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Medium: mezzo in grado di trasmettere informazioni e il cui utilizzo sia universalmente

riconosciuto

3000: globalizzazione del linguaggio. Nascita dell’alfabeto con i greci che creano le

 sillabe

1450: primo grande potenziamento della scrittura. Nasce la stampa a caratteri

 mobili. Non tutti gli avvenimenti sono rivoluzioni. Per esempio la stampa a caratteri

mobili di Gutenberg non è una rivoluzione ma un potenziamento della scrittura già

esistente

1847: elettrificazione e trasmissione in rete. L’elettrificazione da qui diventa

 essenziale, è il trampolino che darà il via a tutti i seguenti eventi regolati

dall’elettrificazione.

1877: telefono (il telegrafo anche se considerato un medium, noi non lo teniamo in

 considerazione perché è uno strumento non usato dall’utente finale ma dall’esperto

telegrafista). Il telefono introduce un concetto fondamentale, quello di interattività,

interazione attraverso la rete. Prima di allora nessuno aveva mai avuto bisogno di

un’interfaccia per comunicare con qualcun altro.

1985: nascita della virtualità: l’elettricità non si vede però è fondamentale. Per un

 uomo era incredibile vedere le città illuminate di notte dalla luce. Era come vivere di

giorno anche di notte. Pazzesco. E questo meraviglioso fenomeno si proietta anche

a teatro, con spettacoli che rappresentano l’apoteosi di questa nuova tecnologia.

L’elettricità è spettacolo, l’uomo non ne percepisce ancora l’utilità e l’importanza,

l’elettricità è magia e fantascienza. Mentre la costruzione della macchina a vapore è

evoluzione tecnologica perché l’uomo ne sente il bisogno. Con la tecnologia nasce

quindi anche la dimensione magica/artistica/multimediale, i mezzi da qui nascono

per intrattenere l’uomo, dargli uno svago. Mentre prima nascevano per dare

informazioni e spiegare. Steve Jobs: noi siamo all’incrocio tra tecnologia e arte. I

mezzi di comunicazione non sono mezzi di informazione ma esperienze che l’uomo

prova e vive con tutti i suoi sensi.

1920: radio

 1930: tv, nasce la concezione di ordinarietà della comunicazione. Tv e radio

 ereditano tutte le caratteristiche inventate prima tranne l’interattività perché infatti

non sono interattivi. Sono mezzi one to many ma non many to many o many to one.

1990: nasce la circolarità con i mezzi informatici, il computer e lo smarthphone. La

 comunicazione non è più one to many ma many to many.

2000: tablet e smartphone

Simbiosi di mito, rito e simbolo. Sono 3 concetti indivisibili tramandati attraverso:

Arte come cinema, fotografia, pubblicità ovvero quei tipi di comunicazione che

 richiamano la tua preattenzione e non l’attenzione. Ti richiamano prima che tu ti

metta d’impegno a volerli capire.

Virtualità: piccole comunità vivono solo grazie ad un numero limitato di elementi

 (numero di Dumbar, 150 relazioni) e percezione globale del sistema.

Platone è il filosofo che si oppone alla scrittura, è un migrante alfabetico come noi

oggi siamo migranti digitali. Nel mito di Fedro, parla dell’alfabeto definendola una

scoperta medicina per la sapienza e la memoria dell’uomo. La scrittura è negazione

della memoria.

Memoria intesa come mito, come esperienza che genera sapienza attraverso la

dialettica. Mentre l’alfabeto è già il risultato, non c’è percorso. La scrittura estrapola

la conoscenza e te la rivende come dato di fatto. Oggi la rete, ma prima l’alfabeto,

ragiona al mio posto. Non sono io che ragiono, ma ricevo già la risposta ai miei

bisogni senza nessun processo ragionato.

Mito: memoria orale, ricordare ma soprattutto rivivere questa esperienza

 Simbolo: il racconto del mito avviene attraverso simboli, concetti, esperienze di

 vita che l’uomo decidere di simbolificare. Simbolo significa mettere insieme tutta

una serie di concetti. Tutti i simboli collegati insieme danno origine ad un mito,

che non è storia reale ma un racconto che la comunica crea per educare gli altri

alla cultura della propria comunità.

Rito: rappresentazione teatrale del mito. Attraverso il rito, le persone si

 purificano identificandosi nel mito.

In termini di mobilità si identificano 4 fasi.

Zero mobility: Alle origini gli uomini comunicavano attraverso un linguaggio

 sensoriale. La memoria data dall’unione di miti, riti e simboli che appartenevano

alle diverse culture. Era sufficiete una comunicazione faccia-a-faccia. Non c’era

la necessità di uscire dalla propria regione, dalle proprie tribù.

Phisical mobility: l’uomo ha bisogno di un linguaggio universale per poter

 comunicare, astratto dalla propria cultura e aperto verso il mondo. I simboli

diventano lettere e numeri, me memoria orale viene estroflessa e diventa scritta.

La ritualità di una comunità diventa esperienza individuale. Alfabeto universale

per tanti tempi e tanti spazi diversi. Cavalli carri auto. Questo fenomeno porta

l’uomo ad allontanarsi dalla sua sfera individuale. Inizia ad estendersi. La

memoria ora diventa una memoria scritta. Platone recita: essi cesseranno di

esercitarsi la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla

mente non più dall’interno di sè stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.

Virtual mobility: switch. Bivio. Quando l’uomo arriva a toccare l’universo,

 scopre che c’è uno spazio e un tempo dove la materia si muove più

velocemente: lo spazio elettrico. Non c’è più bisogno di muoversi nuovamente

fuori dal proprio territori, basta rimanere connessi. Tutto il digitale è dettato da

ciò. Se succede questo allora poi succederà quell’altro. Il linguaggio digitale ha

prodotto questo nuovo metodo di pensiero e ha portato l’alfabeto ad essere

ipertestuale, prima invece era lineare. Il linguaggio 2.0 ti da la possibilità di

crearti il tuo mito collegando i puntini, senza seguire nessun tipo di linearità. La

scrittura era estremamente legata al suo supporto fisico, ora non più. Addirittura

con gli RSS la stessa informazione può essere codificata collegata scambiata e

riproposta in veste diversa, anche se l’informazione è sempre la stessa. Inoltre il

linguaggio di oggi è ristrutturabile, grazie all’invenzione dei tag. Il web non è

connessione di pagine ma di persone. Tutto il digitale è basato sulla divisione, la

parcellizzazione. È un tutt’uno ma tutto diviso.

Network mobilty: dall’uomo con le ruote, all’uomo con lo schermo, all’uomo

 che si muove con le ruote e la schermo. Siamo mobilità. I media siamo noi.

Abbiamo esteso la mobilità del nostro corpo e della nostra mente. Siamo dei

cyborg. I nostri dati e la nostra vita sono tutte le informazioni che trasmettiamo

agli altri. Noi siamo diventati neuroni di un sistema nervoso centrale esteso. Se

prima la tv era l’estensione di noi, adesso noi stessi siamo parte del sistema.

Abbiamo globalizzato tutto, il commercio e l’economia ma non le relazioni.

Adesso con la network mobiliti abbiamo globalizzato anche le relazioni umane.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in Web marketing & digital communication
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stc.iusve di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale dei digital media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Guidolin Ugo.

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