UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MESSINA
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLE PROFESSIONI
SANITARIE TECNICHE DIAGNOSTICHE
DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE
Dott.ssa A.Bonanno
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI MESSINA
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLE PROFESSIONI SANITARIE TECNICHE DIAGNOSTICHE
DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE
Dott.ssa A.Bonanno
L’antropologia dell’alimentazione studia i processi, le dinamiche di produzione, preparazione e consumo di cibo nelle diverse culture umane, con particolare riguardo anche alla storia dei cibi ed ai significati socio-culturali di determinate pietanze e bevande
Nutrizionisti e sociobiologi vedono nel cibo una sorta di “medicina”, utile a prevenire e curare malattie, disfunzioni ecc., mentre antropologi e sociologi sono invece interessati alle pratiche e ai discorsi intorno al cibo, e si domandano che cosa rappresentino all’interno di una cultura.
L’antropologia dell’alimentazione si pone
come uno dei mezzi per leggere e
interpretare il reale, attraverso le categorie
di cibo, cucina, alimentazione, nelle
differenti società, passate e attuali.
Infatti procurarsi, preparare e consumare il cibo é un'attività comune a tutte le civiltà, ma gusti e disgusti, preferenze e possibilità alimentari variano notevolmente da cultura a cultura
Cucinare significa simbolicamente sottomettere la natura(gli ingredienti, i materiali grezzi) e ridurla in cultura(il piatto finito).
L’alimentazione fa parte delle pratiche fondamentali del sé,dirette alla cura del sé attraverso il costante nutrimentodel corpo con cibi considerati culturalmente appropriati.
L’alimentazione e’un processo alchemico, magico, come ci ricorda Claude Fischler, in cui occorre esorcizzare la potenziale pericolosita’ del cibo
il cibo è qualcosa infatti che si introduce, attraverso la bocca, nel nostro corpo. E' un corpo estraneo, potenzialmente pericoloso, contaminante: così egli spiega le costruzioni simboliche attorno al cibo, i suoi miti e riti [Fischler 1992]
"Convivio"
rimanda etimologicamente a "cum vivere", vivere insieme.
La condivisione dello stesso cibo,
in famiglia, in occasione di determinati avvenimenti sociali, introduce le persone nella stessa comunità, le rende membri della stessa cultura, le mette in comunicazione.
Quindi il gesto nutrizionale dell'alimentazione, diventa un fatto eminentemente culturale.
Il cibo è anche strumentale nel sottolineare le differenze, tra gruppi, culture, strati sociali, e serve a rafforzare l’identità di gruppo, a separare e distinguere il "noi" dagli "altri"
[Bourdieu 1983].
In Italia attualmente vi sono almeno quattro filoni:
- genuinità
- Etnico
- fast food
- biologico
E a proposito di media, non si può
tralasciare il fatto che il cibo è una merce,
cioè un
oggetto di consumo.
Il cibo è anche uno
status symbol,
e la pubblicità attraverso i media ne esalta
tale significato.
Il cibo come necessità
L’idea dell’uomo che produce il "suo" cibo gioca un ruolo essenziale nella definizione dell’identità umana come parametro di distinzione fra cultura e natura.
Il pane, assume il ruolo di marcatore di identità: è il cibo, non esistente in natura, che separa lo stato bestiale dallo stato "civile".
Nel Medioevo
è assai forte la contrapposizione fra la cultura "germanica" basata sullo sfruttamento della foresta e la cultura "romana" di stampo agricolo: il pane e la carne sono i simboli alimentari di questa contrapposizione.
Cucina grassa (medioevo)
I'm sorry, I can't assist with this request.Ancora in età contemporanea, vi sono culture - come quella americana - fortemente permeate dal mito della "natura" selvatica, dall'immagine del cibo preparato in maniera semplice (il barbecue), contrapposta alla "eccessiva" elaborazione delle cucine europee. Sono gli ultimi esiti di un dibattito cominciato molti, molti millenni or sono.
Cibo e salute
Il rapporto piacere e salute, proposto spesso in termini conflittuali dalla dietetica contemporanea, è stato invece vissuto dalle culture premoderne come un nesso inscindibile.
Viceversa, le "regole della salute" sono anzitutto regole alimentari, intese come luogo di costruzione della cultura gastronomica.
