Linguaggio). Homo legens. Caratterizzata dalla sequenzialità.
  • Visione non alfabetica: modalità di visione che permette di vedere oggetti in generale, vedo contemporaneamente tutto l'insieme. Vista. Homo videns. Caratterizzata dalla simultaneità.

Irnerio: (Italo Calvino) voleva disimparare a leggere, quindi cerca di visualizzare le lettere come immagini.

Rivalsa evolutiva: l'uomo rinuncia alla conquista della visione alfabetica nel momento in cui, ha avuto l'impressione di disporre di fonti di conoscenza ugualmente ricche avvalendosi della vista e dell'udito. Fa un passo indietro: migrazione a ritroso.

Lettura e visione

  • Ritmo: per compiere l'atto di lettura l'utente deve seguire un ritmo interno. Autotrainato: ritmo determinato dal lettore. Eterotrainato: chi guarda è costretto a seguire un ritmo dell'evento visivo.
  • Correggibilità: possibilità di fermarsi e chiarire. Impossibile.
  • Richiami enciclopedici: c'è tempo per farli. Tempo per chiarire solo dopo la visione.
  • Convivialità: poco conviviale perché deve essere fatta relativamente in silenzio e solitudine. Può avere luogo in ambienti molto più conviviali.
  • Multisensorialità: non è multisensoriale. È multisensoriale. Questo garantisce all'utente una certa sicurezza di cogliere comunque l'informazione trasmessa.
  • Iconicità: no. Testo non rivelatore a prima vista. Leggendo un testo può capitare di non capire assolutamente nulla per un buon tratto. Le parole stampate non rivelano la natura del loro soggetto. Rivelazione immediata dell'immagine. Vedendo un'immagine capisco che cos'è quello che sto vedendo.
  • Citabilità: possibilità di raccontare ad altri. Se raccontata perde il suo carattere.
  • Affabilità: amichevolezza, un medium è amichevole se è facile accedervi, se è possibile interrompere il contatto e riprenderlo senza perdita di informazioni, se le elaborazioni che richiede sono relativamente poco onerose. Poco. Tanto.

Testo scritto, testo parlato, testo digitale

La scrittura (discorso scritto) sposta la conoscenza dal di dentro al di fuori dell'uomo, cioè la rende superficiale e crea la falsa percezione di sapere inoltre ha un'altra debolezza, il testo, una volta scritto, non può più aiutare il lettore nell'opera di comprensione, perché si stacca dall'autore e vive per proprio conto passando nelle mani di altri. Il parlato (discorso orale) invece, può essere continuamente spiegato, difeso, approfondito da chi lo emette.

Attraverso la scrittura l'autore consegna al lettore un testo che ha raggiunto uno stato specifico: la stabilità e proprio per questo, una volta messo per iscritto, il testo può andare anche in mano di chi non è in grado di capirlo, e non può essere più difeso dal suo autore. Lo stabilizzarsi del testo scritto non esclude la possibilità di manipolarlo. Ma secondo Platone si manipolano solo i discorsi di basso livello.

Caratteristiche del discorso scritto

  • Superficialità (esteriorità)
  • Indipendenza
  • Stabilità
  • Alleggerisce la memoria e favorisce quindi la nascita di luoghi in cui il sapere e l'informazione si depositano
  • È pubblica perché “rotola dappertutto” e “non sa a chi deve parlare e a chi no”. Il suo autore non la può né difendere né controllare, deve “parlare da sola”
  • È regolata da meccanismi propri
  • Non è più guardata come un incitamento alla dimenticanza (come nel passato): è oggi riconosciuta come il più importante mezzo di cui l'uomo dispone per conservare la propria esperienza. La scrittura registra la conoscenza rendendola accessibile in momenti successivi e ripetuti.
  • La scrittura è creatrice di istituzioni. Esempio: trasforma la consuetudine in legge, crea e sviluppa la letteratura e favorisce la circolazione della cultura.

Caratteristiche del discorso orale

  • Interiorità: il parlato nasce “dal di dentro” ossia risponde a un bisogno di comunicazione immediato e profondo
  • Dipendenza dall'autore. Può essere difeso dall'autore
  • Mutabilità
  • Oralità mimetico-poietica: racconto orale di cui chi ascolta imita i contenuti
  • Dialettica: forma di ragionamento che avviene attraverso il dialogo. Il presupposto è il dialogo

Caratteristiche del testo scritto

  • È pubblico: si rivolge a destinatari che possono non essere presenti e spesso non lo sono. Quindi non è ancorato al momento in cui viene prodotto, ma deve poter portare il suo messaggio anche in altri momenti e luoghi
  • Rappresenta con le parole un mondo. Essendo meno legato al contesto, deve essere più esplicito del testo parlato
  • Una volta realizzato può essere illimitatamente corretto. Questo vale primariamente nel suo processo, nel suo farsi; come prodotto essa è invece stabile e permanente. Lo scrivente controlla sia il suo processo sia il prodotto che ne deriva.
  • È localizzato: è prodotto in un luogo determinato e spesso riconoscibile
  • È dotato di despota: cioè ha uno o più autori che garantiscono alcune condizioni fondamentali: che la scrittura sia autentica, che sia chiusa (completa e definitiva), che la responsabilità di quel che si è scritto appartenga a una persona definita e riconoscibile

