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Risorse e potere

Lo studio della produzione e gestione delle risorse e la costituzione ed esercizio del potere sono relative a due branche dell'antropologia culturale: antropologia economica e antropologia politica. Si tratta di due discipline strettamente legate. Le risorse sono materiali (acqua, denaro) ma anche simbolici. Una risorsa è ciò il cui controllo consente di perseguire scopi di ordine materiale e simbolico, dunque, servono ad acquisire beni per utilizzarli a vantaggi propri o altrui. Ma l’acquisizione o disponibilità di una risorsa non è mai disgiunta da una relazione di potere, viceversa, la possibilità di prevalere è sempre associata al controllo di una risorsa. Di conseguenza, l’idea della risorsa in quanto solo materiale non può essere più riconosciuta, permettendo una più facilità nel cogliere l’intima relazione tra risorse e potere.

Nelle società industriali e postindustriali si riconosce che le risorse possono essere di entrambe le nature solo da poco tempo, soprattutto perché l’economia dei servizi e molto altro hanno contribuito a diffondere l’idea di risorsa immateriale. In questo modo si distinguono però l’economia e la politica, mentre in altri luoghi sono congiunte. Infatti, agli occhi degli europei, altri popoli sembravano privi di organizzazione politica ed economica poiché privi di un mercato con regole o istituzioni politiche.

  • Ogni cultura intende il concetto di risorsa in modo proprio. Ad esempio, First si ritrovò in un isolotto del Pacifico quando arrivarono delle navi e i marinai credevano che gli isolani volevano oro quando questi volevano solo i cappelli dei marinai.

Con lo sviluppo dell’etnografia diventa chiaro che anche gli altri popoli avevano vari modi di produrre risorse e di farle circolare attraverso controlli. La discussione sul modo in cui la distribuzione sociale delle risorse era organizzata iniziò con le ricerche di Malinowski che costituirono gli studi antropologici sulle economie arcaiche. Egli studiò, nelle isole Trobriand il rituale kula. Gli abitanti, infatti, intraprendevano grandi traversate per incontrare gruppi con i quali avevano relazioni di scambio. Questo scambio prevedeva due oggetti chiamati vay ‘gua (o anche trobiandese): collane di conchiglie rosse e braccialetti di conchiglie bianche. Si tratta di oggetti pesanti, legati e che non si possono indossare. Le collane, per Malinowski, circolano in senso orario, e i braccialetti in senso inverso. Un circuito che l’antropologo chiama anello kula (sulla base di questo scambio Marcel Mauss dà vita alla teoria del dono). Gli oggetti di una categoria possono essere scambiati solo con oggetti dell’altra categoria. Si tratta di oggetti che rimangono per generazioni alle famiglie. Spesso però avvenivano anche scambi profani durante i quali gruppi si scambiavano oggetti d’uso corrente. Gli oggetti cerimoniali erano considerati beni di prestigio e avevano anche una valenza simbolica, gli oggetti profani erano beni di consumo ed erano prettamente di valenza materiale. Questi oggetti venivano scambiati a seguito di discorsi tenuti dai partecipanti al kula per riaffermare la validità della relazione dello scambio rituale ed economico. Ma non tutti gli abitanti potevano parteciparvi, infatti, era un rituale per pochi.

Nell’area delle Trobriand esiste inoltre il keda, ossia il cammino percorso dai beni che entrano nello scambio kula. Il keda viene anche utilizzato per intendere il complesso delle relazioni che legano gli individui e i loro gruppi in questa rete di relazioni che rinvia al cammino degli oggetti. Infatti, un keda ben riuscito indica l’esistenza di un gruppo di abitanti di isole diverse che riescono ad avere reti di scambio persistenti. Gli oggetti che si scambiano sono valorizzati dalle transizioni che hanno subito e determinano il prestigio di colui che permette lo scambio. Il sistema kula è un sistema multicentrico di natura transculturale.

