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ANTROPOLOGIA

L’ANTROPOLOGIA

Gli elementi su cui lavora l’Antropologia sono:

- la realtà intesa come struttura estremamente complessa a cui gli uomini guardano con la consapevolezza che non

possono vedere tutto.

- Quando osserviamo viviamo nel complesso della realtà.

-Vediamo solo parti di quello che ci circonda, non possiamo vedere tutto perché viviamo contemporaneamente sia nel

macro che nel microcosmo ovvero nei rapporti personali e nella società.

- L’antropologia serve soprattutto per muovere e scardinare delle strutture che sembrano amovibili e per porci in

relazione con esse.

IL PUNTO DI VISTA DELL’ANTROPOLOGIA

L’Antropologia può essere rappresentata con l’immagine del cielo e del mare che si confondono in cui non si capisce

più dove finisce uno e inizia l’altro, non si riconosce il confine, e questa visione non nitida ci permette di apprezzarne

maggiormente la bellezza. Questo è un po’ quello che avviene in antropologia, la somiglianza di alcune strutture

produce difficoltà nella loro differenziazione da altre, ma al tempo stesso ci permette di accettarle per quello che sono

e apprezzarle.

IL PERCHE’ DI UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO

L’Antropologia può fornire strumenti concettuali con cui:

• Scomporre la realtà.

• Rileggere i comportamenti e i valori dichiaratià i nostri comportamenti sono legati inevitabilmente ai valori del

gruppo di appartenenza: ad esempio il nostro modo di salutare, di mangiare ecc. ci caratterizza e ci distingue dagli

altri gruppi perché da soli indicano i valori a cui ci riferiamo ancor di più di quelli a cui diciamo di appartenere.

Per esempio un’industria ben difficilmente consente di avere un nido aziendale e permette alla madre di fare avanti

e indietro per accudire il proprio bambino, anche se il principio vigente è quello dell’importanza del bambino.

Questo avviene perché la società afferma che i bambini sono importanti ma più importante di loro è e rimane il

denaro.

• Elaborare interventi mirati in rapporto ai contesti in cui si opera.

• Formare un’attitudine concettuale più articolata ed attenta alle molteplicità.

• à

Rivedere le rigide, ed a volte arbitrarie, interpretazioni che diamo degli eventi favorire e ricercare

l’elasticità del pensiero.

CONCETTO DI CULTURA

Nella nostra società la cultura viene definita come l’insieme articolato di comportamenti, tecniche, idee, valori …

elaborati e codificati da un gruppo per consentire proficue relazioni all’interno del gruppo stesso, tra gruppo ed

ambiente, tra gruppi diversi. Rappresenta cioè l’insieme di quei valori e pensieri che costituiscono il modo in cui le

persone si pongono in relazione con gli altri e con l’ambiente e che caratterizza la struttura di sopravvivenza del

genere umano. Comprende in sé le dinamiche relazionali portanti cioè lo scambio con il proprio gruppo, con

l’ambiente e con gli altri gruppi.

Il concetto di cultura ci serve per comprendere le strutture relazionali presenti all’interno di ciascun gruppo, ed è

l’elemento fondamentale per l’Antropologia.

Ad esempio l’uomo condivide con i bonobo circa il 98-99% del genoma, ma allora perché l’uomo è riuscito a

popolare il mondo e gli scimpanzé no? Non è ancora stato scoperto cosa ci differenzi da loro, la teoria più accreditata

sulla differenza tra noi e gli scimpanzé è rappresentata dalle abilità relazionali e dalle capacità di

cooperare/collaborare, aspetti che, a detta degli scienziati, nessuna specie animale possiede in maniera così

sviluppata, fuorché l’uomo.

LA CULTURA E’…

• à

Un insieme complesso paragonabile ad una sfera composta da molteplici elementi colorati, intersecati tra loro la

cultura viene vista come una struttura complessa in cu vi sono moltissimi colori meravigliosi intersecati tra loro per

cui diviene difficile la loro distinzione (quello che si percepisce corrisponde all’interpretazione della struttura in

base al tipo di realtà che il soggetto vede e che dipende dagli apprendimenti derivanti dalla nascita e dagli

insegnamenti dalla comunità di appartenenza la quale fornisce anche gli strumenti di lettura della realtà stessa).