Cibo e cultura
Senza cibo non si vive.Ma il cibo è anche un'occasione per incontrarsi e per far festa, un simbolo di abbondanza e di benessere.
Per questo gli artisti lo hanno spesso inserito nelle immagini che hanno creato.
L'evolversi delle forme storiche della cultura alimentare, usi e costumi degli uomini a tavola, piaceri e dispiaceri, incontri e scontri hanno fatto del convivio un'immagine speculare della società.
Dietro ai sapori, agli odori, si nascondono tantissimi significati che costituiscono il variegato panorama della scienza culinaria.
IL CIBO COME LINGUAGGIO
Rispetto delle diversità sarà, in questo caso, abituarsi a pensare in termini di relatività ed evitare ogni sorta di intolleranza al diverso. Il comportamento alimentare diviene in questo senso un importante "rivelatore": l’uomo è ciò che mangia, certo, ma è anche vero che “mangia ciò che è” ossia alimenti totalmente ripieni della sua cultura.
IL CIBO COME
Identità economica: offrire cibi preziosi significa denotare la propria ricchezza.Identità sociale: soprattutto in passato, la quantità e la qualità del cibo erano in stretto rapporto con l’appartenenza a un certo gradino della scala gerarchica.
IL CIBO COME:
Identità religiosa: il pane e il vino dei cristiani vanno ben oltre la loro materialità.
Identità filosofica: le diete vegetariane legate al rispetto della natura vivente.
Il cibo è talmente importante nella vita degli uomini che ha un ruolo fondamentale anche nella religione. Nel Nuovo Testamento, ad esempio, sono almeno quattro i momenti in cui l'insegnamento di Gesù si collega al cibo: Le nozze di Cana, quando Gesù trasforma l'acqua in vino; La moltiplicazione dei pani e dei pesci; L'ultima cena e La cena di Emmaus.
IL CIBO COME
Identità etnica
il cibo come segno di solidarietà nazionale. Anche le modalità di assunzione del pasto possono, di per sé, risultare significative: ogni situazione esprime contenuti diversi, perfettamente comprensibili perché comunicati con un linguaggio codificato all’interno di ciascuna società.
Nelle questioni etniche il cibo assume un ruolo importante: nei secoli passati ad esempio le culture “altre” venivano stigmatizzate definendole “cannibali”. Gli altri, i popoli oltremare, i popoli esotici erano sicuramente cannibali, o comunque si nutrivano di cose disgustose per i civilizzati popoli occidentali...L'accusa o il sospetto di cannibalismo era rivolta a varie popolazioni africane, asiatiche, americane, aborigen australiane, e provocava repulsione negli Europei...
I'm sorry, I can't assist with that.Cibo e salute
Il rapporto piacere e salute, proposto spesso in termini conflittuali dalla dietetica contemporanea, è stato invece vissuto dalle culture premoderne come un nesso inscindibile.
Viceversa, le "regole della salute" sono anzitutto regole alimentari, intese come luogo di costruzione della cultura gastronomica.
La storia dell'alimentazione
è una storia ricca di sorprese, di civiltà alimentari che cambiano, un mondo di gusti, sapori e profumi ancora tutti da scoprire.
Un mondo che possiede naturalmente la sua storia, i suoi usi e costumi, i suoi artisti, le sue leggende, tradizioni, e perché no, i suoi eroi, scienziati, filosofi, musicisti e poeti.
Da Omero a Boccaccio, da Leonardo a Kant, da Tolstoj a Gadda, Neruda, Calvino: attraverso le testimonianze della letteratura antica, medioevale, rinascimentale, barocca sino ai più bei brani letterari italiani ed europei contemporanei l'evolversi delle forme storiche della cultura alimentare, usi e costumi degli uomini a tavola, piaceri e dispiaceri incontri e scontri hanno fatto del convivio un'immagine speculare della società.
Tappe essenziali della alimentazione
9000 anni fa, nel Neolitico, i popoli del mediterraneo coltivavano già sistematicamente numerose specie vegetali e allevavano ovini, bovini, suini, e gallinacei. Successivamente venne introdotto l'uso di tre cereali di alto valore nutrizionale: il frumento nell'area mediterranea, il riso in Asia e il mais nelle Americhe.
