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L'antropologia e il concetto di cultura

L'etimologia della parola antropologia deriva dal greco antico ed è un termine composto da "Anthropos" che è l'essere umano e "Logos" che è la scienza. Quindi, antropologia significa scienza dell'essere umano.

Le fasi del sapere antropologico

Quando si parla di antropologia si parla anche di:

  • Etnografia;
  • Etnologia;
  • Antropologia.

Questi sono i tre momenti in cui si articola il sapere antropologico. Claude Lévi-Strauss è stato uno degli antropologi più famosi e queste tre fasi sono viste da lui come le fasi per la costruzione del sapere antropologico. Non sono quindi momenti distinti ma si integrano gli uni con gli altri per costruire il medesimo sapere.

Etnografia

È la prima fase, l'etimologia del termine ci dice che deriva dal greco ed è formata da "Ethnos" e "grafia", ovvero etnia e descrizione. Quindi è la descrizione di un'etnia che è un gruppo umano con una determinata cultura. Si parte spesso dal singolo caso perché si comprendono più cose e poi ci si allarga.

Etnologia

È la seconda fase e consiste nella scienza delle etnie. La differenza dalla prima fase è che per arrivare a una scienza noi dobbiamo comparare diversi casi etnografici (società diverse). La diversità ci consente di comprendere gli elementi universali degli umani e quali sono quelli specifici. L'antropologo spesso lavora in società molto diverse dalla sua perché è più difficile descrivere la propria società; il distacco è importante per un'analisi migliore che nasce dal confronto tra la sua società e quella che studia. Comparando casi diversi si coglie una dimensione più ampia.

Antropologia

Studio dell'essere umano in generale che deriva dai due casi precedenti e nasce dallo studio dei singoli che vengono poi comparati con gli altri.

Storia dell'antropologia

Nasce nella seconda parte del 1800 perché in origine la dimensione fisica (biologia dell'essere umano) e quella culturale erano fuse insieme. Si inquadra all'interno delle scienze naturali e siamo nel momento in cui stanno nascendo le altre scienze umane come la psicologia. Anche gli aspetti culturali in questo periodo vengono analizzati attraverso il metodo scientifico. La divisione tra fisica e cultura arriverà più tardi e ancora oggi sono divise, però il rapporto molto stretto tra biologia e cultura non va mai dimenticato perché noi siamo fatti sia di carne sia di cultura, quindi le due parti comunicano e si influenzano a vicenda. Fino agli anni Venti del Novecento l'antropologia era condotta sulla base dello studio di resoconti di viaggio senza andare sul campo; le prime spedizioni avvengono solo a fine Ottocento (1890) sullo stretto di Torres ma è ancora molto rustica ed è molto breve.

Cultura

Noi ci occuperemo di antropologia culturale e quindi dobbiamo sapere cos'è la cultura. Quando nasce l'antropologia introduce un nuovo concetto di cultura e grazie a questo nuovo modo di vedere la cultura si può parlare di antropologia culturale. Il significato attribuito normalmente alla cultura rinvia alla definizione classica che ci hanno lasciato i latini. Cicerone definisce la cultura come la coltivazione dell'animo (mente) e la mente si coltiva studiando sui libri. Questo concetto di cultura però non ci aiuta a studiare società che non utilizzano la scrittura che è un medium molto importante che compare in Mesopotamia; in molte parti del mondo non si è mai diffusa e comunque queste società comunicano e possiedono cultura, dunque la definizione ciceroniana è sbagliata. L'antropologia nasce quando il concetto di cultura si allarga alle popolazioni che non scrivono.

Cultura antropologica

È stata introdotta nel 1871 da Edward Brunett Tylor, un evoluzionista culturale. Infatti, secondo lui le diversità culturali potevano essere spiegate secondo le origini temporali. La domanda è che: se apparteniamo tutti alla stessa origine culturale, come mai alcune società sono più avanzate di altre? E la risposta è che alcune sono rimaste ferme nel tempo. La sua definizione di cultura è rimasta fondamentale: "cultura o civiltà intesa nel suo ampio senso etnografico è quell'insieme complesso che include: le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume o qualsiasi capacità o abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di una società". Questa definizione va in contrasto con quella ciceroniana.

