Antropologia culturale e etnografia
Definizione e ambiti di studio
Per antropologia (antropos – logos) si intende qualsiasi studio sull’uomo e soprattutto delle culture orientali, in modo specifico su come affrontano il tema dell’arte. Per etnografia si intende la descrizione degli usi e dei costumi di altri popoli. L’antropologia non è rivolta solo al mondo dell’arte ma anche a quello biologico, scientifico, linguistico, fisico.
Razza e intelligenza
L’antropologia si è molto concentrata sul concetto di razza. Ha stabilito che la razza non esiste poiché l’antropologia fisica, che si occupa dello studio delle variabili genetiche, ha constatato che non esiste un netto confine tra popoli. Pertanto non esiste una razza “nera” o “bianca”; esiste un’umanità con diverse variabili genetiche. L’antropologia ha inoltre confutato l’idea che ci fosse una stretta connessione tra gruppo umano e intelligenza: tutti i popoli sono intelligenze, cambiano le manifestazioni umane.
Popoli primitivi e relativismo culturale
L’antropologia inoltre ha constatato che non esistono popoli primitivi in quanto popoli considerati tali vivono nel nostro mondo nello stesso periodo storico, conoscono la tecnologia ma decidono di non utilizzarla, decidono loro di vivere in questa condizione, sono consapevoli dei problemi della contemporaneità. Non esistono inoltre società arretrate in quanto possono esistere norme arretrate ma non si deve generalizzare. Non si deve nemmeno pensare che alcuni popoli che non sfruttano la tecnologia siano completamente estranei alla modernità. Pertanto, per il principio del relativismo: ogni popolo ha il diritto di vivere al meglio che crede, unico limite è il rispetto dei diritti etici che non devono essere violati, non si deve offendere o pregiudicare la libertà degli altri.
(Esempio è il Canada - politica di inclusione rispetto reciproco dell’etica - tribunale internazionale per la violazione di tali diritti).
Comportamenti culturali e concezione dell'arte
Gli antropologi sono inoltre esperti dei comportamenti dei diversi gruppi culturali, per esempio in ogni comunità culturale esiste una diversa concezione di galateo. È stata condotta inoltre una riflessione sulle tradizioni che si tramandano nel tempo e sulla concezione di arte e artisti nei diversi popoli. Partendo dal presupposto che tutti i popoli conoscono “il bello”, tutti i popoli realizzano manufatti non necessariamente legati alla loro funzione, si sono analizzate le diverse espressioni artistiche.
Espressione artistica
L’espressione artistica di ogni popolo riguarda le scienze poietiche e produttive: letteratura, teatro, poesia, miti, danze. Ogni popolo ha la propria tecnica legata sia alla cultura che all’intenzione (idea + tecnica). Il primo reperto di arte è stato realizzato dagli aborigeni australiani 50 mila anni fa.
Scultura e simbolismo
Mettiamo a confronto la scultura di diversi popoli.
- Baia di Hutson, Ontario, Canada: monumento megalitico dietro il quale sta l’idea che la pietra sia viva e che condensi la vita della terra, essendo viva non è pura materia bensì al suo interno è condensata la genesi della terra (pietra = storia della terra). Questa scultura è estremamente evocativa oltre al fatto che ha la funzione di “faro” indicando la presenza umana a chi proviene dal mare.
- Isola di Java, Indonesia: raffigurazione del Buddha. Ogni concetto buddista è espresso nelle mani del Buddha. Rappresenta l’uomo perfetto, l’asceta che deve sapersi governare, che deve essere consapevole di se stesso. È seduto su di un fiore di loto per rappresentare la rinascita (fiore che nasce in una palude e poi si eleva al bene = concezione buddista elevazione al nirvana come il loto esce dalla palude) rappresenta un esempio da seguire.
- Acquerello di origine francese che ritrae un indios Bororo: sono rappresentati i vari ornamenti del volto e il loro modo di acconciare i capelli che rappresenta la loro concezione di uomo con “piercing” in quanto l’unica cosa che distingue l’uomo dall’animale è sapersi modificare, avere una propria identità. L’originalità di ogni raffigurazione umana sta nel fatto che tutti la interpretano in modo diverso, conoscere la cultura, ci fa comprendere le motivazioni che stanno dietro alle esperienze estetiche.
- Villaggio rotondo indios Bororo: rappresenta la loro democraticità e la loro intelligenza nel saper disporre le varie capanne in modo perfetto equidistanti le une dalle altre in maniera quasi studiata. Con il cerchio loro rappresentano la volta celeste (la perfezione).
