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Antropologia culturale

Kenneth L. Pike e la differenza tra fonemico e fonetico

Kenneth L. Pike, negli anni Cinquanta, si interessa alla differenza tra fonemico (suoni specifici di una singola lingua) e fonetico (possibilità di suoni dell’essere umano come specie). Successivamente elimina dalle due parole “FON” e distingue tra emico (punto di vista degli attori sociali, interno) e etico (punto di vista del ricercatore, esterno). Tutti gli enunciati devono essere posti alla luce di questa differenza, questa caratteristica si chiama “funzionamento epistenologico degli enunciati”.

Esempi di enunciati emici ed etici

  • Caso di Natuzza Evolo, donna che ha riportato stigmate:
    • “Ha le stigmate”: enunciato emico, perché il punto di vista si riferisce alla cultura religiosa cristiana.
    • “Presenta lesioni... (termini medici)”: enunciato etico.
  • Esperienza mistica di ascesa Miike (Giappone del Nord): il monaco si automummifica:
    • “Il monaco ha raggiunto l’illuminazione della carne”: enunciato emico; l’essere monaco viene interpretato dai fratelli monaci come l’assunzione del corpo perfetto, incarnazione di Buddha.
    • “È una mummia: il suo corpo non contiene più liquidi”: enunciato etico.

Concetto di cultura di Edward Burnett Tylor

L’antropologia culturale si configura come una quercia: esternamente ramificata, solida, longeva. Nasce da concetti-ghianda, che sono estremamente importanti perché da un unico seme si producono centinaia di ramificazioni e teorie.

Primo concetto ghianda. Definizione di “cultura” di Edward Burnett Tylor dal volume “Primitive Culture” (1871): “La cultura, o civiltà nel suo più ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume, e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società”.

Questa è una definizione rivoluzionaria per tre motivi:

  • “Senso etnografico”: la cultura è intesa come parte dell’essere umano in quanto membro della specie umana. È presente in tutti gli individui di tutte le società in qualsiasi tempo e luogo.
  • “Insieme complesso”: insieme di elementi collegati, ingranati, dipendenti l’uno dall’altro.
  • “In quanto membro di una società”: Tylor ipotizza, intravede, l’esistenza di processi di socializzazione, ossia interazioni sociali che portano all’acquisizione della cultura. Ciò implica che la cultura non sia frutto dell’eredità biologica.

Punto della situazione: Tylor nasce nel 1832 e muore nel 1917. Per lui la cultura è presente in tutti gli individui perché parte dell’essere umano, è un elemento distintivo di tutta la specie; è un tutto fatto di parti che formano un complesso o sistema in cui gli elementi si integrano tra loro; deriva da processi di socializzazione, ossia emerge dalle interazioni sociali.

Problemi antropologici del concetto di cultura

Vi sono quattro problemi antropologici del concetto di cultura (individuati da Affergan):

  • La differenza: se considero la pluralità di culture come alterità allora esse sono isolati culturali. Esiste una rete di criteri che mettono in relazione le diverse culture. L’interpretazione della diversità è presente in ogni cultura e si fonda su tre concetti: un senso di NOI-SE’, ALTRI da noi, UMANITÀ. Questi tre fattori prendono il nome di antropologia implicita. L’antropologia implicita è una sorta di griglia attraverso la quale vengono filtrate le esperienze con la diversità. Cerca di dare delle risposte alle domande “chi sono io?, con quali criteri posso classificare l’altro?, che cosa è/non è l’umanità?”
  • Sistema: la cultura è un insieme di tratti (lingua, politica, parentela, credenze…) e queste componenti sono connesse tra loro a sistema; se cambia una parte cambiano anche le altre (definizione olistica di cultura).
  • Mutamento: dinamiche di Balandier; dynamique du dedans (interna): motore interno che sostiene il mutamento; dynamique du dehors (esterna): quando si entra in contatto con un’altra cultura. I rapporti tra culture diverse sono sempre asimmetrici, una è dominante, l’altra subalterna. Si avvia un processo di deculturizzazione al termine del quale la cultura subalterna scompare.
  • Punto di vista: modo in cui cambiano le culture. Soggettività storico-culturale: nell’osservatore ci sono teorie, pregiudizi, emozioni, lingua, orientamento politico. Sono elementi che fanno parte dell’osservatore e non possono essere rinnegati.

Soggettività e antropologia interpretativa

Cosa fare della soggettività storico-culturale:

  • Azzeramento: annullamento delle teorie conoscitive per presentarsi il più neutrali possibile.
  • Rinuncia: consapevolezza che la soggettività non può essere eliminata e che si deve quindi passare alla letteratura (l’antropologia non può aspirare ad essere una scienza).
  • Antropologia interpretativa: elaborata da Clifford Geertz. Si fonda su un paradosso: non è possibile azzerare la propria soggettività ma è possibile fare antropologia.

Ciclo di sviluppo della conoscenza antropologica di Malinowski e Fortes

  1. Formazione: si inizia studiando e creando un ordine di pensiero.
  2. Campo-etnografia: si svolge un’osservazione partecipante che permette lo sviluppo etnografico. Si deve scrivere un diario di campo.
  3. Accademia: si lavora sulla monografia etnografica, ossia si elaborano le informazioni raccolte.
  4. Circolazione: si passa dall’antropologia pura a quella applicata.