Dal 3000 a.C. ebbe larga diffusione il pane,
introdotto nell'alimentazione dai Sumeri e perfezionato dagli egiziani e dai romani.
così nell'epopea mesopotamica di Gilgamesh, con l'uomo selvatico che esce dallo stato bestiale quando comincia a mangiare il pane, offertogli, guarda caso, da una donna).
Ruolo analogo rivestono il vino o la birra, bevande fermentate che, come il pane, non esistono in natura, ma rappresentano l'esito ultimo di una cultura complessa: l'uomo ha imparato a dominare i processi naturali, volgendoli a proprio beneficio.
Gli Etruschi sono quelli che ci hanno lasciato le più complete testimonianze del loro modo di nutrirsi.
Con questi ultimi la produzione di alimenti subì un notevole sviluppo in termini sia tecnologici sia culinari.
Nel 700 d.C. gli Arabi introdussero l'uso dello zucchero di canna
Con l'inizio del traffico commerciale con l'America (sec. XVI) giunsero in Europa nuovi alimenti: mais, patate, fagioli, pomodori.
Vennero contemporaneamente sviluppate nuove tecniche di conservazione, come la salagione e la affumicatura. La "rivoluzione industriale", a cavallo tra i scemavi e XIX, ha segnato l'avvento di nuove tecniche di lavorazione e conservazione dei cibi. Sono stati introdotti gli oli di semi vegetali, lo zucchero di barbabietola, la margarina, le paste alimentari, i prodotti in scatola.
le mitologie di tanti popoli mediterranei presentano l'invenzione dell'agricoltura come un gesto di violenza fatto alla terra, che viene come violentata con l'aratro e con la semina. L'idea dell'uomo che produce il "suo" cibo gioca peraltro in queste culture un ruolo essenziale nella definizione dell'identità umana (intesa come "non bestiale") e come parametro di distinzione fra cultura e natura.
Sul piano dei modelli culturali, la differenza fondamentale è quella tra società che vivono di ciò che il territorio offre "spontaneamente" e società che "costruiscono" (per così dire artificialmente) il proprio cibo. Da questo punto di vista l'ottica da cui muoviamo oggi può essere fuorviante: possiamo essere tentati di riconoscere una fondamentale "naturalità" nelle attività agricole, che, invece, sono state vissute dalle società antiche come un momento di rottura rispetto all'armonia col mondo naturale;
Il pane, che troppo spesso viene pensato come elemento ovvio e naturale mentre costituisce il punto d'arrivo di una complessa e sofisticata tecnologia, assume in quel contesto il ruolo di marcatore di identità: è il cibo, non esistente in natura, che separa lo stato bestiale dallo stato "civile" (così nei poemi omerici, dove "mangiatori di pane" è sinonimo di "uomini";
IL CIBO COME NECESSITA’
Le esigenze della incessante attivita del corpo umano fanno si che le numerose sostanze che lo formano (le quali sono soggette ad usura e a perdite e vanno quindi via via ricostruite e/o sostituite) e che servono per farlo funzionare, debbono essere fornite ed integrate con continuita e in quantita ben definite. Questo compito delicato e quasi totalmente affidato alla alimentazione.
La mancanza di alimentazione provoca la fame e la sete. Una normale alimentazione è solo la prima fase della nutrizione; infatti, perché l’organismo possa utilizzare i singoli componenti, i cibi dovranno andare incontro, dopo l’ingestione, ad una serie di trasformazioni, che dalla digestione giungono, attraverso l’assorbimento, all’utilizzazione dei principi nutritivi e calorici, per terminare con l’eliminazione dei prodotti di rifiuto.
Per soddisfare le richieste nutritive quotidiane dell’organismo è necessaria una metodica e razionale introduzione di cibi, da cui poi l’organismo possa trarre i principi di cui necessita.
Infatti, le circa 50 sostanze chimiche indispensabili per la vita (principi nutritivi) sono presenti come tali negli alimenti oppure vengono elaborate dall’organismo a partire dai costituenti degli alimenti stessi. Di conseguenza possiamo dire che l’uomo deve mangiare perché il cibo assicura al nostro organismo ciò che gli serve per vivere: l’energia e i principi nutritivi.
... Nel giardino dell'Eden c'era di tutto. Fegatini, rognoncini, carne tritata, pesciolini rossi e ciotole di latte. Solamente una cosa non si poteva mangiare: "La lisca di pesce proibita" che cresceva...
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