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Antropologia della comunicazione

stefano.fons@alice.it

LEZIONE 1

Parte generale: 3 modelli diversi da analizzare

Filosofia classica: greca, romana e medievale

 Filosofia moderna: 600,700,800

 Filosofia post-moderna: 900 e attualità

Parte monografica: sviluppo di un tema: “la persona è comunicazione” la persona è

nella sua essenza comunicazione fin dal primo istante di vita.

Statuto epistemologico della disciplina: epistemologico deriva da episteme (che in

greco significa scienza), nel senso di un sapere certo, stabile, incontrovertibile. Non è

quindi un’opinione variabile (doxa).

Lo statuto epistemologico di una disciplina stabilisce che tipo di disciplina sia, cosa

studia, attraverso quali metodi. Lo statuto dipende da due fattori:

la causa materiale ovvero l’oggetto/argomento che la disciplina studia

 la causa formale ovvero il punto di vista con cui è studiato l’oggetto.

Nell’antropologia (studio dell’uomo) l’oggetto di studio è l’uomo e il punto di vista è

filosofico. L’oggetto è l’uomo ma solo nel suo aspetto comunicante in quando l’uomo

comunica. Oltre all’antropologia filosofica esiste anche quella culturale che studia

l’uomo nelle sue aggregazioni sociali, culturali e primitive, studia la cultura dei vari

popoli (è però una scienza, non una filosofia). Poi vi è l’antropologia teologica che

studia l’uomo dal punto di vista della creazione di Dio.

L’antropologia filosofica ha 3 caratteristiche:

Parte da un atteggiamento di criticità radicale: non presuppone nulla e non da

 per scontato nulla quindi il sapere filosofico è il sapere critico per eccellenza.

Mentre le scienze partono da dei presupposti che sono assunti come veri e non

messi in discussione, la filosofia non procede così. Se le scienze mettessero in

discussione tali presupposti, dovrebbero uscire da loro stesse e diventare

filosofie. La filosofia non ha presupposto e parte sempre da una domanda.

Tale domanda riguarda l’intera realtà, il tutto, senza escludere nulla. Platone

 diceva: chi è filosofo vede l’intero, chi no, no. Il filosofo non si pone domande

particolari (perché piove?) ma domande sul tutto (perché c’è l’essere e non il

nulla?) mentre le scienze si pongono domande particolari e a queste danno

risposte particolari. La domanda sull’uomo è: cos’è l’uomo? Il cos’è è una

domanda tipicamente filosofica, le scienze non chiederanno mai cos’è. Il

qualcosa per cui una cosa è tale si dice “essenza”.

La filosofia usa la ragione: il filosofo accetta solo ciò che è razione, non sceglie

 ma accetta solo ciò che gli si impone. L’uomo ha la ragione e la filosofia usa

quindi la ragione. Ogni persona può dare un’opinione su una cosa, ma le

opinioni non sono verità. Per raggiungere alla verità, bisogna misurare. In

campo quantitativo è facile misure i fenomeni : è la ragione scientifica. Invece

per i fatti non misurabili non è così facile e la maggioranza ritiene che per i temi

di natura morale ognuno scelga in base alla sua opinione. La filosofia usa questa

ragione che si pone domande e risposte su temi di natura morale. L’attitudine

razionale è detta metafisica. Un uomo può essere analizzato in base ai suoi

elementi fisici e materiali (organi del corpo) oppure in base ad elementi

metafisici (qualcosa che sta al di là della materia e della fisicità) come per

esempio: che cos’è un uomo? L’uomo ha un anima? Non si può essere uomini

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senza essere filosofi, poiché tutte le persone si pongono certe questioni

filosofiche, invece si può essere uomini senza esseri scienziati. La razionalità

scientifica da risposte più urgenti, la filosofia pone domande più profonde e

fondamentali.

LEZIONE 2

Teologia: studio del divino, è una materia filosofica e metafisica.

Etica o morale: è una filosofia che studia il comportamento e l’agire umano.

Estetica: filosofia del bello che va oltre l’aspetto fisico e materiale

Gnoseologia: studia la nostra conoscenza, come si fa a conoscere

Ontologia: studia l’essere

PARTE GENERALE

Una lezione analizzata nei 3 modelli: classico, moderno, postmoderno.

Modello classico: Socrate non ha mai scritto nulla poichè per tutta la sua

 vita, durante il giorno andava dagli esperti a porre delle domande. Poi

confutava le risposte che riceveva dimostrando l’ignoranza degli esperti. Il

suo discepolo Platone invece scrive i dialoghi di Socrate con tutti i cittadini.

Una lezione secondo il modello classico era il DIALOGO: non c’è chi sapeva e

chi non sapeva, Socrate non si metteva dalla parte del maestro e non dava

una risposta alla domanda fatta. Alla risposta bisogna arrivarci con il dialogo

delle due parti.

Un altro esempio è Aristotele che teneva le sue lezioni passeggiando.

Lezione universitaria medievale, il professore leggeva un brano (lectio). Il

testo era la provocazione che faceva nascere le domande (quaestio), a cui

seguiva la disbuta (disputatio) il dialogo e il confronto; alla fine il maestro

tirava le conflusioni del discorso e fissava i punti di arrivo con le verità

acquisite durante la discussione (determinatio). Era una ricerca di gruppo e

non vi era alcuna imposizione dogmatica.