• E’ simile a lenti colorate di cui ogni individuo viene dotato alla nascita ed il cui colore influenza inevitabilmente la

à

visione del mondo che egli ha gli occhiali della cultura sono quegli strumenti che vengono dati sin dalla nascita

al bambino per leggere la realtà e percepire spazio e tempo allo stesso modo degli altri membri della comunità. Per

esempio il suono della sveglia nella nostra società significa svegliati che bisogna andare al lavoro. Questa modalità

non è giusta o sbagliata, è solo una delle tante che la nostra società ha elaborato per uniformarci. Inoltre il bambino

impara il tempo dai comportamenti quotidiani es. il bambino viene saziato quando la mamma ha il tempo di farlo e

il bambino si conforma a quel tempo.

La cultura risponde alle esigenze dell’uomo ma le differenzia in base al gruppo di appartenenza.

POSSIAMO DEFINIRE LA CULTURA COME…

- IMPLICITA: tipo di cultura portante e fondamentale che gli individui apprendono con la ripetizione di

comportamenti che immagazzinano involontariamente nei primi 3 anni di vita, senza dover ricorrere

all’utilizzo delle parole ma solo con i gesti (i comportamenti appresi sono collegati ai valori di riferimento

della comunità di appartenenza). Dai primissimi gesti si inizia a conoscere la realtà e a limitarla (imparo a

conoscere lo spazio). La cultura implicita è appresa prevalentemente nell’infanzia, anche noi siamo inseriti in

strutture che ci trasmettono dei contenuti a livello implicito (es. fiction, serie tv hanno il potere di modificare il

pensiero es. un medico in famiglia). La trasmissione dei contenuti della cultura avviene attraverso l’imitazione

(meccanismo che consente l’apprendimento) es. il gioco di imitazione dei bambini in cui compiono dei

comportamenti che hanno appreso in modo implicito. Per esempio l’approccio alla relazione per gli esseri umani è

à

un comportamento implicito perché è radicato in noi sin dall’infanzia è un comportamento naturale perché su di

à

esso non è stata fatta alcuna riflessione come è stato acquisito è stato mantenuto tale vi è quindi l’introiezione

dei valori mediante la ripetizione di un comportamento appreso durante la vita senza dover ricorrere alle parole (i

comportamenti come la relazione non vengono insegnati con una spiegazione ma con una miriade di micro gesti, è

lo stesso principio per la modifica di un comportamento scorretto, lo si può modificare solo con una miriade di

piccoli gesti non con le parole).

v Viene appresa prevalentemente nell’infanzia attraverso l’imitazione di comportamenti non decodificati e

consente l’introiezione dei valori portanti del gruppo.

Alcuni esempi:

v La percezione del tempo ed il valore che ad esso si connette;

v L’esplorazione dello spazio e la divisione tra spazio interno e spazio esterno;

v L’affinamento delle modalità percettive in rapporto al contesto ambientale in cui si è inseriti (l’uomo tende ad

à

avere più sviluppato la vista globale rispetto all’olfatto che caratterizza invece molti animali ogni gruppo è

in grado di sviluppare abilità percettive diverse in relazione al contesto di vita).

- ESPLICITA: a livello culturale si discute sulla cultura (metadiscorso). Questo tipo di cultura è caratterizzata

dalla parola che permette l’acquisizione di quelle informazioni che non possono essere trasmesse attraverso i

comportamenti. E’ importante nell’apprendimento del ruolo, non è acquisibile nei primi anni di vita.

Ai bambini vanno spiegate le cose utilizzando una cultura esplicita, ma in infanzia si tende a utilizzare l’imitazione

ricorrendo così a una cultura implicita perché immediata.

Iniziano ad assumere importanza al termine dell’infanzia, i meccanismi prevalentemente utilizzati per trasmetterla

che sono:

v La decodifica dei comportamenti;

v L’esplicitazione verbale delle idee e dei concetti.

- E’ un insieme complesso di elementi strettamente intrecciati tra loro, ed accompagna l’uomo per tutta la vita.

IN ANTROPOLOGIA

L’Antropologia è la modalità di guardare in modo differente il mondo, non è una tuttologia.

Di fronte a comportamenti o modi di pensare strani, o differenti, si propone:

• La sospensione del giudizio;

• La connessione dei comportamenti al contesto di riferimento.

Io apprendo in base a ciò che vivo quotidianamente nel mio contesto di vita.