Approccio dell'evoluzionismo culturale

Questo approccio ha condizionato il nostro modo di pensare rispetto alle popolazioni diverse dalle nostre, l'evoluzionismo biologico (Darwin) non è come quello antropologico (culturale). L'evoluzionismo culturale adotta una visione evoluzionistica riguardo alle culture, quindi secondo loro tutte le società evolvono secondo un'unica linea progressiva. Tutte le società si sono evolute da uno stadio primitivo a uno barbaro per poi arrivare alla civiltà, e tutte prima o poi ci arrivano con i loro tempi. Infatti, è proprio questo che diversifica le società europee rispetto alle altre; è possibile trovare delle società che sono ancora allo stadio primitivo o barbaro. A livello religioso le società sarebbero evolute dallo stadio dell'animismo (spiriti negli oggetti) a uno stadio religioso politeistico per raggiungere poi il monoteismo per arrivare allo stadio della scienza che è vista come un'evoluzione religiosa. Oggi però non sembra giusto definire primitive le società diverse da noi, perché sappiamo che ci sono diversi livelli di sviluppo e quindi non c'è una sola strada; ci sono società che hanno scelto di stare più a contatto con la natura.

Il colonialismo

La teoria che abbiamo citato prima si sviluppa nel periodo del colonialismo che vede le potenze europee che conquistano e sfruttano le terre scoperte; in questa fase affermare che le società fossero primitive e che necessitassero di svilupparsi aveva anche lo scopo di legittimare l'intervento coloniale, e questa missione civilizzatrice quindi legittimò la conquista dei territori oltreoceano e la loro amministrazione esercitata con la violenza. Molti eventi descritti come umanitari sono usati ancora oggi per esercitare delle azioni che vanno contro le idee delle società diverse da quella europea.

Definizione di cultura di Tylor

La cultura si apprende dalla società, quindi non è una cosa intrinseca come si pensava prima ma la si impara stando in una società, che quindi è l'ambiente in cui la cultura viene trasmessa. L'uomo è un essere sociale e ha bisogno di vivere in branco, infatti è successo che alcuni bambini abbandonati nella foresta abbiano appreso la cultura delle specie animali che li hanno accuditi.

Le tecniche del corpo

La nostra specie oltre al linguaggio trasmette la cultura anche attraverso il corpo, infatti il corpo è il primo dei nostri strumenti culturali. Le culture preistoriche producevano degli utensili che servono per estendere le capacità umane attraverso degli strumenti; ancora prima degli utensili abbiamo il corpo che ci serve tramite varie tecniche di fare delle cose. Il nostro corpo è utilizzato in modi diversi in base a dei modelli culturali: ad esempio il modo di sedersi, infatti non tutti utilizzano le sedie, alcuni si siedono per terra a gambe incrociate senza avere dolori grazie a delle tecniche. Il nostro corpo quindi è modellato secondo un habitus (abito) che dà forma alla nostra vita quotidiana: come camminiamo, come trasportiamo i bambini e, allo stesso tempo, in questi modelli corporei noi incorporiamo degli elementi della struttura sociale, ad esempio ci sono vari modi di salutare in base alle differenze tra i due interlocutori. Tutto quello che noi modifichiamo del nostro corpo è dettato dalla società come il modo di vestire. Ad esempio, i maschi si vestono diversamente dalle donne e questo serve per fare ordine nelle strutture sociali; la cultura quindi parla attraverso i corpi, ma come modella i corpi modella anche gli spazi e gli oggetti. Infatti, gli ambienti in cui viviamo non sono naturali ma sono degli schemi sociali, basti pensare alla struttura con cui è costruita Torino ma anche le nostre case. La cultura quindi si spalma su tutto quello che concerne l'uomo rimodellando secondo gli schemi sociali.

