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Antropologia

Antropologia: studio del genere umano e in particolare delle idee e dei comportamenti degli esseri umani in tempi e luoghi differenti. Le osservazioni di Erodoto sulle diversità tra Greci e Barbari ne possono fare il primo antropologo della storia. Fu però nel diciottesimo secolo che scienziati e filosofi cominciarono a elaborare una teoria unitaria del genere umano concepito come unica specie. Nei due secoli successivi venne elaborata la pratica della ricerca sul campo.

Non si può parlare di una sola antropologia perché teorie sulla natura dei comportamenti si hanno in molti popoli. L'antropologia può essere paragonata a una scienza che lavora per norme e teorie che non sono immutabili e si approccia alla realtà elaborando descrizioni del fenomeno.

La cultura

Nel 1871 Taylor definì la cultura o civiltà come l'insieme complesso che include costume, morale, abitudini, acquisiti dall'uomo come membro di una società. La stessa definizione venne poi data nell'antologia di Kroeber e Kluchehn ma era una definizione facilmente adattabile però solo a società piccole e uniformi.

Complesso di idee, simboli e azioni storicamente tramandate, acquisite, selezionate e largamente condivise da un certo numero di individui. Gli uomini a differenza degli animali dipendono per la propria sopravvivenza molto più dalla cultura che dai geni. Inoltre l'uomo ha bisogno di cure dal momento della nascita per molto tempo più degli animali.

Modelli culturali

  • Modelli per → modelli guida → coincidono
  • Modelli di → come immaginiamo debbano essere le cose

La cultura è:

  • Operativa: mette l'uomo in condizione di agire in relazione ai propri obiettivi adattandosi all'ambiente che lo circonda.
  • Selettiva: alla base dell'acquisizione di nuovi elementi da altre culture agisce sempre un principio di selezione. L'atteggiamento è quindi allo stesso tempo di apertura e di chiusura. Non esistono culture totalmente chiuse.
  • Dinamica:
  • Differenziata e stratificata: i modelli non sono distribuiti uniformemente ma spesso lo sono in base al ceto sociale (Gramsci distingue tra cultura egemonica e cultura subalterna). I modelli interagiscono tra loro per dar vita alla cultura nella sua totalità.
  • Olistica: questo non significa che tutti debbano approvare i principi ma che i modelli devono poter essere combinati secondo sequenze precise e riconoscibili da tutti.
  • Condivisa

Le culture non hanno confini netti, precisi e identificabili con sicurezza ma nuclei forti che le distinguono da alcune e le associano ad altre.

Etnografia

Etnografia = l'antropologia deve raccogliere dati sul campo (miti, leggende, proverbi, leggi ma anche idee, opinioni, gesti). Vivendo per periodi di tempo relativamente lunghi a contatto con le persone studiate, l'antropologo impara a guardare il mondo dal loro punto di vista → Osservazione partecipante.

Il contesto dell'analisi culturale deve essere sempre definito in relazione ai soggetti di cui si vuole descrivere il punto di vista → Relativismo culturale. Viene rifiutata ogni forma di etnocentrismo, cioè la tendenza a ritenere i propri comportamenti e valori migliori degli altri.

Stile comparativo

Stile comparativo = confronto tra fenomeni diversi per ricavarne costanti.

  • I metodo → società storicamente intercorrelate o geograficamente vicine → è un processo preciso dal punto di vista descrittivo ma non consente generalizzazioni.
  • II metodo → società prive di legami storici → mancanza di precisione analitica ma visioni ampie dei fenomeni considerati.

Impianto pluriparadigmico

Impianto pluriparadigmico = i paradigmi sono assunti di riferimento in base ai quali gli scienziati fanno ricerca → le scienze umane prevedono che paradigmi diversi possano essere punti di riferimento per gli studiosi contemporaneamente e che possano essere ripresi paradigmi un tempo abbandonati.

La cultura, in base alla definizione data dall'UNESCO nel 1982, è il sistema di caratteristiche materiali, spirituali, intellettuali ed emozionali di una società o anche di un gruppo sociale che non comprende solo arte e letteratura ma anche stili di vita, valori e tradizioni.

Questo comporta, nell'epoca della globalizzazione, che un certo gruppo facente parte della comunità come ad esempio gli stranieri rispetto al paese in cui vivono, oppure anche gli anziani, che non riescono a volte a mantenere il passo con il cambiamento culturale anche se lento, vivano quello che viene definito cultural divide.

Nel momento in cui nella definizione di cultura rientrano parametri come l'arte e la letteratura, che svolgono principalmente il ruolo di rispecchiare la società in una data epoca storica, e nel momento in cui certe fasce di popolazione non possono accedere autonomamente alle proposte culturali che accrescerebbero anche la conoscenza di loro stesse e del luogo in cui vivono, il cultural divide diventa ancora più forte.

Globalizzazione e cultura

Dalla metà del XX secolo non è più possibile immaginare il mondo come un mosaico culturale ma abbiamo assistito a un sovvertimento degli spazi territoriali e sociali (non ci sono più confini nazionali definiti). I conflitti etnici hanno dimostrato come su uno stesso territorio possano esistere etnie e culture diverse e la stessa autorità locale possa entrare in conflitto con esse. In alcuni casi esistono addirittura autorità sovrannazionali (es. Unione Europea).

Nel momento in cui si ha un cambiamento nel sistema dei trasporti, nelle politiche e nei metodi di diffusioni delle idee si ha un indebolimento del modello cultura-territorio → globalizzazione.

È però vero anche che solo un gruppo di individui vive la globalizzazione e la maggior parte degli esseri umani ancora vive in microterritori (quelli in cui generalmente sono nati). La globalizzazione e la facilità di comunicazione tra un luogo geografico e l'altro, la condivisione di notizie ed esperienze e la facilità di spostamento, sono fattori che hanno reso possibile il contatto tra culture diverse anche molto lontane tra loro.

Quello che gli antropologi hanno però osservato è la maggiore facilità con cui il mondo occidentale assorbe aspetti culturali (musica, costume, arte, gastronomia, etc) di quello orientale e non il contrario. Forse questo aspetto, riflessione personale, è dovuto a un fattore di rigidità e di apertura di una cultura maggiore rispetto all'altra.

Quello che viene definito "senso comune" secondo Hannerz non è altro che la visione con cui l'uomo appartenente a una determinata comunità percepisce la vita e si ispira agli insegnamenti ricevuti soprattutto durante l'infanzia per affrontare la quotidianità. Fondamentalmente il senso comune è qualcosa di irrazionale che spinge l'individuo a muoversi e agire senza pensare a ciò che sta facendo perché "è così che deve esser fatto". Ma questo senso comune all'interno di una stessa società può essere condiviso solo da un certo gruppo di persone. Esistono quindi molti sensi comuni e molti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

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