- Mandala di sabbia tibetano: strumento di meditazione, rappresenta l’impermanenza delle cose infatti loro appena lo finiscono lo distruggono, dietro c’è la loro visione del mondo.
- Casa kwakiut: riproduzione di un corvo squarciato, split decoration, decorazione su tutta la facciata.
L'arte in antropologia
C’è differenza tra esperienza artistica e arte. L’esperienza artistica è il ripetersi meccanico che non va oltre la conoscenza del dato di fatto (unico scopo funzionale). Arte è la rielaborazione dell’esperienza es. amo da pesca eschimese decorato finzione + estetica. Altro esempio è la casa kuakite: è l’unione tra bello, simbolico e funzione in quanto il corvo raffigurato è la rappresentazione del messaggero tra gli uomini e il cielo. L’arte va oltre il concetto dato, ne vanno approfondite le motivazioni di alcune scelte estetiche. Un esempio possono essere le statue africane: gli uomini che rappresentano la saggezza hanno teste molto grosse mentre le donne simbolo di fertilità hanno seni molto pronunciati. L’arte è quindi il modo più semplice per approcciarsi a una cultura diversa e comprenderne la sua realtà e saperla descrivere. Molti popoli rendono artistiche manufatti artigianali, cose che a loro servono nella quotidianità. Esempio sono i popoli Aida (cucchiaio decorato) e giare cinesi. Diversamente in occidente utensile e oggetto artistico vengono distinti. In occidente l’arte viene contemplata mentre in altri popoli l’arte fa parte in oggetti di uso comune. Tutti i popoli orientali per la produzione di questi manufatti si ispirano alla natura essendo popoli a contatto con la natura esprimendo concetti profondi attraverso: mimesi e catarsi.
Antropologia dell'arte
Antropologia dell’arte: è lo studio comparativo di forme culturali e dei processi sociali che concorrono alla produzione artistica. È lo studio dei rapporti tra conoscenza e tecniche di concettualizzazione e di produzione di immagini. La sensibilità e il giudizio estetico varia in base alla cultura esempio la cultura greca è alla base della concezione occidentale di arte. Dal ‘900 in poi il concetto artistico è variato perché si è iniziato a mettere in comunicazione più culture artistiche.
Quando l'arte diviene universale?
Partendo dal presupposto che non esiste arte primitiva, gli artisti del ‘700-‘900 hanno avuto un forte interesse verso gli oggetti considerati un tempo primitivi, esempio maschere africane. Tali oggetti viaggiavano in tutto il mondo secondo il nome di souvenir, oggetto di interesse unicamente etnografico senza valenza artistica (si pensava). Tra il 700-800 si iniziarono a esporre questi oggetti di carattere orientale, ma oltre ai manufatti vennero prelevati anche uomini e donne in testimonianza dell’esistenza di queste popolazioni considerate primitive. Esempio è la venere primitiva, donna usata dalla scienza per condurre i propri esperimenti genetici, intellettuali ecc. su altre popolazioni diverse da quelle occidentali. Il primo museo etnografico in Italia è stato realizzato nell’800 a Modena con oggetti della Papuasia e a Genova successivamente cinesi. Va detto che gli oggetti inizialmente non erano considerati arte, bensì testimonianza dei loro usi e costumi. La concezione varia con Picasso che si ispira alle maschere africane per la realizzazione dei suoi quadri (si parlerà poi di cannibalizzazione dell’arte africana che è stata secondo gli africani violata la sua sacralità da Picasso). Da questo momento in poi si iniziò a studiare l’arte africana, considerata autentica, vera e profonda da qui cambia il concetto di arte primitiva: cioè il recupero di valori essenziali. Dal punto di vista antropologico, l’arte è universale ed è universalmente la ricerca del bello secondo Franz Bois, l’arte primitiva non esiste, nel 1883/4 Bois va a vivere nella terra di Buffin con gli eschimesi studiando i loro costumi e usi. Negli eschimesi ritrova espressioni artistiche anche nel loro abbigliamento, nei tatuaggi ecc. anche in questo caso loro realizzano cose per il gusto di farlo non perché siano necessarie. Tutti producono arte per aspetti simbolici facendo delle scelte stilistiche ben precise, tutti hanno un gusto per la forma (totem simboleggiano l’albero genealogico, paragone con uomo animale, no prospettiva ecc. ma simboli). L’arte è quindi simbolica.