Malinowski riteneva che gli oggetti coinvolti fossero scambiati solo per il prestigio, ma in realtà riguarda anche che rientrano nelle compensazioni matrimoniali, nell’acquisto di maiali o per pagare il diritto a coltivare appezzamenti di terreno. Gli oggetti, infatti, entrano ed escono continuamente dal circolo kula. Oggi gli oggetti del circolo kula non riguardano più solamente beni tramandati dalle famiglie ma anche beni acquistati o fabbricati dai mercanti europei. Queste trasformazioni nel sistema kula suggeriscono che questo sistema è un’istituzione economico-cerimoniale influenzata da eventi storici e manipolazioni. Chi faceva parte del circolo, inizialmente, poteva farlo solo perché aveva il controllo sulle risorse dotate di significato. Ma con la monetarizzazione oggi si entra nel circolo possedendo denaro.

  • Al di fuori delle isole Trobriand esiste anche il termine kitoum che indica un bene kula, ossia un bene che appartiene solo al proprietario. Se immesso nel circuito, il bene in cambio diventa di sua proprietà.

Un aspetto dello scambio messo in luce dagli antropologi è l’esistenza delle sfere di scambio, ossia spazi separati di circolazione di beni di natura differente. Un esempio è quello delle transazioni matrimoniali dei Nuer. In questa popolazione non fanno entrare il denaro nella dote matrimoniale perché nella loro società il denaro serve a comprare qualsiasi costo ma il bestiame è più importante per mantenere la famiglia. Inoltre, il bestiame è ottenuto dai giovani che lo ricevono dagli anziani della famiglia sancendo il momento dell’età adulta. Quindi si tratta di un bene materiale quanto simbolico.

Dunque, per contrastare la monetarizzazione, l’unico bene del matrimonio è il bestiame poiché è controllato dalla famiglia e rappresenta la loro autorità.

Il potere

Nell’ultimo secolo, in Occidente si sono sviluppate molte teorie del potere diverse tra loro. Queste sono diverse però dalle idee di altre culture che vedono il potere come qualcosa che può essere acquistato. Le teorie sviluppate durante l’età moderna avevano cercato di cogliere la sostanza del potere:

  • Hobbes sosteneva che il potere è la facoltà dei sovrani delegati dal popolo.
  • Rousseau vedeva il potere come espressione di una volontà generale.
  • De Maistre come una prerogativa di monarchi per grazia divina.
  • Marx come attività esercitata dai parlamenti funzionanti in qualità di comitati d’affari della borghesia.

Le teorie più recenti hanno invece messo in risalto il carattere pervasivo del potere. Una delle teorie più importanti fu quella di Michel Foucault. Egli non definì il potere come sostanza ma cercò di capire come funziona, agisce e costringe gli uomini a seguire dei comportamenti. Affermò che il potere è ovunque (biopotere, biopolitica). Il potere può essere identificato con istituzioni particolarmente rappresentative di esso ma la sua efficacia si realizza in modo invisibile annidandosi nei modelli culturali introiettati nell’individuo. La concezione del potere dell’intellettuale moltiplica quindi le possibilità di analizzare tutte le società e le culture vedendo il potere ovunque e quindi anche nei rapporti sociali ed economici ma anche tra sessi, religioni, generazioni e altro (non è più strettamente collegato alla politica).

Un’altra teoria fondamentale fu quella di Weber che definì il potere come la probabilità che un soggetto ha di realizzare i propri scopi nonostante le resistenze. Questa definizione è la più accettata poiché indica che il potere è la facoltà di imporre ad altri il proprio volere. Ma non indica quali caratteristiche deve avere il soggetto detentore del potere. Infatti, per avere potere, un soggetto deve essere carismatico, avere un’autorità spirituale o religiosa o essere in grado di esercitare una coercizione (fisica, morale, economica…).

  • Quindi, diversamente da Foucault, che vede il potere come pervasivo di tutte le pratiche, Weber crede che sia l’imposizione intenzionale della propria volontà agli altri.

Individui e gruppi agiscono politicamente nella misura in cui possono gestire delle risorse che se impiegate nello scopo conferiscono potere. Per partecipare alla lotta per il potere bisogna quindi disporre di risorse. Lo studio antropologico ha posto attenzione alle diverse modalità in cui si crea l’arena politica, ossia uno spazio ideale occupato da tutti gli elementi che determinano il confronto politico (organizzazioni, individui, valori…). Gli attori politici sono coloro che si confrontano in tale arena.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliocecere di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Bellantonio Loredana.
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