Ontogenesi e filogenesi umana

Ontogenesi umana: processo di formazione di un singolo individuo all’interno di una determinata specie.

Filogenesi umana: processo di formazione di un’intera specie. Una cosa che distingue l’essere umano dagli animali è la capacità di produrre cultura, ovvero la capacità di produrre utensili, il possesso di un linguaggio articolato e la capacità simbolica.

Teorie sulla costituzione della capacità di produrre cultura

Come si è costituita la capacità di produrre cultura lungo la filogenesi: due teorie.

  1. Teoria del punto critico: di A. Krober. La struttura biologica dell’uomo si è evoluta da 35.000 anni a questa parte aumentando di complessità fino ad oggi. Krober fa riferimento alla grandezza del cranio e dell’encefalo: al termine dell’evoluzione organica di questi due elementi sorge il fenomeno culturale, quindi la cultura si rivela in un momento specifico; la cultura si sviluppa in seguito al processo di evoluzione biologico. L’essere umano è produttore, ma anche prodotto di cultura e si evolve grazie all’interconnessione tra sviluppo biologico e culturale.
  2. Teoria interattiva: di C. Geertz. Il processo di evoluzione culturale non è altro che l’altra faccia di quello biologico/strutturale, tutte le trasformazioni interagiscono tra loro creando un essere culturale.

Concetto di incompletezza biologica dell'essere umano

Dal punto di vista filogenetico l’evoluzione della specie umana ha prodotto un animale dotato di una caratteristica fondamentale: essere incompleto. È proprio questo a distinguerlo dagli altri animali. L’uomo parte da una carenza costitutiva di base, durante il processo di ontogenesi questa carenza viene sanata con la cultura. Abbiamo la capacità di trasformare una carenza in un punto di forza grazie a forme specifiche di completamento culturale, che ci permette di diventare esseri umani.

C. Geertz: “Noi siamo animali incompleti e non finiti che si completano e si rifiniscono grazie alla cultura – e non attraverso la cultura in genere – ma attraverso forme di cultura estremamente particolari”.

Dispositivi di socializzazione e antropopoiesi

I dispositivi di socializzazione rispondono al quesito “come si cresce?”

Esempio: Africa centrale, Congo. Società Banande. I loro riti di iniziazione sono i momenti più importanti in cui avviene il processo di socializzazione. Per i maschi questo rito è l’Olusumba, canto-preghiera al Dio Cotonda che viene fatto allontanandosi dal villaggio. Durante il rito viene fatto un taglietto sul prepuzio del bambino. Il canto si chiede “che cos’è un uomo?”, questa domanda radicale, posta nel momento che precede il passaggio da bambino ad adulto, mostra una posizione di fragilità. Per le femmine invece è l’Erihinga. Un termine importante nella società Banande è Omukenzi, che indica la donna che si accorge per la prima volta di essere incinta. È un punto di non ritorno che taglia con il passato; il termine deriva da Erikenza (verbo) che significa tagliare in senso spirituale.

Esempio: Congo, comunità dei Lele (studiata da Mary Douglas). La caratteristica fondamentale della loro antropologia implicita è la classificazione. L’unica cosa che non riescono a classificare è il pangolino: esso ha le squame ma vive a terra, somiglia ai rettili ma partorisce, è brutto ma non è cattivo. È pericolosissimo per i Lele proprio perché non riescono a classificarlo (affermazione emica). Il pangolino è un’anomalia cognitiva: dal momento che la classificazione corrisponde al loro pensiero, il pangolino non è pensabile, ed è quindi un tabù. I Lele insegnano che le categorie serviranno per rispondere alle domande che la vita prima o poi porta a farsi ma anche che ci sarà sempre un momento in cui non si possono dare delle risposte.

Antropopoiesi: costruire l'essere umano

Antropopoiesi = costruire l’essere umano. I processi di antropopoiesi sono i riti di iniziazione, i processi inculturativi, i dispositivi di socializzazione: essi costituiscono le sfere. Le sfere sono quella intellettuale (come penso), quella emotiva, quella morale/etica, quella estetica. Sono le sfere a costituire l’antropologia implicita.

Le antropologie implicite sono naturalizzate, ovvero percepite a livello inconsapevole come un dato di natura. Sono così radicate nell’essere umano da non sembrare ciò che realmente sono: scelte e prodotti storici.

Il saggio di Marcel Mauss sulle tecniche del corpo

Marcel Mauss nel 1936 scrisse un saggio di 10 pagine intitolato “Saggio sulle tecniche del corpo”. Riflette riguardo i diversi modi di nuotare, marciare, camminare e compiere azioni nei vari popoli. Prova che ogni esercizio manuale deve essere imparato: ciò vale per ogni atteggiamento del corpo. Dopo la guerra, in ospedale, osserva la camminata delle sue infermiere americane. Notò che, grazie al cinema, questo modo di camminare si era diffuso anche in Francia. La posizione delle mani e delle braccia mentre camminiamo non deriva da un meccanismo psichico, ma da un’idiosincrasia sociale, è cioè influenzata dalla società in cui si cresce.

Habitus: atteggiamento e propensione

Habitus: atteggiamento, propensione, abitudine. È la prerogativa che il corpo ha di plasmarsi assumendo un certo comportamento. Sono modalità che vengono apprese ed incorporate durante la crescita. L’habitus è la

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher seppia4ever di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Ligi Gianluca.
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