L'arte australiana
Primo reperto artistico realizzato dagli aborigeni australiani, molti pensavano non fossero stati realizzati da loro per le spiccate qualità artistiche, la rilettura e l’analisi delle opere però permisero di rompere con il concetto di arte primitiva.
Arte e cultura aborigena
Solo nel 1972 si inizia a parlare di arte aborigena, l’arte di questi popoli si suddivide in due momenti: prima del progresso e dopo il progresso. L’arte aborigena è un’arte che parla della condizione sociale degli aborigeni ed esprime rivendicazioni entitarie e violenza. È dunque una forma d’arte polemica e brutale ma soprattutto va contro agli europei che hanno sempre visto gli aborigeni come un popolo minore, li hanno discriminati, esclusi e in alcuni momenti storici ritenevano che essi non fossero veri uomini. Nel film “La generazione rubata” è evidente il controllo dei popoli aborigeni da parte dei bianchi, questo film si basa su fatti storici realmente accaduti. Nel racconto è spiegato in maniera dettagliata il pregiudizio dei bianchi rispetto agli aborigeni e l’aspetto dei bambini mezzo sangue, frutto di relazioni tra uomini bianchi e donne aborigene. Questi bambini venivano strappati alle madri e portati in collegi nei quali venivano educati alla maniera dei bianchi allo scopo di crescere i bambini per farli lavorare al servizio dei bianchi e anche per evitare che questi bambini con sangue mezzo bianco mezzo aborigeno mantenessero nelle generazioni future, tramite matrimoni con bianchi, solo sangue bianco e così con il tempo sterminare la razza aborigena. Il voler educare gli aborigeni alla maniera occidentale va contro ogni aspetto culturale aborigeno perché i due mondi culturali sono molto diversi (bianchi: religione cristiana, lingua inglese…, aborigeni: vita basata sulle relazioni fra persone, lingue locali e diverse…); tuttavia dal 1931 venne erogata una legge che stabiliva che gli aborigeni non sapevano e non potevano educarsi da soli, questa idea discriminatoria era sostenuta anche da popoli che noi riteniamo sviluppati come Canada, Norvegia ed Australia, quest’ultima ancora oggi non accetta il mondo aborigeno.
Arte aborigena
Come abbiamo già detto l’arte aborigena è divisa in due parti: ovvero prima dei bianchi e dopo i bianchi. L’arte tradizionale è un’arte corporale dove il corpo era dipinto in maniera collettiva e in modo molto ricco. Un altro tipo di arte aborigena era quella rupestre, la più antica forma d’arte al mondo, in questa arte erano rappresentati temi come acqua, terra, animali, persone ed entità religiose. Quando arrivarono i bianchi questi ritennero che l’arte aborigena non fosse vera arte, dunque imposero e portarono la loro idea di arte basata sulle basi di quella greca. Tra il 1500 e il 1200 tramite alcune esportazioni si iniziò a capire che anche gli aborigeni avevano il loro modo di fare arte. Ma il vero inizio dell’arte di questo popolo secondo i bianchi ebbe inizio nel 1928 quando M. Preston dipinse “Fiori aborigeni” e tramite un forte uso dei colori riuscì a trasmettere un’idea e delle emozioni. Questo nuovo modo di fare arte basato sul simbolismo colpì gli occidentali e nel 1900 si iniziò ad esporre arte aborigena nei musei australiani e poi in tutto il mondo. Ispirati da questa arte in occidente nacque una nuova corrente artistica, il simbolismo. Nel 1971 – 1972 o anche punto zero, arrivò in Papuania nel deserto australiano, Barbon che iniziò a studiare il modo di fare arte degli aborigeni e si rese conto che per gli aborigeni colui che fa arte è colui che ha dei saperi e sa delle verità ed esprime una cultura, dunque a dipingere sono gli anziani perché hanno acquisito il sapere necessario nella vita. Tra i vari aspetti della pittura quello più importante è quello del Drime Time ovvero il tempo del sogno e la rappresentazione degli antichi e dell’origine. L’arte di questi popoli dunque è un’arte evocativa, fatta tramite puntinismo e simboli che esprimono precise cose. Fu Barbon a raccogliere un’enciclopedia di questi simboli e a valorizzare l’arte aborigena.