L'emergenza della cultura nell'evoluzione della specie

Geertz (antropologo) prende in considerazione le varie idee sull'avvento della cultura nell'evoluzione dell'uomo:

  • Le teorie più antiche fanno riferimento alla teoria del "punto critico", ovvero studiando i ritrovamenti antropici degli ominidi e gli oggetti accanto ai ritrovamenti, molti scienziati hanno ipotizzato che la nostra specie sia diventata tale quando, in un momento preciso, la dimensione del cranio abbia raggiunto un volume tale da poter contenere un cervello abbastanza grande, che potesse produrre un numero di sinapsi da supportare lo sviluppo del linguaggio e dunque la cultura.
  • La teoria dell'incompetenza biologica dell'essere umano si basa sull'osservazione che prima di sviluppare il linguaggio gli ominidi producevano già strumenti culturali, quindi la cultura precede e segue l'emergere del linguaggio. Lo sviluppo culturale (utensili) e il progresso tecnologico contribuiscono alla modificazione degli organi biologici, quindi il corpo degli ominidi si modifica, ad esempio il cervello è estremamente plastico (si modifica velocemente) e questa capacità è vera: sia a livello filogenetico (società), sia a livello ontogenetico (singolo individuo); lo si può vedere nello sviluppo dei bambini in cui si creano molte di sinapsi velocemente.

Questa osservazione ci dimostra che la cultura emerge quando ancora gli esseri umani non hanno raggiunto il linguaggio, dunque gli esseri umani sono biologicamente incompleti e la cultura entra in maniera radicale a far parte del loro essere da diventare indispensabile alla loro sopravvivenza che sopperisce a delle mancanze biologiche. Un bambino abbandonato nella foresta è incapace di sopravvivere e sopravvivrà soltanto se qualcuno si prenderà cura di lui, infatti i cuccioli d'uomo hanno bisogno di essere accuditi per un sacco di tempo prima di essere autosufficienti.

Ogni società dipende da tratti specifici che si sono sviluppati in base al tempo e al luogo in cui si è sviluppata, basti pensare che alcune culture non mangiano il maiale mentre altre sì. Noi siamo molto attaccati alla cultura perché ci serve per sopravvivere e questo spiega anche lo scontro delle culture che magari hanno delle usanze che vanno in conflitto. Le culture modificano l'ambiente in cui vive una società, è ovvio che ci sono culture che rispettando di più la natura (raccoglitori/cacciatori) rispetto ad altre (società tecnologiche); ci sono alcune culture che però limitano al minimo le modificazioni dell'ambiente e del corpo umano.

Concetto semiotico di cultura

Geertz sposta l'attenzione dai comportamenti ai simboli, ovvero sottolinea che la cultura sia un sistema di simboli e significati. Geertz ci dice che l'uomo è un animale particolare perché vive in un sistema di ragnatele che però ha creato lui (utensili) ed essendo come una ragnatela l'essere umano viene bloccato da questo sistema che gli dà dei vincoli (usanze culturali). La cultura è un grande sistema di significati che plasmano il mondo intorno a noi e tutte le forme che diamo al mondo però hanno un significato secondo la cultura. Se la cultura è un sistema di significati quindi l'antropologia diventa una scienza interpretativa, perché deve interpretare quei significati, perciò non è una scienza naturale ma una scienza umana.

Ridefinizione di antropologia

Geertz quindi cambia il concetto di antropologia dicendo che se noi consideriamo la cultura come un sistema di significati allora l'antropologia deve spiegare quei significati e quindi gli antropologi studiano le varie culture e a loro volta producono delle rappresentazioni; quindi, producono rappresentazioni di rappresentazioni che possono essere dei libri ma anche dei film o delle mostre.

La globalizzazione

I media hanno accelerato il processo di globalizzazione trasformando la comunicazione che non è più limitata al villaggio e quindi alla parola ma è globale grazie a dei media che possono favorire una telecomunicazione che annulla distanze enormi. Ovviamente l'ostacolo linguistico esiste ancora ma i media visivi utilizzano le immagini che possono, in alcuni casi, superare queste barriere.

Arjun Appadurai

È un antropologo indiano che insegna a New York e ha fatto esplodere il concetto di cultura, perché mentre Geertz lo aveva circoscritto ad un piccolo gruppo, lui lo espande a tutto il mondo grazie ai media visto che siamo continuamente esposti a culture diverse. La cultura si deterritorializza ovvero le culture non sono più legate al territorio geografico a cui sono nate e si diffondono nel mondo attraverso i media, questo complica di molto le cose.