Modello moderno: gli illuministi sostenevano che c’erano gli illuminati che

 sapevano e il popolo ignorante. C’era bisogno di trasferire le nozioni da chi

sapeva e chi non sapeva. Il professore saliva sulla cattedra e dava il suo

sapere alle menti incolte degli studenti. È una lezione come trasferimento

del sapere dall’alto in basso, senza dialogo e senza ricerca.

Modello post-moderno: i sapienti sono finiti, ognuno è esperto. Tutto è

 uguale e tutti hanno ragione. Nulla può avere la pretesa di essere principale

e superiore agli altri. È impossibile la lezione perché nessuno ha nulla da

insegnare agli altri. L’uomo è raccoglitore.

LEZIONE 3

3 impostazioni rivali

modello classico: è detto modello della tradizione fondato sul dialogo: Socrate

 non sa nulla, sa solo che non sa “so di non sapere”. È un dialogo paritetico,

tutti sono sullo stesso piano. Il dialogo avviene attraverso la dialettica ovvero

una dialogo a due che consisteva in domande, brevi risposte e confutazioni

delle risposte date. Per confutare una tesi bisogna assumerla come vera

provvisoriamente, mostrarne le conseguenze assurde per poi dimostrarne la

falsità. Una dimostrazione è assurda quando contrasta il principio di non

contraddizione. Una cosa infatti non può essere e non essere nello stesso

momento e dallo stesso punto di vista. Anche il moderno Karl Popper pensava

che questo metodo fosse giusto per la scienza. Tale tipo di dialogo è possibile

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solo se le due persone sono convinte che si possa ricercare, entrambe quindi

non devono essere convinti di aver ragione entrambi e nemmeno di non poter

arrivare ad una verità. Platone diceva che gli uomini non sono ne animali ne dei

poiché non ricercano: gli animali perché non sanno, gli dei perché sanno già

tutto, gli uomini invece hanno un desiderio di conoscere la verità. Nel modello

della tradizione la persona è coinvolta con tutto il suo essere.

Modello moderno: per esempio l’enciclopedia di Diderot e Lambert, era un

 volume dove venivano raccolte definite e precisate le conoscenze umane. È

l’emblema di un modello comunicativo molto diverso dal classico. Ha la pretesa

di fissare una volta per tutte delle verità per poi essere trasmesse. Il modello di

sapere è quello scientifico. Non c’è più un dialogo che coinvolge le persone ma

solo esperti che sanno. C’è un asimmetria di saperi. È un sapere scientifico

tecnico e operativo perché lo scopo del conoscere è quello di applicare poi nella

tecnica. Non è un linguaggio quotidiano e spontaneo ma ricercato e specifico.

Genealogia: il filosofo precursore della genealogia è Nietzsche. Qualcuno ha

avuto la meglio su altre cose e ha imposto i suoi valori. Chi ha importo i suoi

valori e ha vinto altro non è che VOLONTA’ DI POTENZA. Sotto a queste cose

così importanti per la vita c’è il nulla e per questo la posizione si chiama

nichilista. Prive di un fondamento reale ontologico, sono solamente più forti di

altri e si impongono come verità ma non lo sono. Sono solamente opinioni, ma

la più forte si impone sulle altre.

Modello postmoderno: la verità non c’è, non c’è né bene né male. La

 comunicazione è solamente uno scambio di opinioni e l’opinione per sua natura

non pretende di essere verità. Ci sono varie opinioni e passaggi da un opinione

ad un’altra. La comunicazione è uno scambio in cui non c’è la pretesa di avere

la verità, ne la pretesa di trovarla. Il mondo postmoderno è polivalente,

sfaccettato, mutevole, camaleontico. L’informazione è policentrica.

modello classico: insegnante

modello moderno: quotidiano, materie scientifiche e matematiche

modello postmoderno: letteratura

LEZIONE 4

MODELLO CLASSICO

UNO E MOLTI: problema dell’unità e della diversità.

Talete è considerato il primo filosofo poiché è il primo che con la ragione si è posto la

domanda sul tutto, sull’origine del mondo. (tutto è acqua) Talete aveva davanti la

molteplicità delle cose, quante cose esistenti e diverse tra loro. Ricerca il principio del

mondo (arke), ciò che trasforma il caos in cosmo (ordine). Se il mondo è ordinato, le

cose hanno un legame tra loro e qualcosa in comune, altrimenti se è caos non hanno

nulla in comune. I greci credevano che il mondo fosse ordine, misura e legge.

Cosa c’è di diverso tra le cose e cosa c’è di comune? Se le cose non hanno relazione

non si può stabilire alcun rapporto tra di loro, nemmeno un rapporto di opposizione.

Se invece tutto fosse uguale e unico come si farebbe? Io esprimendomi farei

comunque distinzione tra uno e l’altro. Quindi le cose hanno qualcosa in comune ma

sono diverse: analogia.

Il discorso dell’uno e dei molti può essere applicato a livello ontologico (dell’essere

della realtà): la realtà invece sul piano ontologico presenta cose diverse ma che

presentano qualcosa in comune; ma anche a livello epistemologico (della verità)

poiché la conoscenza della realtà avviene con conoscenze diverse ma non totalmente

diverse, a livello linguistico e anche culturale.

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LEZIONE 5

Problema dell’uno e dei molti: cosa ci accomuna e cosa ci unifica? Bisogna trovare

l’unità nella diversità e la diversità nell’unità. Ciò che ci accomuna a tutti gli altri esseri

&

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dalpa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Fontana Stefano.
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