Artisti
Il primo artista aborigeno è Albert Namatyra, imparò a dipingere dagli occidentali quindi la sua arte è simile a quella occidentale con la differenza che nei quadri esprime le sensazioni che lo circondano; lui fu molto “usato” per trasmettere un finto rapporto tra aborigeni e australiani. Dopo di lui altri artisti si appoggiarono a cooperative per diffondere la loro arte, queste cooperative sono formate da artisti di ogni genere.
- Arte della tradizione ma in chiave moderna.
- Espressione delle condizioni attuali.
Esempi di arte
Esempio di arte 1: K. Kngwarreye dipinge in chiave moderna la mappatura del territorio, rappresentando tramite spirali vari percorsi, spesso è a uso cerimoniale.
Esempio di arte 2: H. J. Wedge dipinge nella maniera tradizionale del Dot and Circle ma i soggetti hanno a che vedere con i pensieri moderni.
Alcuni punti sugli aborigeni
- Tradizione aborigena è anche la pittura a raggi X, ovvero dipingere come se si vedesse l’interno.
- Questo popolo ha uno sguardo ostile ed enigmatico.
- Il percorso dell’arte è sempre intrecciato con quello della politica e tradizione.
- Ampio uso dei colori.
Artisti e le loro idee
- Nickolls: Non siamo più quello che eravamo ma stiamo diventando come gli australiani ci vogliono.
- Onus: Per i bianchi l’aborigeno è un “pipistrello” che minaccia il suo spazio domestico e vitale.
- Bennett: Concetto di genocidio.
- Dacon: Stereotipi e colore della pelle, donne al servizio dei bianchi per ordine della casa ma anche donne come stereotipi sessuali. (Donna che posta davanti a una casa in lamiera tipica dei servitori dei bianchi è circondata e appoggiata su oggetti tipici dei bianchi e non inerenti alla cultura aborigena).
- Foley: Distruzione fisica e culturale della razza inferiore nera.
- Campbell: Triste vicenda di un aborigeno con colori e composizione in stile tradizionale.
- Riley: Donna con un cappio al collo = si toglie l’umanità a queste persone. Famiglia = perdita di cultura. Uccello morto sul deserto = descrizione di ciò che è successo con l’arrivo dei bianchi.
- Andrew: Immagine contraddittoria e ambigua che vogliono i bianchi.
- Moffatt: Mancanza di lavoro.
- Koolmatrine: Anfora, abilità nel realizzare oggetti con fibre vegetali intrecciate. Si cerca di recuperare ciò che è stato il nostro passato.
Arte indigena e identità in Brasile
Il Brasile è un paese molto simile all’occidente perché è stato “plasmato” secondo le idee degli occidentali. Spesso ha contribuito allo sviluppo e al progresso dell’occidente e ancora oggi è a stretto contatto con il mondo europeo esso infatti è una colonia portoghese e fa parte dell’America Latina.
Arrivo degli europei
Al loro arrivo gli europei trovarono gli indios ad abitar una zona del mondo molto bella ma subito ritennero gli indios inferiori ed iniziarono a trasformare il Brasile in una piccola isola per l’occidente. (L’Italia fu molto importante per la migrazione in Brasile difatti sono molte le città e i monti o gli edifici che prendono il nome da italiani ad esempio il palazzo più importante si chiama palazzo Italia. Ma noi non fummo i primi ad arrivare in Brasile.) Nel 1624-1654 Franz Posts arrivò in Brasile per aiutare il governatore Maurizio per occuparsi della civilizzazione degli indios e la coltivazione della terra si fece aiutare da vari pittori come Eckut e Posts; questi due artisti occidentali dovevano rappresentare ciò che sarebbe dovuto diventare il Brasile dopo alcune modifiche dell’ambiente e rendere prima la versione selvaggia del luogo e dei suoi abitanti e poi quella fedele alla vita occidentale. In questi lavori venne rappresentata con gran cura la flora e la fauna presente sul territorio tuttavia sono presenti anche molti particolari che sono stati portati dagli europei che sfruttarono al massimo il territorio esportarono africani per farli lavorare come schiavi e dunque gli indios furono costretti a rifugiarsi nelle foreste. Eckut descrive questi indigeni come uomini con la pelle scura trasmettendo uno stereotipo che descriveva gli indios come uomini nudi con lance che uccidono altri uomini che poi le donne cucinano per mangiarli, il tutto descritto in quadri. Inizialmente l’indios viene dunque descritto come un cacciatore cannibale nudo e rozzo. Solo poi in altri quadri.
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