Alcuni esempi:

il velo nel contesto islamico è necessario connetterlo:

v alla concezione del corpo

v al rapporto tra maschile e femminile

v al concetto di pubblico e privato

v alla costruzione dell’identità ……………

INCULTURAZIONE = “mettere dentro la cultura”

L’Antropologia come disciplina assume un’accelerata e un’importanza soprattutto nel periodo della colonizzazione

per conoscere i popoli e studiare come sfruttarli al meglio. L’inculturazione è quel meccanismo che un gruppo usa per

autoperpetuarsi (individua i mezzi che vengono utilizzati per trasmettere la cultura alle giovani generazioni, ed è il

contrario della psicologia che vuole estrarre fuori). L’interculturazione è il processo che permette al gruppo di

trasmettere i concetti portanti per interpretare gli elementi di realtà. Lo spazio fisico tra due persone che entrano

in relazione è stabilito dalla cultura e dalla società.

v cioè le categorie di interpretazione del reale (spazio, tempo…);

v i valori portanti del gruppo, le tecniche, le idee, la religione…;

v elementi tutti appresi attraverso: l’osservazione, l’imitazione ed il gioco;

v tutto ciò orienterà il comportamento di un individuo e costituirà la matrice culturale della sua personalità.

Si ha la consapevolezza che le strutture culturali si innescano su strutture biologicamente determinate. Ad esempio un

bambino quando nasce sa già fare alcune cose es. piange (come meccanismo innato e non appreso), sorride (come

meccanismo innato), compie dei movimenti via via più complessi definiti come istintivi (es. movimento di allarme di

à

fronte a una situazione è un’acquisizione istintiva).

à

ISTINTO meccanismo innato al quale non ci si può contrapporre che inibisce l’agire.

Nell’uomo è più difficile rispetto all’animale capire quali sono i meccanismi istintuali. Lorenz fu invece uno dei primi

studiosi a individuare e separare i comportamenti istintuali degli animali da quelli legati all’imprinting, e altri studiosi

dopo di lui utilizzarono alcuni suoi metodi per comprendere gli istinti umani come il sorriso e il pianto e riuscire a

differenziarli da ciò che invece è culturale e non istintuale.

Il gruppo può incentrare o inibire i comportamenti del soggetto, sia esso un adulto o un bambino.

Il rapporto tra NATURA e CULTURA riguarda i meccanismi innati che si presentano nel bambino e nell’adulto

dall’inizio della vita: ad esempio la prima relazione madre-bambino è fatta su strutture portanti definite dai modelli

sociali di appartenenza. Quasi mai gli adulti riescono a resistere alla vicinanza di un bambino e ciò fa scattare delle

emozioni che sono innate (ad esempio modifichiamo la voce di fronte a un bambino). Tutti gli esseri umani presentano

le stesse caratteristiche di fronte a un bambino. Ad esempio anche la sensualità e la sessualità sono altri due parametri

dove natura e cultura si incontrano e uniscono. Ci sono parametri biologici che non possono essere superati se non in

particolari situazioni (es. il bacio). Ogni gruppo elabora i suoi meccanismi di socialità. Bisogna comunque tener ben

presente che vi sono delle strutture innate con cui inevitabilmente ci rapportiamo. Tutte le esperienze che viviamo

passano attraverso la cultura implicita cioè quei meccanismi di imitazione e gioco con il quale si apprende in cui i

valori sono fortemente allacciati ai comportamenti messi in atto. Diviene così importante la MATRICE CULTURALE

come modello di apprendimento. Si presenta così uno scontro tra matrici: ovvero tra la propria matrice culturale e ciò

che il bambino sente ma di cui nessuno gli parla anche se sa che c’è.

All’inculturazione non si attribuisce una funzione unidirezionale impositiva; anzi ad ogni individuo si riconosce la

possibilità di rielaborare, in modo autonomo ed originale, gli input avuti, correlandoli ed adattandoli alla situazione in

mutamento in cui si trova a vivere. Infatti l’individuo prende ciò che gli viene dato ma poi spetta a lui modificarlo

adattandolo alle proprie caratteristiche (si ha quindi un incrocio tra strutture, perciò non si può parlare di cultura statica

ma frutto di una rielaborazione da parte dell’individuo), ad esempio noi abbiamo lo stesso carattere dei nostri genitori,

ma esso non è proprio uguale, è leggermente modificato.