Caratteristiche del testo parlato

  • Più intimità
  • Per rappresentare qualcosa basta indicarlo con un dito
  • Non può essere né corretto né modificato
  • Più evanescente
  • È localizzato
  • È dotato di despota

Caratteristiche del testo digitale

  • Enfatizza oltremisura la fase processuale, cioè di creazione del testo. Chiunque scriva può compiere una varietà di operazioni molto più vasta di quelle possibili con le tecnologie di scrittura tradizionali
  • Altissima variabilità: si può variare moltissime volte senza lasciare traccia del lavoro
  • È immateriale
  • Non porta tracce fisiche della persona che lo ha scritto
  • Non è localizzato
  • È totalmente adespota: nulla garantisce che il mittente sia anche l'autore del testo
  • È illimitatamente diffondibile (vedi posta elettronica)

Il testo si dissolve

Il libro contiene il testo, cioè un corpo discorsivo organizzato secondo leggi proprie. Nel libro in quanto oggetto fisico, può trovare ospitalità una varietà di testi diversi. Le due entità (l'oggetto fisico e il testo) sono di solito fuse e confuse sotto l'unico termine di libro.

Testo protetto: immodificabile. Filologia: studio analitico del testo così come esso si presenta.

Testo disarticolato: modificabile. Il testo si può manipolare, scomporre e ricomporre senza che ciò comporti nessuna sofferenza né per il testo stesso né per il suo autore. Interpolazione.

L'idea che il testo sia un'entità chiusa non è affatto scontata, ma è il risultato di un'evoluzione culturale tra le più imponenti. Per considerare il testo come un'entità chiusa ci sono una serie di presupposti:

  • Primato dell'autore: se il testo è chiuso (completo e compiuto) ci si aspetta che abbia uno o più autori ben definiti. L'autore è anche un soggetto giuridico perché si assume diritti e doveri. L'autore ne risponde, cioè ne è responsabile. Solamente a lui è riconosciuto il diritto di mettere mano a quel testo, e di decidere quando è finito, cioè quando è perfectum (completo e compiuto). La chiusura del testo vale solo per le persone diverse dall'autore: l'autore lo può riaprire illimitatamente perché il testo è suo.
  • Compiutezza: per consegnarsi ai lettori il testo deve presentarsi nell'ultima stesura voluta dall'autore, in una forma unica, finale e invariabile.
  • Originalità: il lettore da per scontato che il testo sia originale, cioè che nasca dallo sforza ideativo di quell'autore e che si distingua dagli altri. Il plagio è infatti considerato un reato in diversi sistemi giuridici.

Come conseguenza di queste presupposizioni, si può dire che il testo ha un corpo che impedisce ad altri di mettervi mano e che lo protegge da ogni tipo di intrusioni; esso è soltanto interpretabile.

L'idea di testo chiuso non è intuitiva: tre fasi

  1. Testo: entità aperta Per molto tempo il testo è stato percepito come uno spazio in cui era possibile e legittimo fare ogni sorta di intrusioni. I primi testi prodotti in Europa nell'antica Grecia nascevano aperti: si tratta di testi di natura orale. Esempio: poemi Omerici: non c'è un unico autore, gli autori sono multipli e ognuno ha portato un suo contributo al testo.
  2. Scrittura La scrittura crea la convinzione che il testo sia un'entità stabile, generata da un solo autore, il quale lo consegna al lettore senza che questo possa modificarlo. Tuttavia, ancora per molto tempo il testo viene percepito come un'entità che può essere modificata anche da mani diverse da quelle del suo autore. Nel Medioevo: diverse tipologie di produzione testuale, diversi ruoli:
    • Copista: trascrive testi di altri
    • Compilatore: taglia e incolla testi altrui mettendo di suo solo un ordine ragionato
    • Commentatore: riproduce passi di opere altrui aggiungendovi considerazioni che aiutino a capirle
    • Autore: inventa, crea, adoperando i testi degli altri solo come documento e riprova
  3. La maggior parte di queste attività si basano sulla possibilità di interpolare i testi di altri, su una vera e propria teoria della disarticolazione del testo. Non c'è ancora l'idea di perfectum. Stampa da stabilità al testo, l'autore viene riconosciuto e il testo può essere riprodotto illimitatamente = testo come entità chiusa.
  4. Computer Il copia-incolla diventa sistematico: testo di nuovo aperto e disarticolato. C'è una sorta di regressione alle origini, all'oralità.

Cambiamenti del leggere e dello scrivere

Etologia: comportamenti che la persona che si appresta a scrivere\leggere assume.

Ecologia: descrizione dell'ambiente nel quale avviene l'atto della scrittura\lettura.

Concezione classica Concezione moderna
Leggere > silenzio e solitudine > la lettura è diventata > cambio d'abito Multimodale e conviviale. Si può fare in ambienti affollati e rumorosi
> la letteratura deve prendere tutto il tempo che occorre. Il testo sopravvive al lettore: il testo è permanente e durevole, il lettore occasionale e momentaneo > è multimediale: ammette l'uso simultaneo di altri media > il libro di carta rimane il supporto
Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 1 Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica della comunicazione - Appunti Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesca Bandiera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Marchetto Michele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community