In uno schema evoluzionistico gli antropologi occidentali hanno immaginato gli altri primitivi perché consideravano la loro cultura moderna. Però, per sentirsi moderno l'occidente ha bisogno di vedere gli altri come primitivi. Appadurai però essendo nato in India sa che non è come la pensavano gli europei perché anche in India c'è la modernità.

Concetto di cultura dopo Appadurai

Appadurai utilizza la metafora del frattale che è una forma geometrica non euclidea, senza confini chiari e quindi si sviluppa con dei fiordi in modi caotici. Oggi le culture sono come dei frattali perché si incastrano e si sovrappongono le une alle altre. Il movimento è alla base dei frattali come le culture, le popolazioni non si fermano mai e quindi: il movimento e la dispersione dei gruppi umani ha fatto sì che le culture non si leghino più al territorio geografico. Questo movimento purtroppo fa viaggiare anche i virus. Per studiare le culture oggi dobbiamo tenere conto della mobilità, non possiamo studiare le culture come dei sistemi statici che non si modificano.

Il concetto di etnia

È un concetto fondamentale in etnologia. Inizialmente si dividevano i gruppi in base agli aspetti fisici e quindi gli europei venivano definiti caucasici. Nell'Ottocento la classificazione mediante gli aspetti somatici veniva definita con il concetto di razza, però non è possibile a livello genetico distinguere dei gruppi, questo ha fatto cadere il concetto di razza, infatti non si possono definire delle divisioni tra i gruppi perché ormai siamo tutti meticci. L'etnia però è un'altra cosa e non è nemmeno legata alla nazione, etnia significa: deriva da "etnos" e per i greci erano delle persone che vivevano in gruppo, schiera di uomini di una particolare tribù oppure una nazione/popolo.

I greci però utilizzavano anche il termine "ta etne" ovvero etnie, che erano gli altri ovvero i barbari che significa che balbettavano perché non parlavano la loro lingua. Quindi le etnie erano gli altri, ovvero chi non parlava la loro lingua e non viveva nella polis (città) organizzata secondo un modello politico. Questo concetto è stato ripreso in età coloniale dove le nazioni europee hanno iniziato a dominare le etnie. L'identità oggi è situazionale ovvero cambia in base a dove ci troviamo ma è anche relazionale ovvero si definisce sulla base di un'alterità; noi ci definiamo italiani in relazione agli altri stati europei ma se dobbiamo definirci rispetto all'Africa ci definiamo europei.

Tribù

Un tempo si utilizzava il termine tribù come sinonimo di etnia. Tribù veniva utilizzato dai latini per definire il gruppo di discendenza (clan) ed è stato utilizzato nel periodo coloniale per definire un particolare tipo di organizzazione. Le tribù quindi sono dei gruppi che si rifanno alla discendenza unilineare, e non hanno il potere centralizzato.

Il confine etnico

I membri di un'etnia cosa condividono? In linea generale un gruppo etnico condivide una serie di tratti, ma tutto questo è molto illusorio, perché i gruppi muovendosi spesso condividono la lingua, ma non sempre quindi è un qualcosa di molto complesso. Le etnie sono il risultato di processi storici complessi e per questo il concetto di etnia non ha confini chiari, perciò l'unico modo è quello di interrogarci sui confini: Barth non parla solo di confini geografici ma anche culturali. Barth nota che i gruppi permangono nonostante il fatto che la gente attraversi continuamente i confini, ma è anche sui confini che si basano le identità.

Ad esempio l'identità degli Stati Uniti, che nascono sulla base della migrazione dall'Inghilterra, ma poi definiscono una loro identità che si è formata sulla frontiera che è avanzata da Est verso Ovest, quando i pionieri conquistarono i territori degli Indiani acquisendoli e inventando una nuova identità che si è costruita sulla frontiera in cui gli europei si confrontavano con le popolazioni amerindie. L'identità americana però ha assorbito qualcosa di quella Indiana e questo lo si capisce ragionando sui confini che non sono solo geografici ma anche socio/culturali. Quando si vuole studiare l'etnologia bisogna riflettere su dei confini e per questo le etnie non sono dei fenomeni naturali ma sono il frutto di costruzioni storiche.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrochesta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pennacini Cecilia.
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