E’ importante focalizzare queste nozioni per poterle poi adattare ai processi migratori ricordando che:

v Lo spostamento spaziale comporta la rimessa in gioco e la discussione dei propri orientamenti cognitivi e

comportamentali in rapporto alla cultura ospite, e la conseguente necessità di ridefinire i valori di riferimento

v È necessario “riaddomesticare il mondo” (es. il piccolo principe).

Questi concetti divengono quindi importanti per comprendere quanto sia difficile per noi adattarci alle richieste della

nostra cultura ma soprattutto quanto lo sia ancora di più per le popolazioni migranti che si stanziano in un nuovo

territorio con caratteristiche totalmente differenti dalle proprie e con la necessità di adeguarsi e rimodellarsi per

conformarsi ad esse nel minor tempo possibile.

E’ attraverso il processo di incultarazione che si viene costruiti come uomini e donne; diviene quindi importante

individuare le differenze tra maschio e femmina:

• Presentano caratteristiche fisiologiche differenti quali la struttura ossea, muscolare (ad esempio la madre riesce a

tenere il figlio con una mano sola mentre utilizza l’altra per fare i mestieri, l’uomo ricorre invece a entrambe le

mani per sorreggere il bambino e gli risulta anche pesante) e la modalità di elaborazione centrale (si dice che

l’uomo riesce a fare una cosa sola per volta mentre la donna ne sappia fare più di una contemporaneamente).

• La differenza fisiologica la si vede concretizzata nella diade madre-bambino in quanto è la donna che è

organizzata per fornire al bambino per i primi 2 anni di vita tutto ciò che gli serve per vivere e sopravvivere.

• Il ruolo sessuale si differenzia in base alla cultura di appartenenza e si riferisce a quel comportamento atteso, o

prescritto (che ci si aspetta), perché definito dal contesto d’appartenenza e può essere differente da gruppo a

gruppo. Es. ci sono dei gruppi in cui il ruolo maschile si manifesta con violenza e in modo rude oppure gruppi in

cui i maschi manifestano dei comportamenti che noi definiremmo femminili es. i Ciambuli, popoli della Nuova

Guinea dove i maschi trascorrevano la maggior parte del tempo a truccarsi, assumendo un comportamento che

definiremmo in relazione alla nostra cultura più femminile, e le donne assumono invece un atteggiamento più

maschile provvedendo al sostentamento della specie con la pesca e facendo di conto. Questi atteggiamenti nella

nostra cultura sarebbero riconosciuti in modo inverso. Bisogna quindi acquisire la consapevolezza che in base al

contesto di riferimento vi sono differenti modi di espressione del maschile e del femminile.

• Si presentano all’interno del ruolo sessuale dei comportamenti che si differenziano come: tipici del sesso che si

attuano con più frequenza e specifici del sesso limitati ad un solo sesso (femminile o maschile) e assumono un

carattere culturale. Si ha quindi una parte fisiologica legate alle differenze tra maschio e femmina e una parte

comportamentale legata al ruolo che è culturalmente rilevante.

à

Differenze dipendono dalle caratteristiche fisiologiche

à

Ruolo è culturalmente rilevante.

Nella comparazione tra le culture troviamo che vi sono dei comportamenti legati alle differenze fisiologiche e ai

diversi compiti:

• Maschili:

- caccia

- preparazione dei campi

- lavori pesanti

- difesa del territorio Difficile definire quanto vi sia di biologico e

- allevamento della prole quanto vi sia di culturale in tali comportamenti,

• Femminili: certo è che sono differenze molto arcaiche

- accudimento della prole

- menage familiare

- raccolta di vegetali

- pesca in laguna o presso la riva

Ad esempio una donna che porta in grembo o in spalla un bambino non è costituzionalmente predisposta a correre

dietro a una preda o comunque è meno veloce rispetto ad un uomo a cui solitamente è affidato questo compito, si

occupa invece della raccolta o caccia di animali di piccolo taglio come coniglio o cavallette. E’ l’uomo che è

fisiologicamente predisposto alla caccia al bisonte per esempio.

Nei contesti statalmente strutturati l’allevamento della prole era di esclusiva competenza femminile mentre nei

àoggi

contesti non statali spettava a entrambe i genitori (Inoltre vi era una equa ridistribuzione dei beni della società

l’1% della popolazione mondiale possiede il 48% della ricchezza mondialeà punte di questo tipo non si sono mai

à

verificate in passato così pochi che hanno così tante ricchezze in mano). In pas

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AO95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scienze Storiche Prof.
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